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Full text of "Dizionario degli architetti"

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From the 

Fine Arts Library 

Fogg Art Museum 
Harvard University 




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V s 



DIZIONARIO 

DtGLI 

ARCHITETTI, SCULTORI, PITTORI, 



BCm BC. 



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DEGLI 

ARCHITETTI, SCULTORI, PITTORI 

INTAGLIATORI IN RAKE, IN PIETRE PREZIOSE 
IN ACCIAIO PER MEDAGLIE E PER CARAtTERI 

NIELLATORI, INTARSIATORI, MOSAICISTI 

D' OGNI ETX e d' DONI NAZIONE 
Ì>I 

STEFANO TIGOZZI 

SOCIO ONORARIO 

DELL'ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI CARRARA, 

DELL'ATENEO DI VENEZIA ECC. 



TOMO TERZO 



MILANO 

PRESSO LUIGI NERVETTI TIPOGRAFO-LIBRAJO 

Corsia del Duomo N. 992. 

M. DCCC. XkìLII. 



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."HARVARD^. 

lUNIVERSITYj 

LIBRARY 

DEC 13 1962 



Nom porrla nuu di tutti U nome dirti ^ 
Che non uomini pur^ nia Dei gran parte 
Etnpion del bosco degK ombrosi mirti. 

Petrabca. Trioofi* 



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JVloEALES, oomonenieirte chta- 
mato il DìtìdOj oacque in Badajoz 
Bd 1509 , • rinsd udo de' più il- 
Intri pittori che conti la Spagna. 
Dipingerà di preferenza ad (»dì 
altro argomento, le imagìni dei Re- 
dentore « ohe coadaceva con tanto 
sapere^ diligenza e morbidezza, da 
fiirle sembrar tìtc. Aveva egli spe- 
cialiiiente stndiato le opere del Bo« 
narrott e di Tiziano: disegnava dietro 
k maniera del primo , e coloriva 
ad imìuziooe dell'altro. Filippo li 
teneva quest'artista in granaissima 
stima, ed avrebbe voluto averlo 
flIabilmeDte a' suoi servigi , ma il 
Moraies era più amico di libertà 
che di onori e di ricchezze. Ye- 
■endo om a parlare delle sue pit- 
tar^ seose obbligarmi a vemn or- 
dine di tempi o di luoghi , accen- 
nerò le ptii iosifmi. In una chiesa 
di Momiche d'fivora nel Porto- 
gaUo vndesi la copia iatu in età 
mvanile di im piccolo quadro del 
Bonarroti , die possedeva il mar- 
chese di Valeiaa , rappreseaUnte 
Cristo tivo in croce, con la Beata 
Verme e S. Giovanni. Fece alcune 
tavole d'aitare per lechiese della città 
natalisia* o molti ({oadri di piccole 
dimeneioai étim sebbene non siano 
lari nella Spagna e nel Porto^llo, 
sono tenuti io grandissima stima , 
* per lo più rappresentano mezze 
wre di Cristo, o di Santi. Dicesi 
che Mocales menò sempre mal agiata 
▼ita, perchè aveva costume di limar 
tanto, e tanto diligentemente finire 
le sue opere, che per quanto bene 



gli fossero pagate , poco guadagno 

E»teva fare. Chiamato alta corte di 
adrid, vi andò di mala voglia ; e 
tostocchè , n' ebbe . ottenuta la li- 
cenza, si ritirò alla sua pai^ia. Rac- 
contano i biografi pittorici, che pas- 
sando un giorno il re per Badajoz, 
desiderò di vederlo, e fattolo a sé 
venire , gli domandò come se la 
passasse; a^che rispondendo il po- 
vero pittore, che spesso manca vagli 
il vitto, il re ordinava che fosse a 
spese del regio tesoro provveduto 
ai vitto e d'ogni altre cosa. Ma 
poco potè godere del reale assegna- 
mento , essendo morto dopo pochi 
mesi in età di 77 anni. 

MORALES i P. Francesco) cer- 
tosino di Paular , nacmie in una 
delle isole Terceres nel 1 660, e fu 
scolaro del Palomino. Fattosi re- 
golare quando aveva di già appreso 
a disegnare e dipio^ere , consacrò 
esclusi vamen te i suoi talenti ad or- 
nare il proprio convento di belle 
opere all' olio ed a fresco , tra le 

3 nati furono assai pregiati un quadro 
t Nostra Signora ed un SS. Sa- 
cramento circondalo di angioli di 
uve e di spiche. Morì nel 1720. 

-»— • ( Giacomo ) non è anno- 
veralo tra i pittori della Spagna che 
per diversi ritratti vagamente co- 
loriti. Deve spezialmente la sua ce- 
lebrità al ritratto di un vescovo in 
piedi, di grandezza naturale, che 
conWvasi nella parrocchiale dì 
Chuenca, discosta nove miglia da 
'Toledo. 

MOBAMD (Ba&tolohhso) viene 



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6 HO 

rÌ€«fd«to eoa lode dai biografi 8pa« 
gnooli per essere stato uno de' più 
ca]di e zelanti sosleoitori deli' ac« 
cademia di Siviglia aelCauno 1664. 

AfOBANO(GlACOMO)celeberriino 
paesista spagDUolo operava io Madrid 
circa il 1640. Saoeva questo valente 
dipintore introdurre ne' suoi pae- 
saggi una sApreadente varietà ed 
un certo non so che alletta e trat- 
tiene Io spettatore. Lavorò ancora 
di storia, ed è celebre il suo San 
Girolanno afl&tto nudoi che fu poi 
dottamente intaeliato da valente pro- 
fessore spaga uolo« il quale, per ag« 
gittgner merito alle sue stampe, non 
si fece coscienza di defraudare il 
suo compatriotto della lode dovu- 
tagli per tale opera , e la divulgò 
come tratta da un quadro del Guer- 
eino* Non è nota l'epoca della morte 
di Morand. 

MORANDI(GiovAN Antonio) fu 
uno dei molti allievi di Bernardino 
<]ampi, poscia suo ajuto in diverse 
opere di graude importanza, ed In 
particolare nelle pitture eseguite a 
Guastalla l'anno 1585, nel palazzo 
del duca Ferrante 'Gonzaga ; come 
ne fd testimonianza l'accurato sto- 
rico di Guastalla, il P. Aio. 

— — ( GiovAN Maria ) , fio- 
rentino, nacque nel 1622, e fu alcun 
tempo scolaro del Bilivert. In ap- 
presso, recatosi a Roma, scordò quasi 
totalmente la maniera del maestro, 
per adottarne una che sente il di- 
segnare della scuola romana ed il 
colorire della veneta. Stabilitosi in 
Roma, non gli mancarono lavori per 
luoghi pubblici e privati. Tra le 
opere pubbliche sono singolarmente 
lodate la Visitazione alla Madonna 
dei Popolo, ed un Transito di Maria 
SS.a alla Pace, che fu poi intagliato 
dall'Aquila. In alcune quadrerie di 
Roma vedonsi con piacere quadri 
di storia antica e rappresentanti 
fatti mitologici, e ritratti bellissimi 
e veri. Fu perciò dall' imperatore 
chiamato a Vienna , dove ritrasse 
tutta l' imperiale ^miglia ed altri 



MO 
principi tedesdii. Morì di 95 anni 
nel f7l7. 

MORANDINI (Francesco), nato 
iu Poppi nel 1554, fu uno dei molti 
allievi di Giorgio Yasarf. In Fi- 
renze le più rinomate opere del Mor 
randini sono le tavole della Con- 
cezione a S. Michelino e della Vi- 
sitazione a S. Niccolò. Fu fedele 
imitatore del maestro, e solamente 
cercò di dare alle sue storie mag- 
giore ilarità che non aveva costume 
di fare Giorgio, il anale lo ricorda 
come vivo nel 1568. 

MORATTI (Francesco) scultore* 
che operava in Roma nell' età di 
Lorenzo Bernini , fece nella chiesa 
di S. Giovanni Laterano a concor- . 
renza di altri sei o sette artisti una 
delle statue dei dodici Apostoli pa- 
gate cadauna più di duemila scudi, 
oltre il marmo. Al Moratti tocco, 
in sorte quella di S. Simone, per 
alcuni rispetti creduta una delle 
migliori. CoDvien dire che il Mo- 
ratti avesse fatti altri lavori d' im- 
portanza , perocché il papa aveva. 
ordinato <:he le statue suddette ve- 
nissero allogate ai migliori artisti, 
di Roma. * 

MORAZ^ONE (Giacomo ) con 
diversa nomenclatura ricordato in 
alcune, biografie pittoriche, fioriva • 
avanti la metà del quindicesimo 
secolo. Fu lungo, tempo in Venezia, 
emulo di Jacobello del Fiore ; e: 
neir isola di S. Elena conservasi 
una tavola di lui di assai mediocre 
merito , rappresentante la titolare < 
con altri Santi , a pie' della quale 
leggesi: Giacomo Morazzont à laurd 
qucstoioifoner a.DMCCCCXXXXl.^ 
Vieue comunemente Creduto pittore, 
lombardo, perchè appartenente ad 
un casato assai difiuso nel territorio, 
milanese , e perchè il ri£srito epi- 
grafe rammenta il dialetto del con- 
tado di Milano* 

— ( Pier Francesco Mazzu- 
CHELU DA ) nacque nel 1571 nel 
villaggio di Morazaoae , situato io 
yiciaanBR di Varese « e studiò gli 



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MO 

tteoMiili della pittara in Milaoo 
ooD è bea «▼tento sotto quale 
Miettro. Sappiamo solamente che 
quando reoossi ia ffetdiissima gio« 
veiilli a Roma, era di già valente 
oolorìuwe» onde fa creduto che a» 
veise molto studiate le opere di Ti- 
tiano e di Paolo. Ed invero la sua 
Epifittia dipinta in Roma a fresco 
nella chiesa di S. Silvestro in ca- 
pUe, non ha che il merito del buon 
oslofe. Tornalo in patria vi spiegò 
un nuovo stile innnitamente mi« 
glìore del primo, spezialmente nella 
wt Epifania a S. Antonio Abéte 
ia Milano. Forte e grande è la ma- 
niera del Moraazone» onde non deve 
misorarsi il suo merito sopra qual- 
che quadro di gentile argomento , 
BM sui grandi soggetli al suo in- 
l^o confiK»iti. Tali sono , per 
BHdo d' esempio • il San Michele 
trionfante a S. Giovanni di Corao« 
e la Flagellaiione di Cristo in una 
delle cappelle della Madonna del 
Monte presso Terese. Il cardinale 
arcivescovo di Milano , Federico 
Borromeo, splendido mecenate e co* 
nosdtore profondo delle belle arti, 
li valse iu più cose del Moraizone, 
eh' egli stimava assai; e molto lo 
adoprò il doca di Savoja , che ne 
onorò il merito creandolo cavaliere 
e colmandolo di doni. Nel 1626 fu 
chiamato eoo larghe condiiioni a 
dipingere la cupola della cattedrale 
di Pia^nta * e già aveva apparec» 
chiali i disegni di tutu lopera , e 
eondotti a fiii« i profeti , quando 
fa sopraggiunto dalla morte. Colle 
BKilte lodevoli cose eseguite in patria 
e fuori, beo può dirsi ch« si era as- 
acorata V ìmmorUlitè; ma ebbe la 
sventura , che a terminare la sua 
«aggiore impresa fosse chiamalo il 
Giwrcioo» il quale colla magia del 
chiaro scuro» e colla forza del co- 
lorire ha in tal modo sbattute le 
fignrt det profeti ch'egli aveva fatte, 
che sebbene stiidiati6sìme> non sono 
iaquellastiffla tenou^ cheotterrebbe* 
mbntaiie dalle pitlore delGuercino. 



MO 7 

MORE A U (Luigi) nato in Parigi 
circa il 1612, si fece conoscere va* 
lente intaglia loro a bulino; ma per* 
chò non pose il proprio nome che 
a poche opere , poche sono quelle 
che possono con sicurezza attrì* 
buirseeli. La sua più bella stampa 
è quella che rappresenta Gesii Cri- 
sto che resuscita la Figlia di Jaire, 
tratta da un dipinto di de la Fosse.*^ 

— ^ (GiovANn Michele ) nato 
in Parigi nel 1741. fu ragionevole 
disegnatore ed in tagliatore alla punta. 
Probabilmente fu figlio di Luigi 
Mureau, e suo scolaro. Fu ricevuto 
neiraccademia di pittura di Parigi 
nel 1781 , «d ebbe il titolo di di* 
sognatore del gabinetto del re. Uomo 
di pronto e Mcondo in^e^no com* 
pose molti soggetti relativi agli av- 
venimenti del tempo. Unisco un 
breve indice delle sue stampe. 

Bersabea al bagno, da Remorandt. 

La Consacrazione di Luipi XYI 
a Rheim's , A\ sua composizione 

Le Feste della città di Parigi fat- 
tesi nel 1782 per la nascita del 
DelBno, di sua composizione. 

Deposito di Gian Giacomo Rous- 
seau, con la veduta dell'isola dei 
Pioppi nei giardini d'Ermenonviile, 
di sua invenzione. 

Venticinque piccoli soggetti, che 
ornano il primo volume oelle Can- 
zoni di de la Bordo. • 

— — (Edbie) di Bheims intaglia 
un S. Roberto, da Claudio Mellan, 
e nel 1647 la chiesa dei Gesuiti 
posta in vìa S. Antonio di Parigi. 

MOREELSEN (Paolo ) nato m 
Utrecht nel 1571 , fu allievo del 
celebre ritrattista Michele Mirevelt, 
e lo raggiunse. Recossi a Roma per 
apprendere a dipingere la Stona ,. 
ma naturalmente molinaio al ge- 
nere dei ritratti, fece poche opere 
di storia , che pure lo mostrano 
buon pittore. Sebbene le continue 
commissioni di ritratti lo tenessero. 
continuamente occupato.trovò ancor 
modo di esercitarsi nelle cose d'ar- 
cbiletlara, della sua inlelligceza 



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8 MO 

Della quale arte lasciò in patria ttn 
lumÌDOSo testimoDio, qaal è la Porta 
di Sauta CaterÌDa. Mori dove na« 
eque nel 1638. Intagliò pure alcune 
atanpe a chiaroscuro^ presentemente 
diventate rarissime^ e tra queste le 
seguenti : 

Cupido in mezzo a due Giovi* 
nette, in abito aulico, da un quadro 
di sua invenzione. 

Lueresia, che essendosi ferita, cade 
dalla sedia, alla veduta di un YeD- 
cfaio, di sua invenzione ec. 

MOREL (Francesco) intagliò a 
Roma in sul finire del diciottesimo 
secolo molte statue appartenenti al 
Museo di Clemente XIV , detto 
poi per soverchieria , Pio^Clemcn* 
Imo. 

— (I. B. ) operava' in Parigi 
nel 1659 , nel quale anno intagliò 
da Borei U Paysan mecontent. 

MOREL (N) nacque in Anversa 
cin« il 1664 » e fu altievQ di Ve- 
rendael, dal quale apprese a dipin- 
gere Borì e frutta, cne copiava dal 
vero. Quando suppose di essersi 
acquistato nóme di valente pittore, 
andò ad abitare in Brusselies, dove 
risedeva la corte, ed ebbe la for- 
tuna tanto propizia , che coi gua- 
dagni deir arte ha potuto splendi- 
damente vivere fino all'estrema vec- 
chiaia. I suoi quadri sono molto 
stimati per la freschezza e l'armo- 
nia del colorito e per il largo e 
sicuro tratteggiare non comune ai 
pittori fiamminghi. Ignorasi l'epoca 
della morte di lui. 

MORELLI ( Lakzaro ) nato io 
Ascoli in principio del diciassette- 
simo secolo , fu mandato a Roma 
Derchò apprendesse b scultura e 
.lungamente frequentò la scuola di 
Francesco Fiammingo, che amore- 
volmente lo ammaestrò in tutte le 
pratiche dell' arte , e lo amava di 
preferenza ad ogni altro suo al- 
lievo. Ma vedendo Lazzaro bhe 
presso Lorenzo Bernini avrebbe più 
facilmente lavoro, abbandonò il 
maestro , per accostarsi a quello 



MO 

eui la fortuna sorrideva pia ebé 
ad ogni scultore. In fiitti il Bernino 
diedegli sobilo a fiire una deUe du« 
statue che ornano il mausoleo di 
Alessandro VII, indi il Leone ed 
il Cavallo che fanno parte delle 
sculture nella fontana di pìassa Na* 
vooa. Le quali opere non sono tali, 
a dir vero, da fiire gran prova dì 
abilità; come non lo è la statua 
che tiene la frusta sul ponte di Ca» 
stel Sant'Angelo , pure eseguita sul 
modello del Bernini da Morelli di 
Ascoli. 

MORELLI ( BARTOLonEO ), 
detto dalla patria il Pianoro , na- 
cque circa il 1560, e fu scolaro del» 
r Albani. Poche cose lasciò &tte 
all'olio, che possono vedersi in mU 
cune quadrerie di Bologna , ma 
operò mollo a fresco. 11 suo capo- 
lavoro io Bologna è la cappella 
della famiglia a S. Bartolommeo di 
Porta, tutta da lui dipinta con tanta 
leggiadria, che poco meglio avrebbe 
potuto fare lo stesso Albani. Mori 
Pianoro in Bologna nel 1605. 

«— > ( F&ANCESCO ) fiorentino , 
sarebbe da luogo tempo dimenti- 
cato se non avesse avuto la fortuna 
di ammaestrare ne' principj della 
pittura il biografo e pittore Giovanni 
Baglioni, che ne fece nella sua o- 
pera grata ricordanza. 

MORENO ( F. LoBimo ) geno- 
vese fiori avanti la metà del sedi- 
cesimo secolo. Nel 1544 dipingeva 
a fresco in Genova nel suo a>n- 
vento del Carmine una Nunziata 
cosi bella , che per conservarla fa 
segata dal moro esteriore della chiesa 
e i>ortata inpiii ragguardevole luogo. 

— — ( Giuseppe) nato a Burgos 
ner 1642, recossi a Madrid , dòpo 
avere appresi gli elementi della pit- 
tura in patria, e si acconciò con 
Francesco de Solis , che poi rag- 
giunse nel colorito , e superò dt 
lunga mano nel disegno. Così con- 
sigliato 4al Suo timido carattere ri- 
cusò di farsi conoscere alla corte 
con qualche opera pubblica > ondo 



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MO 
rtpatrìò qumii ignomlo a Madri<l. 
Bla poco saprai fisse in parrìa, sor- 
preso da gnife malattia, che lo trasse 
al sepolcro nella finesca età di 52 
aoDÌ, non lasciando per attestare la 
sua virtù alla posterità, che alcuni 
quadri da stanza, 

MORETTI (CRIST0FA50) ope- 
rava circa la metà del quiudicesimo 
secolo nel ducale palazzo di Milano 
in compagnia di Bonifazio Bembo» 
dipittgendovi mia vasta storia della 
Passione, nella quale mostrò quanto 
▼a lesse nell' arte fU far ben vtdert 
in pittura. Perciò il Lomazzo lo 
«oiiovcra tra i primi riformatori 
detParte in Lombardia, specialmente 
per conto della prospediva e del 
disej^no ; laiche nella prealiegata 
stona si avvicinò assai al moderno 
alile, introdncttndovi buona prospet- 
tiva ed escludendo gli stnechi di 
rilievo e le dorature. Nella chiesa 
di S. Aquilino della stessa città 
fieee una nadoona in roezco a varj 
«antt, negli ornameuti della cui ve- 
ste scrisse in caratteri intrecciati a 
guisa di trina d' oro -^ XnriitO' 
pkorus de Aiorttis Wie Cremona, -— 
Altre lodevoli opere coodosse in 
Cremona ed altrove, delle quali ai 
4k toemoria nel celebre M8. del 
P. Arisi. Una indiretta testimonia osa 
del valore di Cristofiino Moretti è 
quella di essere stato noi versai mente 
credalo , che fossero sue opera le 
Storie di Gesh avanti ai giudici, e 
di GesU spogliato e legalo alla co* 
Jonna per essere flagellato, che ve- 
ctonsi nella cattedrale di Cremnoa, 

Suando resta dimostrato dai registri 
ella fabbrica , che apparteugoiio 
aireccellente pittore bresciano tii- 
roiaafio Romanino , che le dipinse 
nel 1520. 

— vPtBTtO E GXOVAN IaCOPO). 
Qaesti fratelli che fiorirono dai 14d0 
al 1498, furono pure non isprege- 
voli pittori , senta che sappiasi se 
•pparteneono alia famiglia dei Mo- 
retti di Brescia, o a quella dei Mo« 
rei ti cremonesi. 

Dtz, é/fgfi arch, ecc. T. III. 



MO 9 

MORETTI ( Giuseppe Mama ) 
nato in Bologna nel 1659« fu stani" 
palore. di professione , ma si eser* 
citò ancora nell' intaglio iu legno * 

MORETTI ( Mahco Azio ) va« 
lente coniatore di Medaglie bolo* 
gnese , Borì in principio del sedi- 
cesimo secolo. Confbso tra la folla 
degli artisti coniatori ed intagliatori 
in metalli ed io pietre dure di fi- 
nissimo lavoro , fa dimenticato da 
quasi tutti i biografi. Ne léce però 
lodevole memoria il Bumaldi nella 
sua opera AiinervaUa Bononiensia, 
e lo ricordò eziandio il conte Ci- 
coguara nel Lib. V, cap. Vii della 
Storia della Scultura senza peraltro 
additare vemn suo lavóro. 

MORErrO (Fa^Stiro) di Val- 
Cam ooica fioriva nel diciassettesimo 
secolo , ma poche opere di pittura 
fece in patria ed- io Brescia; peroc- 
ché essendosi recato a Ytoezia per 
meglio erudirsi nell' arte « vi ebbe 
tante commissioni, che colà lo trat- 
tennero lungamente • Oltre alcune 
pitture eseguite per diverse chiese , 
trovansi in Veneti a moUe sue opere 
nelle privhte quadrerie. 

I I d« Brescia. Y. Bonvicino* 

AfOREY. pittore di Majorica, di'* 
morava in Palma, dove mori circa 
alla metà del diciottesimo secolo. La 
più rinomata sua opera è un qua- 
dro di sterminata grandetta « rappre- 
sentante Cristo nel sepolcro , cìr^ 
condato da molti angeli» che vedasi 
nella chiesa di S. Eulalia. 

MORGIIEN ( Gio. Elia) origi- 
nario francese , nacque iu Fireoae 
circa il 172t , dove apprese a di- 
segnare e ad intagliare all'acqua- 
forte ed a- bulino. Per commissione 
del marchese Gerini intagliò la mag- 
gior parte delle stampe tratte dai 
quadri di Giuvanni Mannozzì , di 
BaJdassare Franceschioi e di altri 
valenti pittori fiorentini, che orna- 
vano il |>alazao Pitti: raccolta io- 
teressaotissima, cui tenne dietro nel 
1767 un'altra insigne opera di Elia 
in sei lastre, rappresentante le An- 



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10 MO 

licbiiA dì Pesto disegnate da An* 

Ionio Joly. 

MORGHEN(FiLippo)oacque pure 
in Firenze nel 1730 da Giovao Eiia. 
che lo ammaetirò nel disegno e 
neli' intaglio : ma il Gandeliino 
lo dice a ragione fratello e non 
figlio di Giovanni. Dopo avere ap- 
presi i princip) in Firenie , ed 
avervi pure eseguite alcune opere 
d' intaglio » passava a Boma, duve 
si trattenne otto anni. Cbiamato a 
Napoli dal re delle dne Sicilia, che 
•fu poi Carlo III re di Spagna, ne 
intagliò il ritratto , che fu posto 
alla lesta dei tre volami delle ^n- 
•tickith d' Ereolano , pubblicate dal 
1757 al 1762; delle qnali antichità 
molte furono pure incise da Fi- 
lippo. Accasatosi in Napoli , ebbe 
fortuna pati al merito , e dò che 
lo rese più illustre si è di avere 
avuto fra suoi figli ed allievi Zia/- 
faeiio Mòrghen, che rivendicò al« 
Jltalia insieme a Bartolozzi^ Luo- 
ghi ec. , il primato nell* arte del- 
1 incisione. V. Morgben BafEiello 
nel JHziouario dei viventi artisti. 

MORIN (Giovanni), nato in Pa- 
rigi nel 1612, fu allievo nella pit- 
tura di Filippo ChanApagne, e per 
riocisioue di Matteo de la Piatte 
Montagne. Èra tuttavia giovane 
quando lasciò la pittura per consa- 
crarsi totalmente all'intaglio. Iraa- 
einò d* incidere le carni con ponti 
Ritti all'acquaforte. A bbiamo di suo 
paesaggi, soletti storici e ritratti, 
tutti eseguiti con gusto e con spi- 
rito. 51a i ritratti si ammirano a 
prefìerenza delle altre opere, per 
essere di un gusto cosr espressivo, 
che non li avrebbe rifiutati per sue 
opere lo stesso Van Dyck. Mori in 
Parigi nel' 1666. 

Daremo un breve catalogo d' ogni 
genere. 

Ritratti. — Luigi Vili re di 
Francia, da Champagne. 

Anna d'Austria da vedova ed m 
truflìa nera, dallo stesso» 



MO 

Giovao Pietro le Camus TescoT0 
di Ballay, dallo stesso. 

Carlo di Yalois , duck d* Aogo- 
leme, dallo stesso* 

Eoricò di Lorena, eonte d' Har- 
court, dallo stesso* 

Guido Cardinale Bentivoglio, da 
van-Dyck. 

Contessa di Bpsfu , dallo stesso. 

Soggetti Storici. 
Adorasiooe dei pastori^ da Chao- 

P«8n« 

La gran Crocifisaione* in tre la- 
stre , dallo stesso. Pezzo capitalo. 

11 Corpo di Gesii Ciiste, distesa 
in terra , e guardato dalla Santis- 
sima Vergine, da An. Caraeci. 

Maria Vergine, che adora il di- 
vino In&nle^ che dorme su la p»- 
glia, da Tiziano. Stampa tenuta in 
gran pregio. 

Paesaggi. 

Paesaggio ornato d'antiche ruine. 
sopra le quali passano le capre, dtf 
Claudio Lorenese. . 

Quattro paesani con ruine e fi- 
gure, da Cornelio Poeienbourg, 

Paesaggio ornalo di figure , con 
fontana antica da mi lato, e mine 
d'edàfizj deir altro, da G. £.. Cor- 
neille. 

MORINA o MOINA ( Giuuo ) 
nato io Bologna avanti la metà del 
sedicesimo seeolo, fu scolaro dì Lo^ 
renzo babbatini e suo fedele imi- 
tatore avanti che fosse chiamato a 
dipingere nella durai certe di Parma; 
perocché dopo tal' ^ca pare che 
tentasse di accostarsi alla maniera 
del Correggio. In Bologna couser- 
vansi pitture del primo e del se^ 
Goudo stile in diverse chiese. lgoo«> 
rasi r epoca della sua morte. 

MOBiKELLO ( Andrea \ nato 
presso Genova in vai di Bisagno 
dopo il 1450, vieue lodato come 
^1 primo de' pittori liguri che siasc 
accostato al moderno stile dal mi- 
glior secolo. Seppe il Morinello dare 
grazia alle teste e soaifità ai co»* 



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MO 
torhi , « à'icesi «ver fatti rìlrallì 
seimg(iaDtÌ98Ìra«w Operava ancora ìa 
Ge«>ova net 1516. 

MORItll ( GiOVANiii) DOD igno- 
bile pittore della provincia cremo* 
Dcse, operata io Viadana nd 1611, 
come ne fa testimonianza una sua 
pittura, «otto la quale si è segnato: 
Morini laan, pinxit yUalianne, 

— ( GiOT Affiti ) , imoiese , 
fo scolaro del Crespi. Si conoscono 
akane pitture da lui esegnile circa 
la metà del diciottesimo secolo, ma 
non fece cosa che lo mostri supe- 
riore «Ila comuue dei pittori suoi 
contemporanei. Mori dopo il 1769. 

MORLAITER (Giovan Maria e 
G«EGono FRATELLI ) di origine 
straniera, passarouo a Venezia alla 
metà circa del diciassettesimo se- 
colo, seco recando il gusto tedesco 
(K qoe'tempi. E perchè in Venezia 
«▼era allora molto credito un frate 
Carmelitano Scalzo, fratello del ce- 
lebre architetto gesuita Pozzi, ed era 
tirolese, ebbero parte ne'lavorì delle 
chiese degli Scalzi e de'Gesoiti Giu- 
sto Le Curi, Mardiio Bartel, Gio- 
▼aiHii Merenden ed i fratelli Mor- 
lailer , che non appartenevano al- 
l'Italia ; e sgraziatamente non fecero 
cose meritevoli di parziale memoria. 

MORMANDO (Giovan France- 
8CO ) fiorentino , nato del 14S5, e 
morto in età di 97 anni , studiò 
rarchitettura sotto il famoso Leon 
Battisu Alberti, dopo la morte del 
qumì% passa.va a Roma per osser- 
varTi le migliori cosej ìndi recatasi 
a Napoli, dove fu l'amico ed in ap- 
Messo r emulo di Novello da San 
Locano e di Gabriello d' Agnolo, 
La prima opera architettata in Napoli 
dal Morando fu la chiesa di S. Seve- 
rino, una delle più insigni chiese 
di <{uella capitale. Renduto celebre 
da quest' edifizto , fti chiamalo in 
Spagna da Ferdinando il eaitolico, 
dove . dicono alcuni , avergli fatto 
fabbricare un regio palazzo ed nna 
chiesa. Certa cosa è ad ogni modo, 
che ìa principale occupazione -del- 



MO 11 

l'architetto fiorentino alla curie del 
re cattolico fu quella di cantare e 
suonare il liuto; onde da quel so- 
vrano non solo fu dichiarato ano 
primo architetto , ma ancora suo 
primo musico, e n'ebbe doppia ri- 
munerazione. Di ritorno a Napoli 
prosegui la predetta chiesa di San 
deveriuo, ed operò eziandio Inforno 
al mooisiero. Architettò per il duca 
di Vestri un magnifico palazzo, che 
è quello de'Filomarini del principe 
della Rocca, disegnò in appresso il 
|)a lazzo dì Cantalupa sull'amen isstma' 
spiaggia di Posili^ , e feco altre 
opere, tra le quali la chiesetta della 
stella , che a sue spese riedificò « 
abbellì e dotò. 

MORO. V. Torbido Francesco. 

— — ( Battista , o Battista 
d'Antonio del ) pittore veronese 
del sedicesimo secolo, operava tut* 
tavia in patria nel 1S68, dove so- 
stenne talvolta con poco scapito la 
concorrenza di Paolo. Fu pittor di* 
jigente , pastoso nel disegno e non 
senza grazia, e di un colorire forte 
e sugoso. In S. Stefano , ì' angelo 
che distribuisce le palme agl'inno- 
centi martiri è opera maravigliosa. 
Una sua giovanile pittura a S. Eu- 
femia, rappresentante S. Paolo in- 
nanzi ad Anania, fu con motta spesa 
conservata, siccome cosa rara, quan^ 
do dovevasi demolire quella paiiete, 
e fu collocata sopra la porta della 
chiesa. Vivea ancora quando il Va-' 
sari pubblicava le sue Vite dei pitt 
tori, sculturi ecc. 

■ ( Marco ) suo fldio , sco« 
laro ed ajuto, prometteva di superare 
il padre, ma venne da subita morte 
rapito in giovanile età. Lasciò in 
Venezia alcune ojf^ere di sua inven- 
zione , tra le quali il Paradiso a 
S. Bartolommeo di cosi gentile e 
dotta maniera da sostenere il cou'^ 
fronto dei quattro Coronati a Saul 
Apollinare di suo zio materno. Giù* 
Ho. 

— -— ( GII7LIO ì>AL ) veronese 
ed uno de' buoni allievi del Cam* 



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12 



MO 



pagaa, poco o iiullii operò ìu pa- 
trui , molto iu Venezia iu bronzo 
ttd io marmo. Sono sue pregiale 
opere le statue che oruano i depo* 
sili DolQui e PriuJi in S. Salva- 
tore « e Ira queste una del Bedeti- 
tore sotto la quale leggesi : lulius 
Maurus veronensis sèuiplor , pictor 
ei archiUclus. MeJla chiesa di San 
Ftflìce tutte le statue in bronzo 
della prima cappella a sinistra en« 
Irando appartengono a questo scul- 
tore, e vi si vede apertamente il 
lare di Girolamo Campagna ; se 
non che Je pieolie sono con so* 
verchia uniformila troppo compresse 
in angoli acuti lungo il loro cadente 
andaniento , e la grazia vi si vede 
cercala con manifesta attenzione. 
Ad ogni modo le teste sono gen- 
'tili« sebbene poco variate, bellissime 
le forme delle estremità* 

MORO(LoRENZO del) fiorentino, 
allievo del Chiavistelli, fu uno dei 
pili rinomati quadraturisti toscani, 
come ne fa fedele volta della chiesa, 
dei Domenicani di Fiesole. Fu an- 
che pittore di fiori e di animali ; 
e diversi suoi quadri conservansi io 
private quadrerie della Toscana. 
Morì dopo il 1718. 

— <— ( Antonio ) nacque in U- 
trecht nel 1510, apprese i* arte da 
Giovanni Schoorel , e riuscì uno 
dei migliori ritrattisti de 'suoi tempi. 
Chiamato ai servigj di Carlo Y , 
fu spedito nel Portogallo a ritrarre il 
re Giovanni colla sua famiglia , e 
splendidamente regalato. In tale oc- 
casione fece pure i ritratti di molli 
signori portoghesi , che gii furono 
pagati cento ducati d'oro cadauno. 
Di ritorno a Madrid , fu mandato 
in Inghilterra a ritrarre la regina 
Maria, destinata sposa del prìncipe 
Filippo, poi re di Spagna, la quale 
opera gli fruttò il premio di una 
c««lena ci' oro , e V annua pensione 
di cento lire sterline. Non so se 
altri pittori siano stuli più f.)rtunali 
di Antonio. Carlo Y aveva costume 
di trattarlo alla famigliare, io elle 



MO 

fu quasi cagione di sua roina; per* 
che avendogli un giorno , mentre 
stava dipingendo, battuto colla mano 
sulla spalla , Antonio inavveduta- 
mente toccò coli' appoggiatolo la 
spalla del sovrano; pel quale allo , 
sebbene l'imperatore non se ne of- 
fendesse , tuttavia r Inquisizione 
trattava di farlo arrestare. Avvisa- 
tone il Moro, ottenne sotto plausi- 
bili pretesti , la licenza di recar» 
per alcuni mesi in patria ; e per 
quante istanze gli fossero poi falle» 
più non volle rivedete la Spaena. 
Il celebre duca d' Alba approuttò 
del suo soggiorno in Brusselles per 
fargli fare i ritraili di tutte le sue 
amiche, in sull' andare di que' ri- 
traili di Tiziano, cui da vasi il nome 
di Yeneri, e che il Moro aveva co- 
piate mentre slava alla corte di Spa- 
gna. Di questo raro artefice fiam- 
mingo, conservansi nella' reale gal- 
leria di Parigi cinque ritratti die 
sembrano aver vita, ed una Risur- 
rezione di Cristo', che forse è la 
pili stupenda opera di storia che 
sia uscita di mano a cosi valente 
maestro. Morì iu Brusselles colmo di 
gloria e di ricchezze uella ancor 
fresca età di cinquanlolto anni. 

MOHON£ ( Domenico ) pittore 
veronese, nato nel 1450 fu per av- 
ventura il pili grand emulo che ab- 
bia avuto iu patria il celebre Libe- 
rale. Aveva il Morene appresa l'arte 
da un allievo di Stefano da Ye- 
rona, onde la maniera di lui s'ac- 
costava a quella del' Liberale, che 
era stato ammaestrato da un altro 
allievo di Stefano. Ebbe Domenico 
un figliuolo, chiamato 

— -* ( Francesco), il quale, ap- 
pena uscito dalla paterna scuola > 
strinse indissolubile amicizia con 
Girolamo dai Libri , e molte opere 
condussero assieme che furono pre- 
giale assai per buon disegno e per 
VHghezza di colorilo. Di modo clie 
non superarouo soltanto il padre , 
ma uguagliarono quanti avevano 
nome di buoni maestri dì que'tempi 



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MO 
MI Verona. Francesco mori di eia* 

3uaalaciaque anni nei 1529; il p»- 
re era morto uA 1500. 
MOR0N£(GioyAN BiTn8TA)Da. 
to in Albino, territorio bercamasco, 
circa ii 1510« fu scolaro del Moretto 
in Brescia , sebbene di quasi pari 
età. Imitatore del maestro, arriccbi 
le cbirae di Bergamo e del contado 
di belle pitture, alcune delle quali 
copiose dì ligure e pregevoli per 
conto dell' invenzione e di armo- 
nica dìs|iosi sione. Ad ogni modo 
coovien con fessure cfae non rag- 
giunse il maestro nelle principali 
parti dell'arte; anzi pare che in 
alcune opere dimenticasse affatto la 
sua morbida e pastosa maniera per 
seguirne uua alquanto più secca , 
cbe ricorda lo stile de' qualtrocen- 
tiati. Ma il Moroni assicurò la sua 
gloria coi ritratti, ne'quali riusciva 
eccellentissimo, e tale che il grande 
1 iitaoo soleva raccomandare ai gen- 
tiluomini* che erano destinati al go- 
▼emo di Bergsmo di farsi ritrarre 
dal Moroni. E veramente i molti 
rìlrslli cbe gelosamente si conser- 
Taoo nelle pubbliche gallerìe ed iu 
alcune signorili famiglie par che 
abbiano vita e-fi«to, ed esprimono 
i diversi caratteri delle persone rap- 
presentate in modo che La valer ci 
direbbe quali furono le inclinazioni 
e costumi loro. E se come i volti 
e Je vesti, avesse saputo disegnare 
ed atteggiare le mani , non sareb- 
bero per verno rispetto inferiori a 
3uellt del Moretto e dello stesso 
'issano , il pih grande couosciiore 
dei cuore umano. Due ritratti uno 
di nomo, l'altro di donna conser- 
vaosi nella reale galleria di Parigi; 
no qoadro di Santi col ritratto di un 
vescovo trovasi nella pinacoteca di 
Bivra iu Milano, alcuni in Bergamo, 
e due n'ebbe fino a quest' ultimi 
anni il conte Teodoro Lecchi di 
Brescia, tm i quali uno riuumatìs- 
simo rapiiresentaiile i)^ cosi detto 
cavaliere t>ortu«;liC!Se. È uolo cbe 
il Muroui operava aucoru uel 1578. 



MO 15 

MORONE (Pietro), creduto di- 
scendente da Giovan Battista , (lari 
nei primi aisoi del diciassettesimo 
secolo , e fu probabilmente allievo 
di Paolo. Le sue opere ^leraltro ci 
inducono a credere aveie studiato 
assai le cose di 1 iziano, dalie quali 
apprese quella precisione e grau- 
dtositÀ di disegno , che non e co- 
mune nella scuola veneziana^ come 
pure quella forza d' impasto e lu« 
contezza di carni cbe le fa sembrare 
auimate. In S. Barnaba di Brescia 
conservasi un Cristo cbe va al CaU 
vario, che direbbesi uscito di mano 
allo stesso Tiziano. Morì circa il 
1625. 

MOROS1NI ( Francesco ) cbia* 
malo il Montepulciano fu allievo 
del Fidani ed uno de'buoni pitturi 
toscani cbe fiorirono nella seconda 
metà del diciassettesimo secolo. OU 
tre le non poche opere cbe couser« 
vansi nelle private quadrerie, pos- 
sono vedersi di lui diverse tavole 
d'altare iu alcune città della To- 
scana, ed in S. Stefano di Firenze 
un bel quadro della Couversione 
di S. Paolo. 

MORRISSON (C), nel 1738 in. 
tagliò in Londra due grandi ve- 
dute di mare, nelle quali si osser- 
vano diverse navi condotte al porto 
di Douvres, tratte da Doot. 

MORTIMER ( Gio. Hamilton ) 
nacque iu Londra nel 1745, e seb* 
bene sìa morto nella fresca età di 
36 anni nella sua patria , ottenne 
di essere annoverato tra i graudi 
pittori inglesi. Era egli nato con 
tutte le disposizioni che si richie- 
dono per riuscire eccellente iieU 
l'arte, iugegno sottile, vivace ima- 
ginazione, desiderio sommo di 'ap« 
prendere. Le sue pitture hanno uà 
certo cbe d' originale , cbe le rac- 
comandano agl'intelligenti. Le sua 
arie di testa , 1' estremità delle fi* 
gure sono toccate con molto spirito- 
e correttissitno è il suo disegno. 
S'egli errò, devesene la colpa ai so* 
verchiu dluJio di rendere ^ 5U0Ì 



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14 



MO 



pensieri. Per Ui iioe non ha iem« 
pre adoperato tutta l'atleozioue che 
richiedevi io uq pittore di Storia, ri- 
spetto alla proporxiooe delle figure « 
eoe non di raHo restano alquaoto 
goffis. Tale difetto yieoe ad usura 
compensato dalla facilità del pen- 
nello, e dalla magistrale franchezza 
che 81 osserva in tutte le opere. Si 
esercitò ancora nell' intaglio ali' a* 
cquaforte, sopra soggetti di sua ia* 
venzione e di altri maestri. 

MOSCA (N). Di questo supposto 
scolaro di Raffaello esiste un quadro 
veramente raffaellesco nell* accade- 
raia di Mantova: ma se la rasso- 
miglianza dello stile fosse sufficiente 
prova, quanti vissero in diverse età 
e non furono che imitatori, dovreb- 
l>ero dirsi allievi de' sommi mae- 
stri ? £ questo Mosca , fu egli ita- 
liano o straniero ? in quale epoca 
visse? Tutto ciò è finora incerto. 
MOSGATIBLLO ( Carlo ) na- 
politano, nato nel 1655, fu adope- 
rato da Luca Giordauo nelle qua* 
drature e prospettive che dovevano 
servire di fondo alle sue storie a 
fresco, e particolarmente ai Gero- 
limioi e nel tesoro della Certosa. 
MOSNiER ( GiOYANin ) nato a 
Bles nel 1600 apprese da suo padre, 
mediocre pittore, l'arte di dipingere 
sul vetro. Di diciassett'anoi passava 
ai servigi della regina di Francia, 
Maria de'Medici, la quale vedendo 
la straorriioaria disposizioue del gio- 
vinetto per la pittura, lo mandava 
a Firenze, affinchè acquistasse mi- 
glior fondamento di disegno. Sette 
anni studiò in Firenze ed in Roma 
sotto i più rinomati maestri, o co- 
piando 1 capi-lavoro dell'arte. Di ri- 
torno a Parigi, non si trovando in 
corte avvantaggialo come sperava , 
ritirossi indispettito alla citta patria; 
ed io questa ed in altre città ebbe 
importanti commissioni. La sua più 
celebre opera vedesi in una sala di 
Chiveroì , ne' di cui fregi dipinse 
con grande spirito le storie di don 
Chisciotte della ftiaucta. Morì in 



MO 

patria in età di 57 anni,^ ]asciao<io 
ammaestrato ne' pnncipj deli' arte 
il figliuolo 

MOSNl£R(Pl£TRO) il quale,rcca. 
tosi dopo la morte del padre a Pa- 
rigi, vi fu molto adoperato, sebbene 
noM ^iugoesse all'eccellenza paterna. 
Nominato professore di quell'acca- 
demia di pittura, mori pochi anni 
dopo in matura vecchiaia. 

MOSTRAERT ( FRAifCEsco ed 
Egidio ) fratelli gemelli, nacquero 
in Ilulst , presso Anversa circa il 
1520. Furono ammaestrati negli ele- 
menti della pittura dal padre, meno 
che mediocre pittore, il quale ve- 
dendo i progressi che facevano gran- 
dissimi, mandò Francesco alla scuola 
del Mandin ed Egidio a quella di 
Enrico da RIes» onde riuscirono am- 
bidue valenti maestri; Francesco nel 
paesaggio, Egidio nelle figure grandi 
un quarto del naturale. D'ordinario 
lavorarono insieme, facendo uno il 
paesaggio, l'altro lehgure; e queste 
sono le migliori loro produzioni. 
Egidio compose separi^tameote di- 
versi auadri di storia, due dei quali 
assai belli vedevansi in Middei- 
bourg. rappresentanti il Redentore 
che porta la croce e S. Pietro in 
carcere liberato dall'angelo. Accu- 
sato da uno spagnuoto all' Inqui- 
sizione di essere libertino ed em- 
pio, prevenne l'accusa, cuoprendo 
le nudità di un quadro, cui appog- 
giavasi il delatore; ma d'allora in 
poi pili non depose T odio conce- 
pito contro il governo spagnuolo. 
1 due fratelli farono nel 1555 no- 
minati membri dell' accademia di 
Pittura di Anversa. Francesco mori 
poco dopo nel fiore della virilità • 
Egidio vecchissimo n,el 1601. 

MOTEZnMA(DON Pietro CON- 
TE DI Tuba. ) sebbene semplice di- 
lettante, si avanzò in modo nella 
pittura di genere, che pochi pittori 
di frutta e fiori possono sostenerne 
il paragone; onde i suoi quadri cu- 
stodiscoiisi nelle pubbliche e private 
gallerie d^Ua Spagna come capi Ja.« 



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voro nel loro genere. Mori circa il 
•1670. 

UOTTA ( Raffaello ), univer- 
salmente conosci dio sotto il nome 
di Baffaellino Ha Reggio , nacque 
nel 1550 ; apprese i principj della 
pittura sotto il Noveilara , indi si 
aeeoDciò in Roma con Federico Ziic- 
cart. Ma egli aveva da natura rice- 
vuto un troppo straordioario ioeea* 
goo per con^tenerst entro i connni 
deir imitazione; ed i grandi origi* 
oali che vedeva ad ogni passo nella 
capitale delle belle arti, \p invita- 
vano potentemente a formarsi uno 
stile suo proprio, ch*ebbej>oi molti 
seguaci ed ammiratori. Le storie 
dì Ercole dipinte da lui in una 
delle logge del Vaticano, e due 
storie evangeliche eseguite nella 
sala dei Duchi lo posero in a.'tis- 
sima stima per la bella disposizione 
delle figure, per il rilievo, la mor- 
bidexu ed i graziosi con tomi. A Raf- 
filino pni non mancarono impor- 
tanti commissioDÌ per chiese e per 
private fiifofj^lie, ed il cardinale Far- 
ftese lo chiamò a dipingere nella 
▼ìJia di Caprarok a competenza de- 
gli Zaccan e dì Giovanni de'Vec* 
ehi. L'ultimo mal soffrendo il con« 
ilronto di cosi giovane e valoroso 
artista, lo calunniava presso il car- 
dinale , che senza dargli luogo a 
giustificazioni , lo Kcenzió. Dìcesi 
che giunto a Roma, rifinito dalla 
fatica del viaggio fiitto sotto la sferza 
di oocenttssimo sole, cadde infermo 
di febbre maligna , che in pochi 
giorni lo trasse al sepolcro quando 
non contava ancora vent'ottoanni.Fù 
compianto da tutti gli amici del- 
l' arte, t quali speravano a ragione 
di vederlo^ mercè un pìii arretrato 
studio del disegno, emulare in breve 
i pih grandi artisti della precedente 
generazione. 

— — ( GlOTAitm ) nacque in 
Bozzolo da Francesco Malocchi 
Hefla Motta nel 1753, e fu dal pa- 
tire, mediof re pittore quadraturista , 
•in maestrale ne'priDcipj del disegno 



MO 15 

e della pittura ornamentale. Chia- 
mato a Mantova come ajulo dai pit- 
tori Zandalacca e Mooes che dipin- 
gevano quel teatro, seppe furmarm 
uno stile vago e di robusto impasto 
studiando le opere di Giolio Ro- 
mano. Passava poi a Viadana per 
ornare le sale del conte Bedulii, e vi 
si accasò. Dipingeva in appresso la 
villa de'marcliesi Piccinardi, e reu- 
dutosi famoso in tutta la provincia, 
ebbe io più luoghi importanti la* 
vori , finché nel 1 785 andò a sta- 
bilirsi in Cremona , dove operò 
molto per le patrizie famiglie Scnin- 
chioelli ed Albertoui. Intanto di- 
pingendo il celeberrimo Andrea Ap- 
piani nella real ^illa di Monza, fu 
chiamato il Molta a dipingere gli 
ornati in cera all' encausto nella 
sala rotonda, dove l'Appiani aveva 
fatta la Storia di Psictie. Non lo 
seguiremo ne' continui lavori ese- 
guili in più luoghi fino all'epoca 
m cui fu nominato professore di 
disegno nel liceo di Cremona, dove 
mori nel 1817, lasciando due figlia 
Francesco e Giulio ammaestrati nel- 
r arte. 

MOUCHEBON (Federico) nato 
iu Emden nel 1633 , dopo avere 
studiato io patria gli elementi della 
pittura, recossi a rarigi, dove fece 
rapidissimi progressi, mercè lo 8tu« 
dio delle migliori opere di Poussin 
e di altri paesisti , e spezialmente 
coir imitazione del vero, copiando 
'alberi, acque, edifizj e talvolta in^ 
tere vedute. Non tardò a contrarre 
domestichezza con Adriano vauder 
•YeJde, e con qualcuno di oue'pir- 
tori, che in Parigi ed in Olauda 
sogliono fare ne' paesaggi le figure 
d'uomini e di animali, onde i suoi 
quadri non tardarono con simili 
sussidi ad essere avidamente ricer- 
cati in Parigi ed in Amsterdam , 
dove Io richiamò amor di patria , 
e dove mori nel 1686,11 principale 
merito de' suoi quadri è riposto 
nella bellezza degli alberi e delle 
froudi ben battute , negli orizconti 



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16 



MO 



vAporosi e svariatissuDÌ e nvW ar- 
monia de'* colori. D* ordittario uo 
iìume divide i piani die* suoi pae* 
saggi, e dal primo all'uliimo piano 
lulti gli oggelti iutrodotti contri- 
huiscono alla magia della prospeN 
tiva. Lasciò, morendo, ammaestrato 
De'priDcipj deirarte il figlio Isacco, 
che di lunga mano lo superò. 

MOUCHERON (Isacco) nacque 
in Amsterdam nel 1670, e fu am- 
maestralo nei principi ^^^^^ pittara 
e del disegno da suo padre , valo- 
roso paesista, che lo lasciava or- 
fano oeireià di sedici anni ; onde 
dovette frequentare la scuola d'altri 
maestri. Avea già dato in patria 
prove di valente pittore, quaudo partì 
alla volta di Roma appena giunto 
ai 24 anni. Poi ch'ebbe disegnati i 
piii bei siti dell' Italia , e special- 
mente quelli di Tivoli e suoi con- 
turni , carico di disegni e di altri 
atudj, riprese la via d'Amsterdam, 
ove diede principio a molti quadri 
che arricchì di figure d' uomini e 
di animali. Aveva Isacco ia parti- 
colare abilità di presentare le ve- 
dute cosi vantaggiosamente , che 
talvolta abbelliva la natura mede- 
sima, mediante l'arte di saper met- 
tere a contrasto gli oggetti che rap- 
presentava. Sapeva , per dirlo m 
una parola, per princi} j l'architet- 
tura e la prospettiva. La sua frappa > 
è> toccata con somma facilità, ed i 
suoi colori sono propriamente quelli 
della Datura. Ben disegnate sono 
eziandio le figure ; ed i suoi disegni 
coloriti sono forse in maggior stima 
tenuti dei quadri. Diedesi ancora 
air intaglio , e lasciò un buon nu- 
mero di stampe incise con delica- 
tissima punta. Mori in patria nel 
1744. 

Soggiungo l* iniVict di alcune 
Stampe* 

Quattro belle vedute di giardini, 
arricchite di figure nel gusto an- 
tico, di fabbriche, di ruine, di sua 
iiiveozìooe. > s 



MO 

Quattro altre simili , forse* più 
belle delle precedenti. 

Quattro paesaggi, ornati di figure 
e di edifizj, tratti da Poussin, 

Paesaggio pittoresco, in mezzo al 
quale si vede un grosso Mosche- 
tino : sta m pa rarissi ma . 

MOUCllY ( MARTiifO DE ) nato 
in Parigi nel 1746, fu allievo io 
patria dell'incisore Augusto di Saint 
Aubio. Sono conosciute le seguenti 
stampe ; 

Prima e seconda YcHuta dei coa« 
torni di Triel , da llachert. 

Veduta di Marienberg presso Sto- 
ckolm, dallo stesso. 

La Ninfa Calipso, intorno a Men- 
tore, da Carlo Àlonuet. 

Le Ninfe di Calipso che preseci 
tano a Telemaco gli abili, che gli 
sono destinati, dallo stesso. 

MOURTEL (GiovAiiNì). nato ia 
Leyden nel 1650 , dipinse fiori e 
h'utta con tanta bravura , che tal- 
volta facevano illusione; tanto erano 
somiglianti al vero. Conviene non 
pertanto confessare , che se le su« 
frutta hanno una sorprendente de« 
Jicatezza , i suoi fiori cedono per 
conto della leggerezza e della ire« 
schezza a quelli di Abramo Mignon. 
Moii in patria di 69 anni, 

MOURTIN o MARTIN { Gio- 
vanni Battista ) nato in Parigi 
nel 1659, fu allievo di Fili|[>po de la 
Ilire, che unitamente alla pittura gli 
aveva pure insegnali gli elementi 
dell'architettura, onde potò servire 
tosto in qualità d' ingegnere mili- 
tare sotto il celebro Yauban. Vo- 
lendo Luigi XIV compensare gli 
importanti servigi renduti al sito 
generale, lo mandò presso vander 
Meuien pittore di battaglie , dopo 
la di coi morte ne occupa la carica 
ai Gobellìoi. Mourtin dipinse in 
Versailles diverse battaglie guada- 
gnale dal Delfino e dallo stesso re; 
e per il duca di Loreaa fece molte 
storie di Carlo V. Mori in Parigi 
nel 1715. 

MOVA ( PiETaa), nate iu Gm- 



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MO 
natii nel 161Q » fu tlliévo ìu Sivi- 
glia del celebre Giovanni del Ga» 
stillo e coodìsGepoIo d'Alfonso Ceno 
e di Bartolommeo Murìllo. Con* 
dotto dalla* Tmcilà del suo carat* 
fere Ddle Fiandre, vivea colà to- 
talmcQle dimenticato delle cose della 
pittura ,* quando ▼enutogli innanzi 
m^i oodhi un quadro di ^an Djck» 
se Al in modo sorpreso , che ripi- 
gKalì i pennelli, ginrò di non voler 
altri imitare che questo grande mae* 
stro. Sapendo che trovatasi a Loo* 
dra in servigio di quella real corte* 
non tardò a rasgiognerlo , e facil- 
mente ottenne di essere ricevuto tra 
i aaot allievi: ma vao Dyci morì 
dopo sei mesi nel 1641-. Colpito da 
tanta perdila, il Moya imbarcossi 
all'istanle alla volta di Siviglia , 
dove sorprese il pubblico e tutti eli 
artisti colle sue pittore ; perocché 
io qoeHa città non era ancor co- 
•oseittta la maniera di van Dyck» 
Pili d' oeai altro ne rimase roar»- 
vif^iato il Murìllo, il quale fu preso 
da cosi vifo desiderio di veder» 
i' IMm ed i Paesi Bassi, che airi- 
stante abbandonò Siviglia sema po- 
ter però dare esecusioue al suo di- 
vìsa mento. ( y. Esteban Murìllo. ) 
Dopo alcun tempo il Moya rivide 
la patria, dove, poi che ebbe or- 
nate alcune chiese di preziosi qua- 
dri , paso il comune debito alla 
MUiira in età di 56 anni. Possono 
vedersi pregevoli pitture di questo 
raro maestro in alcune gallerie di 
Spagna e d' Inghilterra; ed io par- 
ticolare Siviglia possedè quadri della 
priina e Mia seconda maniera. 

MOTNB (Francesco le) nacque 
io Parigi nel 16SB, e fa allievo iu 
patria di Luigi Galloche. Di già 
aveva più volte ottenuti i primi 
prenij dell'accademia di pittura, ed 
acoobtato nome tra i giovani pit- 
tori parigini dipingendo uno sfondo 
tiel coro de' Domenicani del sob- 
faorn» di Saint Germain , quando 
ria n i i n di vedere V Italia. Le pit- 
tur» che piii lo trattennero furono 
DìZm degli Arch. ecc* T. in. 



MO il 

quelle di Cuido, di Pietro da Cor* 
tona e di Carlo Maratta; senca però 
trascurar le opere di Raffaello, di TÌj- 
aiano, del Corneggio. Dopo un anno« 
tornato a Parigi, ebbe la oommis* 
siooe di dipingere la cupole della 
caj^peUa della Madonna in S. Sol'* 

Fizio; nel ^uale lavoro, superò bensì 
' aspettasiooe per conto del diee« 
gno,^ del colorito, dell'espressione, 
ma ignorando forse le lef^i del sot- 
t' hfr su , le fi|^ure non redigono in 
sui piani, e minacciano di cadere* 
Un pittore, che inciampasse presente- 
mente in così brutto errore» sarebbe 
per sempre perduto nella pubblica 
opinione; perocché non avvi gio- 
vane artista di mediocri talenti, che 
ardisca iotraprenders lavoro pub- 
blico sansa conoscere la prospettiva. 
La mala riuscita di S. Sulpixio gli 
mostra la necessità di erudirsi negli 
studj fondamentali dell'arte; e potò 
far dimenticare con diverse belle 
opere un cosi grave errore. La prin« 
ctpale sua pittura , e forse la piii 
grandiosa pittura della scaola fran^* 
cesa» ò lo sfondo della gran sala di 
Versailles, nel quale rappresentò 
l'apoteosi d'Ercole. Tutte le figure 
di questa storia hanno un movi- 
mento ed ima verità che sorprende. 
Castigato è il disegno, frescnissimo 
il colorito ,*e studiata in guisa la 
distri busione delle masse delle om- 
bre e dei lami da produrre il pili 
sorprendente effètto. Le Moyne sen- 
tiva altaawntedi sé stesso, e quando 
fa nominato pittore del re, si tenne 

r vomente oSuo,, perchè nou gli 
accordato l'intero stipendio di 
cui godeva Carlo le Brun. A questo 
dispiacera si aggiimscro le ìndimo- 
sisiooi derivate da sette anni d in« 
comodo lavoro intomo ai freschi 
di S. Sulpixio e di Versailles , là 
perdita delia consorte che tenera- 
mente amava e la {gelosia di alcuni 
suoi emuli; onde in breve la sua 
immaginaiionene soffrì in modo, che 
preso da tetra melanconia , e cre- 
dendosi perseguitato da gente ar« 



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18 RIU 

t»ata« si fece una ferita colla propria 

spada, onde morì all'isUDle oel1 737. 

MUCCIO (Gio. Feancesgoì nato 
in Bologna in principio del aidas- 
settesimo secolo , fu nipote ed al- 
lievo di Francesco Barbieri detto il 
Gucrcind , il quale non scorgendo 
ÌQ costui favorevoli dìsoosìxiooi a 
riuscire valente pittore, lo pose in 
su la via che poteva tornargli pìii 
utile, quella di copiare i suoi qua* 
dn\ Ma il Muccio avendo molti 
concorrenti in. questa pratica , ed 
alcuni di lui migliori d' assai , si 
diede all' intaglio , e pubblicò di- 
verse lodevoli stampe. 

MDCCIOU ( Bartolommeo) di 
Ferrara , ricordato in un' epigrafe 
posta a'piè di* un quadro di bene- 
detto suo figliuolo , operava circa 
il 1450. Bartolommeo lasciò Fer- 
rara per domiciliarsi in Urbino , 
dove nacque ^ 

— ( Benedetto) ed i loro di- 
scendenti avevano in S. Domenico 
una cappella genliiizia, nella quale 
vedevasi un quadro dipinto da Be- 
nedetto nel 1492, coH'epigrafe: Be» 
neeftcius quondam Bartolomei dt 
Ftrr, pinrìt, 

MDCETTO. o MUCETAS (Gi- 
rolamo) nacque in Verona nel 
1454 » ed esercitò simultaneamente 
la pittura e V intaglio a bulino ed 
in legno. Neil' un'arte, e nell' altra 
tenne una maniera secca , propria 
di chi non conosce il cbiaroscu- 
ro, onde non è maraviglia che le 
opere manchino d' effetto. Le sue 
slampe in rame sono tutte incise a 
bulino, ch'egli maneggiò con de- 
bole maniera. Ad ogni modo queste 
stampe sono rare , e per ciò ricer- 
cate dai raccoglitori. Intagliò an- 
cora in legno, ed è tenuta in molto 
pregio la slampa rappresentante il 
trionfale ingresso di Gesù in Ge- 
rusalemme, colla data del 1500. 
Sono pure tenute in qualche conto 

La Bisurresione di Gesù Cristo, 
con quattro soldati a pie del Se* 
polcro. 



MU 

Un Sacrifixìo con molte 6gur» ^ 
tratto da un antica bassorilievo. 

MUGHETTI (Alessio). Di questo- 
iotagliatore che operava in Bom» 
nel prossimo passato secolo, si hanno 
diverse stampe di statue apparta* 
nenti alla Galleria Clementina, pub- 
blicate in Boma nell' opera di £n« 
nio Quirino Visconti. 

MUDIGLIANA (Francesco) nato 
in Forlì circa il 1550 fu probabil- 
mente mandato in età giovanile a 
Firenze per apprendere la pittura 
sotto la direzione di Jacopo daPoa- 
tormo. Tornato in patria, ebbe com- 
missioni per pubbliche e private 
opere in Forlì, in Biinini. in Pesaro 
ed altrove , dove possono tuttavia 
vedersi belle opere di stile non folte 
e grandioso, ne uniforme, ma sem- 
pre vago e gentile. Forse le sua mi- 
gliori pitture sono quelle del Ro- 
sario in Bimini , nelle quali rap- 
presentò Adamo nell'atto di essere 
scacciato dal Paradiso terrestre , il 
Diluvio e la Torre di Babele. Igno- 
riamo r epoca della sua morte. 

MUDO (Pietro) di questo poco 
conosciuto pittore conservasi in Ma- 
drid un ritratto del Bealo Simone 
de Boxas, colla leggcnda:^P^tfi/Y»<i 
Mudo facitbat aUatis 35. È dipinto 
largamente e eoa belle pieghe di 
abiti, ed ha per sfondo la veduta 
di gentile paesaggio. 

MUETTE (PiETRO)nato a Dijoa 
nel 1691. si distinse nelle mate- 
matiche e spezialmente nelle cose 
deli 'archi tei luta civile e noìlìtare. Ne 
ebbe contezza il ministro cardi naie 
de Bichelieu, e lo incaricò di for- 
tificare molti luoghi della Picca r- 
dia. Di ritorno ara rigi, eb})e com- 
missione di terminare la chiesa di 
Val-de*Grace. e vi fece una facciala 
a due ordini, corintio e composilo» 
con finestre ricche di colonne e di 
ringhiere, e con roeschiuissime nìc- 
chie. Fece poi nell'interno un bal- 
dacchino intorno all' aitar princi- 
pale sostenuto da sei colonne forse 
di roarmo^ in sul fare di quelle del 



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MU 
Bernioi io S. Pietro di Rooia^ ma 
disposte sopra uq piano circolare. 
Muelte diede in appresso la pianta 
del gran castello oi Laìnes » e di . 
anelli dell'Aquila e di Beauvilliers. 
Compose un trattato d' Architet- 
tura , e tradusse i trattati' intorno 
ai cinque ordini di Vignola e di 
Palladio , aggiugnendo. all' uno ed 
ali altro le proprie invenzioni e 
didiiaraziooi critiche. Morì in Pa* 
f%i nel 1669. 

MTJGMOZ ( Sebastiano ), nato 
in Naval Camero nel 1654, apprese 
r arte delJa pittura sotto Claadio. 
Coello. Era di già maestro quando 
s' invogliò di veder Roma in un'e* 
poca , nella quale alla correxione 
del disegno ed alla grandiosa no* 
bihà de sommi maestri preferi vasi 
)a vivacità di un fabo colorito, ed 
il fracasso della composizione. Ebbe 
per altro la fortuna di essere am«> 
messo nella scuola di Carlo Ma- 
ratta, eh' era la meno scorretta , e 
tornò ia Spagna nel 1684. Passando 
per Saragozza trovò colà il primo 
maestro Coello, e lo ajulò ne' fre- 
scfai dì Manterìa e della chiesa di 
S* Tommaso di Villanuova. Giunto 
poscia a Madrid io compagnia del 
maestro, gli fu dato a dipingere in 
palano il gabinetto della regina , 
poscia la galleria dei Cervi, ed in 
pari tempo ritrasse la regina e di- 
versi principali personaggi, onde fu 
nel 1688 nominato pittore del re. 
Altre importanti opere condusse per 
la Corte e per alcune chiese di Ma- 
drid fino al lunedi della settimana 
Santa del 1690, quando, salito so- 
pra un ponte ei'etto nella chiassa di 
Atocfaa per ritoccare le beile pit- 
ture della volta fatte dal giovane 
Ilerrera, cadde inavvedutamente e 
norl all'istante. Non può negarsi 
die ia sua maniera non abbia con- 
tribuiti) al decadimento del buon 
gusto nella scuola spagouola , mai 
fu piuttosto colpa de' tempi che sua; 
perocché, se fosse vissuto un secolo 
prima, la Spagna avrebbe avuto in 



MU 19 

Mugooz un imitatore del Barocci e 
dello Zuccari, e non«del Maratta. 

—7- ( N ) fece in sul declinare 
del diciassettesimo secolo i quadri 
della Vita di S. Pietro Nolasco per 
il convento della Mercede di Lorca 
e varj quadri dei fatti di S. Fran* 
Cesco pel convento de' Francescani 
di Càrtagena : tutte opere non sn« 
periori alla mediocrità, meglio co* 
lori te che disegnate. 

— ( EVARTSTO) nacque in Va. 
lenza nel 1671 e studiò in patria 
la pittura sotto il Couchillas; ma 
sebbene acquistasse buon nome per 
abbondanza d' invenzione e facilità 
d' esecuzione , non conobbe giam* 
mai né castigatezza di disegno, né 
nobiltà di forme. Mori in patria nel 
1737. 

— - ( Don GiaoLAHO ) cavai, 
di S. Giacomo , dipingeva in Ma- 
drid nel 1630 con molta lode , se 
possiamo dar fede al Palomino ed 
al Pacheco; ma non é nota veruna 
opera certa che renda adesso te* 
stiraoniauza della sua virth. 

MOIETTA, o MOIETTA (Viif. 
CENZO ) da Caravaggio dipingeva in 
Milano negli ultimi aoot dei sedi* 
cesimo secolo e ne' primi del sus- 
seguente, coiitemporaoeo ed emulo 
dei Foppa, dei Mootarfani, dei Bot* 
tinoni, aeeli Zonali, degli Scotti e di 
tant'altri Ulustri Lombardi.che ono- 
ravano la capitale dell' Insubria 
quando Leonardo da Vinci fu chia* 
mato alla corte di Lodovico il Moro. 
Sebbene non avesse totalmente ab« 
ban donato 1' antico stile , la sua 
maniera annunziava vicinissima l'eo- 
celleoza dell' arte con mosse piii 
pronte, con ignudi imitati dal vero, 
con meno simmetrica disposizbne 
delle figure, non prive di rilievo, 
di affetto e di espressione. 

MOIETTE (M.) uno degrinln- 

?;liatori francesi, che incisero aU 
'acquaforte i rami della Storia /Va- 
turaie di M* de Buffon, edizione pa- 
rigina del 1753. 
MUITTE (Pietro Stefano) na- 



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20 MU 

eque ìa Parigi nel 1722 , ed ap« 
prese il dìa«goo e V mcìsiooe da 
Beaimioot. finalmente esperto «elle 
opere di stona ohe ne'ritratti, non 
tardò a farsi gran nome in patria e 
Inori « e lasciò un ragguardevole 
numero di stampe nell un genere 
e nell' altro ; ma quelli che ^li fe* , 
«ero più onore , sono i rami Iota» 
gliati per la Gallerìa di Dresda, e 
per il conte de Brohl. Mori ifl{>a« 
Ina nel 1786. 

DeUe molu sue opttt non additerò 
che le seguenti : 

BitraHt di Giasas Grill e di sua 
moglie 

Anna Griovanoa. 

di Giovanni Bestout pittore del 
re, da Latour. 

S. Famìglia, da Andrea del Sarto. 

Simile, da Francesco Vanni. 

li Riposo dei Viaggiatori , da 
Vonwermans. 

*1 Cavalli all' abbeveratolo, dallo 
•tesso, e serve d'accompaguameoto* 

Enea che salva la sua famiglia 
dall' incendio dì Tro}a , da Cor- 
oeille* 

Il segreto imeneo di Enea e di 
IHdone, dallo stesso. 

Ginve che fulmina i Giganti, da 
Gio. Le Blond, ec. 

Pietro Ste&no lasciava, morendo, 
un 6gliunk) e due figlie, che tatti 
•i esercitarono in alcuna delle belle 
arti del disegno, cioè 

MUITTE { Angelici), che in- 
tagliò paesaggi. 

«— «« (LlBABETTA MELANIA) che 
pubblicò diverse stampe sul gusto 
dal lapis, ed a granito. 

(F. A.) nato in Parigi circa 

il 1 770 , fu allievo del disegno e 
xM* intaglio del padre , pubblicò 
molte stampe tratte da diversi au* 
teri, ma speaìaloiente da Greuze. 

Eccone un breve indice : 

Beereationde tabk, da Giacomo 
lordaens. 
La Fiorista , da Greuze. 



^ MU 

La Fihirice , dalb ateiso. 

La Giovane tftttrice e la Piocola 
madre, dallo stesso. 

Seguito di 24 fogli di HabiUe» 
mens svwani le costume d'Italie , 
da Greuxe. 

MULDER (J.) inU^liatore tede* 
SQo che operava nel diciassettesimo 
secolo , è conosciuto per il fronte* 
spiato della celebre opena di Fran* 
casco Giunio : He Pictum veterum, 
e per alcune delle stampe che or* 
nano le opere anatomico-»aiedic»« 
chirorgiche del celebre Federieo 
Bufschio. 

MULENAER ( CoaifELio), ckia« 
mato il losco, fu allievo del padre, 
pittor dozzinale, e quindi non ap* 
prese che a preparare, gli sfondi dei 
quadri per gli altri pittori; ma in 
tale esercizio prese tanta abitudine, 
che in un giorno coloriva un gran* 
dissimo paese. Debbo per amere di 
verità soggiugnere che non era sol* 
Aanto speditivo, ma che sapeva fare 
eccellentemente, onde pressoché tutti 
• pittori d* Anversa de' suoi tempi 
valevan'si dell'opera sua. Mori vec« 
chio e ricco in quella città in prin- 
cipio del diciassettesimo secolo. 

MULES (Pasquale Pietro) na« 
equa a Madrid nel 1740 ed apprese 
il disegno e la pittura da Giuseppe 
Borgogna. Ma ben tosto si diede 
all' intaglio all' acquaforte senza a- 
ver ricevuto prima alcuno amroae* 
stramento. Becalosi per suoi af* 
&ri a Barcellona, fu da alcuni mer- 
canti mandato a loro spese a Pa- 
rigi, dove frequentò la scuola di 
Niccolò Dupuis , che ^li apri la 
buona via dell' arte ; di modo che 
in breve fu trovato degno di essere 
ammesso nella reale accademia pa- 
rigina. Bivedeva la patria nel 1776, 
ed intagliò moltestampe, tra le ouaii: 

La SS. Vergine col Bambino, 
da Yao«Dyck. 

La Pesca dei Cocodrilli, da Bou- 
cher. 

S. Giovanni Battista nel deserto, 
da Guido Beni. 



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MU 

La pregiuera dilette ad Amara , 
da GmiM. 

Stampa alleeariche relative alla 
naacUa del fimo del prinoipe di 
Aalurìce . da Halle , ae. 

MULIER o DE M13UER1BUS 
•( PiETlo ) nacque io Barlem nei 
1643 da Pietro Halin più che me* 
diocre pittore di paeaagcio, od avuto 
io gmùio stima per la leggerena 
de'anoi lontani oristooti. e per la 
vÌTadti e naturalesea del oolorìto. 
Educato il gioraoatto Pietro aelia 
acBola paterna . non tardò a sopa* 
lara per molti riapetti il padre ; e 
lian toalo Yeune in Italia, dove, e»i 
Boadoto aotloil none di Temoui», 
ù face ^grandissimo nome ooUe eoe 
Tiitii piUorìche e co' suoi nooili 
traviamenti* Fu detto , che aveva 
abbandonata ì» patria per proleaiaro 
liberamente la caltolica religione ; 
e tratto dell* ìocaataDle suo caiat* 
tara d'nna in altra città dell'Italiii, 
per molti anoi non ebbe io alonna 
stabile dioMKm. Vide e profismò 
l'aite in Milaoo, Ysnetia, Bolocma^ 
Firanae e Doma per brevimimo 
tempo ; a soltanto aelJ' ultima si 
trattenne alenai mesi presso il duca 
di Bracciano» rhe Jo creò cavaliere. 
Trasportato dal suo irrequieto ca* 
nttere a Genova , vi fu imprigio« 
nato per avere fiitta uccidere la rno* 
ffim ; del quale delitto non seppe 
scolparsi in tnodo^ che grandissimi 
aoapetti non somistaoo di reità. Dopo 
cinque anni ricuperò la libertà per 
i caldi ufficj del conte di Melgair , 
io allora govaraatore di Milano , 
code pestò ad abitare in questa 
alla, nella quale guedagoando as- 
ani , potè trattarsi splendidamente 
in flìodo più conveniente a gran 
«goora diead artista. Terribili sono 
i anoi quadri npinresentanti bur* 
nache di mare, dai quali gli venne 
il soprannorao di Tempesta ; e si 
wde chei pih pregevoli siano quelli 
dipìnti ia earcare, dove agitato dai 
nrnoiti del delitto , e <U1 timore 
di capitale aeatenia , non sapevn 



MD 21 

Ilare -che naufiragi t terrii 
bili' meteore. Se l'iscriiìone sepoU 
crale, che gli fu posta nella chiem 
di S* Caliosero in Milano non ò . 
totalniente mensognera , convien 
dire , che giunto al limitare della 
vecchiesza , si riduosase a più oo« 
stumato teoor di vita ed a dipin* 
sere meno spaventosi soggeUi. Certo 
e che ìì Tempesta trovò nella do* 
visiosa capitale dell'lnsubria splen» 
dida protesione, grandi occasioni 
di lavoro ed onorata sepoltura Tanno 
170I.Cosiio scriveva ael18lB.Forso 
i molti dilettanti di pittura milanesi 
a strauieri potrebbero, leggendo 

3uest'articolo, porsi in via per ve- 
ere in S. Calimero la sepolcrale 
iscrizione di cosi distinto artista. 
Era ia modesta tepide sttuau a 
circa tre braccia d' altezza presso 
al coro a destra entrando ; ma da 
due ia tre anni più nou esiste. Bi- 
staurandosi nel 1850 quella chiesa 
internaneuie , si ebbe ia cura di 
togliere il roonumeuto eretto alla 
memoria d' un grand' uomo , la* 
sciando sussistere altre lapidi a ca- 
ratteri d'oro di persone che sareb« 
baro Muza di queste da più anni 
dioienticate. 

MDUNoMOLYN(PiETBaDE)oao. 
que in Harlem circa il1dOO,efu pit* 
tore ed io tagliatore all'acqua forte in 
sui gusto di Giovanni van de Velde. 
Leggerissimi sono i suoi cieli e le 
sue lontananze, e di assai buon co* 
lore i fondi nel davanti. Ebbe un 
figlio, che portò lo stesso nome, e 
che mandato dal padre io Italia 
perchè si perfezionasse nell'arte, fe- 
cesi chiamare Mulier, o dt Miuià^ 
ribus. 

Tra le stampe di Molin padre 
ricorderò le seguenti : 

Seguito dì quattro paesaggi al- 
l' acquaforte ornati di graziose fi- 
gure, di sua invenzione e da lui 
stesso dipinti. 

Altro seguito di quattro paesaggi 
con figure e capanne. 

MULINA , o MOUNA ( Fbate 



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22 MU 

Manuele ) nacque in Jaen 1614 ^ 
e poi eh' ebbe appreso il disego o 
io patria, recossi a Roma per cod- 
.tìnuare gli studj pittorici solle opere 
de' grandi maestri. Di ritorno in 
Spagna , trovandosi in alto mare 
sorpreso da terribile burrasca , si 
votò frate se ne usciva salvo ; ed 
appena approdato alia patria sptag* 
già, adempì alle promesse, entrando 
neTrancescani di Jaèn, dove mori 
iiell677, dopo avere arricchito qael 
convento di molti pregevoli quadri, 
e fatti i ritratti de'piu illustri per* 
sooaggi dei suo ordine. 

MULINA (Manuele di) nato in 
Madrid nell 626, apprese i principi 
della pittura sotto Eugenio Caxes , 
che morì quando Manuele non con- 
tava che quattordici anni. Perchè 
rimasto privo di maestro, fecesi a 
copiare e studiare Je opere de' mi- 
gliori artisti; mercè la quale pra- 
tica riuscì sufficiente pittore. Poco 
operò in pubblico, trovando miglior 
conto nel far quadri da stadza. 
Mancò air arte nel 1658. 

MULINARl , ( Stefano ) na- 
to in Firenze circa il 1741 , ap- 
Frese a disegnare ed intagliare ai- 
acquarello da Andrea Scacciati , 
al quale servi d'ajuto nell'incisione 
di una raccolta di disegni in 41 
stampe, appartenenti alla Galleria 
di Firenze. Morto il maestro, ebbe 
Mttlinari la carica d' intagliatore 
della detta Galleria , e pubblicò 
altre stampe di disegni che si con- 
servano nella medesima , fra i 
quali : 

Gli Dei. deU' Olimpo , dai Vol- 
terrano. 

11 Genio dell' Architettura che 
presenta una pianta d' ediQcio ad 
Alessandro, da Santi di Tito. 

Ma la più interessante opera del 
Mulinari è un seguito di 50 stampe, 
tratte da altrettanti disegni di an- 
tichi pittori , su la maniera degli 
originali, da Cima bue fino a Fran- 
cesco Rustico , allievo del Verroc- 
chio, che ha per titolo; Istoria pra- 



MtT 
tica dell' incominciamdifo e pfa« 
gressi della pittura, ecc.Fìrenze 1 778r. 
MULINARl ( Gio. Battista ) ; 
nato io Venezia nel 1636, f u sco^ 
laro del Vecchi, e lasciò alcune lo- 
devoli pitture, che facevano sperar 
molto dalla sua diligensta non meno 
che dalla sua fertile inventrice fan- 
tasia ; ma morì troppo giovane per 
poter rispondere alle concepite spe- 
ranze, lasciando orfano nell' infan- 
zia il figliuolo 

-*— ( Antonio ) , che af>prese 
l'arte patema nella scuoia di An« 
tonio T^anchi. Non tardò il giova- 
netto allievo ad accorgersi, che cam- 
minando dietro le orme del mae- 
stro , non sarebbe riuscito nobile 
pittore , e cercò d* allontanarsi dal 
suo stile, studiando i migliori esem* 
pian della scuola patria. Tenne per- 
ciò una maniera alquanto svariata^ 
finché non gli riusci di fissarne una 
di suo aggradimento. Seppe allora 
farsi ammirare per castigatezza di 
disegno ignota al maestro, per ame- 
tjiià di colorito , per nobiltà d' e« 
spressiooe, per bellezza di forme e 
per dovizia di vesti. La storia d'Oza 
dipinta in Venezia nella chiesa del 
Corpus Domini non è solamente 
una delle migliorì opere d' Anto- 
nio, ma dell età sua. Mancò al- 
l' arte in patria dopo il 1727 • li* 
beraudo Sebastiano Ricci da un te* 
muto rivale. 

— ( Giovanni), nato in Savi* 
gliano nel 1721, fu allievo in To- 
rino del Beaumont, ed uno de'buooi 
pittori che conti il Piemonte nel 
diciottesimo secolo. Ebbe nella ca- 
pitale di quello stato ed altrove opera 
di ffrande importanza, che gli ac- 
crebbero fama , facendolo vantag- 
giosamente conoscere in tutta l' i- 
talia. Singolare lavoro è il S. Gio- 
vanni Battista nella badia di S. Be- 
nigno, cui il Gigoarolifece il paese. 
Ma più che di cose storìohe operò 
di ritratti, poiché ebbe 1' onore éi 
essere chiamato a ritrarre il pr(^ 
prio sovrano. Mori nei 1703. 



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HU 
MULINA Bl(GioyAN Antonio} , 
cki«raalo> il Carmeeìno, nacque io 
SaviftUaso Del 1577 , a fu prò* 
babilaieDte scolaro io Roma di 
AoDÌbale Caraccio o per lo meoo 
suo ifliilatore. Ira Je più lodate 
pUlure del Mulioari sool darsi il 
primo luogo alla Deposixiode di 
Croce a S. Daloiaiio io l'orioo. 
kSaviglìaoo, sua patria, ooo ha chiesa 
aknoa seoaa qualche sua pregevole 

ri; ed è appunto io Savigliaoo 
il dilettante può formarsi uo'a- 
dcqnala idea del suo merito. Pittore 
corretto, energico» vario nelle teste 
virili, vivace nelle mosse, avrebbe 
pochi o Destino eguale nel Pie» 
monte j se avesse dato maggior di- 
snità alle figure, più grazia ai volti 
Jemminiiij ad ogni cosa meno lao- 
guido colore , espressiooe più no- 
bile. Mori circa il 1640. 

MULLAN (Sebastiano)» oa- 
to in Siviglia, circa il 1650, fu 
scolaro di Alfonso Escobar « che 
forse superò per conto de' ritrat- 
ti. Sono ancora teonti io pregio 
i suoi quadri di frutta , versu- 
re , ed animali di più specie , 
che seppe fare men veri che va- 
ghi , seguendo piuttosto la sua 
fantasia che la natura, quando non 
avrebbe dovuto da questa io verun 
modo allontanarsi. Mori assai vec- 
chio in Siviglia nel 1731. 

MULLER (Giovanni Sebastia- 
no) nacque io Norimberga nel 1720, 
e poi eh' ebbe appresi sii elementi 
del disegno e deirintagho io patria, 
passò io Inghilterra insieme a suo 
fraleiJo Tobia intagliatore di archi- 
tetture , e colà fioriva nel 1760. 
Storiamo ogni altra circostanza 
la sua vita. Tra le non molte 
soe stampe accennerò la seguente: 

Sacra Famiglia, da Federico Ba- 
rocci. 

MULLER (Ermanno) disegnatore 
ed intagliatore a bulino , nacque , 
seoondo la comune opinione , in 
Anosterdam, in principio del quin* 
dicesifiio secolo, e si stabilì in An- 



MU 23 

versa, dove lavorò assai per il ne- 
gozio di Girolamo Cock , in com- 
pagnia del celeberrimo Cornelio 
Cort, avanti che questo venisse in 
Italia. Vogliono alcuni, che piut- 
tosto che compagno sia stato allievo 
del Cort ; aitn lo vogliono scolaro 
di Gohio. Abbastanza ragguardé- 
vole è il numero delle sue stampe, 
ora assai rare. Sono conosciute prui« 
dpalmente le seguenti ; 

Le tre Parche che filano i de* 
stini, da Cornelio d'Arlem. 

Cleopatra , che si ucdde , dallo 
stesso. 

Lucrezia in atto di uccidersi, da 
Cornelio Kattel. 

Le Virtù cardinali in quattro' 
stampe, da Martino di IlemskercM^ 

1 dieci Comandamenti di Dio 
spiegati con le %S torio sacre « dallo 
stesso. 

La Creazione , ovvero 1' Opera 
de* sei giorni, da Hugo Goltzms , 
in 7 pezzi marcati H. Muller scuK 

— — (G. A.) intagliatore a bu- 
lino nacque in Vienna d' Austria 
circa il 1700. Altro di lui non è 
noto se non che fu contemporaoeo 
de'fratelli Schmutzer. Le sue stampe 
mostrano uo bulino delicato , e 
fanno un piacevole efi'etto, «pezial- 
mebte per il loro tono vaporoso. 

Conosconsi molti ritratti , e tre 
so|[getti di Rubens, tratti dalla Gal- 
leria Lichteoslein. 

Filippo Luigi conte di Sitzendorf, 
da Allamoote 

Jacob van Schuppen , direttore 
dell'accademia di Vienna , da un 
dipinto dello stesso. 

I due figli di Rubens nella loro 
adolesceoza , da P. Paolo Rubens. 

Decio, che avendo ordinato ai 
suoi littori di ritirarsi verso il con- 
sole Manlio suo collega , monta a 
cavallo per scagliarsi tra le file ne- 
miche. Dallo stesso. 

Decio ferito a morte nella Ziufia, 
cade dal suo cavallo, ed i Latini si 
pongono in fuga: dallo stesso, pezzo 
grandissimo. 



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24 MU ' 

Aiira simile, dn MurìIJo. 
Bel paesaggio a lume di luna , 
da Vander Keer. 

MULLER (GiovAKtn Gottardo) 
nacque dell 747 ìd Berhausen, ducato 
di Wurteuberg. Il trasporto che ma- 
nifestò in età giovanile per le beile 
arti, persuase t suoi parenti a per« 
nietlergli che abbandonasse gli stadj 
teologici, cui lo avevano destinato. 
Recossi a Stnttgard per disegnai^ 
e dipingere nell'accadeniìa ducale; 
ma in breve consMcrosst esclusiva* 
niente airjuiaglfo. 11 dnca maravi- 
gliato deVapidi progressi che faceva 
intal'arte, gK assegnò una pensione, 
.perchè potesse recarsi a Parigi, onde 
perfezionarsi sotto la direzione di 
Wille. Avanti il 1776 aveva pub- 
blicate diverse stampe, che gli me- 
ritarono in queir anno V oriore di 
essere ricevuto membro dell' acca- 
demia di pittura in Parigi. Nello 
stesso anno fu richiamato in patria 
col titolo di professore dell* acca* 
demia ducale di Stnttgard, ed in 

Suesta apri una scuola d'intaglio, 
i cai fu egli direttore. 

JBcco un breve efenco di alcune sue 
stampe, 

Giovan Giorgio Wille 

Madama le Brnn, dipinta da lei 
medesima. 

La tenera Madre , ossia ritratto 
di sua moglie. 

Luigi XVI re di Francia , rap- 
presentato in piedi e decorato dei 
reali ornamenti , slampa ris^ar- 
data come un capo lavoro dell'in- 
cisione. 

Alessandro vincitore di se stesso, 
da Flinck. 

L' Attacco di Buneher' Shill, pri- 
mo combattimento degl' Inglesi e 
degli Americani , nel quale restò 
morto il generale Warren, da John 
Trumbull. 

Cerere e la Figlia, ossia la State, 
da Goltzius , inciso alla sua ma- 
niera. 

r— - (GiovANrn) nato in Olanda, 



MU 

e probabilmente in Amsterdam circa 
il 1570. Pretendono alcuni che ap- 
partenga alla famiglia di Ermanno 
iUuIler, ma nò di questa éircostansa, 
i)è di tutt' altro che rtsguarda Ja 
sua privata vita si hanno accertate 
notizie, e soltanto si tiene che ap« 
prendesse il disegno e l' intaglio a 
botino da Goltins. Il sig. Watelet 
parlando di quest' artista, dice, che 
egli fu per awenturà l'intagliatore 
dht maneggia il bulino con maggior 
ardire d^ ogni altro : che meriterà 
sempre d* èssere Uudiato dai gió'» 
Qam artisti che aspirano a distin- 
gutrsi in questa parie, colt awer» 
tenza peraltro di temperare alquanta 
r eccesso di audacia che le sue 
stampe possono ispirare, Niuno ha 
posseduto in pia alto grado il me- 
stiere dell' intaglio, onde non èpos* 
sibile di tagliare il rame con magm 
giore facilità, o d' impiegare minor 
lavoro per rappresentare i diversi 
soggetti. In fatto tutti i snoi tagli 
sono con arte variati tanto nel la- 
voro che nel tuono deirefietto. Os- 
servano però gl'intelligenti, che le 
sue estremiti potrebbero essere pia 
belle. Stimansi pia che le altre, le 
stampe di ritratti e le storie di sua 
composizione perchè trattate in uno 
stile piò dolce e piii vero. 

Soggiungo un breve elenco delle 
sue stampe. 

Ritratto di Bartolommeo Spran- 
ger pittore cesareo 

Simile 4ì Maurizio , principe di 
Grange. 

Altro del generale Ambrogio Spi- 
nola 

Il Battesimo di Gesh Cristo nel 
Giordano, celebrato con celesti ap- 
parizioni, di sua compesittone 

Il Convito di Baldassare , come 
sopra 

L'adorazione dei Magi, come sopra. 

Chilone filosofo spartane, conae 
sopra 

Harpocrate filosofo, eome sopra. 

Agar nel deserto , da Sprangar* 



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MU 

HUNALDI O MONALDI,8coUro 
dì Andrea Lacatelii, fu come il mae- 
»tro pìUoredi bambocciate, e paesi* 
»U;eDbe uo gusto simile al Lucatelli, 
ma noe lo raggiunse nella corre* 
•ione dei disegno, nei colorilo^ ed 
in qnelJa naturale grazia, che forma, 
diciamo cosi, l'atticismo di questa 
muta poesia. 

MO^AN A ( PADRE Giuseppe ), 
nato a Valenza nel 1671, passò a 
Bfapoli quaod' era già frate trini- 
tane, e vi fece tali progressi nella 
pittura , che tornato dopo pochi 
anni in patria, ornò il suo convento 
di Horviedo di buone pitture; ma 
perchè non era meno letterato che 
pittore, consacrò la maggior parte 
della vita nello scrivere la conti- 
nnaziooe delle Storie del Mariana, 
e diverse opere iutoruo alle anti- 
chità di Valenza. Morì di 59 anni. 

MONARi (GlOVANHi), padre di 
Pellegrino da Modena, non si scostò 
dalla maniera de' quattrocentisti, 
ma si rese benemerito dell'arte per 
aver dati i primi rudimenti pittorici 
a suo fìglìo, 

— (Pellegrino). A quanto fu 
detto di costui alla voce aretusi 
debbo aggi ugnare, che dopo avere 
dipinto a Àfodeiia sua patria nella 
eoofira temila di S. Maria della Neve 
e Delia chiesa di S. Bartolomraeo, 
recossi a Roma , dove fu uno dei 
BBoJti ajuti di Raffaello ne' lavori 
delle Loffge Vaticane. Dopo la morta 
dell' Urbinate lece in Roma ed in 
Modena diverse cose che spirano la 
nobiltà e la grazia della maniera 
raffiellesca. 

MUNGA O MINGA ( Andrea 
DEL ) vivea in ' Firenze , sua pa- 
tria , Del 1558. Fu degli ultimi 
scolari del Ghirlandajo onde vien 
detto condiscepolo del Bonarroti, 
•ebbene assai pih sìovane. Cre- 
dcsi cofliUDemento eoe non aves- 
se fiieilità d' invenzione , nò ri- 
solato e corretto disegno» come la 
■saggior parte de'saoi condiscepoli: 
m pcrdiè nel quadro dell'Orazione 
Az. 4Ìt^H arci», tee. t. HI. 



MU 25 

nell'Orto, ehe fece per Santa Croce 
di Firenze , roostrossi eccellente 
maestro ancora in queste partii li 
disse di essere stato ajutato da tre 
suoi amici. 

MUNICKUISEN (Giovanni), 
nato nella Frisia circa il 1636, si 
rese celebre nelle Fiandre come 
disegnatore ed intagliatore a bu- 
lino. Tra le molte sue belle stampe; 
sono in particolar modo pregiati i 
ritratti assai ben finiti^ tra i quali 
ricorderò i seguenti : 

Hendrick Dìrckseii Spiegel, bor- 
gomastro , da un dipinto di Lim^ 
burg. • 

Francesco Burman professore in 
Utrech, da. Maas. 

Gerardo Brandt juniore, da Musr* 
cher. 

Pietro Zurendonk , da Plaats. 

Giovanni vau Wayen. 

Daniel Gravi 

Pietro van Straveren , disegnato 
da Mieris. 

Cornelio Tromp, Ammiraglio di 
Olanda, bellissimo ritratto , tratto 
da un quadro di Piasse. 

L' Autunno e l'Inverno, sotto la 
figura di due fanciulli , uno dei 
quali tiene un grappolo d'uva, l'aU 
tro una patrie di una tenda , eoa 
la quale cuopre il suo compagno. 

MUNICLAIR ( N. ) intagliatore 
che operava in sul declinare del 
diciottesimo secolo, nel 1786 pub« 
blicò varie stampe alla maniera di 
lapis, rappresentanti le scene della 
celebre commedia di Beaumarchè 
intitolata il Figaro. 

MUNTANINI ( Pietro) nato io 
Perugia nel 1619, fu scolaro di Ciro 
Ferri, poi di Salvator Rosa. Fu 
pittore di paesaggi, e tale che po« 
chissimi in questo genere lo su* 
perarono. Sgraziatamente volle pro« 
versi ancora nella figura, e si fece 
conoscere talmente scorretto nel di* 
s^o, che i suoi paesaggi popolati 
di figure sono posposti a quelli che 
ne sono privi. In Perugia trovansi 
nella sagtvstia ;degli Eremitani « 



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26 MU 

presso molte famiglie quadri del 
MuDlanÌDi^ sebbene moltissimi siano 
passali in Francia ed altrove. Mori 
iD patria nel 1689. 

MUNTERÀ(6iAGlo)nato in A scoli 
nel 1555 , è vantaggiosamente co- 
nosciuto per alcuue belle opere 
eseguite in patria , dàlie quali po< 
Irebbe conghìeltararsi avere egli 
studiato in Roma ; perocché vi si 
scorge dottrina di disegno e belle 
forme ^ ma infelice colorito. Morì 
in patria di 58 anni. 

MURA (Fraucesco de); detto 
FnmctschitUÒ , pittore napolitano 
che fiorì nella prima meta del di<« 
ciottesimo secolo , lavorò mollo di 
ornati e di figure a fresco nella sua 
mitrià. Passava poi alla corte di 
Torino circa il 1730, ed a compe« 
tenxa del celebre cavai. Beaumont 
dipinse alcune camere del reale pa- 
lazzo. Le pili riputate storie che 
colà esegui in alcuni sfondi di 
stanze destinate ai quadri fiammin- 
ghi sono quelle de' Giuochi Olim- 
ptcif e delle imprese d'Achille. 

MURANO ( Andrea da. ) di- 
|>ingeva circa il 1400. Sebbene non 
si allontanasse dalla maniera dei 
suoi contemporanei , disegnò con 
gualche bravura i volti e V estre- 
m'ììk, e convenientemente posò sui 
piani le figure. Una sua pregiatis- 
sima tavoU conservasi in Murano^ 
in cui , tra diversi altri Santi, ve- 
dasi an S. Sebastiano ignudo tanto 
ben fatto» che il torso sembra co- 
piato da un antica statua. 

-«— ( QuiBiNO DA ) fu contem- 
poraneo di Andrea , e fors' ancora 
appartiene a più lontana epoca. 
Nella privata quadreria del Signor 
Sasso di' Venezia conservavasi un 
qoadro di Nostro Signore seduto* 
con una divota ai piedi e col nome 
del pittore , ma senza indicazione 
dì* tempo. A Quirico deve assodarsi 
Bernardino ricordato dallo Zanetti 
quale autore di un' antichissima ta- 
voli:. 

«•>— ( NATAUno DA ) uno dei 



MU 
molti allievi di Tiziano Yecellfo , 
ed assai valente ritrattista. Dipinse 
ancora diversi quadri da stanza . 
che tutti hanno il sapore del far 
tizianesco: e se immatura morte 
non lo rapiva all'arte non avrebbe 
defraudate le concepite speranze di 
vederlo un giorno nel numero dei 
srandi allievi del Vecellio. Secondo 
u Lanzi dipinse eziandio qualche 
tavola d'altare, e precisameule una 
della Maddalena in Udine, che seb- 
bene in pih luoghi guasta dal tem- 
po e da moderno rislauratore, con- 
servava non pertanto alcuni beU 
lissìmi resti. Mori circa il 1560. 

MURANT ( Mani^ele ) nacque 
in Amsterdam nel 1722 , e fu al- 
lievo di Wourwermans. Quando st 
senti capace di lavorare da sé, passò 
in Francia, e vi dipinse molti qua- 
dri di paesi e di borgate con edi- 
fizj all'Olandese. Di ritorno in pa- 
tria, fissò la sua dimora a Lewarde 
nella Frisia^ dove mori nel 1700, 
dopo avere eseguile non molte ma 
finissime opere per l'Olanda e per 
esteri paesi. 

MURATORI (DoMEUTCOiriUA), 
nato in Bologna nel 1664 apprese 
gli elementi della pittura in patria 
sotto Lorenzo Pasinelli , dalla di 
cui scuola passò in età giovanile a 
Roma, dove con Aureliani Milani 
Sostenne il decoro dei Caracceschi. 
Delle molte opere eseguite per chiese 
e per privati non ricorderò che le 
principali: i Profeti della basilica 
laleranese, S. Raineri che libera un 
ossesso fatto per la cattedrale di 
Pisa e per ultimo la tavola del Mar- 
tirio de' Santi Filippo e Giacomo 
per la chiesa dei S. Apostoli « che 
può chiamarsi la maggior tavola 
d' altare che trovisi in Roma: qua- 
dro macchinosoj condotto con gran- 
de iotellifienza , e che se avesse il 
colorilo della bontà dei disegno e 
del contorno, potrebbe sostenere il 
confronto de' migliori del Maratta^ 
del Cignani e di altri maestri dì 
queir età. Mori nel 1749. 



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MU 
■nRATORl <TnttA) Ione swi 
|igireote.wcque in Bofegna ancor MM 
nel 1662. Costei apime a dipiogtre 
dal Pasbdiì , poi stadio sotto la 
Strani . e per ultìnKi sotto Giovan 
Gioscilb <iel Sole. Coli' asnsteoaa 
di oocst'alitmo aiaestra dipiuieper 
la diien di S. Stefano in Boloma 
la storta di S. Benedetto che salva 
da morta un fsnciullo: poi f«Ge da 
sé altra tavole per altre chiese della 
Siena città , e per la nnova chiesa 
di S. Domenico di Farrara Maria 
Yergioacortegfijata dagli Angeli che 
sppare a S. Pietro Martire. Morì 
in patria nel 1708. 

MUTREAU (GlOTANiiT) nacque 
in Parigi nei 1712, apprese il di* 
Steno a V intaglio io patria sotto 
più maestri , ed intagliò molte 
slampe storiche da diversi pittori 
alla punta ed a bulino. Formano 
le principali sue stampe una rac- 
colta di 99 peisi, intagliali dai mi* 
^ion qnadrt di Wouwermans esi- 
stenti in Psrigi. Ma preseolemente 
questa raccolta è caduta in qualche 
discredito. Asmi pih stimati sodo 
gli altri suoi rami, tratti da diversi 
maestri : tra i quali ricorderemo i 
seguenti ; 

fiefaecca die riceve Blieser, ser- 
vitore di Abramo , ed i doni che 
questi le manda , da Paolo Vero* 



La Besanesione di Lasaaro, da 
Booloogne. 

Bacco ed Arianna , dallo stesso. 

Le dipartente di Ettore e di An« 
drcMnaca, dallo stesso. 

Fermata dei cacciatori e poste 
della caccia , da Yan Falens , due 
peni intagliali da Mnvreau nella 
sua ammissione all'accaneraia Tanno 
1736. 

Gonversasione dei Marinari, da 
Claudio Lorenese , intagliato nel 
1789, vai a dire cìnqnan taire anni 
dopo essere stalo ammesso all' ac« 
cadeoiia di Parigi. 

MUBENA (Carlo) romano, nato 
nel 1713, studia» belle lettere, filo- 



MU 27 

>ofi« t ki^ * indi infastidito delle 
sofisticherie legali > applicossi al* 
Tarchilettura setto* Niccola Salvi. 
Godeva il Murena della proteiionn 
del cardinale Barberini , il quale 
per porlo subilo in su la via del 
ìruadla^, lo mandava presso Luigi 
Vanvilelli, che in allora costruiva 
il Laxtarello di Ancona. Il giovane 
architetto trasse meraviglioso pro- 
fitto dagl'inseaDamenti e daHe pra« 
tiche dell'architetto napolitano; onde 
chiamato questi dal proprio sovrano 
in patria per dar comiocìamento 
alla real villa di Caserta, rimase 
al Murena la direxione delle opera 
d'Ancona. Fece poi la chiesa ed il 
convento de' monaci Olivetani di 
Monte Morcino a Perugia. Disegnò 
un tabernacolo isolato per \a cai* 
tedrale di Temi, che riuscì assai 
vago e ricco; ed in Foligno eresse 
la chiesa delle monache della Tri* 
nità. Tornato a Roma lece la ricca 
cappella Zampai in Sani' Antonino 
de Portoghesi. La piauta di questa 
cappella è rettangola, ma per non 
so quale biizarria.il cornicione del- 
l' aliare va in concavo , cacciando 
qua e là desti angoli assai disgu- 
stevoii. Mille altri inconvenienti 
trovansi in quest'edificio, che fu uno 
degli oggetti di amara e ginsta cri* 
tica di Francesco Milizia. Ma il Mu- 
rena riparò con usura i difetti della 
cappella Zampaj colla vaga sagre- 
stia architettata per la chiesa di 
S. Agosti DO, che riuscì assai bella. 
La di lei figura è uu rettangolo ad 
angoli pieni , onde forma una spe- 
zie d' ovale. La volta è graziosa, 
esollaoto è troppo alto il basamento 
con zoccoli sopra zoccoli, sui quali 
si ergono i pilastrini cor ini j. Molto 
ben intesa è la fabbrica dei Cer- 
tosini presso S. Lucia della Chia- 
vica, non meno per il suo esteriore 
semplice e sodo, che per l' interna 
distribuzione degli appartamenti t 
ne' quali seppe con molto senno 
combinare l'ordine, la comodità e 
la bellezza. Sono eziandio eseguiti 



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2B Hti 

sui ilisegai di Idi ia cap^ielià Baght 
1u Sant AlaMÌo , V aitar maggiora 
la S. PantaleoDfl , la facciata . a- 
sposta cor l'ainbasciatore di Francia 
Hochecnouart, in occasione che que* 
sto personaggio fu decorato della 
sacra porpora. Appena toccava 1 
clnqosnt' anni , che il Murena fil 
colpito da grave malattia, che lo 
trasse al sepolcro quand'era giunto 
air apice della fortuna. Fu uomo 
dabbene, di bella mente, laborioso 
e sollecito nel lavoro. Conservò sem* 
pre neir architettura una maniera 
soda e ragionata ; e se tal volta in* 
cSaropò negli abusi comuni , seppe 
costantemente tenersi lontano dai 
ghiribiszi ch'erano di moda nell'età 
sua. 

MURfiS ( Alfonso ) chiamato 
il Vtcchiot per distinguerlo dai fi* 

filinoli troppo deboli pittori per aver 
ooKo fra gì' illustri artisti, nacque 
«^ Badajor in sul declinare del di- 
dassettesimo secolo. Appena uscito 
dalla scuola del maestro ebbe la 
fortuna di essere protetto dal ve* 
scovo di Bajados , che gli procurò 
onorevoli ed utili commissioni. Né 
Alfonso èra indegno dei buoni uf- 
fix) del prelato, perocché disegnava 
correttamente e con grazia le fi- 
gure, dava ai volti arie gentili , le 
composicioui avevano fuoco, e mo- 
stravano molta intelligenza del chia- 
roscuro. Tra le noo poche pitture 
viene universalmente riseuardato 
come il suo capolavoro il ^. Fran- 
cesco di Paola eseguito per ^li os- 
servanti di Badajoz. Ignorasi V e- 
peca della sua morte. 

MURILLO. y. Esleban Murillo. 

MURILLON LA CARE ( F. ) è 
conosciuto tra gì' intagliatori fran- 
cesi che operarono nella prima metà 
del diciottesimo secolo per avere in- 
cise alcune delle stampe che ornano 
l'edizione del 1731 delle cetebre 
Opera di Marmontel : Histoirt des 
Tncas rois du Pcrou, te, 

MUROT-o MAROT (Frawcesco) 
iMto in Parigi nel 1667 fu allievo 



tkl t>tildin (Wlo de la FoM. km 
Veva &6 litini quando fu nominato 
socio dell'accademia di pittura di 
t^ati^i, della quale alcuni anni più 
tardi fu professore. Le più celebri 
sue pittore conservansi nella chiesa 
di Nostra Signora di Parigi , che 
n'avrebbe avute altre per avven* 
tura più ragguardevoli se la morte 
non lo rapiva alle arti nel 1719. 

MURPHY ^GiovAiTNi) nacque ia 
Inghilterra nel 1748« ed operava in 
Londra nel 1780. Le stampe di lui 
alla maniera nera sono oai cono^ 
scitori assai ricercate. Tra queste 
sono celebri le seirnenti : 

Capitano Giorgio Farmer , che 
peri colla sua nave nel 1779. 

Una Madre intenta alla proprie 
incombenze, da Singleton. 

I Ciclopi nella loro fucina, da 
Luca Giordano. 

L'Incredulità, ossia S. Tommaso^ 
che parla a Gesù Cristo io mezzo 
ad altri discepoli, da Michelangelo 
da Caravaggio, 

Pietro, e Giacomo, che conversano, 
insieme. Serve d'accompagoaroeoto 
al precedente. 

II Figlio di Tiziano e la sua nu« 
trice, da Tiziano. 

Abramo apparecchiato ad ofinre 
il suo figliuolo in sagrifizio, da 
Bembrandt. 

1 Fratelli di Giuseppe che por- 
tano al padre la veste insanguinata 
del figlio, dal Guercino. 

Giuseppe che spiega il sogno a 
Faraone, dallo stesso. 

Hiram re di Tiro che manda di* 
versi regali al re Salomone , da 
Eckhaut. 

Eliseo che risuscita il figlio della 
vedova, da Northcote. 

Giajelle e Sisara, dallo stesso. 
. Bellissima Tigre entro un pae-^ 
saggio. 

M URBIS ( Tommaso) nacque ia 
Inghilterra circa il 1760, e di trenta 
auui trovasi annoverato tra i buoni 
intagliatori che operavano in Lon- 
dra. Lavorò, più che di tutt' altro 



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H t»wt^ ', tra i quali fono ecù 
iioaeìuù 1 segoeoti t 

Lft Cftocùi delia Volpa. Il pae* 
nifSff» è ÌDciao dii Marna a la fi- 
gure da BartoJoiti. 

La Mattioa e la Sera, due pae« 
aaggi che ai acoompagnaDO, da Alb» 

Ciijp- 

Vedala del castello di Sterling 
IwUn Sootia, da Saodby. 

^iddaw , bdliasìnio paesagffio > 
Sa cui Tedesi ima Diligenza alnn- 
gleie» da Loutherboura. 

Yediila a levante del castello di 
Graeori Page Turaer, nella contea 
di £ent, da Robertson ec. 

MUSCA (GiovAH Maria) scnl« 
toro padovano operava nel 1532 , 
nel qoale anno (eoe la bella me* 
daglia di Sigismondo li re di Po- 
lonia. Sono pure suoi lavori le sla- 
tnetle laterali a ijaella di S. Rocco 
nella sua chiesa in Yenetia , altre 
pìccole scattare erano in S. Spi- 
rito» appartenenti al genere di quella 
clegaDtìwinMi tlatoelta posta in San 
Stefano sopra ìtt pila dell'acqua lu- 
strale. 

i— * (pRAfrcESCO E Simone) scuU 
lori toscani , coi quali venne tal- 
Tolta confuso il Mosca di Padova > 
•peravaoo nel sedicesimo secolo, e 
furono bensì ragionevoli artisti, ma 
■OD tali da occupare un distìnto 
kiogo tra i loro compatriotti, co- 
mnnque abbiamo eseguile opere di 
inissimo intaglio in marmi ed in 
macigni. 

MUSCHEB ( Michele van ) di 
Boterdam, nacque nel 1645, e stu- 
diò con singolare instabilità pres- 
soccbè sotto tatti i maestri che in 
teoipo della sua giovinessa avevano 
io Olanda qualche nome. Con tale 
metodo, per altro assai perieoloso, 
formossi uno stile che partecipa di 
nK>lte scuole senta punto sensibil- 
mente avvicinarsi pmltoslo alle une 
cbe alle altre. Pare diffidasse delie 
proprie forze rinonaiando come fece 
BÌ piii nobile ramo della pittura , 
foùlo lidia storia , e si restrinse 



itti » 

ai ritratti^ the d'ordinario sono me- 
glio pagati cbe i quadri d'altro gè-' 
nere. Pochi artisti ebbero per questa 
rispetto più lavori di Muscher, non 
tanto per 1' eccellenza del lavoro 
quanto, per Tartifiaio di abbellire i 
volti senca tradira la rassomigtianta. 
Il suo miglior quadro credesi co* 
raunemente essere quello rappresene 
tante la propria famiglia. Mori in 
Amsterdam nel 1706. 

MUSCOLUS (F. W.) ftcesi no* 
me tt*a gì' intagliatori per avelie in« 
taglialo con spirito e grasia molti 
piccoli paesaggi^ da Wynanta-0« 
stade. 

MUSLEY ( Cablo ), nato in In« 
ghilterra circa il 1729, apprese il 
disegno e l'intaglio in Londra» dove 
operava con felice nascita nel 1760» - 
Oltre i molti lavori £itci per i li* 
brai, pubblico diversi attratti assai 
belli, fra i quali Carlo I a cavallo, 
tratto dal celebre quadro di van- 
Dyck che conservasi a Kensigton « 
ed il Maresciallo di Bellisle , pura 
a cavallo. Incise ancora in compa* 
goia di Hogart la celebre stampa 
che porta il titolo di Porta diCm* 
lais, e fece, oltre varie altra cose, i ri- 
traiti dei più celebri pittori Ferra- 
resi. Volle pure rinnovare l'uso 
delle stampe a tre legni, ma la cosa 
non riusci come desiderava. Dicasi 
che disegnava male, ma che eccel- 
lentemente intagliava il legno de^ 
lineato da altri artisti. Yivea an- 
cora nel 1799. 

MUSTIO, ebbe fiima delU fab* 
brica di un tempio dedicalo a Ce* 
rare, che Pi iato Secondo fece a pro- 
prie spese riedificare, ornandolo di 
colonne , di statue , e di varj altri 
lavori in marmo. 

MUTZÈ , o MASSE ( GiovAir 
Battista ) nacque in Parigi nel 
1687 e fu uno de' più lodali mi* 
niatori de' suoi tempi. Chiamato ai 
servigi del re, vi si rifiutò sotto pre- 
testo di cagionevole salute che non 
sii permetteva veruno continuato 
lavoro p ma effettivamente perchè 



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30 MD 

volara etfcrt libera, h Io atrro a 
M Dio, soleva ttAì dkt» a mi aento 
M abbaotanaa lìDoro par noa asaara 
M al moudo dipandeota oba da »a 
n «olo. H Datoti aH'iota^lto in raase, 
ai feea TaataggiotaaMota coaoaeera 
oon ateuaa sianpa iaolata, indi 
diada nano ad iiaa granda rac« 
colla, par la quala disaj^ò a feoa 
intagliara boHo ki sua dirazioaa, le 
pittore fatte da Carlo La Brun nella 
grande gallerie e nella dna attigue 
aala d«l palaazo di Versailles. Ter- 
nana quest'opera nel 1753^ a muaì 
otluagcsario nel 1767. 

MOYABT (Ckisttano Luigi) 
operava ìm AeMlardam circa il 
1o3(k È cosa aiugolare, cke di qoe* 
H* intaglìatora, che pubblicò la se- 
guente celebre raccolla, non si co- 
nosca Teron' altra stampa , e non 
si abbiano più cireostaniiate notìzia 
dalla sua vita. L'accennata Raccolta 
composta di otto grandi stampe eoo* 
tiene U storia emblema lica della 
regina Maria de' Miedici. Sono in- 
cise alla pnnta ed a bulino^ e ca- 
raUarìxsale da figure allegoridie con 
proportioni fiamminglie. Le piti im« 
partanai sono le cinoue seguenti. 

La regina Maria de' Medici ma- 
gnifioemante abbigliata. 

Feste date in Firenze dal ^ran- 
docalo di Toscana dia principessa 
Maria prima che partisse per la 
Francia. 

La Francia rappresentata in un 

Slobo, che è squarciato ed inoen- 
ialo dalle Furici la regina spa- 
Tantata sembra che implori Tajnto 
di Ercole* 

Ercole assistito da Marte e da Mi- 
»erva,aecompagoalo da altre divini- 
ti e dall' Abbondaosa. riaccomoda 
1^ strappature del suddetto globo. 
Ercole « sostenuto da Marte e da 
.Minerva, porta sulhs spalle la Fran- 
cia roslaorata. 

MUZUMO ( Girolamo) di A- 
equafiradda, villaggio del territorio 
bresciano, nacque nel 1528: fu uno 
da*piii illustri allievi del Romaoitto, 



MU 
ed acenrato imitatoffa di Tiaiatto p 
studiando le di eoi , opere, per eoa* 
sigliodd maestro, appresa quel vago 
colorire , che gli fisoe tanto onora 
in Roma , dove recossi in etib di 
circa 35 anni, L' amora della prò* 
pria scuola non gli avava talmento 
affascinati gli occhi , da non ve- 
dere quanto collo studio dall' an- 
tico e dei capi lavoro dalle scuoio 
romana e fiorentina avrebbe potuto 
migliorare nell' arte. E non tardò 
a far luminosa prova da'suoi nuovi 
stttd) nel quadro della Risurraaione 
di Lanaro dipinto per S. Maria 
Maggiore e poi trasportalo al pa- 
lasse Quirinale, iodi alla galleria 
di Parigi. Sappiamo dal Vasari che 
avendo Michelangelo Bonarvoti ve- 
duto questo quadro, riaguardò Gi- 
rolamo come uno da' migliori vi- 
venti artisti. La dichiarata parzialità 
di cosi grand' uomo, ed altri suoi 
quadri ornati di bellissimi paesi 
alla tisianesca, gli procurarono im- 
portanti commissioni per chiese e 
per private caso, e lo posero in gran- 
dissima stima. Forse il suo più sin« 
golarepaesaggio è quello del quadro 
della Certosa rappreseutairte diversi 
Anacoreti, che odono il sermone dì 
un autorevole monarca. Nel duomo 
d' Orvieto, in quello di Foligno , 
nella bjisiltca di Loreto ed in pili altri 
luoghi lasciò non menoche in Roma 
copiose testimonianae della soa vir« 
tu; e soltanto k soa patria non 
possiede verun' opera di un artista 
che ooo l'onora meno del Moretto, 
del Romaoino, del Gambara. 1 nodi 
del Musiano richiamano alla mente 
la dottrina anatomica di Michelan- 
gelo, alla di cui proteaiooe vogliono 
alcuni che sagnficasse il tacile a 
pastoso disegnare della scuola ve* 
neta. 1 disegui della colonna di 
Trajano, cominciati da Giulio Ro- 
mano furono terminati dal Mnaiani» 
che mancò alla gloria dell'arte nei 
1590. 

MUZIO (Gaio) , dottissimo ar- 
dùtetto romano, costnisse nella 



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MtJ 

ddU Virlù presso i cosi delti Tro. 
tei di Akno , che «Jcuaì credono 
«ssere gli antichi muri tuttora esi* 
sleDti presso S. Eusebio. Era questo 
teai|MO perittero, ^a seoza portico 
deUe parte di dietro. Le vere lem 
deJl arte bnilaTNOO e nella celia e 
■«Uè ooioone e ne^comiciamenti di 
^ueit edifizto , il quale , se fosse 
•lal9 di HMono, ed avesse ail'esat* 
teaa del lavoro corrisposto la rie- 
diesM delia materia, occuperebbe 

^■ii. *^i? ?"^** •"* * P'" sontuosi 
«MI aDtichitA. Credonsi battute rae- 
«aghe d argento in onore di que* 
SI •rchiutto . per aver fallo un 
tempio cosi bello. Forse questo 
tonpio fa fallo costruire da quel 
Marcello, che fu chiamato la Spada 
di Roma, che fu cinque volle con- 
sole, che pianse in occasione della 
€onf|tttsu di Siracusa fatta da lui 
m^ennao, ed ebbe io somma stima 
ATchimede, mulgrado tanto danno 
dft oso ricevuto. Allora il tempio 
•rcfaiteciato da Gajo Mutio dovette 
«ere m qualche maniera come 
r!**' «.^««'perocché abbiamo 
dalla Slona, che Marcello il fim- 
cmamo concepì il pensiero d'iiioaJ. 
WS un tempio all' Onore ed alla 
Ynrtu; ma diviso in due si vicini 

I uno ali altro , ed in maniera di- 
sposu che bisognava necessariamente 
Pfssarc per quello della Virtù onde 
gmgnere ■ quello dcirOuore. Idea 
veramente degna di uno depiù il- 
l««ln generali romani ! È noto che 
!f ?"^« *«npìo il SeoRio formò 

II «teeivto per richiamare dal bando 
Uceraie, il quale disse: in tempio 
"••••w ei F'irtutis homos habitus 

MWZTN ( Michele) nacque in 
AMterdam circa II 1730, e fu va- 
l€Me mtagltalore alla punta ed a 

i?*V"" "'^**' »ooi rami pro- 
cure di combinare la punta col 
Aolino, e vi riuscì felicemente, 
come at ùauìo proti le seguenti 



MY SI 

Ritratto dell' anuniraglio Jacob 

Wassenaer. 
Ritrailo di Michele Rujler,. am- 

miraglio. 

Cornelio de Wilie , peesionario 
d Olanda. 

Tenere nuda che dorme, da Bà- 
cier. 

1 Quattro elementi sotto il co- 
mando di Venere, da Cornelio Hol* 
Stein. 

Danza di iknciullì nudi: una 
doona suona un sistiti , ed un Sa- 
tiro Paccompagna col tamburo, dello 
slesso. 

Altra densa in coi vedasi uo pic- 
colo Satiro che balla ton tfe fim- 
ciulli, dallo stesso. 

Un Satiro che presenta oo grap* 
polo d* uva ad una donne nuda , 
che si riposa vicino ei suoi barn» 
bini. 

La Santissima Vergine cbe in* 
scena a leggere e S. Giovannino , 
dal Guercmo. 

Seguito di dodici Stampe, dedi- 
cate a Davide Garrick , consistenti 
in dodici leste di carattere. 

Ventinove studj , da Salvator 
Rosa, Claudio Lornese ed altri, de- 
dicati al pittore Raynolds. 

MYLLICU (Niccolò ) nacque in 
Anversa circe il 1633, ed apprese 
la scultura sotto il padre suo, che 
operava di cose d* ornalo e di di- 
Segno presso un pitlora d'Anversa, 
cui era stalo raccomandato dal ge- 
nitore. Si disse . che pestò in Uè- 
lia. e fu alcun tempo in Roma nel 
numero dei molti ajuti di Lòrenio 
Rernini. Di ritomo in patria, ebbe 
alcune commissioni d' importanse , . 
che lo fecero rìsguardere per va- 
lente maestro , onde nel 1669 fu 
chiamato alla corte della vedove 
regina di Sveeia Eleonora , perchè 
eseguisse diverse statue da collo- 
carsi nel regio palatzo. Da princi- 
pio fece una statua di Minerva e 
quelle delle nove Muse; terminate 
le quali gli fu commesso di sral- 
pira le statue simboliche di sedici 



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52 MY 

Virtù. Terminò tutti questi lavori 
in marmo in pochi anni, e n'ebbe 
ricompensa proporzionata al merito. 
Il Sandrart, dice che le statue aveva- 
no tanta morbidezza che sarebbersi 
credute di cera e non di marmo. 
Condusse io patria ed altrove diversi 
altri lavori m marmo ed in legno, 
nual più qual meno , ma tutti lo- 
oevoli per invenzione, disegno, ed 
accurata esecuzione. 

MYN (Armìlnno vander) nacque 
in Amsterdam nel 1684 ed apprese 
i principj della pittura sotto Er« 
Desto Sluven pittore fiorista. Sde- 
gnando Armanno la gloria che po- 
teva venirgli da cosi basso genere 
di pittura, abbandonava il maestro, 
e studiando i migliori esemplari dei 
grandi artisti, otteneva di farsi nome 
tra i pittori di ritratti e di storia. 
Era ancora giovane quando fu chia- 
mato alla corte dell elettore Pala- 
tino , nella quale in principio del 
diciottesimo secolo trovavansi rac- 
colti tanti illustri artisti d'ogni na- 
zione, italiani , francesi , fiammin- 
ghi, tedeschi, ec. Tornando all' A)a 
nel 1717 portò seco un quadro di 
Danae che sorprese la città. A que- 
sto primo lavoro tennero dietro altri 
ancora più lodati non meno per la 
composizione, che per il disegno e 
la nobiltà dell' espressione. Ma il 
suo miglior quadro di Storia fu 
quello rappresentante S. Pietro che 
nega Cristo; come trai ritratti sono^ 
più stimati quelli riuniti in un solo' 
quadro della famiglia di Bour- 
rouchs, ricco inglese che generosa- 
mente- lo ricompensò« E veramente 
vander Myn fu valente artista; ma 
credendosi assai più «he non era , 
richiedeva cosi alti prezzi delle sue 
opere, che frequentemente mancava 
di commissioni e di compratori. 
Boviuato dalle sue prodigalità e 
dalla vanagloria , mori povero in 
Londra nel 1741» 

MYNDEROUT(N.) nacque circa 
nel 1657 in Anversa , nella di cui 
•feademia di pittura conservasi tut- 



MY 

tavia una bellissima Marina latta 
allorché fu ricevuto membro della 
medesima. Troviamo però che nel 
1662 erasi di già subilito in fira* 
ges, ed apparteneva a quella fra* 
Urna di pittori. Egli non dipinse 
che porti di mare e rade ingombra 
di navi : né le sue cmere sono ad 
nn di presso di ugual merito, tre» 
vandosene alcune diligentemente fi- 
nite, altre poco più che abbozzate; 
tutte abbondanti di oggetti , e di 
grandissimo effetto per istudiati eoo* 
trapposti'e per ricchezza di figure. 
Sono spezialmente rinomate le ve- 
dute delle città e dei porti d* An- 
versa e di Bruges, delle quali feca 
molte repliche. Non è ben avverata 
1' epoca della sua morte, 

N 

NADAT (N). intagliatore proba- 
bilmente Francese , è conosciuto 
principalmente per due stampe mar- 
cate con una trappola da topi. Una 
rappresenta 1' unione di più oornt 
di milizie in una campagna , la 
maggior parte a cavallo, armate di 
asta , e ciascun corpo col proprio 
stendardo, quale con tre gigli, quale 
con un bue» una rovere, una croce, 
e simili emblemi. Yedesi un pezzo 
d' artiglieria ed un mucchio di 

Siile: r altra stampa rappresenta 
aria Vergine seduta, con S. Anna* 
Ignorasi ogni circostanza biogra- 
fica. 

NAGLI (Francesco), chianuto 
il Centino, apprese a disegnare sotto 
l'illustre suo compatriotto,.il Guer- 
ci no ^ che seppe imitare assai da 
vicino nella forza del chiaro-sooro 
e nel colorito . ma non già nella 
prontezza delle attitudini, e nella 
facilità del disegno. Lasoiò molte 
opere nelle ehiese dì Kimini, e par- 
ticolarmento in quella degli Angeli. 
Non è conosciuta l'epoca della roortft 
di lui. 

NAIN (Luigi ed Antonio fba- 
TELU tE ) nacquero in Francia in 



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NA 
•ol «Udtoare de) diciasseltesimo se* 
«olo* « sì disliosero assai pìit eonie 
^tton TÌUiittisti che come pittori 
di storia. La ioro più celebre opera 
é il quadro del HarttchNo e sua 
famigiÙL, che conservasi oeDa reale 

giHeria di Parigi, ii quale basta a 
r lestìaieoiaiiui della loro virth 
Don meoo ne' lavori di storia che 
dì ritraUi. Jodirisibili fioche vis- 
«ero , la morte con li disgiunse » 
avendoli tolti ambedue all'arie nel 
1748, 

NAIWIKGX ( Ewaic^ ) , pittore 
di paesaggi ed intagliatore ali' a« 
cqaafdrte, nacque in Utrecht circa 
il 1620 * e fu, secondo la più co* 
mune opinione , allievb di Barto« 
lommeo Breemberg, e condiscepolo 
di Antonio Waterloo. Convien ere* 
dere che poco operasse di pitto* 
ra . per consacrarsi tolalroento al- 
l' intaglio; perocché ormai ignorasi 
dove esista alcun suo cruadro. Con* 
servansi però nel gahinetto d' O- 
landa disegni dì sua mano fiittt a 
lapis nero , o fiati coli' acqua di 
eh tot » formante uoa specie di bi* 
strou Ad ogni modo egli non è f»* 
moso che per le sue acque forti. 
Non possono vedersi paesaggi in- 
tagliati con tanta finezza , né toc* 
ceti eoa maggior spirito. Le sue 
opere sono comprese in due Rac- 
colte di otto stampe cadauna , e 
presso che tutte rappresentano paesi 
montagnosi. Nel N.* 1. della prima 
raccolta il mezzo del paese è or* 
nato da due belle querele, le foglie 
delle quali imbarazzano tutto il 
Uméo, con nna lontanMnza ricca di 
boschetti e di alberi.NeIN.^6'',8orge 
nel mezzo di paese agreste una gran 
torre, la di cui sommila è sormon- 
tata da alti alberi, e dal monte vi* 
eioo precipita un torrente che si 
spanne verso il sinistro lato. Il N.®3« 
della seconda Raccolta h un pae* 
«aggio, nel davanti del quale scorre 
no fiume a diritta , ed a sinistra 
▼edoosi bei croppetti d'alberi di- 
stri baiti io diversi piani ; in loo* 

Da. dcgU Arch. c.c. T. iii. 



NA 33 

rananza scogli. Tutti i sedici paesi 
sono privi di figure; ma le acque^ 
gli srogli e gli alberi sono trattati 
con tanto gusto ed intelligenza, che 
bastano per fissare tolta l'attenzione 
dell' osservatore , non lasciandogli 
tempo di desiderare le figure. 

N ALDINI (Paolo) romano» sco- 
laro di Andrea. Sacchi, poi di Carlo 
Maratta, due de'più celebri pittori 
del diciassettesimo secolo» condusse 
poche opere pittoriche in età gio- 
vanile cne facevano sperare dì ve- 
derlo in breve emulare i suoi pre* 
cettori , quando improvvisamente 
abbandonò la piHura, per darsi in- 
teramente alla scultura. Sebbene 
non fosse scolaro di Lorenzo Ber- 
nini , ebbe l' incombenza di scoi* 
pire due degli Angeli che ornano 
il ponte di Castel Sant'Angelo; i 
quali non ri uscirono inferiori a quelli 
esegniti dagli altri artisti, e sembran 
anzi tutti usciti dalla slessa scaola. 
E ciò, secondo la giudiziosa osser- 
vazione delio Storico della Scul- 
tura, perchè uno dei difetti inerenti 
alla scultura del diciassettesimo se- 
colo, essendo quello di troppo mo- 
dificarsi secondo le opere di pit- 
tura, il Natdini nel piegare aglin- 
segnamenti del Sacchi e del Ma- 
ratta, non fece sostanzialmente nttlla 
di ouovo, né di diverso dt quanto 
operavano gli scultori che avevano 
studiato sotto il Bernini, osott'altri 
maestri foggiati secondo lo stile do- 
minante del secolo. 

— — - (Paolo) fiorentino, naeqne 
nel 1537, ed apprese la pittura dal 
Bronzino e dal Puntorroo. Recatosi 
a Roma per continuarvi i suoi stndj, 
vi professò V arte sua alconi anni 
con molla lode; come ne fa prova 
la cappella di S. Giovanni Battista 
alla Trinità dei Monti, ntslla quale 
dipinte diverse storie del Santo. Ter-- 
nato in patria, fece a Santa Maria 
Novella un.i Deposizione di CiH>ce, 
ed una Purificazione, che furono lo- 
date assai. Giorgio Vasari lo prese 
per suo compagno nei lavori dt ?■• 
5 



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34 NA 

lauo vecchio» e se lo leone quat- 

lordicì aoui , onde ne fece onore- 

vote ricorda nca. Ytvea ancora nel 

1590. 

ri ALDINI (Battista) viene an« 
noverato tra i valenti giovani pittori 
fiorentini che dipinsero tante cose 
in occasione degli apparati per le 
nozze del princij^ di Toscana Fran* 
Cesco de' Medici con Giovanna di 
Austna, ed è forse il Paolo Naidini 
precedente. 

NANGIS ( Gerevicfa ) , sposa 
di Regoault , nacque in Parigi nel. 
1746. Intagliò un ragguardevole 
numero di stampe botaniche , coi 
disegni fatti da lei' sui vero , for- 
manti gran parte della Raccolta in* 
titolata ; Botaniqut à la por Ut de 
ioui ie mondtparReffULulU 

NANI (Giacomo), napolitano» 
fu scolaro di Andrea Belvedere , 
più che mediocre pittore. In com- 
pagnia dt Baldassare Caro e di 
, Giacopo Lopta, fece gli oroamenti 
di pittura della rea! corte di Carlo 
di Borbone; ed altre non poche 
opere , che si avvicinano allo stile 
del maestro , esegui in Napoli per 
quadrerie a per private case. Mori 
in matura vecchiaja dopo la metà 
del diciottesimo secolo. 

NANNI (DI Antonio di Banco) 
allievo di Donatello operava io Fi* 
renze sua patria avanti il 1421, nel 
quale anno ebbe dagli amministra* 
tori di S. Maria dd Fiore il pa- 
gamento d'una residua somma do- 
vutagli per il basso rilievo , detto 
dai Fiorentini la Mandorla , che 
vedesi sopra la porta laterale di 
detto tempio , dirimpetto alla yit 
del Cocomero. Quest' opera che il 
Vasari dice essere anc^e oggi dai 
moderni artefici riguardata come 
cosa rarissima , trovasi dallo Sto- 
rico della Scultura descritta nel 
cap. III del lib. lY come segue ; 
w Rappresenta una Vergine assunta 
» al Cielo , assisa entro uno scudo 
*• fatto a mandorla , e portata da 
» quattro angioli , mentre divorai 



NA 
H altri stanno suonando stmaMnli 
».da fiato • • • . Questa compoet- 
»« BÌone trattata con molto inf^egno 
»« ed abUiti di scarpello termina in 
M tre angoli acutissimi^ nelsioialro 
n dei due inferiori vedendoei un 
X San Tommaso che riceve dalla 
M Versine una cintola. « nel destro 
M un Orso che s' arrampica sopra 
«f un albero ». Oltre Ja preallegata 
opera vedonsi in Firenze di questo 
valente scultore altri prq^evoli la* 
vori nell'esterno dell'or S. Michele» 
cioè il San Filippo, ed altri auattro 
Santi raggruppati in una sola nic* 
chia, comunque non deireccellensn 
della Madonna della Mandorla. 

— — * di STOCCO, fiorentino fu 
uno degli Scultori* che sotto la di- 
rezione e coi disegni di Giorgio 
Vasari operarono in occasione degli 
appreccni latti in Firenze por la 
venuta, e nozze dell' arciduchessa 
Giovanna d' Austrin col principe 
Francesco de' Medici, nel 1566. Il 
Nanni fece la statua della vera Re» 
ligione > che fu una dello più lo* 
date , ed altre cose di minore ini* 
portanza. 

— ^ (DI Baccio Bigio), scultore 
fiorentino ebbe parte negli apparati 
di cui si fece parola neiprecedenle 
articolo. 

-*— ( DI Prospero dalle Coiu 
NIOLE ) , fiorentino e condiscepolo 
di Francesco Salviati; il quale da- 
tosi al lavoro d* intaglio in pietre 
dure, acquistò per la sua abiliti in 
tali cose il nome di Nanni- dalle 
Comioft , come V ebbe quel Gio* 
vanni fiorentino, che fu l'antagonista 
del nostro Milanese Domenico dei 
Cammei. 

NANTEVIL ( Roberto) nato in 
Reims da padre il piii bizzarro • 
bisbetico cne mai toccasse io sorte 
a sfortunato figlio. Apprese contro 
sua volontà la filosofia, ed intanto 
di nascosto del padre studiava il 
disegno, le pittura e l'intaglio sotto 
diversi maestri. Praticava ^ scuola 
dell' intagliatore Regnysoo, quando 



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NA 

dovtmlo fare la prima prova difi- 
lofofia, intagliò egli stesso le sue 
Coodosioou Questo lavoro persuase 
talmente Begoysoodel merito di Ro« 
berlo, dbe gli accordò la figlia in 
ìspoaa, e l'accolse in sua casa onde 
sottrarlo al rigoroso giogo del pa- 
dret Recessi a Parigi, e colà ritrasse 
i prìncipi del sangue; e favorito 
dalla imìgliarìtà di Luigi XIV, fece 
tre volle U riiratto di lui. 11 recom- 
piacevasi d'intrattenersi col suo pit- 
tore» che ai meriti di artista aggiu- 
gneva quelli di poeta » e colle sue 
spirìtoee e talvolta sublimi inven- 
lioni , ed il piii delle volte fiicete, 
offriva ooofacente pascolo alle gran- 
diose idee del re talvolta conqui* 
statore ed. eroico e sempre liber- 
tino. Morì Nantevil od 1678. In- 
tagliò rìlratti grandi al naturale, 
ed in questo genere la sua iudsione 
è midoliosa e colorìla. I cappelli 
baono molla leggerezza, esprimendo 
ì quali si valse di un mezzo io ap- 
presso anche troppo usato da Mas« 
eoo, rappreseotaodo perfino ì peli 
die escono dd naso, nantevil vano 
il lavoro a seconda del soggetto. 
D' ordinano intagliò alla punta le 
messe tinte, e talora senza punta^ 
Fece per modo d' esempio senza 
punta la testa del presidente E* 
doerdo Mole e tolto alla punta quella 
di Cristina regina di Svezia. Ri- 
sgnardaosi come capo lavoro i ri- 
traili ddl'Avvocato d'Olanda, dd 
Signor de Pomponne e del piccolo 
MUlard. Tra drca 75 altrì ritratti 
eseguiti da lui, rìcorderò i due di- 
versi di 

Laigi XIY. ano dipinto da laij 
rdiro da Migoard e qudli 

Dd duca d' Albret. 

Di Giacomo Benigno Bossuet. 

Dd Ministro Giovaobaltista Gol- 
beri. 

Di Pietro Gassendi. 

Del Mioistro Pietro Séguier, ec. 

Tra le stampe storiche darò luogo 
a quelle di 

Cristo chegnarda Pietro,da Guido. 



NA 35 

Il Tempo che scuopre il l)u»to 
di Luid XI y mentre che la Fama 
scrìve le sue gesta ec. 

NAPOLI (Cesare di) operava 
io Messina nel 1585 • ed era uoo 
dei buoni allievi usciti dalla celebre 
scuola fondata in Messina da Po- 
lidoro da Caravaggio. 
. NAPPI (Francesco) pittore mi-i 
lanese , il quale, pd cb* ebbe ap- 
presa r arte in patria , recossi a 
Roma, meno per migliorare lu stile 
e le pratiche, che per operare. In- 
caricato di dipingere un' Assuma 
nel chiostro della Minerva ed altre 
cose alP Umiltà, fu molto applau- 
dito per essersi mostrato buon na- 
turalista quando la scuola romana 
era caduta io- preda del manierismo. 
Ma non andò molto, che, credeudo 
di farsi merito , ed acquistare più 
facilmente commissioni, abbandonò 
lo stile lombardo per imitare quello 
de'Romaoi. Vittima di questa strana 
risoluzione non seppe più far nulla 
di bene, e mori ormai dimenticato 
sotto il papato di Urbano Vili. 

NARDINI (D. Tommaso), nato 
in Ascoli poco dopo il 1655 , fu 
allievo di Lodovico Trasi , morto 
il quale ebbe molte commissioni 
per opere a fresco io diverse chiese 
della sua patria. Mostrossi in ogni 
luogo ragionevole pittore , ma i»i 
distinse a S. Anjjelo Magno, dove 
rappresentò i Mister] dell' Apoci^- 
lisse, facendovi le quadrature il bu* 
lognese Agostino Collacerooi. 

NASELLI ( Francesco ). nato in 
Ferrara circa il 1560, non ripu- 
tando iogiuriosa alla nobiltà di sua ' 
fiimiglia la professione della pit- 
ture, cooperò all' istitusione di un' 
accademia d^l nudo in patria , ed 
in questa prese a disegnare con 
tanto zelo, che recatosi 'io appresso 
a Bologna , potè senza a)uto del 
maestro eseguire bellissime copie 
delle bellissime pitture dei Cerarci 
e dd loro illustri allievi. Con tali 
studj ottenne in breve di comporre 
di propria iuveiizionei^raudiosiqua* 



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36 NA 

dri dì storia , morbidi , tniniAU e 
di gagliardo impasto , di cui sono 
rìccne le chiese e le signorili famìglie 
di Ferrara. Sooo sue iovenzìoni la 
S. Francesca Romana agli Olive- 
tauì, l'Assunta a S. Francesco, ec: 
e sono bellissime copie o imitazioni 
di Lodovico ed Agostino Caracci , 
e di Guido i due Miracoli di San 
Benedetto che conserra nsi negli Oli- 
vetani e la Comviniooe dì S. Gi« 
rolamo alta Certosa di Ferrara. Mori 
in patria nel 1630. 

NASELLI(ÀLESSANDRO) probabil- 
mente figliuolo di Francesco, e da 
alcuni creduto scolaro del Cattaneo^ 
uon fece veramente opere degu.e di 

r articolare ricordanza ; onde mi 
imiterò a dargli luogo tra gli 
artisti iu grazia del merito pa- 
terno. 

NASINI ( GiYAL. Giuseppe) na- 
coue nel territorio di Siena nel 
1o64, e studiò la pittura sotto Ciro 
Ferri. Recatosi a Roma, dipinse ai 
SS. Apostoli la cupola della cap- 
pella ai S. Antonio, e taluno dei 
'profeti della basilica Lateranense con 
tal possesso di pennello , con tanta 
imponenza di macchina, con tanta 
fecondità di fantasia, che, secondo 
r espressione di un suo contempo* 
raueo, fece stordire il mondo. Ed 
ti pur vero che il Nasini dipìnse a 
competenza dei Luti e de' migliori 
artisti che fossero a' suoi tempi in 
Roma, e ne riportò lode , sebbene 
si desiderino nelle sue opere miglior 
ordine, piìt castigato disegno, più 
scelto colorito. Operò poscia molto 
in Siena, in Firenze af altrove; ma 
la sua miglior tavola all'olio ere- 
desi essere quella di S. Leonardo, 
posta alla ftladonna del Pianto in 
Foligno. Mori di 72 anni nel 1736. 
Kra suo minor fratello* 

•— - (D. Antoitto) il quale seb- 
bene non a!)bia forse fatto che ri- 
tratti, ottenne non pertanto l'onore 
di offrire il proprio alla reale gal- 
leria di Firenze. Aveva appresa l'arte 
sotto la direzione del fratello Giù- 



NA 
seppe ^ ed ebbe a coodiicepoto il 
nipote. 

— « (ApoLLordo), il quale era 
nato in Firenze nel 1697. Fece co- 
stui poche opere di propria inveo* 
zinne, ma servi d'ajulo al padre 
ne' pìii vasti lavori, e fu inferiore a 
pochissimi suoi contemporanei. O- 
perava tuttavia nel 1750. 
^ il cavaliere Giuseppe capo della 
pittorica famiglia Nasini fu pure 
intagliatore ed è celebre la sua sum- 
pa ali' acqua forte rappresentante 
Maria Vergine col Bambino e S^u 
Giovanni, di propria invenzione. 

NASOCCIIIO ( Giuseppe ). dì 
Bassano, dipingeva nel quindice- 
simo secolo, e fu probabilmente al- 
lievo di uno scolaro di Gentile da 
Fabriano : ma sebbene Giuseppe 
vivesse ancora nel l529, non |>cr- 
ciò abbandonava 1' antico stile per 
accostarsi al moderno; del che ne 
fa testimonianza una pittura eseguita 
in detto anno. 

NASSARO ( Matteo del ) in- 
tagliatore in pietre dure, nacque in 
Verona in sul declinare del quin- 
dicesimo secolo, e fu uno di quelli 
illustri artisti che sorsero nel se- 
colo di Leon X se non emuli, cer- 
tamente vicini imitatori di quei 
rinomatissimi Greci che eseguirono 
minulissimt e preziosi lavori in cri- 
stalli ed in gemme. Francesco I 
condusse in Francia Matteo, il quale 
seppe rendersi caro a tutta la corte 
di quello splendido protettore delle 
arti, e diffondere il primo iu quel 
regno il gusto per un tal genere di 
studj. 

NATALI ( CaAlo ) cremonese , 
chiamato il Guardolino , nacque 
circa il 1590, e fu scolaro in patria 
del Mainardi, poscia in Bologna di 
Guido Reni. Volle pure conoscere 
la scuola romana, e lungamente si 
trattenne in Roma , studiando le 
migliori opere di pittura e le cose 
dell'antica architettura. Dicesi che 
dipingendo egli in (Tcnova un fre-> 
gio nel palazzo Doria, fosse cagione 



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HA 

ohe Giulio Gesira Procacctoi » fin 
•flora scolloro, si daase toUimente 
ttlU pittarli. Ma Giulio Gasare , 
morto dì 78 aooi nel 1626 , come 
ha potato eaierecoDsigHa co, o preti* 
«lare esempio dai Natati, cheqnsn- 
d' cgK BOTI UOD Gootava piii di 36 
•ODI ? ... Ho voluto ricordare nue- 
sta tradizioue adottata da molti dìo 
^ù pittorici, per avvertire i leg* 
gilori a teoersi io guardia contro 
soiDiglioDtì novelle del vol^u , che 
si lascia abbagliare soverchiameute 
da anor di patria. Ciò uoo deve 
nuocere alla gloria di Carlo Natali, 
il quale fu verameote buon pittore, 
oame ne U pròva, iu S. Sif^ìsmoodo 
fuori di Crenioua, uoa S. Francesca 
Bomaoa a»sai bella. Ha egli si Volse 
alla architettura e pochissinne cose 
«iipìuse, sebbene 'giugnesse oltre i 
BOvaDt'aooi. Quauturique dou ci sia 
pervenuta cìrcostaoziata notizia delle 
sue opef% architettoniche, fa prova 
del suo mento in taKarte il sapere 
che appena tornato in patria , fu 
eoo annuale stipeodio dichiarato ar- 
cfaileClo del/a fabbrica della catte- 
drale, e ne disiinpegoò le incom* 
beoxe fino alla morte accaduta nel 
1685. Suo figlio 

NATALI ^GloVAN Battista) na- 
cque nel 1630, ed apprese dal padre 
gli elementi delle due arti. Ma sem- 
brando a Carlo, che assai più in- 
clinasse alla pittura che ali archi- 
tettura, lo mandava a Ruma presso 
il famoso Pietro Berettiui , di^ cui 
ne imitò poi sempre lo stile. Era 
di già rinomato pittore quando 
tornò in patria, e vi apri scuola di 
stile cortouesGo. che fu molto fre- 
quentala. Tra le divei*se cose di- 
piote in Cremona lodasi il S. Do< 
menico che brucia alcuni libri di 
dottrine eretiche. Morì circa il 1700. 

-«i» ( Maddalena) figlia ancor 
essa di Cario, nasceva nel 1657 , 
onde reodesi probabile che il padre 
fosse passato a secoude nozze, pro- 
babiiiaente più feconde delle prime: 
perocché farouo fratelli di Madda- 



NA 57 

lena Giuseppe , Francesco , Pietra 
e Lorenzo, tutti nati dopo il 1650. 
Ma tornando alia Maddalena, costei 
studiò la pittura sotto al padre, «d 
accompagnò Gio. Battista a Roma, 

Suaudo vi toruò avanti il 1675 per 
ipingere la chiesa, de' Santi Fau- 
stino e Biagio. Colà la giovinetta 
pittrice ntrasse un preiato, sotto al 
quale legg«vaai , secondo io Zaist : 
MagdaltruL de Naialiòus eremonensis 
OH. Xyill pingebai Romae an. 
Jubiiei 1675 metist mai, 

— - ( Giuseppe ). suo fratello . 
era nato io Casalmaggiore nel 1652, 
e dopo gli studj elementari di pii* 
tura, ottenne di passare a Bologtia, 
quando la foroiua sorrideva pro- 
pizia ai quadraturisti. Applicosai 
alla . quadratura ed agli croati, e 5Ì 
formò un grazioso stile. Presentando 
alleiiatrici vedute, seppe cosi ben 
distribaire le distanze, che l'occhio 
vi trova riposo. Negli ornati cercò 
d' imitare 1' antico, rompeodone ad 
intervalli la monotonia con gentili 
paesaggi , e schivando V imbaraz- 
zante lusso de' moderni fogliami. 
Dipinse pure diversi paesaggi all'olio, 
uou rari nelle quadrerie lombarde, 
comefrequeotisouo le chiese, le cep- 
pai le, lesale, le camere dipinte da lui 
a fresco.Morl nel 1 722.Lo segui da mi- 
cino nell'arte ed al sepolcro li fratello 

— ( Francesco ), il quale la- 
vorò mollo con Giuseppe, ma più 
cose fece da sé, o col sussidio dei 
minori fratelli in Toscana, e segna- 
tamente in Massa di Carrara ove 
dipinse la volta della gran sala di 
quella ducala residenza, checonser- 
vavasi intatta quando lo scrittore di 
questo Dizionario risiedeva in quel 
palazzo. Cadde in appresso e fu 
rifatta , ma vi si leoero meschine 
quadrature invece di Storie. Morì 
in Parma nel 1723. I fratelli 

— — (Pietro e Lorenzo) ancor 
essi pittori ajatarooo a vicenda i 
fratelli fioche visseio * ma non è 
noto che abbiano fatte opere da se 
di ^qualche importanza. 



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S8 NA 

NÀTALl(GioyANifi BATn8TA)fi« 
glìo di Giuseppe apprese l'arte dai 
padre» ed otteone la carica di piN 
tore di corte dell' elettore di Go« 
IoDÌa« 

.— - ^ GiOTAif Bathita ) , fi- 
gliuolo di Francesco, doo fu neao 
fortunato» né meno valoroso artista 
del cugino; perocché fa luogameote 

I>ittore di Carlo re delle due Sici- 
ie, e dei suo augusto successore , 
nella qual carica mori carico di 
anni e di meriti. 

NATALIS ( Michele) naocj^ue a 
Li^ circa il 1589 , apprese il di* 
segno e '* intaglio in patria , indi 
passò a Parigi , dorè intagliò di- 
verse piccole di vote immagini. Re- 
catosi a Roma, e trovandosi biso- 
gnoso di sostentamento, fu larga- 
mente provveduto da Gioachmo 
Sandrart , onde , applicandosi allo 
studio, potè ingrandire la sua ma- 
niera , ed essere annoverato tra i 
buoni incisori dell' età sua. Al- 
l' ultimo fu chiamato a Parigi ed 
impiegato onorevolmente presso quel 
re. Tra le sue stampe di ritratti e 
di storie ricorderemo le seguenti 

Ernestina principessa di Ligne , 
contessa di Nassau, da Antonio van 
Dyck. 

Marchese del Guasto, e sua amica 
rappresentata sotto la figura di Ve- . 
nere, che tiene una palla di vetro, 
da Tiiiano. . 

La Grande Sacra Famiglia , da 
Raffaello. 

Altra Sacra Famiglia, da Poussin. 

La Maddalena ai piedi del Re- 
dentore nel convito di Simone Fa* 
riseo, da Rubens ec. 

NATHe (Cristofaro), dbe- 
gnatore ed intagliatore all' acqua- 
forte, nacque in Niederbielau presso 
Goeriits nell'alte Lusazia, nel 1753. 
Destinato agli stud) della teologia , 
fu mandato a Goerlitz, dove ben 
tosto si manifestò la sua inclina- 
zione per il disegno. Cominciò dal 
copiare alcune stampe alla maniera 
di lapis, iudi osò disegnare dal vero. 



NA 
e vi riuscì felioemeote. Reeossi pm* 
scia a Lipsia , e studiò in quella 
accademia sotto Oeser. Colà trovò 
modo di sostentarsi colla vendita dei 
suoLjlisegni. ed intraprese ad inta» 
gliare ali acquaforte. Rivide la Lu* 
sesia , e sovvenuto dal mineralogia 
sta , Signor di Gersdorf , visitò le 
Montagne della Slesia , e disegnò 
le più pittoresche vedute. Mostrò i 
suoi disegni al predetto Gersdorf 
ed al Signor de Meyer, i quali Jo 
vollero loro compagno nel viaggio 
della Sviscera. Cola la veduta dei 
sublimi oggetti della natura , in- 
grandì la sua immaginazione; onde 
abbandonossi per lungo tempo allo 
studio di quelle contrade , nnchò , 
trovandosi ricco di disegni, rivide 
la patria, e tosto diede mano all'in- 
cisione delle piii belle vedute. Ifel 
1789 fu nominato direttore della 
scuola di disegno stabilita in Goer* 
litz, ed ebbe, tra gli altri «allievi. 
Carolina de Meyer , nipote di M« 
de Meyer ; la quale fu poi sua in* 
divisibile compagna , ajuto ne' la* 
vori e conforto nelle domestiche 
cure. La scelta degli oggetti, la dol- 
cezza, la facilità, la piacevolezza del 
suo stile, e quel vaporoso che seppe 
dare a tutte le sue opere in lonta- 
nanza , formano il merito de' suoi 
disegni ed incisioni. Vivea ancora 
ne' primi anni del presente secolo, 
non meno che la sua illustre al- 
lieva. 

Tra le sue stampe meritano di 
essere ricordate le seguenti ; 

Paesaggio mon lagnoso della Sviz- 
zera, eoi Ponte del Diavolo. 

Simile con un grand' albero in 
un colle, con due ligure sedute 

Simile di una contrada presso 
Lipsia, con un uomo ed un cane 
in sul davanti 

Simile sul gusto di bistro ; nel 
davanti un gruppo d'alberi, e ca- 
panne in fondo sopra un terreno 
rilevato. 

NATOiRB ( Carix) ) nato in Ni- 
mes nel 1698, fu uao dei buoni al- 



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NA 
lievi della scuola di Fraocta in 
Roma. Molte opere lasciò in questa 
cafnule, ed avuto riguardo ai cat- 
. tivi tempi iu cui visse* sbbastanaa 
f»regevoli, ma bou immani da quel 
cattivo stile , che seooudo Meogs , 
usciva dai limili del buono e del 
bello , aspiraudo a dar gusto piut- 
tosto agli occhi che allt ragione.. 
Ad ogut modo fu nel 1777 nomi» 
«alo presideuie dall' accademia di 
Francia io Boroa» che diresse fino 
alla morte. Si esercitò ancora nel* 
V intaglio all'acqua forte con felice 
riuscita , ma piuttosto per divaga» 
meato che per professare quest'arte 

Fece sul gusto pittorico alcuni 
rami di sua composiiione , tra i 
quali 

Gesù Cristo che spira in su la 
croce, ai piedi della quale trovasi 
la Maddalena. 

L' Adorazione dei Magi. 

Il Martirio di S. Feriolo. 

Giuochi dì Bambini. 

La Primavera e 1* Inverno , due 
stampe che si accompagnano. 

NATTGR ( Lorenzo ), tedesco , 
celebre moderno intagliatore io pie- 
tre dure , passò in etik giovanile a 
Roma, e colà lungamente dimorando 
e studiando le cose degli antichi e 
di alcuni viventi maestri, potè for- 
nsarsi un lodevole stile, e diventare 
buon pratico , e profondo conosci- 
tore delle teorie deirarte. come ne 
iuino prova i suoi lavori ed un in* 
teressante libro intomo al metodo 
degli antichi d' incidere iu pietre 
dure. 

NaTTIER (Giovanni Marco), 
nato in Parigi nel 16B5 , disegnò 
quand' era ancora giovinetto i fre- 
schi della galleria del Luxemburgo. 
Luigi XIV « veduti i disegnn del 
JNattier, gli presagi che sarebbe no 
dì valente pittore , e lo incoraggiò 
allo studio. Lo Ciar Pietro il ^ode 
desiderò di condurlo in Russia, ma 
Kattier ricusò d'abbandonare la pa- 
tria, dove non gli mancarono onori 
e premj proponionati al merito* 



NA 5§ 

Pittore ordinario del re e profes^^^ 
sore dell' accademia di Parigi , a- 
vrebbe desiderato di consacrarsi to- 
talmente ai quadri di storia ; ma 
avendo fatti i ritratti del re e di 
tutta la reale famiglia , non vi fu 
principe o grande di corte, che non 
volesse avere il proprio ritratto di 
mano di Natiier. onde si vide co* 
stretto ad abbandonare quasi del 
tutto i soggetti storici pei quali seo- 
tivasi straordinariamente inclinato • 
per soddisfare a tutte le utili, se 
non gloriose , commissioni di ri- 
tratti. Mori in Parigi di 68 anni. 

NAVA (Giacomo) del quale 
allro non sappiamo, se non che 
operava circa il 1500 in qualità di . 
scultore alla Certosa di Pavia, in- 
sieme ai più valenti lombardi che 
in allora fiorissero. 

— -«- (Lodovico de). Sebbene in 
qualità di semplice dilettante presen- 
tossi al primo concorso dell' acca- 
demia di S. Fernando, apertosi nel 
1753 , e fu ammesso per il primo 
al dpppio onore di membro della 
accademia e di socio onorario. 

NAYABRBTE. V. Fernandei el 
Mudo. 

VAYABBO (don Agostino), 
nacque in Murcia nel 1754, e fu 
scolaro in Madrid del pittore Ales- 
sandro Gonzales Yelasques. Nel 
1778 ottenne il primo premio della 
prima classe deU* accademia di 
S. Fernando , e la pensione per 
andare a Boma. Sei anni si trat- 
tenne in quella capitale delle belle 
arti, studiando le opere de' (;rand> 
maestri e le teorie della pittura. 
Tornato a Madrid, presentò all'ae- 
cademia alcuni quadri di prospet- 
tive che furono lodati assai , &[ìd% 
fu nominato membro della mede- 
sima nel 1785 , poi direttore della 
classe di prospettiva, la quale carica 
conservò soltanto fino il 1787, epoca 
dell' immalura sua morie. 

— — ( Filippo ) nato in Va- 
lenza dopo il 1500, operava in 
quella città ne' primi anni del di-' 



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40 



N\ 



ciasseitesimo sccoÌo. Diversi suoi 
quadri vedonsì ancora a S. I\ita • 
a Nostra Signora del Soccorso ed 
in altre chiese, tutti pregevoli per 
booti di colorito , raa di Doa ca- 
stisato disegno. 

NAVAHKO (Giovanni Simone ) 
fioriva in Madrid circa il 1650.«Àlcu- 
iii quadri presso private famieiie ed 
un' Epifania ai CUrmelilaoi lo mo- 
strano ragionevole pittora^ e se non 
altro non da meno» per conto del co- 
Jorito^ de'buoni omaùsli dell'età sua. 

-— • ( Lodovico Antonio) , fu 
uno dei fondalori deli* Accademia 
di Siviglia; nella quale città con- 
servansi , quali capi lavoro in tal 
cenere, alcune bandiere dipinte da 
fui per la reale marina.' Mori avanti 
il 1700. 

NAUCERO. statuario greco , di 
cui parla Plinio nel Lib. XXXIV 
capit. Vili delle Storie naturali , 
era conosciuto per la statua di un 
lottatore anelante. 

NAOCIDE, greeo scultore . fiori 
neir Olimpiade 95.S e scolpi ^ tra 
le altre cose , le statue di Bacìde 
di Trezenio vincitore dei lottatori , 
due di Cimone , una delle quali , 
secondo Pausania , conservavasi in 
Olimpia, ed un'altra che da Argo 
era stala trasportata a Boma fu con« 
sacrata nel tempio della Pace. Queste 
erano di marmo. Altre ne fece in 
broneo; cioè della cortigiana Erinna 
di Lemno.diMerrurioedi Discobulo. 

JNAUDl ( Angelo )« allievo di 
Paolo Veroneso , o studioso delle 
sue opere, recossi in età giovanile 
in Spagna, dove fu adoperato negli 
ornamenti de' reali palazzi , ed in 
quelli di alcune chiese di Madrid. 
Filif^po 11 Io nominò pittore di 
corte, onde è probabile che, ritenuto 
da così onorevole carica, più non 
rivedesse la patria. Ignoransi egoal* 
mente le epoche della nascita e della 
morte ed il paese in cui venne al 
mondo. 

NAXABIS, arrhitetlo greco, vi^ne 
lodato da Vitrnvio per avere pubbli* 



NA 

cali i precetti relativi alla Simmetria 

N AZZARl (BAftTOLOMHEO), nato 
in Bergamo nel 1699» poiché ebbe 
appresi gii elementi del disegno in 
patria, reoossi a Venetia. dove stu- 
diò la pittura sotto Francesco Tre- 
visani; indi passava a Boma e fre- 
quentò la scuola del Luti. Non andò 
molto, cbt tornò nuovamente a Ve- 
nezia, e vi prese stabile domicilio. 
In breve ebbe fama di valente ri- 
trattista , onde era frequeoteraeiite 
cbiamato a lavorare in diverse città 
venete e lomfwirde, nel Tirolo, nella 
Germania. Furono pure tenute in 
pregio le sue teste di vetchi e dì 
giovani copiale dal vero, e da lui 
D izza rramen te acconciate. Morì circe 
il 1760. 

Fu suo figlio ed allievo 

-«-<- (Nazkario\ il qtiale operò 
pure con lode di ritratti a pastello' 
ed air olio ed in miniatura. Si 
esercitò eziandìo nell'intaglio all'a- 
cquaforte; e fu ben accolto il ri- 
ti atto del celebre poeta Francesco 
Maria Molta eseguito nel 1745. 

NEACLE, pittore ingegnoso e sot- 
tile, ebbe tra diversi altri discepoli 
il celebre Pasia fratello del plastico 
Egineta. Furon celebri una sua Ve- 
nere e r imacine di Aoassandra , 
figlia di Neacle. Accadde, che vo* 
lendo Arato , poich' ebbe liberata 
Siciooe, distruggere in un colle 
imagini. di tutti i tiranni quella an- 
cora di Anatrato dipinta dagli al- 
lievi di Melante, Neacle, famiglia- 
rissimo di Aralo , udendolo prò* 
uunciare questa fatale sentenza, non 
seppe contenere le lagrime, e voi- 
tosi al generale vincitore , parmì , 
gli disse, doversi trattare la guerra 
contro ai tiranni non contro alle 
loro imagini; pure se cosi vi piace, 
cancilliamo Aristrato, ma si lascino 
intatti il carro e la Vittoria. Al 
che ayendo Arato acconsentito, di- 
pinse nello spazio che occupava il 
tiranno una palma. 

NEALE (Tommaso), iotag-ìa- 
tore parigino, che operava nel 1659, 



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UE 
ti f«ee vanUggiosamente eoaoie«rt 
per divene stanupedi Toletili eteeiai* 
le sai dìsnni 4i Frattcasco Barlou. 

llEAP0UVFRAirGE6GO)fa creduto 
dai biografi pittorici allievo di Leo« 
pardo da Vìoci, perchè visse a'aaot 
temili e perchè oe inaiti^ io stHe« 
Ad ogni modo tatto è oseoro iq^ 
loroo aiJa vita di quest'artista della 
3pagoa, che in corapagoia di Paolo 
Aregio dipiose gii sportelli dell'al- 
iar maggiore delia cattedrale di Va^ 
leaaa od 1506, pel presso di tre 
mila docati d'oro. Ed è por giuoco 
forza confessare che queste pìttorf 
si avTicinaDO ai far leonardesco. 

NBARCO , acquistò oooae Ira i 
Greci pittori, piii che per le opero 
proprie, per quelle di saa figlia Ari* 
slorate pittrice di Bscolapìo. 

NEBBIA (CBS4BE), di Ortrieto 
fioriva io aul declinare del sedice- 
limo secolo, e fo une de'sovrastanti 
alle mo^e opere ordinate da Sisto 
y. Ansi era d'ordinario il Nebbia 
che disegnava la maggior parte dei 
soggetti, che poi si eseguivano sotto 
la BQM diresioneda altri artisti tanto 
Uk fiilto di pittura che di scultura. 
Mori in principio del susseguente 
secalo sotto il papato di Paolo V. 

NEBBA, o NEBBIA (Galeotto) 
nacque nel contado d' Alessandrìo 
della paglia avanti il 1450 , ed a* 
squisto oslebrìli da dna singolari 
tavole che conservansi in Genova 
a S. Brif^. una fiitta nel 1481 , 
1* altra tre anni pìii tordi^ le di cui 
figaro sono abhastansa ragionevoli, 
tanto rispetto alle forme, quanto 
alla Testi , le quali hanno pieghe 
che sembralo imitete da modelli 
di carta; e tatto è dipinto sopra 
fendo di oro. Nm graai delle qua 
tavole si Tedooo alcune storie eoa 
piccole figore diligentemepts hivo^ 
rata. 

NEC1( ( GiOTAHVi y/à» ) nato a 
Nardan órca il i&i6, fo allievo di 
Giaomo de Ba)jLer, die felicemente 
enanJò, ed ansi |ier alcuni rispetti 
s orpassò. In Amsterdam, nella chiesa 
Pn^ AgU Jrvhi, ecc. t* IR. 



HE 41 

della oasidoe francese, védesi nn% 
Presentazione di Gesù al tempio 
non meno ben* disegnala , che sa« 
poritamente dipiota. Ma piji gassai 
che negli argomenti sacri nusd^ra^ 
sioBO pittore nelle storie mitologi- 
che di piccole %ure , onde le po« 
che che si conservano nell' Olendo 
ed altrove sono dai dilettanti coti 
grandissima eura tonate. Mori in 
Amsterdam nel 1714. 

NECi^EIi ( LmGi Gabaiello ) , 
disegnatore ed intagliatore a bu« 
lino , nacque a Stutlnnl circa il 
1660, e fu per l' incisione allievo 
di Muller. Fu nominato intaglia* 
toro della ducale Corte di Wartem? 
berg e professore di disegno del* 
l'accademia Carolina di Stottgard* 
Tra molti altri soggetti incisa i se^ 
gnenti: 

Ritratto di un Vecchio^ gran cao« 
cihtore della corto di Ifs^onza, dn 
Rooc. 

Una Sacra Famiglia. 

Adone, che ferma Venere per 
andare alla caccia, da ana pittura 
di Guibas. 

NEDECI( (Pietro) nato in Am- 
sterdam circa il 1616 . apprese o 
dipingere nella scuola di Pietro Last- 
■ian , e riusci uno de' più valenti 
paesisti dell'età sua. Rarissime sono 
adesso le eoe opere, perchè Tengono 
attribuite ad altri artisti , se non 
di maggior merito, pih acconci per 
la loro celerità, a procurare mag- 
gior lucro ai venditori, fifori ottua* 
geoario in patria* 

MÉE ( Diovioi ) nato a Parid 
eirca il 1732, fu nel disegno e nel» 
r intaglio allievo di I^e Bas. Iuta* 

Sitò OBolte Tignette e Paesaggi , 
iverse vedute dello Sfrissero , da 
Chatelet, Ricorderò le seguenti 
stampe* 

La Notte di S. BartolomaMo^ 
da GmYolot. 

Il Ballo «dell' Orso, da Mayer. 

Veduta del monte Sant Qqmeétt, 
éà Chatelet* 

Ritraiti * Fmpcklin io «iodi 



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42 NE 

Coir Ì8crì2Ìoii€: On la ^u desanur 

Us Trrans et tes Dietix\ 

Veduta dei contorni di Frascati, 
da LaUemand. 

NÉEF ( Giacomo ) intagliatore 
a bulino ed all' acquaforte, nacque 
in Anversa circa il 1630. Conteni- 
poraneo de' più grandi incisori « 
ebbe pochi che lo superassero. Di- 
segnò la figura umana con grande 
correzione^ sebbene in uno siile 
alquanto manierato; ed i caratteri 
tlelle teste di espressione sono esa- 
gerati* Le sue stampe tanto di storia 
che di ritratti sono dagli Amatori 
assai stimate* 

Nt offro un breve indice: 

Francesco Soyders pittore d'An* 
versa. 

Marchesa di Barlemont, contessa 
d' Egmont. 

La Caduta degli Angioli ribelli, 
da Rubeus. 

Il Giudizio di Paride ed.il Trionfo 
di Galatea, stampa assai rara. 
• Giobbe maltrattato dalia consorte, 
da Rubens 

Gesù Cristo ionanti a Pilato, da 
Giordaens. 

Un Pastore che dà i fiori ad una 
Pastorella, che li riceve con di« 
spresio, dal medesimo. 

— i— • ( Pietro > nacque in An« 
versa circa il 1570, e fa scolaro di 
Steenwyk, che gì' insegnò a non 
«vere altra guida che la natura. 
Perciò egli rappresentò i' interno 
delle chiese di stile gotico con tanta 
precisione • che nessuno potè imi- 
tarlo eoo felice riuscita. Siccome la 
regolarità dell'edificio avrebbe ren« 
duta r opera fredda e monotona , 
v'introdusse con savio accorgimento 
qualche mausoleo o altro oggetto 
000 inerente al tempio, e vi -sparse 
feon tanta dottrina le masse dalle 
ombre e dei lumi , che ottenne di 
render caldi, interessanti e svariali 
lili edifìt]. che non ofirooo varietà 
nella pianta e megU ornati. Accreb- 
hfr« inoltre merito a' siun quadri 



NE 
le belle e vivaci figure che vi di« 
pinsero i Franck, iXeniers, i Breu- 
ghel, i Tulden. Nel decorso secolo 
vedevansi parecdii vaghissimi qua- 
dri di Neef nelle pubbliche e pri- 
vate quadrerie delia Francia e del- 
l' Olanda, che attualmente Irovansi 
sparse in ogni parte dell' Europa. 
Mancò all'arte in patria avanti il 
1650. 

NÈER ( Egloite vanber ) nate 
in Amsterdam nel 1643 , ebbe i 
primi rudimenti dell' arte da suo 
padre Arnoldo, che sarebbe anno- 
verato tra i ragionevoli paesisti, se 
avesse continuato a professar l'arte. 
•Desiderando Eglone di studiare la 
figura, si acconciò con un mediocre 
pittore d' Amsterdam , che sapevsi 
per altro disegnar bene le figura 
femminili. Eia ancora giovinetto » 
quando recavasi in Francia , e vi 
condusse alcune lodate opere. Tor* 
nato in patria vi dimorò pochi 
anni; indi passava a Rotterdam , a 
Brusselles e per ultimo a Dussel- 
dorf, dove mori al servigio di quel- 
l'elettore nel 1 703, dopo aver prov- 
veduto ali immortalità del suo nome 
con moltissimi quadri fatti in Fran- 
cia^ in Olanda ed alla corte dell'e* 
lettore palatino. 

NEGRI ( GiROLABio ), bolognese 
ancor egli, nacque nel 1648 , e fu 
prima scolaro del Canuti , poscia 
del Pasinelli. Dipinse in Modena 
ed in Parma alcune storie assai va- 
ste, per pubblici luoghi, e fece di- 
verse opere per private famiglie , 
ma non seppe nelle une , o nelle 
altre sollevarsi al di sopra della 
mediocrità. Morì dopo il 1718. 

— — o NERI (Pietro Martire) 
operava circa il 1600. Scolaro prima 
del Malosso , acquistò collo studio 
di opere d' altri maestri uno stile 
più vigoit)so e ridondante , coma 
può vedersi nel suo gran quadro 
del Cieco illuminato da Cristo, che 
fece per l' Ospedale di Cremona 
sua patria. Dipinse ancora un San 
Giuseppe assai lodato nella Certosa 



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di Piivia^ e diverse opere in Roma, 
doTe trovasi regislr«to tra gli acca* 
detnici di S. Luca. 

NEGRI (Pietro) venesiano, cr^ 
dato allievo di Antonio Zanchi , 
poi suo emulo , e tale emulo che 
lo vinoe in bontà di stile , e ape- 
zialmeote nella scelta delle figure 
e nella nobiltà dei volli. Yedesi 
nella scuola di S. Rocco, di contro 
al capo-lavoro dello Zandii nip- 
piKsentante la pestilenza , che af- 
ffiese Yeneaia nel 1630 , il quadro 
di Pietro espriiDente la liberazione 
della città da tanto infortunio. Non 
&riy parola di altra minori opere 
del Ne^^ri, veruna delle quali ebbe 
tanta rinomanza. Mori in sul de- 
clinare del diciassettesimo secolo 
in fresca età. 

— ( GlovAN Fraivcesco), nato 
in Bologna nel 1593 , apprese la 
fNttora in Yenezìa sotto il Fialetti. 
Poche opere di storia e di poca im- 
portanza fece Francesco, perchè con- 
tinuamente occupato da commissioni 
per rilracti , onde ebbe il sapran* 
nomt dai Jhtnuii, non perché li fa« 
cesse più belli degli altri maestri suoi 
contemporanei, ma perchè li toc* 
cara con estrema facilità, ed an« 
eora a memoria, porche avesse una 
sola volta veduto T originale. Mori 
nel 1659. 

NBGROL1 (Fiuppo E fratelli) 
lavoratori all' Azimioa, devono es- 
sera posti tra i più eccellenti ar- 
tisti milanesi , che nel sedicesimo 
secolo lavoravano di bassi rilievi 
nei ferro con nna sorprendente pu- 
litezza e con ottimo gosto. A co- 
storo furono perciò commesse ar- 
mature per il re di Francia e per 
r imperatore Carlo Y « che riusci- 
rono opere stupende. 

NEGRON ( LuaMfo Carlo de) 
uno de' fondatori déiraocademia di 
8ivielia, l'anno 1d60 , è ricordato 
dai biografi pittorici della S(>agna 
come autore 4i molti quadri di fiori 
e di frutta assai gentili. 

NEGRONE ( Pietro) calabrese, 



NE 45 

nato circa il 1505, viene lodilo dal 
biografo Domenici^ siccome uno del 
più diligenti e colti pittori del regno. 
Mori nel 1565. 

NELLI ( Niccolò ) , valente di- 
segnatore ed intagliatore , pubbli'* 
cava diverse stampe di ritratti e di 
cavalcate , ma provvedeva miglior 
sostegno al proprio nome colla stampa 
del Santissimo Sacramento, da Raf- 
faello, ora diventata rarissima. 

— «— (Pietro) fiori in Roma nei 
principio del diciottesimo secolo , 
e fu , secondo comportava la con- 
dizione dei tempi, uno de'migliori 
artefici che avesse Roma, e tale da 
stare a petto di Odoardo Yicioellì. 
Ebbe pure la gloria di essere slato 
maestro dello Zuccarelli , uno dei 
principali paesisti che conti i' ita- 
Hana pittura nel diciottesimo secolo* 

-— — (Suor Pladtill a) .monaca 
in S. Caterina di Firenze, era nata 
nel 1523, e. fa probabilmente am- 
maestrata nelle cos^ della pittura 
da qualche allievo di Fra Barto- 
lommee da S. Marco, odi Andrea 
del Sarto; perocché nel quadro 
della Crocifissione posseduto dalla 
sua famiglia in Firenze, si mostra 
imitatrice del Frate, e nel Deposto 
di croce fatto per il suo monistero , 
è comune' opinione che si valesse 
di un disegno d' Andrea. E nei- 
Tun 'opera e nell* altra mostrasi de- 
gna degli elogi che. ne fece il Va- 
sari, sebbene in altre pitture di mi- 
nore importanza ritenga tuttavia al- 
cuna cosa del secco disegnare del 
quattrocento. Mori nel 1588. 

NELLO (Rernabdo) di Giovaa 
Falconi, credesi essere quel Nello 
di Yanni, il solo pittore pisaoQ 
che in sul finire del quattordi- 
cesimo secolo dipinse una storia 
nel famoso Campo, santo della sua 
patria, in cui lavorarono i più il« 
lustri pittori d' lulia avagti il se- 
dicesimo secoro. 

NERI ( SiLvESTao ) intagliatore 
in legno , ricordaio dal GandeiiijH 
e da altri biografi dcirarU* , 



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Ài fxt 

NEH (Git»¥Aim)»chiàiiiAtd Herì 
tUgli ucccili fioriva ìq Bologna nel 
1993. Oltre i Tar) quadri che di* 
|>io8e dietro natura, dì uccelli, qua* 
drupedi, pesci e slmili, fece un io- 
finito numero di disegni bellissimi 
d'ogni sorta d'animali per la ffradde 
opera di storia naturale dei cele* 
Wrimo Ulisse Aidovrandi. 

-^i^ (NELLO)» pisano, è còno* 
scinto per un'imagioe ddlà Ma* 
donna dipinta per T- antica chiesa 
di Tripalle , coir epigrafe x ttems 
tfellas de Pisa me pinsU , 1299. 

NEEQTO ( JACOPO), padovano e 
fecolaro di Gentile da Fabriano, la* 
Iciò diverse pitture non superiori 
alle opere di eltri maestri soci con* 
temporanei , come può vedersi in 
«m dipinto a S. Michele di Padova, 
nel quale Al pronrio nome Aggiunsn 
la qualità di scolaro di (untile. 

NERO ( DùHikffTB mt ) nac^ua 
In Borgo San Sepolcro in principiò 
del sedicesimo secolo, e Fu uno de^ 

gittori adoperali nei palazto pon* 
fìcio circa il 1560 io compagnia 
di Francesco Gugni suo compatriotto^ 
Ebbe non infelice colorito, conipo* 
aziona semplice, e pare che si at* 
tenesse a copiare la natura sénsa 
Veruna scelta. 

NEEOCGIO , pittor sienese del 
t]uindicesimo secolo, fece più cose 
in patria, nel l483, di una maniera 
assai lontana dalla buone pitture 
dè'migliori Fiorentini suoi contam* 
poranei. 

rmRYESÀ ( GàìPaAb) friulano, 
(creduto scolala) di Tiziano, lavorò 
lungo tempo in Spilinbergo, senza 
the presentemente si additi veruna 
feua opera indubìuta. Una peraltro 
tonservaaì in Treviso , che non fa 
torto All' eccellenza del mAestro . e 
aollahtó ksciA desiderare miglior 
armonia di coloH , del che proba* 
bilmenta si deve darne colpa al 
lampo. Fioriva il Nervesa dopo la 
metà del sedicesimo secolo. 

NES ( Giovanni van ), uno dai 
l^iù rinomati attieni dai Mireveli , 



Ufi 

hAcqua ttali' Olanda circa il .Ì6Sd. 
Alcuni aDmigliaotis9Ìmi ritratti che 
egli foce quando ancora frequen« 
tava 1» scuok del Mirevelt, diadard 
fondata Speranze di vederlo in breve 
▼alante pittore, onde il maestro lo 
consigliava a recarsi in Italia. Nas 
recossi a Venezia, indi a Roma; ad 
in un luogo e nelL' altro la varava 
di (ritratti con lòde, a con proprio 
utile; onde, sebbene capace di h!t 
buone opera di stnria, iimttossi sam* 
pre ai soli titratti. IgnoriaoK> i' a* 
poca della sua morte. 

NESEA t*AS10 e DEMOFILO 
IMEREO pittori, fiorirono nell' 0<> 
limpiade ottantesiaui nona, ad uno 
di loro fu maestro di Zeusi. 

NESSO figlio d' Abrone Iro^asi 
da Plinio annoverato tra i valanti 
pittori. 

NE5T0CLE> tu cori valente scdI* 
torà neirOlimpiada ottantèsima ter* 
la, che fu risguardato coma uno 
degli emuli di Fidia. 

NETSGHER ( Gaépaee) nato in 
Heidalber^ nel 1629, lasciò lo studio 
dalla medicina per apprenderà la 
pittura nella scuola di un maestro 
di genere « che ritraeva dal vero 
uccèlli e quadrupedi; a non andò 

fran tempo che superò il maestro. 
Covandosi Gaspara all' A|a, dova 
dipingeva piccoli quadri di animali, 
cominciò a fare ancora ritratti , é 
cosi belli, che fu chiamato a Londra 
nella qualità -di pittore del re Car- 
lo 11: ma trovandosi frequentemente 
travagliato dalla gotta, ricusò di 
esporsi ai disagi del viaggio , a 
continuò a soggioniare all'Aja, dova 
mancò all' arte nella fresca età di 
42 anni. Oltre i quadri di animali 
ed i ritratti compose pure alcune 
storie. Onde facessero fede , che a- 
vrebba potuto esercitarsi ancora iil 
questa pih sublime parta della pit- 
tura. Aveva ammaestrato nèll' arte 
suo figlio 

-«-i» ( CoSTAimNaì), il quale era 
nato nel 1657 ; rimasto orfano di 
14 anni, supplì agli talterìori insa- 



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{yiÉtMenU {Miterni collo stadio èék 
t>pere cIm gii «Tea lasciate , parte 
lenaioale ed altre imperfette. Io 
hnffe M» commiesiot» di ritratti 
toer i pib distinti personaggi del* 
l' Olanda; e perchè alreva costome 
«li renderli pili belli degli originali^ 
toedalaMote le signore, cai sapeva 
dare una seducente tireschexaa di 
eamagioniy non tardò a farsi ricco. 
2Vb i più celetnri suoi ritraiti, equi- 
valenti, dirò così, a quadri di sto- 
ria, occupa il primo luogo qttello 
della fiinuglia del barone Suasso , 
dove in svariate graxiose attitudini 
Vedonsi sette in otto vetsosi fan- 
ciulli d'ambi i sessi. Mori di 52 
anni, essendo direttore della com- 
pagnia de' pittori dell' A ja. 

SBYB ( FtANCfllco tAir, o de ) 
bittore ed intagliatore all' acqua* 
MMle , nacque in Anversa circa il 
1627 ; e dopo avere appresi gliele* 
menti del disegno e le pratiche del* 
ì* inlafjUo sotto diversi maestri , 
formò il sno gesto sulle "opere di 
Rabeot e di vao Dyck. Venne poi 
In Italia per studiare rantico e Raf- 
ùtììo. Dimorò alcuni aisni in di- 
verse città e spe^lmeote in Roma, 
Firenze, Bologna e Venezia, esami- 
nando e studiando le migliori cose 
de' grandi maestri di quelle scuole, 
indi rivedeva la patria , dove non 
tardò ad aver nome di valente pit« 
lore. Cominciò dal fare alcuni qua- 
dri storici, che gli procurarono tante 
toromissiooi, die poteva a stento 
•oddisfiire a tutte. Le principali sue 
opere cooservaosi in Anversa , e 
no/te ornano il palazzo, cosi detto, 
del Piacere, in vicinanza di Leida, 
Componeva con fuoco , coloriva 
bene, e disegnava con grande eie- 
^naa. Intagliò all'acqua forte molti 
paesani di sua. composizione con 
enollo spirito e fircilità, tra i quali 
mi limiterò ad indicare i seguenti. 

Due peesaggi montagnosi, ornati 
di £ibbncl|« e popolati di piccole 
^gare vestile ali' antica, in uno dei 
^oaH ftdest nsl davanti nm Pesca- 



Ne 4S 

toi^, i nell'opposta parte qaattro 
figure in diverse attitudini , una 
delle ,quali è vestiU alla militare. 

Due paesaggi pastorali, ricchi di 
bellissimi alberi e di grandi figure. 
Vestite in sul gtistode'pastori.d'Ar* 
cadia* 

Sei paesaggi mitologici , in uno 
de'quali vedasi Diana a destra, che 
ritorna dopo avere visitato Adone) 
e neir opposto lato Venere nuda 
ehe sta riposando su le rive del 
fiume , entro ai quale Cupido te-* 
nendo le mani sucli occni è im* 
merso fino alle spalle. Io altro di 
questi pami rappresentò Narciso tutto 
nudo» ansioso di contemplare la 
propria imagioe entro una fontana» 
ed a qualche distanza , a sinistra 
r innamorata Eco che attentamente 
lo guarda. 

NeVEN (Matteo) nato in Lej* 
dén nei 1647- , apprese il disegno 
da Abramo Toreuilles, e si fece pit* 
toro nella scuola di Gerardo DouW. 
Neven fu fedele imitatore dello stile 
del maestro; ed i suoi quadri con* 
fondonsi con quelli di Deuw tanto 
per la scelta de' soggetti , quanto 
per il finito dell'esecuzione. La sua 
migliore pittura è quella rappresene 
tante le opere della Misericordia 
che conservasi in Amsterdam. Mori 
nel 1719. 

NeuCASTEL (Niccolò), detto 
Lucidilo, nacque circa il 1520, ed 
apprese i priocipj della pittura in 
Norimbergap dove in appresso eser* 
citò la professione con molta lode» 
Pare che si applicasse, piuttosto cba 
a tutt 'altro, ai ritratti, ai quali seppe 
dare carnagioni naturali e paitose, 
onde fu molto adoperato. 0on ò 
conosciuta l'epoca della ^ua morte. 

NEUFORGES ( Giovan Fran- 
CESCO ), scultore architetto ed io* 
tagliatore , nacque nella diocesi di 
Liegi' nel 1714; esercitò alcun temo» 
le siSddette arti con lode , "Voscìa 
datosi a meno fiiticosa vita, com^ 
pose , e pubblicò in sei volumi in 
loglio molti progelti di arshitettuni e 



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j 



46 NE 

di decorazioQÌ ioteme di saa i&- 

Y«DeioDe« eh* egli stesso incise io* 

devoliiieote. 

NEDILLT ( AwTpino lyfi ) , mo- 
deroo iutagliatore, che pubblicò dl« 
verse stampe tratte da Casanova. 

NEWTON (GiACOMaK distjuto 
intagliatore alla puuta ed a bulino, 
nacque in Inghilterra circa il 1 746« 
e stabilitosi in Londra circa il 1 770, 
pubblicava alcuni paesaggi d' Italia* 
tratti da diversi autori. 

Bel Paesaggio del contado bel* 
lunese, da Marco Ricci. 

Altra simile della provincia vi- 
cantina, dallo stesso^ 

Paesaggio del territorio romano « 
con vacche che attraversano un 
fiume, da Claudio Lorenese. 

Bella pastorale rappresentanza , 
ornata di figure all' antica, da Fr. 
Zuccarelli, inciso nel 177B. 

— *-*- ( OlK>ikRDO), probabilmente 
cngìno di Giacomo , si fece anno-- 
varare tra gì' in tagliatori inglesi con 
il ritratto di Villiam Tansur, prò* 
fessore di musica. 

NEYOLINGER (Michele) venne 
probabilmente ancor giovinetto iu 
Italia ; dove , dopo , qualche tem- 
pò di studj sui grandi originali , 
avendo cominciato a lavorare , vi 
fu trattenuto da utili commissioni. 
In Venezia conservansi molte pre- 
gevoli opere di questo pittore oU 
tremontano, particolarmente nelle 
chiese di S. Anna e del Soccorso. 
. NEYN ( Pietro de ) , nato nel 
1597» poi eh' ebbe profondamente 
studiate la matematiche, l'architet- 
tura e la prospettiva, s'invogliò di 
essere pittore« onde convenne con 
Isaia vanden Yelde d' insegnargli 
le regole della prospettiva, a con- 
dizione che dal canto suo lo istruisse 
nell'arte di colorire, enei disegno, 
' permettendogli di copiare i suoi di- 
segni. E per tal guisa , scrive de 
€hampe, questi due artisti aiutan- 
dosi a vicenda , acquistarono gran 
nome. La cosa sarà pur cosi , ma 
Yelde ck' era pitipre di quadri di 



NI 
battaglie , senxa che conoscesse la 
prospettiva, e Neyn, che fiecesi pit- 
tore copiando i disegui deiramico, 
non avrebbero a di nostri, gran no- 
me. Ma Neyn sarà stato buon ar- 
chitetto , onde fu fatto architetto 
della città di Leiden, e non dipinse 
che per passatempo. Mori in età dì 
42 anni. 

NICÀNORE unitamente ad Ar- 
cesilao di Pario . furono , secondo 
Plinio , i piii antichi dipintori ai-> 
V encausto. 

NICARCO. A questo greco piU 
tore sono attribuite due tavole, una 
rappresentante Venere circondata 
dalle Grazie e dagli Amori, l'altra 
Ercole furibondo. 

NICARON (Giova» Francesco) 
nacque in Francia circa il 1600, e 
stabilitosi in Roma dove terminò 
gli studj pittorici, fecesi vantaggio- 
samente conoscere per i vaghi paesi 
dipinti in un corritojo del suo coa« 
vento della Trinità dei Monti , i 
quali vefluti da un determinato 
punto, compariscono figure. Intorno 
a quest' artifizio , che da principio 
sorprese per la novità, e eoe fu poi 
presto aboandonato come cosa so- 
stanzialmente futile, Nicaron pub- 
blicò un libro intitolato Tiiauma* 
turgus optìcus , 1645. Non è nota 
l'epoca della morte. 

NICCOLA DA PISA » nato in 
sul declinare del dodicesimo secolo, 
era già conosciuto per valente ar- 
chitetto e pittore circa il 1220 , 
perocché fu dal re di Napoli coa- 
dotto in tal'epoca a Napoli per alcuni 
lavori di edifizi militari. L' archi- 
tettura era in allora ancora bam- 
bina, e la acultura in assai peggiore 
condizione. Niccola ridusse la prima 
se non' agli antichi ordini , a piii 
grandiosa maniera, e la scultura ri- 
chiamò egli prima d' ogni altro a 
nuova vita , onde meritò d' essere 
risguardalo come padre dell' arte 
dopo i tempi della gotica barbarie» 
Da NapoH passava circa il 1226 a 
Bologua» dove fece il convento e 



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NI 

h chiesa dei Frati Domenicant', 
e r ama dei santo istitutore del- 
rOrdioe, che fu a ragione risgudr- 
data come cosa maravìgliosa, e come 
il primo lume dell'ane rinascente. 
An» osservarono griì3telJigenti« che 
fino ad Andrea Pisano non vi fu 
artista aJcuoo, che feoesse progredir 
k acoltara oltre i limiti segnati 
da Niccola nelP Arca di S* Do- 
menico , vedendovisi , fra V altre 
cose on basso rilievo rappresen- 
tante il miracolo di un morto ri- 
suscitato , di cosi bella composi- 
sione , espressione ed affetto , che 
per poco si crederebbe opera del 
quindicesimo secolo. In Pisa sua 
oatrìa fece diverse fabbriche tutte 
tortissime non ostante il suolo in- 
consistente ed umido di quella città. 
Bioesi aver egli perciò usata somma 
oculatezza in palificare *prima ben 
bene tutu T aja, indi aver piantali 
ptlaslrì grandissimi, e sopra questi 
voltati gli archi , sui quali inalzò 
gli edifizj. Con queste precauzioni 
Jabbri'có Ja chiesa di S. Michele ed 
alcuni palazzi , oltre il campanile 
degli Agostiniani, che fu la sua pili 
iDgegnosa opera. È qoest* edihzio 
esternamente ottagono , rotondo al 
di dentro , con una scala a chioc- 
ciola, aveste un vano in mezzo , 
come on pozzo; sopra ogni quattro 
scalini sono colonne, che hanno gli 
archi zoppi, e che girano intorno in- 
tomo ; onde posando la salita della 
volta su i detti taahi, si va in cima, 
e tutti (juei che sono so per la scala 
«i veggono r un 1' altro. 

Cbiamato a Padova architettò la 
gran chiesa di S. Antonio , chia- 
mata semplicemente del Santo, che 
è una delle pih magnìfiche che 
siaosi eseguite in tarepoca, o prima. 
È cornane opinione che abbia pure 
eretta o dati i disegni per la chiesa 
da' Frati Minori ia Venezia, come 
diede molti disegni per la chiesa 
ài S« Giovanni di Siena ^ ^J^^ '^ 
chim e c«bveoto di Santa Trinità 
A Firlitte* È questa chiesa sem- 



ro 47 

pHce e nuda d* ogni ordine d' ar- 
chitettura ; ma così maestosa nelle 
sue proporzioni , che il Bon arroti 
non si sa^ò mai di contemplarla » 
e la chiamò la sua Dama, Mandò 
pure disegni per il convento di San 
Domenico in Arezzo e per S. Lo- 
renzo in Napoli, dove spedi àn suo 
allievo scultore ed architetto. Nic- 
cola abbellì ed accrebbe il Duomo 
di Volterra e la chiesa ed il con« 
vento de' Domenicani di Viterbo. 
A quanti dispendiosissimi edifizj non 
diedero origine neir età di Niccola 
i nuovi istituti monastici dì San 
Domenico e di S. Francesco 1 Non 
ci voleva meno per risvegliare da 
lunghissimo aopere le belle arti, le 
quali indirettamente devono moltissi<« 
mo a questi istituti, che sebbene ob- 
bligassero colorcche vi erano ammes- 
si, a duro e penitente vivere ed a po- 
vertà volontaria, furono cagione che 
nello spazio di due secoli si dispensas- 
sero nella sola Italia in fabbricar chie- 
se e conventi più centinaja di milioni. 
Chiamato Niccola nuovamente a 
Napoli, eresse una chiesa ed una 
badia magnifica nel piano di Ta- 
gliacozzo , in memoria della deci- 
siva vittoria riportata da Carlo I 
d' Angiò sopra Corradioo. Si vuole 
che sia opera di Niccola eziabdio 
la c«ìttedrale di Napoli. È questa 
chiesa totalmente gotica, ma la porta 
maggiore parimenti gotica appar- 
tiene a Posterio architetto. Era arric- 
chita di 110 colonne antiche di buon 
marmo : ora pih non si vedono , 
perchè supponendo di abbellire la 
chiesa furono murate ed incrostate 
di stucco. All'ultimo fu chiamato a 
lavorare nella nuova magnifica chiesa 
di S. Maria d'Orvieto, dove fece 
molte cose di scultura. Ma ormai 
giunto oltre gli' ottani' anni, affidò 
ogni opera a suo figlio Giovanni 
io Orvieto ed altrove, e quelle del 
duomo Saiftse ed Agostino ed A* 
gndlo da Siena suoi valenti al- 
lievi, e si ritirò in pati*ia , per yk 
vere tranquillamente. 



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48 m 

Non ho parlato dei due mara- 
TÌgliofi pergami da lui scolpiti per 
le cattedrali di Pisa e di Siena, le 
di coi storie a basso rille?o fiinao 
testimonianza de' suoi studj sopra 
alcuni avanzi di antiche scultore, e 
specialmente sopra V urna che ve« 
desi tuttavia presso al duomo di 
Pisa, che dopo d' aver servito di 
sepolcro a persona gentile, fu destinata 
a ricevere le mortali spoglie d'una 
cristiana principessa ; come non 
parlai d'altre sue opere di scultura 
perchè il descriverle richiederebbe 
un troppo esteso articolo. Chi de- 
siderasse averne più accurata no- 
taaia, può ricorrere alle Vile di 
Giorgio Vasari, ed alla Storia della 
Scultura del conte Cicognara , che 
trattò quest'argomento con molta 
estensione. Non è nota l'epoca della 
sua morte. 

NIGGOLil D' ANGELO , uno 
degli scultori italiani, che di pochi 
anni prevennero il rinnovamento 
deir arte , eh' ebbe prinoipio per 
opera di Niccolò da Pi*> », scolpi 
insieme a Pietro Passaletti il fusto 
di colonna destinato a reggere il 
cereo pasquale nella chiesa di San 
Paolo fuori di Roma. Non sarebbe 
Ibrae presso dell' opera l' indagare 
in quali anni del dodicesimo secolo 
vivea quel monaco Ottone che fece 
eseguire tale lavoro, perocché tra i 
bixaarri ornamenti e le figure che 
vedonsi in quel Aisto scolpite non 
ti ravvisa verun lampo foriero del 
risorgimento , non che del rinno* 
tamento della scultura. 

— ^« (P'AREZZO ), nato probabil- 
nente circa il 1350, apprese lascuU 
tura da meno che mìediocre acui- 
tole senese, chiamato il Moccio; 
ma non tardò a sorpassare di lunga 
mano il maestro , mercè Sjli studi 
fitti sulle opere dei valenti maestri 
pisani e senesi , che tante opere 
avevano eseuiite in Siena. Operando 

2 li in patria, a Borgo S. Sepolcro 
in altre vicine terre dove diffi* 
vilmente potevaii aver copia di mer* 



NI 
mo statuarlo , Deoe laolte eose ha 
plastica, pochissime in marmo. Di- 
vulgatasi in Firenxe la fama delU 
sua virth vi fu chiamato per prent 
der parte ai lavori che si esegui <« 
Tano di statue e di altri ornamedtt 
intorno all' ora S« Michele, e Nio« 
cola fece le due piccole statue che 
si vedono nel fianco di qoest' edi« 
fisio verso l'arte della lana, le quali 
non sfigurarono sebbene cdllpcate 
sopra il bellissimo S. Matteo del 
Ghibei*ti. Destinato ad essere posto 
in concorso de'piii grandi auestri , 
che a' suoi tempi fiorivano , due 
altre statue estuile per il campa* 
nile del duomo di Fireoxe, ebbero 
luogo a canto a quelle di Donatello, 
Fece poi ìm statua di un evange- 
lista sedente per la laeciata del 
duomo, che fb posta a lato delia 

Forte principale, ed ora vedesineU 
interno della chiesa, la quale vinc« 
d'assai in bontÀ le precedenti opere. 
Stava eseguendo uli lavori, quando 
fu aperto il concorso delle porte di 
S. Giovanni , allorché egli comin* 
eia va a sentire i danni delle vec* 
chiezsa, ma non pertanto fu am^ 
messo a cosi grande cimento in oon- 
corrensa dei più rinomati artisti 
che allora fiorivano. Caduta lasceltn 
sopra Lorenzo Ghiberti, ^li passò 
a Bologna, chiamatovi a fere il se- 
pólcro di papa Alessandro Y. j^ 
probabile opinione , che poi fbsae 
a Milano, chiamatavi per l'opern 
del duomo. V lineari ed il Baldi* 
Ducei non dubitarono di asserire» 
che vi fu capo di queiredìficio , • 
che vi scolpi alcune figure; del la quel 
cosa non trovasi memoria negli scrit* 
tori della preiata basilica; ma bend 
vi potè essere come consigliere nello 
frequenti oontroversie che insorge* 
vano nell'edificazione di quel tem- 
pio , se è vero , come alcuni pen« 
sano 9 che il nostro artista sia io 
stesso che quel Niccolò Selli scoi* 
tore eretino , che trovavasi al seiw 
▼igio di Giovan Galeano quando 
fa posta mano alle certosa di Pavia* 



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NI 
Chmlarò questo oramai troppo lon* 
90 articolo col ricordare un hatto 
rilievo dti liiccola, che Tedesi sopra 
)a porta della Misericordia in A* 
reno» eiegufto wà 1383, nel quale 
j^a^prcseotò Maria Vergiile che ri* 
ooopre aotto il sao manto allargato 
da due angioletti no gran nomerò 
di persone d'ogni eetso ed età. Mori 
in patria nel 1417. 

NICGOL A (DI Nozio) fu uno dei 
molti scultori che laTorarooo in* 
torno alla fabbrica del duomo d'Or- 
vieto » senta che per altro si pos* 
sano preoisafe qoali siano le sue 
opere. Certo è che si trovaTa nel 
132 1 al serviaio di quella fabbrica» 
/« ^c cui facciata, persenrirmi del« 
r espremione d* Baca Selcio Pieoo- 
lommi che fa poi papa Pio II , 
aita t iof^ atsai, è piena di statue 
scolpite in gran parte da artisti Sa* 
Desi. 

•— ( VnoBESE ), fu uno decli 
seollori dell' iwdeeimo secolo che 
IsTorarono io torno alla chiesa di 
S. Zeno di quella città • ed è sua 
opera J'af«o ma^iore della porta» 
nel quale leggasi: ^m'/icem ^/loftim 
qui fdUpftrU ha$c Nkolaam, 

NICGOL A dall'Area, da alcuni 
creduto originano della Dalmazia o 
di Bari, abitaTa fino dairinfanzia in 
Bologna, dove in sul declinare del 
quattordicesimo secolo, trovandosi 
Iftcopo della Quercia incaricato di 
lare le storie in basso rilievo e gli 
ornati della principale porta di San 
Petronio , prese qomto faociuUo 
presso di sé e lo ammaestrò nella 
scofloivi. Questi adunque dopo non 
motti anni , venendo risgoardato 
come uno dei migliori ddl' arte , 
/u tcefio per eimdurrt a fine, oosi 
il Vasari , essendo im^erftUa • • • 
Vwrea di marmo piena di storie e 
/ignrt, cAe fìà fece NiceoU Pisano 
a Solof^, doo' è U corpo ili San 
Domenieo^ E ne riportò oiire VuUte 
tfMtesto nome d' onore , che fu poi 
sempt-e chiamato Niceoia dalVArca* 
Fin) cosini t opera V anno 1460, 

P.s. dtgU Arch, ecc. t. ni. 



NI 49 

e/éee poi nelia* faeeiaia dèi pa^ 
lasso » dove sia oggi il legato di 
Bologna, una nostra Domu^ Altre 
opere come è ben naturale^ con« 
dusse in Bologna ed altrove questo 
valente artista , che per ^o fu a 
rischio d'essere confuso con Nic* 
colò da Pisa primo autore deir Arca 
di S. Domenico, e. rimanere escluso 
dal novero de'cdebrì artisti del 
quindicesimo secolo. 

NICCOLA (Giosbfpe)» intaglia^; 
toro vicentino , pubblicò diverse 
stampe dietro il nuovo metodo pra* 
ticato dal Parmigianino, da Ugo da 
Gar|M e da Polidoro da Caravaggio* 
La più rinomata stampa è quella 
della pìsputa di Ulisse con Aface. 

— — ( DEL FBtCTLi ). Un pittore 
di tal nome dipingeva, in Gemona 
nel 1332, la facciata di quel duomo» 
ove a pie' della storia del martirio 
di un iknto scrisse il proprio nome.* 
Biagisier NieolauM pktor me ftcU 
MCCCXXXIL Si attribuisce pure 
a quest 'antico artista una vastissima 
pittura pel doosso dt Veoeone, rap« 
presentante la solenne cousacrsnone <. 
dello stesso tempio* 

NICCOLARS<IsAGCO)nato in Lej* 
den circa il 1539, sarefcdbe rinomato 
tra i buoni pittori della sua petria, su 
i meriti d' ottimo cittadino e d'in* 
tegerrimo magistrato non avessero 
fatti dimenticare quelli dell'artista. 
Eletto borgomastro nel 1576» seppe 
farsi amare come padre, del popolo ; 
e da quell'epoca in poi non trattò il 
pennello che per ornare il palasso 
del comune. Bla le incombenxe della 
magistratura non cancellarono nel 
cuor suo r amore dell' arte , onde 
volle in questa ammaestrati i prppr}> 
figli 

«•« (GiACOiio Isacco), il quale 
poi eh' ebbe ultimati gli studj pit* 
torid in Roma, passò a Napoli, devo 
esegui molti ed importanti lavori. 
Avendo colà sposata uua giovane 
sifnora> la condusse in ^ria nel 
1617 , e dopo pochi umh ritirosst 
in Utrecht colla medesima, e cou- 

7 



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50 NI' 

duase tranquilla vita fino al 1639. 

NICCOLARS (Niccoli Isìicco ) 
seooodogeDÌto« fiatò la sua dimora in 
Amsterdam, die arricchì di molti 
e pregevoli quadri. 

.*— ( G17GUELMO Isacco)» da- 
tosi all' intaglio , prese stanza ia 
Delft. 

NLCCOLETTO DA MODENA , 
nacque in questa città l'anno 1474, 
ed aveva nome di buon pittore e 
d'intagliatore in principio > del se« 
dicesimo secolo- Sebbene si fosse 
ormai reso universale il moderno 
stile, egli mantenne sempre UD*aria 
gotica tanto nelle pittore che nelle 
stampe; ciò che vediamo essersi 
praticato da molti altri , per non 
dipartirsi dalla maniera de'ioro 
maestri e per una cotale veoera- 
|ione per le iraagini de' Santi^ che 
ornavano le chiese , e delle quali 
eransi fatti volti , attitudini , abiti 
eonvensionali che distinguevano , 
senza bisogno del nome , f^Vi uni 
dagli altri. Per conto dell' uitaglio 
pare eh' egli non abbia avuto co* 
gnizione delle stampe di Marc'An- 
tooio , perocché la sua esecuzione 
meccanica è alquanto erronea; onde 
viene collocato fi*a i pìii antichi mae- 
stri d' intaslio della scuola lom* 
barda. Tra le non molte sue stampe 
ricorderò le seguenti. 

L'Adorazione dei pastori. 

S. Sebastiano. 

S. Girolamo seduto. 

Un Tritone che abbraccia una 
Sirena. 

NICCOLO' DA CORNEDO, 
scultore Vicentino, operava avanti 
la metà del quindicesimo secolo. 
Di quest' artista trovansi opere in 
più luojghi del territorio fiorentino 
portanti il suo nome , come a Cor- 
nedo.sua patria, a Trìssioo, Bria- 
bona ed altrove; ma conviene con- 
fessare che i suoi esistenti lavori , 
sono lontani da quella bonU che 
osservasi nelle opm di molti suoi 
contemporanei. 

<— — > (FORSE DA FlCAROLO ), vii- 



NT 
leggio del territorio femttM, m* 
rava intomo alla cattedrale di Per* 
rara in principio del XT secolo j 
ed in particolare si pretende antore 
di quasi tutte le ecolture che fre- 
giano la Ceciata di quel tempio. 
Suppone il Baruflbldi, iliustratora 
delle arti fiBrraresi, che questo Nio« 
colò abbia voluto alludere al nome 
della sua patria con quell'anda- 
mento di foglie di fico, che forma 
una non spregevole parte def^i or- 
nati della sud. cattedrale. Lascianda 
da un canto qneste ed altre con- 
gbietture , certa cosa è che tutti t 
fregi della facciata, sooe^ avuto ri- 
guardo ai tempi , abbastanza lod#- 
voli, 

— «— ( BEL Cavallo ) , celebre 
fonditore in bronzo , operava ia 
Ferrara nel 1443, nel quale anno 
fuse in bronzo il cavallo , indi la 
statua del marchese Niccolò d'Esle» 
che vedovasi nella piazza di quella 
cittì , onde gli venne il nome di - 
Niccolò dtl Cavallo, Questo nobile 
monumento andò soggetto a quelle 
vicende, che nel 1797 furono fatali 
a tanti egregi capilavoro dell'arto 
in diverse parti dell' Italia. 

^-^ ( DA Cbekoha >, del quale 
non abbiamo che brevi cenni nel* 
1' Abbeccedario dell'Orlandi e nella 
Bologna illtuirata di Paolo Nasini* 
Non lasciò in patria veruna pittura 
riconosduta per sua« onde inclino 
a credere che si fosse domiciliato 
in BoJocua, dove nel 1518 dipinse 
nella chiesa delie mooadie di santa 
Maria Maddalena una Deposizione 
di Croce. 

NICCOLUCCIO, pittor calabrese, 
scolaro di Lorenzo Costa , nacque 
circa il 1500. Yerun' opera certa 
gli viene attribuita, ed h noto sol- 
tanto per un tratto d'inconsiderata 
collera verso il suo maestro. 8op« 
ponendo di essere stato dipinto da 
Costa in caricatura , lo assali furi- 
bondo armato di pugnale • e per 
paco non lo uccise* 

NICERATO, figlio d'I 



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m 

iNtHtre Xf^ scultore , scolpì , se- 
condo Plitiio, atleti, qufidnf^he, e 
tutto ciò éì cai furooo capaci altri 
^tatuar). Ha le sue più rìnonafte 
~o^f« aoDO Alcibiade e sua madre 
Demarate» che acoesa uoa Jampana, 
eia io atto di sagnfieare; Bscaiapto 
ed Egia dea della scinte , che nei* 
l' età di Pliuio Tedevaosi nei tem- 
pio delia Coocordiai riaBanoe delia 
eortigiaiM Telesilla e quella di Ai* 
cippe. 

NiCfiRONTE, fHttores fa figlio 
•d allievo di Aristide tebano. 

MIGLA ateniese» figlio di Nico- 
mede, apprese la pittura da Aoti* 
doto scoIm di Eafranore. Tra i 
iiogolarì pragi di «nst' artista ah* 
biaitto do Plinio Jke con somma 
diliffensa dipinse le ftmmine, e di* 
strihaivo con tale aiCfieio le ombre 
ed i lami, da &re che lo figure 
uscissero dalle taToloi Di questo pit* 
toro furono portate a Roma una ta- 
vole foppresentaikle Hemea, che fu 
collocata nella Coria; Bacco con*, 
sacrato nel tempio della Concordia. 
Cesare angusto recò e Roma un 
Gtacinlo e Diana da Alessandria » 
che furono pdi coUoAti da Tiberio 
nei tempio di Diana. Foce poi di* 
verse grandi iettare, nelle anali rap- 
presentò CalipsOf Io ed Andromeda, 
ed infinite, altro, che lunga opera 
cichiederehbe il vanirle tutte no- 
OMrondo, poiché molte se ne con- 
servarono in Greeia ed in Asia oltre 
qn^e portate, a Roosa. Fa puro ec« 
odiente pittore di animali: dimo* 
dochè ebbe mona monto tra i sepolcri 
di coloro che gli Ateniesi giudica* 
rono «icjgni di averlo a spese della 
xepubblica. 

IfiCOFANE iù, per testimo* 
DMfisa di Plinio, un elegante e pa« 
lito dipintore, onde le sue opere 
fooo fatte per V eternità* 

MGOLET (Benedetto Alfouso) 
nacque in S. Imar» villaggio appar- 
tenente alia diocesi di Basilea, I anno 
1 740* Dopo la morte del padrìgno^ 
che h costrinse ad applicarsi alia 



NI 51 

soritturat si diede con grandissìtno 
amore a disegnare alla matita, e ad 
incidere alla ponte. Quando si vide 
bastantemente esperto neHarte, pas- 
sava a Parigi, dove lavorò in com- 
pagnia di.Longueil intorno alle ma- 
rine di Vernet. Intagliò pure alla 
punta ed a bulino alcune vignette, 
e molti ritraiti in medaglione, da Co- 
dUn. Fece ancora diverse incisioni 
per l'opera ddl' Ab. di S. Non , 
imitolata Foyage pUioreiqae *du 
Royaumt de Naple. Le pii» riputate 
sue stampe sono le seguenti : 

Prima veduta della città di Na* 
poli, presa dal sobborgo di Chia|a'. 
da Vernet. 

Veduta dell'intamo ddla chiesa 
di S. Gennaro in Napoli, presa nel 
momento del Miracolo del saogue 
di d.< Santo, teroHuata a bulino 
chi Nioolet e cominciata da altri 
artisti. 

VednU dd Lago d' Avemo, dei 
residui dal tempio d' Apollo , e 
ddr ingresso della grotU ddla Si- 
billa di Coma. 

Susanna ohe si difende dai lìbtdi- 
oosi attentati dei due vecchi , da 
Deshats. 

Milone Crotoniate, da Grorgìone. 

S. Apollonia , da GOido Reni. 

NiCÓMACO uno degli eccellenti 

ri pittori che non fecero uso che 
quattro colori , ed esega irono 
opere immortali. Plinio dopo avere 
lungamente ragionato di A pel te , 
Aristide. Protogene ed Asclepiodoro: 
a costoro, scrive, dobbiamo aggio- 
cnere Nicomaco , figlio ed allievo 
di Aristodemo. Egli dipinse il ratto 
di Proserpina, che conservasi tnr Cam - 
pìdoglio' uni temente ad una Vittoria 
che eolleva in alto una quadriga. 
Dipinse Apollo e Diana,e la madre 
loro sedente sopra un leone , come 
pure Satiri. Ba oca u ti, Scilla ec. Ebbe 
molti discepoli , tra i quali il fra* 
lello Aristide, il figlio Aristncle e 
Filosseno. 

MICONE , nato in Pergamo in 
sul dtfcliaare del primo sscolo del* 



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52 m 

r Era cristiana fa valente maloaMi* 
fico e profoodo eottoscttore deli ar« 
chttettura. Sì nuseoola* che maa- 
cando in patria di graodt occasioni 
di lavoro, fu costretto a procacciarli 
sosteotanseoto col tener scuoia di 
liogaa greca; non areodo inai vo- 
luto acconsentire a lasciar il paese 
naule. Ora non k noto quali opere 
facesse in Pergamo: Unto gli è vero 
che non il nome dell'architetto suol 
dare fama agli edifii), mtt la ^ua- 
lità ed imporlansa de/cii edifisj al» 
r architetto. Invece dell' architet* 
tura , dice il Milixia^ esercitò la 
pasienza e la dolcezta della sua in* 
dole> tollerando l' iracondia delle 
consorte, la quale, per testimonianza 
di suo figlio, il celebre medico Ga* 
lenOf era più indemoniata di San* 
tippe moglie di Socrate, e si stra- 
niva talvolla cosi maledettamente, 
che mordeva le donne di servizio. 

Lo stesso Galeno seppe qualche 
cosa d' architettura , intorno alla 
quale arte lasciò alcune regole teo- 
riche e pratiche. Egli era di stirpe 
d' architetti, poiché Io furono non 
solamente il padre , ma 1' avo » ed 
il bisavolo. 

NICORDAMO D? ARCADIA non 
ignobile statuario, fece Erede che 
atterra coi dardi il leone di Nemea, 
Minerva armata d'Egida e di elmo, 
Antioco ed Androstenepancratiastì. 

NIGOSTENE pittore di Samo , 
ammaestrò nell'arte Teodoro Samio 
e Nicosteiie. 

MGDLAMT (Giovanni) nacque 
io Anversa circa il 1569> apprese 
i princìpi dell'arte presso un meno 
che mediocre pittore, chiamato 
Franz , che dal Suod era venato 
a stabilirsi in Arlem. Ma pocoap- 
profilUndo sotto questo precettore, 
accoociossi con Francesco Badens , 
che, lasciata Anversa, erasi da pochi 
anni rifugialo in Arlem • come 
fatto aveva la famiglia di JNicuIaOt. 
Giovanni , seguendo le proprie in- 
dinaaioni , si applica a dipingere 
quadri di piccole dimensioni , rap- 



m 

preseotauti storiedeirai|tieo e sniovo 
Testamento. Ebbe costume dt col* 
locare le figure in bellissimi paesi, 
ornali talvdta di fabbriche, secondo 
che lo comportavano i diversi ar* 
«omenti; ma poche volle ebbe la 
tortone di foce peesi ed edifiz| eoa* 
venienti ai se ^qetti, sostituendo d'or^ 
dioario abituri e templi olandesi u 
queKI dell'antioa Palestina. Ad ogni 
modo le sue opere furono tenui* 
in gran predio , ed ora sono rane- 
sima esiandio in dande. Mancò 
ali' arte circa il 1630. 

NICOL AMT ( GcouEUio ) Ha. 
eque in Anversa l'anno 1584, ed 
apprese i principi delU piUura peaaao 
Rolando Saverj. Passava peacia a 
Roma , e per lae eoni tottlinui la« 
▼orava salto la diretione di Paolo 
Brill. Da prieNi imitò questo mae* 
suro , pei tornatosene in Anversa » 
mutò questa maniera in aètm più 
spedita. Poi ch'ebbe lavfMralo alcwa 
tempo in pniria , reooesi ad Am» 
sterdam , dove acquistò gran noniew 
D' ordinario i suoi quadri rappro* 
sentano le mine de' pili magnifici 
antichi edifici, eh' egli stesso aveva 
disegnati in Roma. Si feoe in aj>* 
presso ad operare d'intagfio, e pub* 
dIìcò circa sessanta stampe di pua* 
saggi, tutti o di sua consposisioiie» 
o dipioti da Paolo BrilL •Bapppe* 
sentano var| sili d' Italia, ricchi di 
figure e di fiibbricbe. Sono, ^ane* 
ral mente parlando, pittoreschi e di 
buona composiatooe , ma i crìtici 
trovano non a torto in alcun! passi 
difettosa composizione. Mori inpn* 
tria nel 1635. 

MIERT ( Ai.EsaANDao de ) difet* 
tante di non comune merito , in* 
tagliò alcune stampe di propria 
inveniione perle favole di la Fon^ 
teine» che non sfìgurareno in con* 
correo za di quelle di celebri prò* 
fiasserì dell' arte. ' 

NIGETTI (Matteo), fiorentino, 
nato circa il 15(»0, fu allievo in 
petria dell'il lustre architetto Buon* 
talenti, sotto la direaioo^ del quale 



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m 

4Ul« gn» pari* imli'esMttxiooe del 
p«Utzo Strozzi in via Maggio. Ar* 
chiteitò nella slessa città il chiostro 
de* Mooact drali Aogeli , la niiovfi 
diien di S. Michele de' Teatini , 
e fiooe il iDodello della chiesa d'Ogai* 
saDli. Sui diaegoi di DooGioTaooi 
de' Modici diodo prinoipào nel 1604 
aé fli^ifico odifino de' Sepolcri 
ModtDei ia testa ai coro della chiesa 
di S. Lorenzo, e disegnò tolti i 
preziosi omameBl^ li^* quali ven* 
nero poi incrostaie h paseii. Né 
fo Beno valenlo sonllovo ed iota* 
gì latore in pietre dure , che aschi* 
lotto; od o^rò teolto intorno ai 
riechi lavori ^i ^eosme e di pietre 
fine che si eiegiiivaDo nella galle- 
ria, spcsiakneotte per il bellissimo 
presioso ciborio della predetu chiesa 
di S. Lorenzo. Mancì. alia gloria 
dello ani nel 1641. 

aHLSON ( GiovAimi huh) nato 
io Auj^nsta nel 1721 > si esercitò in 
<^arst rami dello beile arti. Dise- 
gnaiore, pittore, miniatore, lavora- 
loro io smalto^ ed iotsgliatore alla 
punta ed a hultoo, molto operò spe« 
ciaioMole come disegnatore ed io- 
laglialoro graziose^ Nel 1 780 era in- 
caricato in patria della direzione di 
qa^b acGademia di helto artii Pub- 
faticò una ragguardevole Raccolta 
di Uomini e Donno iAlustri del se- 
colo XViii « con diversi bizzarri 
aceeasoii e con 6gore allegoriche* 
Tra i ritratti ch'^i intagliò tro- 
Vansi quelli di 

aemeolo XUI, delU famiglia 
Dezzonico. 

Pietro III Czar della Russia. 

Caterina Aleaciowna imperatrice 

Conte Nadasti 

WìUiam Pitt. 

Quattro stampe che si accom* 
pasnano intitolate le Quattro Ore 
dei giomo, furate in scene pasto- 
rali campestri 

NURFE (CeaiLKE dalle). Seco- 
alni, scolaro o imiutore che si fosse 
del TintorattOf avesse più che oelia 
Mzsarria de' pensieri e ucUa veio« 



W 65 

cHI della mano, imitato il esaestro 
nel disegno e nel franco colorire , 
avcefibo ottenuta la stima de' non* 
temporanei , ed il^ suo noOM noa 
sarebbe quasi afidtto dimenticato 
da posteri. Meri circa il 1*600. 

NINO , 6gliiM>lo d' AodiM Pi« 
sano e suo allievo , non soìaoteiito 
vuol essere annoverato tra i buoni 
scultori déiì' età sna per le opero 
da solo eseguile, ma per avere con* 
tinuamente aiutato il padre nello 
più importanti , quali sono le por* 
le in bronzo ai S. Gì visoni in 
Firenze , ed altre non poche , sic» 
come quello che coodosse in com« 
pfgnia di lui molta parto del vi- 
vor suo. In Pisa vedonsi nella eh io» 
setta deUli 9pina due graziose Bla* 
donne , le quali sono più mor« 
bidamente trattate che quelle fatte 
da Niccola e da Giovanni da Pisa, o 
che i! Vasari indubitatamente di* 
chiara di Nino; come sono soe opene 
nella stessa .chiesa della Spina lo . 
statue de'Santi Pietro e Giovanni , 
ed in Si Caterina una Vergine An- 
nunziata, colle parole: ji dk primo 
Febbraio 1370 queste figure fece 
Nino figliuoio di Amdrea Pisano. 

NiSGON, non ignobile disegna* 
toro ed intagliatore inglese , era 
nato circa il 1 706 , ed operava iu 
Londra nel 1750. La maggior parlo 
dello sue incisioni consislouo in pie* 
coli ritratti , eseguiti con grande 
pro()rietà di stile, avendoci fotte lo 
faccie alla punta* 1 più pregiati sono 
quelli di 

Federigo, principe di Ga]ieB% 

Giorgio conte di GmnvtUe. 

Duca di Comberland. 

— -* ( Giacomo ) , nato circa il 
1740, aveva nome di valente pit* 
tore avanti il 1780, nel quale anno 
dimorava in Londra. Allievo prò* 
babilmeote di Raynoid, se non lo 
raggiunse, rimase a^brevedislanza. 

NiUNO DE GRAEVARA ( DOif 
GiovASfpri ) nacmie in* Madrid nel 
1652. Trovandosi giovinetto a Ma* 
laga colla propria famiglia, cou« 



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54 MG 

dotta <Ìa pochi anni io quella città 
del vescovo Enriques, capitano ge< 
■erale del regno d' Arragona , ap- 
prese colà i principi del disegno, seb- 
bene i suoi seoitort avessero desi* 
deralo che si volgesse alio studio 
delle lettane* In appresso avendo il 
vescovo conosciuta l' indinaùooe 
del giovlnecto « condottolo a Ma* 
drid, lo racoooianclava «d Alfonso 
Ceno* Questi si affeaiooò beo tosto 
al giovane allievo» e perchè acqui- 
stasse noitee di buon pittore lo ac- 
cdnodò de' proprj disegni per al* 
oooi lavori d' importante , che gli 
orano stati commessi in Malaga ed 
ÌD Cordova, lo appresso, addentra* 
tosi oell arte, pih non ebbe bÌMigno 
dei generosi susstdj dét maestro , 
e condusse specialmente in Malaga 
altre belle opere pubMiche e pri* 
vata, delle quaK cercava di acco- 
starsi alia maniera di Rubens e di 
van Dyck» senta però abbandonare* 
totalmente quella del Geno. L' e- 
rudisione di Ninno si manifesta 
nelle sue opere di storia dottamente 
composte e trattate con nobiltà. Mori 
nel 1693. 

NOBILI ( DaRAirrE de' ) , nato 
in Caldarola , nel Piceno, circa il 
1550 . fu, secondo alcuni, scolaro 
del Bonarroti, mentre pensano altri 
avere soltanto formato il suo stile 
studiando le opere di questo sommo 
artista. Certo è ad o^ai modo, àie 
le pittura del Nobili hanno un 
cotal sapore michelangiolesco, che 
nessun'altra ebbe in cosi alto grado; 
come, ne fii specialmente testimo- 
nianza un quadro rappresentante la 
Madonna in mezzo a quattro Santi 
die conservasi in Ascoli a S. Pier 
di Castello, a' pie della quale leg- 
gasi il suo nome, cognome , patria 
e r anno 1571. 

NOBLESSE (N ) morto in età 
di circa ottant' anni nel 1730 , fu 
un valente disegnatore a penna, il 
quale avendo attentamente studiate 
le opere del Callot , intagliò con 
molto spirito all'acqua forte alcuni 



NO 

paesaggi in piccole • diowasknii .in 
sul faro del grande intagliatore lo* 
renose. v 

NOCIIBR^(GlovAifiii Edme) na« 
eque in Parigi nel 1736, « studiò 
riotaglio sotto Fassard, diretto dal 
quale pubblicò alcune stampe di 
non molta ioaportanxa. 

NOFBRI (GiosEPTE^ fioreotin#» 
trovasi ricordato nella Serie de$^i 
Momùit Ulmtfi in piUtira » in qua* 
lità di scolaro di Vinoeuto Dan« 
dini, sansa che venga indicata va- 
ron'opera. certa eseguita sui proprj 
diMQÌ. 

m)GARl ( Giuseppe ) nato ia 
Venezia , o sua dtpoodensa , nel 
1699, appresa^ pittura sotto Ao» 
tonio Balestra. Oflm il merito di 
distinto ritrattista , ottenne quello 
di elegaqte pittore di storie a pic- 
cole fìgure. Condusse diverse tavolo 
d* altare con figure grandi al frmo , 
tra le quali merita speciale rieor« 
densa quella rappresentante San 
Pietro, fatta pel duomo di Bassano. 
di uno stile che parteeipa di quello 
del Balestra e del Pcaszetta. Visse 
lungamente in Torino al servigio 
di quella real corte , e manna aU 
l'arte in età di 64 anni. 

— — (PaetoE), roaiano, allievo , 
o imitatore di Raffaellioo da Reg* 
gio. fu uno de' buoni frescanti del* 
l'età sua, ed assai adoperalo in 
Roma per pubbliche e privata pit« 
ture, tra le anali furono assai lo- 
date quelle di una delle loggie Va* 
ticane. Mori di 75 anni dorante il 
ponteficato di Urbano VIIL 

NOGRGT (GiovAitni ) nacque a 
Naficy circa il 1600, ed ebbe cosi 
distinta rinomanza tra i pittori frao« 
cesi di ritratti . che il duca d'Or* 
leans lo nominò suo pittore. Mori 
in Parigi nel 1672, mentre era di* 
rettore di quella accademia di pit* 
tura. 

NOLLET ( DovEiaco ), nato in 
Bruges circa il 16i0 » fu ammessa 
nel 1687 nella società dei pittori 
di quslia città. Poc'appretso il duca 



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no 

ÌÈmannStìMUO di Baviere , io aUor* 
goveituAore de'Paesi Bassi» io creò 
suo primo pittore. Allaccato a questo 
buon principe per gratitudioe e per 
ìndiDasioDe , lo segni a Parigi in 
tempo delle sue disgrasie , e eoo 
luì passò ÌD Baviera» dove lo servi 
fincnè visse. Morto Massimi |iano« 
li^lletf oroava a Parigi, e celò mori 
nel 1586» io eiò di 9S anni. Tra le 
più riputate sue opere vengono an- 
noverali alcuni piccoli quadri di 
storie deir antico Testamento, fatti 
per la chiesa di S. Giacomo di Bru» 
ges , il quadro di S. Lodovico ac« 
colto da' frati carmelitani nell' atto 
di sbarcare io terra Santa, per i Car« 
neliuni delta slessa città» e per gli 
slessi frati altro quadro rappresene 
tante una batlaglia. 

NOLLl ( Carlo )» figlio di quel 
architetto comasco che intraprese 
la celebre opera della pianta di 
Roma » studiò la pittura neli' ado- 
ksccnsa sotto Agostino Masucci e 
Giacinto Corrado; aia desiderando 
U padre di averio presso di sé in 
qnaiftà d' intagliatore » appHcossi 
air incisione » e recatosi a Boma » 
intagliò la maggior parte di detta 
opera sotto la paterna dìrexione. 
In appresso intagliò altri rami, tra 
i quali il ritratto dei chirurgo del 
re Sardo Gaetano Petriolo» che fu 
posto in fronte al libro delle sue 
Bifit$sioni sulle tavole anatomiche 
Mt Eustacchio, pubblicate in Boma 
nel 1749. Per ultimo » chiamato a 
fiapoli» intagliò molte delle antiche 
pittore d' Ercolano formanti i tre 
volumi dati in luce dal 1757 al 
1762. Operava tuttavia iu Napoli 
nei 1770. 

NOLLIN ( Gto. Battista ) in- 
tagliatore francese del secolo dicias* 
scttesimo» intagliò a bulino la Bin- 
novaxione dell alleanza tra la Fran* 
eia e gli Svizzeri. 

La Conquista del Vello d' Oro» 
da Francesco Romanelli. 

Natività di Nostro Signore» da 
P< 



NO 65 

La Sconfitta di Harsin , stampa 
ricchissima di figure » da vender 
Meuien» ec. 

KOLPE ( Peter . ossia Pietro 
TANDEK ) nacque all'Aja n^ 1^1 » 
e si esercitò nella pittura e nei* 
r intaglio. Ignoransi tutte le parli* 
colarilà della sua vita; se non che 
può argomentarsi dalle sue opere » 
eh' egli fu artista di non comune 
ingegno. Pubblicò stampe di ogni 
genere ali' acqua forte» ed a bulino 
eseguite con diligenza, ritratti» storie» 
paesaggi» vedute, i dilettanti apprez- 
zano assai gli Otto Mesi deiranno 
che furono pagati ad alto prezzo. 
Le migliori prove comparvero sotto 
il titolo di : iiois de l'année. Ma 
coloro che acquistarono il rame » 
li pubblicarono col titolo di Lei 
Quatressaisons et Its quaire Elemem, 
col nome del pittore Pietro Poiier. 

Soggiungo V elenco di alcune altrt 
stampe. 

Giovanni Adler Salvius ministro 
di Svezia. 

Seguito di otto Cavalieri incisi 
all'acquaforte» stamne ora assai rare 

Giuda e Tamar in bel paesaggio^ 
di sua composizione. 

Daniello nella fote di leoni» da 
Blanchert. 

11 profeta Elia che s' intrattiene 
con la vedova di SeresU» da Paolo 
Potter. 

Sei Paesaggi I da van Nieulant. 

Saul Paolo eremita uudrito nel 
deserto da un Corvo» da P. Pot- 
ter ecc 

NON ( BiccARDO Ab. w Saint), 
dilettante , disegnatore ed inUglia- 
toreairacqua forteed all'acquerello» 
nacque a Parigi nel 1751. La sua 
beli opera fatta per associazione col 
titolo di ; Voyage pittoresque d' /- 
talie, ou des rayaumes de NapUs 
et Tie Sicilie , in cinque volumi io 
f.*» è arricchita di ornati d'uno squi- 
sito gusto e di bellissime incisioui* 
eseguite dai migliori artisti di quel 
tempo, U grido a cui egli pertenne. 



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56 NO 

non to ebbe solamente come artista, 
ma exiandto come autore. Può as- 
8erir8i« seoza tema di errare , ehe 
qitest' opera è la piii perfetta» per 
molti rupetti , fra le altre molte 
dello stesso geoere, spectalmeote 
per ciò che riguarda il disegno. 
Ebbero parte Dell' incisione di cosi 
celebrata raccolta, le Prince ali' a- 
oquaforte , Robert, all' acquaforte, 
ed acquerello, Fragonard , come il 
preceoeute, e diversi altri maestri* 

NONZIO o ANNUNZIO . mi- 
niatore, forse più celebre per essere 
slato padre e primo maestro di Fede 
Galizia, che per le proprie opere , 
era nato in Trento circa il 1550 , 
dove lasciò diversi quadri in mi« 
niatura di piccole dimensioni, con* 
dotti con somma diligenza e con 
ragionevole disegno. 

NOOMS ( Remigio ) , chiamato 
lo Zéema^, nacque in Amsterdam 
circa il 1612, e fu buon pittore ed 
intagliatore» dopo essere stato alcun 
tempo marinaro. Una irresistibile 
inclinazione per le arti del disegno, 
lo tolse alla prima professione. Tatto 
quanto si offriva a'sooi'sffuardi, sa- 
peva renderlo oggetto della sua imi • 
tasione ; ed a forza di studiare la 
natura, acquistò molt' arte nel saper 
imitare, onde disegnò ogni sorta di 
navi grandi e piccole con somma 
verità. Perciò acqubtava il sopran* 
tìomt di L'éeman, Marinaro, e sotto 
questo fu poi sempre conosciuto, 
r ece lun^a dimora in Berlino, dove 
in diversi reali palazzi conservaosi 
non poche sue opere; e molte stampe 
furono sui disegni di lui eseguite , 
rappresentanti navi di guerra, com* 
battimenti di mare, vedute campa* 
stri, tutte ornate di graziose figure 
e di belle lontananze. Le piii co* 
Dosciute sono 

Seguito di otto marine e navigli 
diversi col titolo di Navi rei des* 
stignit ti $;ravts par Remy Zlf 
mann 1652. 

1 Quattro elementi, Zéeman fec. 

Quattordici slampe intit* Seguito. 



NO 
di porti di mare dell'Olanda, fnib* 
blicato in Affisterdai|i nel 165tì. 

NOP ( Gheraido ), nato in Ar* 
lem circa il 1570, andò giovane in 
Germania, e di là passò in Italia , 
dove si fermò molti anni, e più che 
altrove in Roma, continuamente stu- 
diando i grandi esemplari de' più 
illustri pittori, onde di ritociio in 
patria, foib arricchirla di pregevoli 
quadri 

NORDEN ( GiovAffn ) nato a 
Wiltshire nell' Inghilterra circa ti 
1546. fu espertissimo disegnatore ed 
intagtiatore nel genere tipografico. 
Fu nominato membro dei comoni 
d'Oxford nel 1564, e dimorò fua« 
eamente a Stendon nel Illidlesex. 
La sua più importante opera è ia« 
titolata : Apeculum Britanniae , ot<* 
vero descnziooe corografica del Mid- 
lesex e dell' Hertlordshire , con 
carte geografiche. 8i dice aver fatt« 
ancora una Veduta di Londra, eoa 
la rappresentanza della dimora fat- 
tavi da lord Maire. 

NORIEGA (Pietro ) , lavorava 
in Madrid nel 1658, ed aveva ooia^ 
tra i migliori ritrattisti che io al- 
lora avesse quella capitale. Altro 
non è noto ai questo pittore, che 
pure aveva fatto qualche quadro dì 
maggiore importanza che non sono 
i ritratti. 

NORSINI ( Lsoif AiiK> ) , detto 
Parasole dal nome della moglie , 
nacque in Roma circa il 1570 , e 
furono egli e la consorte disegnatori 
ed intagliatori in le^o; e molto 
lavorarono da Antonio Tempetla. 
Poscia Leonardo intagliò per ordina 
di Sisto V V Erbario del medico 
Castor Durante. Quest' opera ebbe 
molto credito , e non è trascarata 
al presente, perchè le piante sono 
accuratamente disegnate, e diligen- 
temente eseguite. Ignoriamo l'epoca 
della sua morte. La sua sposa 

— — » ( Isabella Parasole ) a* 
vendo appreso il disegno , mostrò 
somma destrezza e sapere in diverse 
opere* Compose un libro suUa Ma« 



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NO 
Alerà di fare t dentelli, rieami ed 
altre opere- femmiDili, e ne iolagUò 
di sua mano i disegoi in legno. 
lotagHò pure nella stessa maniera 
le piante per 1' Erbario del prìti- 
cipe Cesi d'Acquasparta. 

NORSIIf i (Bern ARDiiro) detto P<i« 
raioU, figlio dei precedenti, fii dai 
genitori mandato alla scuola di Giù* 
seppino dal Sole: e giàcominciara 
a £irsi nome nella pittura quando 
fa da subita morte rapilo alle spe* 
rane dei genitori e del maestra. 

-— . o piuttosto PARASOLE 
( GratOLAMA ) , probabilmente so- 
rella d' Isabella Norsini, si distinse 
assai neir incisione in legno, come 
ne fanno prora diverse stampe ed 
in particolare quella rappresentante 

La Battaglia delle A mattoni, tratta 
dal Tempesta. 

NORTHUMIBERLAND, uno dei 
più illustri lordi dell' Inghilterra , 
non ìsdegnò di trattare Ift riga ed 
il compasso , e sorse quasi emulo 
d' luigo lones. In una sua villa si* 
toata a breve distanza da Londra 
eresse sui proprj disegni un pala tao 
alla greca, conHribuoe , calcidicfae 
e con altre magniBceote tutte di 
squisito antico gusto. Alle profonde 
cognitioni architettoniche aggiunse 
il pili caldo amore per le cose della 
pittura e della scultura, e raccolse 
nel suo paletto di Londra a grandi 
spese pretiosi pittore e sculture, tra 
le quali il quadro famosissimo di 
Tiziano rappresentante la fariliglia 
Comara , ed alcuni basti e bassi 
rilievi antichi. 

NOTNAGEL (Giovanni Ah- 
BBEA Beniamino > nacque nel prin- 
ripa IO di Saxe-Cobourg nel 1729, e 
fu più che valente pittore , dise* 
gnatore «A intagliatere all', acqua* 
forte e febbricatore di tappetzerie 
dipÌDte. Nel 1747 si stabilì a Frane* 
fort sul Meno, dopo avere sposata 
la vedova ed erede d'un f^bbeica- 
tore di tappezterie. Egli fu uno di 
quegli nomini attivi cmI accorti che 
ifi^uisoooo sul festaotetilci loro oob* 

Diz. degli Anh, tee, T, ni. 



NO %1 

cittadini. Ha venendo alle cose ddle 
arti , egli «dipinse piccoli ma gentili 
quadri da stanta in sul fare di Te^ 
aiers , e pubblicò varie stimpte mU 
l'acquaforte, che lo fecero riaguar* 
dare come uno dei piiz felici imi* 
tutori di Rembrandt. Ecco un breve 
indice di alcune delle pih ri nomate. 

L'Angelo del. Signore cheappa* 
risce a Cornelio. 

S. Pietro liberato dalla prigione 
dall' Angelo. 

Due busti, uno di uomo fatto > 
r altro di una vecchia veduta di 
profilo, del 1772. 

Busto di un T«rco cOn turbante. 

Ritratto del dottore Ortfa, 1774. 

Ritratto in un busto d'Aly Bey ^ 
viceré. d'Egitto. 

Paesaggio con un monumento sul 

3 naie si legge :' Pay^nges gratis 
'apres des iableatm originaux ee* 
NOTRE ( ANDREA LE ) , nato-ia 
Parigi nel 1613, venne #b Italia di 
già ammaestrato nei disegno e nella 

Erospettiva , per disegnarvi i più 
ei giardini d ordine di suo padre» 
eh' era soprain tendente ie' giaedini 
di Versailles. L' architettura giar« 
dinesca nata in Italia ,#dopo Ì11600, 
progredì menò assai in Italia che 
in Francia. Le ville di Roma, di 
Frascati, di Tivoli, di Firente non le 
trovò che meschine cose, a Mio direi 
e tornò in Francia còlla testii In* 
vasa da grandi idee per accrescere 
maguificeota ai giardini. Egli si 
eresse in legislatore di questo ramo 
d'architettura di solo diletto , e fu 
il primo ad ornare i giardini di 
portici, laberinti, grotte, cocchi, par» 
te/rif ed a ridurre barbaramente le 
piante in quelle varie bistarre for* 
me, che fìuo all'invasione del gusto 
pei giardini inglesi ( che peraltro 
ebbero origine in Italia ) si osser* 
varopo con ammi^itione, ed erano 
sconcette. Fece d^ principio il 

f lardino nella. villa dei fioanisiere 
ouquet, indi decorò le reali ville 
e principalmente quella di Versail- 
les. Ma queste maniere di delisie 



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58 



MO 



a prima viftU iocanlMO, ed a poco 
a poco racaop noja e rallrUtano. 
Altronde Tersa illes oflriva per ia 
sua positiooe iDSuper^bili ostacoli 
alt' arcbiteito giardiltiere* che deve 
cercare situazioni ed aspetti rideDti» 
viste -di graziosi paesi, di limpidi 
ruscelli , di fontane e simili. Ter- 
sailles è posto in ima vaUe drcoo- 
data da aridi moati e da lugubre 
foreste. Ad ogui modo se non potè 
abbellirne ogui parte , vi profuse 
tutte le éncsze delle arti. Inesausto 
neir ìdvcbzìodì piii maravigltose • 
formò egli solo le delizie delle reali 
case éw^ Franoìn: peroccliè seno 
sue opere i gierdÌDi delle TuiUeries, 
le terrazze di Saiot-Germain en 
Laye , i boschetti dijlnanoo, i oa* 
turali portici di ì/lwìj, le spalliere 
di Chantilly^ i viiAi di Meudoo, ee. 
Successe al padre nella carica di 
sopraÌB tendente de' reali giardini di 
Tersaiilea#e fu in oltre Utto cava- 
liere deir ordine di San Michele e 
Erocurator generale delle reali fab- 
ricbe. Mori Panno 1700. 
NOTA ^ Pacino de ) bergania« 
SCO, esercitata la rat tura in patria 
con lode avanti il 1563 in com* 
pgrna di suo fratello 

— ( Pietro de) il di cui stile 
s'avvi<^a a qaello de' giotteschi di 
qne|lenipi, com' erano, pressocchè 
lotti i pittori delle provtDOÌe mi- 
lanesi hno alle lagone venete^ dopo 
file Giotto avteva dipioto nel pa« 
lazzo de'Tisoonti lu Milano, in 
Padova ed altnev«. Rispetto ai Nova 
fu osservato, che i posteriori artisti 
bergaaiasci», vennti iaiaiediatameute 
flopo di loro dipinsero pifa ro«a- 
mente «ssai di questi due valenti 
fflitelli. 

NOVARA ( Pietro da ) , fiori 
nella seconda metà del qualtocdi* 
cesimo secolo. IJon pertanto con- 
servansi di quest'amico pittore di- 
verse cose a Domodossola, sotto una 
delle quali leggesi: i%w Petrus fi* 
ìius PttH pictoris de Novnna hoc 
^J9rr9 pinxi 1370. Nulla perù rimane 



NO 
di Pietro il padre, il quale P<Hev« 
essere di già pittore quando biotto 
operava in Lombardia» 

NOVELLI (GiovAN Battista) 
nato a Casteliranco nel 1S78, fu 
allievo dei giovane Palma, e dipinse 
pittltosto per dilello che per pro- 
fessione. Nan pertanto molto gli 
deve la patria per averla ornala di 
non poche belle opere» e per avere 
aaaaaaestrato i>eir arte il suo con* 
cktadine Pietro Damini, che, seb* 
bene morto in età giovanile» viene 
annoverato fra i migliori tiaiane* 
sebi. 11 Novelli morì in Castel^» 
Iraaoo nel 1652. 

-i«**(PiETRO) chiamato dal nume 
della patria Mi^nreaìut, nacque non 
molto dopo il 1600, ed esercitò con 
moka lode in Monreale ed altrove 
la pittura e V architettura. Tra le 
migliori opere air olio lasciate io 
patria, viene annoverato il vasto 
quadro delle Nozze di Cane Gali- 
lea . fatto per il refettorio de' mo- 
naci benedettini, e tra le piti co* 
piose opere a fresco la volta dei 
conventuali, ch'egli in breve tempo 
dipinse senasa il sborso -idi ajuti 
o di allievi, fa diligente in ri- 
trarre le (orme dal naturale, dotto 
in ' disegnarle, grazioso nel colorirle. 
Operava tuttavia nel 1660. 

NUCQI ( Allegretto) di Fa* 
briano, probabilmeote scolaro di 
Tito , iìori nel 1566. Conservansi 
ancora nell'oratorio di S. Antonio 
Abate della città di Fabriano molte 
storie del Santo compartite , come 
costuma vasi a que'tempi, in diversi 
noadrì. Si legge a' pie delle me^ 
desime : Allegretas NtUU dt Fa* 
briano hoc fecii 1 56. • • • • • 

( AVAlvzitfO ) nato in Città 

di Castello ue^ \Ò5B , dopo avere 
appresi i principj deda fattura ia 
patria, passò a Roma per disegnare 
tu compaguia di Niccolò Cincignano 
le migliori autìclie e raoderne opere. 
Colà non tardò ad aver nome di 
valente pittore, onde venne adope« 
rato nella maggior parte de* lavori 



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NO 
•raìnttì rfa Sisto V. Altre op«r« 
d'importìAza JodevoimeDle ooD<(»S8e 
in diTcrse chiesa e palmi di quelle 
cillà: iodi passava a Napoli^ dove 
fÌBCe dWem lavori. Ali*' oltimo ri* 
solse di riveder la peiria per con- 
durvi Craoc^illa vite ; e le owlM 
opere che vi asegoà làmio credere 
che pih noo 1' abbendeoasae. Fa» 
Cile e spedito pìttere coaa' ecli ere^ 
lasciò esiaiidio nelle vieiiie boipite 
bdk teslimeoiante delle sua yktk, 
laveraodo coiitiouemeuU fine al* 
r anno 1629 , in cui pagò il eoi^ 
sesto Irìbato alla catara. 

N0CCI(BE]fEDETTOldt Gubbio, fu 
scolare di Baffi«ltitio del Colle, e cosi 
fisdele imitatore del suo siile, che i 
Snei qnadri appena si distinguono da 
quelli del maestro dai più eserciuti 
coooscilori. Btsgaardaii come il suo 
capolavoro ti S. Toaimaso che coo« 
servasi nel duomo di Gubbio; ed 
h opem veraasenltf pregevolissima , 
Ao qnand' ancora noo avesse (alla 
altra eosa » gli darebbe diritto ad 
no disliato ioogo Ira i buoni meo* 
airi del suo tempo. Ebbe un fra* 
fello chiamati^ 

-»i«« ( YiBGlLiQ) che apprese la 
pittare da Daniele da Yollemf . e 
ne copiò la slopenda Deposizione 
df Croce per la chiesa di S. Fran« 
seseo di Gubbio. Pare die Fran- 
cesco flwrisse avanti il 1575. epoca 
detU morte di Benedetto. 

NDNReZ ( Giovanni > , fu al- 
lievo in Siviglia di Sanchea de €a« 
•tro* la mia cappella della mas* 
giove sagristia della cattedrale di 
qnel/a ciltA furono lev^ in sul de* 
cttnfirft del dictotlesimo secolo al« 
coni quadri di Giovanni rappre« 
sentanli S. Giovan Battista, S. Mi* 
chete e S. Gabriele , al quale nU 
tiflso aveva latte ale imitaoli quelle 
dei pavone. Nella tesoreria della 
•tassa cattedraU vedasi preseete« 
mente nn quadro conserva tissi* 
mo rappresentante una Pietà ia 
naesso ad aIc|ioi Santi. Le fiigare , 
il disegno, il colorito non hanno 



mi 59 

alcun merito, e pare che riponesse 
ogni suo studio negli accessori, ve* 
dendovisi i lembi delle vesti lini- 
temente lavorali con ornamenti ri- 
cercatissimi e con belle pieghe. È 
probak^le che facesse qae»i' opera 
circa il 1480. o poco dopo. 

—*-> (Pietro ) nacque in Ifa^ 
drid a^nti il 1600« appram in pa« 
tria i prìncipi della pittura nella 
•cuoia del Soto» iodi reesvast a Bo* 
DM, dove si fece più rhe mediocre 
pittore. Tornato a Madrid , dipin» 
geva per la gnm sala della Gom« 
media i ritratti dei re di Spagna » 
e nel 1625 una gran tela perii con* 
vento delhi Mercede. Fa disegna- 
tore abbastania easti^psto , e buca 
conoscitore dsgli effetti del chiaro« 
scuro, onde le sue figaro hanno 
ascilo rilievow Mancò all' arte in 
Madrid TanaolGSi. 

NUtlNEZ DB SBPDLVBDA 
( Matteo ) ia da Filippo IV no- 
minato pittore di certe ed incari- 
calo delle pittore dei Galeoni delle 
reali squadre delle ladicb Ma Se- 
pulveda era buon firanMHe e con 
danno dell' arte fa distratto , per 
opere di non molta importanza e 
poco durevoli, dai più utili lavo- 
ri. Morì in Cadice circa il 1650. 

— iifa* ( DE VlLLAVICCNCIO), Seb- 
bene nato in Siviglia da illustri 
parenti, studiò i principi della pit- 
tare sotto il Manlio; poi, recatosi 
e Napoli, lavorò alcun tempo coom 
aiuto del Prete Calabrése. Muritlo 
lo essa va teneramente» onde al suo 
ritornò in patria, dibe l'intera sua 
eoofideuza, e si adoperarono di co- 
maoe accordo allo stabiliaìento di 
queir accademia. Negli aitimi anni 
mai uóti abbandonava il maestro 
che spirò tra le sae braccia. Allora 
recossi a Madrid per preseetare al 
re Carlo II il suo bel qaadro dei 
fiinciulli che giuncano in messo ad 
nna strada , cae sembrava dipinto 
da Murillo. Pare che Nnonessi 
compiacasse in partioolar modo di 
dipingere fanciulli e trattass gre* 



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gioì 
laoi 



60 W«J 

SiO0Ì argomciiti ; io ciò sotto certi 
rispetli Boo dissìmile dal oostro A.Ì- 
baoi. Morì nel 1700. 

NUNZIATA ( To«o inel ) , fio« 
reo tino, appcese il disegno • le pra- 
tiche della pittura da RidoUb del 
Ghirlandaio^ e passò di circa treo* 
i' anni in Ioghi llerra , dova fu ri- 
sguardato come uno dei Hiigliori 
Italiani, .che di que' tempi lavora* 
rooo oeir isola, sebbene assai poco 
sia conosciuto io Italia. È per altro 
noto, che Peiiuo del Vag* rìgnar- 
dava il Nunziata come il suo mag- 

ir emulo Ire gli allievi del Gfa ir- 
idalo. 

NOTTÈLER (W.), non diverso 
da Nutter William ossia Guglielmo^ 
nacque neirÌogbilten*a circa il 1756» 
• fu ragionevole disegnatore ed inta- 
gliatore a granito. Fu costui uno dei 
migliori allieri di Rafaello Smith, 
e condiscepolo di Ward. Le sue 
opere sono molto ricercate; e tra 
queste sono celebri 

Il Moralista, vecchio seduto a pie 
d'un albero, di faocia al auale 
sUoDO due giovani, ai quali indi ris- 
ia la parola, sparpagliando ona rosa* 

Una Giovinetta che presenta un 
bicchiere di birra ad nn giovane 
campagnuolo, da Singleton. 

Elena che si presenta n Telemaco 
con un velo. 

Il Tempo mezza figura alata ec 

NUTTING ( Giuseppe) disegna- 
tore ed intagliatore a bulino , na- 
coue in Inghilterra circa il 1660, 
ed operava iu Londra nel 1 700. in- 
tagliò diversi ornali e vignette per 
libri, ma i ritratti formano la mi- 
glior parte delle sue opere , alcuni 
dei quali sono assai ricercati, e fra 
questi i seguenti : 

Maria duchessa di Beaufort , da 
Walker« 

William Eldor, intagliatore Scoz- 
zese. 

Matteo Mead , padre del celebre 
dottor Mead. 

Sir loha Ghecke , da uq' autica 
pittura. 



NU 

NUVOLELLA (GrovAif Gior- 
gio ) figlio di un tedesco da M»* 
goosif, nacque in Genova, dove il 
padre si era stabilito, e fu dal pn« 
dre ammaestrato nell' arte dell' io- 
Uglio in legno , e nel disegno da 
Bernardo Castelli. I fregi e vignette 
della Gerusalemme del Tasso, stam- 
pata la prima volta in Genova» fu- 
rono incisi dal padre; ed it figlia 
diede alle stampe le figure dell K- 
neide di Virgilio, ed alcune' storie 
di Santi Padri disegnate da Antonio 
Tempesta. Finì il corso dì sua vita 
in Roma nel 1624, nella fresca età 
di treot' anni. 

NUVOLONE (PamhlO nato 
a Cremona , circa il 1600- fu- «nò 
de' migliori allievi del Malosso, che 
teneramente lo amava per la sua 
virtù e per le gentili maniere. 
Yenue nel fiore dell' età sua a sta« 
bifirsi in Milano, dove apri scuola 
di pittura, che fii assai frequentata 
e feconda di buoni allievi. Tra Ik 
sue grandi opere era celebre la volt» 
ora perita della chiesa de'Santi Do* 
meoico e Lazzaro, nella quale avev» 
dipinta la storia deliricco Epulone 
e del mendico Lazzaro. Ma delle 
sue grandi opere a frescc^ ooeser* 
vasi tuttavia la cupola della Pas* 
sione , in cui rappresentò M. Y. 
Assunta al cielo « pre9aeK>le opera 
bastante a dare una vantaggiosa 
idea del pittore. Nelle tavole all'è* 
lio dipinte per Milano e per atlre 
citlA ; come pure- nelle storie della 
ducale galleria di Parma, cercò pii» 
di fiir bene che di moltiplicare le 
fìsure. Nel^ prime opere il suo 
stile s' avvicina a quello del eiae- 
stro , ma in appresso sagrificò in 
parte la vaghezza alla solidità. Della 
seconda maniera òilS. Ubaldo che 
benedice un infermo a S. Agostino 
di Piacenza. Moti di 53 auai« la- 
sciando quattro figli ammaestrati 
oell' arte ; due soli dei quali acqui- 
starono celebrità» e sono 

-—— ( Carlo Francesco ), dette 
anche Pom/i/o» il quale allostile pa^ 



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«a 

l#mo«f|gìti»sek grasìvdellà aeuola 
dei Procaeictai e particolaraBeDtfl dt 
Giulio Cesare, ctlbianto c'accostò al 
Correggio. InvaghiVasi |>oi della 
aaaoiera di Guido Renif e facevhsi 
aaludiame le opere con taoto a« 
■Mce , che in brare ottenne il so- 
pcanoome di G*ddo deUa Lombare 
dia. Delicati eono i cònlorui dalie 
figore> cai seppe dare gcasiose form^ , 
e gentili arie di te^ta^ armoniacando 
iJ tatto con una rara soavità di tinte 
iottmaaiente piacevole. Tra le più ' 
lodate opere ricorderò il Miracolo 
di S. Pietro a S. Vittore io Milano, 
e le pittore eseguite in Como ed in 
Piaocou, oltre le Madonne ricche 
di lotte le grazie del pennello , e 
(ora' ancora con qualche scapito di 
quella digita che si addice ' alla 
regina del eielo. Fu pure eccellente 
noi £ar ritratti; in giiisa che, quando 
venne a Milano la regina di Spa^^a^ 
fa creduto il naiglfbr pittore mila- 
nese-C chiamato a ritrarJa. Mori 
^ 44 anni nel 1671. 

— *- (GwsBPn) nato nel 1619, 
• detto ancor esso PamfUo dal nome 
paterno, fu pittore più macchinoso 
e di pia vasta imaginazione del 
iraldlo.' Non fu eome Carlo stu- 
diolo nella scelta delle forme; ed 
inpMaiente di tatto ciò che poneva 
soverchiamente ritardarlo ne' suoi 
lavori , desradò poco i colori , e 
.gettò gagliardissimi scuri. Perciò 
potè dipingere assai più cose di 
Carlo , non solamente m Lombar- 
dia, ma ancora nello stato veneto. 
Aisguardasi nel sao capolavoro il 
Morto risascit«to in San Domenico 
di Greiifona, quadro grandioso, ricco 
dt belle architettore, e come richie* 
devaio ^argomento , ridondante di 
movimento e di espressione. Mori 
Giuseppe di B4 anni , nel 1705. 

NUZZI ( Mario) nato nella dio- 
cesi di Ferma nel 1603 , fu chia- 
mato Mario dei fiori per la sua ec- 
cellenili nel dipingere così gentili 
oggetti. Infatti erano i suoi (quadri 
di iiori cercati con tanta avidità , 



RU 



61 



che per qaaoto lavorasse e ne chie- 
desse altissimi prezzi, poteva a stento ' 
supplire allo cotrtinne commissioni. * 
Accadde per nitro che dopo alcun 
tempo i ' fiori di Mario andarono 
perdendo quella freschezza che ne 
formava il maggior pregio quando 
uscivano dalle sue roani, e si vesti» 
rooo d'un certo sqiiallido colore, che 
ne seemò il merito a dismisura. Per 
altro 'finché visse l'artista non per- 
dette la fama di eccellente pi^or dì 
^ener&acquistata in gioventù. amori 
in Roma pieno d'anni e di ricchezze 
nel 1673. 

NYMEGEN (Elia e Tobia taw)* 
nato il primo nella città di tal nome 
nel 1667, rimase orfano di 12 ami i, 
e fa allievo corff Tobia suo fratello» 
di 00 altro fratel maggiore che a-' 
vera da più anni studiati i principj 
delia pittura sotto on pittore di fiori. 
Ma .la morte privò ben tosto i due 
giovineui del fratello istratiore, onde 
si fecero 'a copi%re senzu 7eruna 
scelta tutti gK oggetti che loro of- 
friva la natura campestre. A forza 
di ostinato studio riuscirono valenti 
pittoci di genere ; e gli sfondi di- 
pinti a fiori ed a bassi rilievi di * 
piccole figure nella casa del barone 
di' Wachtendonk a Cleves sorpre- 
sero tutti gli artisti. Chiamati a 
dipingere alcuni quadri per 1' ap- 
partamento della principessa d' O- 
range» non smentirono Ja fama che 
acquetata si erano in Cleves , ed 
ottennero geoerosa ricompensa. AU 
lora si divisero .' Tobia fu uno dei 
valorosi artisti che ornarono la corte 
dell' elettore palatino, ed Elia andò 
a Rotterdam, dov' ebbe tanto com« 
missioni, che non bastando egli solo» 
facevasi prima ajutare da uu ni- 
pote, poi da un suo figlio, da suo 
genero, e da 11* ultima delle figlie ; 
che tutti sotto la sua direzione sem- 
bravano bttoui artefici, ma che dopo 
Iff sue morte più non seppero far 
cosa lodevole. Mori assai vecchio 
dopo il fratello Elia^ non è ben noto 
in quale anno. 



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» NT 

NYSIO ( Emanoklb ) cahokìiHo 
ili Lipsia come buon pittore di pic- 
cole storie , operava nella prima 
metà del sedicesimo secolo, e vieioa 
ricordato da Saodrart tra coloro die 
tennero in patria scuola di pil- 
tura4 



OBBaTO, e PIETRO fratelli, di 
PiaceoKi , fiorirono nel secolo do- 
dicesimo ed ebbero celebrità io ogni 
Krte d* Italia come insigni mooeU 
lori e fonditori io bromo . onde 
furono chiamati a Roma per Ibre le 
porte in broliso di S. Giovanni La* 
terano; come resta comprovato dal- 
l' inscrisione scolpita nelle mede- 
sime ; U&efivf magttter ti Peirat 
frtUn» ptacentUù ftcerumt hoc opus. 
£d il solo Oberto gittò nel 1 196 
un'altra portioella per no taberna- 
colo di S. Pietro. Le quali opere ». 
comuai|ne non offiosao evidenti ar- 
gomenti del rinnovamento deirarte, 
non lasciano» avi|fo riguardo ai 
tempi , di essere lodevoli , ed atte 
a fiir prova che gli artisti italiani 
erano ben tali da sostenere il eoa- 
frooto de' Biasaotini. 

OBGRTO ( Francesco) è il più 
antico pittore di Genova , di cui 
siansi conservate iod abitate opere 
fino agli ultimi anni del p. p. secolo. 
Nella chiesa .di S. Domenico si con- 
servò una Nostra Donna fra due an- 
geli , a pie della qsale leggevasi : 
Francitcus tU Oberio, Questo la- 
voro che aon offre a Ioana cosa che 
s' avvicini allo stile giottesco , fa 
esMuito nel 1368. 

OBRESON ( Pietro) fu uno dei 
buoni allievi di Pietro Garducho. 
Era nato nel 1597 in Madrid» e sa- 
.* rebbe annoverato fra t migliori pittori 
della Spagna , se non si fosse to* 
|;dmente rivolto all'incisione. U suo 
capolavoro io pittura è il quadro 
della Trinità fatto per. il couvento 
della Mercede di Madrid. Rispetto 
alle coie d' intaglio , oou ho tro* 



OB 

veto presso wisn biografo dell'a 
l'indice delie stao^M di lui. E quo* 
sta maneansa» risotto agl'intagli** 
tori spagnooli è assai frequente , 
non perchè quella nasiooe manciù 
di booni professori d' intaglio» ma 
perchè poche staoMe escono dalla 
penisola, oltre quelle che seno lra« 
ipoftate in America, o alle isole di* 
p^deoti da mtella monarchia. 

...i.. (D. MARCO) figlio di Pietro 
nacqae circa il 1640. TraUò 8ol« 
tanto in gìoventh la pittura ; peroc* 
che, sebMne desse speranaa di riu- 
scire pih che mediocre pillore, volle 
segiure l'esempio paterno, e si diede 
air intaglio , che per avventura of« 
friva pih sicuri maasi di guadagno* 

OBSTAT (Guardo tan ) scul- 
tore celebratissimo di alti e beasi 
rilievi io avorio, fioriva nel 1648» 
nel quale anno lo troviamo anuo* 
varato fra i dodici artisti che fonde* 
rouo la reale accademia di pittura 
in Parigi. Senza andar in tseeete 
fuori d'Italia di egregie opere di 
qeest'illostre maestri», una ne abbie« 
mo a Venezia in casa Volpi , rap- 
presentante il Sacrificio di A bramo. 
Le figure seno nella pfoporaione dì 
un braccio e messo d'alteacae forse 
più. non coperte di paoni che ve* 
luoghi ove si vedrebbero all'avorvo 
le iudispensabìli connessioni dei 
pezzi. Ogni cosciaf colla gamba k 
ricavata da ou intero dente , e lo. 
stesso pu6 dirsi delle bfaócia. | 
panai sono di v»legno oseoro. Ve« 
desi Isacco sednttf sopra di un rogo» 
ed Abramo è in p\eò\ ritto > poe« 
giaudo la sinistra solla testa del n • 
glie, ed alzando il destro Vraccio 
per ferirlo. L'Angelo sopraggiugoe 
in aria, in atto di trattenere^! colpo, 
non da altro sostenuto chft da al- 
cuni panni svolasaaoti che vaano 
ad unirsi con alcune pieghe del 
panneggiamento d' Abramo. Presso 
ad Abramo avvi il capre di gran- 
dezza quasi oatorale, ed ai piedi 
d' Isacco un trìpode col fuoco per 
r olocausto. Gouvien coo£s«Mre aie 



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OD 
ifl componsione non eccfd« la me* 
diocrìtii.che debole è l'esprcMione, 
ignobile V «ria delle leste e di calli 
livo alile la furna «Ielle |Hegbe ; ma 
compcosaoo in parte questi dìfelli ai> 
ettoe parti del uudo felicemeiitecOD- 
dotte e la graodetia delia moie ve- 
ramcDle impenefite. Meri Gerardo 
io Parigi » qoaiid' era rettore del- 
l' accademia di pittara . V etioe 
16dB. 

ODAM (c&TAL. Girolamo), ro» 
mano , nato oel 1681 di padre lo» 
rcncse* fu ano dei molti allievi 
di Carlo Maratta. Costui , non si 
appagando della gloria e dei goa* 
dagDi di buon pittore, volle ancor 
userà scokore, ardiìtelto, intaglia* 
lare, filosofo , matematico , poeta ; 
ma di tante arti e sciente verona 
coltivò io modo da assiciurargli l'im- 
morlatità. Fu óoit pertatoto, finché 
vime» avolo io molta stima. Le sue 
pvtncipaU opera d^nla^io in rame 
ttirono piccoli cammei ridotti in 
grande, tra i quali fu lodato quello 
rappresentante la testa di Medusa, 
fisistenfe nel moseo Strozti della 
grandezsa di circa un pollice • i i« 
dotto ad un terso della grandezza 
naturale. Intagliò pure T effigie di 
S. Felice da Gantalice cappucrino 
a messa figura* ed altre cose tu: tè 
di non molta importanza. 

ODAZZl, ( Cavai. Giovan- 
m ) nacque in Roma da padre 
milanese nel 1665, e studiò la pit- 
tura solto il Baciccia. Celet-e al p^r 
dd lAaestro , sebbcue in tutte le 
porti di iun|;a mano inferiore , in 
noma onerò assai per luoghi pnb« 
Mici e privati. Fu ancora scelto tra 
« valenti pittori chiamati a dipin« 
gere i Préfeti di S. Giovanni La- 
lerano» mn il profeta dell' Odani 
è la pili debole opera che sia stata 
ÙMM in cosi dislinle luogo. Aveva 
in el4 fincioliosea studiati gli ele- 
menti «lei diseflno e dell* intaglio 
sotto Cornelio Btoemaart; kmde piuU 
tonto per passatempo» che per altro, 
cKcesi avere fette «kane mcisimù 



OD 



63 



sui proprj disegni. Mdri io Roma 
oel 1731. 

ODDI ( GiusErPE), pessrese. ao- 
prese la j^ittura nella scuola di Carlo 
MMraltO). ma essendo vìssuto sempre 
in patria, senza eenulasìone e senza 
verun altro degli slimoli che ob- 
bligano ad attento stadio, non sol- 
levossi olire la mediocri lii. E tale 
lo mostra una sua tavola d* altero 
nella chièsa della Carità in Pesaro. 

•«— . Mavbo) nato a Parma nel 
16^9/ fu dal proprio principe man* 
datoéi Roma » perchè solto la di- 
sciplina di Pietro da Cortona , si 
peifesiotiMse nella pittuia. Tornalo 
in pallia,-, lavorò con intero sod« 
dishicimento del duca nella villa dì 
Colorno, e fece tavole d' aliare per 
divrrse chiese: ma in appresso, •- 
vendo in servigio de' suoi padroni 
intraprese opere ^d'architettura, tra« 
scorò quasi del tutto la pittura , 
escrdllando Im quale aveva ottenuto 
gloria e ricchezze. Fu ad ogni modo 
nominalo architetto del duca di 
Parmtf , e molto operò intosuo ai 
ducali palazzi in Parma e nel du« 
calo. Volle esercitarsi ancora nel- 
r intaglio air acquaforte ed a bu- 
lino, e tra l'altre cose intagliò da 
Agostino Cataaci un Ratto d' Eu- 
ropa. Nello spasio di tre in c^uat- 
tr'anui disegnò alquante miglia ja di 
medaglie, appartenenti alla ducale 
galleria di Parma, e scrisse due li- 
bri intorno alle regole dell' archt- 
tettora, che prevenuto dalla morte 
nel 1702, non ebbe tempo di dare 
alle stampe, 

«— — (Niccolò) è conosciuto per 
alcuni lavori a bulino rappresen- 
tanti S. Filippo Neri, e l'immagine 
di Maria Vergine della Misericordia 
di Scorgiano, terra della nrovincia 
di Siena. Intagliò pure il ritratto 
di papa Gregorio a ed il deposito 
di lui esistente nella catlodrale d'A- 
rezzo , che servirono ad ornare la 
sua storia siampata in Roma neh 
1711» 

OESER (AOAWO FEDEtico) nato 



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64 OD . 

ia Pi-eftburgo nel 1717, operava an- 
cora io Lipsia nel 1795. In tempo 
dì sua gioveulìi studiò gii elementi 
della pittura neir accademia di 
Vieopa , ed otteune dì 19 anni il 
premio accademico. Apprese a mo- 
dellare da Raffaello DouTer, scul- 
tore vieoDese; e di ventidae anói 
aodò a aUbilirsi a Dresda , dove 
dipinse con lode molte storie di 
&tti mitologici ed eroici tanto a 
fresco che all' olio. Era in allora 

Duella citcA il faforito soggiorno 
elle arti. Colà Oeser contrasse do- 
mi:s(ichezza col celebre Giovanni 
Winkelmano, e si giovarono a vi- 
cenda oe'loro sludj. Nominato pro- 
fessore delia nuova accademia delle 
beile arti in Dresda, e direttore di 
quella di disegno, pittura, scultura 
ed architettura di Lipsia, stabili ia 
sua dimora in questa' ultima città 
nel 1764; ed ebbe un'estesa in- 
fluenza su tutti i rami delle' belle 
arti, che cola gii vanno in gran par- 
te debitrici del miclioramenlo del 
buQB gusto. Molte furono ié Opere 
di pittura e di strultura eseguite in 
Lipsia avendo dipinte la sala della 
Commedia o del Coucerto, e quella 
del consigliere Muiler , e fatte la 
statua deli' elettore per ia spianala 
delia porta S. Pietro, il monumento 
delia regina Matilde di Danimarca 
nel giardino di Zeli e , un aitfo 
piccolo monumento per Gellert ecc. 
ecc. Ricercatissimi sono i disegni 
coloriti di ^Oeser e le pittoresche 
acque forti , tra le quali 

O'imante che di^segna il 
d' Ifigenia. 

Socrate che scolpisce le Grazie 
vestite. 

Dieci soggetti diversi; tre dei quali 
tratti della storia di Gilblas. 

Àrminio , dopo la sconfìtta di 
Varo , che dice a Marobold , mo- 
strandogli le spoglie dei vinti Ro- 
mani : Ecco i loro idoli. 

La Storia , sedata a' pie d' un 
monumento che si consiglia colla 
.Verità, che dà congedo alla Fiutiòue. 



dijiegrja il sagrifìzio 



OB 

Saulle che sforza hi Pitonessa a 
richiamare T ombra di Samuelie , 
da Rembrandt 

Psiche ed Amore» da un qaadro 
attribuito al Correggio ec. 

OESTENRBICH ( Matteo ) in- 
tagliatore tedesco operava in Boom 
nel 1745. nel quale anno intagliò 
alFacquaforte Amore addormenUlo 
sotto ad un albero > cui il Tempo 
tarpa le ale. In appresso pubblicò 
il ritratto del celebre maestro di 
Cappella Jomella, e molti pesai d« 
Camillo Procaccini, Simone daPe* 
Saro , Lorenzo de la Hire , BoU 
tard, ec. « formanti un volume io 
foglio. 

OGBORNB (GiovAwm) diaegoa» 
tore ed intagliatore a granito, na- 
cque in Inghilterra circa il 1750« 
ed operava in « Londra in sul dc« 
ci ina re del decimottavo secolo. Fn 
costui uno de'migliori allievi osctti 
dalla scuola del Bartolozzi, lo di ena 
pih rinomate stampe dicoqsi le sa* 
guenli : 

La Musica, a lapis rosso. 

La Storia, che serve d'accompa* 
gu amento. 

La Mercantessa di Amori, da it*ia 
pittura d' Ercole no. 

Abelardo che propone ad Ek>isa 
di sposarla, da Angelica Kauffmao. 

Ofelia personaggio dd l'ilamelt di 
Shakespeare ec. 

OGGIONNO (Marco da), chia- 
mato pure da U filone ed Uggion; 
nacque « i Oggionoo , borgata del- 
l' alto territorio Milanese circa il 
1670. Ignorasi quale sta stato il suo 
primo maestro; ma sappiamo» che 
dopo aver appresi da al^ri i primi 
elementi della pitiufa , fu accolto 
tra i suoi pnmi allievi da Leonardo 
da Vinci > cui fu assai caro ; onde 
è comune opinione , che facendo 
•Marco una copia del Cenacolo delle 
Grazie per la Certosa di Pavia, ri- 
toccò o fece di nuovo alcune teete 
della copia dello scolare* Un' altra 
ma meno «ecurata eopif e dì «i- 
•nore «iteoiiow», erodesi «ver laita 



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OG 
per Surt AirnalNi di Milaoo; lo the 
«oaeiMnBoltono dì credere U qua* 
ìiìk della ptUHra , uè il tempo ìq 
eoi dioesi eseguita. Ma a più Jo- 
4ate opere che non sono le copie 
affidare Marco la propria gloria. Bel- 
listimi SODO i freschi &tti da lui 
nel convento • nella chiesa della 
Pace in Milano > ed in particolare 
Ja Crocifissione del refettorio, piena 
di Tariclà^ copiosa di figure^ di abiti 
e di forme diverse» dotta mente at« 
leggiate; e lotte, secondo il cariit* 
fere loro » con arie di volto e con 
masse piene di. espressione. La leo* 
lesta del dipingere all'olio sembra 
che non permettesse di comunicare 
a suoi (fnadri qoel fuoco , onde 
animava le cose &tte a fresco. Pe- 
raltro la finissima tavola d*«lta* 
re che conservasi in una cappel- 
k ddla chiesa di S. Eufemia , 
nella quale ridondano tante bel- 
lesse, <aie nou ci permettono di av« 
Tortire ai pochi diletti; i quadri rap- 
presentanti la Vergioe con S. Paolo 
ed altri Santi, e r Arcangelo Mi- 
chele che scaccia il demonio, appar* 
teoenta' alla pinacoteca di Brera; il 
deposto di Croce posseduto io Bre- 
acia dal conte Teodoro Lecchi, sono 
troppo gloriose testimonianxe del 
aoo mento nel dipingere ali' Olio. 
Alcuni suoi fireschi staccati dalle 
pareti cut apparteoevaoo» e traspor- 
tati in una sala dell* pinacoteca di 
MiUoo a canto ad altri freschi dei 
Luini e di Gaudenzio Fervari, non 
•capitano nel confronto. Ma un pit- 
tore come Marco, che nulla operò 
fuori della patria, ottenne minore 
eelebrilik assai degli altri suoi con- 
discepoli. Mancò all'arie nel 1550. 
OGNJBENE (Adamo) architetto 
del dodicesimo secolo e probabil- 
mente cremonese; fece in compa- 
gnia di Tiberio Assolato i disegni 
della chiesa cattedrale di Cremona, 
chefu eretta Tanuo 1 107 in forma al- 
quanto diversa da quella che le fu poi 
data nel 1543. Di questa prima co- 
atrosione conservasi memoria in una 
D.z, degli Arch, tee. T. in. 



OO 68 

lapide sostemiu dai due profeti Enoc 
ed Elia » collocata io un moro in* 
temo della sagristia inferiore di 
detta cattedrale. Lo stile dei due 
artisti fu gotico» come può Tedersi 
nella grande navata principale colle 
sue minori navate laterali, le quali 
sostengono alcune loggie, che a te« 
nore deirantica disciplina dovevano 
servire per le donne. 

OGNISANTE. V. Toussaint do 
Breville. 

OLANDA (Luca d') nacque in 
Leyden da Ugeos Jacobs nel 1494« 
e dal padre meoo che mediocre pit» 
toro apprese i priocipi dell'arte; 
poscia freaùentò secondo la comune 
opinione, la scuola del celebre Cor« 
nelio Eoghelbrectseu suo concitta- 
dino. Dicesi che Luca era pittore 
di uova anni, e che di dodici di- 
pinse a tempra la celebre Sto* 
ria di S. Uberto, che gli fu ge- 
nerosamente pagata dal committente 
signor LochorsL Di quattordici anni 
'intagliò Maométto uDbriaco inatto 
di uccidere un monaco. Dopo di« 
verse altre opere di pittura e d'in* 
taglio , f«ce li finale Giudizio , che 
conservossi nella casa del comune 
di Leyden; quadro capitale e copioso 
di figure, tra le quali vedonsi, com* 
patibilmente al suo stile, bellissimi 
nudi , e le donne iu particolare 
trattate con meravigliosa delica«> 
tozza. Variano le carnagioni so* 
condo la qualità delle %ure, la 
disposizione de' gruppi è bastante* 
mente studiata, ed t contrapposti 
utilmente adoperati. Ma Luca non 
conobbe, come si conveniva la forza 
del chiaro scuro » e le figure poste 
in sulla prima linea non si staccano 
dal fondo. Da diversi principi fu» 
rono offerti tesori per questo ca- 
polavoro, che onora la patria del- 
l'illustre artista, il quale molti altri 
pregevolissimi quadri fece all' olio 
ed a tempra per Leyden e per al- 
tre ciltà della Fiandfra e dell' O- 
landa. Tra questi il piii famoso è 
quello rappresentante il Cieco di 



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65 OL 

Gerico, che nel 1702 fu acqawfalo 
dal Golttio^ nel quale maravtgtiote 
soDo^à freschezza deh colorilo e la 
bellezza del paeae appropriato al- 
l' argomento della storia rappresene 
tata . e la varietà delle Testi e dei 
tolti che si direbbero ritratti dal 
saturale. Questa pittnra terminata 
nei 1531^ fu r ultima che facesse 
Luca, il quale poi eh* ebbe colte 
infinite sue opere acquetata fama 
e ricchezze senza pari , risolse in 
età di 35 anni di Toier visitare i 
pili celebri pittori olandesi e fiam- 
minghi. S'imbarcò sopra una nave 
equipaggiata a proprie spese e prese 
terra a Middelbourg presso il suo 
amico Giovanni Mabùse^ col quale 
passò a Gand^ a Ualines« ad An* 
Tersa, ec; in ogni luogo lautamente 
trattando a ricca mensa tutti i pit- 
tori del paese. Mabuse aveva una 
Teste di stoffa d* oro , e Luca una 
dì seta gialla tessuta in modo che 
lustrava al par di quella del com* 
pagno. Ma questo viaggio destinato 
a hoddisfare la sua puerile Tanità, 
fu cagione della immatura sua morte. 
Il pubblico e lo stesso Luca accu- 
sarono ^li artisti , gelosi della sua 
hmB, di averlo avvelenato, peroc- 
ché dopo tale epoca altro non fece 
che languire , sebbene , stando a 
letto, continuasse a dipingere e ad 
fntagliare fino al 1533, in cui mori 
avanti di giugnere ai 40 anni. Non 
fu meno amico dì Alberto Dorerò, 
di quel che lo fosse di Mabùse, 
e trattarono talvolta con nobile emu- 
lazione lo stesso soggetto ; all' ul- 
timo si ritrassero Tun Taltro salta 
stessa tavola onde le imagioi loro 
rimanessero unite coitae i loro cuorii 
Non abbiamo fin ora parlato che 
delle pitture di Luca, riservandoci 
a dare in questo luogo un indice 
delle sue migliori stampe , ossia 
delle piii importanti e piò rate , 
procedendo cronologicamente. Stam- 
pe in rame. 

Il Peccato di Adamo ed Eva in* 
tagliata avanti il 150&. 



OL 

Àbramo che iiceDtia Agsr^stani* 
pa eseenita circa il 1S08. oooosdiita 
sotto il nome della Grande Agar, 
rarissima . 

La Figlia di Jefte che Ta ad io» 
contrare il padre, del 150S. 

Dalila che taglia i capelir a San» 
•one, dello stesso anno. 

Daviddé che suono i* Arpa in* 
Danai a SauUe, 1508. 

Davidde, che prega» 1508. 

I dne Vecchi die aorprendooo 
Susanna nel bagno, IS08. 

II Riposo nel ritorno dall'Egitto^ 
rarissima, del ISOB. 

U Monaco Sergio «cciao da Mao- 
metto, 1508. 

La Conversione di San Paolo 
stampa rarissima del 1509. 

Seguito di 9. stampe della Paoi 
sione di G. G. 1509. 

S. Maria Maddalena nei deserto 
rarissima* 

Gesù presentato al popolo , uno 
delle pih insigni opere di Loca» 
1510. 

11 Ritorno del figituol prodigo 
1510. 

Gesù Cristo e gli apostoli aeguito 
di 12 stampe, 1511. 

Maria Vergine in piedi sopra 
nna Luna, in gloria, I5t2. 

Maria Vergine col Bambino, se* 
duta a pie d'un albero, 1514. 

L* uomo colla torcia accesa, ra- 
rissima. 

Il Calvario del 1817« stampa la 
più perfetta di Lucanjitenata oona^ 
modello per trattare lo lontaoansn. 

Le donna che vende il lattò, aaoot 
rara. 

Lo Scaltro, stampa eetreouimeo le 
rara. 

Ritratto deli' imperatore Massi- 
miliano « bella e rara. 

Inciùom in Ugfio, 

Adamo ed Eva. 
A bramo che sagrìfica Isacco 
La regina Saba avanti al tropo 
di Salomone. 



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OL 

SaUmone sedotto da una delle 
sue donne 

U popolo romano che si burla 
del poeta Virgilio, che una corti- 
giana ha sospeso in un paniere alla 
eua fiuestni. Storiella fiivolosa, ma 
creduta ai tempi di Luca. ec. 

OLDDNI ( BoRiFORTE ) di Yer- 
celli, operava in patria nel 1466 , 
in compagnia di Ercole Oidonì ^ 
proba bilneote suo fratello; e per i 
tempi in coi visse dicesi essere slato 
hQon pittore. 

OLDO VINO (Iacopo), architetto 
cremonese . fioriva avanti la metà 
dtl aaiodicesimo secolo.. In qua- 
litii d ince^iere militare fu ai ser« 



vigi di Filippo Maria Visconti nelle 
guerre combattate contro i Vene- 
siani e contro i Fiorentini , e si 
acquistò la stima o l'amore di quel so- 
spettoso principe collafiBdeltà e colla 
impertnttsa delle ine operastooi. In 
(keesona si eseguirono sui dis^i 
di luì e sotto la sua direzione di* 
wersi edifisj , tra i quali la chiesa 
e campanile di S. intonio Abate 
« r aoneeso ospitale destinato a ri- 
cevane gli attaccati dal fuoco sacro: 
malattia in quella età frequente 
«sai* 

OLGIATI (GiòvAff Mabia>, ar- 
chitetto milanese, fu uno dei bene- 
meriti artisti che contribuirono coi 
consigli e coli' opera loro allaoon- 
tìnuazìona della fabbrica del duomo 
di Milano. 

OLINDO (MABTZlfO DE) archi- 
tallo Bpagooolo del diciassettesimo 
MColo> eresse sui propr) disegui la 
chiesa parrocchiale di Lirìa« nella 
di cui facciata il piano inferiore ha 
quattro colonna doriche su piede- 
stalli, con nicchie , statue e bassi 
rilievi. 11 iecondo ordine è di al- 
trettanie colonne striate corìntia» 
Che bel saito I dice il Milizia. Ma 
Ira r un ordine e V altro è un nu- 
volo d* Angeli colla Madonna che 
oaUiralmente stacca un ordine dal- 
l' altro. Il terz' ordine è di due co- 
lonna forse striate, con uoa statua 



OL 67 

ài S. Michele. Diccsi che la scul- 
tura è -tollerabile; ma dobbiamo 
convenire che 1* ardiiielto noo a- 
veva. gusto d'architettura. Pure gli 
fu dato a continuare il raotiìstero 
di S* Michele di Valeoza coniia- 
ciato da altro architetto, ed Olindo 
volle introdurvi molti cambiamenti 
ad imitazione dell' Escuriaie. 

OLINPIA, greca pittrice , della 
quale altro non è noto, se oonche 
ammaestrò nell' arte il celebre pil» 
tore Antobulo: ciocché toma a 
grande onore di questa virtuosa 
donna. 

OLINPIO, {;reco scultóre, di cui 
lasciò memoria Paosaoia nel VI 
libro delle sue storie , come nello 
stesso libro parlò ancora di 

OLIMPIOST£NE, altro scultore* 
il quale fece le statue di tre Muse, 
collocate in Elicona. 
^ OLIVA ( PiETao ), piuore Mes- 
sinese, operava in patrìa avanti il 
i500. Sebbene le sue opere conser* 
vino nella sua integrità il vecchio 
stile, sono tenute in pregio per certa 
naturale semplicità* e per una cotal 
aria di dolcez^ che sapeva dare ai 
volti. 

OUVEB (Giovanni), nato a 
Londra nel 1616 , si fece nome 
tra i pittori sul vetro e tra gl'in- 
tagliatori all'acquaforte edalla ma- 
niera nera. Dotato di qon comuni 
talenti nell' una e nell' altra prò- 
fiessione , ebbe pochi che lo supe- 
rassero. La vetrata, ch'egli esegui 
nella chiesa di Cristo in Oxford » 
rappreseo tante S. Pietro liberato 
dalla prigione dall'Angelo, è opera 
nel suo genere assai rara. Tra i la- 
vori d'intaglio eseguiti l^igermeote 
alla punta riportansi coam piii co- 
nosciuti i seguenti: 

Ritratto di Giacomo 11 re d' lu- 
^ilterra,.alla maniera nera. 

Ritratto del cancelliere Jefièries 

Giovane che dorme, con teschio 
di morte vicino , e l' iscrizione : 
Mortis imago , tratto da Artemisia 
Gentileschi : stampa rarissima. 



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)58 



OL 



Veduta di TaDger, 

Simile delle acque termali di 
Bath. 

OLIVER (Pietro)» forse zio del 
preéedenle » nacque in Londra nel 
1600, e mori nel 1660. Era questi 
figliuolo d'Isacco, di cui si parlerà 
nel seguente articolo. Apprese a mi- 
niare dal padre; e l'intaglio a punta 
da Orazio Walpol. Sappiamo che 
dimorava in Londra , dove godeva 
grande riputazione , e che intagliò 
diversi piccoli soggetti storici al- 
Tacquaforte. 

— -» (Isacco) celebre miniatore, 
fiorì sotto il regno d' Elisabetta, e 
sorpassò tutti i suoi contemporanei 
per la maniera finita che adoperava 
nelle sue pitture. 

OLIVES, (Maestro FRiiircESco) 
di Tarragona , non dipinse che 
ffrandi sog^tti di storia , ed ebbe 
forse maggior nome che non me« 
rilava presso coloro • che mal co- 
noscendo r arte , si lasciano abba- 
gliare dalla molteplicità delle fi- 
gure, dalla arditezza degli scorci e 
delle gagliardi mosse. Ma i biografi 
spagnuoli, senza dissimulare le scor- 
rezioni del disegno ed altri difetti» 
gli danno lode di finissimo cono- 
scitore delle opere altrui. Fioriva 
nel 1557. 

OLIVIERI ( Douenico ) nacque 
in Torino nel 1679, e poich'ebbe 
appresi gli elementi della pittura 
sotto non so quale maestro, si fece 
n studiare da sé le opere degli ar- 
tisti^ fiamminghi, de' quali trovasi 
doviziosamente provveduta la reale 

Salieria di quella capitale; e spinto 
a naturale sollazzevole tempera- 
mento cominciò a dipingere carica* 
ture in sul fare del Laar. Facile 
nella scella di faceti soggetti , forte 
nel colorito, franco nel tocco del 
pennello , sarebbe da chiunque ri- 
putato uno de' migliori Fiammin- 
ghi, se avesse saputo, o voluto imi- 
Urne la lucentezza delle tinte. Ri- 
sguardansi come rarissime cose due 
vasti quadri, già posseduti dalla 



OL 
rea! corte di Torino, reppreseotanti» 
mercati con ciarlatani, cavadenti, 
risse di contadini , e similu Le fi- 

ftire non alte più di un palmo, sono 
isegnate con gusto e finite con a« 
more; i gruppi sono per l'efiétto 
dottamente distribuiti; e sebbene 
non si riferiscano ad un punto d'y 
nità, servono a rappresentare al vero 
il disordine di un mereato. Morì 
nel 1755. 

OLlVlERl(Pn:TRoPAOLO),rQma« 
no, nacque l'anno I55l, e secondo 
alcuni, apprese i princìpi dell'archi- 
tettura da Giacomo Rarrozzi. Diede 
il disegno della chiesa di S. An« 
drea nella Valle in Roma , rida* 
ceudola di croce faitina ad una graa 
navata, con cappelle sibndate e coro 
semicircolare. Ma costui non Uk 
meno valente scultore che archi* 
tetto; perocché , per tacere d' altro 
opere, fu V autore della giganfescai 
statua di Gregorio Xllf esegnita 
per la sala d' udienza io Caropido- 
doglio, del deposito di Gregorio 
VI in S. Maria Nuova a Campo 
Vaccino e del ciborio per S. Gio« 
vanni Laterano ordinato da Cle- 
mente VIIL Sopraffatto da inteoa* 
pesti va morte nel 1599« non lo vide 
finito, né potò dare ulteriore prove 
della sua virtù. 

OLOTZAGA (GiovAHNi dbI. 
nato nella Riscagna in sul decli* 
nare del quindicesimo secolo, diodo 
i disegui per la cattedrale d'Uvesca 
nell' Arragona, da erigersi nel sito 
in cui era collocau la celebre mo- 
schea di Mislegda. È <{aesU chiosa 
divisa in tre navi di pietre tagliato» 
ed è in buona proporzione. Rie* 
chissima è la facciata principale , 
ornata ai due lati della porta di 14 
statue maggiori del naturale, su- 
periormente alle quali vedonsi 48 
statuette alte un piede, e disposto 
in varj ordini. Oltre di ciò ìin 'im- 
magine della Madonna sorgo sonra 
la porta, e le stanno a lato oo't 
alti rilievi rappresentanti 1' Adora- 
zione dei Magi« o l'Apparino no di 



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OM 
Crì«lo afk ifftddftitna. È cosa do* 
ubile che od breve perìodo di 
trenta in qnarant'anni, cioè dal 1 480 
al 1510 tiasi nelle Spagne rarefai* 
tettura tanto gotica che araba ione* 
alata alla greca, 

OMFAUONE, allievo di flicia 
figlinolo di Nieoroede , dipinse al- 
cuni quadri, ricordati da Panaania 
nel la, e fa aiuto ed amico oon- 
fifleDtisvinro del suo maestro Nicia« 

0N\S1A, greco pittore, dipinee, 
tra fallre cose , per i dltadwi di 
Platea, Eurygaoia in atto triste e 
con dìmesao volto per la morte de* 
figli. 

ON ASSiMEDE acquistò celd>rità 
tra i Greci per la statua del Padre 
Bacco tutta coperta di raoMi 

ONATA » pittore della «itià di 
platea dipinse io una parete del 
Tes^bolo del tempio di Minerva 1* 
prima spedinone oegli Argivi contro 
Tebe. 

i-— » > era uno scultore di Egina 
in marmo ed in bronzo. Tra le 
molte me opererioorderemo le piii 
jBsigoì: óok, nove statue di greci 
guerrieri, tra i quali doveva essere 
scelto a sorte quello , che combat^ 
terebbe contro Ettore; la statua di 
Ooata figlio di Micene; im Ercole 
in bronzo con base dello stesso me- 
tallo da collocarsi io Olimpia; Mer^ 
cono portante un ariete ; un carro 
di bronzo col guerriero in atto di 
salire sol medesimo ; un Apolline 
in bronzo di gigantesca mole, e la 
•tatua di Cerere per i Figatesi, ec. ec« 

ONETO, scultor greco , fratello 
di T^iaco ; fece , per testimoniania 
di Paosania, insieme al fratello ed 
alloro figli, una jpgan tasca statua 
di Giove. Ignorasi la patria e Tetà 
cui appartengono. 

ONNA ( Pietro ), naio io Spa- 
gna circa il 1550. dipingeva l'aitar 
■maggior di S. Maria di Rtoseco nel 
1590 • e faceva altrove altre simili 
cnpere di lavori di scultura, di stuc* 
cni^ e di pittura, secondo costuma* 
vasi io Spagna fino ai tempi di 



ON 69 

Fer^ioàndo e d'isabella , ed in ttì» 
cu ni luofffai fin sotto il regno di 
Filippo U. 

ONNATE ( Michele ) mKiqoe in 
Siviglia nel 1535, e studiò la pit- 
tura in Madrid > nella scuola à\ 
Antonio Moro,' maestro fiammingo, 
che 1' Ooaate segui ancora in Por« 
togallo » ouaudo vi fu mandato da* 
Filippo li per ritrarre la prtnct* 
passa a lui promessa sposa. CoU 
ili che il giovane allievo cominciò 
a ht conoscere i suoi talenti nel 
fare rìtratti somigliantissimi e con 
somma diligenza finiti, onde tor^ 
nato a Madrid, e partito il Moro 
per sottrarsi alle indagini della sa» 
ora InqaisizionSf ( Y. Moro Anto* 
nio ) sn successe nella fama e nelle 
incombenze. Mori nel 1606, la* 
sciando ai suoi eredi grandi rÌG< 
ebezze , poiché pochissimi ritrae- 
sero el par di lui tanti ragguardei* 
Toli personaggi , e ninno vide pa- 
gati i saoi ritratti a cosi alto prezxo. 

ONOFRIO di Crescenzio, allievo 
di Gaspare Poussin , e rìsguardato 
come il suo pih fedele imitatore , 
nacque dopo la metà del dictaswt* 
tesimo Secolo. Poco lavorò in Roma, 
e non molte cose lasciò in Firenze, 
sebbene vi fiicesse lunga dimora iir 
qualità di pittore di quella corte , 
incaricato di ornare le rstili ville. 
Vero è, che amando egli di lavorare 
di preferenza per private quadrerie 
che per luoghi pubblici, molti suoi 
quadri rìmarraono a tutti ignoti 
presso diverse famielie. Operava 
ancora ne' primi anni del dicipt* 
teiimo secolo. 

OORT (Lamberto tah) Di que- 
st' artista,, nato in Amersfort arca 
il 1520, non rimane chela memo- 
ria di essere stato • buon pittore e 
buon architetto, onde fu ammesso 
nella società dei pittori d' Anversa 
l'anno 1547 «Dieci anni dopo, avendo 
stabilito il suo domicilio in An« 
versa, ebbe un figlio , che si rese 
più fiimoso di Itti per virtù e per 
viz}, chiamato 



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90 OO 

OORT ( ADàMO#TAii ) • U eguale 
amniacstrato o«llo teorie e nelle 
pratiche della pittura dal padre , 
leceat ia età di diciolto in veni anni 
▼antaggiosameole conoscere eoo aU 
cooi quadri di storia correttaniente 
disegnati e vagamente coloriti. Apri 
in Anversa scuola di pittura « ed 
el>be la eloria di contare tra i suoi 
allievi Giacomo Giordaeos, Flraock, 
Enrico van Balena e Pietro Paolo 
Rubens. E questi era solito dire, 
che il suo maestro avrebbe superati 
lutti i suoi contemporanei, se avesse 
veduta Roma e studiati i buoni e« 
aemplari. Ma V infelice Oort, reo- 
duto a tutti insoffribile dal suo bni« 
tale carattere, che ogni giorno an- 
dava peggiorando colla contratta 
abitudme dell' ubbriachesta , tra- 
acorò :ben tosto V imitazione della 
natura per lavorare di pratica e 
cadde nel manierato. Morì in An- 
versa, abbandonato da tutti i suoi 
scolari io età di 84 anni. 

OOST (Giacomo yan) chia- 
mato il 'Vecchio, nacque in Bruges 
circa il 1600* e nel 1621 si £ce 
conoscere con un buon quadro pit- 
tore di mudi speranze. Senza in- 
vanirsi negli elogi, che venivangli 
prodigati per Questo giovanile 7j- 
voro , risolse di passare a Roma , 
e solo dopo avere ammirate e lun^ 
gamente studiate le migliori pit- 
ture, scelse par sua guida prioci- 
Elle quelle di Annibale Caracct. 
i ritorno in patria , fu incaricato 
di molti lavori per chiese e per 
private bmìglie , ed ebbe , in tal 
guisa opportunità di dar prova dei 

Srandi progressi fatti in Italia. Seb- 
ene in fresca gioventù avesse co- 
piate diverse cose da Rubens e da 
altri maestri fiamminghi , tutti i 
posteriori suoi quadri non ricor« 
dano che l' elenoza, la correzione, 
la nobiltà ed u vifloroso colorire 
di Annibale. Le cntase e le case 
di Bruges e di altre città delle Fiaui* 
dre ridoodano di bei quadri di 
Oost. Di soli due faremo memoria: 



OO 

di quello della sala dì ginslizia di 
Bruges, rappreseotante molti giudici 
adunati neiratto di essere letta U 
sentenza di morte ad un roallal* 
lore, e dell' altro della cattedrala 
d'Ypres , in cui dipinse le nazioni 

Crate innanzi al Sacramento, 
in patria nel 1671, lasciando 
ammaestralo neirarte il figlio 

OOST(GlA0OMO VAS) il Gi<M><ine« 
Era costui nato in Bruges nel 1637« 
Appena uscito dalla scuola patema, 
recossi a Parigi e di là a Roma » 
dove indefessaosenle studiò più anni 
r antico e le belle opere de' mu* 
derni. Tornato in patria presso al 
padre , compose alcuni btioai qua- 
dri, iodi otteneva di tornare a Pa« 
rigi , dove lo aspettavano impor- 
tanti eommissioot. Accadde però che 
giunto a Lilla vi fosse trattenuto 
da alcuni amici per fare alcuoi ri* 
tratti, Calti i ouali, e pregato a vo« 
lerne fare degli altri, si trovò tosto 
coti vautaegiosanaeote occupato» ch« 
piacendogli il soggiorno ai Lilla , 
vi si accasò e vi rimase 41 anni 
continui, finche perduta la consorte, 
che teneramente amava , rivide la 
patria, dove mori poco dopo il 1715. 
Le opere del f^iovane Oost hanno 
il carattere delle paterne, mai suoi 
pannegeiaraeoti sono più larghi e 
ptii facile e sicuro il suo tratteg^ 
giare. Il suo capolavoro è il Mar* 
tirio di S. Baroara , che conèer* 
vasi a Lilla nella chiesa di S* Ste- 
£ino. 

OOSTERWYCK (Maria) una 
delle più illostri pittrici olandesi , 
nacque presso Delfi nel 1630, e fu 
allieva in Utrecht di Giovanni 
Héem. In breve vide alcuni suoi 
quadri , o piuttosto atudj appreszati 
assai, onde s'inooraggiò a mag- 
giori cose. Era di poco uscita dalla 
scuola di Héem, quando questi co* 
minciò a riguardarla come sua ri- 
vale. Luigi XiV fu il primo ad 
onorare la virtù della giovane Oos* 
terwyck , facendo collocare alcuni 
suoi quadri nella reale galleria* U 



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OP 
■no cwnipio fa imiltto ÓM* inpe« 
ntóre Leopoldo e dall'imperatrice^ 
àm Gci|;Helroo III re d' loghiltem^ 
dftl re di Polonia e da altri prìif' 
cìpi » i qoali tutti magDifiea mente 
la prcmiarodo. Onorata da tatti i 
sovrani , riapettala dagli artieti ^ 
amala dai suoi ooocittadioi » viese 
Maria tranquillamente' in patria » 
•enia obbligarsi a cfaiccbeMta, troppo 
innamorata dell'arte sua. Dipinse 
fiori eoo tanta TeritÀ e cosi nnìfa^ 
mente e con tanta frescheiza , cbe 
sembravano colti in qnelP istante» 
Seppe inoltra pittorescamente ag* 
grapparli in modo , che la diver» 
siti de' colorì e delle forme pro* 
ducesse grandissimo effetto. Il pit- 
tora vao Aelsl ne ambi le noxso , 
ma Harìa era troppo eostamata e 

r Itile per associani ad un uomo, 
coi sapeva appreszarae le virtù 
ed abborriroe i dissoluti costumi. 
Morì ad Enidam in Olanda nel 
16S5. 

OPERA (OioyARSi dall'), cosi 
comuoemenle chiamato per avere 
sempre lavorato nelle stante del* 
l'Opera ( fabbriceria ) di S. Maria 
del Fiore, appartiene alla famiglia 
Bandini. Nato questi in Fireose 
cirra il 1530 . fu scolaro di Bac- 
cio Bandi nel li. Sebbene cominciasse 
la scultura a scostarsi alcon poco 
dalla casttgalezsa e purità dello 
siile dei grandi maestri che lo pre- 
cedettero, egli non deviò dal buon 
sentiero , e le sue opere vengono 
annoverate tra le più belle della 
scoltura tosraoa. Le più rinomate 
sue però sono il basso rilievo della 
Cappella Caddi in S. Maria Novella 
rappresentante Jo sposalirio di Maria 
Vergine; le due statue degli apo- 
stoli Jacopo Minora o Filippo, poste 
Dell' interno dì S» Maria del Fiora, 
e la slatoa dell'architetture, la mi- 
gliora delle tre che ornano il se- 
polcro di Micbelangiolo Booarroti 
iD S. Croce. Scolpi molti ritratti , 
tenuti pura in grandissima stima. 
Egli Icone una via di mezzo tra la 



OP 71 

fierezta del Bonerroti e la maniera 
del suo maestro Bandinelli , che a 
fronte delle censura de' segnaci di 
Micbelan^lo , ed in partioolara di 
Giorgio vasari, non lascia d'essere 
rìs|(uardato come uno de' grandi 
artisti del mi^lior^ secolo. Giovanni 
dall'Opera vide i primi anni del 
diciassettesimo secolo, ed il Baldi» 
nucci , che ppò risguardarsi come 
il continuatore del biografo. Are- 
tino , ci lasciò accurate memorie 
intorno a questo valente scultore* 

OPPENORT ( Egidio Mabia ) 
nato in Frantsia circa il 1670 , oc- 
cupa un distinto grado tra gli ar- 
chitetti francesi. Fu pensìonario 
del re io Roma , dove cccupossi 
delle cose dell' arte piuttosto sulle 
opere dei moderni die degli an- 
tichi. Appena tornato in patria fu 
iocaricato di ver} lavori, che lo fe- 
cero vantaggiosamente conoscere al 
duca d'Orleans Reggente, ond'ebbe 
la carica di direttore delle labbri- 
che e de' giardini reali. Sono suoi 
lodati disegni il second ordine della 
facciata settentrionale della chiesa 
di S. Sulpizio, la decerasione in- 
terna delle due facciate e 1* aitar 
maggiore. Decorò la galleria del 
palazso Reale, il salone che la pre- 
cede , r interao dell' Ostello del 
Gran-Prior di Francia al Tempio, 
il coro di S. Vittore, ecc. Lasciò 
moltissimi disegni, che il Sig. Hu- 
qnier fece in parte intagliare con 
molu proprietà. Mori in Parigi 
l'anno 1733. 

OPPI (BeehaRDIHO) credesi, cbe 
abbia intagliato, in compagnia del 
Villamena e di Teodoro Croger se- 
dici sumpe e forse più, sui disegni 
del Lanfranco, in ognuna delle quali 
è rappresentata una Virtù, cioè la 
Pace, la Giustisia, la Misericovdia, 
la Maestà , la Clementa ec Si dire 
che tutte furono dedicate a Fran- 
cesco Piccolomini. 

OPSTAL < Giacomo ^Att), nato 
in Anversa cirea il 1660, più assai 
che per opera di prepria iatett- 



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72 



OR 



sione, «1 rese celebre ndlie Fiandre 
per una bellissima coma della fa« 
mosa deposizione di Rubens delk 
cfaiesa di Nostra Signora d'Anversa, 
fiitta per il maresciallo di Villeroy 
nel 1704* Copiando «foest* egresia 
piliura» consistente in craque quadri 
riuniti, sebbene Opstal si attenesse 
•11' originale per conto del disegno 
e del colorito , adoprò on tocco 
•cosi libero e sicuro , che a stento 
ai crede copia il suo lavoro. Fa 
pare buon ritrattista, e molte geo* 
tili figurine dipinse di ninfe e di 
amonoi nei quadri de' pittori iio« 
ritti. Ignorasi V epoca della sua 
morte* 
OBAZU, o D'ORAZIO ( Carlo 

E NlGCOLA FRATELLI D') furono 

prescelti ad intagliare le pitture dis* 
sotterrate nella città d' Ercolano , 
insieme ad altri artisti. 

ORAZIO CONPRÈ, celebre fon- 
ditore in bronzo, che operava in 
sul declinare del sedicesimo secolo, 
fuse diverse statue ed ornamenti in 
compagnia di Angelo Pelle|trìni , 
non è ben noto se sui propr) e su 
gli altrui modelli, ed in particolare 
le statue degli Apostoli per le co- 
lonne Traiana ed Antonina, ed altre 
statue e Dosti e cancelli e ferriate 
ed altri oroamenti per le principali 
basiliche di Roma. Forse in alcune 
opere d' Orazio troveranno i pih 
fini conoscitori alcuni indizj del- 
cattivo gusto che s'andava introdu- 
cendo ne'tempi suoi, ma questi sono 
abbondantemente compensati da 
molte bellissime parti. 

ORDONEZ ( Gaspare) archi- 
tetto spagnuolo, nato circa il 1550, 
costruì , nel 1600 , in Madrid la 
chiesa parrocchiale di S. Martino, 
k di cui facciata non ha altri or- 
namenti che di fasce, di riquadri , 
di scale , di frontesptzj ; con che 
venne a darle un aria di sempK- 
citii , che non dispiace. L* intemo 
è d' ordine dorico , ma sfigurato a 
• ragiono^ delle esorbitanti aperture 
delle cappelle; errore forse rea- 



dulo necessario all' architetto dal 
volere dei committenti. 

ORIEMT ( Giuseppe > nacque a 
•YillRreal nel regno di Valenza circa 
il 1650» e fu uno de' eaiglion ri- 
trattisti della scuola di Valeoaa. 
Compose ancora quadri di storia 
e tavole per chiese, tra le quali la 
più iodate sono quelle di S. Loni« 
berto Brunone. 

ORIOLI (Bartoloxìieo), pittora 
di pratica, lavorava in Treviso nel 
4616 • dov' erasi pure acquistalo 
nome di buon poeta. La oiu ripu- 
tata e copiosa opera ch'egli facesse 
io quella città rappresenta una nu« 
roerosa processione di Trevigiani 
d'ambo i sessi , tutti ritratti dal 
vero , come oostnmavaai di quei 
tempi, onde farsi molto onore senza 
molto studio, né indagini di belio 
ideale, né di forme d'abiti, ne di 
prospettiva , n^ d' anatomia. Non 
è noto che abbia operato fuori di 
Treviso sua patria. 

ORLANDI (GiOYAHin) romano, 
operava in Genova nel 1657, dova 
intagliò la veduta di quella città. 
Aveva precedentemente incisa una 
Fuga in Egitto da Camillo Procac- 
cino, secondo la maniera di Cor- 
nelio Cort suo maestro , e circa 
46 in 47 ritratti. 

ORLANDI (Odoardo)* nato ia 
Bologna nel 1660, fu uno de* meno 
riputati allievi del Pasìnelli. Fece 
diverse rngionevoli cose di plastica, 
cui si consacrò quando vide cha 
col pennello non giugnerebbe ad 
emulare i migliori suoi concittadini • 
Ammaestrò nella pittura suo &« 

ORLANDI ( Stefano), nato nel 
1681 ;i1 quale avendo poi studiatosot-, 
toBompeo Aldovrandi,rìusci valeota 
ornatista. Fatta in appresso società 
con altro pittore quadralurista, lavo- 
rarono assieme in molte città d'Italia, 
dipingendo chiese, sale e teatri, pei 
quali ultimi eseguirono ancora sce- 
na rj con felice riuscita. Mori nel 
1760. 



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OR 
I^^MMO M • ooesta fiimi((IÌA ip« 
l^ftengi U Paclre Orlandi , bene- 
merito delle Arti per il suo Abbec- 
cedUrio pittorico molte volte rì«tem- 
pato ed aecresdato di duovì arti- 
eoli in Bolosna* Veoeaia, Napoli « 
Firenie ed altrove* 

ORLANMNO (Teodosio), ae- 
coDdo le oienftorìe cremonesi sa- 
rebbe stato un arcbitetto , cbe nel 
1167 , lece il disegno e diresse i 
lavori del battistero di figura ot» 
laocolare» cbe attualmente si vede 
iielia cattedrale di Cremona* 

ORLET (Bebuabdino tan) na« 
c^ a Brasselles nel 1490; e la- 
sciata ^uand' era ancor giovinetto 
la palna, passò in Italia, dove non 
molto dopo si acconciò con Baf* 
frello d'Urbino» cbe amorevolmente 
lo istruì nei piii nobili magisterj 
delFarte. Tornato a Brasselles dopo 
U morte del maestro , dipinse per 
Carlo y var) quadri di caccia, in 
«DO dei quali ^rappreseotante la 
foresta di ooignies, ritrasse lo stesso 
Carlo ed i mnn principali corti* 
fiaoi. Per Io stesso principe lece 
disegni e cartoni per tappenerie , 
ed altri ne oompoee per il prìn^ 
cipe di Nassan Grange , cbe servi- 
tono per le tappesserìe destinate 
ad eniare il palasse di Brada. Fece 
pere quadri all' olio per chiese ed 
altri luoghi pubblici , tra i quali 
celebre è spello eseguito per la so- 
cietà de' pittori di Malines rappre- 
■ent a nte S. Luca in atto di dipin- 
gere Maria Vergine. Mancò alla 
gloria deU'arte circa il 1550. 

<-^* ( BioCAjUK) VAif ) nato a 
Brasselles nel 1552 apprese da suo 
pidre mediocre pittore di paesaggi 
1 principi della pittura, ma senten- 
dosi inclinato per un genere di pit- 
tura pih elevato, studiò aocnra- 
taoMiile il disegno sui migliori ori- 
ginali di Rubens e di van Dyck , 
ed in breve pubblicò composisioni 
Bglie d' Qu uomo di spirito e di 
grande iof^o. Incredibile è il 
Domeso dei quadri e dei diir — ' 

DU* degli Jrch. tee. t. m. 



OR 



75 



usdti dalle' sue manì^ perocché era 
Isboriosissimo ed assiduo in ma- 
niera che niuno poteva divagarlo 
da'suoi sludj. Intagliò molte sue 
opere all' acquaforte , in modo da 
conservare io spirito e la forza dei 
óiat^ì o quadri originali. Mori iu 
patria neirèti di 80 anni e fo eoa 
poflspa seppellito nella chiesa di San 
Gao^rio sotto al deposito di Ber- 
nardino van Orley, celebre scolaro 
di Rafikello. 

— - { GiOTAina vàN ) , fratello 
di Riccardo , e nato in Brusselles 
nel 1556 , fu quasi di pari merito 
di Riccardo tanto n^ diserò, die 
nella pittura e neir ibtaglio. Fece 
molti quadri per le chiese di Brus^ 
selles, ed incise in compagnia del 
fratello una Serie di veutinove sog" 
getti tratti dal nuovo Testamento » 
oltre le se(;uenti stampe separate 

Sposaliuo di S. Giuseppe . eoa 
Maria Vergine, da Luca Cie 



La caduta dei reprobi » da Ra« 
bens. 

Bacco ubbriaco sostenuto dai Sa« 
tiri, dal medesimo* 

Veduta di un ricco ' giardino , 
con gli Amori di Vertunno e Po- 



Danae, soi»etto pastorale, tratto 
dal Pastor Fido del Goarioi. 

ORLIEMS ( Francesco d' ì uno 
degli allievi fatti dal Rosso in Ffan- 
cia, e suo laborioso ajuto nelle molte- 
plici pitture eseguita nel palasse dt 
Fontainebleao. 

OROCZO ( EuGBNto ) lavorava 
in Madrid io sul declinare del di- 
ciassettesimo secolo. Molti quadri 
di Storie scritturali, e molte im- 
magini di Santi léce per la certosa 
di Paolar. Conobbe e seppe valersi 
con grande profitto delle profonde 
sue cognizioni del chiaroscuro ; e 
se avesse saputo armonizzare i co- 
lori , come seppe dar rilievo alle 
figjore, non avrebbe avuto in patria 
mohi eguali. 

ORRkNTE (Pixt&o) nacque io 



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74 OR 

MoDtAliearo » nel regnò dì Marcie 
circa il 1550. O fosse scolaro di 
Jacopo da Ponte» come suppone il' 
Palomioo , o soltanto stodiasse le 
opere di qnetto italiano maestro , 
come scrìve Lazzaro Dias dei Yake; 
tntti in ciò convengono essere stato 
uno de' sttoi più ilinstrì imitatori » 
e, se dobbiamo dar fede al Conca, 
non eccettuati gli stessi 6gli e ca» 

£ÌDÌ del grande pittore bassanese* 
' Òrrente lavorò alcun tempo in 
giovanile età nella città di Toledo, 
ma fece le più perfette opere della 
matura virilità nella sua patria. 
Compiacendosi molto di viaggiare, 
passava in seguito a Valenza, dove 
lasciò nn bellissimo quadro di San 
Sebastiano. Recessi poscia a Ma* 
drìd , e fece i quadri del palazzo 
del Retiro, che a cagione della co« 
spicna qualità del luogo, lo resero 
celebre per tutu la Spagna. A Si- 
viglia contrasse domestichezza col 
Pacheco, che lungamente lo tenne 
in quella città occupato in opero 
di grande importanza. Mori poco 
dopo in Toledo in età d' oltro 90 
anni. E perchè in cosi lungo pe« 
riodo di vita non intralascio mai 
il lavoro , le principali città della 
Spagna hanno molti quadri di Ini : 
anzi risguardasi in quella penisola 
come imperfetta qualunque quadre- 
ria che non può mostrare qualche 
bel dipioto dell' Orrente. 

ORSENIGO di SIMONE, tm^ 
Itnese, fu uno dei molti architetti, 
che in sul declinare del quattoi^ 
dicesimo secolo furono chiamati a 
soprintendere alla costruzione del 
duomo di Milano , e credesi che 
operasse ancora come scultore. 

ORSI ( Benedetto) di Peseta , 
nacque avanti il 1650, e in scolaro 
di Baldassaro Franceschini. Con- 
servasi nella chiesa di S. Francesco 
di quella città un bel quadro rap- 
presentante S. Giovanni Evangeli- 
sta : i|fia le sue mieKorì pitture ri* 
putavansi i quadri delle Opere della 
Misericordia U\A per la coofrater* 



OR 
nità dei nobili della sua patria, i quali 
nella soppressione di queUa istituzione 
andarono miseramente dispersi. 

p— — (Ba^assabe) ragguarde- 
vole pittoro del quindicesimo se- 
colo , arricchì le chiese di R^gio 
sua patria di diverse pitture, delle 
quali conservasi tuttavia in duomo 
una Madonna Laurelana dipinta 
Tonno 1501. 

— — ( Lelio ) , chiamato seni* 
plicemente Ltlio da Novellara, era 
nato in Reggio nel 1511 ; ma per 
non so quale motivo baodito dalla 
sua patria , riparossi a Rovellara. 
Poche cose si sapevano di lui a* 
vanti che il celebra Tiraboschi ne 
scrivesse accuratamente la vìta.Gom* 
pendiaudo hi scrittura del biblio- 
tecario modenese, darò alcune pili 
circostanziate notizie di Lelio, che 
non si hanno nelle precedenti bio- 

rfie. Non è abbastanza avverata 
comune tradizione che fosse sco« 
laro del Correggio; ma certa cosa 
è, che ne studiò lungo tempo le 
opera, e ne trasse preziose copie 
qual è quella della famose Notte , 
che, quasi emula delloriginale, con* 
servasi in Parma dalla famiglia 
Gazaola. L'essera stato Lelio assai 
dotto e robusto disegnatore , fece 
credera ad alcuni die dimorasse 
alcun tempo in Roma e frequen* 
tasse la scuola del Bonarroti , pe- 
rocché , dicono questi , il suo di« 
sesoo non s' accosta alla maniera 
del Gorraggio, né d'-altro maestro 
Lombardo. Ma o fosse scolaro di 
Michelangelo , o debba alle opere 
dì Giulio Romano il suo robusto 
Sfile, vedesi che cercò di Ibrmari»^ 
sene uno suo proprio, prendendo 
dai ^andi maestn ciò cheavevone 
di migliore* Sgraziatamente quasi 
nulla rimane delle molte sue opero 
a fresco; ma le pitture fette tra- 
nK>rtara dal duca Frpucesco III , 
dalla rocca di Ifovellara a Modena, 
bastano a dare una non equivoca 
testimonianza della sua virtù. Po- 
che tavole d'altare rimengono paro 



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• OR 

», na io Seggio , 
e ferse veniiui al» 
trove, giacché non è nota che ab« 
bla lavonCp all'estero» Uda però 
oopser^an'ÌD Bologna in privata 
qaàdrcria, rappreseataiile i SS* 
^iohbe, Boooo e Sebastiano, nella 
qnal tavola al gagliardo disegnare 
nichelaogioleMo vedesi assodata 
la dottrina del chiaroscoroelaleg* 
giadria delle teste eorregesche. Mmi 
<fi 76 anni nel 1587. 

OBSI (PEOsrEao)/nato in Roma 
avanti la metà dei sedicesimo se» 
colo^ Al ODO dei molti artisti im« 
{Mfpati nei lavori ordinati da Si* 
eto V; terminati i quali, dalle pit* 
toro di alom cassò a dipingere 
ornati e ^rottescbe, nel qnala meno 
sublime ramo dell'arte si rese tanto 
celebre , eh' ebbe il soprannome di 
Ftosperimo «Ulk grottesche. Mancò 
all' arte in età senile sotto il pa- 
pato di Urbano YUL 

— — ( BAETOU)ifii£0> architetto 
cfWDonese che nell' anno 1685 fu 
dai presidi del governo della città 
di Cremona iocancato di presen- 
tare il disegno dell' attuale porU 
Margherita ^ che fu ricostralta ed 
io parte variata nel 1826. 

OBSOUNl ( Gaulo) nacque in 
Yeoexia circa il 1724 ; dove nel 
1760 esercitava le professioni di 
mercante di stampe e d' intaglia* 
tore alla punta ed a bulino. Lavorò 
■aolto per l' incisione dei quadri 
di diversi autori appartenenti alla 
galleria di Firenze. Tra le sue stam- 
pe, ricorderò le seguentit 

S* Girobmo meditante, da Aat« 
Balestra. 

La SS. Vergine io una nuvola, 
die istilla U latte sulle labbra di 
S. Bernardo che sta inginocchiato 
a'auoi piedi con S« Filippo Benizij 
da Pietro Biechi. 

Un Pontefice che fa il Sacrifi- 
zio, dal Footebasso. 
. OBSONl ( Giuseppe ) nato in 
Bologna nel 1691 , apprese in pa- 
tria a dipingere sotto Pompeo Al- 



OR 75 

e fii ìtt appresso suo 
ajoto , o ooinpagno nelle molte o« 
pere fette per chiese;^ per paUzzi » 
ner teatri m Italia ed in Germania» 
lodi &tu società ooaiGriuseppe Or* 
lendini continuò a lavorare con 
felice nascita in diverse città d' U 



OBTEGA (San Giovanni de ) 
nacque a Fontana d' Ortunno^ in 
vicinanza di Burgos, da certo Vela 
appartenente alla nobilissima fami- 
glia de' Velasquez. Non volendo 
pmider parte alle guerre die tur- 
bavano la Castiglia per parte della 
regina Urraca di GastigHa, ed Al- 
fonso d' Arragona suo sposo e ner 
mioo, andò in pellegrinaggio a Ge- 
rusalemme, Dopo alcuni anni ri- 
vedendo la patria , si ritirò tra le 
aspre montagne di If ontesdosa, dovp 
costruì una chiesa , un monistei^ 
ed un ospedale ancora «sistentL 
Edificò un ponte sull' Ebro in vi- 
cinanza di Logronno ; indi ne in^ 
.'traprese due altri, uno dei (]|uàli 
presso S. Doroiilge^ lungo più di 
500 passi sopra un rivo che s'im- 
paludava. £ per tali beneiicense 
ottenne a ragione dalla gratitudine 
degli abitanti di essere collocato 
tra i Santi. 

«— * ( FaàNCESGO DE ), nato in 
Aodujar , stabilì la sua dimora a 
Madrid nel 1725. Colà dipinse a 
fresco la volta del coro delia chiesa 
della Mercede, e la Nascita di San 
Pietro Nolasco in un vasto quadro 
air oHo; l'una e l'altra abbastanza 
lodevoli (opere; avuto riguardo al 
decadimento dell arte avanti la mela 
del dicioUesimo secdlo. Fece ancor» 
nella stessa chiesa altri freschi non 
spregevoli, che sfortunatamente tro- 
vansi troppo vicini, a quelli eseguiti 
da Angelo Michele Colonna per 
commissione di J^ilìppo IV. 

ORVIETANI ( Anduea e Baa- 
TOLOMMEO) di Orvieto dipinge- 
vano nella loro patria dal 1405 
ai 1457;maconvien dire che non 

si sollevassero sopra il comune me- 



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96 



OR 



rito de' loro contemportnèi , |^ 
rocche appena se ne oodoicoiio i 
e Pela. 



ORVIETANO ( Uoouno ) en- 
tieo piilore die operava nel 1321 * 
la contemporaneo > ma lontano 
«sai dal merito di Giotto. 

OSANNA ed altri deboli eeo- 
lari milanesi dei Procaccini^ come 
il Bisti, il Ciocca ec. , non fecero 
tmore alla loro patria, né alla scada» 
onde basterà l' af eme ricordati i 
nomi. 

OSNAGO (Paolo) fa nno do* 
gli architetti milanesi che presiedei* 
«ero alla fabbrica della cattedrale 
di Milano. 

OSSANEN (YUATUTAH) iota. 
dìo molti soggetti appartenenli alla 
Storia Sacra , e fra gli altri dodid 
rappresentanti fiitli della Passione 
di Gesh Cristo» ed una Raccolta di 
60 pezii relatiTi ai prindpalì aT« 
lenimenti ddla viU del Rsoentore. 
Fece pure due Marcie in pihpetsi^ 
una di persone a cavallo » 1 altra 
di persone a pMi. 

OSSENBEEK (N) , nato a Ro- 
terdam arca il 1627, dimorò molti 
anni in Italia , dove lasciò pare 
una |[ran parte delle sue pittore. 
I SUOI fiivoriti argomenti^ erano ad 
tm di nrssso somiglianti a quelli 
di BamDoche. I suoi paesi, popo- 
lati di amane figure d'ambo i sessi» 
d* ordinario in piacevoli o fiicete 
attitudini, di cavalli e diaUriani- 
mdi domestid > vedonsi arricchiti 
di rottemi d'antichi edifitj, da nio« 
numenti » e frbbriche collocati a 
diverse distarne convenientemente 
all' effetto che voleva ottenerne. 
Perdo i Fiamminghi, parlando di 
questo pittore » dieooo ohe portò 
Roma od Paesi Bassi; lo che è 
vero per piti rispetti , ed in parti- 
colare per il gosto della scuota ro- 
mana e per aver rappresentati co- 
stumi romani, genti e costumanse 
d' Julia. Ignorasi l'epoca ddla sua 
morte. Ora aggiogneremo le sue 
opere d' Intaglio 



OS 

I Figli di Riole ammaliati eoUn 
frecde da Apollo e da Diana, «U 
Palma. 

GÌ' Irraditi che raccolgono ila 
manna nd deserto, dal Tintoretto. 

Le Quattro Stagioni con i lavori 
campestri proprj di ogni stagione j 
dal Bassano, in quattro pesti. 

Dodid stampe rappresentanti di- 
versi animali. 

. Veduta di Campo Ykcdno di 
Roma. 

Cacda dd Cignale » da le Barn- 
boche 

Galleria dd Sig. deWeoidbei^ 
in sei grandissimi Sigli. Questa 
Galleria medesima fb intagliata àtk 
altri valenti maestri, ma la migliora 
incisioM è quella di Ossenoeek ^ 



OSTADB ( Aduano bd Isaccx> 
VaAiraiU YAN) necquero e Lu* 
becca, il primo nd 1610 ed Isacco 
alcuni anni più tardi. Adriano eti^ 
dìo la pittura odia scuola di France* 
eco Stale, e fii pd il maestro d'Isacco 
Branwer amico e condiscepolo di 
Adriano. Lo sconsigliò dal prendere 
Teniers per suo esemplare , facen- 
dogli sentire, che imitando noa 
solo d rssla sempre inferiori al 
modello, ma d ottiene poca gloria 
quand'ancora si giugno ad ngua- 
gitarlo, e sempre si haooo molli 
emuli. Adriano appressò i censiti 
dell' amicisia, ed ia breve fb pit- 
tore origiuale. Noo però ellonta* 
noesi dai trividi soggetti trattati 
dal giovane Teniers; ma le sue fi- 
gure di uomini e di donne, brutte^ 
oontrai&tle, sudice , seppe rappre- 
sentare con tanto spirito e con tanta 
verità, che quasi giugne a fard per 
poco dimenticare la viltà dd so^ 
getto , per ammirare il suo proai- 
sioso ingegno. Quando rappresenta 
r interno delle case , d U vedere 
diverse càmere , e ci pone , dirò 
cosi, in conversasione colle sue fi- 
gure. Alcuni sud quadri sembrano 
dipinti sullo smalto; tutto è chiaro, 
tutto caldo, tutto più vigorosamente 



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OS 
èotmjlo che non di Teniart* Iq 
Francia» ìo^ Olanda» oetle Fiandre, 
in Oermaaia possono vadersi nella 
oubbliche ad lu molta privata gaU 
larìa pregevolissima opera di quo* 
•l' illustre ^rtiaU , di maniera par 
nitro totaimeote fiamminga. Tra i 
molti saoi quadri che sì coaaarvano 
nella real galleria di Parigi, il piii 
interessante è quello contenente I in- 
tera fiuniglia dei pittore. Adriano 
aori di 75 anni io Amsterdam. 

Isacco poi ano fratello era mor- 
to nsolt* anni prima. Le opera di 
Ini scaminarebDersi con quelle di 
Adriano, se avesaero maggior fona di 
colorito e di chiarascoro; ma egli 
pBorl troppo giovane, perchè potesse 
aver ottenuta laparfeaione dell'arte* 
Invece che Adriano collocava d'or- 
dinario le figure nall' interno delle 
case, Isaoco leceva servire di fendo 
aJie sue storie aperti paesi. Nella 
icala fili«^ parigina consarvansi 
tra pregevoli suoi quadri, tra i quali 
uno rappreseotaote un fiume ag- 
ghiacciato popolato da molli paÉt» 



or 77 

fdnta sotto questa denominaiione. 

— ( Ca&lo ), fratello di Gio- 

vadtii intagliò le seguenti ed altre 

stampe; 

Achille neBa corte diLioonedè. 
Achilie scoperto da Ulisse* 
I Patriarchi , in quattro fogli» 
I Profeti ed i Re in altf^tanti 



OTTAVIANI (GiOYAifin) nato 
a Roma circa il 1^5, poi ch'ebbe 
appreso il disegno in patria, passò 
a Veiiesia, dove studiò . V intaglio 
in rame nella scuola di Waoger^ 
cort feconda di valenti maestri. 
Priott che abbandonasse Y ene»a , 
pubblicò alcune stampe, che furono 
iavorevolmente ricevute. Tornato a 
Bonm prese ad iotaoliare ali'ac«^ua- 
forte le leoge del Vaticano dipmte 
da RafEMUo, ooitameote agli ara- 
beschi, grottesche e figura che sono 
•ai pihwtri, insieme con gli sfondi. 
Delle stampe isolate daremo le se- 
gnenti: 

S. Girolamo con un Crocifisso , 
dal Guercino. 

S. Cecilia, dal medesimo. 

Angelica e Medoro , dal mede- 



Marte, e Venere, dal medesimo ec. 
Le Nozse Aldobrandine, dai frant- 
iti dell' antica pittura ^ 



^TTEIfS (Fraivcbsco) proba- 
bilmente Olandese, operava nelhi 
prima metà del secolo decimottavo. 
Intagliò diversi piccoli soggetti nel 
genere di Bernardo Picart, che or- 
nano diversi libri pubblicati inO- 
landa nel 1724. 

OTTEREN (Ubbbto) di Utf\ 
k conosciuto tra gl'intagliatori in 
rame per diverse stampe eseguite 
per la celebre Storia maiuralt ddU 
Piante di Rohtrio M&rison , pub- 
blicata in Oxford l'antio 1715. GII 
si attribuiscono pure alcuni rìtrattié 

OTTINI (Fblice ), chiamato A* 
Uceitó di Brandi, perchè fu il solo 
allievo di qualche merito del pit* 
tore Giacinto Brandi , avrebbe per 
avventura superato il nnestro , se 
immatura morte non Io rapiva 
io età giovanile nel 1695 , qoan- 
d' appena aveva terminato ai di- 

rlttgere in Roma una cappella dar 
P. di Gesù e Maria. 
^^ (^Pasquale) nato a Ve- 
rona nel 1570 » apprese la pittura 
in patria da Felice Brusasorei , e 
fu condiscepolo dell' Orbetto, col 
quale terminò alcuni quadri lasciati 
dal maestre imperfetti. Sì recò poi* 
col compagno a Roma , onde for- 
marsi il gusto sull'antico e sulle 
opere de'moderai maestri, spedaU 
mente di Raffaello , dal quale ap- 
prese quella nobiltà d' espressione 
che tutti ammirarono ne'suoi qtm- 
dri, e pili che in tutt 'altri in quelli 
degl' Innocenti di S. Stefiino e di 
8. Niccolò a S. Gregorio : prege- 
volissime opere che gu mèrilareno 
dai suoi concittadini il nome di 
Secondo Paoio, Mori in Verona 
r anno 1630. 



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j 



78 OT 

OTTONI (Lorenzo) scultore ro« 
mano che fioriva nel didassettesimo 
secolo, fu 1100 degli artisti scelti 
per scolpire una delle dodici statue 
rappreseptaoti gii Apostoli che'Ve- 
doDsi io S. Giovanni Lateraao « 
e gli toccò in sorte quella dell' a« 
postolo Taddeo. Vero è che il ore* 
mio accordato a colui che fareobe 
la migliore fu concesso a Camillo 
Bosconi » ma pon perciò a quella 
di Lorenso mancò V approvasioue' 
degr iotelligenti. Altronde era cosa 
doverosa. che il premio stoiordina- 
rto fosse accordato allo scultore mi- 
lanese, il quale ne aveva ^li solo 
scolpite quattro. 

OTTOVENIUS (Ottavio van 
VÈEN • OSSIA ) nacque in Leyden 
nei I556to e poi ch'ebbe appreso il 
disegno in patria , recossi a Roma 
e fu ricevuto nella scuola di Fé* 
derico Zuccari, dal quale usci dopo 
sette anni per passare alla corte di 
Vienna in se^'Vjgio deiriraperatore. 
Fu in appresso alle corti di Ba« 
viera e di Colonia ; ma era riser- 
vato.ad no principe italiano, al 
duca di Parma Alessandro, in al- 
lora governatore de' Paesi Bassi « 
di compensare , come si conveniva 
al suo merito, il pittore Olandese, 
dichiarandolo ingegnere in capo e 
pittore della corto di Spagna. Morto 
il duca di Parma , J' arciduca Al- 
berto suo successore , lo nominava 
intendente della zecca, onorifico im* 
piego che non gt' impediva l'eser- 
cizio della pittura* Grato all'amore 
di questo principe rifiutò le gene- 
rose offerte che facevagli Luigi 
Xlil re di Francia onde averlo alla 
sua corte; e morì in Brusselles pieno 
d'anni e di gloria nel 1634. Le sue 
prìncipaii opere si conservano nelle 
chiese delle Fiandre; e la catte- 
drale d'Anversa possiede il magni- 
fico quadro rappresentante il Re- 
dentore in mezzo ai peocaiori con- 
vertiti, una Cena , ec. Oitovenius 
aggiunse a quello della pittura il 
merito letterario, e fu buon poeta 



OT 

o distinto storico, come lo djmo-» 
strano la Storia della guerra dei 
Batavi contro Claudio CwiU e Ce» 
fiale, la Vita di S. Tommaso d'A* 
equino , ad altre scritture. Lasciò , 
morendo, due figlie, ch'egli stesso 
aveva ammaestrate nella pittura , 
— ^ ( Gertrude ), che oltre di- 
versi altri bei quadri fece il cele- 
bre ritratto del padre che poi fu 
intagliato in rame con alcuni versi 
latini di Gricio Puteaoo. 

— (Corneua) che, accasatasi 
Con ou ricco mercante d^Aoversa, 
dipinse in miniatura storie e ri- 
tratti diversi assai stimati. Ottove- 
nius ebbe due fratelli , uno chia* 
mato 

-^« (Giberto) che dipinse sol- 
tanto per passatempo, sebbene fosse 
capace di emulare i migliori prò» 
fessorì della sua patria 
M^i- Pietro intagliatore 
OVASSE (Renato), nato a Pa- 
rigi nel 1647 • apprese la pittura 
da Carlo Le Brun, ohe vedendolo 
suo fedele imitatore, lo spalleggiava 
presso il re Luigi XIV , onde fu 
adoperato in diverse opere ne' reg} 
palazzi, indi nominato direttore deU 
r accademia di Francia in Roma. 
Ritornava dopo cinque anni a Pariei 
col titolo di rettore e cassiere della 
reale accademia di pittura. Mori 
l'anno 17(0, poi ch'ebbe ammae- 
strato nella pittura il figlio 

^^ ( Michelangelo ) il quale 
fu condotto in Spagna dal re Fi- 
lippo y , in qualità di suo pittore 
primario. Sebbene lontano assai dal 
merito de' pittori s^gnuoli che lo 
avevano preceduto in così onorifica 
carica da Carlo V fino a Filippo 
di Borbone, fu, rispetto alla inieli* 
cità de' tempi, creduta ragionevole 
artista. 

OUDENARDE (Roberto van) 
allievo ia Roma di Carlo Maratta, 
era nato io Gand nel 1665. Venne 
in età di 22 anni in Italia, di già 
ammaestrato negli elementi della 
pittura, e fii ammesso nella nume- 

i 



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or 

rofta sa» scaola dal pittore .Miir« 
chigvaoo, che non tardò a distìn- 
guerlo dagli altri allievi a motivo 
del ano non oomune ingegno^ e 
dell' assiduità al lavoro. Ma poco 
iq^Deò, che per una innocente man» 
canxay non perdesse in un istante 
r amore del maestro. Roberto nelle 
ore oziose iogegnavasi di fare quaU 
che indsioDe all' acquaforte, e tra 
l'altre cose intagliò nno schizzo 
del maeAro rappresentante lo Spo- 
salizio di Maria Vergine. Alcune 
copie seeretamente regalate ai suoi 
amici, 81 resero puboliche; ed il 
Maratta ne vide piii d'una copia : 
onde teoeodosi offeso che le sue 
opere fosMro incise senza sua li- 
cenza e cosi male incìse, non ap- 
pena ne conobbe 1' autore che io 
Ecenziò dalla scuola, senza volerne 
udire le discolpe. Ma passato quel 
primo sfogo dì collera, ed udendo 
che Ondeoarde era oltremodo do- 
lente de( commesso errore , lo ri- 
chiamò, e seco Jo tenne poi quin- 
dici interi anni in qualità di ajuto 
ne/le opere più vaste, e perchè 
intagliasse sotto la sua direzione i 
migliori suoi quadri. Dopo la morte 
del Maratta, accaduta nel 1713 , 
il cardinale Barbarigp, tescovo di 
Verona, lo incaricava di un lungo 
lavoro intorno al proprio illustre 
casato. Oadenarde , vaiente pittore 
e non infelice verseggiatore latino, 
doveva fare i ritratti, gli emblemi 
ed i versi allusivi a tutti gli an- 
tenati del Barbarigo. Prima d' in- 
traprendere cosi lungo lavoro, Rd-. 
berto volle rivedere la patria, che 
da oltre 37 anni aveva abbaodo- 
oala; e quando disponevMsi a tor- 
nare in Italia, ebbe avviso della 
morte del cardinale , onde rimase 
io patria fino al 1743, epoca della 
saa morte. L' Italia e le Fiandre 
possedono alcune pitture dì questo 
illustre artista, che strettamente si 
attenne »lìo stile del maestro, seb- 
bene lo abbia forse superato nei 
ritratti* Ma egli fa pare intaglia* 



OV 79 

tore di qualche merito che in- 
cise le cose del suo maestro 

ODDRY ( GlOVAlf BATTItTA ), 
nato in Parigi nel l686, apprese ì 
principi della pittura da suo padre 
meno che mediocre pittore « indi 
fu ricevuto nelle scuole del Serra 
e delDelargilliere, che di que'tempi 
avevano in Parigi opinione di va« 
lenti pittori. Ma V Oudry va de- 
bitore de* suoi progressi nell'arte , 
più che a tuU' altro, agli ostinati 
studj fatti ai Lussenburgo sulle o- 
pere di Rubens, alcune delle quali 
copiò più volte accuratissimamente. 
Fa membro dell' Accademia di pit- 
tura in Parigi e pittore del re : il 
molte opere lascio nella città na- 
talizia, che , avuto riguardo alla 
condizione de'tempi, possono chia- 
marsi belle, e specialmente i quadri 
di caccie fatti per i r&ili palazzi. 
Mori in patria nel 1755. 

OVERBECK, ( BoNAVEirriTRA ) 
nacque in Amsterdam nel 1661 ; 
e dopo avere appcesi in patria ^li 
elementi delia pittura, fu tre volte 
a Roma per copiare tutte le anti- 
chità che furono tra le sue ope- 
re d' Intaglio il più prezioso or- 
namento. Dipinse poi alcuni quadri' 
non infeticemeate, e meglio avrebbe 
fatto in progresso, se non si fos- 
se totalmente consacrato all' inta- 
glio. 

OVERY ( GlULiAifo) nato circa 
il 1620, fu in Amsterdam scolaro 
di Rembraot. I suoi più pregiati 
quadri sono quelli rappresentanti 
soggetti notturni. Uno bellissimo 
conservasi nel palazzo della città 
d'Amsterdam, nel quale dipinse il 
notturno banchetto dato da Claudio 
Civilio ai congiurati contro i Ro- 
mani. Non è nota V epoca della 
sua morte, e soltanto sappiamo che 
operava ancora, nel 167S. 

OUVATER ( Alberto) nato in 
Arlem nel 1366, fu uno de' primi, 
che ne' tempi di Van Eych, di- 
pinse air olio. Conservasi nella 
principale chiesa di Arlem un suo 



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90 ^^ . . 

quadro rappresentante i SS. Pietro 
e Paolo dì grandexsa naturale. Sotto 
al quadro avete dipiolo un paese» 
in cut erano molti pellegrini, prte 
addormentati e parte qua e là sdra- 
iati che mangiano sotto alcuni al* 
neri. £ questo si crede essere il 
piii antico esemplare di paesaggi 
oeo trattati, cui va V Olanda de* 
bitrìce di quell' immenso numero 
di pittori paesiti che produsse dal 
1450 6 no a* presenti tempi. Fece 

Eure Alberto una Risurrezione di 
auaro non meno stimata dd qua- 
dro preallegato. È comune opinione 
d^ queste preziose opere furono 
«sportele dagli Spegno oli quando 
occuparono la città d'Arlem. Altro 
non è noto di quest'antico pittore. 
OUYRIER ( GiovAma) nacqne 
a Parigi nel 1725, dote apprese 
r integiio a bulino. Pubblicò molti 
paesaggi e Vignette , che peccano 
per conto dell armonia perla tropea 
frequenza del nero. Mori in patria 
nel 1784. 

Tra U sue iUimpe maierò le 
seguentL 

I Viaggiatori dell' AppeDDino j 
da Pierre. 
Vedute delle Alpi , da Vemet 
La scuola fiammma^ da Eisenil 
vecchio» 
La scuola olandese, dallo stesso» 
OYA (Sebastiano d* ) nacque 
in Utrecht nel 1523 , e fu lun« 
gemente, in qualità d'architetto 
militerà, ai servig} di Carlo V e 
di Filippo n. Cosimi per ordina 
loro e riparò diterse fortificazioni* 
Mandato a Roma, disegnò con 
molta esattezza le terme diode- 
ziane, che furono poi incise da 
Girolamo Coke , e pubblicate in 
Antersa nel 1558 a spese di quel 
tescoto. Mori assai giotine in pa- 
tria, dot' erasi recato, per V inci- 
sione delle sue Terme diocleziane. 
OZArSNE ( Niccolò e Pietbo) 
nacquero in Parigi circa il 1724, 
ed intagliarono alla punta ed a ba« 



OZ 

lino molte vedute e marine di proi 
pria composizione. Niccolò io par« 
ticolare eobe credito di etere rì« 
erette tutte le parti della aurina cob 
sorprendente terità in una raccolte 
di 90 staaftpe. Questi due iuditisibi- 
li fratelli furono a ioteti dalle sorelle 
^^ ( GiotAiriTA Francesca) , 
che oltre le incisioni eseguite snlk 
inyenzioni di ditersi maestri « ai 
occupò molto nell'intagliare le Vé« 
dote delie Colonie francesi. 

«— ( Maria Giotann a ) die 
fu poi sposa d'Ttes le Gotaz, ollra 
r opera prestete ai fratelli, incise 
molti soggetti. 

Soggiungo la noia ^alcune ttampt 
£ questa famigliti benemeriia del* 
V arie. 

Veduta ornata di acque eoo va 
tascello, di NiccoU 

Quattro paesaggi e marine dei 
due fratelli. 

Vedute presa dal porto di Dieppe 
di Giotanna Francesca, da Filippo 
Hackert. 

Veduta di S. Valéry sulla Som- 
me della stessa, che serte d'accoiii* 
pagnamento alla precedente. 

Due tedute, che si accompagnano, 
del porto di Litomo» la prima di 
Maria Giotanna le Gotaz, l'altra 
di Giotanna Francesca^ 

Il tempo sereno, di Meria Gio» 
tanna* ec. 



PABLO ( Pietro ) fiorita in Ga« 
talogiia circa la metà del sedicesimo 
secolo. Dipinse nel 1565 con Pietro 
Serafino gli sportelli dell'organo 
della cattedrale di Tarrasona , fa* 
ceudoti figure maggiori deToaturale. 
Altre opere d' importanza condusse 
per la stessa chiesa , che lo dimo- 
strano buon coloritore e corretto 
disegnatore. Ignorasi V epoca della 
morte e tott'altra notizia oiografica. 

PACCELLI ( Mattso ), napoli- 
tano, fu uDp dei piti cari allieti 



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PA 
the stcise Loca Giordano , ooàt 
lo ccmdasM T)er suo a|tito alla corte 
di Spana, ai dove toraò io patria 
provveduto di buona pensione; lo 
the* secondo alcuni* fu cagione che 
poco pih ai curasse delle cose del* 
r arte per vivere oziosamente fino 
al 1741* verosìmile epoca della sua 
qiofie. 

PAGCILLI (N) scultore romano, 
operava sotto il pontificato di Pio 
yì, e fece* a competenxa dello scul* 
lore Le Bron m S» Carlo al Corso* 
la statua in marmo di Davidde* che 
•erre d'accompagnamento a quella 
di Lebmn rappresentante Giuditta. 
Paccilli conservava tuttavia gran 
parte del manieriamo, che nelr età 
sua cominciò a cader in discredito. 
Perciò la sua ficura del re profeta 
è meschina* ignobile* smorfiosa fino 
alla nausea* mentre l'artista avrebbe 
Voluto farla graziosa. Delle altre 
sue opere meno importanti del Da« 
"ridde sarebbe tempo perduto il lame 
parola. 

PACHIABOTTO (Iacofo) nato 
in Siena avanti il 1560 * pare che 
ri formasse pittore studiando le 
opere di Pietro Perugino. Nel 1555 
fogl^ <b Siena per sottrarsi alla 
pena che si era meritata* facendosi 
capo di una congiara contro il Go- 
verno, e riparossi in Francia, dove 
lavorò sotto al Bosso e dove pro- 
babilmente terminò i giorni. Prima 
di lasciare la patria aveva fatte in 
Perugia diverse opere di stile af- 
fatto conforme a ouello del maestro^ 
la più lodata delle quali è la pit- 
tura rappresentante la visita che fii 
'S. Catenna al cadavere di S. A- 
goese da Montepulciano. In questo 
dipinto vedonsi figure e teste cosi 
gentili quali non fece mai Pietro « 
onde Gonvieo dire che avesse cer- 
cato di accostarsi al suo pih grande 
condiscepolo. 

PACE ( Ranieri dei. ) * pittore 

pisano, operava in patria nei 1719* 

£ra stato scolaro dei Gabbiani * e 

ne'foot primi lavori 4Kva speranza 

Diz. tUffi Jlrch. tee* T» m. 



PA 81 

di riuscire valente artista* na vinto 
dalla generale inondazione del cat- 
tivo ^sto del suo tempo* si lasciò 
'atrascinare al manierismo, e rimase 
confuso tra ia folla dei mediocri 
artisti. 

PACETTI ( ViNCCTzo)* scultore 
romano, operava iu patria nel di- 
ciottesimo secolo intorno ai ristaurì 
delle antiche statue * aggiugoendo 
ai torsi dei greci e romani scultori 
teste, braccia, gambe* estremità di 
moderno gusto, finché poi cominciò 
a cercare di accostarsi un poco ma- 
glio ali' antico , dietro i suggeri- 
menti di alcuni dotti. Allora si ot- 
tennero alcuni ristaurì pih tollera- 
bili qualunque volta 1 azione del 
"pezzo antico permise di conoscere 
t[uali dovevano essere quelle delle 
membra mancanti^ e Vincenzo Pa- 
oetti fu uno de' piii esperti. 

— — >- ( Camillo ) romano * nato 
circa il 1760. era nel principio dei 
presebte secolo risguardato in Roma 
come uno de' migliori scultori. Il 
governo italiano, non avendo potuto 
ottenere che Antonio Canova ac- 
cettasse r invito di venire a Milano 
in qualità di professore di scultura , 
fu lasciato in sua scelta il nomi- 
nare quello che credeva più degno 
di tale incombenza, ed egli nominò 
il Pacetti. Succedeva egli a Giuseppe 
Franchi , che pur era valente ed 
erudito artista; e Cammillo non tardò 
a giustificare la scelta dello scul- 
tore di Possagno; perocché dalla 
sua scuola uscirono tali allievi che 
presentemente hanno nome di egre^ 
artisti, in Roma, in Genova, in Mi- 
lano ed altrove * cioè i Fabris , i 
Gageerì* i Sangior^io , i Somma- 
chini* e per tacer di tutt'altri. Cac- 
ciatori* al quale accordò in isposa 
r unica figlia ed erede * ed ebbe 

J>oi sempre in luogo di figlio. Tra 
e molte pregevoli opere in marmo 
di Pacelti non rammenterò che la 
Minerva che conservasi nella reale 
galleria di Brera* il fregio e le due 
bellissime Yittorie deli' Arco dclk 
11 



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ti PA 

pace poste dalla banda di Milano, 
diverbi busti d' illustri personaggi , 
tra i quali quello di Vincenzo 
lIonti« Apollo eiacente che dormita 
statua grande al vero ^ iu ventata e 
modellata da Pacettì ed egregia- 
mente eseguita dal Si^. Cacciato- 
ti, et. Mancò alla gloria dell' arte 
nel 1826> ed ebbe onorata sepol- 
tura con modesta lapide nel cimi- 
terio di Porta G>niasina presso al 
Franchi. Mentre scrivo quest' arti- 
colo il riconoscente suo genero ed 
allievo sia formando il suo monu- 
mento ordinato dall' Accademia di 
Brera, che riuscirà opera decna del- 
l' illustre maestro e deli' allievo. 

PACliECO (Cristoforo), fu 
adoperato dal duca d'Alba, nel suo 
palazzo, r anno 1562 , per alcune 
opere a fresco ed all' olio: ma più 
cne in tutt' altra cosa riusciva ec- 
cellente ne' ritratti , onde tutti i 
principali signori volevano avere il 
propno ritratto dì sua mano. Ed 
m questi deve Pacbeco la sua mag« 
l^or fama presso Ja posterità , pe- 
rocché un incendio distrusse tutte 
Je belle opere fatte nel palazzo 
d'Alba, e rimasero soltanto testi- 
moni ^^^^^ ^*^ ^^^^^ diversi ritratti 
diligentemente condotti. 

— — ( Francesco ), valente pit- 
tore e poeta, nacque a Siviglia nel 
1571> e fu scolaro in patria di Luigi 
Fernandez, diverso da quello che 
fioriva in Madrid, nel diciassette- 
simo secolo. Dipingeva in età di 
23 anni sopra una stoffa di da- 
masco creroesi gli stendardi della 
flotta destinata per la Nuova Spagna; 
poi nel 1598 fece parte delle pitture 
ornamentali del catafalco di Fi- 
lippo U in Siviglia. Nel 16Q3 ar- 
ricchì di pitture a tempra il ga- 
binetto di un suo intimo amico, il 
duca d' Alcala , facendovi alcune 
storie dei fatti d* Icaro con belli e 
studiati scorti. Erano appena ter- 
minate quando giugneva a Siviglia 
il famóso Cespedes , che molto la 
lodi* Nel 1611 desiderando di ve- 



FA 

dere le più rinomate opere d^*mi' 
pliori maestri che allora fiorivano 
m Spagna, andò a Madrid, all' £• 
scorìale ed a Toledo, dove lavo- 
rava il Greco, e strinse domesti* 
chezza con Vincenzo Carducho, ia 
lode del quale compose eie^ntissimi 
versi. Di ritorno "a Siviglia si oon« 
sacrò totalmente dlla pittura , a« 
prendo una scuola nella propria 
casa, che fu poi frequentata da il- 
lustri artisti. 11 S. Ignazio di Lojola 
fatto nel I6l8, ed il Giudizio uni- 
versale nel susseguente anno, furono 
il rìsultameuto de' suoi nuovi sludj 
e di piit filosofiche teorie. A queste 
pitture tennero dietro molte altro 
opere terminate avanti il 1623, e* 
poca in cui accompagnò a Madrid 
suo genero Velasquez de Silva, chia* 
matovi dal conte duca d' Olivan»* 
Due anni si trattenne Pacheco ia 
quella capitale, e vi fu molto ado* 
perato. Ma desiderando di tomaro 
alla tranquilla vita della mal ab- 
bandonata patria* staccossi suo mal- 
grado dal genero , e fu trionfal- 
mente ricevuto in Siviglia. Fu dopo 
quest' epoca, che compose e perfe- 
zionò il suo trattato della pittura ; 
e nel 1654 chiuse la lunga e la- 
minosa sua carriera in seno alla 
gloria ed alla felicità. Molte città 
della Spagna possedono pitture di 
questo raro maestro: tutta la Spagna 
e l'Europa approfittarono dell opera 
elementare intorno alla Pittura. 

PACUYIO; celebre poeta e pit- 
tore, nacque a Brindisi da una So- 
rella di Ennio, nell'Olimpiade cen- 
tocinquantasei. Racconta lo Storico 
Eusebio, che soggiornò lungamente 
in Roma , esercitando la pittura, o 
vendendo le sue poetiche composi- 
zioni: e che recatosi iu appresso a 
Taranto . colà terminò i giorni ia 
età quasi nonagenaria. PHnio la- 
sciò scritto, lib. XXXV , cap. 4 , 
che fu consacrata una pittura del 
poeta Pacuvi onel tempio d'Ercole^ 
posto nel foro Boario. 

PADERNA ( GiOYANin ) , bolo* 



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PA 
Mese, fu ano de' più felici ftllievi 
del DeDtooe , e compagno del Mi- 
tdli in opere di quadratura, quando 
non n ansi piuttosto di chiamarlo 
me scolaro ed ajato. Fa in&tto il 
eoo pia vicino imitatore allorché 
IsToraTa in società con Baldassare 
Bianchi. 

PADERNA (Paolo Airromo), 
iMlc^ese, nato nel 1649^ ebbe 
la lortotia di frequentare la seno* 
li del Guercino; dopo la morte 
del qoale passò nresso al Cigna* 
fli , TÌleneBdo pero sempre la ma* 
niera del primo maestro. Non co* 
Beseeodosi bastantemente forte per 
le opere di storia ^ lavorò di pae« 
sif^o , contraffaccendo perfetta* 
aieote in tal genere lo stile del 
mode maestro da Cento. Moriva 
Si patria nel 1708. 

PADOVA (GtBOLAHO da), chia- 
nato pure Oirelamo dai Santo, na- 
cque in Padova nel 1480. Profes* 
seva costui la minìalura, sebbene 
fesse pare capace di trattare ia pit- 
tura «lì stona in grandi dimensiooi, 
eomeio dimostrano i fatti della Vita 
ài S. Benedetto da lui dipinti nel 
diiostro di S. Giustina dì Padova 
hi cootinoaiioue di quelle fatte dal 
Pareotino. Non mostrossi peraltro 
DÒ troppo buon disegnatore , né 
noltu espressivo: bensì finito assai 
e diligente negli accessorj , come 
castumaoo i miniatori ; • e ciò che 
meglio torna a sua lode, accurato 
nel costume antico ; vedendovisi 
posti bassi rilievi dottamente com- 
posti. Morì nel 1550: 

— — ( Lauro da ) scolaro dello 
Squarciooe è noto per alcune pit- 
ture di stile mantegnesco dipinte 
alla Carità in Venezia , relative ai 
latti di S. Giovanni, 

*«— * ( Marco Angelo da), sco- 
laro ancor esso dello Squarcione , 
dipingeva nel 1489 entro al vec- 
chio refettorio di Santa Giustina 
di Pìadova ona Crocifissione, nella 
quale erano diverse figure assai ben 
fatte ^ e eoa belle e vivaci mosse. 



PA 85 

che mostravano l'avvicinarsi del 
buon secolo. 

PADOVANINO. V. Varotori 
Alessandro. 

•PADOVAIK) (GlXTSTO), ossia 
Giusto Menabuoi , nato in Firenze 
circa il 1320^ fu scolaro di Giotto^ 
o di alcuno de' suoi migliori aU 
lievi. Recatosi a Padova ancora gio- 
vane, vi ebbe domicilio e cittadi* 
nanza, siccome colui che coli' arte 
sua faceva onore a quella città. Sue 
grandiose opere, dice Giorgio Va* 
sari» sono le pittore della chiesa di 
S. Giovanni. Nella tavola dell'al- 
tare rappresentò diverse storie dei 
Santo titolare « nelle pareti fatti 
evangelici e visioni dell' Apoca- 
lisse, e nella cupola una gloria dì 
Beati di semplice invenzione bensì, 
come comportavano le condizioni 
della nascente pittura , ma felice-; 
mente eseguita. Credesi comune- 
mente essere morto nel 1397. Fu- 
rono probabilmente suoi allievi ed 
ajuti 

— ( Giovanni e Giusto ) 
i quali sotto una sua pittura fatta 
presso ad una porta di detta chiesa 
avevano scrìtto . Opus Joannis ci 
justi de Padua, 

— - ( Federico di Lamberto 
del) fu uno de'buoni ajnli di Gior- 
gio Vasari , eh' egli ricordò con 
lode nelle sue Vite pittoriche. 

PAFIO ( Antonio ) bolognese ; 
lavorò di quadrature in Firenze , 
nella corte ducale ed in altre si- 
gnorili case iu compagnia del fi- 
gurista Vincenzo Montini. Operava 
circa la metà del sedicesimo se- 
colo. 

PAGANELLI ( Domenico ) ar- 
chitetto idraulico faentino fioriva 
nel 1583, nel quale anno condusse 
l'acqua del Fonte iu Faenza, e vi 
fece la mostra nella piazza « posta 
poi bile stampe nel 1719 da Carlo 
Cesare Soletta patrizio faentino, cou 
alcuni utili avvisi intorno alla con- 
servaztoae di quel!' acqua. 

— — (Niccolò) nato a Faen« 



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84 PA 

im nel 1538 » fu buon seguace 
della flcaola romaDa , quando sia 
bramente sua opera il bel qoa« 
èro dì &, Martino apparteneote alla 
Qttedrate dalla aua patria , e che 
per errore fu luoeo tempo creduto 
del LoDghi. MorliiPagaoteW l'aono 
1720. 

PAGANI ( GASFàRB) pittor mo* 
danese operava in patria nel 1 543. 
Sebbene trovbi annoverato con lode 
tra i pittori del buon secolo , oon 
è noto che cooservfsi di lui altra 
opera pubblica , cbe il quadro di 
Santa Chiara.: pregevole lavoro a 
dir vero , ma noo tale da dargli 
distinto luogo tm i suoi' compa- 
triotti contemporanei. 

— ( Paolo ) nato in Valsolda 
nel 1656, apprese i principi 4ella 

1>ittura in Venezia, eccola condusse 
e prime ane opere. I Veneziani gli 
danno colpa di essere stato uno dei 
primi ad introdurre nelle accade- 
mie il pessimo gusto di disegnare il 
nudo alquanto caricato, ma in pari 
tempo gli accordano il merito di 
aver formati alcuni buoni allievi. 
Lasciò in quella città pochi quadri 
per chiese che peccano di v manie- 
riamo , ma non prive di elTetto. 
Operò molto, pih io Milano per 
chiese e per private quadrerie , 
avendovi tranquillamente passati gli 
ultimi suoi anni fino al 1711 , in 
coi mori. 

— — (FlUNCEgQO) nacque in Fi-. 
teoze nel 1531, e recossi ancor giovi- 
netto a Boma quando aveva di già 
appresi gli elementi della pittura. 
Colà mercè lo studio delle cose di Po. 
lidoro e di Michelangelo, ri usci cosi 
valente pittore, c^e appena tornato 
in. patria, fece parlar molto di sé 
con alcune opere fatte ad imita- 
lezione di quelle di Polidoro. Grandi 
erano le sperante concepite dagli 
amici dell arte, vedendolo far cose 
nella fresca gioventù che avevano 
sorpresi tatti i conoscitori. Ma im- 
provvisamente colpito da grave in- 
(^mità, fu tratto M sepolcro in età 



FA 

di trent!amii. Lasciava an figliaolA 
in età di tre anni chiamato • 

— ^ ( Gregoiuo ) il quale, poi 
eh' ebbe appresi i principi della 
pittura nella scuola dei Titt , pas-« 
sava a quella del Cigoli , che poi 
imitò assai da vicino. Una ^ della 
migliori sue opere fatte in Firenze 
fu il quadro grande per la chiesa 
del Carmine , rappresentante V Iq«« 
venùone della Croce, che poi peri 
neir incendio di quella chiesa, vn^ 
dopo esserne stata fatta una me- 
diocre incisione. È pure pregevole 
un suo fresco a S. Maria Novella, 
comunque vedasi alquanto daimeg- 
giato dal tempo. Altri pochi qua^ 
dn si conservano in alcune qua- 
drerie di Firenze. Ebbe frequenti 
commissioni di quadri d'ognigran- 
dezza per V estero , dove le sue 
opere erado riputate non da meno 
di quelle dello stesso Ggoli* Mori 
in Firenze nel 1605. 

*-— (YiiYGENZO) da Monte Rub« 
biano nel Piceno, credesi comune- 
mente scolaro di Baffiiello. Tro-^ 
vansi opere di questo valent'uomo 
fatte dal 1529 al 1563 , che vera* 
mente s'accostano al fare del erande 
Urbinate; come per modo d esem- 

Eio la sua Assunta a Monte Bu« 
iano, e due quadri ancora più 
pregevoli fatti per Sargnano. 
PAGANINI, y. Mazzoni Giulio. 
PAGGI ( Giovanni Battista ) 
nacque in Genova da patrizia fa- 
miglia nel 1554, e fu posto dai pa- 
renti allo studio delle lettere; ma 
ben tosto, tratto da naturale incli- 
nazione, si consacrò alla pittura. 
Ebbe i primi rudimenti dell' arte 
da Luca Cambiaso, e molto si eser- 
citò nel copiare antichi bassi ,ri« 
lievi a chiaroscuro. A quest' utile 
pratica andò debitore di quella bel- 
lezza di parti che accostasi all' i- 
deale, e che trovasi frequentemente; 
nelle sue figure. £ già cominciava 
a colorire con buon gusto ed a far 
pratica nella forza del chiaro scuro, 
^uand^ rQodutosi colpevole di goni* 



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cidìo, dotelte abbandonare la pa« 
trìa e ritirarsi io iPueoze, dove si 
traltenoe ^eot' a api, avvicendaodo 
colio sludio delle opere de' grandi 
iiuie5tri , i proprj origìoali lavori , 
di cui iasaò uoo numerosa» oaa 
soelta copia in i^uella illustre cam- 
pitale. Tra questi meritano distinta 
ricordanza la Storia di S. Calerìna 
nel chiostro di S. Maria Novella : 
opera facilmente superiore a tutte 
le altre di quel chiostro per copia 
di figare « per robusta maniera» per 
nobiltà e per gratia di volti , per 
ornamenti di architettura, e&Egual- 
mente pr^evole è la Trasfìgura« 
none deil^ chiesa di San Marco. 
Venuto in Lombardia , condusse 
per la certosa di Pavia tre stupende 
storie della Passione del Signore ; 
e colà ebbe lettere di Francia e di 
Spalma , che con larghi ' stipeodj 
Jo chiamavano a quelle corti. Ma 
l'amore della patria, che nello stesso 
tonpo, in coDStdetauooe della sua 
Tirtu lo richiamava nel suo seno , 
gli ^e riounaiare ad ogni altra 
ooorevo/e coodiitooe. Grato a tanto 
fiivore, i'arriochj di bellissime o-' 
pere, tra le quali , ebbe a ragione 
gran nome il quadro delle Strage 
d^r Innocenti di casa Doris, fatto 
a competenza di Rubens e di van 
Dyck. Ebbe molti scolari, che lo 
perdettero nel 1627. 

Intagliò il Paggi molte stampe 
ali* acquaforte , e scrisse un trat* 
tato della pittura che dai Fraa* 
cesi fu tenuto in molta stima, sotto 
il titolo di TabUlU 4u Pagi , ma 
che neii' edizione , d' Italia porta 
il nome di D^nmonc e éUvisiome 
delia pUiura* 

PAGLIA (Frakcesco), bresciano, 
nacque nel 1636 e fu scolaro del 
Gaercino e suo fedele imitatore. 
Poche tavole di storia fece nella 
sua patria , nelle quali scorgasi la 
fbna del chiaroscuro guercinesoo. 
Operò molto di ritratti^ che sapeva 
fiire somigliantissimi , e che non 
ohbligaodolQ a Ismgo lavoro^ non 



PA. 85. 

offrono* come t quadri etoriei, sene- 
si bili tracce di stento. Mori dopo, 
il 1 700« lasciando ammaestrati nella 
pittura due figli 

— — « ( Antonio ed Aggelo ) il 
primo morto di 67 anni » nel 1747, 
laltro di 82 nel 1 765, Tuno e l 'altro: 
ragionevoli pittori , ma non para» 
gooabili al^dre. 

PAGLIARI (Giovar Battista), 
mediocre pittore , ma valeo^ ri* 
stauratore di quadri, quando il bi«. 
sogno non lo stringeva a strapaa* 
zara il mestiere. Era nato in Gre* 
mona nel 1641, e mori in età di 76 
anni nel presente secolo* 

— ( ONOf ftio) altro pittor cre- 
monese morto di 81 anni» nel 1714, 
non fece« per quante è a me noto, 
opere di qualche importanza* 

PAGNI (B^ITEDETTO) da Pe- 
scia , nato io principio del sedice« . 
Simo secolo » apprese l'arte sotto 
Giulio Romano » e con lui re* - 
cossi da Roma a Mantova in qua* 
lità di suo ajuto. Alcune cose fece 
pure in questa città di propria .in» ^ 
venziooe, tra le <(ualt il quadro 
di San Lorenzo per la chiesa di. 
S. Andrea, opera veramente degna 
di un allievo di cosi grande mae«. 
stro. Coovien dire che in maturai 
virilità rivedesse la patria e vi &• 
cesse lunga dimora» se è vero che 
▼i conducesse molte opere a fresco^ 
Certo è che sono in questa città 
ancora presentemente alcune bello, 
pitture , come la facciata di casa 
Pagni , ed il quadro delle Mosse . 
di Cana Galilea nella chiesa catM. 
tedrale. 

PAGNO DI LAPO PARTIGIA* 
NI, creduto a torto da Giorgio Va« 
sari autore del bellissimo mausoleo 
eretto in Lucca a Pietro da Noceto, 
segretario di papa Niccolò V , fu 
uno dei migliori e piìi affezionati' 
allievi di Donatello. Pagno fu ajuto 
del suo grande maestro io molte 
delle più cospicue opere, e dopo la 
morte di lui quello che fu ricono- 
sciato più degno di terminare le 



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86 PA 

di già incominciale o soltanto mo- 
dellate. 

PALACIOS (Francesco) nacque 
a Madrid nel 1640, e fu allievo dì 
Vela8<{uez de Silva fioo al 1660 » 
in cui questi mori. Rimasto di reo* 
l'anni privo di maestro quando ap* 
pena cominciava a trattare lavori 
di storia , si restrinse a dipinger 
cose di minore importanta; e per- 
chè non gli mancavano frequenti 
commissioni per ritratti^ appii cossi 
talmente a questo genere, che pochi 
neir età sua sapevano farli piò so- 
miglianti e pieni di vita ed atteg- 
giarli con pari spirito. Il solo qua* 
dro di stona di questo celebre pit- 
tore è quello del convento delle 
Ritirate, rappresentante S. Onofrio. 
Mori di 36 anni nel 1676. 

PALADINI (Arg'angelà) nacque 
in Pisa nell599; ed ebbe gran no- 
me di eccellente ricamatrice e di ra- 
gionevole pittrice. Di ventidue anni 
terminò il proprio ritratto, che 
tuttavia conservasi nella R. Galle- 
ria di Firenxe , e di 23 mori con 
grave danno dell' arte e della glo- 
ria del sesso. . 

— — ( Caval. Giuseppe ) sici- 
liano , fiori nel dieiàssettesimo se- 
colo. Un 'SUO quadro rappresen- 
tante la Madonna con S. Giuseppe, 
che conservasi nella chiesa di que- 
. sto Santo a Castel Termini, è forse 
la sola certa pittura che si conosca 
del cavalier Paladini. 

•-— ( LiTTERio ) nato in Mes- 
sina nel 1691 usci dalia scuola 
dei Conca , e fa pittore di mac- 
china ed abbastanza castigalo di- 
segnatore. Pregiasi tra le principali 
sue opere la volta della chiesa di 
Monte Vergine, assai copiosa di li- 
gure che scortano con maravigliosa 
prospettiva, ed hanno varietà di 
forme , di vesti e di attitudini assai 
studiate. Viene peraltro accagionato 
di manierismo , difetto comune a 
quasi tutti i pittori di quel tempo. 
PALADINO ( Adriano) nato in 
Cortona nel 1610, fu il solo allievo 



PA 
che il celebre Pietro Berettini avesse 
tra ì suoi compatriotti ; ma questo 
ancora dev'essere stato assai de- 
bole artista, perocché nmi è cono- 
sciuto che di nome. Morì nel 1680. 
«-— — (Filippo), fiorentino, na- 
cque circa il 1544 , e fu creduto 
scolaro dell' Allori; ma se ciò fu . 
ooDvien dire che alla maniera di 
quella scuola ag^io^nesse lo studio 
oelle opere di migliori maeMri, ed 
in particolare delle pitture di Fe- 
derico Barocci. Una nella tavola di 
Filippo rappresentante S. Giovanni 
decollato conservasi in Firenze, ma 
le sue più pregiate pitture trovansi 
in Sicilia» e particolarmente a Ca- 
tania, Siracusa, Palermo e Mazia- 
rino, feudo dei principe Colonna , 
dov* erasi ritirato per non so quale 
delitto commesso in Milano. Se il 
manierismo non guastasse in parte 
le sue opere, potrebbe questo pit- 
tore sostenere il confronto de' mi- 
gliori toscani suoi contemporanei. 
Mori a Mazzarino quando contava 
sessant' anni e piti. 

PALCH (Giovanni) nato in In- 
'ghilterra circa il 1740, apprese in 
patria il disegno , e 1' anno 1770 
intagliò 26 grosse teste tratte dalle 
pitture di Masaccio , che conser- 
vansi a Firenze nella chiesa dei 
Carmine « e le pubblicò nel 1771. 
PALCKO (Xavewo JHniort) pit- 
tore ed intadfatore alemanno , fu 
membro dell' accademia di Pittura 
di Vienna , e mori in Dresda nei 
1766. Sono conosciute tra i dilet- 
tanti alcune stampe all'acqua forte 
di sua composizione. 

PALENCIA ( Gaspake dt) ope- 
rava in Valladolid nel 1509 , di 
dove passò ad Asterga per dipin- 
gere l'aitar maggiore della catte- 
drale. Rarissimi sono i quadri di 
questo antico artista, sebbene non 
possano essere attribuiti ed altri 
autori, portando tutti il suo nome. 
— — ( Pietro Onorato ). 11 ca- 
pitolo della cattedrale di Siviglia 
commetteva a questo pittore il ri- 



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iUuTO del beiiisaimo monumtnlo 
MX9L se&timaiia SanUj per ìÌJ^xeiw 
di 14^700 reali. Fu inoltre uno dei 
beDemeriti ibodatori dell'accademia 
di pittura di Siviglia, poi console 
delL inedesinia uel 1660. Credesi 
comaoemcDte che morÌMe in Sivi- 
glia nel 1661. 

PALLADIO ( Andrea ) uacqae 
in Yicenxa l'aDoo 1518, e non ap« 
pena ebbe termioati gli studj ele- 
jaaotari di beli» lettere e di geo- 
metrìa , che rivolse V animo alle 
cose dell'architettura , scegliendo a 
suoi maestri Vitnivio e Leon Bat^ 
tista Alberti. Il celebre letterato e 
poeta Gian Giorgio Trissino suo 
compatriotta e mecenate lo condusse 
Ire volte a Roma , oode approfit- 
tasM della dimora in queir antica 
eapjtale del mondo per studiare gli 
antichi edilizi entro e. fuori delle 
mura. £ nuravigliosa fu la fatica 
e la diligenza da lui usata io con- 
cepirne le idee e nell'intendere gli 
accorgimenti e gli artifizi de'qoali 
tanto abboodaco le iabbriche degli 
antichi. Non lasciò opera « benché 
ro7ìosL\A , senza sottile esame , né 
mai fu contento fioche non vide 
co*Droprj occhi i fondamenti di 
quelle moli da tanto tempo di- 
stratte; e snlle tracce di queste coo- 
oept poi le piante degli edifiz), che 
per comuoe consentimento gli me- 
ritarono il primo grado tra i mo- 
derni architetti. 

La prima fàbbrica che si attri- 
buisce, ad Andrea fu il ristauro e 
dirozanmcnto del palazzo del Trie- 
ÙUQ « Circoli nel territorio vicen- 
tino. p\ 29 anni ebbe parte nel 
pubblico palazzo di Udine , chia- 
malo il Castello; ed in pari tempo 
dava il disegno ed il modello per 
dnaare di nuovi portici la sSila 
déUa Ragione di Vicenza, intorno 
alle quafcosa era steto consultato 
anche Giulio Romano. I circoscritti 
confini di OD dizionario non mi 
CQBseolono di entrare ne' partico- 
lari dsgl' infiniti fldi&zj iavenOtti^ 



PA 87 

disegnati, o diretti da questo sommo 
maestro; e sono costretto di andarti 
accennando coirandamento da paro 
indice, senza poterli descrivere. Mi 
attengo generalmente (larlando alla 
vita del Palladio scritta da Te- 
manza j ed a quanto ne scrisse il 
Milizia. 

In via S. Stelano della città na- 
talizia edificava il palazzo Tiene, 
nobilissimo edilìzio, quantunque non 
finito, e non scevro da difetti. Fa« 
ceVa sul iìume, presso la Malcon* 
tenta, il palazzo Foscari, ed io Fel« 
tre il primo piano veramente ma* 
goiiìco, sebbene d' opera rustica , 
del palazzo pubblico ; e forse fit 
pure autore di una delle porte della 
città, che consiste in un arco mae« 
stoso a bozze con colonne doriche 
ai lati , col loro sopra ornato a 
frontispizio. 

La prima opera eseguita da PaU 
ladio in Venezia fu il monistero 
de' canonici Lateranensi della Ca« 
rità; di pari col quale faceva prò* 
cedere la fabbrica del refettorio del 
monaci di S. Giorgio maggiore; cui 
aggiunse in appresso la bellissima 
chiesa, la di cui elegante lacciata 
è posta di contro alla piazzetta di 
S. Marco. Pi h lodata di questa fu la 
facciata della chiesa di S. Francesco 
alla Vigna, per la eguale il disegno 
d' Andrea fu preferito a quello del 
Sansovino. Più tardi lece la chiesa 
del Cappuccini , chiamata del Bjù» 
iUniore alla Zueca , che a parere 
di molti vince le due precedenti. 
Si dice aver pure dati disegni per 
la chiesa delle Zitelle, ed aver fatto 
qualche cosa intorno al palazzo du« 
cale. Bellissimo ornamento di Ve- 
nezia sarebbe stato il ponte di 
Rialto , se si fosse eseguito qudlle 
disegnato, da Palladio ; come sin« 

Solarissimo sarebbe riuscito il ponte 
i pietra sulla Brenta in Bassano; 
cui ne sostituì ano di legno inge^ 
gno^ assai. 

Non dcionsi omettere il palazae 
latto da Palladio nella villa trevi- 



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giana di Maser per Marc' Aolonio 
Barbarigo, né il casino deTrìssioi 
sul colle di Meledo « nel territorio 
vicentino, piede pure quattro di- 
segni per la facciata di S. Petronio 
in Bologna , che poi non ebWo 
effetto , e quelli della facciata ed 
atrio del palazzo Ruini , ora Bau- 
nuzzt, nella stessa città. 

Chiamato in Piemonte, fece Tan* 
iico Parco reale, ora io gran parte 

distrutto : in Trento riedi6cò un 
palazzo, ed in Brescia lavorò in- 
torno al duomo ed al pretorio. 
' Avea \ì Palladio presa mogli^ in 
Vicenza , onde vi edificò una casa 
comodamente ripartita, e bastante- 
toeute elegante. Sue altre opere 
sono nella stessa città i magnifici 
palazzi Valmaraoa« Chiericato, Bar- 
oarana. Porto : e Del territorio la 
famosa rotonda del Capra .... 
Ma perchè andrò io seccamente 
Numerando le infinite opere pub- 
bliche e private di Palladio nei 
territori vicentini, padovani e ve- 
neti ? quando a tutti è noto che le 
E ih belle ed eleganti fabbriche del 
non secolo in quelle parti sono 
in gran parte sue , o fatte a sua 
imitazione ? 

Dovrei piuttosto diffondermi in* 
torno al teatro olimpico fatto in 
Vicenza sol gusto degli antichi , 
ma la sua celebrità presso tutte le 
colte nazioni mi dispensano dal 
farlo; e soltanto consiglierò a quanti 
desiderassero averne un adequata 
notizia , di leggere la dissertazione 
del Montanari, e ciò che ne scrissero 
1' Alga rotti ed il Temenza. 

Abbiamo fin ora parlato delle 
opere: ora soegiugneremo poche 
cose intorno alla privata vha di 
così grand' uomo. Fu di Statura 
piuttosto piccola, di bella presenza 
e di volto gioviale. Faceto e gio- 
condo^ ma rispettoso spezialmente 
verso i maggiori^ fa modesto, fami- 
liare, amico dei dotti « di ttltti i 
buoni e tutto piacevolezza ed amore 
cogli operaj. Ebbe tre figli , Leo« 



PA 
nida^ che nell' arcfailettura mnse 
ad assistere il padre, ed Orazio che 
applicossi alla giurisprudenza , e 
che ambedue morirono in giova» 
nile età. Soltanto il terzo , chia- 
mato Siila , sopravvisse al padre » 
che lo aveva ammaestrato nelfar* 
chitettura. Andrea Palladio mori 
di 62 anni , ed ebbe onorata s^ 
poltura nella chiesa de' Domeni- 
cani di Vicenza. 

u II pubblico, scriveva Francesco 
M Milizia , e la posterità veri gia- 
M dici del merito degli uomini hanno 
*• reso ai Palladio quella gloria , 
M che gU hanno meritato tante sue 
»• insigni opere : Le più colte na- 
M zioni d'Europa studiano i suoi 
H libri , e lo risguardano come il 
•• Rafiàello dell' architettura »• 

PALLONI o POLLONI (Hi* 
GHELAUGELO ) da Campi , grossa 
borgata a metà cammino tra Fi- 
renze e Prato , nacque nel 1630 « 
fu scolaro dei Volterrano, lu Fi^ 
renze non si conosce del Palloni 
che una copia, per altro assai bella; 
del Furio Cammillo dipìnto in pa- 
lazzo Vecchio da Cecchino Sai- 
▼iati; ma è noto che lavorò molto 
in Polonia , dove probabilmente 
mori avanti il 1700. 

PALLOTTA ( Filippo ) fiorila 
in Madrid nel 1703. Fa grazioso 
pittore di fiori e verzure; ma poco 
attese alla pittura perchè molto 
adoperato da Filippo T nelle cose 
di architettura e ueirintaglio. Con« 
viene peraltro dire che molto si 
distinguesse in nessuna delie dette 
arti quanto nella pittura, perocdiè 
non trovasi d' ordinario ricordato 
ehe nella qualità di pittor fiorista» 

PALMA ( Giacomo Seuiome ) « 
nato circa il 1500, e non nei 1540» 
come per errore fu scritto da tutti i 
biografi pittorici, recossi a Venata 
di già ammaestrato ne'principj dei* 
1' arte , ed imitando le opere dei 
Giorjpone, e frequentando la scoola 
di Tiziano , riuscì uno de' viteiti 
pkleri di quella fiaiice età. Le 



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PX 
Ish^BM di TeDcsia sono ricche di 
•Icune rae belle tavole, e la S. Bar- 
bara a S. Maria formosa sostiene 
il eonfiranlo delle migliori opere del 
Giorgiooe» come la Cena di Cristo 
a iS!. Maria Mater Domim, par fetta 
da Tiziano. Altre sue pubbliche 
opere sono Y EpifaDia all' isola dì 
S. Elena e la Bla donna a S. Ste- 
silo di Vioensa. Fu Giacomo cdsi 
dtligeote e finito nelle tinte , che 
qnasi non si conosce colpo di pen* 
nello. Non ebbe la sublimità di 
Giorgione, né la dolcezza ed il 
dotto dise^are di Tiziano , ma 
andò vicinissimo a Questi nelle teste 
delle donne e de'faociolli. Si dice 
che piti volte ritraesse ne'suoi qua- 
dri storici le propria figlia Violante, 
amica di Tiziano, che forse pìh di 
una volta ne dipinse la bella ima« 
gìoe. Anche questa circostanza di- 
strugge 1* apoca assegnata alla na- 
scila del Palma. Come mai se 
nato fosse del 1540, potè avere una 
figlia onorata dall'amicizia di Ti- 
ziano nato nei 1477 ? Ma la più 
insigne prova dell'anacronismo è 
la nascita di 

PALMA (Iacopo) il giovane, ac 
caduta indubitatamente nel 1544. 
Nacque questi «da Antonio', figlio 
di Giacomo il vecchio, che per es- 
sere slato debolissimo pittore ba- 
sterà r averlo qui ricordato. Poi 
dk' ebbe il giovane Palma appresi 
i principi ^^^^^ pittura dall'avo, fa 
in età di quinoici anni ricevuto 
alla sua corte del duca d'Urbino , 
e condotto a Roma, dov'ebbe op- 
portunità di studiare le opere di 
Bafiàeilo e di Polidoro. Restituitosi 
a Venezia nel 1570 , si fece van- 
taggiosamente conoscere con alcune 
opere, che al dotto disegnare della 
scuola romana univano il colorito 
della veneta. A fronte di cosi lo- 
date letture, non aveva in Venezia 
commissioni d' importanza per il 
grande credito che acquistato ave- 
▼ano il Tintoretto e Paolo Veronese; 
onde raccomandavasi al Vittoria , 

/>«. degfi Arch. tee. T. iti. 



89 
eslendo il più 



PA 

che di que' tempi, _ 

favorito architetto della Repubblica, 
distribuiva a suo piacere a chi più 
^li piaceva le pitture che ordinala 
il governo ; ed in breve ebbe pib 
commissioni che non abbisogna- 
vano. Pure, finche vissero que due 
fraudi emuli, fece opere tutte lo- 
evoli ; ma dopo la morte loro a 
del Corona, alcune volte strapazzò 
le opere da sembrare piuttosto 
abbozzi che altro. Ad ogni mo* 
do condusse anche in età senile 
quadri degni di lui ; quali sono 
quelli della battaglia navale com- 
battuta da Francesco Bembo , ese- 
guiti per il palazzo ducale, quello 
commessogli dalla famiglia Moro 
rappresentante i Santi Benedetto » 
Cosma e Damiano, ecc. Non ac- 
cennerò altre opere , essendovene 
sparse in tutta l'Italia e fuori. Grato 
alla memoria deli' Avo e di Ti- 
ziano che lo aveva incoraggiato alio 
studio dell' arte , eresse a loro ed 
a sé ne'Santi Giovanni e Paolo un 
monumento, lasciando alla sinistra 
del busto di Tiziano luogo per il 
proprio. Giunto ai limitare della 
vecchiaia e vedendosi intorno molti 
allievi ed ajati per condurre le opere 
di lungo lavoro, soleva consacrare 
alcune ore nell' intaglio all' acqua- 
forte, nella qual' arte, sebbene più 
che per tutt' altro , trattata per di- 
vagamento, pubblicò diverse stampe 
eseguite con grande spirito e faci- 
lità, e dai dilettanti avidamente ri- 
cercate. Mori in Venezia V anno 
1628. 

Soggiungo Un hrtvt indici 
acquffoFiii^ 

Dalila in atto di Ugliare i cap- 
pelli A Sansone. 

Giuditta che ripone nel sacco 
portato dalla sua fantesca la testa 
di Oloferne. 

S. Giovanni pel deserto* 

S. Girolamo che sta discorrendo 
con papa Damaso ; stampa assai 
rara. 

12 




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90 PA 

Pallade seduta sopra un trofeo , 
, rlie tiene nelle mani una statuetta 
della Tìttoria. 

Gesù Cristo ehe assolve la Donna 
adultera. 

. Un prete ed una figura nuda •. 
con due giovinotti in terra « con le 
cifra dell artista. 

PALMEGIàNI (IIaeco) da Forlì, 
operava avanti il 1550 , come ne 
fanno prova diverse opere colle date 
del 1513 al 1557. La fama dì que* 
sto pittore , dal Vasari chiamato 
per errore Parmigiano . h minore 
assai del merito; perocché nella 
città patria ed altrove trovansi bel- 
lissime opere , alcune delle quali 
hanno la sempliciti del comporre 
^ del precedente secolo con dorature 
e finissimi lavori ai lembi delle 
vesti; altre sono di moderno stile^ 
più artificiose nell' aggruppamento 
d«lle figure, più larghe ne cootoroi, 
più grandiose nelle proporsioni e 
con maggior movente di teste. Si 
- dice che fosse allievo del Melozsi. 
D' ordinario segnava i suoi quadri 
colla leggenda: Miùrcus PaUmesa" 
nus P, Porlivtnsi», 

PALMERINI (N) urbinate, fiori 
nel 1500, e viene creduto condì* 
scapolo di Raffiiello. Di questo pit- 
tore, meno forse riputato che non 
merita , conservasi nella chiesa di • 
S. Antonio d' Urbino una tavola 
con varj santi, che piega alquanto 
al moderno stile. 

PALMERUCGI (GinDO), nato in 
Gubbio in principio del quattordi- 
cesimo secolo, dipingeva il pubblico 
pa*a?40 della sua patria nel 1342. 
Da alcune figure mezzanamente con- 
servate all' ingre^o^ apparisce uno 
de' migliori gioì teschi ; e forse al 
medesimo si debbono attribuirò ai* 
tri avanzi di pitture di eguale me' 
niera che si vedono nella stessa 
città. 

PALMIERI, o PAMERIUS (C.) 
nacque in Parma circa il t750, ed 
Apprese i prìncip) del disegno e 
iloirin taglio in patria. Recavasl poi 



a Parigi, dove fece lunga damerà , 
e pubblioò diversi soggetti campe- 
stri air acqua forte ed ali' %eqiie« 
rei lo di sua eomposisicHM. Reati* 
taitosi alla patria , diede alla luce 
diverse stampe, tra le quali 

11 Riposo del Pastore sul gusto 
di bistro , colla leggenda : Palm€» 
riut fteiu 

La Vecchia laboriosa , che ser- 
ve d' accompagnamento alla prece» 
dente. 

«-«* ( Pietro Giacomo ) bolo- 
gnese intagliò molti dei rami ^e 
ornano il libro dei Patsi pubbli- 
calo in Bologna 'nel 1760. Sui di- 
segni di Francesco Simonetti incisa 
diverse battaglie in altro hbro staaa- 
pato nel medesimo anse dallo stessa 
Guidotti di Bologna. Fece pure 
alcune altre stampe isolate, che gli 
possono dar luogo tra i mediocri 
intagliatori dell' età sua. Operava, 
ancora alcuni anni dono in patria» 
dove mori assai vecchio. 

•«-^(GiusCFPE)nacqne io Genova 
nel 1674,efuunoda'più gentili pit* 
tori d'animali che fiorirono oelJa pri« 
ma metà del diciottesimo secolo. Ebbe 
mohe commissioni in fwiria e per- 
altri paesi. La.Gorte di Portogallo 
gli ordifiò molti grandi quadri rap- - 
presentanti caecie di più maniere » 
ch'egli esegui con iulero aoddisla» 
cimento di quella reale famiglia cba 
generosamente lo ricompensò , od- 
ia pari tempo lo chiamava eoa van« 
taraose condisioni a Lisbona ; ma 
egli modestamente ricusò di abban- 
donare la sua bella patria. l>ipinse 
il Palmieri anche quadri di sto* 
ria , che troppo sono lontani dal- 
merito di quelli di genere. Morì di 
66 anni. 

PALOMBO (Bartolomiiso) sfio- 
laro di Pietro da Cortona, ed uno 
de' suoi più fedeK imitatori, lasciò 
in Roma due pregevoli pitture, la 
più lodata delle quali travasi a 
8. Martino a Monti, e rappresenta 
Maria Maddalena de'Patai ammese» 
recentemente airouore degli altari« 



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VkLOMVSQ DE VELASCO (AH- 
Tomo ) nacque ia fiajalanca nel 
1653» e fa educato a Cordova io 
belle ieUcfe ed in giorispradensa ; 
■MI in pari Uinpo» senteadasi natii- 
raimante inclioato alle cose del di- 
segno, occupatasi nel copiare stampe 
Siali gli capitavano sotto gli oc- 
i. Fortnnatarnente • trattenendosi 
alcun tempo in Cordova» conobbe 
il pittore Giovanni Valdes Leàl , 
che eli diede alcnne lesioni per dU 
ngerlo negli studj pittorici. In ap- 
presso, coneiglialo da Aifaro, reca^ 
vasi a Madrid nel 1678 , e colà 
strìngeva domesticbexza con Car^ 
reno e Goello, i quali gli ottenevano 
dal re di essere ammesso a dipin* 
gere sotto la loro direuooe nella 
galleria de' Cervi al Pardo» Qnesti 
lavori che gli fruttarono il titolo 
di pittore onorano del re^ lo resero 
noto come valente artista, e gli prò* 
caodarooo commissioni nella eapi« 
tale ed altrove , e specialmente in 
Yaleota, dove lasciò le sae più va- 
ste opere. Ai merito delle pitture 
nggianse Paiomtno quello di Étw* 
toro di un importante libro intito- 
lato: Mustù di Piiium, del qoale 
pubblicò la prima parte nel 1715 
e la seconda nei 1724. Maqcatagli 
Ja coMorU nel susseguente anno , 
fiwesi ordinar prete ^ ma nel 1726 
terminò in sua gloriosa carrìera. 
JBra sua sorella 

<*— ( DomiA Francesca), che 
in Cordova acqu'istò gran nome 
come piUrice di ritratti. Fece pure 
alcuni quadri storici di piccole di* 
meosfoof , che sono ancne al pre- 
sente teoulj in gran pregio nelle 
quadrerie di Cordova. 

PALTRONIfiRl(GiovAiiNi Frav- 
ciiGO ) da Carpi, nacque dopo la 
metà del sedicesimo secqlo e fu 
seolaro dei rinomati scagliolìsii Gri- 
stooL Molto lavorò in Komagna di 
€»peredi scagliola, e v'ebbe non pochi 
allievi che diffusero l'arte in tutta 
quella provincia. Operava Jn sul 
deciioare del diciassellesimo secolo» 



PA 91 

— - ( Pietro), detto il Afimn- 
doiese dtllt Prospettive, fu scolaro 
o imitatore di Marc'Àntooio Ghia* 
rini. Sebbene avesse stabile domi« 
ciiio in Bologna » dimorò luug«. 
mente in Roma; ed in queste due 
città ed in altre in gran numero 
lasciò bellissime pitture ra^resen- 
tanti oggetti d' antica architettura^ 
archi, fiMitane, acquedotti, templi , 
rottami d' edifizì , e simili , eoa 
tinte di un certo quale 'rossiccio , 
che pilo risguardarsi come un segno 
caratteristico delle opere del MU 
raodolese. I fondi di queste vaghis- 
sime architetture sono campagne 
con Ncqiie che pajouo vere , ]pQpo- 
late di 6eure cne deano anima e 
vita , diro cosi , al paese. Questo 
singolare ingegno valeyasi, per sod- 
disfare alle frequenti commissioni 
di tali opere air olio ed a fresco, 
di molti ajuti. Mori di 68 anni nd 
1741. 

PAMPDRINl (Alessandro), cre- 
monese, credesi che nel 1511 di- 
pingesse nella cattedrale della città 
patria alcuni fanciulli intorno ad 
un carlelloue, ed alcuni fregi o ra- 
beschi, imiUti poi, o ooBtinualt dal 
Bieca. 

PAMPORINO, o PAMPDCINO 
(Alessandro) operava in Cremona 
in sul finire del quindicesimo secolo. 
Tra i snoi lavori si aonovora daU 
r Arisi e dal Signor Grasselli una 
pittura nppresootante divarili santi 
eseguita nella soppressa Chiesa di 
S. Gallo in Cremona , colla leg- 
genda: Opus Alaetmdn dt Pam^ 
purims die ultima oeùbris 1496. 
Dicesi che ancora nella cattedrale 
della slessa città aveva dipinti so- 
pra on'arcau della nave ma{;giore, 
neiranno 1S11. alcuni puttioi in- 
torno ad UH cartellone, e certi fregi 
o rabeschi che à^^ molto tempo piia. 
non esistono. 

— i-. ( Giacomo ) altro pi^re 
cramonese che ancora vivea nei 
1S30, del quale scrisse l'Arisi, che 
non solamente in Cremona sua pR* 



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92 PA 

tri», ma Micora in Milano fece belle 
opere di pittura. Un altro pittore 
dello stesso casato per nome 

P AMPURIMO (Agostino) opera- 
va in Cremona nell'età dei due pre« 
cedenti , risultando da un atto del 
1497 die convenne con i frati Do- 
menicani di eseguire alcuni dipinti 
nella loro chiesa di S. Domeuii». 

PANCIA, celebre scultore di Scio, 
aveva appresa P arte da suo padre 
Sostrate , rinomatissimo architetto 
• statuario. Tra le opere di Pancia 
rammenta Pausania la statua del 
giovanetto Nicostrato vincitore nel 
giuoco della palestra , e quelle di 
Arìsifeo di Argo e di Zenodico /il 
primo vincitore nella corsa, l'altro 
nei pttgilaio : 

PaNCIO statuario. Di questo 
artista racconta Tepfrasto, nella sua 
storia delle Piante, che impazzi per 
aver mangiato un frutto , prodotto 
da una specie di cardo, che ger- 
moglia presso Tegea. 

PANCOEBO(rRÀif CESCO), non 
ignobile pittore spagnuolo del s»* 
dicesimo secolo, dimorava a Jaen, 
e fu uno de'buoni imitatori dj( Se- 
bastiano Martine!. 

PANCOTTO ( Pietro), nato in 
Bologna dopo il 1550 , fu uno dei 
primi allievi dei Caraoci. In una 
delle sue fritture a fresco a S. Co- 
lombano, ritrasse in caricatura nella 
persona di un Evangelista, nn par- 
roco, che fu fatto la favola del paese. 
]l Pancotto fece a dir vero opera 
biasimevole per avere profanata con 
indecente scherno la hgura vene- 
randa di un Evangelisla , e fatta 
grave ingiuria ad nn ecclesiastico ; 
ma le sue pitture non lasciaw^ di 
essere per conio dell'arte assai lo- 
devoli. Ignorasi l'epoca della morte. 

PANDEREN ( Égbert van) na« 
eque in Harlem circa il 1606, ap- 
prese i principj del disegno e deAa 
incìi^one in patria , indi passò ad 
Anversa, dove eseguì molte stampe, 
tratte da diversi maestri , tutte in- 
teramente incise a bulino in ìino 



PA 
Itile molto accordato. Tra le tenti 
e più stampe che -gli si attribui- 
scono nomineremo le seguenti. 

Iddio, TAogelo, l'Uomo, il Dia* 
volo, ovvero la Storia deli' ai^ma» 
lato a del medico, da Goltxio^ in 4 
fogli: opera rarissima. 

Maurizio , principe d' Grange a 
cavallo, ed in lontanania battaglia^ 
da Antonio Tempesta. 

Pallade, Giunone e Venere « da 
Spraoger, in tre fogli. 

PANDOLFI (GiANGlAOOMO) fio- 
riva in Pesaro sua patria circa il 
1620. Aveva appresi i princif^ della 
pittura sotto Federigo Pecari, e la* 
sciò in patria alcuni quadri che di 
poco cedono in merito a quelli del 
maestro. In età molto avanzata di* 

Sìnse a fresco nell* oratorio del 
ome di Dio alcune storie del- 
l'antico e del nuovo Testamento ; 
ma o perchè non conoscesse ba* 
stanlemente le pratiche del dipin* 
gere a fresco, o perchè la chtragra 
ond'era fVeq uè» temente tormentato* 
non gli lasciasse il libero uso della 
mano, queste pitture non oorrispo* 
sero ali aspettasione. 

PANEO, fratello di Fidia, e rt< 
nomalissimo pittore , fioriva nel* 
l'Olimpiade hlLXKìU. Oltre Tavev 
aiutato il fratello nel formare il 
Giove Olimpico , dipinse la batta* 
glia di Maratona combattuta dagli 
Ateniesi contro i Persiani «intro- 
ducendovi i ritratti de'capitani ate- 
niesi Milziade , Callimaco e Cine- 
giro, e quelli dei Persiani Datimo 
ed Artaferne. 

PANETTI ( DoMEnco ) nato a 
Ferrjira nel 1460 • mostrossi da 
principio assai debole pittore ; ma 
tornato in patria da Roma il Ga« 
rofolo , che dalla sua scuola era 
passato in Roma a quella di Baf- 
ueilo, sebbene il Panetti fosse di 
gii vecchio, riformò io modo il suo 
stile su quello dello scolaro, che ib 
qneH^etè, incui gli altri peggiorano» 
SI mostrò uuo de* migliori quattro- 
centisti. Di questa fortunata epooa 



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PA 
^ il S. ^drea agli Agostioìatii cR 
Ferrara «d altre opere, delle quaK 
una fo creduta degna di essere col- 
leccata nella sceltissima galleria eiet^ 
torale di Dresda. Moti circa il 1530. 

PAI9F1 ( Romolo ) , fiorentiao , 
nato avanti il 1650, dopo aver dì- 
pinti alcuni quadri storici, e diversi 
rìtntli abbastanza loderolmente ; 
01 volse a dipingere paesi e batta- 
glie, che gli fecero ooore assai più 
die le precedenti opere. Mori circa 
a 1700. 

PANFILO di Macedonia risgoar» 
desi come il primo tra i pittori 
greci, che versato fosse nelle let- 
tere e specialmente nell' aritmetica 
e nella geometria, senza il sussidio 
delle quali asseriva ninno poter es« 
sere perfetto pittore. Dietro i suoi 
consigli , fu ordinato in Sidone » 
luogo di sua dimora , che i fim- 
cìuni appartenenti a patrvie fami- 
glie dovessero , prima d' ogo' altra 
cosa, apprendere il disegno; e questa 
istituzione non tardò ad essere adot- 
tata da tutte le greche citti. Pan- 
filo era stato scolaro di Eopompo, 
e fu maestro di Apelle , e prona- 
bilmente ancora di Paosia Sìcionio* 
'Ef^M ricusò d' insegnare V arte a 
minor prezzo di un talento ogni 
dieci anni; ed è noto avergli Apelle 
pagata tale somma. Secondo 1 au- 
torità di alcuni greci scrìllori. Pan- 
filo e non Apollodoro avrebbe di- 
pinta la celebre tavola rappresen- 
tante ^i Eraclidi supplicanti in- 
nanxi al popolo Ateniese. Dicesi 
che alcune ft>ellissime opere di Pan- 
filo erano state da Arato mandate 
in dono al re della Caria. Vi fu un 
altro pittore dello stesso noaae, di 
coi parla Cicerone nel Lib. Ili die 
€}ratore come di artista oscuro ad 
inetto. 

, allievo di Prassìtele, fu ra- 
gioocvole scultore, del quale presso 
Asinio Politone cooservavansi in 
Roma alcune statue \ e tra queste 
«na di Giove Ospitale. 

^— •. V. Nuvolope. 



PA « 

PANICALE ( Masoliuo da) na- 
cque nel 137B , (u probabilmente 
scolaro del Ghiberti nelle cose di 
plastica e nel disegno , ed appresa 
a colorire dallo Stamina. Sua pre- 
gevole opera , e forse T unica che 
rìmanoa in essere, è una parte della 
cappella di S. Pietro nella chiesa 
del Carmine in Firenze. Terminava 
di dipingervi alcune storie della 
vita del Santo titolare ed i quattro 
evangelisti, quando fu sorpreso dalla 
morte, e le mancanti storte furoqo 
eseguite da Maso di S. Giovanni^ 
suo allievo , chiamato Masaccio , 
che di lunga mano superando il 
Maestro, diede il proprio nome alla 
cappella. Ad ogni modo non può 
negarsi al Panicele on distinto posto 
tra i quattrocentisti che fecero pro- 
gredire l'arte. Sebbene il suo stile 
non vada totalmente immune dallo 
crudezze de' contemporanei, e noa 
sia sempre corretto disegnatore • è 
però grandióso, sfumato e per certi 
rispetti vicino al moderno stile, la 
di cui aurora vedesi sorta nella 
pitture del suo grande allievo. Mori 
io fresca età circa il 1420. 

PANICO ( Anton Mahu ) nato 
in Bologna dopo la metà del sedi* 
cesimo secolo, fu scolaro di Anni- 
bale Caracci e forse suo aiuto ia 
Roma nei lavori della galleria Far^ 
nese. Morto Annibale entrò ai ser- 
vigio di Mario Farnese , e lunga* 
mente dimorò ne' suei feudi , di- 
pingendo a Castro, a Latera, a Far- 
nese , nel di cui duomo collocò il 
bellissimo quadro della Mtisa, in- 
tomo al quale aveva lavorato io 
stesso Annibale. Ignorasi il luogo 
ed il tempo in cui Panico terminò 
la lonsa sua vita. 

PANNEELS ( GuGUEUHO) nato 
in Anversa circa Tanno 1600, 
fu allievo di Rubens^ ma sembra 
che siasi assai più distinto nel di- 
segno e nel l'intaglio airacquaforte» 
che non in opere di pittura. Ad 
eccezione di pochissime stampe » 
tutte le altre sono tratte dal maa* 



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94 PA 

Siro» é sono celebri le segaeoti : 
Ester al cospetto di Assuero» 
L' Adoraziooe dei Magi. 
La Maddalena in casa del Fa* 
riseo. 

Sacra Famìglia, oelle quale il 
bambioo Gesii e S« Giovanniao si 
Irastullaao eoo ud agnello. 

Meleagro che presenta ad Ata* 
knta U testa del Cignale. 

Bacco ubbriaco eosteuuto dai Sa* 
tiri e dalle Baccanti 
Il Ritratto di Rubens. 
PANNI (Anton Maria), pittore 
di prospettiva ed ornali, fioriva in 
Cremona sua patria dopo il 1750. 
Nel 1762 pubblicò per opera del 
tipografo Bichini il libro •— Di* 
tUnio Rapporto delle dipinture delia 
€ittà e iobbor^ki di Ctemonai Hbro 
di qualche utilità perchè sommint* 
atra notine di pitture attualmente 
non esistenti. Mori in patria nel 
1790. Suo fratello 

•«i— ( Giuseppe Angelo), chia* 
mato il Purbetta aveva appresa la 
pittura da Marc' Antonio Ghisliaa, 
di cui ne imitò il cattivo gusto. 

PANNICGIATI ( Jacopo ), itt* 
tarese, ixx scolaro dei Dossi, e seb- 
bene appartenente a patrizia fami-* 
glia , esercitava 1' arte con grande 
amore e non niinor riuscita ; onde 
si sperò di vederlo in breve aggio* 
gnere alle felici imitaaiooi delle 
opere dei maestri pregevoli cose di 
sua invenzione , quando fu da su« 
bita morte rapito in età di tren« 
t' anni, nel 1540. 

PANNINl ( CAVAL GiovAN Pao- 
LO) nato in Piacenza nel 1691 , 
andò eiovinetlo a Roma , ed ap- 
presa 1 arte della pittura , vi apri 
fioritissima scuola. Pochi o veruno 
possono a costui pareggiarsi nella 
perisia della prospettiva, nella gra- 
zia del toccare i paesi e nella ele- 
ganza delle figure , onde aveva co» 
stume di popolare i suoi paesi e 
le architetture. Yiene peraltro non 
a torto incolpato d' avere d' ordì- 
nario fatto le figure piii grandi ch« 



PA 
Aon comportava la quatiià degli 
edifizj , e d' avere ammanierate le 
ombre con certe tinte rossigoe che 
non sono in natura. A fronte di 
tali difetti, forse alquanto esagerati, 
fu nei suo genere sinj^olarissimo 
pittore» e Roma e la città patria 
si vantano a ragione di molte san 
belle opere di grandissimo effetto « 
e piene di certa venustà, che lo 
stesso Viviaoi non conobbe. La« 
vorò alcun tempo ancora nella corte 
di Torino , dove sebbene avesse a 
fronte il Locatelli, Marco Ricci ed 
il Michela, seppe' farsi ammirare. 
Mori nel 1764. 

PANSERON (Pietro), francese, 
si esercitò eoo lode ivbIÌ' architet- 
tura , nel disegno e oeli' intaglio 
all'acquaforte. Era egli nato presso 
Provius em Brie, e studiò le arti in 
Parigi sotto diversi maestri. Sembra 
che pili <;he a tutt 'altro, attendessn 
air incisione, ehe appresa aveva da 
Blondel» perocché intagliò un tal 
numero di opere, che richiedono lun- 
ghissimo tempo. Consistono in rami 
pei Giardini inglesi, ed altre coni* 
posizioni di propria invenzione, le 
quali cose tuite insieme racooltn 
rormano più volumi. 

PANTIIER (W). intagliatore io- 
glese ahi laute in Londra , è cono- 
sciuto per diversi soggetti alla ma- 
niera nera. 

PANTOJA DE LA CRUZ , na- 
cque a Madrid nel 1551 , appresa 
i principi della pittura sotto Ai* 
Ibnso Saochez Coello ; ed era an- 
cora nel fiore della gioventù quando 
Filippo II lo m>minò suo pittore* 
Fiu eh' egli visse , pochi altri pit- 
tori furono ammessi a ritrarre i 
principi e le principesse della reale 
nmiglia, onde il Pautoja appena 
aveva tempo di supplire alle molta 
incombenze degli augusti padroni. 
Perciò anche presentemente vedonsi 
molti suoi ritratti all'Escuriale, al 
Retiro ed alla Torre della Parade. 
Forse di tutti il più magnifico è 
quello di Filippo IH , che fu spe« 



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PK 
dito %\U corte di Firense, per ser* 
"vire mi celebre scnltore Gian Bo- 
logne incericelo di gittert in Impooxo 
hi slatae eaeeitre di ^oel monerce^ 
destioeu ed emare i giardiot del 
peleuo del Campo. Fece pura ei* 
esani qnedri di storia , tra i quali 
è assai riputato il Presepio . nei 
qoele ritrasse tutta la reale filmi* 
glia di Spagna, li Pantoja che seppe 
licoagliare il maestro nelle corre- 
ZHwe del disegno, superò in diii*. 
geuie tolti i pittori spagnuoli sooi 
conteiDporeoei. Diptngeve 1' estro* 
mìt& ed ogni eltra più minuta parte 
con estreme cliiareiui di colori e 
con lotta ▼ertti sense cedere nel 
soverchio finito. Seppe dare elle 
figare nobiltà ad un tempo e sem- 
plici attitadiDi: qualità eoe diflieii* 
mente Irovensi unite in altri arte* 
fici, onde le soe opere sono io al* 
lissima stima tenete. Mori in Ma« 
drid nel 1610. 

PANVINUS (N) naUvo d' An* 
versa, pubblicò ona Raccolte di 27 
Bitraiti é' nomini illustri in tutti 
generi, fra i quali trovasi quello di 
Pietro Paolo Rubens. , 

PANZA (CATAL. Federico)» mi* 
leoese . In scolaro dì Gioseffo Za- 
nata, ma terminò i suoi studj pit* 
torici io Yeneue. Fu iu gioveulù 
pittore di forte macchia, ma giunto 
a matura età. si ridusse eotiro più 
moderati confini. Fu lungamente ai 
servigi della real corte di 1 orino, 
che largamente lo ricompensò con 
buone provisioni e cogli onori. 
Sfori di 70 anni in Milano nel 
1703- 

PANZACCHI (Mabia Eleita ) 
nacque in Bologna nel 1668 , e fu 
allieva dei Teroffi , che le insegna 
a far paesi ornati di fi^re , che , 
se crediamo all' Orlandi, furono e 
suoi tempi lodati assai , sebi>eoe 
presentemente siano totalmente di* 
meoticati. Morì in patria nel 1757. 

PAOLETTI (Niccolò Gasfabo) 
architetto toscano che operava in 
sul dccJioare del secolo dicimottavo. 



PA 9S 

acouisiò celebrila più che de lui* 
leltro dalle ingegnose pratiehe ese^ 
guite per ii trasposto di una volte 
della real villa di Poggio imperiale 
presso Firenze. Questa volta a l>otie 
dovevasi smantellare , ma perchè 
era stata dipinta da Matteo Roe* 
selli» dispiaceva al gran duca Pietro 
Leopoldo ii perdere una bella opera 
di cosi valente artista. Il Paolelli 
propose di tresportare la volta in* 
tera altrove; ed espostone il mac* 
chioismo , il Sovrano mostrossene 
talmente soddisietto, che non ostante 
le obiezioni di. molti architetti clm 
credevano roperezione impossibile» 
ne ordinò V immediate esecuzione* 
I confini di un breve articolo bio* 
grafico non mi consentono di en« 
trare ne' particolari di cosi difficile 
operezioue. Mi ristrinsero quindi e 
dire che ii trasporto (tu felicemente 
eseguito in Aprile del 1773 colia 
direzione dell architetto, in presenze 
de'Sovrani, i quali laraamenle pre* 
miarono il Paolelli* e teoero distri* 
buire agli operai cento zecchini. 

PAOLETTI ìPaolo) di Padova, 
andava nel Friuli ouaudo non an* 
core contava i veni anoi, ma di già 
esercitato nell'arte di dipingere fiori 
e tali altre gentili produzioni della 
nature , come ancora uccelli , sei* 
vaggiumi d' ogni maniera e pesci* 
Fu lungameole presso i conti Cai* 
selli , ì quali conservano una co* 
piosa raccolta dì naturali opere di 
questo raro artista, che da qualche 
scrittore furiano venne , forse con 
soverchia liberalità, uguagliato ai 
migliori fioristi ^ fiamminghi. Altre 
quedrerie del Friuli e di alcune città 
venete mostrano quadri di questo 
pittore poco note altrove, perchè 
non operò elle per private famiglie 
del Friuli e delle Marca Trivigiana. 
Mori in Udine nel 1755. 

PAOLILLO , scolaro di Andrea 
Sabbelini da Salerno, era nato nei 
prinM anni del sedioesimo secolo, 
e tattto si avvicinò ài merito del 
maestro, che quasi mite le soe o« 



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96 



FA 



pere non cootraMegoale dal proprio 
nome, furooo attrubuite ad Aadrca. 
Alcune oooservaDsi tuttavia io Na- 
poli per reDdere testinoti iaosa deU 
l'alto grado che avrebbe Paolillo 
occupato tra gli artisti, se uod fosae 
i|iorto nel fiore della gioveotii. 

PAGLINI o PAULINI (Pietro) 
di Lucca, da alcuni creduto allievo 
della scuola romana, da altri della 
Tenete, fu probabilmente da prima 
ìli Roma nella scuola del Caroselli, 
uno de' più caldi imitatori di Mi- 
ckeUn^elo da Caravaggio , indi , 
recatosi a Venezia apprese il colo- 
rire tizianesco. Ma lasciando da un 
canto queste probabili conghietture, 
eerta cosa è che ne'suoi quadri ve- 
desi apertamente il disegno e Tom* 
breggiare a gran macchia del primo 
maestro , ed in pari tempo T imi- 
tazione del colorire di Tiziano, del 
Pordenone, e talvolta del Calliari. 
Le ptii belle opere di quest*illustre 
pittore lucchese , sono , nella sua 

rtria, il Martirio di S. Andrea a 
Michele, ed ii Convito di San 
Gregorio papa nella libreria di &an 
Frediano. Vedevansi altre opere in 
più luoghi del territorio lucchese, 
m Pisa , ed altrove , da più anni 
passale in particolari quadrerie. ON 
tre le jproprie pitture lo resero be- 
nemenlo dell' arte e della patria i 
valenti allievi usciti dalla sua scuola, 
tra i quali basterà nominare Pietro 
Testa ed i tre fratelli del Tintore. 

— (Pio) di Udine, nato circa 
il 1650 , apprese a dipingere in 
Boma , ed in Roma fece le prime 
opere, tra le quali i freschi di san 
Carlo al Corso, che gli meritarono 
r onore di essere nel 1678 aggre- 
gato all' accademia di S. Luca. Di 
ri tomo in patria colorì alcune ta- 
vole d' altare di stile cortonesco , 
ma raddolcito alquanto oe'contoroi, 
e di più semplice composizione. 
Ignorasi l^epoca della morte , che 
il ristretto numero delle eonoStiute 
opere ci fanno supporre precoce. 

PAOLO EMILIO, cavaliere Ro. 



PA 
mano> mostrò tanto amore per 1« 
belle arti, che VolU in esse fossero 
ammaestrati i suoi figli 

— * DA SIENA e PAOLO RC 
MANO, scultori <iontemporanei • 
fiorirono io Roma nel tredioesiino 
secolo. Del primo non è conosciuto 
che il busto di papa Benedetto Xlf» 
erettogli in naemoria d' aver rilatto 
il tetto della basilica di S. Pietro» 
sotto al quale scolpi il proprio nom«« 
Più numerose sono le opere dei 
secondo, il quale lavorò intorno a 
diversi mausolei, che coaservansi a 
S. Maria in Traosteyere . e scolpì 
la figura equestre di Roberto Ma- 
latesU, ora esistente in una delle 
Ceciate del palazzo di Villa Bor- 
ghese. 

.— — ( Maestro ) il più antico 
de' pittori veneti, di cui siasi fino 
a'dì nostri conservata qualche opera 
certa. Di qoest' artista dell' età di 
Giotto conservasi nella basilica di 
S. Marco io Venezia un'ancona a 
più sparti menti con un Cristo morto, 
alcuni apostoli ed altre storie evan- 
geliche fatte nel 1546, con a'piedi 
la leegenda : MagUUr Paulus, cum 
Jaeobo H Johanm dliis , fceit hoc 
opus. Altra sua Uvola si trovava 
nella sagristia del- Conventuali di 
Vicenza colla data del 1333 , e la 
scrittura ; Pauba dt Fenetiis pinxit 
hoc opuf. L'una e l'altr'opcra, seb- 
bene attestino i tempi in cui furono 
eseguite, non meno colla grettezza 
del disegno, che nella inverosimile 
giacitura e movenza delle figure , 
sono però migliori d'assai di altre 
pitture di maniera bizantina, ese- 
guile nello stesso tempo. Convieo 
dire che maestro Paolo fosse nato 
quindici o vent' anni prima del 
1300, poiché vediamo che nel 1346 
aveva di già due figliuoli buoni 
maestri , i quali peraltro non la- 
sciarono, per quanto è noto , ve- 
run' opera di loro invenzione. Co- 
munque probabilmente nato alcuni 
anni dopo Giotto , non possiamo 
supporlo suo scolaro, poiché le pit- 



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lare £ Yiceoui del lS33,ed i figli 
già iBMstri nel 1346« 9011 perniet- 
touo di eapporlo ano dei pochi ve- 
neti , che stodiarouo 1' arte sotto 
Giotto ia PadoTa ed in Veoeaia. 

PAOLO DI LUCCA, scailoredel 
quindicesimo secolo Javorava in Fer« 
rara nel f4&^ intorno alle sculture 
che oraano quella cattedrale , per 
la quale scolpi, tra le altre cose« 
una statna di tutto tondo di San 
Maurelio, che dalla sagristia della 
cattedrale passò all' archivio capi- 
tolare, ed un ornamento io marmo 
grigio per la stessa sagristia. Co- 
munque trorinsi queste opere al- 
quanto lontane dall' eccellenza cui 
Ja scultura era giunta per mano di 
altri artisti contemporanei , non 
sono ad ogni modo prive di alcune 
buone parti d'esecuzione. 

PAPA ( SmoNB ) . chiamato il 
Vecchio, nacque in Napoli circa il 
1450, apprese a dipingere dal Sa* 
Urlo, e fu per i lampi io cui visse, 
abbastanza ^axioso pittore. Lasciò 
io patria diverse tavole d'altare 
non molto copiose di figure j ma 
tolte beo groppate , e con grande 
diligenti finite, Credesi che la sua 
migliore opera sia il S. Michele di- 
bEoto per la chiesa di Santa Maria 
Nuova. Mori circa il .1488. 

— — ^SmoiCE) juniore, nato ao- 
corcaso in Napoh circa il 1506 e 
morto aTaoti il 1569 , fu buon 
frescante, e molti lavori pubblici e 
privati condusse in patria, pochis- 
simi de' quali sonosi fino all' età 
nostra conservati. 

PAPARELLO, O PAPACELLO 
( Toni Aso > prima scolaro del Ca- 
porali, poscia di Giulio Romano , 
era nato a Cortona circa il ISOO. 
Non h nota alcun' opera di sua in- 
venzione, ma sappiamo che servi in 
qualità di ajuto all'uno ed all'altro 
maestro. Operava ancora nell'anno 
1553. 

PAPAYOINE ( GliTLio) nacque 
m Parigi nel 1759 e fu intagliatore 
alia punta ed all'acquerello in co- 
Da» degU Arch. ecc. T. ili. 



PA 97 

lore, come pare a bulino. Intagliò 
molti rami da diversi autori, tra i 
quali i seguenti: 

Safio, &L Fragonard. 

La necessità non ha legge, da de 
Lorme. 

La Pnmdra^t'^lt ? da tHetricy. 

11 Nido d'Amore, da Barbier. 

PAPILLON (GlOTàUVl ) nacque 
a S. Quintino nel 1661 da quel 
Giovanni Papillon, che fu il primo 
che in Francia fiicesse intagli in 
legno senza aver bisogno di fare il 
disino a penna. Al figlio Giovanni 
devesi l' invenzione delle carte per 
le tappezzerìe e parati, ch'egli prin- 
cipiò a mettere in voga circa il 
1688. Intagliò moltissime yigoette 
e coli di lampade per gli stampa- 
tori. Mori in patria nel 1725, la- 
sciando ammaestrato nell' arte il 
figlio 

— — ( GiAMBA-msTA Michele), 
nato in Parigi nel 1699 , 6or|>assò 
di lunga mano il padre nell* inta» 
gì io in legno e nella quantità della 
stampe. La sua miglior opera sono 
i culi di lampade per la celebre 
edizione delle Favole di la Fontaioe 
in quattro volami in foglio, .incise 
da lui in legno, in compagnia di 
certo le Sueur, sui disegni di 1. 1. 
Bachelier. È pare autore d'un libro 
che porta il titolo di: TraUù slo* 
rico pratico deli' intanto in iegno, 
in due tomi , nel pnmo de' quali 
trovasi il suo ritratto. È quest'opera 
nel suo genere pregevole assai ; a 
sono dotte e curiose le sue osser- 
vazioni intorno all' antichità, ori- 
cine ed eccellenza dell' incisione ia 
legno. 

PARADISI (Niccotò) veneziano, 
nacque circa il 1350; apprese l'arte 
della pittura in patria sotto non so 
quale maestro , poiché la sua ma- 
niera non si accosta a quelle de'capi 
scuola veneti del quindicesimo se- 
colo, e la sua memoria sarebbe per 
sempre perduta, se T accuratissimo 
cavaliere Morelli non ci avesse dato 
notizia di un suo quadre esistente 
13 



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98 PA 

Della terra di Verrucehio colla leg- 
genda: 1404 NicholatiS Paradixi 
mila de yenetiis pinxiU 

PARADISO ( Dal ). V. Castel- 
franco Orazio. 

PARADOSSO V. Trogli Giulio. 

PARABOLE ( Bernarduio ) al- 
lievo deli' Arpioate , lasciò pochi 
quadri di non comune merito , i 

3uali attestano gli studj ch'egli an- 
ava facendo intorno alle opere dei 
migliori maestri del buon secolo « 
onde riformare lo stile appreso nella 
scuola del suo istitutore; ma so- 
praggiunto da precoce morte du- 
rante il pon leticato di Urbano YllI» 
non potè dare consistenza a' suoi 
divisameoti. 

PARCELLCS ( GfOVANifi ) na- 
cque in Leyded circa il 1507. e fu 
allievo d' Enrico Ureom. Egli non 
dipinse che marine^ ma le dipinse 
con tanta verità e varietà a seconda 
de' var) accidenti, che forse da ve- 
runo fu sotto questo rispetto supe- 
rato. Se il mare è tranquillo, v'in- 
troduce moltissime genti in diversi 
iavori occupati ; pescatori che |^et- 
lano le reti, mannari occupati in- 
torno alle proprie navi , altri che 
le caricano di merci, o le ricevono 
sulle lance per trasportarle a ter- 
ra, ec; e le ligure sono tutte ani- 
mate e fanno un eccellente effetto. 
Se il mare è in burrasca, si vede 
r acqua confondersi colle nuvole , 
solcate dai lampi, che rompono il 
cupo colore dell atmosfera, e ti mo- 
strano qua e là le agitate navi, vi- 
cine ad essere inghiottite dalle so- 
verchienti onde, o rotte contro gli 
scogli ; tutte per diversi accidenti 
in estren&o pericolo, rappresentanti 
al vivo gli onori della tempesta. 
Parcelles seppe rappresentare fedel- 
mente la natura quale la vide; anzi 
è comune opinione, che per vederla 
e sentirne più vivamente gli effetti* 
siasi pih volte esposto a gravissimi 
pericoli: tanl» in Ini potevano l'a- 
more dell'arte e della gloria. Mori 
assai vecchio, lasciando il figliuolo 



PA 

—^Giulio) abbastanza educato 
Dell' arte sua da comporre ouadri 
Unto somiglianti ai paterni da es- 
sere indiflSerentemente scambiati ; t 
ciò tanto più facilmente in quanto 
che contrassegnati dalle stesse ini- 
ziali L P. 

11 Padre intagliò all'acqua fori* 
alcune delle proprie invenzioni, tra 
le quali 

Dodici piccole Vedute di Maro 

Altri dodici fogli intitolati: 2>i- 
vtrstt Navins doni on se seri dans 
Its Provincts UnUSm 

PAREDES ( GiovAvna de ) una 
de' più zelanti e benemeriti fonda- 
tori dell'accademia di pittura di 
Siviglia, operava dopo il 1660. 

— (GiovAiTNl DE) nato in Va- 
lenza dopo il 1650» studiò i priu- 
cipj della pittura in Madrid, nella 
scuola di Michele Menendez. Tor- 
nato dopo alcuni anni in patria , 
continuava i suoi studj sotto Eva- 
risto Munnoz , 6uchè cominciò a 
dipingere ritratti a quadri storici 
con buon successo, tra i quali fu- 
rono assai pregiati due appartenenti 
alla cappella di Nostra Signora presso 
i Trinitari ^^^^ ^^'® mura di Va- 
lenza, ed uno fatto per il Collegio 
degli Agostiniani. Mori in patria nei 
17S8. 

PAREJA ( Giovanni ) nacque a 
Siviglia nel 1 606 da genitori schiavi, 
e fu, non è ben noto , se compe* 
rato, o eredìteto dal Velasquei; na 
è cosa certa che seco lo condusse 
a Madrid allorché quest'artefice vi 
fu chiamato nel 1628. Destinato ^d 
apparecchiare i colori del padrone, 
si affezionò all' arte , ed a poco 
a poco, vedendo continuamente la- 
vorare Velasquez ed i suoi allievi, 
cominciò a copiare senza sua saputa 
i disegni del padrone; di modo che 

3uesti non n' ebbe contezza che 
opo molti anni, e quando col servo 
aveva già due volte fatto il viaggio 
d' lulia. Velasquez sorpreso cnlla 
sua virtù, gli accorda generosamente 
la libertà « pregandolo « voler ri- 



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PA 
di lui come suo al« 
Imto ed' «luto* 11 ^nto Mirro oon- 
lÌDQÒ a wr?irlo fioo alla mort» , 
dopo la qnaJe non tolle abbando- 
liare la mia figlia, sposa di Mar- 
tino del Mato. Pareja fu fedele imi- 
tatore dì Yelasqoez, ed aleimi suoi 
ritratti si direbbero essere delle mi« 
gliorì oose del maestro. Fece pocbi 
quadri di storia, ma questi prege- 
voli assai, quali sono la Cbiamata 
dell' Apostolo Matteo , che cooser* 
vast nal palano d'Aranjuez, alcuni 
fiitti per 1 Rochettini di Madrid, ed 
uno o due altri , che possono ve- 
dersi a Toledo. Dipinse maggior 
numero dì quadri di fiori e di ani- 
mali, oltre molti ritratti somiglian- 
tissimi. Mori nel 1670. 

PARENTADI ( ARTomo ) ope- 
rava in Torino circa il 1550, doye 
nella diiesa della Consolata dipinse 
un Paradiso con molti angioli. Il 
suo siìU a' avTÌciua a quello della 
acttoU. romana, tei non è cosi gran- 
dioso. Di questo pittore ignoransi 
la patria sd ogni altra biografica 
wcostana a. 

PARENTENO ( Beanabdo), che 
poi, lattosi monaco , ebbe il nome 
di Lorenso , era nato in Pareozo 
d'Istria n^ 1437. Che costui fosse 
allievo in Padova di Andrea Man- 
tcgna non è ben certo, perocché non 
suole di ciò addursi altra ragione 
che la somiglianza dello stile. Ma 
Bernardo non era che di sette anni 
piii giorfane del Montagna , ed è 
probabile che fosse suo condisce- 

C>lo nella scuola dello Sqoarcione 
ro compatriotto; onde non accade 
cercare altrove ragione della rasso- 
niigliansa dello stile. Il Parentiuo 
dipinse in un chiostro di S* Giu- 
stina dieci storie di S. Benedetto , 
cingendole di vaghissimi fregi e di 
storie di piccole figure a chiaro* 
scuro , che sono le piii belle cose 
di que' tempi tanto per conto del- 
l' esecuzione che per la dottrina 
dell'invenzione. Pareotino vi lasciò 
ii proprio iiome e gli anoi 1489 



PA 99 

a 1494. Credonu atcnnt die soU 
tanto dopo tale epoca si facesse frate 
agostiniano in Vicenza, dove mori 
di 94 anni nel 1551. 

PAR^ D' ALCAZAR ( Luigi ) 
nacque a Madrid nel 1747 , o fu 
scolaro d* Antonio Gonza les Veias« 
quez, poi di Carlo Francesco Tra- 
versa , venuto in Spagna coli* am- 
basciatore Francese , il quale non 
gli permetteva di studiare le stampe, 
ma voleva che copiasse gli antichi 
modelli e la natura. Questo dotto 
gentiluomo non gli acconsenti nem- 
meno di copiare i suoi disegni o 
quadri, facendogli invece copiare i 
migliori originali delle scuole lom- 
barda e fiamminga eseguiti nel se- 
dicesimo secolo. Paret mostravasi 
inclinato alle piccole figure , ed il 
maestro non si oppose a tale in- 
clinazione. Era ancora giovane quan- 
do Carlo III, conoscendone il me- 
rito, gH commise alcuni lavori per 
i reali palazzi. Più tardi venne in 
Italia per continuare i suoi studj 
sui grandi originali; ma allo studio 
della pittura aggiunse ancora quello 
delle lingue orientali. Di ritorno in 
patria il re 1* incaricò di dipingere 
1 porti della Spagna, e già ne avea 
fatti molti in sull' andare di quelli 
di Vernet, quando mori nella ancor 
fresca età di . 52 anni e quando la 
fortuna gli sorrideva , e quando ap- 
parecchiavasi a più importanti la- 
vori. Tra i più rinomati suoi qua- 
dri, hanno nome il Parnaso di 
Rueredo ed il Giuramento dei prin- 
cipi delle Asturie: maravìglioso qua- 
dro che conservasi nel reale palazzo 
di Madrid. 

PARIGI { Giulio) fiorentino, fi- 
glio di Alfonso architetto di pra- 
tica ed uno degli ajuli di Giorgio 
Vasari , studiò 1' architettura sotto 
il Buontalenli, e riusci buon ar- 
chitetto civile e militare. Aveva , 
come dovrebbero Care tutti gli ar- 
chitetti , profondamente studiate le 
matematiche, onde fa ^Itp per in- 
segnarle ai serenissimi principi di 



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100 PA 

Toscana. Ebbe diftcrse occasìooì di 
moslrarai valente architetto nelle 
decoraiioni di fette e di soleoni 
ingressi; ma nrìncipalmettte nell'ar* 
chi lettura ddla villa di foggio iin« 
penale, nel convento degli Agoati- 
nìani in Firenze, ed in cpello della 
Pace de'Padri di S. Beruardo foori 
di Porta Romana. Mon è pure apre- 

Sivole l' architettura del palazzo 
aroelli in Firenze. 

PARIGI (Alfouso) figliuolo di 
Giulio, era ingegnere militare presso 
le armate imperiali , aoand ebbe 
in Germania notizia della morte 
del padre. Ottenne perciò di rive- 
dere la patria, e da principio attese 
a terminare gli edinzj rimasti alia 
morte di Gialio imperfetti. Po poi 
incaricato di rassettare il secondo 
piano del palazzo Pitti, nella quale 
difficile incombenza diede prova 
di non comune intelligenza nelle 
cose dell'arte. Propose di far due 
ale al detto palazzo , e diede co* 
minciamento alla sinistra, che poi 
fu in allora lasciata imperfetta, per* 
che, secondo alcuni, fu trovata opera 
troppo dispendiosa. Architetto pure 
in Firenze il palazzo Scarlali a tre 
piani ben divisi, ma con mal intese 
'finestre » e riparò le sponde del- 
l' Arno , die in occasione di una 
gran piena, rotti gii argini , ave? a 
roinate molte delle adjacenti cam- 
pagne; ma eseguendo tali lavori 
incontrò tante opposizioni e dispia- 
ceri per parte di alcuni architetti 
suoi emuli , che vi lasciò la vita 
r anno 1656. 

PARIS ( GiBOLAMO ) , intaglia- 
tore a bulino» nacque in Yersailles 
nel 1744, e fu allievo di Lou^ueil. 
Intagliò paesani tratti da difersi 
maestri, e specialmente molte vednte 
di paesi francesi da Desfrìches, esone 

Due Vedute di Bloif. 

Due Vedute di Nantes. 

Due Vedute di Noyon. 

Due Vedute di Tours. 

Quattro Vellute des Moulius dk 
Loiret 



PA 



Altrettanta di 

inoltre Un quaderno delle vc« 
dttte di Provenza , da Hackert. 

Due Vedute dei contorni di Bé* 
aangsn, da Lingg. 

Due Veduta delle rupi d*£nau% 
dallu stesso. 

— ( D(»CEinGO E GlOVAHRI ) 
padre e figlio , scultori padovani 
fiorirono alla metà del quindice* 
Simo secolo. Costoro dope la mort« 
di Antonio e Niccolò dal cavallo , 
continuarono la fusione in bronzo 
di parecchie statue per la cattedrale 
di Ferrara , ed in particolare di 
quelle de' Santi Maurelio e Gior- 
no. Appartengono pure a Dome« 
nico i leoni io marno eseguili per 
r aitar maggiore della detta chiesa» 
(m )• V. Alieni Domenico. 

PARISET ( D. P. ), intaj^Uiitora 
all'acquaforte ed alla maniera in* 
glese , nacque m Lione nel 1740 , 
ed apprese i principj dell' arte dal 
proprio padre , uMcliocrc intaglia- 
tore, autore d*un libro per dise- 
gnare in 40 fogli. Dopo alconi anni 
di dimora in Parigi, Parisei il f^|lio 
passò a Londra nel 1769 . e colà 
intagliò diversi rami per Rfland 
sul gusto del lapis nero in medaglio- 
ne; tra i quali i ritratti di 

Reyaoids, da Falconet 

S. Beniamin West, dallo stesso, 

S. Mayer pitlofu all' encausto* 

Pietro Sandby. 

Orazio Walpole. ec. 

L'Istante della morte dell'ammi- 
raglio Coligoy nella notte del San 
BarVolommeo del 1572. 

La morte del doca di Guisa, a 
Blois io decembre del 15S8 , sotta 
il regno d' Enrico IlL 

PARIZAU < FlUPPO) , nato io 
Parigi nel 1740, fu mandalo ad 
apprendere V arte dell' intaglio a 
bulino preso Giovanni Giorgio 
Wille; ma wm abbastanza pazieute 
per servire alla leulezsa dt questo 
taglio, si fece a disegnare con lumi 
riflessi e ad inci<lere alla punta. 
Intagliò di propria composi tioiie 



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PA 
molti Gvaderoi di figure iconoidgi* 
cfae> «d ilcaoì quadri di storia da 
digerii maestri* tra i quali un 

Corpo di guardia dì soldati Bo- 
maoi» da Salvator Rosa. 

Mario ssduto sulle mitie di Car* 
tagìpe, dallo stesso. 

Achilie tìcìoo ad essere sommerso 
Delio Xanto^ soccorso da Gionone 
e <b Valcauo, dallo stesso. 

Faielie che ricusa gii ooori di* 
vini, da Boucher ec. 

PAHK ( Tommaso ), iotagliatore 
blla maoiera nera , nacque in lo« 
phillern circa il 1760, ed operava 
m Londra nel 1786, avendo in tale 
anno pubblicò la stampa rappre« 
seutaote 

Mistris Jordan sotto il persona^^* 
gio della Musica comica. Diede in 
appresso? . 

Uolmano e Brunton nella Com^ 
medift di Romeo e Giulietta. 

Lo SposaliEio dì S. Celerina* da 
Bordoni, ec. 

PARKER ( Giacomo ), intagKa- 
toro alla maniera a granito, nato 
in fogfaiiterra arca il 1760, era di 
già rìsguardato come valente artista 
nel 1780. Stabilitosi in Londra , 
pubblicò diverse stampe, tratte da 
autori inglesi, tra le quali 

Una Giovinetta seduta a mensa, 
che parla ad un Vecchio. 

11 Polso, tratto dal Viaggio sen-, 
tìmentale di Sterno^ 

La Rivoluziona del 168B, grande 
Composizione, ec. 

PARMA ( Lodovico da) scolaro 
dì Francesco Francia, lasciò in Par* 
ma, saa patria, molte immagini di 
Maria Vergine, condotte in sai &re 
di quelle del maestro; ma non dello 
stesso merito. 

— ( CiasTOFORo). V. Caselli. 

PARMIGIANINO. V. Mazzuola* 
V. Scaglia. V. Rocca. 

PARMlGlANa (Fabrkio), che 
il Bagtioni dichiara essere morto 
di 45 anni solto il pontificato dì 
Clensenfe Vili • fu uno de' buoni 
paesisti de' suoi tempi. Visitò moi(e 



PA 101 

àiik d' Italia con Ippolita- sua mo- 
glie che lo ajutava nelle opere che 
gli erano ordinate; finché giunte a 
Roma , e meglio conosciuta la sua 
virlù, ebbe impcvlanfi commissioui 
ancora per luoshi pubblici. Sono 
celebri eerle beTlissinie boeraglic 
fatte per alcune chiese,' e popoble 
di figurine di anacoreti. Il suo stile 
fu piuttosto ideale che vero, ma 
setnpre spiritoso e diligente. 

PAROCEL ( GnJSE^EÌ nato a 
Brignotes di Provenza nel 1648 > 
perdette il padre mediocre pittore 
auand' era ancora fanciullp, e siu» 
dio i principi della pittura sottd il 
maggior fratello Stelano. Ma desi* 
dorando di uscire dalla mediocri ti, 
dia cui non avevano saputo uaoire 
né il padre , né il fratello , andò 
prima a Parigi, iodi a Roma, dove 
accodciossi col Borgognone , cel^ 
berrìmo pittore di battaglie. Dopa 
aleno tempo recavasi a Venezia 
onde studiare le opere di que'grandi. 
maestri di colorito; e colà non 
tardò a farai conoscere per anel 
valent' nomo ch'egli era , ed ebbe 
tante commissioni di lavoro , che « 
piacendogli il -soggiorno , dispooe* 
vasi a lunga dimora: se non che, 
conoscendo di essere esposto ai ri- 
sentimenti di alcuni emoli invidiosi 
della sua virtù, si pose in via per 
rivedere la Francia, e si accasò in 
Parigi, dove fu bea tosto ricevuto 
memoro di quel!' accademia , ed 
annoveralo tra i migliori artisti 
che allora operassero in quella ca- 
pitale. Ed invero fu assai buon ri- 
trattista, e trattò pure con lode aU 
cuni soggetti di storia; ma non fu 
eccellente che ne' qoadri di batta- 
glie, ne' quali pose un tale movi* 
mento, un così procKgioso fracasso, 
proprio del soggetto rappresentalo, 
che non si possono vedere nò fare 
cose pili naturali e vere. Mori a 
Parigi nel 1704. Applicassi ancora 
air intaglio, e pubblicò* tra Tahre 
cose : 

Raccolta di 48 Soggetli , tratti 



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102 FA 

dalla Vita di Gesù Criflo » di fua 

ioTeoiiooe. 

Quattro soggetti di battaglie di 
sua ìoTcozione. 

Le Quattro ore M giorno 1 .^ Au- 
fora il Campo ; Meriggio 1* Alto ; 
Vespro la Battaglia; Notte il Campo 
di battaglii. Quattro fogli , di sua 
inveosione. 

PABOC£L(CARLO),figlio di Gin- 
seppe, nacque in Parigi nel 1688« 
e fu alliero dei padre e fedele ioii* 
latore noQ solamente per conto della 
maniera , ma aocora del genere. 
Perciò la celebrità patema come 
pittore dì battaglie, lo fece scegliere 
per dipingere le Conquiste e le Vit- 
torie ai Luigi XV. Carlo non tradì 
r aspettazione^ e molti suoi quadri 
furono copiati ai Gobelini per farne 
arazsL £gU seppe infatti rappresen- 
tare le mililan ationi con tutta la 
verità, ma non col calore che sa- 
peva dar. loro Giuseppe. Tranne 
questa parte, in cui furono eccel- 
lenti il Borgognone, Salvator Rosa 
e suo padre , e che a creder mio 
forma il principale merito de'qoadri 
di battaglie , tutte le altre cose , e 
specialmente i cavalli , sono lode- 
voli. Mori Carlo io Parigi nel 1752. 

Intagliò a tratti con molto spi- 
rito diverse cose, tra le quali 

Una Serie di uomini a cavallo 
e di pedoni , di sua invenzione. 

— — ( Stefano ) pittore ed in- 
tagliatore air acquaforte, nacque in 
Parigi circ^ il 1720. 

Intagliò air acquaforte con buon 
stile le seguenti stampe: 

Un Baccanale di sua composi- 
zione. 

11 Trionfo di Mardocheo da L F« 
de Troj. ' 

Il Triuofo di Bacco e di Arianna, 
da Subleyras. 

■ I* (Pietro) nato in Avignone 
nel 1(i65, passò dalla scuola di Giu- 
seppe suo zio a quella di Carlo 
Maratta, forse quancio Giuseppe ab- 
bandonava Roma per recarsi a Ve- 
nezia. Dopo alcuni aatii rivide ia 



PA 
patria, che arricchì di pregevoli 
pitture. Molto ancora operò per di- 
verse città della Provenza e del^ 
Linguadocca, onde mori abbastanza 
ricco in età di 74 anni , in opi- 
nione di valente pittore, il più i«- 
portante lavoro eh* e^li facesse è 
la storia di Tobia divisa in sedici 
quadri: ma credest universalmente 
essere il suo capolavoro il quadra 
rappresentante il fanciullo Gesù ia 
atto di coronare ia Vergine soa 
madre, che in sommessa attitudioe 
sta a'piedi del trono, su cui siede 
il divm Figlio. Quest'opera sparsa 
di tutte le. grazie del disegno e del 
colorito fu fatta per ia chiesa delle 
claustrali di S. Maria di Marsi» 
glia. 

PABODI (Filippo e Domenico) 
padre e figlio scultori genovesi, dopo 
avere appresi i principj dell'arte m 
patria, passarono a Roma ad aocre« 
scerei! numero degl'infiniti scolari 
del caposcuola Bernini , cui l'età 
sua e la susseguente debbono in 
parte il manierismo che aveva in- 
vasa l'Italia, e, poco più poco meno, 
le altre provincie d' Europa. Certe 
h che i due artisti genovesi non 
cedevano per conto delle pratiche 
ai migliori contemporanei, e perciò 
ebbero grandi commissioni in Ge- 
nova ed altrove. Filippo fa negli 
ultimi anni dei didassettesitno se- 
colo chiamato a Padova ed a Ve- 
nezia per -due grandi opere : la 
prima m Padova per i monaci Be- 
nedettici , rappresentante una de- 
posizione di croce ; T altra in Ve- 
nezia, ed è il monumento del pa- 
triarca Morosioi eretto nella chiesa 
de' Tolentini. È questo uno de'più 
singolari monumenti che trovinsi 
in Venezia, perchè riunisce il marmo 
e lo stucco in disaggradevole e dis* 
armonici! maniera. Le più imporr 
tanti ficure ond' è composto sono 
quelle del patriarca morto, steso so- 
pra i' urna , la figura del Tempo 
incatenala a' pie' del monumento e 
le figura della Carità che allatta 



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PA 
KQ ImiBbloo 6 della Fama , che 
tenendo un piede 8opni un globo « 
aerìve \ fesli dell' eslioto prelato* 
Nella soa laoga dimora in Yenefia 
condusse altre statue per luoghi 
pubblici e privati; siccome ancora 
m Padova , oltre il gruppo deila 
deposinone di Croce , fece pochi 
altri lavori. Rivide poi la patria , 
ed ebbe tempo di eseguirvi altre 
opere, non essendo morto che nel 
1701. Ora venendo Domenico, dopo 
avere alcuni anni esercitala la scoi* 
tura e 1' architettura, trovandosi a 
Venmia presso al padre cbe faceva 
ti monumento del patriarca Moro- 
UDÌ, s'invaghì della pittura, e fre« 
qucotò la scuola del Bombelli. Bi« 
ledeva nuovamente Borea , e rre<» 
queotò la scuola del Maratta. Tor- 
nato io patria, dipinse ai Filippini 
il S. Francesco di Sales, opera bel- 
lissima, spirante odor marattesco. 
lo appresso, non dimenticato lo 
stile dei Veneti, fece quadri che 
ricordano il far di Paolo e del Tin- 
torello. Forse la sua mislior opera, 
o per io meno là più lodala, è la 
saia del palaszo Negroni, che sor- 
prese io stesso Mencs, quando ve- 
dutala la prima volta e chiesto il 
nome del pittore, udì pronunzitre 
quello d' un artista igooto a lui , 
sebbene di tanto merito. E la gal- 
leria Dorazzo ed altri palazzi di 
Genova furono dal suo pennello 
abbelliti, ^ diverse chiese ebbero 
pregevoli tavole d'altare. Mori nel 
1740. 

PARODI (Pellegro) figliuolo di 
Domenico, nato circa il 1700, ab- 
bandonò presto la patria, per paa- 
mre a Lisbona, chiamatovi con lar- 
ghe provvisioni a ritrarre alcuni 
personaggi tra i principali di quella 
opulenta capitale. Colà si trattenne 
fioo^ ai 1769, sempre avuto in gran- 
dissima riputazione di esimio ri- 
I trattiata, onde pochissime testimo' 
aiaose lasciò in patria 'della sua 
virtÌL. 
— — ( Battista) fratello di Do- 



PA 



105 



menico, e non scolaro, come fu da 
taluno credulo , si distinse come 
franco e spedito coloritore e co- 
pioso inventore. E se maggior stu- 
dio avesse adoperato nella scelta 
delle figure, potrebbe annoverarsi, 
tra i buoni seeuaci della scuola ve- 
neta. Nato egli nel 1659, moci nel 
1730. 

— -— ( Ottavio ) nato in Pavia 
nel 1657f fu da prima scolaro del 
Lanzaoi, indi recossi a terminare i 
suoi studj a Roma , e colà operò 
lungo tempo. Pavia ed altre città 
lombarde hanno pure di questo ar- 
tista pih che mediocri quadri, nei 
quali si vede uuilo allo stile patrio 
quello della scuota romana, amma- 
nierato, qual era nell' età sua. Vi- 
veva tuttavia in patria nel 1718. 

PAROLlNi ( Giacomo ) di Fer- 
rara, nato circa il 1663, fu scolaro 
in Torino del cavai. Peruzzini, ed 
in Bologna del cavai. Carlo Ci« 
gnani : ma a dispetto de' maestri 
cavalieri , non fìi cbe un grazioso 
e vivace coloritore, onde in lutti i 
suoi quadri introduce feociulli ignu- 
di. Perciò le quadrerie di Ferrara rr- 
doudaoo di baccanali, di danze, e 
di altri capricci, veramente gentili. 
La sua piii vasta opera è il S. Se- 
bastiano in atto di salire al cielo , 
in mezzo a schiere di bellissimi an- 
gioletti , dipinto nel palco della 
chiesa dello stesso Santo in Verona. 
Mori in patria nel 1733. 

PARONE ( FRAifCESco), mi* 
laoese , nato circa il 1600 . tentò 
d'imitare le stile di Michelangelo 
da Caravaggio , cbe di que' tjsmpi 
aveva dovunque caldi ammiratori; 
ma morì troppo giovane per poter 
farsi gran nome tra i seguaci di 
quell'artisu per grandi virtii e per 
grandi difetti singolare. 

PARRASIO , nato in Efeso da 
Eveoore illustre pittore emulo di 
Zeasi e di Timante, dal padre 
ammaestrato ne' prineipj dell'arte 
sua , di lunga mano il padre su- 
però. Fu uno de'piii fecondi e la- 



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104 



PA 



boriosi Mlistì cbe vantar possa ia 
Grecia , ed uno dt coloro» cui ia 
pittura ve debitrice di migliora- 
mento , perocché fu ti prime che 
liso le vere proporzioni, che seppe 
dar eleganza e morbidezza ai capelli» 
gentilezza ai Tolti , venusti alla 
odcca» perfezione ai dintorni e per 
confessione degli stessi pittori, quello 
ohe seppe più finitamente eseguire 
l'estremità. Sgraziatamente si lasciò 
troppo persuadere del proprio me- 
rito, ed invanito oltre misura, comin- 
ciò a vestir di porpora con corona 
d'oro, a posar Ìa destra aopra gem- 
mato bastone, dichiarandosi prin- 
cipe dell'arte. Colla scorta di Plinio 
indicherò le principali sue opere. 
Dipinse il Genio degli Ateniesi con 
meraviglioso accorgimento , volen- 
dolo ad un tempo mostrare inco- 
stante, iracondo, ingiusto, facile ai 
perdono, clemente, compassionevole^ 
magnanimo, orgoglioso, umile, fe- 
roce ec. Se aboia ottenuto io scopo 
propostosi non è tra gli antichi 
scrittori concorde sentenza. Ma forse 
dove l'arte non avrà potuto prò* 
durre in una sola figura e suoi ac- 
cessori , cosi cQntrai^ efiètti, avrà 
supplito l'immaginazione degli spet- 
tatori, che, conoscendo le intenzioni 
del pittore, avranno ravvisato nel- 
r immagine del popolo ateniese tutti 
i segni de' suoi vizj e delle sue 
virtù. Osserva Plinio, che foggiato 
su questo miracolo della pittura è 
il ritratto di Paride fatto da Eu- 
franore, nel quale scorgevasi il ca- 
rattere dei Giudice delle Dee, del- 
l'amapte di Elena ed in pari tempo 
dell' uccisore d'Achille. Dipinse per 
i Bodiani Meleagro, Ercole e Per- 
seo , Bacco per i Corintii , per gli 
Efesii Prometeo tormentato. Ebbero 
pure grande celebrità il principe 
de* sacerdoti di Cibele ; la nutrice 
Cressa col bambino tra le braccia, 
due fanciulli esprimenti la fidanza 
e r inooconza; Enea Castore e Pol- 
luce in una* sola tavola ; Telefo , 
Achille, Agamennone , Olisse ecc. 



PA 
Dicesi, die all'ultimo feea icigittrta 
air arte sua, discendendo a dipui- 
gere lascivi oggetti. Non farò pa- 
rola dell' uccisione dello schiavo , 
per figurare ai naturale le angosce 
di Prometeo: favolosa invenzione , 
che diede argomento a Carlo Dati 
di esercitare futilmente la sua elo- 
quenza neir accusa e nella difesa. 

PARBASIO ( Angelo ) , senese, 
operava ciroa la metà del quindi- 
cesimo secolo. Del 1449 trovavasi 
alla corte del marchese Leonello 
d' Rste, pei quale , nel palazzo di ' 
Belfiore, presso Ferrara, dipingeva 
le nove Muse. Ciriaco Anconitano 
che l'aveva conosciuto alla corte 
di questo principe , lo chiama ia 
una sua lettera tf^gio imitatore 
di Giovanni i^an Eyeh, Ma questa 
é forse la sola testimonianza che ci 
rimanga del moderno Parrasio. 

PABREU (Giuseppe) nato a 
Rusafa nel regno di Valenza Tanno 
1692, apprese ì principi della pit- 
tura sotto Dionisio Videi. I quadri 
fiiitli da Giuseppe per la chiesa par- 
rocchiale della sua patria , aooo 
forse le migliori opere cbe restano 
di questo artista. Se alla bontà del 
colorito avesse aggiunto corretto di- 
segno , potrebbe annoverarsi tra i 
buoni artisti di Valente. Mori nel 
1766. 

PABBILLA ( Michele), nato a 
Malaga circa il 1620, fa allievo ia 
Lucena di pittor dozzinale, ma sup- 
plì col proprio ingegno aH' inse- 
gnamento che non poteva dargli il 
maestro. Alcune opere di non molta 
importanza fatte in patria , lo fe- 
cero vantaggiosamente conoscere; 
onde a pre&renza di molt'altri ar- 
tisti, fu scelto per fvé 1« dorature 
della Certosa di Siviglia: lavoro di 
straordinaria ricchezza che costò 
200.000 reali. Fu qnett' opera da 
Parrilia terminata coli 'aiuto di altri 
pittori nel 1676; e nel 16B3. rinnovò 
per la stessa ÌCertosa il monumento 
della Settimana Santa , ond' ebbe 
una gratificazione di cento doblottes» 



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PA 
PKBSnV ( GiovAC<mmo) oftioin 
tltredil circa il 1501, iotagtiò oel 
1528 i ritratti dei fratelli Drabert, 
ib4 in appresso pubblicò poe' altre 
Maftipe ai non molta iro|M>rtanta. 

PASCALINI {GiotAW Battista) 
nacque io Cento circa il 1600, ed 
Apprese i priocid della pittura nella 
scuola di Ciro Ferri. Conoscendo 
che difficilmente si distinguerebbe 
io qnest' «rie, si diede ali intaglio 
air acquaforte ; e pubblicò diverse* 
stampe tratte da quadri di pittori 
bolognesi ed in particolare del 
Gnercino suo compatriolta. Pare 
ch'egli si fosse proposto d'imitare 
con la punta il beo inteso e spiritoso 
stile del Barbieri quando costui di« 
segnava magistralmente con la pen^ 
na ; ma gli mancarono la manieri 
e lo spirito di qoesto sommo an* 
tìsta per produrre 1' effetto mede« 
timo. Ignoriamo l'epoca delta morte 
de\ PaacaUui , del ouale soggtu* 
gnVamo V indice di alcune slampe* 
S. Di^ che cangia i fiori in 
pane, 09 Anoibtle Canicci. 

La Morte di S. Cecilia, dtl Do* 
tnentdiìno. 

L*Aurora che precede il sole, da 
Guido. 

Gesh Cristo che detta il Van« 
gelo a S. Giovanni, dal Guercino. 

La risurretione di Latsaro, dallo 
stesso. 

Titone e 1' Aurora, dallo stesso. 

Taocredi ed Erminia. 

PASIA. Di questo greco pittore 
ricordalo da Plinio, altro non sap* 
piamo , se non che fu uno degli 
scolari di queir Erigono , che da 
macioatore di colori nella scuola 
di Neacfe, si rese il miglior allievo 
di questo artista. 

PASINELLI ( LOBEtfZO) di Bo- 
logna , nacque neir anno 1629 , e 
dopo avere frequentate le scuole di 
Simone da Pesaro e del Torre, non 
si credendo bastantemente avanzato 
bel r arte, prese da sé a studiare 
le opere de' grandi maestri , ed io 
particolare di Paolo Veronese, che 

/>»• degli Aìxh. tee, T. m. 



PA 105 

poi imitò non servilssente , unen- 
dovi il migfiore di altri maestri. 
Tutta ad ogni modo ritenne la ma« 
goifioensa e la copia di Paolo, come 
può vedersi nei due quadri della 
certosa di Bologna , rappresentanti 
il trionfale ingresso di Gesìi Cri* 
sto in Gemsalemme, ed il suo Ri« 
torno dal Limbo ; come pure In 
storia di Coriolano fatta per cesa 
Raonnssi. Altri quadri esegui che 
si accostano alla maniera dell' Al« 
beni e dei CHracci ; onde difficiU 
meute ai possooo ricusare per suoi 
quelli di diverso stile, che trovansi 
sparsi in private gallerie , per le 
quali sappiamo aver lavorato assai 
pih che per chiese ed altri luoghi 
pabblici. Il Pasinelli fu il grsode 
emulo di Carlo Cignani, che forse 
avrebbe per molti rispetti superato» 
se a tante eccellenti parti avesse 
a^iunta maggiore Castieatezza di 
disegno. Mori l'anno 1700. Inta- 
gliò air acquaforte 

Il Martirio di pih Senti 

La Predicazione di 8. Gfo. net 
deserto. 

PASITELE, nacque in Grecia 
quando era già ridotta alla condi* 
sione di provincia romana , onde 
reoossi, quand'appeoa ebbe appresa 
la scultura , ad operare iti Roma 
nell'età di Metello, per il ^uale in-* 
tagliò un Giove in avorio per il 
tempio di quest'illustre patrizio. La* 
vorava egualmente di scultura e 
d'intaglio in marmo ed in metallo, 
come pure in plastica, ch'egli chia* 
mava la madre di queste arti : né 
mai, per testtmoniansa di PauSanìa» 
foce alcun'opera senta averia prima 
modellata di terra. Scrisse cinque 
libri intorno alle più belle opere 
esistenti »eir età sua tu Grecia, in 
Italia, in Asia, ed altróve, che sgra- 
alatamente aodarono perduti insieme 
a tante bslgni scritture di artisti 
greci e romani. 

PASQUALE. V. Gaudio Luigi. 

PASQUALI < Filippo ) fu uno 
de'aon pochi forlivesi, che frequeo- 
^ 14 



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106 PA 

tarooo la scuola del Ggaani. Cont" 
pagoo del Franceschitii , aggiunse 
un vago ornameato alla saa grao 
tavola di Ri mini ; e nella prima 
giovenlìi dipinse in Bologna il por- 
tico dei Serviti.' Ma la sua migliore 
opera è la tavola di S. Vittore , 
fatta per la chiesa di tal nome in 
Ravenna. Fioriva circa il 1720. 

PASQUALINl ( Feuce ) allievo 
di Lorenzo Sabbatini, lasciò alcuni 
pregevoli quadri, che si direbbero 
usciti di mano al maestro; ed alcuni 
asseriscono esserlo in parie « avea» 
dovi fatte molte cose. 

PASQUALINl (Pasquale) acni- 
tore e fonditore di meulli , fio- 
riva in principio del diciassette- 
simo secolo e fu uoo degli ajuti 
di Francesco Blocchi non solamente 
per la fusione delle statue equestri 
dei duchi Alessandro e Rannoccio 
Farnesi erette in Piacenza nel 161 2, 
ma ancora nell' intaglio di marmo 
de' piedestalli. 

PASQD .iLOTTO (Costawtiho), 
nato in Vicenza circa il 1650 « fu 
scolaro del Carpione , e forse del 
Volpato, ed uno de' più rinomati 
pittpri , che fossero in quella città 
in sul declinare del diciassettesimo 
secolo. 11 suo merito non era » a 
dir vero^ proporzionato alla fama , 
non vedendosi nelle sue pitture che 
vaghezza di colorito , non aiutata 
da buon disegno. 

PASQUIER(GiovAitNi Giacomo) 
uac^ue a Parigi nel 1736; apprese 
il disegno da diversi maestri e l'in- 
taglio da L. Cars. Nel 1762 inta* 
elio una stemmi rappresentante U- 
tlsse nell'atto di presentarsi a Circe» 
dopo aver essa trasformati in porci 
i suoi compagni: e questa stampa 
servì ad ornare il quarto volume 
dell'jE'mi/to/di Gian Giacomo EU>us- 
seau dell' edizione d'Amsterdam 
del 1762. Conosconsi di Pasquier 
diverse vignette , presso che tutte 
di sua composizione , oltre le se- 
guenti stampe. Morì in patria nel 
1784. 



PA 

Arione trasportato Deli' ìspla di 
Tenaro da un Delfino, da Boo^ 
cher. 

Di ire cote ne farete voi una, k 
il titolo di un' altra stampa tratta 
dallo stesso Boucher. 

Le Grazie, da Carlo Vanloo. 

Dodici fogli di figure accadcmi* 
che, da Natoire ec 

PASSALETTI (Pietro) scul- 
tore che operava in Roma nel do* 
dicesimo secolo, è uno dei due ar- 
tisti, che scolpirono il fusto di co- 
lonna destinato a sostenere il cereo 
pasquale in S. Paolo fuori delle 
mura di Roma. Era questo stalo 
ordinato dal monaco Ottone » il 
quale lo volle riccamente ornato di 
rabeschi e di figare di piii ma* 
niere, come comportavano il gu- 
sto e l'abilità degli artefici del se* 
colo. y. Niocola d* Angeio^ 

PASSANTE ( Baetolomiceo ) » 
napolitano, nacque dopo il 1600, e 
fu allievo e fedele imiutore delio 
Spagnoletto; e perchè era stato sao 
aiuto in molte delle grandi opere , 
fi accostumò ad imitarne talmente 
lo stile« che la maggior parte delle 
sue pittore , particolarmente net 
paesi, sono fuori del reeno lipv* 
Uti lavori dello Spagnoletto. Per 
altro a lungo andare cercò Sarto* 
lommeo di migliorare il disegno ; 
e comunque conservasse il forte co- 
lorire del maestro , sensibilmente 
ne migliorò l'espressione. Ignorasi 
r epoca ia cui morì. 

PASSAROTTl ( Dartolommeo) 
nato io Bologua circa il l530, era 
di già io patria riputatissimo mae« 
stro, quando i Caraccio destinati a 
riformare la scuola bolognese, eraao 
ancora fanciulli. Pare che il Pas- 
serotti abbia lungamente studiata 
la pittura in Boma, perocché il Va* 
san lo ricorda come allievo ed ajuto 
di Taddeo Zuccari. CerU cosa è 
eh' egli fu uno de' grandi disegoa- 
tori a penna, e che aveva bastan- 
temente studiata l'anatomia da po« 
ter comporre uà libro elementara 



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PA 
mlorao ft questa scieozii, nelfa parte 
^e rìsgttarda il corpo amatio, ne- 
ccasaria a sapersi dal pittore e dallo 
scoltore. E per avventura fa il primo 
a far pompa in Bologna del sapere 



PA: 107 

prtmoeenito. fu però li miglior soste- 
gno della paterna scuola, ricca di tut« 
to il corredo necessario all' arolnae* 
stramento di un dotto artista. Visse 
in patria in grande ripulasione; ed 



aoatomicOx intir>ducendo nelle ta- ì {^aadagai della professione gli som» 
▼ole di sacro argomento ignudi, for- ministravano larghi mezzi per vi* 
se non sempre con molta oonve- vere splendidamente. Delle sue opere 
nienza. Tale è il quadro rappre- non ricorderò che il Martirio di 
fentaute la Vergliie in mezzo a varj^ S. Caterina fatto per S. Giacomo 
aanti^ esegoitojn matura età a com- di Bologna, che fu ammirato dagli 



peteoza dei Garacci per la chiesa 
di S. Giacomo, come lo è la De- 
colazione di S. Paolo alle Tre Fon- 
tane in Roma. E giova credere , 
che studiando egli in Roma, avesse 
concepito tanto trasporto per la dot- 
trina anatomica sulle opere del Bo« 
uarroti, perocché , appena tornato 
in patria da Roma, avendo esposta 
una sua tavola di Sisifo, fu da tutti 
i professori , per la perfetta somi- 
g\ìanza dello stile, creduto lavoro 
ótk sommo maestro fiorentino. Fu 
il Passarotti eccellente ritrattista, e 
tale che riguardsvalo Guido come 
il migliora, dopo Tiziano. Di che 



Stessi caracceschi. Mori Tiburzio ia 
patria nel 1612 , e sotto Cleraen* 
te Vili terminò i suoi giorni ia 
Roma suo fratello 

«— ( AUREUO ) , il quale pìk 
che a tutt'altro attese alia minia- 
tura. Chiamato alla sua corte dal* 
1' imperatore Rodolfo II, splendido 
protettore delle arti, fu tenuto, non 
so per quale mancamento, sette anni 
in carcere, da cui usci per fare al* 
cani disegni di fortifioaiioni. In tale 
occasione, o gli ri usci di scolparsi 
dall' appostogli delitto, o di placare 
colla sua virtù lo sdegno del ao» 
vrano, che largamente lo premiò , 



pe làono prova eziandio al presente lasciando in suo arbitrio il ritornare 

i ritratti mteri di grandezza natu- in Italia , o il rimanere alla sua 

rate latti per' la famiglia Legnani. corte. Aurelio appigliossi al primo 

Agoetiuo Caracci non isdegnò di partito; e non era appaila giunto 

frequentare lo scuola del Passerotti; a Bologna, che fu da Clemente Vili 

e sebbene in vecchiaja la gloria di chiamato a Roma per alcuni lavori 

lui oscurasse alquanto al confronto d' importanza, che poi non con- 



dei Caracoi, non perciò si ommise 
di riguardarlo come uno de'piii 
iilusirì pittori bolognesi. Intagliò 
all'acqua forte alcune delle sue o- 
pere, tra le quali sono conosciute 
le stampe. 

M. V. seduta che tiene il bam« 
bmo, e le su ai piedi S. Gio., di 
sua invenzione. 

La Visitazione di M. T. da Fr. 
Sai vieti stampa rarissima 

Lo Sposalizio d'Isacco e Rachele, 
da Pietro Perugino. 

Credcsi morto nel 1592, lasciando 
quattro figli ammaestrati nell'arte, 
che destinava a far argine alla sem- 
pre crescente piena de' suoi emuli 

PASSAROTTI lTiBURZio)il figlio 



dusse a fine, prevenuto da subita 
morte. 

— (Pasbabotto e VEirruaA) 
i due minori fratelli non eredita- 
rono che la filma patema, spoglia 
di ogni merito personale, perocché 
rimasero meno che mediocri pit- 
tori. Il primo mori assai dovane 
nel 1580, 1' altro assai vecchio nel 
1630. 

— (Arcangelo e' Gaspare ), 
figliuoli di Triburzio , sostennero 
l'onore della fiimiglia, il primo come 
eccellente ricamatore di storie e di 
ornati, che eseguiva sui proprj di* 
segni; 1' altro come valente minia- 
tore. Fiorivano nella prima Okelk 
del diciassettesimo secolo. 



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108 PA 

PASS£ o PAAS (Cusniio de) 
ehiamalo il f^eeefùo , nato oella 
SèeJandia circa il 1536, apprese il 
4ifegoo e l'intaglio da Tecnlero 
Gtornhaert , e lavorò coD8ecttdva« 
■Mote io Utrecht, Amsterdam, Go« 
looia f Parigi e Loodra. Venato 
non meoo nelle lettere che nelle 
•Cti p pubblicò un libro intorno al 
disegno ed alla incisione. •« Nella 
«mia gioirentu, scrive nella prefa- 
• lione, mi sono dato a molti e varj 
« esercii] ; ma mi afifetionai pria- 
m cipalmeote allo stadio del disegno 
9t sotto i più famosi maestri, che fu- 
m rono Treminet pittore del re di 
M Francia » Pietro. Paolo Rubens , 
» Abramo Bloemaert , Paolo Mo« 
•» relson , e specialmente Vender 
M Burg, col quale ho visita te le 
M accademie ove sono gli uomini 
» più ili ostri del secolo ». Pubblicò, 
in Parigi un ristretto della geome» 
tria relativo alle proporzioni del 
eorpo umano, per le ngure in pro- 
spettiva, per i disegni dell' accade^ 
mia a Ittmij per le proporsioni dei 
cavalli ; lìoni, orsi, montoni, gatti 
ed altri auadnipedi, uccelli e pesci« 
Passò ali ultimo in Inghilterra dove 
non fece lunga dimora , ed igno- 
riamo i' epoca della morte. Sog- 
giungo nn breve elenco delle sue 
ttampe* che ammontano a piii di 
cento. 

Ritratti di 

Andrea Dorià a|pmiraglio Ge« 
Bovese 

Enrico IV re di Francia 

Maria de'Medipi regina di Fren- 
eia 

Filippo II re di Spagna 

Duce Alessandro Farnese 

Elisabetta regina d' InghiJter* 
j-a ec. ec. 

Stampe di sua oomposinone» tra 
le quali la 

Casta Susanna 

Regina CleofMtra 

Ercole che si aMoffa con Anteo 

Le nove Muse ec. 

Stampe da diversi maestri. 



PA 

I dodici meai dell'anno in dodici 
lastre, da de Vot 

L' Aononciasione.ai Pastori, da 
Bloemaert. 

Seguito di (juatU'o P^^Mgei mon« 
legnosi, da Giovanni ftreugbeJ, ec« 

— — (Crespino de) il Giovaae^ 
figlio maggiore del preceaente, na* 
c«{ue in Utrecht nel 1^70, e fu aU 
Jievo di suo padre. £ probabile 
che morisse in età giovanile , pe- 
rocché lo stesso padre incisa la 
quarta stampa delle quattro , rap- 
presentanti fa Bisnrreiione di Laz* 
xaro , e non si conoscono, oltre le 
tre relative a Lauaro che i due se- 
guenti ritratti 

Johannes Angelus Werdehageo*- 
C. de Passe filius an. 1600. 

Federigo Elettore Palatino. 

--— - ( GUGUELMO DE ) Secondo 
genito di Crespino nacque in U- 
trecht nel 1572, e fu allievo ed 
imitatore dello stile paterno. Pensò 
presto in Inghilterra, dov'è proba- 
bile che passasse gran parte della 
sua vita. Tra le sue stampe riooT" 
deremo le seguenti : 

Roberto Dudlay conte di Leice* 
stre. 

Giorgio Villare duca di Bokin* 
gam. 

Francesca duchessa di Richemont 
e di Leoox. 

Giacomo I e la sua famiglia 

La Famiglia di Zingari colla 
daU del 1621 

I Cinque sentimenti in cinqoa 
fogli. 

— — — ( Simone de ) nacque ia 
Utrecht nel 1574 dai vecchio Cre- 
spino, e fu pure allievo del padre. 
Recossi poco dopo presso il valello 
Godielmo in Inghilterra, ed intagliò 
molti ritratti e poche stampe di 
storia. Recossi dopo dieci anni ai 
servigi del re di Danimarca, e pro- 
babilmente terminò i suoi giorni 
in Copennagheo. Sue pih conosdule 
stampe 

Giacomo I seduto in una tri- 



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PA 
Ai»oa tua spoM 

Contessa Howard Francesca di 
Somnarsit 

Tommaw coDta d' Araodel 

Maurilio priucipe d*Oraoge 

Quadro ritratti figurali io piedi; 
cioè Giovanui de ValoÌ4, duca di 
Borgogna , Filippo di Yaloìs , Fi- 
lippo li buooo» Carlo il temerario, 
tttiti dudii di Borgogna* Stampe 
rarissìnae. 

Gesù Cristo io Enunaus con i 
Pellegrioi. 

Sacra Famìglia. 

PASSE (IlADDALEifA DE) sua So- 
rella , naia oel 1576» riusci sotto 
]a paleroa direxione migliore tuta» 
gliatrice a bulino de' suoi fratelli ; 
ed OGCopa un distinto posio tra 
gi' intagliatori di paesara. Sog* 
giungo r indice di alcune sue 
stannpe; 

Catarina , duchessa di Cukio- 



Le Tergìoi saggia e le Vergini 
stolte da £lsheimer. Bella e rara 

La Storia di Cefalo e Proci, dal 
medeiimo. 

Due Paesaggi assai cupi » con la 
storia del profeta Elia ritirato nel 
deserto, e nudrìto da nn corvo, da 
Savery* 

Due paesaggi rappresentanti una 
pastorale con mulino a vento , ed 
una marina in tempo di burrasca 
e con naufragio, da Willeres. Stampe 
di preziosa esecusione* 

— — (Babbaba de) sua sorella, 
àeìU quale parlarono il Gaudellini 
e Bmèbd, e di cui conserva nsi più 
cose neiJa grande collezioue d«:Ua 
famiglia di Crespino de'Passe, nella 
reale biblioteca di Parigi ; non si 
benno più circostanziate notizie. 

PASSERI, o PASSARl ( Gio. 
Battista ) nato in Roma circa' il 
1610 • fu, se c ondo scrive e|;li me» 
definao, allievo e famiglia rissimo del 
pomeoichioo mentre si trattenne 
in Frascati; e sebbene frequentasse 
aJcre actiole» ^rcò ym seippre d*i- 



PA f09 

mitare lo stile di questo erand'uo^ 
mo, cui, in occasioue delle sue so- 
ldini esequie, recitò Bell'accademia 
di S. Luca r orazione funebre , e 
ne fece un somigliantissimo ritratto^ 
cbe lungamente cooservossi nelle 
camere della stessa accademia. Poco 
operò il Passeri per luoghi pub* 
blici, non conoscendosi cbe un Cro« 
cifisso fra due Sauti a S. Giovauni 
delta Malva, ma fece molti quadri 
da cavalletto. Conservaoseoe nel pa- 
lazzo Mattel non pocbi di uccel- 
lami e di animali morti, con mezze 
figure di persone vive , e con al» 
cune passere allusive al proprio ca* 
sato. Ma il Passeri , seppe assai più 
che col pennello rendersi colla penna 
benemerito della pittura; scrivendo 
le accurate vite degli artisti , che 
fiorirono a'suoi tempi, le quali fu- 
rono poscia pubblicale in Roma da 
un anonimo , col titolo di : yuc 
de' Pittori Scultori td Architetti fih^ 
hanno lavonUo in fioma , e cht 
tono mora dal 1641 al 1673. li 
Passeri erasi in età inoltrata assai 
fatto prete, e mori in Roma nei 
1679. 

-i.*. ( Giuseppe ) , suo nipote , 
era nato oel 1654 , a- fu uno dei 
prediletti allievi di Carlo Maratta, 
come altresì de' più vicini imita- 
tori. Tra le migliori sue opere con- 
tasi il S. Pietro cbe battezza il 
Centurione, fatto coiraasistenza dei 
maestro per la basilica Vaticana » 
cbe ridotto ivi a musaico , fu poi 
mandato ai Conventuali d'Urbino. 
Non pertanto il sue più bel quadro 
viene creduto il S. Girolamo» cbe 
sta meditando sul Giudizio finale, 
dipinto per Pesaro. Mancò all'arte 
nel 1714. 

— — ( AvDBEA ) « pittore coma- 
sco, cbe operava nei 1505, dipiuM 
nella cattedrale della città patria la 
Vergine circondata dagli Apostoli. 
Quantunque nelle teste abbastanza 
variate e nelle mosse si accosti al 
moderno stile * conserva tuttavia 
nelle estremila la sc^che^z^ d«| 



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110 PA 

quaittroceuto » t le doratare oejU 
abiti. 

, PASSIGNANO ( Ciiv^L. Dome* 
meo C&E8TI PA) nacque circa il 
1550» e forse prima, se è vero che sta 
•tato maestro dì Lodovico Caracci. 
Fu Domenico scolaro in Firenze 
del Naidiui, indi si acconciò eoa 
Federigo Zuccari , di cui sarebbe 
per avventura stato il pib grande 
imitatore, se la lunga dimora fetta 
in Venezia non 1' avesse renduto 
appassionato ammiratore di quella 
scuola, ond*era solito dire, che chi 
non vede Venezia non può /icrùt- 

Sarù dt essere pittore, E da ciò 
eri vano alcuni la non motta ri« 
cercatezza delsuostile. sempre mac* 
chinoso , ricco d' architettore e di 
abiti alla paolesca^ e con gagliarde 
mosse in sul fava del TintoreUo , 
di cui vuoisi che imitasse ancora 
il colorito troppo oleoso , onde in 
breve tempo te pitture dell' uno e. 
dell'altro andarono perdute. Infatti 
due grandi opere del Passi guano , 
la Crocifissione di S. Pietro , e la 
Presentasioue di Maria V. eseguite 
per S. Pietro di Roma, perirono in- 
teramente. Convien dire peraltro 
che non sempre si attenesse a così 
cattivo metodo di apparecchiare i 
colori , dettato , crea'io, al Tinto- 
retto dal desiderio di tirar presto 
innanzi il lavoro , perciocché molte 
tavole del Passi^nani possono ve- 
dersi da due secoli ottimamente con« 
servate. Ma la sua pth bella opera 
è una gloria dipinta nel catino della 
chiesa de'Yallombrosani in Passi* 
gnam» sua patria. In questa si ri« 
conosce il maestro del grande Lo- 
dovico Caracci , del Tiarini , e di 
altri lodati pittori toscani. Sono pure 
pef molti rispetti tenuti in pregio 
I Oreschi riccoissìmi di figure aie 
ornano la cappella di S. Antoouio 
ili S. Marco di Firenze , ee. Moti 
in decrepita età 1' anno 1^8» 

PiSTERlNl (Jacopo) fu uno 
de'buoni mosaicisti die nella pri- 
ma metà del diciassettesimo seoolo 



PA 

lavomrono in S. Marco di Yc 
zia. 

PASTI (Matteo) egregio co- 
niatore di medaglie veronese fio- 
riva nel quindicesimo secolo io com- 
pagnia del Pisanello e di altri il- 
Justrì artisti suoi compatriotti. Vero 
è che il Pasti non uguagliò in me- 
rito il Pisanello» ma non riause a 
grande distanza» come ne fanno te- 
stimonianza le sue medaglie co- 
niate per Benedetto suo Iratello , 
per Leon Battista Alberti, Guarino 
Veronese, Isotto e Sigismondo Ma- 
latesta, Timoteo veronese , ecc. In 
molte delle preallegate medaglie ve- 
donsi eleganti rovesci , bastante- 
mente ben disegnati , tra i quali 
basterà l'accennare quello della me- 
daglia di Benedetto, rappresentante 
un fanciullo che ha scoccato la 
freccia in «no scoglio , contro «I 
^uale m spezza. Fu alcun tempo 
insieme a Pisanello ai servigi di 
Maometto II, che largamente lo ri- 
compensò, rimandandolo con ric- 
chissimi doni in Italia. 

PASTORINI ( B. ) nac^e circa 
il 1748 da genitori italiani , e fio- 
riva in Londra nel 1770. Associossi 
al Bartolozzt ed adottò la sua ma- 
niera d'incidere. Pubblicò varie 
stampe alia punta ed a bulino , e 
molte alla maniera nera. Daremo 
r indice di alcune tra le più ce- 
lebri. 

Gran Veduta di Londra, dal sao 
disegno, incisa nel ,1770. ' 

L Allegra » da Angelica Kauff- 
man » sotto la direzione del Barto- 
loszi. 

La Pensierota, come sopra 

Griselda che toma presso tao 
padre , da un quadro di Rigaud 

Guotero e Griselda die serve 
d* accompagnamento. 

PASTORINO da Siena, che fio- 
riva nel sedicesimo secolo^ fu uno 
dei valenti coniatori di medagK« 
pih distinti della Toscana. « Uo- 
M stui» scrive Giorgio Vasari, trovò 
•• uno stucco sodo da fare i ritratti* 



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PA 
M che ir«BÌ69cro coloriti a guisa dei 
M naturali» con le tinte delle barbej 
9» capelli e color di carni , che le 
«» ha fiitle parer vive • . . e tanti 
M lavori fece da poter dirsi ebe ab* 
M bia ritratto tutto il mondo di 
a* persoue signori grandi e vir- 
*• toosi ed altre basse genti m. 

PASTDBINO da Siena proba* 
bilmente diverso di^l precedente , 
•liievo di Gi%lielnio , egregio pit- 
tore wtài vetro 9 si pretende che in 
4)oest art^ superasse di lunga mano 
lo stesso maestro » come lo dimo* 
strano le pittore eccellentemente 
condotte sai disunì del Vaga nella 
mia dei Re in Vaticano, e nel duomo 
dì Siena. Fioriva circa la metà del 
sedicesimo secolo. 

PATANAZZl . . . . d' Urbino, 
non è ben noto se allievo di. Clau- 
dio Ridolfi o del Barocci, o di al* 
tro maestro , dipinse in una cap** 
peVla del duomo d'Urbino lo Spo- 
ialìzio della Vergine di figure non 
grandi^, ma vagamente colorite e di 
forme gentili , e fbrw più gentili 
che non ooovieue a sacro argo- 
mento. Non è noto che in luoghi 
pobblici esistano altre opere indù* 
bilate di questo valente maestro ; 
ma gli elogi ebe gli vengono fatti 
nella GaiUria de' PiUori urbmaii 
non ci permettono di porre in dub- 
bio la sua virtù. 

PATAS (Giovanbattista) n*- 
eque in Psurigi nel 1744^ e si fece 
conoscere valente intagliatore a bu- 
lino con diverse stampe , tra le 
quali sono celebri quelle contenute 
nel volunse in 4 della Consacra- 
zione di Luigi XiV. Inoltre pubblicò 

Avvenimento di Luigi XVI e di 
Mtrm Antonietta d'Austria al trono 
di Francia nel 1774 ; stampa aJle- 
gorica di sua invenzione. 

Il Giudizio di Paride , da Que- 
rerdo. 

La Fanciulla sorpresa , dal me- 
desimo 

Enrico JV- che lasciava entrare 
vettovaglie in Parigi assediato. 



PÀ Iti 

PATEL ^ detto il BtMHO^ Igno- 
riamo ogni circostanza della sua 
vita e perfino le approssimative 
epoche aella nascita e della morte; 
ma la Francia possedè bellissimi 
paesaggi ed architetture di questo 
artisu« noi» aventi che il difetto di 
soverchia finitezza. Due se ne con- 
servano nella Gallerìa del Louvre 
rappresentanti Jochabed che pone 
il fanciullo Mosè nelle acque del 
Milo , e Mosè che nasconde sotto 
r arena V Egiziano ucciso da lui, 

— detto il Giovane, probabil- 
mente figlio del precedente, fu pure 
valente paesista , ma non ta!e da 
star a petto del Buono, 

PATER ( Gio. Battista), nato 
in Valenciennes nel 1695 , fu al- 
lievo dei suo compatriotto Wal» 
teau, che dovette dopo alcun tempo 
abbandonare a cagione delsuodif» 
ficile e barbaro temperamento. Al- 
lora fecesi a studiare da «sé » e si 
fece buon pittore di pratica , non 
altro avendo di lodevole che il co- 
lorito de'migliori Fiamminghi. Vero 
è che non gli mancava ingegno e 
naturale attitudine per essere ec- 
cellente pittore» ma preferendo il 
guadagno alla gloria « trascorò il 
disegno e la eom|M>sitioue. Ad ogni 
modo alcuni suoi quadri furono 
trovati degni di essere incisi; ed egli 
morendo di 41 anni , lasciò una 
ricca eredità. 

PATERNIER (Giovaghino ) di 
Dinante, viene da Sandrart lodato 
come buon frescante » e facile pit- 
tore air olio, di paesi storiati. Di- 
cesi che non lavorasse che quando 
era stimolato da necessità, essendo 
solito trattenersi nelle taverne fin- 
ché tutti non avesse consumati i 
precedenti guadagni. 

PATERNO' CASTELLO (Igna: 
ZIO ViErcENZO ) appartenente alle 
illustre fiimiglia de' principi di Bi- 
scari, non solamente seppe procac- 
ciarsi lode c>er essersi applicato 
in gioventù allo studio delle lettere 
e delle arti, ma principalmente per 



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112 PA 

aver dato alPlUiIia lommoso eiem* 
pio oelP impiego delie ricchezza 
Paterno costrasse sui propri i óu 
segai ed a sue spese un magnifico 
ponte sopra ti Siteetò , il maggior 
fiume delia Sicilia , a non radte 
miglia da Catania. È ({uesto ponte 
lungo dugeato canne , ed ha tren- 
tun archi. L' arco maggiore che 
cavalca il fiume ed è di sesto acuto, 
ha centoventi palmi di luce, ed b 
tosi alto che pareggia le opposte 
altare. Sul ponte trovasi un acqni- 
dotto arcuato, i di cui archi conri- 
spondono agi* inferiori del ponte , 
e si estendono oltre alle due estre- 
mità per la lunghetta di trecento 
Sessanta canne. Quest' opera co- 
minciata nei 1765, fu felicemente 
condotta a fine in due anni. Serve 
non solo di comoda strada ai pas- 
seggeri, ma è sommamente utile per 
l'acqua condotta che va ad irri- 
gare molti terreni. 

PATINA (Carli Catemiia ) ; 
nata circa la meta del diciassette^ 
Simo secolo dai cavai. Cariò Pa- 
tina , medico parigino ed accade- 
mico padovano; apprese il disegno 
e l' intaglio sotto diversi maestri , 
mentre ti padre Tìstruiva nelle let- 
tere» Nel 1691 pubblicava in Co- 
lonia un volume in foglio, intito- 
lato: Le scelte pitture intagliate e 
dichiarate eia Carla Caterina Pa» 
tina> È questa la mij|;lior cosa che 
ella , facesse , e per i tempi in cui 
visse, meritevole dì lode. 

PATON ( Riccardo ) pittore di 
Mitrine ed intagliatore all' acqua 
forte, nacque in Inghilterra Circa il 
1720, ed operava in Londra nel 
1757. Paton vuol eSSére annoverato 
tra i pih iitu^tri pittori di marine 
che onorarono il secolo decimottavo, 
perocché il disegno, la prospettiva, 
il colorilo nulla lasciano a deside- 
rare ai p\h ioiiììx conoscitori. Molti 
valenti intagliatori inglesi incisero 
dalle sue composizioni» ed egli stesso 
intagliò con molto gusto diverse 
arqueforli dai suoi disegni, tra i quali 



PA 

La battaglia navale combattuta 
il 27 settembre del 1757 tra le 
flotte inglese e francese. 

Combattimento navale del 1758. 
a lume di luna tra la nave inglese 
il Mownùuth e la PoadroyaiU &att* 
case. 1 

Simile tra il Buckingham ed il 
OardUur. 

PAfOUR ( Gio. Aoosnire) na- 
cque in Parigi circa il 1736 , ed 
era già annoverato tra gì' intaglin- 
tori francesi nei 1760. Aveva ap« 
presa l'arte sotto il giovane Halle 
e sotto Filipart. Tra le sue stampe 
ricorderemo le seguenti 

Il dolce Sonno, dai disegni di 
Halle 

Il dolce Riposo, dallo stesso. 
Le petit Menteur, da Alberto Da* 
rero. 

Due vedute dei dintorni delle 
Rochelle, da Lallemand. 

PADRINI ( Gmscpvs ) , n acque 
in Parma circa il 1720, ed in età 
giovanile passò a Venetia , di* ^A 
ammaestrato nel disegno e ueirm- 
tagl io. ColA^ sotto la direzione dello 
Zanetti intagliò diverse cose , che 
non perdono al confronto di quelle 
del Faidoni, incaricato con lui d'in- 
cidere le Statue antiche di Kentzia^ 
che poi uscirono alla luce in diie 
volumi in foglio. Tornato in patria 
nel 1 750 , diede diverse stampe 
alaccate, delle quali attualmente se 
ne fa poco conto. Mancava all'arte 
nel 1786. 

PAUDiyS, nato nella bassa Sas« 
Sonia circa il 1618 fu ubo de' mi- 
gliori allievi di Rembraol. Dopo 
aver fatti molti quadri per il ve- 
scovo di Ratisbona , e per Alberto 
Sigismondo duca di Baviera, ne in- 
traprese uno a concorrenta di Ro« 
ster pittore di Norimberga. Il sog* 
getto era uu lapc che divora na 
agnello. Il quadro di Paudivs fu 
giudicato miglidre per la forsa del« 
I espressione e per la verità; me 
quello deir avversario piacque a 
molti per la somma diligaosa ed 



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PA 
Il iìiiUo dei peli e delle lane. Ciò 
vaol dire che que'giadici amavapo 
la maoien della scuola fiamminga, 
e Doa lo siile grandioso ed espres* 
sivo» come anche preseutemente al* 
cuoi amano la leccala maoiera dei 
paesisti fiamminghi piuttosto il forte 
e pittoresco stile dei Salvator Aoaa, 
di Claudio, di Poussin, Dicesi che 
tele giudizio accorò in modo il> 
troppo sensibile Sassone , che in 
bre?e morì di dolore. Se ciò è vero» 
eostui ebhe torto di apprezzare no 
ooÀ strano giudizio di giudici in^ 
competenti. £ffli^ aveva conse^juiti 
i più nobili fini deirarte, verità » 
espressione , nobiltà , mentre l' av* 
versar io noo meritava lodi che per 
conto delle meno importanti parti 
e degli acoessorj, 

PAV£LS£N ( EiTRico) nac^ a 
Copenoaghen nel 1748, e poi che 
ebbe appresi in patria gli elementi 
della pìuui-m e delia incisione » in- 
traprese nn viaggio nella Norvegia 
per disegnare le piii pittoresche ve*- 
aule di ijuel regno. Di ritorno aUa 
patria si fece ad incidere i suoi 
disegni nel pili grande stile delle 
acque (orti d' Everdingen ; e la 
prima stampa, comparsa nel 1788, 
appagò r aspettazione dei dilet- 
tanti. Fu nominato professore di 
pittura, ma questo ed altri incorag- 
ghueoti ottenuti in patria non fu« 
rono proporzionati al merito. Di 
che sappiamo che se ne afflisse; 
e fu da taluni creduto che questo 
dispiacere abbreviasse i suoi giorni, 
terminati con danno dell' arte nel 
il90. È celebre la sua stampa 

Veduta della Cascata dell'acqua 
di Uof-Foss, nella provincia di Iun« 
geriket, dedicata al re ed incìsa nel 
1789. 

PAVESI ( Fraugesco ) fii sco- 
laro dì Carlo Blanilta, ma non dei 
più illustri, perocché non sapreb- 
Desi additare verun' opera certa , 
eapeodtoii tollanto che in divene 
cpere Ih aiuto del maestro. 

PAVIA I Giacomo ) nato in Qo« 
JKf* iKftt Arch* ccf • T. m. 



kA 



413 



ìùfùé, bel 'ItfS , fu scolaro id pa- 
tria del Crespi. Poco operò in Ita- 
lia , perchè chiamalo «vanti che 
gittgnesse ai trent'anni in Spagna» 
dove si fece vantaggiosamente co- 
noscere , e fu adoperato assai in 
lavori d* importanza all' olio ed a 
fresco. Colà mori assai vecchio poco» 
prima del 1750. 

— «i-r ( Donato Bardo e Lo- 
renzo DA ) sono conosciuti in Sa-. 
vena ove lavorarono, il prjmo nel 
1500, l'altro tredici anni più tardi^ 
essendosi sottoscritlo , 1' uno Lau* 
rtmiius PafHtiuis, il secondo : Do» 
naius Comes Bardai Papiensit* 

— — ( Giovanni da ), allievo di 
Lorenzo Costa, viene supposto au- 
tore di alcuni quadri che ornano 
diverse chiese di Pavia, di uno stil* 
che s'accosta a quello della scuola 
caracoesca. 

PADL (S.) intagliatore alla nuuk 
niera nera, ricordato con lode da 
Basan, fu autore di molte stampe 
di fatti storici e di ritratti. 

—, o DE PAULIS ( Andb£a> 
fiammingo, era nato circa il 1657, 
e fu forse più che mediocre inta- 
gliatore, ma non tale da essere an^ 
noverato tra i piii valenti suoi con- 
temporanei. Le più conosciute sue 
stampe sono le due seguenti : 

S. Pietro che nega Gesù Cristo^ 
da Gherardo Seghers. 

Il Ripulilore di denti , da Teo» 
doro Roelant. x 

PAULIN (OhaUo), nacque, non 
h ben noto Jov^ , circa il 1645. 
Preso da vivissimo desiderio di 
visitare la Palestina, fecesi capo di 
una società di pellegrin» raccolti ìa ^ 
diversi luoghi, passò in Inghilterra 
e di là in Amburgo, dove la per- 
dita di tutti gli effetti e del da- 
naro , lo costrinsero a sospendere, 
r intrapreso viaggio. A dispetto di 
Aiuta divozione per Terra Santa ^^ 
venin pittore dipina* oggetti più 
scandalosi di PhuKn , onde \ suoi 
quadri tro^rono' compratori ad 
altiififlii preui, aobbene deleMad da 
15 



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114 PA 

intte U persone dabbene. Diceii 
€he fu cestifuto disegnatore, vago 
6 delicato coloritore, e di un tocco 
■torbido e 8oav« , pur troppo ca- 
pace di guadagnare ammiratori alle 
sue lubricità. 

PAULUZZl ( SnarAHO ), citu- 
ditto Veneaiano , che operaia nel 
1660 , fu uno di coloro , che se- 
guendo le pratiche di Pietro Ric- 
chi, dipiaaero con metodo cosi oleoso 
od oscuro, che dopo pochi anni le 
opere loro più non lerano ricono- 
scibili. Ciò che vediamo accaduto 
al Pauinssi deve mettere in guardia 
i giovani pittori contro 1' uso dei 
ctaTori troppo scorrevoli. 

PAULY , nato in Anversa nel 
1660, è pi*obabile che studiasse la 
fUiniatnra copiando le cose di Gin- 
aeppe Werner. Pauly dimorava *ÌB 
Brussellese ove dai grandi della corte, 
dke gli davano continue oommis* 
atoni, guadaenava onde vivere splen- 
didameote. Non è nota l'epoca della 
sua morte , e le sue pitture sono 
rarissime ne' gabinetti de' signori 
6amminghi. 

PAULZ (Zagcabia) naoc{ne io 
Amsterdam nel 1600 , e di venti 
mini fiiceva i ritratti della nobiltà, 
e dei priroarj ufficiali di Amster- 
dam. Ott' anni dopo condusse un 
vasto Cfuadro rappresentante di gran- 
desta naturale, sette capi della oom* 
pagoia degK archibugeri della città 
d'Alckmar. Non so che fiicesse opere 
storiche^ ma deve riguardarsi come 
uno de' migliori ritrattisti dell' O- 
laàdà. 

PAYONA ( FRANeESGO) nacque 
4fa Udine '<*e( 1682, e fu da «prima 
scolaro in Yeuesia ed in Bologna 
di Giosefib del Sole, poi in Milano 
di altro maestro. Passò da Milano 
a Genova , poi andò in Spagna , 
nel Portogallo, in Germania, lavo- 
rando per quelle princrpesche corti 
e per particolari, finché trovò sta- 
bile tloihicilio fA Dresda. Tornato 
a Bologna e per ultimo a Venena, 
«tori m questa città nel 1777. Il 



PA 

Pavéna fu bueu pittore all'olio, ed 
a pastello, capace di grandi opere» 
ma pih per ritratti che pertott'al- 
tro, onde guadagnò assai, ed ebbe 
finché visse riputazione di valente 
maèstro. 

PAUQUET (Gio. Luioi Carlo)» 
nato a Parigi nel 1759, apprese 
l' intaglio sotto Gucher, ed intagliò 
con buon successo molte viguette 
sui disegni di Mortau ,. Barbier « 
Bfarillier. 

PAUTRE ( GiOTAimi LE, o US 
PoUTBE) -nacque io Parigi net 1617» 
ed apprese gli elementi del disegno 
fiotto la diretione di un falegname» 
poi studiando e disegnando le epers 
de' grandi maestri, divenne un eo 
celiente disegnatore. Dotato di fe- 
licissimo ingegno, ed accostumatosi 
fino dalla finciuUezsa a lungo k« 
voro , allorché si consacrò all' io- 
taglio, diede alla luce una prodi- 
giosa quantità di sogfletti spettanti 
all'architettura ed all' ornato, che 
nella col lesione di Pietro Manette 
era di 1440 pesai. Per lo piii noa 
incise che dai proprj di'seli , e 
d' ordinario sono decerasioni d'ar- 
chitettura, vasi di oroamenti, sfondi» 
vignette ec. Si provò pure ne* ri- 
tratti ed in og^tti di storia, come 
dall' unito indice. A prima vista 
il suo stile non sembra proprio , 
ma è solido e stabilito sui vert 
principi dell'arte. Fa membro del- 
l' accademia di pittura e di scul- 
tura, e mancò ali arte in patria nel 
1682. 

Ritratti di 

So medesimo entro ma cornice 
di ifiori sostenuto da due Geotetti» 
1674. 

Luigi XIY vestito alla romana e 
seduto^ 

Giovanni Roberto^ Gridatore, ce. 

Opere storiche 

Due foffli della storia dì Mosè 
Dodici logli di paesaggi 
' Sei fogli di porti di i 



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PA 

L» Coofacimiìooe dì Luigi XIT 
nelU cattedrale di Rheìnis ce* 

P AYE ( B. M. ) nacque in In* 
shilterra circa il 1750, ed operava 
jii Londra nel 1780. FupitCore di 
qualche grido , e pubblicò diverse 
stampe a granito , tra le quali le 
due sdenti: 

Pmsi im Durance. Due piccole 
fenciolle che tengono un gallo entro 
ttoa gibbia. 

Jfo Dance, no supper» Un fan* 
duUo ed una £inciulla, che fanno 
danare un gatto prima di dargli 
da oungiare. 

PAYNE (GiOYANiii) nato in 
Londra nel 1606« viene uni versai* 
mente risguardato siccome il primo 
buon inta||liatore inglese a bulino. 
Apprese gb elementi dell'arte presso 
Simone de Passe. Fu Payne uno 
di quegli artisti , die» sebbene do« 
tati di grande ingegno, sono sempre 
inoerti e dubbiosi nelle loro cose, 
uè saono lar valere i proprj talenti. 
Baooomandato al re Cario I, tra* 

scurò ili approffif tare di questa vau* 

tsg^iosa oecssiooe» come trascurò 
ogni utile lavoro, onde mori di 
ijuanat' anni, ridotto ad estrema 
indigenza. La niaggior parte delle 
sue incisioni riduconsi a fronte* 
spì^ ,^ ad ornamenti di libri, ed a 
ritratti, che non sono pochi. Sono 
4|nesti latti interamente a bulino 
io uno stile libero e largo > e cosi 
ben trattati che producono un pia- 
cevole effetto* 

Sagginnfp un breve indice dei 
migiiori. 

Cardinale Ferdinando d'Austria, 
governatore de'Paesi Bassi, da van 
Djclu 

Roberto Dervreuz, conte d'Essez, 
con cappello ornato di piume 

Gugliehno Shakespeare. 

Giorgio Witbers, poeta ee. 

PA^ (Don GtosEPVE) fioriva 
in Madrid nel 1725, nel quale anno 
fa dal Consiglio nominato uno dei 
giudici delle aatiche pittore. U con* 



PA 11S 

vento della Mercede di quella ca- 
pitale possedeva di quest'artista un 
quadro rappresentante S. Giuliano 
assai ben fatto, che fu trasportato, 
sotto il refluo di Giuseppe Bonaparte» 
aUa galleria del Rosaire. 

PAZZI ( Santa Mama Madda- 
LBITA de' ) , nata in Firense nel 
1566 , si dice che fosse eccellente 
ricamatrice e valorosa pittridie. I 
Carmelitani di Parma conserverono 
sempre con grandissima gelosii^ un 
suo quadro, chiamato il Torcoltrt, 
esprimente Gesii Cristo , cbe sotto 
un torcolo sparge saugue da titfte 
le piaghe: soggetto preso da non so 
quale profezia, e dipinto ancora da 
altri artisti. Morì nell'anno 1607. 

PAZZI ( PiETEO Antonio > na< 
eque in Firenxe nel 1730 , ed ap- 
prese il disegno e V intaglio io t>a- 
tria sotto diversi maestri. Intagliò 
molti ritratti d'Artisti per il Ma- 
scum Flortniinwn , e diversi pesai 
della reale Galleria di Firense. 

Soggiungo un indice di alcuni, 
tra i più lodali, 

Francesco Albani, da un quadro 
del medesimo. 

Federigo Barocd, come sopra. 

Jacopo Bassano, coflM sopra.- 

Andrea Bosco li, come sopra. ' 

Una Santa Famiglia fatU a tratti, 
da Luca Cambiaso 

S. Maria Maddalena de' Pazti v 
dal Dandini. 

L* Aasunsione di M. Vergine > 
dal quadro di Raffaello, Mistente 
in Foligno, eooosciuto sotto il nomf 
di Madonna di S. 'Sisto. 

PEACUAM ( Enrico ) nato in 
Ingbiltenra nel 1600, operava a 
Londra d'inlaelio nel >630. i^i 
quest' artisu anbianio peohissiiaw 
notizie. Walpole diee , che era ìf 
istalo di giudicare intorno alle case 
della piunra e della incisione , e 
che #1 canto suo aveva eoniri* 
buito alla loro illnstraàeoe. Pob« 
biioè un libro intitolato: Il com^ 
pito Omtibmm ^ che ia quell'eie 



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i1« PE 

d>b« 0àik nome. Delle Me opere 
d' iotaglio noD è (^odosgìuU che la 
segaeote stampa: 

Sìr Tommaso Gromwel, conte di 
Essex, dall* Holbeio. 

PEAK , o PEÀCK ( Giacomo ) 
nato io loghliterra circa il 1740 > 
fioriva in Londra nei 1765. Disc- 
goatore ed intagliatore alia punta 
•d a bulino , lavorò in compagnia 
di Bjme per Bjdett , e sui proprj 
disegoi intagliò molte stampe > tra 
le quali 

Una graziosa veduta dell'Abbadia 
di Waìcbem nella contea d'Essez. 

Due paesaggi, ossia prima e se- 
conda veduta della piccola Tenne. 

Mercurio ed il pastore Batto, da 
Claudio Loreoese. 

Quattri Vedute di Wilson. 

1 Meudicaoti io vo paesaggio cupo, 
dal Borgognone, ec. 

-^w ( Odoardo Roberto e Gu- 
auELMO ) che operavano nel di« 
ciassettesimo secolo, intagliarono, i 
due primi ornamenti e fregj» l'altro 
ritratti. 

PEAN ( N. } intagliò da Pietro 
Paolo Rubens Noè ubbriaco. 

PECCHIO (Domenico) veronese, 
•colaro del Balestra, fa valente pit- 
tore di paesaggi, e tale che lo stesso 
aaeslro lo encomiò in pubblico ed 
in privato. Peraltro i ouadri di lui 
Qon sono frequenti nelle signorili 
ooadrerie di Verona» o perchè non 
ttcesse molte opere, o perchè pas- 
9ASsero. altrove , come suole per lo 
pih accadere de'piccoU e pregevoli 
^uedri da stanza. Mori, quand'sp- 
pena entrava nelF età senile , nel 

t76a 

PEONna (W.) intagliò da Ru- 
bens. una Vergine della pietà , a 
<tti gli Angioli levano la spada colla 
^uaie è trafitta, 

PEGORl ( Domenico > , scolaro 
di D. Bartolommeo dalla Gatta-, 
«ra nato in Arezzo, circa il 1450. 
Forse non soddisfiitto degli insena- 
^leDli del monaco suo conciltaMo, 
WiQÒt d' iograndire la tua maniera 



PE 

sott'allro maestro; ed il tuo quadrò 
alla Pieve d'Arezzb, rappresentante 
la Verdine che accoglie sotto al suo 
manto il popolo aretino raccoman- 
datole dai santi protettori della 
citte, ha volti, che si direbbero di« 
pinti dal Francia; giudiziosa com* 
posizione sebbene praticata dagli 
scultori de' precedenti secoli, bella 
architettura e moderato uso dì do* 
rature. 

PECOUL (N.) intagliò a buHno 
di buona maniera S. Maria Mad- 
dalena nel deserto. 

PEDIO { QuiNnNO ) , nipote di' 
Quiuto Pedio , uomo consolare , e 
coerede di Cesare dittatore eoo Au- 
gusto, essendo muto dalla nascila, l'o- 
ratore Messala, dalla di cui famiglia 
era uscita l'ava di lui, volendo pro- 
curargli qualche intratlenimento , ^ * 
propose di farlo ammaestrare nella 
pittura ; il quale - consiglio fu da 
Augusto approvato. Pedio in pocbr 
anni fece meravigliosi progressi nel- 
l'arte , e non sarebbe rimasto se- 
condo ad alcuno de' viventi pittorf, 
se immatura morte non lo rapiva 
nel primo fiore della gioventii. 

PEDONI (Gio. Gaspare) fa- 
moso scultore di ornati, nato in Cre- 
mona da famiglia cremonese alla 
metÀ del quindicesimo secolo, o in 
quel torno. Costui, che per valermi 
deir espressione deir autore della 
Storia della Scultura, trattava it 
marmo come fosse molle cera, fa 
uno de 'grandi artisti che in tal ge- 
nere di lavori ornarono la Lombar- 
dia in sul declinare del quindice- 
simo secolo e nella prima metà del 
susseguente. Un ricchissimo ram« 
mino di bel marmo , sostenuto da 
colonne corìntie scanalate, conser- 
vasi nella casa del Comune di Cre- 
mona, sul quale leggesf; Jhoa. Ga» 
spar Eupedon Fecit IHII; cioè 1502. 
Tra le altre cose vi si vede scol- 
pito il ritratto del famoso mare- 
sciallo francese Gian Giacomo Tri- 
vulzio, il quale due aoni prima era 
stato elevato i^ cosi sublime carica^ 



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AppftrtenDe in orione auesta scoi- 
tura alpakzco Raimondi, ora conti 
Crolli « nel quale vedonsi tuttavia 
alcuni beUissimi capitelli ed altre 
sculture» in alcune delle quali ieg« 
gesi: Io Gaspare de Lugano 1499. 
Figlio probabilmente di Giovan Ga- 
spare e suo alliero fu 

PECONI ( Cristoforo ) il quale 
laTorò in Brescia intorno all'elegante 
vestibolo della Madonna dei Mi« 
racoli. Nella cattedrale di Cremona 
conservasi T arca marmorea conte- 
nente le ceneri dì Santo Arealdo , 
ìà quale fu cominciata nel 1533» 
e terminata nel 1538. Da un docu- 
mento esistente nell' archivio della 
&bbrieeria del duomo , sappiamo 
ehs ai V7 di maggio del 1552 fu- 
rono pagati allo scultore Cristoforo 
236 scudi d' oro per le ripara- 
stoni eseguite intomo alla torre del 
duomo. 

PEÙRÀLI (Giacomo), bresciano» 
che fiori avanti il 1650 » fu com- 
pagno o aiuto in Yenezia del suo 
compalriotto Domenico Bruni , il 
quale abbellì quella capitale di pro- 
spettive e di architetture. 

PEDRETTI { Giuseppe ), bolo- 
gnese » scolaro del Francesehini , 
andò giovane in Polonia» dove fece 
lunga dimora » e guadagnò assai. 
Di ritorno in patria ebbe commis- 
sioni di qualcne importanza seb- 
bene non lavorasse che di pratica. 
Mor\ nel 1778 in elÀ di 84 anni. 
PEDRIEL ( Ognisarti ) scolaro 
d' Alfonso Sanchez-Coello » e suo 
aiuto nelle pitture a fresco , mori 
senza aver lasciate opere certe di 
sua invenzione « Tanno 1578. 

PEDRlNS<fANI (N) non si cono- 
9ce di questo intagliatore che una . 
stampa di piccola dimensione, rap- 
presentante la morte di Abele. 

PEDRONI ( Pietro ) nacque in 
Pon tremoli circa la metà del di- 
dottesirno secolo» studiò i principf 
del disegno e della pittura in Parma» 
di dove» passato a Roma » vi fece 
^nattro stopeodi quadri ohe nand^ ' 



PE 117 

alla sua patria, e sono il più lu- 
minoso testimonio della sua virtù; 
perocché dopo essersi stabilito in 
Firenze poco potè operare e sempre 
di mala VGjglia o per mancanza di 
salute »' o per afflizioni d' animo. 
Giovò non pertanto assaissimo alla 
moderna scuola fiorentina» avendo 
con amore e con intelligenza somma 
ammaestrati molti giovani , alcuni 
dei quali ne formano «desso il prin- 
cipale ornamento. Mori nel 180S. 

— — ( Giuseppe), buon disegna- 
tore, e valente meccanico» nato in 
Cremona nel 1702 , fece diverse 
opere d'intaglio, sui proprj disegni» 
tra le quali un bellissimo candel- 
liere per la cattedrale di Cremona. 
Mancò all'arte nel 1824. 

PEE ( Teodoro yan ) » nato in 
Amsterdam nel 1669, sarebbe riu« 
scito miglior pittore che oen fu ^ 
se soverchio amore di guadagno non 
gli avesse fatto preferire ali' eser- 
cizio della pittura quello di mei^ 
caute di quadri. Mori vecchio e 
ricco assai » ma senza gloria. 

PElNS ( Gregorio ) » comune- 
mente conosciuto per Giorgio PentZg, 
nacque in Norimberga nel 1500» 
apprese i principi del disegno e dek 
l'intaglio nella scuola di Alberto 
Durerò, iudi venne in Italia, dove 
studiò le opere di Raffaello, ed in- 
tagliò insieme a Marc' Antonio di-- 
verse opere di quel sommo mae- 
stro. Ciò è quanto dubitativamente 
trovo scritto di quest' artista , che 
mori in patria nel 1556. Molto 
considerabili sono le sue opere d'in- 
taglio. Un buon numero di piccole 
stampe sono incise sui disegui di 
lui, e queste sono risguardatecome 
1 suoi capi d'opera tanto per le cor-^ 
rezioni, che per il lavoro. Soggiun- 
go an breve iodico delle sue stampe* 

Suo ritratto e di sua moglie, coU 
r iscrizione ; Imago Georgi Pùngi 
Imago Duxore Georgi Peins. 

Ritratto in busto dell' elettore 
Giovanni Federìga di Sassoniai a»» 
9ai raro* 



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Itt PB 

Giobbe teolalo dal demonio «d 
osservato da sua moglie « pìoeola 
stampa 

Ester che trova grazia presso As- 
suero^ simile. 

QoaUro stampe in 12.^ della 
storia di Giuseppe. 

Sei stampe della Storia di Tobia. 

Sette stamf^ rappresentaoti le 
Opere delia Misericordia. 

Le ViU ed i Miracoli dei Sal^ 
valore io 25 fogli« 

Procrt e Cefalo. 

Medea e Giasone. 

La Morte di Virginia. 
. li supplìxìe'-dKIlegolo. 

AcbiUf portato dàt Centaaro Chi* 
rpoe. / 

I GinqQe sentimenti del corpo 
figurati io cinque donne igoude « 
io altrettante stampe. 

I sene peccati morteli « in sette 
fogli , ec. ec. 

PEIRAS, antico statuario» avendo 
tagliato tra gli alberi che stavano 
intorno a Tirinto un grosso pero, 
ne formò il simulacro di Giunone» 
avuto poi in grandissima venera- 
zioni. Parlano di questo scultore 
Pausania nel Libro 11, ed Eusebio 
nella Prépar. evaog. c« 8. 

PEIROLERl ( PiSTRO ) nato in 
Torino circa il 1740; fu intaglia- 
tore ragionevole all' acquaforte ed 
a Ifulino. Lavorò costantemente in 
patria; ma non è note verun'altra 
circostanza della vite di lui. Tra 
le non molte sue stempe sono co- 
nosciate le seguenti ; 

Vecchio con mantello lacero, se- 
duto sopra une seggiola , da Rem- 
brandi. 

Una Madre che insegna a sua 
figliuola a leggere, dal medesimo. 

Bacco, seduto sopra una botte, 
tiene un piede sopra una tigre . 
mentre una Baccante sii mesce da 
bere. Sul davanti im fanciullo ^he 
piscia , da Rubens. 

La B. Vergine dei dolori, da un 
dipinto del cavai. Beaomont. 

PELACANI ( Bemaidino ) più 



PE 
torit cremonese ricordate dallo Zani, 
biografo patrio, dipipse nel f512 
parte della volte (fella nave mas- 
giore del duomo di Cremona, eoe 
fu poi terminate da altro pittore 

— ^i» V. Pesenti Giovan Paolo. 

PELEGRET (Tommaso ) studiò 
1m pittura in Itelia sotto Polidpro 
da Caravaggio , del quale felioe- 
mente imiip l' artifizio del chiaro- 
scuro nelle molte opere ch'egli con» 
dusse in Saragozza. Domiciliatosi 
io quella città , dipinse , come al- 
lora oostuntevasi molte facciate dt 
chiese e di palazzi, facendovi bassi- 
rilievi di autiche storie, prospet- 
tive, rottemi di architetture, ee. con 
una meravigliosa varietà. Tali oper^ 
dottemente disegnate, furono lungo 
(tempo la migliore scuola degli ar* 
tisti d'ogni genere, per cagione della 
quale si mantenne in Seragozza al- 
cun tempo il gusto deiraotico: n% 
con Pelegret, morto di ottanlaqoat- 
tro anni, in sai declinare del se- 
dicesimo secolo, cessò affatto nella 
Spagna la pittura monocrona, seb- 
bene lasciasse dietro di sé alcuni 
valenti allievi, tra i quali il celebre 
Cuevas. 

PELHAM (Pietro) nacque a 
Londra nel 1686, e nel 17^ era 
risgoardato come uno de'migliori 
integUatori dell' Inghilterra , ed e- 
mulo del celebre Giovanni Smith* 
Tra le sue stempe ebbero fama le 
seguenti, 

Roberto , lord visconte di Mole» 
sworlb, 1721- 

Lord Cartet*et , da Kneller. 

Giacomo Gibbs « architetto. 

Oliviero Cromwel , da Walker* 

Tommaso HoUes, duca di New 
kaste. 

PELISSIER (N.) nato circa il 
1760, fu allievo in Parigi di le 
Bas, ed incideva con lode le vi- 
Buette , ed altri ornamenti per li- 

PELLEGR1N0. V. Tibaldi. 
PELLEGRINI ( Argelo ) fondi- 
tore di bronzi opererà in Boma in 



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PB 
sul dceUntre del mcoIo deeimosa- 
slo. Tra i tuoi pia rìoomati getti 
hanno celebrità le statue degli Ape* 
B%oì\ delle colooue Trtiaoa ed An- 
tooina fitti sui modelli di Tom- 
maso delia Porta. Altre opere di 
diverto geoere esegui sui proprj mo- 
delli o su altrui, e specialmente 
Misti» statue» oroamenti, cancelli ec. 
PELLEGRINI (Antonio) nato in 
Veoesia da parenti padovani nel 
1676, fa uno elei molti scolari di Se- 
bastiano Ricci , ma non dei mi- 
gliorì , sebbene forse Terun pittore 
trovasse a'suoi tempi tanta fortuna 
presso le principali corti d'Europa. 
Ha ciò, piit che all'intrinseco me» 
ritOj deve attribuirsi al generale 
decadimento dell' arte, ed alle sue 
gCBlili maniere che a tutti lo rac- 
eomaodavano e rendevano caro. Fu 
coloritore saperBciale, onde le sue 
o^^ere ebbero brevissima vita, come 
ne fumo prova i dipinti eseguiti in 
Padova ed in Veneùa, nella quale 
vltiraa città trovasi la migliore sua 
opera il Serpente di bronzo eretto 
da Mosè nel deserto. Delle cose 
fatte in paesi stranieri non accen- 
nerò che quelle della famosa sala 
del Mississipi condotte a fine nel 
1720 con grandissimo guadagno in 
soK ottaofla 'giorni/ Mori nel 1741. 
^F-^ (GlBOLAMO), romano, andò 
a domiciliarsi in Yeneiia circa il 
1670» e molte opere vi condusse a 
liresoo, nelle quali non mostrasi né 
scelto, né vano, nò spiritoso pittore» 
ma bastanteinente grandioso. Podie 
cose dipinse all'olio, e di non molu 
importansa. 

■ ' ' ( Felice ) nato a Perugia 
nel 1557, fa allievo di Federico 
Barrooei. Chiamato a Roma nei 
primi anni del pontificato di Gle* 
nMote Yni» è probabife che lavo* 
naso sotto la direzione e come aiuto 
dmi caTaliere d'Arpino. In Perugia 
▼odoDsi alcune copie del Barocci » 
«UW quali è noto die compia* 
cvrasi lo stesso maestro. Era fra- 
uOq di Felice 



Pe 1« 

— >- ( VlNCXNZO), detto a pU' 
tur belio, nato nel 1575, fu ancor 
esso ammaestrato neir arte dal fia* 
rocci. Lasciò in patria , e segnata- 
mente a S. Filippo , alcune tavole 
alquanto lontane dallo stile baroc« 
Cesco , onde convien credere che 
lasciato il maestro Urbinate, for- 
masse il proprio stile in altra scuola* 
Mori nel 1611. 

i-i— ( Lodovica o Antonia ) 
celebra ricamatrice della quale nelle 
sagrestie del duomo di Milano si 
conservano alcune rara opere , era 
nata in questa città circa il 1370, 
e vi operava nel 1626 con tanta 
lode, che le fu dato il nome, di 
Minerva de' suoi tempi. Apparto* 
neva alla famiglia ai costei 

— «^ < Andkea) che dininse il 
coro di S. Girolamo di Milano. 

PELLEGRINO creduto scultura 
del secolo nono operò in Verona i 
probabilmente sua patria, deve con- 
servasi tuttavia un suo basso rì^ 
lievo rappresentante Cristo tra gli 
Apostoli Pietro e Paolo , in atto 
di benedirli, che fu trovato nel re* 
cinto della cattedrale , e che , se 
non ahro, basta a dimostrare che 
le arti in questa parte d'Italia non 
erano ancora cadute totalmente in 
fondo. 

PELLEGRINO, da Bologna. Y. 
Tibaldi Pellegrino. 

.«-i— ( Domenico. ) Y. Tibaldi 
Domenico. 

——da S. Dadiello, nel Friuli; 
ossia Martino da Udine, fu scolaro 
di Giambellini , il quale vedendo 
il raro ingegno del giovanetto al- 
lievo , lo chiamò Pellegrino, Era 
stato suo condiscepolo Giovanni 
Martini suo compatrietto, onde poi 
furono in Udine rivali nelle cose 
dell'arte. L'uno e l'altro dipinsero 
in quella cattedrale una cappella , 
Giovanni nel IMI, Pellegrino nei 
susseguente anno. Il primo noe nella 
tavola di S. Msorco il miglior la- 
voro che gli sia uscito di mano, 
ma Pell^nno Io superò con qoelk 



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120 PE 

di Sé Giuseppe, lo Udioe • non 
altrove deve misurareì il merito di 
queste raro pittore , che in altri 
paesi è cosi poco conosciuto. Nelle 
prime opere mostHossi erudito, quale 
può ancora ravvisarsi ne'Santi Ago« 
«tino e Girolamo dipinti nel pub* 
blico palano; ma poc'a poco andò 
rendendosi più morbido , finché 
nella tavola a S. Marta de'fiat» 
Cuti in Cividal del Friuli, fatta nel 
1529, si mostrò, sto per dire, emulo 
dello stesso Giorgione. Ma la sua 
più rioomala opera vuoisi che siano 
1 freschi dell' Oratorio di S. An- 
tonio in S. Daniello, dove ritrasse 
al vero molti de' confratelli , che 
conservaroosi al presente pieni di 
vita. Morì poco dopo il 1545.- 

PELLEGRINO da Modena. Y., 
Monari. 

PELLETTIER ( GiovAum ) na- 
eque in Parigi circa il 1756, ed 
intagliò a bulino diversi soggetti , 
tratti da diversi maestri. Tra le non 
poche sue stampe daremo luogo alle 
seguenti : 

li' Abbeveratojo, da Bergfaem. 

La Casa rovinata, dal medesimo. 

Il Riposo di Diana, da Boucher. 

11 Ratto d' Europa , che serve 
d'accompagnamento, dal medesimo 
pittore. 

L'Alleanxa della Pittura col di- 
segno, da Natoire. 

1 Viaggiatori, da Woovermens 

LeDonne alla caccia,dal medesimo. 

I Piaceri de' bevitori, daOstade. 
• -^" ( N. ) sposa di Giovanni , 
trattò pure non senza lode V arte 
del marito , come ne fanno testi- 
monianze le due seguenti stampe : 

L' Ozio Fiammingo ed 

II Fumatore che serve d'accom* 
pasnamento. 

PELLI (Marco) nato in Venezia 
nel 1 696, si fece conoscere tra gl'in* 
tagliatori con uoa stampa rappre- 
sentante una giovinetta a mezzo 
corpo, tratta da un quadro di Gio- 
van Angeli. 

PELUNI (Akdbeà), nato in Cre- 



PE 
mona dica il 1550, probabilntent» 
allievo di Bernardino Campi , noa 
lasciò io patria verun' opera certa, 
ma è conosciuto in Milano per un 
Deposto di Croce nella chiesa di 
S. Eustorgio , fatto nel 1595. Non 
si conoscono altrt pitture , che gli 
si possano con sicurezza attribuire, 
come non è nota l'epoca della 
morie. 

— ( Mabg' Antoiho ) nacque 
in Pavia nel 1674, e fu scolaro di 
Tom masi Gatti , pittore di patria 
suo compatriotto. Ma oon ebbe ap- 
pena apprese le pratiche ed i prin- 
cipi ^®^^' ^^^ • ^^^ passò a Bolo- 
gna, e dopo alcun tempo a Vene- 
zia ; ed in quelle rinomate scuole» 
comunque a que' tempi in basso 
stato cadute, acquistò più castigato 
disegno e miglior colorito, onde di 
ritorno in patria si fece conoscere 
più valente dipintore del primo 
maestro. 

PELLIZZONI (GlROLAKo) cbia« 
mato per soprannome il Crescint « 
fu più che mediocre pittore e va- 
lente architetto. Fioriva nel 1683, 
nel quale anno pubblicò una breve 
ma utile scrittura intorno alle cor* 
rezioni del Po , accompagnata da 
buoni avvertimenti e precetti in- 
torno ai necessarj ripari e difese 
per contenerlo in tempo di pieoa. 

PENNA (Giacomo e Francesco 
fratelli) registrati tra i fondatori 
e sostenitori dell' accademia di Si- 
viglia, vengono posti tra i buoni 
pittori Sivigliani , senza che per 
altro si conosca presentemente ve» 
runa loro opera pubblica o pri- 
vata , che ne giustifichi la fama* 
Vivevano ancora nel 1672. 

— (Giovanni Battista) dopo 
avere appresi in Madrid i principi 
della pittura sotto 1' Hovaste , r«« 
cavasi a Roma in qualità di pen- 
sionato del re. Appena tornato in 
patria Filippo quinto lo dichiarava 
suo pittore « e nel 1744 direttore 
della nnova accademia di S. Fer- 
nando » che poi non ebbe stabile 



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PB 
tsiilunoiie che nel 1752. Manc^ al« 
l'arie net 1775 , lasciando a Cor* 
dova , a Madrid ed al Pardo di- 
verse pubbliche e private opere , 
che eh darebbero oirìtto ad odo* 
rato loogo tra i buoni pittori , se 
avesse saputo preservarti dal Ria« 
nterìsnoo. Un suo quadro di Adone 
e Venere conservasi nella raccolta 
deir accademia di S. Femaudo. 

PENNA ( AGOsnffo) lavorava io 
Roma di scultura in sul declinare 
del diciottesimo secolo. Furono lo* 
dati due Angioli da lui scolpiti per 
la cappella della Madonna a San 
Carlo al Corso, ond'ebbe poi l'im* 
portante commissione di fare la ^« 
toa di Pio y\ , che fu collonRa 
nella sasrisiia Vaticana. Osserva lo 
storico della Scultura, che il Penna, 
senta dipartirsi da quanto erasi ese* 
gnito dai suoi precwcessorì « rivol- 
gendo il solito lembo del paluda- 
mento sulle ginocchia del sedente 
pontefice, presentò uoa figura mac- 
chinosa, involuta senza alcun ge- 
nere di nobiltà e di espressione * 
Doo riuscendo nemmeno nella scelta 
delle pieghe, che ftcii mente avrebbe 
potuto trarre dal vero. 

— -> (N.) 'fioriva nel 1755. ed 
intagliò dai disegni e dalle pitture 
del Guercino da Cento una rac- 
colta di quindici paesi, trattati con 
molto spirito. 

PENNACCHI (PIER Maria) nato 
in Trcvigi avanti il l500 , non è 
conosòttto che per due palchi di 
chiese dipinti in Venecia, ne'quali 
mosrrossi miglior coloritore che 
corretto disegnatore. Operava nel 
1520. 

PENNALOSA ( Giovanih di) 
nacque in Baesza V anno 1681 , e 
fu allievo io Cordova di Paolo di 
C^jpedes. Dipinse Giovanni un ma- 
Koinco quadro rappresentante Santa 
Barbara per la cattedrale di Cor- 
dova, nel quale mostrossi piuttosto 
emulo che imitatore del maestro. 
Altre molte opere per chiese e per 
privati fece in Cordova , dov' erasi 

Da. degli Arch. tee, T. VX* 



PB I2t 

stabilito, e dove terminò i suoi" 
giorni in et& di 55 anni. 

PENNI ( Giovanni Francesco), 
detto il Fattore, nacque in Firenze 
circa il 1488 , entrò ancor giovi^ 
netto ai servigi di Raffaello Sansio 
d'Urbino, e fu uno de 'suoi migliori 
allievi ed aiuti , garzone del suo 
studio ed a hii cosi caro , che lo 
nominò con Giulio Romano suo 
erede. Come aiuto di Raffiiello fu 
più d* ogni altro allievo adoperato 
mtorno ai oartoni degli arassi; co- 
lori nelle logge del Vaticano Loth " 
che fogge da Sodoma, Giacobbe che 
incontra Rachele nel paese d'Aranj 
Abimelecco ed Abramo che rega- 
landosi, si danno reciproche testi- 
monianze di sincera amiciaia. È 
pure comune opinione che il Fai^ 
tort abbia colorite altre storie nel 
palazzo Chigi. Nella qualità di erede 
di Raffaello, dovette terminare in- 
sieme a Giulio i lavori lasciati dal 
maestro imperfetti » tra i quali 
la parte superiore dell' Assunta di 
Monte Lu^ci a Perugia. Gianfiran- 
Cesco amava la compagnia di Giu« 
lio» ed ancor dopo aver divisa l'e- 
redità, desiderava di rimanergli uni- 
to , onde recossi presso di lui a 
Mantova , dove Giulio era stato 
chiamato dal Marchese Gonzaga. 
Vedendosi però contro ogni sua 
aspettazione freddamente accolto, e 
conoscendo che Giulio non voleva 
avere compagno , risolse di passare 
a Napoli; e seco condusse il suo 
allievo Lionardo da Pistoja. Tra 
molt' altri rari oggetti portava a 
Napoli la stupenda copia della Tra« 
sfigurazione ch'egli aveva fafta in* 
sieme a Parino del Vaga. Ma la 
debole sua complessione lungamente 
non sostenne i travagli dello spi- 
rito e del corpo, e morì nel 1528« 
dopo avere non pertanto assaissimo 
contribuito agli avanzamenti della 
scuola uapolitana co' suoi inscena- 
menti , colla copidi della Trasfigu- 
razione che servi di principale sto* 
dio ai migliori artisti di quella ca* 
16 



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122 PE 

pitale> e coll'avenri lasciato il Pì« 

Stoja. 

PENNI (Luga)^ fratello minore 
del Fattore» col quale credeai arere 
^ frequenUta Ja scuola di Rufiàello , 
nacque in Firtnce circa il 1500. 
Dopo la morte del maestro, unitosi 
a Perin del Vaga, lavorò in alcune 
città d' Italia , e specialmente in 
Lucca. In appresso passava io Fraa* 
eia col Rosso, col quale dipinse 
nel palano di, FooUiioebleau. Di 
là recavasi nell' Inghilterra , dove 
lavorò alcun tempo per Enrico Vili, 
iodi dipinse le case di molti Lord. 
Di ritorno in Italia si pose od in« 
cidere all' acquaforte , e pretendesi 
che abbia pure intaglialo alcune 
cose a chiaroscuro. Le sue più oo« 
nosciule stampe sono le seguenti : 

Due Satiri che danno da bere a 
fiacco, dal Rosso. 

Leda che leva le freccio dal tur- 
casso d'Amore, dal medesimo. 

Sosanna sorpresa nel bagno dai 
Vecchi, dal medesimo.' 

A bramo che sta pronto a sagri- 
fìcare il iìgUo Isacco , dal Prima- 
liccio. 

Lo Sposalizio di S.Caterina, dal 
' medesimo. 

Giove cho cangia Calisto in Orsa, 
dal medesimo. 

Penelope che sta lavorando in 
compagnia delle sue ancelle , dal 
medesimo. 

PENSABEN ( Santo ) nato in 
Venezia in sul declinare del quin* 
dicesi mo secolo, fecesi frate dome- 
nicano in Treviso, dove nella chiesa 
del suo ordine dipinse una vasta 
tavola rappresentante la Vergine 
col bambino Gesù in mezzo a molti 
santi ed angioli , uno de' quali in 
fanciullesca età , che stando sui 
|;radi del trono della Vergine suona 
il liuto con bel garbo. Era intorno 
a quest' opera aiuto del Pensaben 
certo frate Marco Maravea ; ed in 
loglio del 1521. lasciando il quadro 
ìmperfello, fuggirono a mendue, onde 
fu chiamato a terminarlo certo Gi4ii- 



PB 

gf rolarao trevisano, che io utt i 
lo condusse a fine. Tre anni dopo 
Pensaben era tutu via tra i Dome^ 
nicaui di Treviso; ma nel 1550, o 
era morto , o aveva deposto V a- 
bito. Di frate Marco Maravea noa 
si ebbe, dopo la fuga, ulteriore oo« 
tizia. 

PEPiSO (Frascesco) fu uno dei 
molli tra mediocri e cattivi artisti 
che scolpirono , nel diciassettesimo 
secolo, le statue che arricchiscono, 
senta abbellire , la chiesa dei Ge- 
suiti in Venezia. 

PENZEL ( GiovAivn) nacque in 
Ilersbruck, piccola città del distretto 
di Norimberga, nel 1754 , apprese 

gli elementi del disegno in Norim- 
erga; indi passava ad Augusta ed 
a Francfort per esercitarsi nella pit- 
tura; poscia recavasi a Wiuterihour 
presso Schellenberg per apprenderà 
da questo celebre maestro le pra- 
tiche dell' acquaforte. Due anni si 
trattenne in quelb città per osser* 
vare la natura nel suo più vago 
aspetto; e quelle campague^ i sem- 
plici costumi degli abitanti , ed il 
suo ingegno lo resero pittore atte 
a formare dal vero le sue inven* 
ftioni , i disegni, il colorito. Vollft 
poi vedere Dresda, onde osservale 
in quella femosa galleria il bello 
delJ^rte, e mercè tale studio e coi 
consigli di alcuni artisti di quel- 
l'accademia riuscì ottimo maestro* 
Ignoriamo quale motivo lo ridusse 
a lasciare improvvisamente la pit« 
tura per consacrarsi all'intaglio degli 
ornati di libri» comunque sembrasse 
che i fatti studj lo dovessero voU' 
gere ad un piii elevato genere. Ad 
o^ni modo PenzeI riuscì in tal nia- 
mera d'intagli famoso. Fu laborio* 
sissimo, e le sue incisioni che servono 
di ornamento ai libri, sono ricer- 
catissime. In sul finire del p. p. se« 
colo il numero delle medesime am- 
montava a più centinaia. Più che 
tutt' altro intagliò ornati per al- 
manacchi sui proprj disegni o sa 
quelli del cekbre Chodowiecki» 



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PE. 
S«f^\tKiKO un breve iodict ^e'suoi 
iman. 

S«i fogli della storia della regi'oa 
Elisabetta, da Cbodowiecki.. 

Dodici lògli per un aimaoaoeo 
della yeeekia Storia , dai disegni 
del nedesimo « iocisi iosieme a 
a Gayser. 

Dodici fogli che servono d' orna* 
meotoalla corrispoDdenza De l' Ami 
des Enfans , dai proprj disegni. 

Qttattfx> soggetti del libro ele- 
mentare dell edncazione di Selz- 
nano, da Schalleberg. 

Le locisioni per il libro elemen- 
tare di morale dello stesso Salz- 
mann. 

PEONIO, celebre arcbitetto greco, 
terminò io compagnia di Demetrio 
il tempio di Diana in Efeso, eretto 
dai fondamenti da Ctesifonte di 
Gnosso e da soo figlio Metageoe » 
ma rimasto alla morte loro imper- 
fetto. Di questo artista parla Vitru- 
vio nel proemio del VII. libro. 

PEPIN ( Mabtiiio), nato in An- 
Tersa circa ìÌ 1578. andò giovinetto 
«Roma, e dopo pochi anni vi acqui- 
stò nome di vaJenle pittore. We- 
jermaos loda assai per bontà di 
composizione, per correzione di di- 
segno e per vaghezza di colorito 
una sua deposizione di Croce; ma 
dò che meglio proverebbe il me- 
rito di Pepin è il seguente racconto, 
che riferisco senza rendermene ga- 
Tante. Divolgetasi ne'Paesi Bassi la 
notizia eh' egli lasciava Roma per 
rìpAlriare, Rubens mostrossene in- 
<|aietissìoto, ma avendo in appresso 
ssputo, che lungi dal lasciare quella 
capita/e, vi si era di fresco ammo- 
ghalo , disse apertamente , che il 
solo Popin poteva ne' Paesi Bassi 
divider seco la gloria di primo pit- 
tore. Di questo cosi lodato artefice 
lo Messo Dechampe confessa di non 
aver veduta alcuna tavola, nò tro- 
vate migliori notizie per scriverne 
la viu. 

PER AC ( Stetano da ) nato a 
Parigi circa il 154Q« fu valeata pit« 



PE 125 

tore, intagliatore ed architetto. Passò 
a Roma a studiare , ed attese con 
grande impegnò a disegnare le an- 
tichità di Roma, di Frascati e di 
Tivoli. In appresso prese ad incidere 
questi suoi disegni, imitando la ma- 
niera del Tempesta. Formano questi 
la Raccolta ch'egli pubblicò in 
Roma dal l559 al 1575. Tornato- 
sene a Parigi , fu nominato archi- 
tetto del re, nella quale incombenza 
seppe meritarsi la stima del sovrano 
e la comune approvazione. Nò Perac 
trascurò totalmente la pittura, come 
ne fanno prova alcuni suoi ouadri 
dipinti dopo il suo ritomo in Fran- 
cia, nella sala del Bagno di Fon- 
tainebleau. Mori, secondo la comune 
opinione, nel 1601. Couosconsi di 
quest' artista alcune stampe isolate, 
tra le quali 

Il Giudizio universale 4 da Mi* 
chelangelo. 

Il Campidoglio, da un disegno 
del medesimo. 

Il Giudizio di Paride , grande 
conipesizione, da Raffiiello. 

veduta di un antico tempio • 
di due piramidi. 

Paesaggio con tirate d* archi , e 
le mine d'un antico edifisio. 

Paesaggio con mulino , ed ahre 
fabbriche. 

Ruine di un tempio % di altra 
edifizj. 

PERACaNI ( Giuseppe ), chia- 
mato il MirandoUse , nacque nel 
1672, e fu scolaro del Franoeschini, 
ma non de' migliori. Conoscendo 
la propria mediocrità nelle pitture 
di storia, si diede a ritratti, alcuni 
da' quali riuscirono lodevoli, non 
solamente per esser somigliantissimi, 
ma ancora per diligente esecuzione. 
Mori n«l 1754. 

PERANDA ( Sahto), veneziano, 
nacque noi 1566 , e la da prima 
scolaro del Cortona, poi di Palma 
il giovane ; ma nel breve soggiorno 
che fece in Roma aggiunse agi' in- 
segnamenti de'veneti maestri il cor- 
retto disegnare della scuoia ro- 



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124 re 

roana. Sabbene emular potesse Del* 
V esecuzione la facilità del Palma , 
ebe nelle grandi opere imitò assai, 
andò più a rilento e considerato , 
ed in alcuni dipioti eseguiti nella 
matura età , mostrò anzi uno stile 
assai delicato e finito. Perciò il Pe« 
randa fece meo numero d* opere 
' de' suoi migliori contemporanei , 
nia superò tutti in bontà. In Ve- 
nezia ed alla Mirandola mostrossi 
nelle grandi storie ingegnoso tro- 
vatore di bei ripieni, ma superò 
se atesso nel bellissimo deposto 'di 
croce fatto per S. Procolo di Ve* 
Desia. Morì nei 1638, lasciando di« 
Tersi scolari non indegni* del eoo 



PERANDA( AiTTOiao ) nacque a 
Valladolid nel 1599; e fu in Ma- 
drid allievo di Antonio de las Gue* 
va3. Ottenne col favore del mar- 
chese Crescenzi della Torre di poter 
copiare le migliori opere delta reale 
gallerìa. In età di 18 anni espose 
al pubblico il celebre ouadro della 
Concezione ; quadro clie lo fece 
diiamafto alia corte per dipinsere 
pel palazzo del Betiro. Colà fece 
il quadro del soccorso di Genova 
con figure di grandezza naturale, 
tutte rappresmtanti personaggi vi- 
venti , con sorprenaente rassomi« 
gliania. Molte • tutte assai belle 
sono le opere fatte dal Peranda per 
la corte, per chiese e per privati , 
ed ebbe in vita onori e ricompense 
pi*oporzionate al merito. Dai quadri 
di Tiziano oonservati ne' reali pa« 
lazzi , che studiò pili di quelli di 
altri sommi maestri , aveva presa 
la freschezza , V impasto ed il co- 
lorito , qualità che resero le sue 
opere aUremodo pregevoli; peroc- 
cnè univa a queste doti esattezza e 
correzione di disegno non comune 
ai suoi compatriotti. Mori in Ma- 
drìd nel 1669. 

DE DDARTE ( D. Tom- 

MA80 ) f j uno degli accademici di 
S. Fernando, e mori nel 1770. 
PERDICE « figliuolo d* una ao« 



PB 
rella di Dedalo e ano allievo, nn» 
strava srandissimo ingegno nelle 
cose delle arti , ma caduto io età 
di sedici anni dalla sotfnmità di un 
tempio , miseramente peri. Yed. 
Tart. Dedalo. 

PERGGO ( Gioviiimi ), nato in 
Milano circa il 1781 , imparò i 
princi|>j dell' arte nell' Accademia 
di Brera, ed in appresso fu scolaro 
del valente pittore teatrale Leo- 
driani. Pochi ebbero fecondila d'in- 
veu zinne pari alla sua, pochi io su- 
perarono nella cogoitione della pro- 
spettiva e n^la purità del disegno. 
La sua modestia era eguale al me- 
rito : e r invìdia fu per questo raro 
ingegno una passione sconosciuta. 
Sebbene poche o ninna città vanti 
al presente cosi rari pittorì di scene, 
come Milano, fu vivamente sentita 
la perdita di Giovano i, accaduta in 
prìncipio dei 1817. Gli lu in ap- 
presso eretto^ un monumento eoià 
Dusto ed iscrizione in mitrmo, nel- 
l'Atrio che introduce nell' Accade- 
mia di Brera, 

PEREYRA. V. Vasco Pereyra. 

PERELLE ( GAaaiELB ) naoqun 
in Parìgi circa il 1622. Fu dise- 
goatore ed intagliatore ali' acqua 
forte: nella quale arte ammaestrò 
i figli Adamo e Niccolò. 

«— i- ( Adako ) nato in Parìgi 
nel 1638, e morto nella stessa dtSk 
nel 1695 , rì veleggiò con Israeiio 
Silvestre. Piii inclinato a produrre 
che ad imitare, non intagliò che po- 
chi peesi ad acqua forte, la uMggior 
parte di fantasia , e qualche pesco 
da Cornelio Poelembourg. 

-*— (Niccolò) suo finaiello » 
nato il 1640, imitò nelle sue acque- 
forti A bramo Bosso, e coti' acqua- 
forle cosi accurata meu te operò, che 
altrì pochi lo potrebbero superare col 
bulino. Pubblicò moltissime stampe 
di più maniere , tratte da grandi 
maestri, ma perchè il catalogo delle 
stampe dei Perelle comprende nel 
Mamuel fjuello del pedre e dei fi- 
gli i rìferìrémo complessivamtDteni* 



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PE 
cuiM àéh tlampe loro appirloMoli^ 
soma dittiosione. 

Quattro pootaggi ornali di fab* 
brìche e di figaro. ^ 

Qoaftro vedote di giardini. 

Qualtro marioe ornate' di fab« 
bricha o di figura. 

Altro diaci io dodici nccolla di 
qoaltro alanpe di Todota dhreraa 

Sei Todole rappraBeniaDti Je più 
beile parti dal giardino di Ruel. 

Sei Tedote dell'Italia, rappreeen- 
tanti la voetigia dì Roma e da'iuoi 
eootomi. 

L'Adorasiooe dei Magi in mesco 
a modi rovine, da Poeleobourc. 

La dis&tta dei gatti spagnuoli dai 
topi franoesi , da Richer. Sumpa 
rarissima satirica relativa alla presa 
di Arras accaduta net 1640. 

PERELLIO» greco scultore, tro- 
TaM ricordato da Plinio nel Lib. 
XXXIV , cap. 8 » tra coloro cbe 
fiorirono neii' Olimpiade ottanta- 
seltetima. 

PEREZ ( AnDREA ), nato in Si- 
viglia nel 1660 , studiò i principj 
dell'arte sotto il proprio padre^ co* 
aoscfolo soltanto per essere stato 
voo de'coucorrenti della nuova Ac- 
cademia di Siviglia. Ma Andrea 
fotmò iì eoo stile snlle opere del 
grande Murillo» e non indegni di 
tanto esemplare sono i suoi qua- 
dri del Santo Sacramento latti per' 
S. Lucia di Siviglia nel 1707. Da 

Suesta da altre posteriori opere 
facile peraltro l'accorgersi quanto* 
Perca si andasse allontanando dalle 
regole lasciale all' Accademia da 
Muri Ilo; ed in sull'esempio di Pe* 
m diventarono ammanierati anebe 
gli altri Sivigtiani suoi contempo- 
ranei. Perez non pertanto sostenne 
la gloria della scnola, se non Collo 
pitturo di storia, con quelle di ftori 
e simili genti leste, nelle quali riuscì 
veramente singolare* Mori in patria 
nel 1727. 

— ( Aintnno ), fiwì in Sivi- 
glia cirea la roetA del 16.* secolo» 
Todendoai incaricalo dai 1548 al 



PE 125 

1564 di non pocba importanti opere 
pei- la cattedrale di Siviglia. Non 
è nota r epoca della sua morte. 

«-— ( Airromo e Nicola fra- 
TELU )» furono duo de' molti fon- 
datori e sostenitori dell' Accademia' 
di Siviglia. 

'-— ( BABTOLOMifEO ), nato in 
Madrid nel 1654 , fu allievo • ge- 
nero di Giovanni d' Arellano. Pit- 
tore di fiori come il maestro, forse 
lo superò nella freschezza» ma si 
rese piii cbe coi fiori celebre, alla 
corte in qoalilA di frescante. Fece 
^i ornati del teatro del Retiro* per 
1 quali fa creato pittore del re. Di* 
piogeva la volta aella scala dal pa* 
lazzo del duca di Monteane in Ma* 
drid r anno 1695 , quando cadde 
dal palco e mori. 

•-^i-> ( Gioachino d' Alcot ) , 
ottenne il primo premio dell' Acca- 
demia di S. Carlo di Valenza l'anno 
1773. Ma quando cominciava ap- 
pena a dare speranza di riuscire 
Duon artefice, mori assai giovino 
nel 1779. 

— «i- GA BALLERÒ (Doitif a Ak- 
OCLA )\ era nata a Caparroso nella 
Navarra. Nel 1755 presentò all'Ac- 
cademia di S. Fernando in Madrid 
molte sue belle opere , e fa rìce^ 
vota accademica soprannamerarìa ; 
onore fino allora non accordato ad 
altra persona. 

— *• FLORIANO ( GIOVAHNI ), 
sebbene impiegato alla corte di Fi- 
lippo 11 1 di cui era cameriere se- 
greto , si occupò utilmente dello 
cose della pittura, e lasciò non po- 
chi quadri di fiori e frutta assai 
gentili , onde venne a ragione an* 
noverato tra i pittori del buon se* 
colo della Spagna. Fioriva nel 
1566. 

-i— DE HBRRBRA (ALFOnao}. 
era uno de' buoni ritrattisti di Si* 
viglia , quando fu colò eretta l'Ao* 
cademia nel 1660. Lasciò molti ri- 
tratti, pochissimi quadri di storia* 

--"^ DE PiNEDA (FRAircESCO)^ 
nato ia Siviglia , studiò l'arte sotto 



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126 I« 

Manlio, e fu uno dei looi buoni 

iiniUtori. Fu suo figliuolo ed at 

lìevo 

PEREZ (Francesco ). r7 f^ovane, 
>[ quale fion cooteoto della pfo« 
f«fiooe della pittura , nella quale 
riusciva non inferiore al padre, volle 
inoltre essere poeta , e fu anoora 
più mediocre che nella pittura. 

— POLANCO ( Andrea). Si 
credè uscito dalla scuola del Ricci» 
e neìJ^ galleria del Rosaire di Ma- 
drid conserva vasi un suo buon qua- 
dro, in coi viene rappresentata Santa 
Chiara di grandezxa naturale. Fiori 
nel 17.^ secalo. 

.-^ DE yiLL0LD9L (Altero), 
fu scolaro di Giovanni di Borgogna 
in Toledo, e dipinse insieme al mae- 
stro nel 1499 una parte del chiostro 
della cattedrale , ed una storia so- 
pra una parete della scala. 

««wi* (Matteo) Spagouolo, venne 
a Roma di già ammaestrato nel di- 
segno per continuarvi gli studj pit- 
torici. Dopo pochi anni passò a Si- 
viglia, dove condusse diverse opere 
di pittura per luoghi pubblici e per 
privale feroiclie. Preferiva ad ogni 
modo i quadri di piccole dimen- 
sióni rappresentanti vedute e pae- 
saggi ornati di figure storiche e di 
animali. Intagliò molte sue inven- 
■ioni air acquaforte. Tornò poscia 
a Roma, dove mori neM600. 

PERICGIUOLI ( Giuliano) sa- 
nese, poich'ebbe appreso il disegno 
in patria, andò a Roma , di poi a 
Yenesia ^ di là a Costantinopoli. 
Passava da questa capitale ad A- 
lessandria d'bgitto , indi a Malta , 
Sidlia, Spagna, dove Filippo IH 
lo nomino maestro di disegno di 
suo figlio. Vide in appresso altre 
corti e dovunque ottenne favori « 
e specialmente in Firenze, dove fu 
al servitio del Granduca, disegnò a 
penna con maravigliosa brairura pa- 
Jaszi , teatri , tornei , balli ec. Ri- 
trasse il re d' Inghilterra , il gran 
duca di Toscana ed altri principi. 
hiveotò « disegnò soggetti sforici* 



e molte delle sue pfodUMui iuta» 
gì io. Pure quest'artista straordiuario . 
eh' ebbe un efimera fama finché 
visM, mancò nella memoria degli, 
uomini aventi che terminasse il di- 
ciassettesimo secolo, in cui fiori. 

'— — ( Cesare ) senese come it. 
precedente, e > forse delta stessa fa- 
miglia, visse ancor egli od dieias* 
settesimo secolo* Gli dà diritto ad 
aver luogo tra gf iu tagliatori una 
serie di carte geografiche, eseguite 
per un cardinale della casa Medici. 

PERICLETO , scultore , fu mU 
lievo di Polideto d' Aigo , e mne- 
stro di Autifane. 

PJ£B1CLIMEN0, lavorò di gran 
fona lottatori, soldati, cacciatori e. 
sacerdoti. Fece pure l' imagioe di 
una femmina, che in un solo parlo 
dicevasi aver partoriti trenta fi- 
gliuoli. 

PERIGNODT ( Niccolò ) lìato in 
Parigi circa il 1730 , esercitò sì* 
multanea mente la pittura e 1' in* 
taglio air acquaibrte. Egli dipinse 
con gusto francese a tempra fiori 
e paesaggi. Intraprese poscia un 
viaggio per la Svizsera, e colà di* 
segoò molte vedute pittoresche in di- 
versi cantoni, molte delle quali pub- 
blicò poscia incise ali' acquaforte , 
tra le quali le seguenti *. 

Raccolu di sei grasiosi paesi in- 
tagliati alla maniera dei pittori. 

Due paesaggi, uno de'quali eoo 
cappanna in messo, nei davanti 
acqua e tre anatre; l'altro con una 
casa rustica nel mesto , in sul da- 
vanti seno di mare , e diversi ma- 
rinari occupati in ver} lavori. 

Due paesaggi con cappanne. Io 
uno vedonsi villeggianti, seguiti dai 
loro cani, nell'altre due cervi vicini 
ad una rimessa di carri. 

PERILLO scultore di bronzi, 
fuse per commissione dei tiranno 
Fa lari de il celebre toro , eutro 
al quale, chiudendosi i coiid^nnati 
a pena capitale, e cotto accenden- 
dovi il fuoco, *a gran stento in mezza 
ad atroci tormenti perivano. Si 



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PB 
Aì^tftlgb roptoioDe poi Tera o hlu, 
ma passata fioo a' di nostri in prcH 
▼erbio, che Falaridc coodaaDÒ l'ar* 
lista a morire prima d' o|pBÌ ahro 
entro Ja ioferoale maccfaioa fab- 
bricata da lui medesimo. Dtodoco 
aiciliaoo narra che il cartagÌDese 
Imilcare avendo* conquistata Agri- 
gento» mandò con altre preaiose 
spoglie questo Toro a CarUgine ; 
ma ii filosofo Timeo lasciò scritto 
ehe il Toro di Falaride fa dagli abi- 
tanti d' Agrigento gettato in mare» 

PERINI ( Giuseppe ) nacque in 
Roma nel 1748, apprese l'arie del- 
l' intsglio io patria , dove intagliò 
lodevolmente alcuni rami della ce- 
lebre raccolta di Gavino Hamilton» 
come pure diverse statue per il 
Museo Pio Clementi no , oompilato 
da Ennio Quirino Visconti. Cono- 
scoosi eaiandio le seguenti stampe: 

Giove ed Antiope , da Giacomo 
Palma 

La Carità figarata io una doon^ 
che porge a mangiare a tre fanciulli» 
dallo Scbidone. 

il Portar dei/a Croce ; grande 
eomposizffooe , dal Lanfranco. 

PERIWO.(V. Cesarei). V. Vaga. 
PERISIN ( Giacomo ), nato in 
Francia circa ii l550 » intagliò a 
tagli grossi ed a grossi tratti in le- 
gno ed in rame. Unitosi in società 
con Tortonel» incìse in questa guisa 
la Guerra de^Ii Ugonotti» ed altri 
soggetti storici che avevano reia- 
sione agli avvenimenti accaduti dopo 
la morte di Enrico II. Tra le sue 
slampe colla data del 1569» trovasi 
quella rappresentante : La iUfaiU 
des Reiiru par le due de Guise, 

PERLA (Frahcecso)» di Mao- 
ne» nato circa il 1500» fu uno 
de'moiii allievi fatti in quella città 
ÓB Giaiio Romano. Due freschi con- 
•crvati io duomo nella cappella di 
S. Lorenzo sono i soli conosciuta 
testimoni del suo valore. Non si 
hanno intorno a quest' artefice ul- 
teriori notizie. 
PERMOSER (Raldassarke) setti* 



PB 12) 

tore tedesco » visse molti antii lift 
Italia» £icendo diverse opere di 
non molta importanza» indi recossi 
a 'Berlino» poi a Dresda ^d ovunqua 
ebbe commissioni per sutne ed aUri 
lavori in marmo » che tutti piti o 
meno manifestano il decadimento 
della scultura nel diciassettesimo §•• 
colo. 

P£BNICHEBO (Paolo)» nacqua 
in Saragozza negli ultimi anni del 
16.^ secolo* Quando appena cono- 
sceva ì principi del disegno and^ 
a Madrid, e fu ammesso nella scuola 
dell' Hovasse » dalla quale passò a 
Roma pensionato del re. Sebbeiia 
studiasse V antico e copiasse le pit- 
ture di RaiTaelio » Peroicharo ooa 
conobbe mai » anzi nemmeno so- 
spettò che vi fosse un bello ideale« 
Tornato a Madrid fu nominato pit- 
tore del re » e del 1753 direttore 
dell' Accademia di S. Fernando. 
Mori nel 1760. Lasciò diverse opera 
in Madrid pei reali palazzi e per 
chiese» la migliore delle quali ere- 
desi il quadro d'Agar con Ismaele» 

PEROLA (Giovanni Francesco 
E Stefano )» i primi due fratelli , 
r altro loro parente» nacque in Al- 
m^gro » e furono tutti rinomati pit- 
tori del ^6.^ secolo. Mei 1586 la- 
voravano con Cesare Arbasia nel 
palazzo di Viso» innalzato pel mi- 
nistro di Santa Cros presso Sierra 
Morona ; ^ vi spiegarono tutta la 
loro abilità in pitture a fresco e ad 
olio storie» bassi rilievi di chiaro* 
scuro « ornati» prospettive, marine» 
paesi» battaglie» ec; rendendolo una 
dei pih bei palazzi della Spagna* 
Insieme a Mohedano dipinsero a 
Cresco alcune storie del Sacramento 
nel Santuario di Cordova. Opera* 
vano nel 1603. 

PERONI (D. Giuseppe) di Par- 
ma» nato circa il 1700» studiò i 
principi deir arte in Roloana» indi 
passava a Roma» dove frequentò 
la scuola del Masucci » che teneva 
viva in Roma la maniera del Ma- 
ratti.Operò molto in patria, in Tori* 



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128 PB 

no, llilmo ec. ed oTOoque moitroMi 
correlto e sentite disegnatore; ma 
si Inscio afiàscinare dal manierato 
eolorìre , venuto di moda nel di- 
ciottesimo secolo, onde in tutte le 
sue opere si vede campeggiare il ver* 
de. Tra le più conosciute sne pit* 
ture oontansi il S. Filippo Neri a 
S. Satiro in Milano» la Concezione 
nella chiesa dell' oratorio di To- 
rino, ed il Gesb CrociBsso a S. An- 
tonio Abate di Parma, fatto a com- 
petenza del Cigoaroli e del Battooi. 
Mori in patria nel 1776. 

PEROXINO (GiovAlTHi), pit- 
tore piemontese del sedicesimo se- 
colo , pare che non operasse che 
oltre Pò, ed in alcuni paesi della 
riviera di ponente di Genova. Con- 
servasi in Alba una tavola d'altare 
port«nte la data del I5l7. 

PERRET ( Pietro ) nacoue in 
Oudeoarde nelle Fiandre nel 1560, 
apprese il disegno e l'intaglio in 
patria, e riuscì valente artista. Nel 
1581, trovatasi in Roma, e disegnò 
ed incise il gruppo dèi Laocooote: 

I pubblicò ancora diverse stampe, tra 
e quali 

La Vita di Maria Vergine , in 
sette pessi. 

La Castità di Giuseppe da Hans 
Speckaert. 

La Pittura, dal medesimo. 

PEBRIER (Frargesco ) nacque 
in Macon di Borsogna nel 1590. 
Il Gandellini lo disse inventore in 
Francia dell'incisione a chiaroscuro: 
non dice da chi apprendesse tale 
ynaniera , ma probabilmente sarà 
stato in Italia, dove dopo Ugo da 
Carpi e dopo il Beccafumi erasi 

{praticata con buon successo dal- 
' Andreani. « Tutto ciò che di lui 
H sappiamo, scrive l'autore del Ma- 
M nuel, è, che trovandosi in Roma, 
fi a stento da principio guadaguava 
M quanto bastava alla meschina sua 
M sussistenza. » Pare per altro in 
appresso guadagnasse assai. Rac- 
contasi che essendo ancora giovi- 
netto^ abbandonò la patria, e passò 



PE 
a Lione, dove mancandogli il da- 
naro, ai fece guida di un cieeo die 
andava a Roma , ed in tal modo 
fece seoaa spesa cosi lungo viaggio. 
Era in qoelia città il Lanfraoco » 
che scoftfeadolo inclinato alla pit- 
tura , gì' insegnò a maneggiare il 
pennello. Cosi rinicì pittore di ent 
retto disegno ed intagliatore all' e- 
cquaforte di gran spinto. Incaricalo 
il Sandrart dal march. Vincenso 
Giustiniani dell' incisione della sua 
galleria, che usci in due tomi ìa 
gran foglio, l'artista alemanno prese, 
tra i suoi molti ajuti, ancora Fraa« 
Cesco Perrier. Questi però volle ten- 
tare una 6 uova impresa di suo ge- 
nio tutta sopra di sé , e vi rinsct« 
Intagliò le proprie invenzieni, e spe- 
cialmente una Raccolta di antidie 
statue e di bassi rilievi , le quali- 
mancando di precisione , non ren- 
dono se non le attitudini ed i mo« 
vimenti delle figure. Ad ogni modo 
Perrier intagliò con punta spiritosa 
nn buon nomerò di stampe, tanto 
di sua composizione, che dalle opere 
di valenti maestri. Ma ciò che pia 
r onora sono le stampe a chiaro* 
scuro, assai ricercate dai dilettanti , 
e dai raccoglitori di stampe rare. 
Morì a Parigi nel 1660. Soggiun* 
go nn breve indico di alcune sue 
stampe. 

Sonito di antiche statue in 100 
rami. 

Altro di K»ssi rilievi, io 50 rami 

Gli Angeli della galleria Farne* 
sina , dipinti da Baffaello in 10 
fogli. 

Il Consiglio degli Dei, da Raf- 
faello 

Le nozze di Cupido, dallo stesso 

L' Ultima Comunione di S« Gi- 
rolamo, dal Lanfa*aneo. 

Ritratto di Simone Vovet. 

La Natività di Gesh Cristo « da 
Vovet. 

Siampt di sua còmposMcne. 

La S« Famiglia , dove il divia 



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bambiao e S. Gio. Battista si Ira* 
atttllano con qd ^elio. 

La Foga in Egitto. 

S. Bocco che risana gli appestati, 

Tenere con gli Amori e le Gra- 
zie; in meazo vedoosi dei Tritoni 
«d altri animali marini 

li Tempo che tarpa le ali ad 
Amore. 

PERRIER(GUGUELHO) nipote di 
Francesco, e suo discepolo» la pit- 
tore ed intagliatore di qualche nome, 
ma d' ordinario operò come aiolo 
dello Zio. Mori ayanti dello Zio , 
nel 1655. 

P£RRIET ( Ambrogio) scultore 
francese che operava in Parigi dopo 
il 1550 , fu uno dei valenti mae- 
stri che scolpirono i bassi rilievi 
ed ornameati del mausoleo di Fran- 
cesco l re di Francia, rtsgoardato 
come il primo capolavoro della scul- 
tura fìraDCese dopo il risorgimento 
delle arti. Ebbe a compagni io que- 
sti pregevoli lavori Giacomo Chau- 
irei, Sebastiano Galles, Pietro Bi« 
eoi^e e Giovanni de Borges, tutti 
disbofì artisti di queli' epoca in 

PERBOULT (Clauqio) nato in 
Parigi nel 1613 , fu uomo univer- 
sale, avendo senza sussidio di mae- 
stro apprese molte scienze total- 
mente disparale. Fu medico , pit« 
tore, musico, architetto, ingegnere» 
fisico, matematico , anatomico ecc. 
Noi non possiamo parlarne che per 
conto della pittura e dell' archi- 
tettura ; ma per V integrità dtlle 
notizie biogranche; diremo, che da 
principio esercitò la medicina, che 
poi abiuindoDÒ quando fu ammesso 
nella reale accaclemia di belle arti, 
esercitandola non pertanto per la 
sua famiglia , per gli amici e per 
ì poveri. Pubblicò in quattro vo- 
lumi un Essais de Ph^siqut » ed 
tua Raccolta di macchine par ele- 
vare e trasportar pesi. Anatomizzò 
molti animali , e mori per avere 
assistito alla dissezione di un cam- 
mello pntrefiftto , che fece anima* 

Dis, dtgU Ank. ecc. t, in. 



pfe , m 

lare latti gli assistenti. È quasi co- 
mune opinione aver egli dato le 
memorie per lo stabilimento del- 
l' accademia di pittura e scuhilra, 
come ancora peV auella d'architet- 
tura. Pare ad ogni modq che dopo 
aver lasciala la professione della 
medicina, occupasse gran parte della 
sua vita la sola architettura « pe- 
rocché in ^qualsisia epoca della sua 
vita non fece che poche cose di 
pittura, e di non molta importanza; 
onde per questo rispetto troverebbe 
appena luogo in questo dizionario. 

Scorriamo adesso le principali 
opere di oueirarte. cui d.eve la mag- 
cRore ceìebMià. Tra i diversi disegni 
ntti per la facciata del Louvre, fa 
prescelto quello di Claudio, e parve 
tanto ricco e bello , ohe si dubitò 
di poterlo eseguire. Lo posero ia 
esecuzione Luigi le Vau e da Orbaj« 
ed è quella magnifica fecciata verso 
la chiesa di S. Germain che sor- 
prese il Bernini, il più bel pezzo 
d' architettura, dice il Milizia, che 
siavi tra quanti reali palazzi sono 
in Europa. 1 critici deirarte vi tro« 
varono molti difetti, non ostante i 
quali, tante è tali sono le sue bel- 
lezze, che la rendono una delle più 
nobili febbriche d' Europa. 

Architettò Y Osservatorio di Pa- 
rigi e quell'arco trionfale che era ia 
fondo al borgo S. Antonio, il più 
bello che bv conosca in Parigi , e 
forse altrove. Anzi pensano molti 
che il gusto , la ricchezza « e la 
grandiosità del disegno sorpatoino 
qualunque arco trionfale, non esclusi 
gli antichi ; ma sgraziatamente non 
fti eseguito in marmo, ne per l'e- 
ternità; ed in fatti più non esiste. 

Ad istanza del ministro Colbert> 
tradusse egregiameute il Vitruvio« 
ne disegnò assai ben le tavole « e 
ne fece un ottimo compendìo per 
comodo de' principianti. A que- 
st' opera tenne dietro un libro so- 
pra \ cinque ordini di colonne se- 
condo il metodo d^li Antichi. Tr*« 
scinato dai vortice aei novatori d'ar« 
17 



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130 PS 

clùtcUoni , ebbe parte ancor esso 
aeir invenzione di un nuovo or- 
dine, che risaltò un corintio colla 
sola innovazione di ridicole piume 
di Struzzo al capitello. Le colonne 
rappresentano alberi troncati, a que« 
iti alberi si diedero piume invece 
di frondi. Fortunatamente questa 
strana innovazione non ebbe mag« 
gior vita de' suoi inventori, 

L'Osservatorio, soltanto accennalo 
poc'anzi, ha un carattere d' origi- 
nalità conveniente, al suo genere. 
È fiancheggiato da torri ettagone , 
ed ha altissime aperture di finestre 
annunzienti la necessità di olDrire 
neir internò 1' aspetto àfì cielo per 
le osservazioni Mtronomiche , per 
le qoali questo vasto edifizio è ter- 
minato in terrazze. 

Aveydo criticate le Satire di De- 
spraoz, questi amaramente se ne 
vendicò nell'ultimo libro della Poe- 
tica, celebrando la metamorfosi di 
Perroult di medico in architetto. 

Fu tolto alle arti nel 1688. 

PERSEO , allievo prediletto dì 
Apelle , fu assai rinomato pittore , 
onde il nuestro diresse a lui i suoi 
precetti intomo all'arte della pit- 
tura. Quanti libri di greci sofisti 
non si darebbero per avere que- 
st'opera del pili grande pittore della 
Grecia I 

PERSICO (Paolo) scultore na- 
politano fiori dppo che le opere di 
Cosimo Fansaga avevano riempito 
il; regno di tanti suoi allievi, tutti 
secaci dello stile berìujesco. Egli 
poi, unitamente al Celebrano ed a 
Giuseppe Sammartinp, diede l'ul- 
tima pinta alla gii decadala art^ 
della scultura* 

PERUGIA ( GunNicc^LA da) , 
nato circe il {478,in città della Pieve^ 
fu uno degli ajuti di cui molto va- 
levasi Pietro Perugino, perchè buon 
coloritore; poca cura prendendosi» 
che poqo valesse nel disegno, quando 
trattfivasi di colorire i proprj. Gian* 
Biccòla fece, diverse opere di suii 
iQveDtiooe., quali sopp in Perugiai 



P£ 
S* Tommaso Apostolo che cerca ttA 

dito la piaga del Bedentorot e va- 
rie storie dei latti di S« Giovanni 
Battista. Mori nel 1544. 

— — ' ( Mariaho da) fu contem- 
poraneo di Gianniccòla. Di costai 
racconta il Vasari, che dipinse una 
tavola in S. Agostino d* Ancona , 
che non ottenne la comune soddi» 
sfiizione ; ma un' altra che conser- 
vasi in Perugia a S. Domenico, lo 
dimostra piti che mediocre pittore* 
Mori circa il 1547. 

*^« ( S191BALDO da) lasciò la- 
vori eseguiti dai 1505 al 1528. Fece 
nel d unno di Gubbio^ nel 1 505, una 
tavola ed un gonfalone, che sona 
delle migliori cose che possano ve- 
darsi dell' an|ica scuola , e molC« 
pitture condusse in patria di noa 
minor merito. 

PERUGU9I ^R.) valente paesisUi 
di milano, fioriva nella stessa città 
contemporaneamente al giovane Li- 
sandrino, il quale dipineendo paesi 
ed architetture, le arricchiva di spi« 
ritose figurine elegantemente dise- 
gnate. Forse il Perugini sapeva me- 
glio colorire, e più da vicino rap- 
presentare la vera natura , se noa 
la più bella. Questi operava in prìn- 
cipu) del diciottesimo secolo, e noa 
deve confondersi con im altro pit- 
tore Perugini, che mori in Milano 
quasi due secoli prima , eenza che 
lasciasse testimonianza indubitata 
della sua virtù. 

PERUGINO ( Leuo ) fioriva nel 
1321, e fu uno de'molti artisti cho 
ip quell'epoca dipinsero nel duomo 
d'Orvieto. Non è noto che altrove 
Conserviusi opere di quest'antico 
pittore lontano dal merito del suo 
grande contemporaneo Giotto. 

^-^p^ { Pietro ), ossia Vannucci 
Pietro, nacque ip città delle Pieve» 
e fu« come venne universalmente 
creduto, allievo dì pittor dozzioale, 
o come ad altri piace , del Bopfi- 
sli, che fu poi suo emulo, ma troppo 
aebole emulo. Aveva di gi4 ap- 
preso il dileguo quando recossi a 



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Fkoaitt sotti» Aactrm del V^froc* 
chio , U quàl« più che n^le cose 
^Ma pinara, eequistò odebrìlà neHa 
acnitnra* rftì coodisoepolo di Leo- 
narcfo dft Vinci. Hi etteogo alla 
^raigare opioione , ooo permette»- ' 
dMi ^i BDgaali eottfioi di queF 
^articolo di richiamare ad esame 
le dtf ergenti opinioui de* bfografi 
di Pietro. Dalla Bcuola del Yerroc- 
Aio uscire Talente maestro» e tale 
ém seslefiere per alcuni rispetti il 
coofronto eoo Leonardo suo con- 
discepolo. Forse questo ^raod'uomo 
fii con troppo rigore giudicato da 
eoloro , che abbagliati dalle opere 
del suo più grande allievo , Haf- 
fiello • lo rilegaliroiio tra i pittori 
non toteloienle emancipati dall'an* 
lieo siile. Ma il Perugino vuol es- 
sere osserrato stdie migliori opere, 
e troveremo che non fu secondo a 
Tettino dei sommi maestri che pre- 
eedfll,lero ed ammaestrarono coloro, 
che per unitersale consentimento 
oecupano i primi gradi nella^pit* 
tura, Bafiàello , Ikiano e Correg- 
gio , il primo sJKevo di Pietro « il 
eecondo di Gian Bellino , il terso 
d'Andrea Mantegoa; perocché quan- 
d'ancora fosse dimostrato, che l'ul- 
tiiDo non frequentò la scuola di 
Andrea » nessuno negherà che non 
siasi formato sulle sue opere. 

Non terremo dietro al progres- 
sivo merito di Pietro. • • . La sua 
lama non tardò a procurargli im- 
|iortanii commissioni in Firenie ed 
m altre città della Toscana , seb- 
Jbeoe non mancasse di utili layori 
in patria ; findkè fa chiamato a 
Roma da Sisto IV. Di eptk , fat- 
tosi abbastanza^ ricco , tornava a 
Perugia « dove apri quella celebre 
scuola cosi feconda di grandi ar* 
tisli , sebbene alla sua gloria ba- 
stasse il più grande de'modemi pit- 
tori, dal quale, essendo Pietro so- 
pravvissuto pochi anni, non si sdegnò 
di prendere miovi lumi e miglior 
etile. Sensibile è nelle ultime opere 
dei Perugino il passaggio dalla ma- 



PE fSI 

mera alquanto cruda a piti morbido 
stile , dal meifdiiao e gretto abbi- 
ffliamento a piii largo e dovizio^; 
oelle quali cose non a torto si volle 
da molti darne merito a Rafiaello;' 
ma nessuno negherà^ che Pietro »' 
ancora prima detrintera rivoluzione 
deirarte dall'antico al moderno 
stile, non sapesse dare alle teste, e 
specialmente alle giovanili,una cotale 
grazia ignota ai suoi contempora» 
nei, e non Superata dai più dei 
buoni maestri del miglior secolo» 
£d è cosa notabile die per ^nto 
dell'aria e verità dei volti, lo stesso 
Raffaello mostrossi quasi sempre 
peruginesco, o se pure se né scostò 
negli ultimi anni, pochi non sono 
i conoscitori che preferiscono le te- 
ste raffaellesche della seconda a 
quelle della terza. Mosse pare e co- 
lori con gentilezza le figure , imi- 
tando le quali , RaflSello altro 
non ebbe a fera per condurle A 
perfeeione> che aggiugoerle mag- 
giore nobiltà ed espressione del 
Perugino. 

Gli si dà colpa , che poca core 
si prendesse deli' invenzione , pe- 
rocché, suol dirsi, andò replican- 
do con leggerissime mutazioni gli 
stessi soggetti ne'suoi quadri d' al- 
tare; di modo che, veduto tto suo 
Crocifisso , un suo Deposto di <^roce, 
un Ascensione, una Nunziata, so- 
nosi tutti veduti. Ad ogoi modo 
«kK dipinse alcune bellissime tavole 
che più non replicò, comuncrue negli 
accessori* rifacesse ad un di presso 
gli stessi edifif f, p&esa^i, architet- 
ture, ed arredi. Le principali sue 
opere sono , in Perugia , il S. Si- 
mone, la Sacra Famiglia con altri 
parenti del Sijeoore, un'altra sacra 
Famiglia al Garmioe, nella quale 
si accostò allo stesso Raffaello; come 
pcìre i freschi della sala del Car- 
mine. Distingttonsiin Roftia il San 
Pietro deUa cappella Sbftna , le 
pitture del Vaticano , ec. 

Tutti mordono la sna àvarizii $ 
ed il vivere m&ero« sebbene aveiee 



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j 



Ì32 »£ 

noquUute mudi rìcoiie&w» Fu pnre 
«ccpsato d incredulità, intorao alla 
qaaJe accusato, non ^e finora al- 
can biografo che oonviiicentemeote 
lo difendesse; né in^ Unta lonta* 
Danza dì terfapì e povertà di me^ 
moria può adesso esserlo. Mori alla 
Pieve sua patria in età di 78 anni» 
per dolore , dicono alcuni » di es- 
«ergli slato derubato il danai*o, che 
seco portava. 

PERUGINO (PiETBO), altro pit- 
tore Perugino, che operava avanti 
il 1 450, trovasi ricordato dal Vasari 
senza lode e senza biasimo. 

— ( Domenico ) conosciuto , 
piii che pertott' altro , per essere 
atato maestro di Benvenuto Gram- 
matica. Conservansi in Perugia una 
Nunziata agi' lucurabili , ed altri 
quadri io diverse chiese. Mori in 
ftoma nel 1626. 

— — (Paolo Gumoitdi ) ricor- 
dato dall'Orlandi come accademico 
di S. I^uca nel 1668 , fu uno dei 
l;»uoui frescanti dell' età sua. La- 
vorò molto in Roma , dove con- 
servansi ancora alcune pregevoli 
Qpere di lui a S. Agne&e ed a 
S. Agata. 

— . Il Cavaliere. V. Cerrini. 

PERUZZI ( Baldassare ) chia- 
mato Baldassart da Siena, nacque 
in Accajauo, territorio senese , nel 
1481 , e fu per avventura nno dei 
più grandi ad un tempo e più sven- 
turati artisti del miglior secolo. Nato 
di poveri parenti, condusse stentata 
9 miserai vita fino dalla fanciul- 
lezza, per non essere tolto alio stu- 
dio delii^ pittura in patria , onde 
esercitare, secondo volevano i suoi 
parenti una meccanica professione. 
Non era giunto ai vent'anni, quando 
atiinolato da vivo desiderio di per- 
fezionarsi nelle tre arti sorelle, re- 
cassi a Roma sotto il pontilcato dt 
Alessandro VI. 1 suoi primi stud) 
furono rivolli, più che a tutt'altro, 
alle opere. degli antichi, onde riuscì 
pei non meno egregio architetto 
m Yiilente pitiore. Vogliono alcuni 



PS 
che, venuto Raffaello la ftoma , «i 
fiicesse suo scolaro ; a eia indotti , 
piii che da autorevoli memorie dal- 
l' essersi Baldassare in qualche o- 
pera di pittura accostato alio stile 
del Sanzio, come vedesi in alcone- 
sacre famiglie all' olio , e ne'niai|i«. 
vigliosi freschi rappresentanti il Giù*, 
disio di Paride, nel castello di Bei- 
caro, nella Storia della Sibilla a 
Fonte Giusta di Siena, ec. Lo che 
non parmi sufficiente prova d'essere, 
stato scolaro del Sanzio; tanto piii. 
che diversi scrittori osservarono, che. 
essendo il Peruzzi di timido e mo- 
desto carattere, viste le prime opere 
di Raiiaello, non arrossi di farsi 
suo imitatore; onde in alcune parti 
dell' arte gli andò assai vicino, ed 
in altre lo avrebbe raggiunto , se 
come eccellentemeete disegnava «- 
vesso saputo colorire. Ma egli aveva 
consumati pici anni nello studio 
della statua e dell' architettura , e 
trascurato il colorhre. Nel palazzo 
della Farnesina , che Raffaello ab-, 
belli con Unti miracoli dell' arte , 
Baldassare fece di chiaroscuro di- 
verse storie e decorazioni , e nella 
stessa loggia in cui il primo dipinse 
la Galatea, l'altro colori i peducci 
ed alcune favole di Perseo. Le sue 

Sitture, sebbene sbattute da quelle 
el sommo maestro, si contemplano 
non pertanto con piacere: svelto 
n' è lo stile, spiritoso, espressivo , 
e dotta la composizione. Ma se nelle 
figure cede il primato all'Urbinate, 
il Peruzzi con ebbe chi lo ugna- 
ffliasse negli ornameoti di stucchi 
finti , che sorpresero lo stesso Ti- 
ziano; nei colonnati, nelle prospet- 
tive , ec. Il Peruzzi deve inoltre 
risguardarsi quale Inventore ad uà 
tempo e principe delle scene tea- 
trali, onde divise col cardinale da 
Bibbiena gli elogi della Calandria, 
rappresentata n^ palazzo aposto- 
lico per intrattenimento di papa 
Leon X e de' suoi cortigiani. Ar 
vanti di far parola del singoiar me- 
rito del Qostco arlistn nella qm^Utà 



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p» 

6* vfétxàAXù h (Msemremo , che a 
fronte 41 tante vìrtii, fo sempre ìnfe* 
lice. Le sfreDtalezaa di alcuoi suoi 
emuli fyrevtbe costantemeote al 
soft modeaU virtù ; e molli di co- 
loro che lo fecero lavorare* aba« 
eardoo della sua jiaturale timidità, 
eDÌoia al segoo dì non osare di 
chiedere il prezao delle proprie o^ 
pere. Spoglialo nel sacco di Rome- 
d' ogni 800 avere ed imprìgioQalo, 
■OD olteDoe la Hbectà che a con* 
dmoDe di fare il ritratto di ud gè* 
nerale. Uscìlo io cosi calamitosi 
tempi dalk desiolata Roma, e co- 
stretto di vivere eoo sottili goadagoi 
era in ona ed ora io altra città , 
sebbene non gli mancassero occa« 
sionì di ardiitettura e di pittura , 
morij non senza sospetto di veleno, 
in età di 55 anni*, quando final» 
mente cominciava ad essere adone- 
rato per grandiosi lavori d' archi- 
tellara, lasciando la consorte e sei 
figlinoli neir indigenza , senza che 
l'Italia, onerata dal suo rarissimo 
ingegno, senza che i tanti geoerosi 
necenali del secolo d' oro steodes* 
aero la roano verso la desolata fa- 
■ijgfia di cosi grand' uomo. 

Ho fin qoi difieri to a parlare 
della sue opere architettoniche, per- 
chè rimportanza loro richiede, che 
alananto pih distesamente si tratti 
del merito archjtettooico di un uo- 
mo, che presso i più non è cono- 
sciuto che per egregio pittore. Co- 
me però troppo eccederebbe i con- 
fini di un compendioso articolo la 
descrizione di tutti i disegni d'ar- 
chilei tura e di tolti gli edific) eretti 
in diverse città d* Italia , verremo 
qui brevemente enumerandoli sen- 
%' ordine cronologico, in suU' an- 
dare di un indice più che altro, 
agginngnendovi poche brevi ossero 
vaaoni. Era ancora giovine quando 
fece in Roma alcune fabbriche di 
non molta importanza. Recatosi a 
Bologna, fece due disegni e due pro- 
fili per la fiicciata di S. Petronio , 
architettò la porta della chiesa degU 



PE 133 

Oliveteni a S. Michde in Roseo 
presso Bologna , poscia disegnò e 
fece il modello del duomo di Carpi, 
che riusci opera assai bella. Enk 
pressocchè terminato qoest' edifizio. 
quando fu chiamata a Siena per 
disegoare le fortificazioni di quella 
città; indi missava a Roma , dove 
per ordine di Leon X fece un nuovo 
megoifico ed ingegnoso modello per 
la basilica di S. Pietro. Il Serlio 

Eubblicò questo disegno ne'suoi li- 
ri dell' Architettura, e merita di 
essere attentamente studiato dai cul- 
tori dell' arte, siccome quello che 
offre iin complesso di maravigliose* 
invenzioni tanto nel!' insieme, cho 
nelle singole parti, di alcune della, 
quali si sono poi serviti gli altri 
architetti. ^ 

Sono di sua invenzione il mau- 
soleo di Alessandro VI, nella chiesa 
deirAnima; il palazzetto alla Lon- 
gara, di Agostino Chigi » ora chia*. 
malo ia Farnesina, che fu poi. ab-! 
belli to di finti stucchi e di pro- 
spettive dallo stesso Baldassarre e 
da Raffaello d'Urbino di bellissime 
istorie. Abbiam già accennato d' a- 
ver fatte le scene per uu' oscena 
commedia del cardinal Bibbiena. 
Morto Leon X ed Adriano VI, di- 
resse i magni Gei apparati per V in- 
coronazione di Clemente YIL Dopa 
alcuni anni mise mano a riattare 
il cortile del palazzo dei duchi Al- 
temps in Roma, iodi inventò e di- 
rèsse la fabbrica dei palazzo Mas- 
simi vicino a S. Pantaleone, che ò 
uno de' più belli e magnifici che 
conti la moderna Roma. Fu sepolto 
in Roma alla Rotonda a canto a 
Raffaello, e n'era bea degno. Tutti 
i pittori, scultori ed architetti Tac- 
. compagna rono ed assistettero alle 
sue esequie. 

PERUZZINI (CAVAL. Giovanni 
£ Domenico fratelu ) nacquero 
in Pesaro circa il 1650, e passaro- 
no, appena usciti dall'adolescenza, 
in Ancona, dove stabilmente pre- 
sero domicilio. Di questi indivisi-^ 



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«4 PE 

bili fratelli , o del solo GiovaDoi 
(giacché a Ulano dìveotò sospetta 
pettìno resisteoia di DomeDico) 
UoTansi belle opere di stile carac* 
casco in Ancona , Ascoli , Roma , 
Bologna, Toriao, Milano «nella quale 
ultina città GìoTanni mori nel 1694. 
LeaeiaTa ammaestrato neli' arte nn ' 
6gÌio, chiamato 

PERUZZINI (PAO]iO)chefo pure 
universalmente tenuto buon pittore: 
€ molle sue opere possono vedersi 
in alcune citu del Piceno ed in 
Bomè. Fioriva nel 1680. 

PESARl ( GioviKiti BktnSTk ) 
ecolaro o imitatoti di Guido Reoi^ 
fioriva in Modena circa il 1650 « 
dove tra le Ara opera lasciò un 
quadro della Madonna a S. Paolo^ 
che in ojgoi pai^ ricorda le ange* 
licfae arie delle teste e dei panoeg- 
giamenii gnidescfai de'miglìori tempi. 

PESARO ( Niccolò Trovbetta 
DA ) era nato avanti il 1550. e fu, 
dD|N> il Passionano, uno de'rtputati 
scolari di Federico Zuccarì. Si dice 
che il Barrocci lo avesse in gran- 
dissima stima avanti che comin- 
ciasse a strapa'szare il mestiere, la- 
Voraodo di pratica. Belle sono le 
aue pittura di Roma in jira Coeli, 
ed il quadro nella chiesa del Sa- 
cramento di Pesaro viene univer- 
ialmente risgoardato come uno dei 
niigliorì di quella dita feconda 4'>l« 
lustri pittori. Mori vècchio sotto il 
pontificato di Paolo Y. 

PESCI (Gasparo) bolognese, 
celebre pittore di paesi e di archi- 
tetture» che àoleva d'ordinario ca«' 
vare daH^aottco e popolare di pie- 
cole figure o macchiette collocate a 
tanta distauxa . che Sono appena 
visibili. Due bellissimi quadri di 
questo valentuomo possiede io Ve* 
nezia il conte Marco ComiAni , 
erede ^ dei celeberrimo conte Al- 
garetti , che appreetando somma- 
mente la virtù del Pesci , fece 
più volte esejgttire alcuni soggetti 
di suo capriccio, Yivea ancora nei 
1776. 



Pfi 
PESdA (MABUira GitAZkAm 
DA ) f^i scolaro di Rodolf#Ghir» 
lauda jo; il quale grandemente ap- 
prezzava il raro ingegno di questo 
giovine; onde volendogliene dare 
una sicura testimooianEa. gli coan- 
metteva il quadro di una Sacra 
Famiglia da collocarsi nella cap* 

Klla della Signoria di Firenae» m 
ilazao Vecchio . dov' egfi stesso 
aveva eseguite diverse pitture a lire* 
SCO. Giustificava pienamente l'egre- 
gio giovane la confidenza del 



stro: ma non appena temnoata qua-- 
" lo av " 



st' opera, che io aveva fiitto 
vantaggiosamente conoscere, fu tolte 
all'arte avanti di giugoere ai treo* 
t' anni. 

PESELLO (Fkahobsoo). pittore 
fiorentino, nato nel 1580, ni sco- 
laro di Lippo fiorentino, allievo di 
Giottiuo. ajuto del medesimo nel* 
l*uUima sua opera, ed uno de'soeì 
più fedeli imitatori; onde uoa è 
maraviglia se contento d' imitar da 
vicino li maestro, rimase a grande 
distanza dal medesimo. <^e piirefu 
un semplice imitatore. Figliuolo dì 
Francesco Pesello fu 

— ( Fraiccesco) detto il Pt* 
stHino , che facilmente avrebbe di 
lunga mano superato il padre , se 

r precoce morte non lo rapiva ai- 
' arte. La più lodata opera del pa- 
dre era l'Epilània descntta dal^ va- 
sari , nella ouale trovavasi il n^ 
tratto del celebre Donato Accia- 
ìooli; e le più celebri opere del 
figlio sono le storie de'Santi Cosoui 
e Damiano, e de'SS. Antonio e Fran- 
cesco dipinte a pioòoie figure in un 
grado dell' altare del Noviziato di 
S. Croce. Furono queste eseguite 
prima del 1440, ond'^ probabile 
che il Pestiiino non avesse vedete 
al Carmine le pitture di Masaccio, 
di cui era contemporaneo. Nou 
pertanto vi si vedouo figure bea 
tuosse , amorosamente eseguite , e 
oou mancanti d' espressione, còme 
comportavano le condiaoni di quel* 



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M 

PESNB (AiVTOiao) nato inPa- 
rìfp cine» il 1650 da una Dipote di 
Carlo de la Fossa » rtcossi di già 
&tlo pittore a Veoezia , dova i> 
trasse diversi distiati personaggi, e 
dì|»iose alconi quadri al storia. Pas- 
sato quiadi a Roma, ood vi ù trat* 
IcDoe ehe pochi mesi , per essere 
alalo qiiìaaaato eoo ooorate coodi- 
ziooi ai servigi della CQrte dfPrus* 
aia; dove operava ancora nel 1818. 
Soggiuogo un breve indice di al- 
cone frale aaolte sue stampe. 

Ritratto di Luigi le Co»te> seni* 
tore. 

Di Francetco Laogloia mercante 
di libri a da van Dyck. 

Niccolò Poussin « ritratto storico 
atto da lui flsedesimo. 

La Morte di Sa6rf , dal mede- 



Crieip meno nel sepolcro * dal 
ledeàm^» 
Tnonfp di Gelata» , dal. mede- 



I sette Sacramenti io altrettanta 
lastre, dal medesimo. 

S^;tt]lo di pesaggij ornati di un 
lrontiM>nfo, opera molto stimata* 
PJETARZ^AIK), o PETERAZZA- 
RO ( Smoivx) nacque nello stalo 
teaeto avanti la metà del sedice- 
simo secolo , e fu scolaro di Ti- 
mano^ come ne fa qbiara lestimo« 
aiaaza la belli^ima palla d' aitare 
fttta per la chiesa di S. Fedele io 
Milano» rappresanlanU una Pietà., 
a pie dflla quale legsesi TuUam 
dàS^pìiuM. Pare che si recasse da 
Yenesia a Milano in fresca età , e 
vi ai tralteoesse lungo tempo, avenp 
davi fiifp diverse opere a fresco » 
Uà le quali non riffocaerò che quelle 
di S. fiaraatM , rappreseqtanti aU 
enni fatti di S. Paolo. In queste, 
CMguite probabilmente pih tardi del 
quadro a S. Fedele , vedesi che 
cercò di aasociare al colorito della 
icoola veoeta 1* espressione , gli 
foortif e la dourìua prospettica 
della aesola milanese* Ma il PeUr- 
lano era miglior pittore all'olio 



V% ISS 

ehe non a fresco , nel qual genere 
riuscì meno corretto. Operava in 
Milano nel 1591. Altre opere con- 
dusse in diverse provincie della re* 
pubblica veneta. 

PETEY ( BoHàVEiiTiJRà) nacque 
in Anversa nel 1614. 1 suoi Quadri 
inspirano tutti orrore^ perocché non 
rappresentò che marine in burrasca 
e terribili uragani Vedesi in quasi 
tutti il cielo- confondersi colle onde^ 
navi neir alto di essere inghiottite 
dal mare o di rompere contro gli 
scogli. L' atmosfera sempre tetra e 
caliginosa noe ha in alcuni quadri 
altra luce che quella del lampo e 
disi fulmine che abbatte gli alberi 
di una nave. La natura corrucdata» 
venne rappresentata con tanta evi- 
denaa , che ti fii raccapricciare. 
Le piccole Bgure segnate a mao» 
chiotte da franco asaestro sono bea 
disegnate e toccate con grande fi* 
netza. Dilettavasi Pete^ di poesia» 
nella quale sarebbesi ntto non mi- 
nor onore che nella pittura se noa 
fosse sUto tolto alla gloria dèlie 
arti nella fresca età di 38 anni. La- 
sciava pochi quadri e poche poesie, 
ma ogni cosa con eatrema diligenaa 
terminata. 

PETlTOT ([GIOVAHW) nato a 
Ginevra nel 1607 , viene rìsguar* 
dato come il miglior pittore a smalto 
dhe si leonesca. Ammaestrato negli 
elementi dell' ftrte in patria, venne 
in giovanile età in Italia , di dove 
dopo un breve soggiorno, recossi 
in Inghilterra , e cola, coira)uto di 
Turquet di Materne , trovò colori 
risplendentissimi , ed il modo di 
dare il fuoco per gradi. Era valente 
disegnatore^ e dìcesi che van Dyck, 
trovandosi a Londra in qualità di 
pittore del re • «odasse frequente- 
mente a vi5derlo lavorare. Carlo I , 
e molti trri i principali cortigiani gli 
diedero fiiverse commissioni; ma 
dopo la I norie di «juello sventurato 
monarca» riparavasi a Parigi colla 
proscritta famiglia dej^li Stuardi, ed 
ebbe pensione da Luigi XlVt Ei* 



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136 PE 

sendoPetitot protestante, allorattaB- 
do questo re rivocò l'editto dì Nan- 
tes, Petilot rivide la patria in età 
di quasi ottant'anni, e morì a Ye« 
yay nei 1691. Erasi egli associato 
a Dòrdier suo cognato , il quale 
dipingeva i capelli, le vesti e gli 
efondi , meòtre egli faceva le teste 
e le nani. Dicesi che i due amici 
guadagnarono più di un milione. 
Gonsei'vansi di Petitot diversi bel^ 
lissimi ritratti in smalto , che , 
secondo la qualità loro , si ven- 
dono anche presentemente dai mille 
cinquecento franchi fino ai cin- 
quemila : ma il suo capolavoro di- 
cesi essere il piccolo ritratto di 
Rachele de Rouvigul, contessa di 
Sothampton. 

PETKAZZI (Astolfo), senese, 
Boriva in patria nel 1631. Aveva 
frequentate le scuole del Vanni, del 
Salimbeui e del Sor ri , onde non 
fu imitatore di verun maestro. Piii 
che della castigatezza del disegno, 
bare che si prendesse cura di al- 
lettare l'occhio delio spettatore. Non 
tenne però sempre lo stesso stile. 
In un Convito di Cana Galilea tentò 
di accostarsi alla maniera di Paolo 
Veronese , e nella Comunione di 
S. Girolamo fatta per gli Agosti- 
niani di Siena mostrasi caraccesco. 
Dìcesi avere dipiota questa tavok 
in Roma, e che mandata a Siena, 
piacque moltisr4mo, e gli procurò 
commissioni di qualche importanza. 
Ebbe costume d'introdurre ne'suoi 
quadri vaghi angiolini festeggienti, 
che danno un non so che di pia- 
cevole ed allegro alla coso posizione. 
Morì nel 1665. 

PETRECINI, non igfiobile fon- 
ditore' di medaglie fioriva nel 1 460, 
nella quale epoca fece una meda- 
glia per Borso d' Este , forse 1' u- 
tiico tra i molti lavori dà Petrecini 
«seguiti , che conservata abbia la 
memoria di questo valends artista , 
leggendovisi Petrecini f. ^60. 

PETREOLO ( AifDREA). nato in 
Venzone circa il 1540, dipinse nel 



pe 

duomo della sua patria gli Sj^rlelli 
dell'organo, rappresentandovi storie 
de' Santi Girolamo ed Eustacchio, 
e la parabola delle Vergici prudenti 
e stolte. Oltre la bontà del colo- 
rito è la verità dei volti e delle 
mosse, vedonsi in questi dipinti lo- 
devoli architetture, eseguite con per- 
fetU cognizione di prospettiva. Ope- 
rava in Venzone nel 1586. 

PETRI {PnsTRO DE*), nacque nel 
territorio di Novara nel 1671- Poi 
ch'ebbe appresi gli elementi della 
pittura in patria, passava a Roma, 
ed ammesso nello studio di Carlo 
Maratta , ne usd in breve valente 
artista ; onde fu adoperato ne' la- 
vori della tribuna di S. Clemente 
ed in altre opere d'importanza die 
lungamente lo trattennero in Roma. 
Pare che allo stile marattesco cer- 
casse di aggiugnere qualche cosa 
del cortonesco; onde si fece niac- 
slro. non servile, e fu per awcolura 
de' primi , dopo la morte del Ma* 
ratta, che operassero in Roma, seb- 
bene non ottenesse, vivente, quel- 
Y opinione e quella fortuna che si 
convenivano al suo, merito. Mori 
in Roma nella fissca età di 45 
anni. 

PETRINI ( C4VAL. Giuseppe ) , 
nato a Caronno , nel territorio lu- 
ganese, circa il 1700, apprese a di- 
pingere dal Prete Genovese, e fu 
uno degli appassionati vuoi imita* 
tori nel ti ogere i quadri di un cotal 
verde, che quantunque non vero ìb 
natura , piaceva però a moltissimi 
nell' età sua. Mori il Petrìni nel 
1780. 

PETRUS ( Raffaele) fioriva m 
Saragozza nel 1680. lavorando pic- 
coli quadri di storia e di paesaggio. 
Rarissime sono presentemente le sae 
opere, ed avute in grandissima ri- 
putazione specialmente a motivo 
dell' eccellenza del colorito. 

PETRUS DE MEDlOLANO,nno 
dei molti coniatori di medaglie die 
illustrarono in sul finire del quin- 
dicesimo seoob e ne' primi anni 



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PE 
M stiisegiiaate la jQro fialri», ese^u*t 
nel 1472 miA medaglia di papa Si- 
sto 1Y> che troYasi riferita da Mo* 
lioct iieUa 8oà ceM>re Aorta dti 
fftmtefici dedotta dalie medaglie; 
é che servi a rìchiamare alia me- 
moria degli aomioi il oom^ di un 
ertiila milanese ignorafo eziandio 
dagli scrìltori patr). 

PBUDMAN (Nh nato in Boiler- 
dan eìroa iJ 1650 » si rese celebre 
per alcune piccole figure in tavo- 
lelU di legno, e per certi quadri 
rappresentanti argomenti allegorici 
iutomo alle miserie della Tifa ed 
alla TaDÌtà delle umane grandesze. 
Immerso trovandosi dei continuo 
io tali pensieri, fu on giorno sor* 
preso da una scossa di tremuoto , 
mentre trovatasi io un gabinetto 
anatomico studiando uno sefaeletro. 
Da principio, vedendo scuotersi le 
teste degU scheletri^ e non cono* 
scendone sobito la cagione , fu da 
tanto terrore compreso , che preci* 
pitossi giti da una scala. Conobbe 
iD appresso il naturale motivo del* 
Taecadato» ma il terrore aveva tal* 
mente occopato il suo spirito, che 
pia non potè liberarsene , e dopo 
pochi giorni mori. 

PF£FFEL ( Giovanni Andrea) 
intasi iatore in rame che operava 
in Vienim ne' primis anni dei pre- 
sente secolo, pubblicò diverse stampe 
tratte da diversi maestri. Ignoro se 
sia lo stesso artista quel 

— (Giovanni Andrea) in- 
tagliatore e mercante di Stampe in 
Augusta, del quale sono conosciute 
éicuoe stampe di paesaggi, da A- 
berli. 

PFfilFFER ( Carlo Ermanno), 
nato in Vienna circa il . 1 766 , ac- 
quistò nome nella qualità d' inta- 
gliatore a granito. Rispetto a questo 
artista, osserva Hober nel tomo li 
del soo Manuale dei dilettanti, che 
sconlmnsi grandissime difficoltà per 
•vere in Grermania nolisia degli ar- 
tisti; e ciò mi servirò di scusa, se 
io questi ed in altri articoli UOD 

Diz. degli Jtch, ecc. T, ili. 



PE 137 

posso dare di molti che pochissime 
e vaghe notiaie biografiche ; non 
essendomi pur noto . se Pfeifier , 
ed i precedenti Pfefiél siano vivi o 
morti. Rispetto a Pfeifier posso ad 
ogni modo dare un indice delle se* 
gnenti stampe: 

Gioviuetto che con una ìnaoo 
tiene una farfalla é coli' altra un. 
paniere di ciliege, da Wolf. 

La contessa Severina Potoka, in- 
cisa a punta bruna, da Isabey. 

La Principessa di Lichtenstein , 
da G. Grassi. 

Teresa contessa di Riuski, dallo 
stesso. 

G. A. de Brambilla primo cor« 
tigiano di Giuseppe li » a punta 
«era, 1788. 

Enrico Federico Funger, a mezzo 
corpo, a punta bruna, |79t. 

PFENNIINGER ( Enrico ), nato 
in Zurìgo nel 1 749 , fu per coosi* 
glio del celebre Lavater , che ne 
conobbe lo svegliato ingegno, man* 
dato dai parenti a4 apprendere gli 
elementi delia pittura sotto De-Bui* 
lioger , presso ai quale studiò tre 
anni il disegno; indi tornato in pa* 
tria , passò dopo pochi mesi a Dre* 
sda . dove fu da Graff e Zingg io* 
trodotto nella Galleria. Yan-Dyck. 
Rembrandt e Rigaut furono i suoi 
favoriti maestri, intanto venne bi* 
sogno a Lavater d' un valente di* 
segnatorv per i snoi Frammenti fi* 
sionomici , e ne affidò la cura a 
Pfenninger, che air istante ripa* 
trio. 1 suoi ritratti all' aoqua forte 
eseguiti , sotto la direzione del som- 
mo fisionomista, riuscirono benis* 
Simo, e questi servono d'ornamento 
all'opera di Lavater. Terminalf 
questi lavori , moli' altre cose di* 
segnò ed incise. Fece a Lipsia per 
madama Reich molti bei ritratti 
d' illustri letterati tedeschi. 11 ri- 
tratto all'olio di Lavater è dipinto 
Con grande verità e con perfetta 
somiglianza. Dicesi, che datosi alle 
leture, alla musica ed alle geniali 
società degli amici, andò poc a poco 
18 



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158 PF 

trascaratt<lo Tarte. II suo ritratto 
fiitto da lai stesso , ed intagliato in 
maniera pittoresca, trovasi in fronte 
al Supplemento della Storia dei mi« 
gliori pittori della Svizzera di SmC. 
Fuessiin. 

Aggiungo un indice di alcune sue 
stampe* 

Gio. GiacoBSo Breitinger. 

P. B. de Murali. 

A liberto Haller^ in busto. 

Seitanlacioque ritratti d' uomini 
illustri della Svizzera incisi all'acqua 
forte. 

Trentaquattro ritratti dei piix ce- 
lebri poeti tedeschi. 

Quattro Vedute della Svizzera!* 

Due paesaggi con cadute d'atquà 
ed ornati di figure. 

PFENNINGER (MATTEO)nato in 
Zurigo nel 1739. poich'ebbe appresi 
^li elementi della pittura e dell*inta- 
glio in patria, passò ad ' Augusta 
nel 1757, dove frequentò la scuola 
dì Emmaooele Sichel. Reduce nella 
Svizzera , contrasse domestichezza 
col celebre A berli, ed intagliò al- 
l'acqua forte una parte della sua As- 
sociazione. Poscia ebbe non piccola 
parte nelle vedute della Svizzera 
pubblicate da Wanger, e continuate 
a Parigi. In appresso percorse tutta 
la Svizzera, e fedelmente disegnò 
le più belle vedute e le più interes- 
santi , che pubblicò colorite in sul 
gusto di Aberli. 

Eccone alcune* 

- Cataratte del Reno a Sciaffusa. 

Caduta dell'acqua di Balstal. 

Veduta dai castello di Baden. 

VeduU della città di S. Gallo. 

Simile della città di Costanza. 

Ics bon Vivans del Cantone di 
Berna. 

Ritratto di Kleio}ogg , ossia il 
Socrate rustico. 

Ghiacciaia di Rheinwald, nel 
paese de'Grìgioni. 

Il Sepolcro di Virgilio, in vici- 
nanza di Napoli. 



PF 

L' Arco di Marc' Aurelio in Bch 
na. ec. ec. 

PF1LL1PS ( Carlo \ nacque ia 
Inghilterra circa il 1736, e fu odo 
dei valenti intagliatori alla manicm 
nera. Fioriva in Londra circa il 
17B0, palla quale epoca intagliava 
le stampe per la collezione di ÌUìij* 
dell. Tra le più conosciate con« 
tansi le seguenti: 

Giovinetto che tiene nn piccione, 
dal Mola. 

La spianatrice di polli^ da ReM- 
brandt. 

Il Filosofo studioso, dal mede* 
Simo. 

La Sacra Famiglia, dal Farmi- 
gianino. 

Venere e Cupido, da Francesco 
Salviati. 

Isacco che benediee Giacobbe, 
dallo Spagnoletto. 

^ ^^^ (N.), idtacliatore olaodetc, 
aveva circa il 17o0, incise alcone 
stampe , rappresentanti vedute • 
paesi« tratte da diversi maestrL 

PIAGGIO (P. ÀNTOiflo), incise 
nel 1755 sui cKsegni di Camillo 
Paderni , romano , un rame poeto 
nel frontespizio dell* opera intilo- 
lata : Catalogo degli antichi doeu» 
menti dissotterrati nella discoperta 
Città di ErcQkmo» 

PIA140MTIK1 ( Giuseppe) fio* 
remino, allievo dei Foggini e loro 
collabpralorein molte opere di scnk 
tura condotte in Firenze, contribuì 
poco meno degli stessi Foggini e 
del Ferrata a stabilire il peasiaso 
gusto del secolo col far pompa di 
novità e di stravagante^ aUontanan» 
dosi in ogni cosa dall' esempio dei 
grandi maestri del precedente se* 
colo e dall' imitazione della aa* 
tura. 

PIANE ( GiOTAif Mariì dalle) 
detto il Moiinarettù, nacque in 
Genova nel 1660, e fu scolaro dei 
Baciccia. Datosi con particolare atu* 
dio ai ritratti^ non tardò a farsi 
nome , onde fu chiamato alla corte 
di Parma per ritrarre qae'principi 



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PI 

« ofmcìpcsse # ìndi « quella di Na- 
poli ; e colà dichuinito , eoo larga 
provviaìoue, plUore del re Carlo 
di Borbone, vi diiDorò Gao alla 
morie» clie io rapi all' arte VJi 85 
anoi. Dalle Plaoe £)C« pure alcune 
^opere di storia « e tatole d'altare , 
alcuoe delle quali couservaosi in 
/li'rerse chiese di Piacenza. 

PIASTRINI (GiovAH Domenico) 
pistoiese « frequentò la scuola del 
Luti, ed in Roma seppe senza sca- 
pito sostenere il coairoiito de' mi* 
gUorì aaratteschi. Dipinse in Fi- 
renze oell'atrio della Madonna del- 
ti Umiltà quattro storie allusive al 
tìtolo del tempio, le quali, avuto 
riguardo ai tempii possono dirsi 
assai belle. 

PlÀTTOLl ( Gaetano ), fioren^ 
tino, nato nel 1703, fu scolaro in 
Livorno di Francesco Riviera. Ebbe 
pandiasima fama come ritrattista 
IO Italia e fuori ; ma il proprio ri- 
liatto auindato alla reale Galleria 
di Firenze non è tale da dare una 
loappo vaolanìosa idea delle viftii 
dei Ff'attoii. Morì in Firenze circa 
ìì 1770. 

nklXk (P. Cosmo) nacque in 
Gulel/nioco nel 1557 » e chiama- 
vasi ai secolo Paolo. Fu scolaro 
del vecchio Palma, ma non tanto 
stretto imitatore del suo stile , da 
non procurare al propcio qualche 
•ri^nalità, formandone noo più 
aperto e dilettevole» sebbene meno 
Vigoroso. Ad ogni modo piacque 
assai a papa Paolo Y, all' impera- 
torà Rodolfo li ed al do^e Priuli , 
i qimii Jo adoperarono io varj la- 
vori nelle rispettive capitali. In 
Roma dipingeva, nel palazao Bor- 
gbese» biBzarri fregi in diverse ca- 
mere, e nella maggior sala alcune 
storie di Cleopatra; ma forse ìm 
miglior opera che lasciasse iu Roma 
è un Deposto di Croce presso i 
Conservatori, in Campidoglio. Mori 
Cappuccino nel 1621, Recandosi a 
Roèaa aveva seco condotto per aiuto 
on suo uipoie fiatcruo , chiamato 



W 159 

— ( Andrea ) il quale , am- 
maestrato da lui, dopo avergli ser- 
vito d'ajuto alcuni anni , fu chia* 
malo ai servici del duca di Lo- 
rena» dal quale veuoe per la sua 
virtii generosameute pagato e fatto 
cavaliere. Di ritorno in patria di- 
pinse a S. Maria lo stupendo quadro 
delie Nozze di Cana, risguardato 
come il miglior quadro di quella 
illustre borgata, che produsse, oltre 
i Piazza, i Barbarelli , i Damini ed 
altri illustri artisti. Mori in pa- 
tria circa il 1tì70 presso che ottua- 
genario. 

— ( Calisto ) V. Lodi Ca- 
Ibto da 

PIAZcZETTA ( Giovanni Bat- 
tista )« nato in Venezia uel1685, 
apprese probabilmente il disegno da 
suo padre, mediocre statuario, ed 
il colorito da non so quale mae- 
stro veneto , che gì' insegnò il di- 
pingere aperto , secondo la pratica 
di Tiziano e de' principali veneti : 
e tali folcono i primi quadri pub* 
blicati dal Piazzetta. Ma essen- 
dosi recato a Bologna . e veduto 
il fare del Crespi e le sorprendenti 
opere del Guercioo, s'ingegnò sulle 
loro tracce di sorprendere col forte 
contrapposto dei lumi e delle om- 
bre. Accostumatosi da fanciullo a. 
disegnare statue di legno « o mo- 
delli di cera, e ad osservare atteo« 
temente gli effetti del hime, giunse 
a segnare con molta intelligenza 
e precisione tutte le parti com- 
prese nella macchia , onde i suol 
disegni venivano avidamenti ricer- 
cati, e volontieri intagliati. Il Pit- 
tori, il Bartolozzi , il Pelli, ec. in- 
cisero disegni e pitture del Piaz- 
zetta, sebbene le ulliole, per il cat- 
tiva metodo del colorire, più non 
abbiano il pregio dei disegni. 1 suoi 
quadri fanno qualche impressione 
al primo aspetto, ma in appresso 
disgustano pel soverchiò uso del 
colorire manierato, e per certa sprez- 
satura di pennello, che nulla ^- 
nisce. Ma il Piazzetta dileguò e di* 



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140 PI 

piose strane caricatare che chia- 
maroDo il riso sui pih accigliati 
misantropi, e dovea con ciò piacere 
all'universale. Osservarono non per- 
tanto alcuni conoscitori di troppo 
difficile contentatura, che, volendo 
troppo gagliardamente disegnare )e 
figure, talvolta le storpiava. Mancò 
al Piaz^tta fecondità d' invenzione 
per le opere copiose, onde consumò 
più aoni nel comporre un quadro 
del Ratto delle Sabine. Dicesi che, 
il suo migliore quadro sia il San 
Giovanni Decollato fatto per Padova; 
ma i dipinti e disegni che gli assi- 
curarono rìmmortalità sono quelli 
delle caricature. Mori di 72anni. 

PICARD ( Ugone , GiovAWNi e 
Giacomo) tutti tre intagliatori in 
rame, trovansi ricordati dal Gan* 
dellini, il primo per avere intagliata 
la città di Rheinta ; l'altro per in- 
cisioni di alcuni ritratti, dai monu- 
menti e disegni di Crispino de Pass; 
I** ultimo per aver fatti ritratti e 
stampe nel libro deH'Uffizip di Ma- 
ria Vergine. 

PICARD { Stefano ), chiamato 
il Romano, nacque in Parigi .nel 
1631. Prese il nome di Picard il 
Montano per essere lungamente vis- 
suto in Roma , e per non essere 
confuso con altro intagliatore dello 
stesso nome e casato. Tornato a 
Parigi , ebbe parte nell' incisione 
dei quadri del re; e le sue stampe 
formano la parte principale del ce- 
lebre Gabinetto del re di Francia. 
Ebbe parte altresì nell' Opera in- 
titolata la Grotta di KtrsailUs, 
Apparteneva all' accademia reale 
quando abbandonò la patria per 
stabilirsi con suo figlio di Amster- 
dam , e colà mori nel 1721 carico 
d'anni e di meriti. Pubblicò dodici 
stampe di ritratti e venti di sog« 
getti storici. Accennerò alcune stam- 
pe d'ogni^ genere. 

Rilrattu 

Gipvan Francesco Paolo Gondy 
Cardinale di Retz. 



PI 

Francesco Tallemant , abate Ai 
Valchrétieu, da F9antevil. 

Niccolò Pavillon, vescovo d' A<^ 
leth. 

Giovan Michele Cigala, pnocìpe 
ottomano, fattosi cristiano. 

Francesca Atanasia di Rochedio»* 
nari, marchesa di Hontespan. 

Soggetti Storici» 

Un Bcct Homo , mezza figura « 
con tre angeli, dall' Albafl>« 

La Natività di Maria Yergiae . 
da Guido Reni. 

Sposalizio di S. Caterina , dal 
Correggio. 

Santa Cecilia che suona il oon^ 
trabasso, dal Domenichino. 

La Famiglia di Gesù Cristo , 
grande composizione di Palma il 
y'ecchio. 

V Adorazione dei Pastori , dm 
Poussin. 

Il Martirio di Sant Andrea , da 
Carlo Le Brun. 

L' Adorazione dei re , da Ga« 
gUelmo Courtoi. 

— — ( Bernardo ) , nacoue ia 
Parigi nei 1663 da Stefano Piearl. 
Bernardo, scrive il Milizia , Me 
jfleiiibilità , t poi diide nid itecato. 
La sua miglior stampa h il Darìoi 
di le Suiur, in su lo stUt di Audram» 
Partito da Parigi con sno padre sei 
1710, andò a stabilirsi in Amster* 
dam, dove fecesi a lavorare perli« 
hr^l che lo pagavano largaoMnte • 
ma perde il suo credito per il gua- 
dagno. / dilettanti Olandesi » dice 
Watelet, distrussero il suo tugegncm 
Il loro gusto inclinax^a ai freddo^ 
e Bernardo volle piacer toro eoi 
leccato, ed accomodassi allo stessom 
Guadagnò molto, e perdette la stimm 
degli artisti, che nonpertanto ren- 
dono ancora giustizia alle sue prime 
opere. Fu laboriosissimo , eompo<^ 
nendosi la sua Opera di 1,300 pezzi. 
Morì a Parigi nei 1635 , tre anni 
prima che si pubblicasM la ami 
opera. 



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VI 

Jadict di afeuttt stampe isolate. 

Rìmrlto di St«fiiao Pioart sao 
padre, 1730. 

Eugeoio Fnooesco principe di 
8avoja« l7(M. 

Carlo 1 re deUa Gran Bnettagoa, 
da yan-Dyek^ 1724 
^iJinpo duca d' Orléans , soste* 
auto aa Mioerra e da Apollo, da 
Coypel, 1706. 

Stampe Storiche. 

La Strage degl' lunoceinii di sua 
«ovcasione. 

Epitalami , rome sopra. 

Anoali delia repubblica d' O- 
lauda , idem. 

La Verità ricefcata dai Filosofi , 
idem. 

11 Trioofo della Pittura, idem. 

Il Tempo che diseioglie la Ve* 
xiiik dal giogo delle Passioni , da 
Poussin. 

La Musa Calliope e la Musa l^er* 
•icore, da le Sueur. 

Dario cbe fa aprire il sepolcro 
tIeJJa regina Nitocri , per la spe- 
ra02a di traranri un tesoro, da le 
Sneun 

Agar scacciata da Àbramo , da 
Cftrlo le Brun. 

PICCA U ( Roberto ) , nato in 
Tours nel 1660, intagliò alcuni rami 
di sua composizione, ed altri tratti 
da Giacomo da Ponte. 

PICGAULT ( Pietro ) nacque a 
Blois nel 1680, e poi ch'ebbe ap« 

Iiresi gli elementi del disegno e del- 
' intaglio sotto non so quale mae» 
stro, piotiDSlo per suo studio cbe 
per fame smercio « copiò le batta- 
glie d'Alessandro incise da Audran, 
rìdnceodole ad un formato più pie* 
colo, Teroeimil mente alla metà , e 
le intagliò in modo da far conce- 
pire grandissime sperante sul di lui 
avvanzamento. Ma la morte lo sor* 

Kse appena giunto ai treni' anni, 
reo le poche stampe pubblicate: 
P., PicauU JBtcsensis scufp» 



PI 141 

VtsiUzione di S. £linbelta, dri 
Carlo Maratta. 

Un òrocifìsso con la Maddalena, 
da Carlo le Brun. 

Le Battaglie di Alessandto Ma« 
gtto, dal nledesimo. 

Diversi ritratti. 

PICCBNARDI ( Carlo Sentore) 
nacque in Cremona circa il 1570 , 
da Antonio, distinto personaggio e 
diiettante di pittura. Lo stato di deca* 
dim^tò cui trova vasi in sul finire 
del secolo ridotta la scuola creftio* 
nese , cbe nel periodo del prece* 
dente aveva pr<'-dotli tanti illustri 
maestri, consigliarooo ii padre di 
Carlo -a mandarlo a Bologna sotto 
la direzione di Lodovico Caracci, 
cbe teneramente lo amò. Colà non 
tardò a dare testimonianae della 
sua virtù in diversi quadri di 
sacro e profano argomento, due dei 
quali mandava alla sua patria , e 
sono quelli cbe vedonsi laverai» 
mente al coirò, nel tempio di San 
Pietro, rappresentanti i battesimi di 
S. Agostino e di S. Valeriano ; è 
che lo storico- della pittura italiana, 
ebbe a scrivere, che fanno cono* 
scere ii Piccenardi per il primo cbe 
introducesse nella scuola cremonese 
estere maniere. I piccoli quadri da 
stanza non rappresentano che &• 
ceti argomenti, ma convien .dire 
cbe ne facesse pochissimi, perchè 
sono estremamente rari. Resosi ma- 
laticcio mentre dispone vasi a ripa- 
triare , mori d' apoplessia in Bolo- 
gna tra le braccia di Lodovico; ed 
Annibale che pure teneramente lo 
amava» volle conservarne la memo- 
ria e ne fece il ritratto. 

— — ( Carlo Juniore) che ope- 
rava nel 1658, poich'ebbe appresi 
i principi della pittura in patria , 
y/oììt terminare i suoi stodj in Ve- 
nezia ed in Roma , e tornato in 
patria, tentò d'avvicinarsi allo stile 
del suo congiunto, ed in parte vi 
rinscì. Di ciò ne fa prova il qua- 
dro della testata del braccio tra- 
terso dalla banda di mezxo giorno^ 



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142 PI 

nella chiesa di S. Pietro « espri- 
mente a martino dì doe Santi, 

PIGCENARDI(M4RCO)creaiooese 
ancor esso, e forse appartenente alla 
famiglia dei precedenti, non lasciò, 
che 81 sappia, alcun 'opera certa d'im* 
portense. Scrisse lo Zani, che fio- 
riva io principio del diciottesimo. 
3i conosce una sua composizione , 
intagliata in Roma nel 1732 da 
Cario Grandi, rappresentante Sani 
Onofrio che fa elemosina ad un po« 
Terello: e porta la leggenda: M* 
Pictnardus aelineavìL 

PICCENARDI (Giuseppe ed Ot- 
tavio FaATELU),creiiiooeai, il aecon* 
do dei quali mancò alla gloria delle 
lettere e delle arti nel 1816, hanno 
diritto ad onorevole meneione in 
questo Diaionarioy non solamente 
perchè valenti disegnatori e ritrat- 
tisti , ma^ principalmente per essere 
stati gi' inventori , disegnatori ed 
architetti della delisiosa loro villa 
delle Torri de*Picenardi. che viene 
a ragione risguardata come il piii 
leggiadro e primo n^odello nella 
moderna Italia de' cosi detti giar- 
dini inglesi, che pur sono d ori- 
gine italiana. Bastino questi brevi 
cenni, riservandomi a parlare nelle 
memorie de' viventi artisti del fra« 
tello marchese Ottavio Luigi , per 
Tonore della sua patria tuttavia vi- 
vente. 

PLCCHI ( Giorgio ) nacque in 
Urbino circa il 1550^ e fu creduto 
scolaro di Federico Barocci. La- 
vorò molto io Roma, duraute il pon* 
tefìcato di Sisto Y , nella Libreria 
Vaticana , alla Scala Santa, al pa- 
lazzo Laterano ed altrove. Ma fosse o 
no allievo di cosi eccellente maestro , 
fu il Picchi ano de' piii vicini suoi 
imitatori, come ne fanno testimo- 
uian^^a le molte sue opere all' olio 
ed a fresco in Urbino > Riroioi • 
Roma, Cremona « ec. Mori di 50 
anni nel l599 , alcuni anni prima 
del inaestro, che era nato 22 anni 
avanti del Picchi. 

PiCCHlANi tGio. Domenico \, 



n 

disegnatore ed intagli^ore airacq\ia 
forte , nacque in Firenze circa il 
1670, ed apprese i prineip) dell'arte 
da Giovanni Foggini. li Picchianti 
ebbe parte nell' intaslio delle pit- 
ture nalla galleria del principe Fer- 
dinando di . Toscana , insieme al 
P. Lorensinf, Yercru^ e MogaUi. 
Intagliò pure diversi ritratti assai 
belli. Ignoriamo l'epoca della ena 
morte. 

Indice eli alcune sue stampe. 

Ritratto di donna sconoeciuta, da 
Raffaello* 

Ritratto in piedi di Sebastiana 
del Piombo, da Titiano. 

del cardio. Bentivoglio, da Yen- 
Dyck. 

di Leon X eoo incardinali Lo« 
dovico de' Rossi e Giulio dei Me- 
dici, da Raffiiello* 

La Yergine Malia seduta, oseia 
la celebre Madonna della Seggiola, 
da Raffaello. 

Il Tributo di Cesare , detto co- 
munemente il Cristo della monete* 
da Tiaiano. 

Agar che toma alla casa di A*- 
bramo, da Pietro da Cortona ; «e. 

PlCCHlANi (Francesco )« morto 
circa il 1690, nacque in Ferrara e 
si stabilì in Napoli. Fu intelligan* 
tissimo antiquario e valente ardit- 
letto. In Napoli fece la chiesa ed il 
moniatero di 8. Giovanni delle Mo- 
niche , riedificò quella di S. Ao<* 
touio presso la Zecca , quella del 
divino Amore , quella de' Mira* 
coli ec. Riedificò il Monte de'Po- 
veri bisognosi in via Toledo ; ed 
ii> compaguia del Cafen eresse la 
Darsena. 

PICCINI ( GuGOVO ) UluUre • 
diligente iniagHatone all'acquaforte, 
nacque in Yenezia circa il 1617* 
In alcune sue stampe si sottoscrisse 
intagliatore del re di Francia, seoxa 
che ci sia noto il perchè, come non 
ci sono note le principali mrco- 
stahie della sua vita. Le principali 
sue opere sono i ritratti de' Pittori 



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PI 

tctteiiMkt cb« ornano le Vite dei 
medeami scritte da Carlo Bidolfi 
e pabbticate in due tomi- nel 1648« 
Gli appartengono altresì la maggior 
parte dei rami del libro iotitotato; 
Li Glom de^* Incogniti, 

liuUet di alcune stampe isolate, 

Bttralto dì Alessandro Farnese. 
Diogene cbe riposa innanzi alla 
sna botte» con la lanterna, cbe alla 
fio fine trova nn uomo , da Pietro 
Liberi 

Uaa Saera * faoaiglia , dal mede- 
simo. 

Giuditta cbe tiene sotto i piedi 
k lesta di Oloferne, da Tiziano. 

Davidde in piedi , con la testa 
dtl Gigante Golia posta sopra un 
piedestallo, e la sciali tarra per terra, 
da Guido Beoi. 

PiGClNI(GnGLTELiio), fratello di 
Giacomo, intagliò pure all' acqua 
Corte ed a balioo alcuni soggetti , 
tratti da Rubens. 

— — ( Isabella) intagliò alconi 
rami delP opera intit. Conchilia Ce^ 
ktte, ed altri per libri divoli , i 
q«aii tulli fiiono fedo della sua cri- 
sciane pietà, ma non di dìstiuto me* 
rito per conto dell' arte. 

— — ( Gaetano ) si fece an- 
Boverare tra gì' intagliatori , per 
arere incise le medaglie d'orò e Hi 
argento del museo dei cardinale A- 
leèsandro Albani, ora esisteiili nella 
btbKoteca Vaticana : le quali co- 
ni iociano da Augusto 6no ad Agua 
Faostina , e da Giordano Pio èno 
a Valente in N.^ di 328. Intagliò 
pore afcaoe stampe isolate. 

PICCININO e CHIOCCA , an- 
tfcbi pittori milanesi , cbe opera- 
vano priaaa del 1500, troTansi ri* 
coniati CIMI lode dallo scrittore IVIo- 
rìgia nella eoa opera delia Nobiltà 
mlancse , senza che peraltro si co^ 
nasca adesso alcuna loro pittura 
eeru. 

PICCIONI ( Matteo ), nato in 
Ancona circa il 1637, fu ascritto 
membro écU'aceademia di S. Luca 



PI 145 

in Roma nel 1655 , ed in questa 
città dimorò quasi continuamente 
fino alla morte. Si è reso celebre 
col lavorare molto bene a musaico, 
nel qual genere eseeuì in compa- 
gnia di Fabio Cristorori e di Orazio 
Slanenti la cupola di una tra le 
cappelle di S. Pietro. Intagliò ezian* 
dio i bassi rilievi dell' arco di Co* 
'stanti 00 e quelli del Campidoglio 
in 21 lastre. 

Daremo un bm^e indice di altre 
stanne isolate, 

S. Luca che sta dipingendo Maria 
Verdine, da Raffaello. 

L Adorazione dei Pastori , da 
Paolo Veronese. 

Sacra Famiglia, dal medesimo. 

Mosè bambino, portato da sua 
madre in una cesta ed esposto al- 
l' acque del Nilo , da Andrea Ca« 
massei. 

PICCOLA (NiccoLA. o La pic- 
cola ), nato in Crotone nel 1750, 
recossi giovinetto a Roma, dove si 
trattenne anche dopo aver appresa 
la pittura , e fu adoperato io di* 
verse opere d' importanza , tanto 
nella stessa Roma cbe in altre città 
dello stato poolificio. Fece per i 
musaicistt i cartoni di una cappella 
del Vaticano cbe riusci opera assai 
bella. 

PIELLI ( ANTOinA\ nata in Bo« 
logna dopo la metà del sedicesimo 
secolo, frequentò la scuola dei Ca- 
nicci, e fu tenuta in gran pregio 
da Lodovico pel suo caldo amore 
per i' arte , e per la sua singolara 
modestia , onde cercava nascondere 
i proprj meriti pittorici. Lasciò in 
patria diverse opere pubbliche e 
private, tra le quali lodasi assai il 
<|^aadro della iNuoziata, nel quale 
ritrasse se medesima ed il marito 
Giovanni Bertusio , che fu pare va- 
lente pittore: V. Bertwtio Giovan 
Battista, Mori Antonia fa matura 
vecchiaia nel 1644. 

PIEMONT ( Niccola) nato ia 
Amsterdam nel 1569, poi eh' ebbe 



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144 PI 

«pprefli gH'elemeott delia pittura 
sott altro maestro, acconciossi io ap« 
presso col Moleoaer. Uscendo dalla 
scuola di lui, passava a Roma, per 
guarire da uà 'amorosa passione» e 
colà sposava ia sua aibcrgatrice , 
onde compensarla di quanto le do- 
veva, per averlo lungamente allog- 
gialo in sua casa. Visse diciasset* 
t' anni in Roma unicamente occu- 
pato delle cose della pittura; e morta 
la moglie, rivedeva la patria^ dove 
trovata vedova la prima amante , 
passò con essa a seconde nozze. 
Lasciò in Italia diversi quadri di 
paesaggi, ed altri pochi ne dipinse 
in Olanda. Se avesse saputo far 
bene le figure, come il paesaggio 
e le architetture , potrebbesi dargli 
luogo tra i migliori paesisti. Mori 
nell ancor fresca €ik di 50 anni. 

PIEMONTESE ( Cesarbì fioriva 
in Roma durante il pontefìcalo di 
Gregorio XllI, dov'era risguardato 
come un imitatore di Paolo Brìi. 
1 paesi di lui più largamente di«. 
piutiycbenou praticavasi dalla mag- 
gior parte de' maestri fiamminghi , 
sembrano fatti ad imitazione dei 
paesi tizianeschi. 

PIERI ( Stefano), fiorentino, 
nato io principio del sedicesimo se- 
colo, fu uno dei tanti allievi del 
Vasari. Dipinse diverse cose di pro- 
pria invenzione ed in Firenze ed 
IO Roma, ma si vuole comune- 
mente che la migliore sua opera 
sia il Sacrifìcio d'Isacco, che si con-: 
serva a Firenze nel palazzo Pitti. 

**— ( Antonio de ) , detto lo 
Z'}tto da Vicenza, fiori nella prima 
nieta del diciottesimo secolo. Fu 
facile e spedito pittore , che seppe 
dare alle figure una cotal grazia , 
che quasi giugne a farci scordare 
il difetto del manierismo, pur troppo 
uoiveraale ueil' età sua. Lavorò io 
Patria , in Rovigo ed in Hltri vi- 
cini paesi* air olio ed a fresco. 

PIERMÀRINI (Giuseppe) na- 
cque in Foligno nel 1736, dove ap- 
prese gli elementi delle lettere e It 



PI 
scienze matematiche. -Recatosi pò* 
scia a Roma, attese al disegno ed 
allo studio dell' architettura. Er» 
di que' tempi in grandissima famn 
salito l'architetto Van vi talli, al quaio 
era toccato io sorte di erìgere uuo dei 
pili grandiosi edificj, che dai tempi 
romani in poi siansi eseguiti in Ita- 
lia, la real villa di Caserta. A questi 
s' accostò PieraMtriai , e seppe tal- 
mente guadagnacseue 1' afletto oot 
suoi uou comuni talenti e colla mo- 
rale condotta, che in breve gli affida- 
va le più importanti opecaziooi, nelle 
opere di Caserta ed altrove. Ac- 
cadde, che» dovendosi dopo il 1770 
metter matto al rìstauro ed iograo- 
dimento del real palazzo di corte 
in Milano, fu per consiglio del mi« 
nistro plenipotenziario conte di Fir- 
mian , chiamato a Milano il Vao* 
vitelli; ma non potendo questi obli- 
garsi a lunga dimora fuori del re- 
gno, lasciò in sua vece Piermarini. 
Di que'terapi sotto gli auspic) del- 
l'imperatrice Maria Teresa aprivasi 
nel palazzo di Rrera la nuova ac« 
cademia di Belle arti che poi tanto 
prosperò , e 1' architetto JE*ulignat« 
iu il primo a disimpegnare con 
sommo profitto della gioventù le 
incombenze di professore di archi- 
tettura. Importanti e molti furono 
i pubblici e privati edificj su i di 
lui disegni e sotto la sua direzione 
eretti in Milano e fuori: cio^ il pa- 
lazzo di corte in Milano interamente 
rista urato ed abbellito esteroamente 
e neir interno , ed a nuova forma 
ridotto, la veramente real villa ó\ 
Monza tutta eretta di nuovo e di vasti 
giardini d' ogni maniera ornata, i 
teatri della Scala e della Caoob* 
biana, i p^/azzi Belgiofoso , e Me« 
lerio, la facciata del Monte ec. ec. 
Il Milizia ed altri gli fecero carico 
di arbitri architettooict» oè io sono 
))er assumerne le difese ; ma certe 
cosa è che a lui si deve il princi- 
pio della totale riforma che si andò 
operando iu Milano in fìitto di ar* 
chi lettura; ed il miglior Bietodo di 



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M 
^ìfictre» 9Ì tfoaU dobbnniq il qnaii 
loUl« abbellimento della città. Mori 
M età di 72 «ani nel 1808, lasciando 
Tivo desiderio io tutti gli amici delle 
aiti, ed in alianti ^bbero la sorte 
di avficiiiarto , e di oonoficeme le 
rare qualità di spirito e di cuore. 
L'Accademia di belle arti che onorò 
colle sue virtù, gli eresse no monu* 
naato in marmo sotto i portici del 
palano di Brera. 

PIERSON KhutSTOFAVO) nacque 
all^Aja nel 1631, e dopo avere stu^ 
diate le lettere , si fece scolare in 

E'ttura di nn giovane maestro, che 
» tosto abbandonò , e iacesi da 
•è a br ritratti e quadri di Storia, 
che non furono dal pubblico mai 
accolti. Poe' appresso, associatosi al 
maestro , via^ò nella GermaViìa , 
e fece col compagno molti ritratti, 
e pochi quadri di storia* Tornato 
in patria» abbandonava i quadri di 
storia ed \ ritratti , e diedesi a di« 
pinf^ere strumenti di caccie con ani* 
■sali morti, ed a questo nmil ge« 
Bere di pittura, che non richiedeva 
l' esatleesa necessaria a chi rappre* 
senta umane figure» sagrificò la glo* 
rìat, che poteva acquistare non pie- 
cola, continuando a dipiusere storie 
e ritrattu Mori iu Goada di 83 



54 anni, 
sen fu 



PI 

Ultimo A 



ho 



145 
di Aeri* 



PIETERS ( PiETBQ) nato iu Ar« 
lem circa il 154 1« studiò la pittura 
sotto suo padre Pietro Aertsen, che 
gli Cueva dipingere fiori e frutti; 
Q»a morto il padre, volle dedicarsi 
a pili nobile genere di pittura. Di* 
Biose per pnmq esperimento un 
bmo ardente con alcuni fornai in* 
tenti al lavoro ; la quel' opera non 
gli diede troppo lusinghiere spe- 
ranae e lo consigliò a ripigliare i 
mal abbandonati fiori , cne faceva 
assai meglio del padre. Era suo 
firatello 

«— *(Adaiaiio)ìI quale aveva in- 
degno ed attitndioe per opere di sto- 
ria, ma preferì à queste i ritraiti 
che lo fiecoro celebre e ricco. Scrisse 
ysn«Maoder che nel 1604 contava 

Diz. degli Arch. ecc. T. lU. 



— — (N.) nato nel 1555. QoesU; 
essendosi recato in Francia, si sta- 
bili a Fon tainebleao, ma quando co- 
minciava ad avere opinione di buon 
pittore, fu assassinato. 

■ ( Gherardo ) nato in Am« 
stardam nel 1580, fu prima scolaro 
di un pittore sul vetro, poi di Cor» 
nelb domclis , e ri usci uno de'mi» 
gliori pittori dell' Olanda nel di« 
piogere il nudo. Passò a Roma, dove 
si trattenne lungo tempo, e di ri- 
tomo in Amsterdam trovò molte 
commissioni di ritratti e quadri di 
£imigliari adunanze, ne' quali rap* 
presentava in piccole figure persone 
conosciute; ciò che piaceva assais* 
Simo. Guadalo molto e fece di» 
versi buoni allievi, ma sarebbe stato 
desiderabile che con' tanta abilità 
di ritrarre e dipingere il nudo, a« 
vesso fatti quadri di grandi figure 
e di più nobile argomento. 

«— — i Giovanni ), nato in An» 
versa nel 1625 , dipinse marine e 
porti con molta verità. Ebbe oo- 
gnisioue grandissima dei colori, che 
soleva armoniaaare con certo vapore 
domioaole in tutti i suoi quadri. 
E perchè sapeva atteggiare e dise- 
gnar beue le figure, i suoi quadri 
furono tenuti in molto pregio; e 
si teogono ancora presentemente 
come rare cose nelle gallerie d'O* 
landa. Non è nota 1* epoca della 
sua morte. 

— « (N.) nacaue in Amsterdam 
circa il 1648, e torse è quel Gia- 
como Peters, che fu ricevuto nel- 
l'accademia di quella città nel 1695. 
Pieters lusingato dalle lodi degli 
amici , abbandonò troppo sollecita* 
mente la scuola di Pietro Èscheans, 
e recossi a Londra , sperando di 
presto iarsi gran nome; ma vide 
con somma sorpresa che i suoi qua* 
drì di storia non erano pure esser* 
vatiy Ridotto in estrema miseria » 
non sapeva a quel partito appigliarsip 
quando fortunatamente ospitò a Lon» 



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U6 PI 

dra Kneiler^ che seco lo prese per 
dìpioffere ie vesti e gli aliti acces- 
sori di' ritratti. Visse alcuni anni 
C0D questo fbrtiuiato artista, ma al» 
r ultimo • nauseato dalla sua ava- 
ritia, r abbandonò. Trovava sobito 
altri pittori, che più generosamente 
pagandolo f gli affidavano le stesse 
mcombense. Di mezzo a queste se* 
coodarie opere fece alcune copie di 
Rubens , te quali furono vendute 
come fossero originali; ed in ap- 
presso condusse certi quadri storici 
di propria invenzione, che ben di- 
mostrano a qua! alto grado di ei> 
cellenza sarebbe giunto, se migliori 
circostanze gli avessero permesso di 
consacrarsi alla stoi'ia. Viveva an« 
Gora nel 1715; e credesi che mo- 
risse quando contava più di ottan- 
%' anni. 

PIETRO dA CREMONA , era 
Bno degli architetti, che nel 1592, 
"Val a dire, ne' primi tempi in cui 
si pose mano all'erezione della cat- 
tedrale di Milano, furono chiamati 
a sovriotendere a cosi grande o- 
pera. Questa circostanza basta a di- 
chiararlo artista di gran nome , 
perocché vennero scelti i pia ec- 
cellenti architetti italiani e stra- 
nieri. Erano suoi compagni Zanelle 
da Bioasco, Stefano Magato, Ber- 
nardo da Venezia, Pietro della 
Villa; Enrico di Gamodia aleman- 
no, Ambrogio da Bfclzo e Paolo 
Osnago. 

PIETRO , greco architetto , di» 
chiaro sconveniente ai tempj 1' or- 
dine dorico, e pubblicò un volume 
intorno ai mausolei. 

PIGNATELLl (Frate D. Vnr- 
CEifzo ), nato circa il 1700, studiò 
la pittura in Saragozza, dove, per 
rendersi utile ai poveri artisti, aprì 
qella*propria casa un'accademia, cui 
lo stesso re accordò Ja sua prote- 
sione. Il Pignaiellt era troppo si- 
gnore per professare la pittura , e 
resereitò come dilettante, facendo 
paesaguji che furono tenuti per i 
niglion dipìnti io Spagnt nei ài* 



PI 

cìottesìmo secolo. Chianialo a Ma« 
drid in qualità di gran Cappollaoa 
del reale monastero dell' Incarna* 
«ione, fu dal re nominato coosi* 
gliere dell' accademia di S. Fot^ 
nando , nella quale era stato rice* 
vuto membro nel 1767. Di quei 
tempi la suprema direzione di quei» 
V accademia era stata data a Raf« 
faello Meues , il quale altamente 
persuaso dei propno merito, ri* 
scardava con occhio di oompas* 
sionevole disprezzo gli artisti 8pa« 
gnuoli, ed introducendo capricciose 
novità, rendevasi odioso a tutto il 
corpo accademico. Parve a D. Vin« 
cenzo, che fosse compromesso l'onore 
della scuola spagouola, e sotto pra-» 
testo d' indisposizione , tornò a Sa« 
ragozza , dove non sopravvisse iaa« 

§ amento ai dispiaceri cagiooaticla 
alle innovazioni di Men^ , dalle 
dissensioni che divisero m sette i 
pittori della capitale , e minaccia- 
vano la caduta dell' accademia , se 
io stesso Mengs , vedendosi &tto 
oggetto dell' odio di quasi tutti gli 
artisti, ed infermiccio, non otle« 
ne va di tornare a Roma. L' aoc«- 
demia di S. Fernando, che forse 
possedè il piìi bel quadro del Pi» 
gnatcllì , registrò ne' suoi atti la 
morte di lui col reguente elogio ; 
Perdendo Vincenzo PignaUlli , U 
arti perdettero un gramU profeta 
sore, i professori un proiettore^ 
un maestro ed un vero amico, 

PIGNONE (SiMOHE) fiorentino; 
nato nel 1614, fu allievo di Fran- 
cesco Furio i , ed uno de'buoui ar- 
tisti toscani dell' età sua , e come 
tale riconosciuto dallo stesso Carlo 
Maratta. I suoi più rinomati qua- 
dri , nelle chiese di Firenze , sono 
S. Lodovico re di Francia a S. Fe- 
licita, ed il B. Bernardo Tolommei 
a Monte Oliveto. Al castigato di- 
segno del maestro aggiunse maggiore 
delicatezza e verità di carni , pan* 
neggiamenti pih naturali e gran- 
diosi e maggiore varietà di volti» 
Mancò «U'arlen^ 1698. 



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n 

PILOTTO ( GiiOLAifo ) , vene- 
ftìano , operaTa nel 1590 , 9^ , ,m 
dobbiamo credere a Marco Boschinij 
Tàno de' sei pittori^ le di cui opere 
si ooDfoDdoDo eoo quelle del gio- 
▼ane Paima, dì cui era stato al-, 
lievo , e fiirse »)uto; Le più lodate' 
4ipere del PiloUo. sooo , in Vene* 
zia, lo Sposalisio del Mare dipinto 
Sfil ducale palazzo, ed in Rovigo 
il quadro dì S. Biagio. Mori assai 
vecchio in Yeneiia cir^ il 1675. 

PlMACGl (GiosEFFO) nacque 
in Siena nel 1642, e & scolaro del 
Mebus e dei Cortese • chiamfito il 
Borgagnont, Datosi ai^riuaAti» «ifri 
come quello cbe «onoscevesi man* 
caute d' ingegno inveotore^ venoe 
nolto adopreto' in Scapoli dal vice 
Te Carpio , cbe avendo^pKeso a pro- 
t^gerlo, quando per soipraggionlai 
indisposizione domandò di rìpalriara« 
caldamente lo raccomandava a)gr9n 
dnca di Toscana, li principe Fardi* 
nando, cbe molto diletta vasi delle 
ooee della pittura» lo cbiamava con 
onorate condizìooi presso di sé , 
non Unto per aervirlo.. di ritratti-, 
qoanto per valersi delta sue rare 
OQgnixioni intomo agli amicbi pit- 
tori. Mori dopo il 1618. 

PINAS (GlOVAHHI £ GlAGOKO 

FKATELU > nacquero io ' Ariem e' 
furono ambidue buoni piltorì àk 
PMsaggio e di figura. Ad ogni modo 
fu Giovanni migliore del fratello » 
forse percbii a^^l'insegciainenti della 
acooU patria aggiunse gli stud) fatti 
la Roma con Pietro Ijaslman« Di* 
cesi cbe lo m»m Rembnmdt lodasas 
assai Je sue opeve, la migliore delle 

2«aii è iJ Giuseppe vendalo dai 
ateili* Fioravano. i dub Pinas circa 
il 1600 j ma non è conosciuta ^e> 
run' altra particobtrità della prì* 
waU loro 'vita. . 

PINI (EuGBKio) nacque io U» 
dine ne' primi aoni del diciaaset* 
lesiroo secolo , ed avendo appresa 
la piuara nella scnoUi di maestro 
udinese, meebossi talmente tepace 
dello stile patrio, «cbe noi^. voile. 



PI 147 

in sull'esempio de'sqoi contem- 
poranei, adottare maniere estere^ 
Fu diligentifisirao pittore, di cor- 
relto. disegno e buon eolontore ; 
ma per awenMira mancante di qnella 
armonia, cbe- tanto giova ad ad* 
doloire ed a rendere piacevoli le 
tinte. Il- Riposo in Egitto latto per 
U cattedrale di Palma, ed il Sant 
Antonio per quella di Cremona j 
SODO due pregiatiaMii quadri. Igno* 
riamo l' epoca della sua morte. 

-"-7- j[ Paoi4> ), nato in Lucca 
in principio dei diciassettesimo ae*- 
colo 4 h poco conosciuto in patrìn 
e fuori, aebbeoe ibsse un assai di- 
stinto pitloMk Un saio quadro tro- 
vasi di questo vaiente maestro in 
Placenta» a 6. Maria di Campagna, 
rappresentante la storia di Rahab ; 
ma questa soia opera basta a dar^ 
luogo tra i più distinti- pittorisuoi 
contemporanei. Le figure àono el»^ 
ganti, spiritoeamenteecorreltamente 
disegnate k e l' arcbitettura cbe oc* 
cupa il fondo dei quadro è delle 
migliori cbe possano vedersi nel 
suo genere. Ma aenaa altro seggio* 
gnere, basterà Tosservare cbe il di* 
pinto del Pini non perde al confronto 
dei capi lavoro eseguiti dal .Porde» 
none nella stessa cbiesa. Non è cono* 
scìuta verno 'altra notizia biografica* 

PINO ( Paolo ), veneziauó^, da 
taluno per errore confuso con Paolo 
Pini luocbese, fiorì circa la metà 
del sedicesimo secolo , e lècesi co- 
noscetfe non solo come valente pit»« 
ture,' ma inoltre come uomo versalo 
ubile lettere. Nel 1548 pubblicava 
in Yebecia il suo Dialogo delia piU 
tura, nel quale si dichiara Vene* 
ziabo ; e nel 1565 dipingeva a Pa» 
dova nella cbiesa di S. Francesco 
una £• yersine di una stile cbe 
partecipa «1^ moderno e del beÌ4 
liniano. Dipinse pure a fresca la 
loegia della cifto pubblica di No« 
vale, tefTitorìo Trivigianò, rappr»' 
sentpodovi storie analoghe ad un 
luogo destinalo a decidere liti «da 
rendere ragione. 



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148 PI 

PINO DA MESSINA. V. Bfc8« 

— — ( MAtao DA ), diiamato aU 
irosi Marco da Siena » nato drcs 
il 1520> fa credulo Molaro édl Bec- 
Gftfuini» t fors' aiMiora del Sodoma. 
Fatto è che Marco operò molto ia 
Borea coi disegni ai Perioo del 
Yag^ e del Bi€ciareIK« e nelle sue 
opere vedesi varameDte la dottrifla 
della scuola romana, lì suo fare fa 
grande • scelto e pieno di decoro : 
conobbe le regole della prospettiva, 
e degradò con giusta proporcione 
gli oggetti che si allontanano, onde 
per questo rispetto fa lodat<^ da 
Paolo Lomasso insieme al .Vinci , 
ai Tioloretto, al Earoocio. Ansi sog- 
^ogne questo scrittore artista, che 
il Pino fu scolaro del Bonarroti , 
circostanza rendala probabile dalle 
sue opercr neUe quali vedesi 1' al* 
lievo di Michelangelo , che non ft 
pompa di esserlo, sebbene lutto ne 
posseda il sapere. Poche cose la« 
sciò in patria ed in Boma , mol- 
tissime in Napoli, dove si recò nel 
1560 ed ottenne, per le sue virth, 
la cittadinansa. In breve i suoi me« 
liti , il suo gentile amichevole ca- 
rattere, rispettoso, sincero, gli pro- 
cacciarono le piti importanti com- 
missioni di quella dovisiosa capi- 
tale del regno. Tra le principali 
opere eseguite in Napoli non ri- 
corderò che il Deposto di croce / 
la GircoDcisione in cai ritrasse in 
Bu astante sé stesso , e l' Adora- 
Bone dei Magi. In NapoU apriva 
scuola di pittura, che fu fecouda 
dì valenti artisti. Morì circa il 1587. 
PINT£LL1 ( Baccio) fiorentino, 
edificò in Boma per ordina di Sì» 
sto IV la chiesa ad il conveuto dì 
S, Maria del popolo, un salaazo in 
borgo Vecchio per il cardinale della 
Rofsre ; la cappella Sistina al Va- 
ticano, Ponte Sisto, *!' Ospedale di 
SanlQ Spirito in Sassia , la chiesa 
di S. Pietro in Vincola* Bialtò pure 
in Assisi la chiesa a ooovenio di 
g, Fr^^aces^. 



PlNTUWCCfflO ( Bbe» AiiDlW^ 
nato in Perugia nel 1454? , fu sco- 
laro ed ajuto di Pietro Perugina* 
Chiamato a dipingere la libreria dal 
duomo di Siena, volle approfittare 
del meraviglioso ingegno del gio- 
vinetto Raffaello Sanzio , che da 
Soehi anni ammesso nella scuoU 
el Perugino, dava di già a cono- 
scere che sarebbe in breve il mi- 
gliore de* maestri. A Bailaello la- 
sciava la pih nobile parte del la- 
vwo . r invenzione de soggetti slo- 



soggetti 

rici , a sé riservando la parte ese- 
cutiva; dì cui egli ne Conosceva da 
trent' anni le pratiche. Non è per» 
ciò a credersi che al Pinturiochio^ 
mancasse ingegno inventore , co- 
munque si conoscesse in questa parte 
da meno dell' Ui4>inate; e ne fanno 
testimonianza le pitture eseguite ìir 
Siena dopo esseme partito Bafiàello. 
V. Stifuio^ Rj^aelh. Bapprescntano 
queste storie i piii memorabili av* 
venimenli della Vita dìPiolIPic- 
Golominì? opera grandiosa, che fina 
a tal'epoca non era stata commessa 
a-verun pittore, e che riuscì egoal- 
meute gloriosa al Pinturìcchio che 
a Baffiiello. Ma Baffaello fece egli 
gli schizzi ed i cartoni di tutte le 
storia , o non ne foee che alcuni ? 
H buon Vasari scrive nella Vita 
del Sanzio, che li fece tutti , ed in 
quella del Pintnricchio che ne fece 
alcuni. Certo è intanto, che^quando 
Baffiiello av«va giÀ lasciato Siena , 
essendo stato creato papa Francesco 
Piccolomini, che aveva ordinato 
quelle pitture ; il Pinturìcchio in- 
veotò «e dipinse fuori della porta 
dèlia libreria la cerimonia della con- 
sacrazione del nuovo pontefice , la 
quale composizione sostiene il con- 
fronto delle precedenti. Bafi'aello 
dopo essersi separato dal Pìuturio* 
chio, si lasciò a dietro il compajjno 
ed il maestro; ma nei lavori di 
Siena approfittò, per conto delle pra« 
lidie deli* arte» degl' insegnamenti 
del più provetto condiscepolo. Sog- 
^'ugnerò, che in altre opere, 



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PI 

nrik titola di S* toreni^ ai Frin* 
ctsaiùì di Spello» il Pintonechìò 
emnlò mi Tolti Rafiàello. Dipin- 
se all'olio ed a fresco in Roma 
ed io fthre città ; ed ovunque si 
ftce anmirare oome ano dei Talenti 
aoolart del Perugino « che ingran* 
dlrooo lo stile del maestro , e se 
non io tntto, io gran parte contri* 
boìrono all' iocremenlo di quel- 
l'arte, die Raffiiello portò al colmo* 
Morì di 59 anni , nel ISIS. 

P1N20N (NicooLA) probabil- 
nente scolaro in Roma del Pous- 
sin « dipinse eoli 'nella cbiesa di 
S. Luigi dei Francesi, alcune storio 
a competenza del Gemignani. Fio- 
riva circa il 1550. 

PIO (Angelo) scultore bolo- 
gnese» del quale conserrabsi' in 
quella città molte opere, e SDoeial- 
■leote l'Ercole in marmo nel cor- 
tile dell' Inslitnlo , ed una prodi« 
giosa quantità di opere di stacco, 
che neiretà sua furono risguardale 
quali opere manvigliose > siccome 
qnelle che sono Joderoli per conto 
JielV arttfisio, ma Tìziose dal casto 
delio stile. 

PIOLA ( GiOTAffRi GKEoomo )« 
nato in Genova nel 15^* rinscl 
ecoetleote miniatore, onde fu molto 
adoperata in patria e fuori. Reca^ 
tosi a Marsigmi per alcuni lavori , 
fa sorpreso óm grave malattia die 
ili breve lo trasse al sepolcro nel 
t€25. Forse era suo fratello 

— (Pier Francesco) il quale 
studiò la pittura sotto Oraaio Uam- 
biaso e presso la celebre Sofonìsbe 
Antfotseiola. Poche teslimonianse 
della sua virtii lasciò questo rare 
ciovifte, che per altro bastarono a 
nrlo annoverare tra i mii^liori al* 
lievi dèi Cambiato. 

— — ( Pellegro) probabilmente 
figlio di Gio. Gresorio, nacqu^ nel 
'tol?* e frequentò la scuola di Do« 
sBsnico OippelUni, di cui ne fii il 
|prìncipale ornamento. Questo raro 
sn^egno, ooD contento di essere 
isatiatore del ouMSiro, prese a sta» 



n 149 

diare le migliori opere de' sommi 
artiéci, imitando qoiiodo la ma- 
niera dell' uno e quando dell'altro 
con tanto amore e dilitfénsa » che 
perfettamente la contraffaceva. Una 
sua Madonna » die oome 'cosa ra- 
rissima si conserva nella galleria 
Rrìgnole, fu da tutti creduta di An« 
8rea del Scarto; e lo stesso Mengs. 
giudicò di Lodovico Caracci il sua 
S. BligSo dipinto nella contrada 
degli Orefici. Ma Pdlegro non aspi* 
rava alla comune gloria di sem* 
pKce» sebbene eccellente imitatore,- 
ed era solito dire di vedere colia 
sua mente un bello, cui sperava di 
giognere in breve. Giovane sven* 
turato t Di 23 sani cadde vittima 
deli' invidia de' suoi emuli sotto il» 
pognale del tradimento. Suo piti 
che condiscepolo, scolaro, fu il ca- 
tello 

— ^ (DOMERICO) che pure riusei 
valente pittore seosa peraltro gin* 

fiere all' eccelleosa di Pellegro. 
ra Domenico nato nel 1628 , e 
morto il fratelio quando non cons- 
tava più di dodid anni, usdto dalla 
scuola del Cappellini , si lece imi* 
tatore del Castiglione, poi di Ya- 
Iorio Castelli , in compagnia del 
quale condusse in Genova molti 
lavori ; ma in ultimo venne for* 
mandosi un nuovo stile che s'st- 
vicina a quello di Pietro da Cor- 
tona, di cui diverse opere erano di 
fresco state portate a Genova. Tra 
r altre cose Domenico friceva bel- 
lissimi hmciuili, onde non mancò 
d' introdurne in tutte lesueopeise; 
delle quali le più rinomate sono.il 
Miracolo di S. Pietro alla Porta 
Speciosa, dipinto alla Madonna di 
Can^oano, ed il Riposo della Sacra 
Famiglia nella chiesa del Geak» 
Mori nel 1703, ksciando tre fi- 
gliuoli di gìÀ ammaestrati nell'arte 
doè 

-— - ( ANTONIO ) , che nato nd 
1654, dopo avere alcou tempo pco* 
iessaU l'arte patema , e lattosi co« 
Doscere poco da laeno dd padre 



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f» PI 

rabbMidoiiò per <iaCBi m più.lu* 
croM pToicssìooe. Suppofiero però 
aliNNÙ, cfare a «io Io consiglìafise il 
tinaore di tedÉrs» in- breve superalo 
dal fratelio 

PIOLA (Paolo Girolamo), che 
sebbene nato dodici anni dopo di 
Iw, mostrava fine dalla faociuUeita 
straordinarie dis|)a6Ìiiooi ad essere 
grande maestito^ Dai padre, che ne 
conobbe il grande ingegno» fu man» 
dato a Roma» dove si propose per 
suoi principali modali i Quracei , 
dei quali andava difigentensente stu- 
diando le opere. Tornato io- patria» 
fui dal padre pvt>verbialo- perchè - 
sembravagii che iavarasse con so- 
verchia lentessa $ ma mostrossene 
oontenlo quando si vide «superalo 
da luì nel grandioso , netla tene- 
retta delle carni ed in- altre parti. 11 
bellissimo quadro de' Santi Dome- 
BÌco ed Ignazio fatto per la chiesa 
di Garìgoaoo sorprese Genova;, ma 
il Parnaso dipinto per Giovan Fi- 
lippo Diirazso lo fece risguardare 
per uno de' ptà illuaUrì pittori ohe 
allóra fiorissero in Genova , o aK 
trovè. Paolo Girolamo aggiugneva 
allo stadio della pittura quello delle 
lettere , le quali non poco contri* 
jbuirono ad accrescere pregi alle 
sue composiziont Poche cose con- 
dusse ali' olio , perchè cootinu»*' 
npente occupato nel dipingere a fre« 
ico« onde quest'egregio pittore non 
può essere conosciuto che nelU sua 
patria, dove mori sei 1724. 

i— * (Giovati Battista) ul- 
timo dei figli di Domenico^ altro 
non lece» finché* visse, se non copie 
Meli delle opere del padre e di 

Snelle del frateNo Paolo Girolamo, 
;bbe Giovan Battista un figlio chia^ 
moto 

*— *— (Domkuco ), che mori j(io- 
irinetto^ quando appena cominciava 
a camminare gloriosamente dietro 
le orme dell'avo e dello zb, e con 
lui si spense quest'illustre famiglia 
di liguri pittori. 
PIOMBO ( F. Bastiahp dbl ) , 



PI 

cosi cfaimato dai nome della earicu 
ch'ebbe iuBoma, nacque in Venezia 
dalla fiimigiia Luciano» e fu. prima 
scolaro di Giambellino poi di Gior* 
gione, che già da alcuni anni a- 
veva lascieta la scuola del comune 
maestro* Una ^vola che fece dopo 
pochi anni per S. Giovanni Ori- 
sostoBM), mostrò quaeto fosse avanti 
nella imitazione del maestro, pe- 
rocché fu creduta opera del Bar- 
barelli, tutto essendovi il suo stile» 
i toni de'colori e la sfumMteua. Ma 
in Biastìano non era tale fecondità 
d' invenaione che alto lo rendease 
a jUrandi oopiose opere» onde le prò* 
prie forze conoscendo , preferiva a 
queste i ritraiti ed i quadri di pic- 
cole dimensioot ,.che faceva, senza 
molto fatica» di straordinaria bel- 
lessa» potendosi difficilmente vedere 
più belle mani« più floride tinte di- 
cami, più va^hi accessorj. Fanz^ 
sissimo è il ritratto di Pietro Are- 
tino;» nelle di cui vestì distinse cin- 
que neri diversi, perfèttamente imi- 
tando il velluto , il raso, ecc. La 
lama dì Bastiano era orinai grande 
in tutu r Italia, onde fu chiamato, 
a Roma da Agostino >Chigi , altri 
dicono dal Bouarroti. Gerla cosa è 
ohe appena giunto a Roma» fu ado- 
perato dal Chigi, nel suo palazzo , 
ora .chiamato la Farnesina • e di- 
pSflse in una sala a competenza- dt 
Raffaello e di Balda&sare Peruzzi^ Si 
accorse in questo esperimento ctie 
per conto del disegno era lontano 
assai dal sapere dei due grandi 
emuli , comecché li superasse nel 
eolorito , e -cercò di migliorare il 
disegno » accostandosi a Micheran- 
gelo, che più volte lo aeeomodò dei 
suoi disegni , come si - dice della 
Pietà ai Conventuali di Viterbo , « 
delle divene pittore' latte in Roma 
a S. Pietro in Montorio. Racconta 
il Vasari che Michelangelo chiamò 
Bastiano per contrapporlo a Raf- 
£iello,.e gli somministrò i suoi di- 
•agni/ e che morto questi, fu te- 
auto migliore dlGfttlio e degli altri 



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M 

i^aflacUesdii. Clemènte VII, roteado 
wremiarlo , gii diede 1' ufficio di 
Frate del piombo , avuto il qaàle 
più non si trovando in bisogno di 
lavorare, volle vivere in paee eogK 
amia, che molti ne avea e moltis* 
sino io amavano per il suo gio* 
viale carattere e per essere valente 
snoaatore e cantante* Qoando nei 
1546 trovatasi in Roma Tiziano , 
lo accompagnava con Giorgio Va- 
sari a vedere nelle Logge Vaticane 
le pitture di BafTaello. Maravigliato 
il YecelUo dell' eccellenza di quei 
freschi , e vedendo alcune cose ri^ 
toccate da altro pennello, chiese a 
Bastiano chi fosse stato quel pro« 
sontnoso che aveva osato imbrattare 
cosi bei volti, non sapendo, dice il 
Vhsarì, ch'era stato lo stesso Bastia- 
no. Ho voluto riferire questo aiied* 
doto per dimostrare con quanta cau- 
tela aebba prestarsi fede ai reoconti 
di coloro , che vorrebbero Seba» 
stiano di poco o nulla inferiore a 
Raffaello* Appena partilo Tiaiano 
da Roma, Bastiìaoo morì in età di 
62 anni. 

PIPPI ( Ginuo ) detto comaue- 
mente Giulio Romano nacque in 
BoBoa nel 1492 e •< fb il più celebre 
» allievo di Raffiiello, ma piìi che 
M nel delicato > suo imitatore nel 
n carattere forte; e specialmente 
» nei fatti d'arme che rappresentò 
A con pari spirito ed erudizione. Di- 
9* segnatore grandissimo , e vero 
M emulatore del Bonarroti, padro- 
M neggia la macchina del corpo 
M umano , e la gira e la volge a 
»* suo aenoo senza tema di errore, 
n te tion che talvolta per amore 
«• deli' evidenza eccede nella mos- 
» sa M. Rimasto col Fattore erede 
di Raffiiello, ne terminò, in com- 
pagnia del coerede, le opere rima- 
ste imperfette; indi per opern del 
conta Baldassarre Castigliooi fu da 
Federigo duca di Mantova chiamato 
alla sua corte. Raffaello sommo 
nella pittura profondamente conobbe 
i princip) e le pratiche di tutte le 



PI 



1M 



arti , e specialmente dell* architet* 
tura; e Giulio fu universale cune 
il maestro. I danni che a quell'e» 
poca recavano alla -città ed ai te»» 
ritorio di Mantova le aeque dei 
Mincio « obbligarono Giulio a vol- 
gere le prime sue cure e questo im* 
portantissimo oggetto, nel quale 
diede luminose testimonianze delle 
sue cognizioni idrauliche ed archi- 
tettoniche. In appresso cominciò pel 
duca e per privati ad inalzare nuovi 
ediBci, altri a riformarne, onde in 
pochi anni, per opera sua e per la 
munificenza del duca , fa Mantova 
quasi totalmente rifatta. Ma delle 
oper^ di architettura si parlerà, óoj^o 
aver data contezza di quelle di pft« 
tura. Dì mano in mano che si an- 
davano ergendo edifizj, Giulio, as* 
sislito da valenti ajuli ed allievi, 
li abbelliva coi miracoli della pit* 
tura; e la scuoia di Mantova resa 
celebre in sul declinare del quin- 
dicesimo secolo per opera d' An- 
drea Mantegna i sotto la direzione 
di GiuKo sorse emula delle pie il- 
lustri d' Italia. 11 palazzo del T. e 
quello di Mantova sono tuttavia il 
più insigne testimonio della^ virtìi 
del Pippi > e lo slesso Vasari , de- 
scrìveoooli , mostrasi compreso da 
maraviglia. A dispetto dei veri e 
dei supposti difetti che gli si attri- 
buiscono, i freschi del T. mostrano 




tici pensieri, la fierezza. terribile deW 
l'espressione: tutte le quali coée 
diventano meschine ed in pari tempo 
esagerate osservate nelle stampe che 
le rappresentano, perchè il disegna* 
lore non seppeimitame il carattere. 
Venne Giulio accagionato di avere 
alquanto trascurato lo studio della 
natura per darsi a quello dell'an- 
tico» di non aver sempre variata 
l'aria delle teste, di avere trascu- 
rato di quando in <|uando il colo- 
rito, e per ultimo di non avere per^ 
fettameute conosciuto li chiaroscuro. 



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«2 PI 

Per alctini rispetti queste ossenra» 
siooi saraoDO foodate sai vero» ma 
k raro ailresl che aqoora presente* 
mente i suoi freschi sorprendono 
di spettatori, e Giulio non scen* 
aera |;iammat dal sublime grado 
in cui fu dal suo secolo collocato» 
tricioissirao al triumvirato de' tre 
sommi maestri in pittura. Non ho 
parlato che di alcune opere pitto- 
riche eseguile In Mantova , perchè 
i confini di un breve articolo non 
mi permettono di dar luogo a quelle 
fatte in Roma , ed anche in Man- 
tova per altre città ; dovendo en- 
trare in alcune particolarità speN 
tanti alle cose delrarchiiettura, che 
offrono un cosi grande interesse. 

Egli aveva dato in Roma , non 
equivoche testimonianae delle sue 
cognisioni architettoniche avanti di 
essere chiamato a Mantova. Disegnò 
la Villa Madonna, con un vago pa- 
laztino.ora tutto guasto; fece uu^d- 
tro palauioo sopra S. Pietro Mon- 
torio, ora del duca Laute; diseguò 
la pianta della chiesa della Madonna 
dell'Orto, ed i palazzi iCicciaporci 
a Cenci, l'uno e l'altro assai belli 
edifìs]* Le sue più ffrandiose opera 
in Mantova sono u palazzo T; e 
quello di Marmirolo a cinque mi- 
glia dalia città. Rimodernò ed in- 
grandì il palazzo ducale, lece l'arco 
trionfale in occasione della venuta 
di Carlo Y, una casa per sé assai 
capricciosa, riatlò la chiesa di San 
Benedetto, riedificò/ il duomo, e 
tanti altri edificj eresse in Man- 
tova e fuori, che il cardinal Gon- 
saga soleva dire che Mantova .era 
creata da Giulio ed a Giulio ap- 
parteneva. Costruì pure nuovi ar- 
Eioi e condusse altre utilissime fiib- 
riche idrauliche ; in somma tanto 
operò e con tanta soddisfazione di 
quel duca , che questi , dovendosi 
allora edificare nuove case, ordinò 
con pubblico editto, che ninno po- 
tesse fabbricare senza la direzione 
ed il consiglio di Giulio. La chioM 
4i S. Barbara ereiU dal Berta- 



Pi 

ni^ dopo la morte dr Giulio» era 
pure di sua invénsione. Mori di S4 
anni. 

PIPPI (Raffaello) nato in Man- 
tova nel 1530 * avanzavasi a gran 
passi verso la paterna eccellensa , 
quand' ebbe la sventura di perdere 
il padre in età di sedici anni. Po- 
che opere rimangono di questo raro 
giovane , morto nella fresca età di 
treot anni; e queste ancora confuse 
colle paterne e con qtteHe de' più 
illustri scolari di Giulio. 

PIRANESE, o PlRikNESI (Gio. 
Battista ) nacque in Roma nei 
1707, ed apprme in Venezia il di- 
segno e r architeUura. Da Venezia 
tornato a Roma studiò V inUglio 
sotto Giuseppe Vasi , e fu incarì-^ 
ceto di alcune opere d'archi tetturiu 
e specialmente del ristauro della 
chiesa ed annessi del Priorato di 
Malte; per la quale opera lode- 
volmente condotta , fu fatto cava- 
liere da aeroente XIII. •< Coslui y 
dicono i compilatori del dizionario 
delle Arti di Vatelet. ali* art. Gre- 
vure. M costui fu uoo de' migliori 
M dissegnatori d' architettura e di 
•» mine , ed uno de' piii pittore* 
•• sebi integliatori del. diciottesimo 
M secolo. Non erasi ancora inla- 
■t gliate con tanto gusto l' archi- 
M tettnra in raina , o beo conser- 
N vate : ebbe Piranesi molti imite- 
m tori, nessuno che lo abbia finora 
M superato. Compose alcune sUmpe 
H di capriccio , nelle quali mal sa- 
*• prebbesi decidere se pili debba 
M lodarsi la composizione o 1' 9fo^ 
M cuziaoe. •• Pubblicò dieci o do- 
dici volumi di vedute , spedai- 
mente delle antichità di Roma, che 
esso integliò air acquaforte. Egli è 
un Rembrant nelle vedute, ma tal- 
volte alquanto duro. Ebbe teglio 
sicuro e libero « e la sua frao^ 
chesza vipse molti osteooli. Morì 
in Roma nel 1778« lasciando eredi 
delle sue virtii un figlio ed una 
figlia^ de' quali parleremo in sepa- 
rati articoli. 



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PI 

Indkt di alcune stampe pia 
accreditate. 

Franimeoti di Antichità di talte 
le specie: rìechiaaima composizioDe, 
VedoU deHa piramide di Cestio^ 
e di altre rnioe romane. 

Yednta dell* arco c|i Costaotiao, 
e del Còloseo. 

Sepolcro di Ceciiia Metella, nella 
Via Appia* 

Piasn di Spagna con la fontana 
del BemÌDo, e con altri edifiz). 
Veduta interna del Panteon. 
Vedala del tempio della Sibilla 
di Tivoli 

Vedau della GaKate e Casca- 
falle di Tivoli 

Veduta della piana del Popolò 
• delle vicine rovine* 

Veduta del Ponte e del Castel 
S« Angelo. 

Pedata prospettica della fontana 
dì Tievi ee. ec. 

P1RAN£S£(Fbakge8CO% nacqne 
in Roma nel 1748, ed apprese nella 
•cuoia patèma il disegno e 1'. inta- 
glio* Nelle stampe architettoniche 
«i altcìtne strettamente alla ma« 
oiera del padre « ma nelP intaglia 
delle anticne statae imitò lo stile 
del Pittori* Yìvea ancora ue'prtmi 
anni del presente secolo. Tra le sue 
stampe d'archit^ttora e di scultura 
ricorderemo le seguenti. 

Veduta delle Terme di Salustio* 
Simile delle Terme di Diede- 
siano. 

Veduta della i Ruminazione delle 
Cappella Paolina^ nel Vaticano. 

Giove Seduto, statua dd Museo 
Clemeotino. 

La Venere dei Bledid, delia Gal- 
lerie di Firenze. 

Gruppo d'Amore e Psiche, della 
Gallena del Campidoglio^ 
, «Oreste riconosciuto da Elettra, 
gmppocreduto reppresentare il gio- 
vane Papiro e sua madre , appar- 
tenente alla Villa Lodo visi. ec. 

-^— ( IsJkVKk )t figlia di Giovan 
Battista e soretadiFranceseo^oata 
Pis. degli Arch. ecc, t. di. 



PI 15» 

in Roma cirea il 1750, rineise al- 
l'acqua forte ed a bulino con molto 
spirito e grazia, onde le sue stampe 
sono stimate al pari delle paterne 
e delle fraterne. 
Ricorderò le seguenti i 
Veduta del Campidoglio* 
Veduta del Ponte Salane 
Veduta del Tempio della Pace* 
Veduta dell' Arco di Settimio 
Severo. 

PIREICO , comunfemente chia- 
mato il sordido moetrossi giurato 
nemico di tutto ciò che per quaU 
si sia rispetto aveva qnalche cosa di 
nobile e gentile ; onde non dipinse 
che oggetti volgari , botteghe di 
sartori e di barbieri , lupanari # 
asini, vettovaglie e simili. Fa me- 
raviglia che nelle Fiandre non gli 
sia stato eretto uno splendido mo« 
numenlo* • 

PIRGOTELE, eccellente intaglia- 
tore in gemme , fioriva nell' età ctì 
Al^ssandfo Magno. Già da lungo 
tempo scolpivansi in Grecia ritrattti 
ed altri effetti io pietre fine ed 
ancora in smeraldi ; ma pare che 
Pirgotele avesse porUta quest' arte 
a Unta perfezione da. superare non 
«olo i passati ed i presenti ma an- 
cora i posteriori artisti. *> Alessan- 
N dro , dice Apuleo, poi eh' ebbe 
M di lunga mano- superati per ogni 
» rispetto tutti sii altri conquista- 
fi ton e monarchi, desiderando che 
n le suf imagini passassero perfette 
» alla posterità, non volle che fos- 
H sero dal volgo degli artefici con- 
H taminate, ed ordinò che veruno 
n potesse rappresentarl9 in bronco* 
n in pittura , in intaglio fuorché 
f Polideto, Apelle e Pirgotele. » 
Plinio nd Lib. XXXVll, e. 1. con- 
ferma k stessa eosa rispettala Pir- 
gotde, e nd Libro VII. e*. 57 aveva 
scritto, M che Alessandro ordinò che 
M nessuno ne dipingesse l' imagin^ 
n tranne Apelle o la scolpisse ìA 
•f gemma fuor di Pirgotele, perchè 
ir eccellente ndl' arte sua» o la fa- 
• eesse in bronto se non Lisippo ••. 
20 



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C54 PI 

Dovrei )asc'u»re alla storia critica 
dalle arti greche il pronUDsiare già* 
disio tra Pfioio ed Apnieo mpetlo 
ai due fooditorì io bronso , Lt- 
sippo e Policlelo ; ma basterà allo 
scioglimento della quistiooe 1' os« 
servare che Policlelo fìoriva nell'O- 
limpiade oltantasettesima, ed*Àles« 
Sandro Magno e Liisippo viveano 
nella Olimpiade centoquaklordice- 
sima. 

PIRGOTEL£> scultore Teneziaoo, 
che fìori in sai declinare del quio" 
dicesimo secolo^ seguendo la moda 
di qoe' tempi adottata dai letterati 
nelle accademie , lasciò il proprio 
Aotfie e cognome per assumere quello 
di HO illustre artista greco. Gre* 
desi cbe appartenesse ad una fa- 
miglia Laacarìs , stabilitasi in Ye* 
imia, ma tulli gU scrittori cootem- 
porantì lo additarono col solo nome 
addottivo, e si perde la memoria 
liri pceoedente. Pomponio Ga urico, 
ii Sansoviuo, Battista Guarino , il 
Stnudo ed altri \o ricordano coti 
aoroma lode; e spec&almoite il Gua* 
riuo, cb^ compose un elegantissimo 
epigramma in lode della sua Ve- 
nere flagelliiera, chiamandolo Pyr^ 
gouks Ftnttut, Tra le 9ue opere 
sono conosciute come certe il basio 
rilievo che vedesi sopra la porta 
nuggiore della Madonna dei Mi* 
raooli , rappresentante la Vergine 
col Bambino in braccio in vivacis- 
sima mossa , e la S. Giustina in 
marmo, posta sulla pila a mezza 
ehiesa di S. Antonio di Padova. 

PIELON O PILON { GniHA. 
wo ) , celebre scultore , die fióri 
atta ntik del sedicesimo secolo, 
viene annoveralo tra i migliori ar- 
tisèt che conti la Praocia. Tra le 
«•e piii celebri epere in marmo 
si coatanp la figura ài donna morta 
espressa in un basso rilievo sotto 
la statua di Diana di Poiticrs ; *e 
tre Grazie in marmo destinate a 
porlire uii'tniDa contenente le ce- 
neri di Enrico 11 e di Calerinr 
de M«dici, delle quali fu acrlMo, 



PI 

che non allrì fuori di Ventre Ura' 
nia può avere comunicalo un co A' 
fino pensiere alio scultore per rap* 
pretentare in decente forma que^ 
su divinità; diverse statue, bassi 
rilievi > allegorie ed ornamenti per 
il mausoleo di Francesco 1; ec. 

PIRO O PIERO LOMBARDO, 
scultore veneziano, fìoriva in sul de« 
dioare del XV. secolo, e non de- 
ve confondersi con Piero Lombardo 
di Ferrara che operava nello stesso 
secolo. Bernardo Bembo, trovandosi 
nel 1481 in Ravenna nella* qualità 
di governatore per la repubblica 
veneta , chiamava colà il suo con- 
cittadino Piero per innalzare due 
colonne sulla piazza di Ravenna 
in sull'esempio di quelle di Ve- 
nezia , e scolpire il Leone e ia 
statua di 9. Apollinare protetto- 
re di Ravenna. Terminati tali la- 
vori nel detto abno , commetteva 
allo stesso scultore un monumento 
a Dante, le di coi ceneri non ave- 
vano ricevuto onore conveniente al- 
l' alta sua fama. Vero è che questo 
monumento si mostra piii modesto 
cbe non si conveniva, ma di lunga 
Inano superava il precedente, come 
dall' iscrizione che vi fu posta : 

Exi^M tumuli Danthes hic sortt 
jacebas 

SqualleiUe nulli cognite paenc 
situ» 

At nune marmoreo subnixus con- 
deris arca 

Omnibus à cuUu spUndidiorc nl^ 
ics, 

Ninùrum Bembus musis ificensits 
Ethruscis, 

Hoc Obi guem in primis £ac co- 
lucre didii. 

Terminato il monumento dell' À- 
ligfaieri, Piero tornava a Venezia, 
dove gli fu commesso di erigere la 
chiesa délU Madonna dei Miraeoli, 
nella quale sfoggiò tutto il magt- 
stcìo e r eleganza dell' arte soa, e 
come valente arcliìtclto e come ele- 
gante scultore^ oriUmdolo tslerior* 



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PI 

m^ùìm e iMll'intcno di preftìosi or- 
M animili I « QiMst' edificio, scrive il 
M oeldMrrtaioStorioodeUaflcultani, 
>* fu dei primi a riooadurre in Ye- 
>• Desia il fero gusto dei più leg* 
a» giadri oroameoti, presso die tulli 
«• coodoUt ta isliacciato rilievo • • 
« più die a aaanno intagliato a fuso 
*• bramo rassomisiiaDti.£bbe Piero 
■>• ifuc figli ed allievi 

PiRO (Tuixio £D Antohio m), 
ì qoaii esegiiirouo per ia stessa diiesa 
alenile eia tue non indegne deUa 
virtù patema* E .dopoi la aurte del 
Padre eseguir odo altre impertaoti 
opere« e specialnente Tullio. - 

PIRRO , padre di Leocrate e di 
firmoDc. V. Leoti^te. 

PISANI < LiviA y iotagUÒ all'ao* 
qnaforte , «bile inveozioaì e disegai 
di Gìo. Paolo Pisani, un Vecci^ue 
sedato con usa donna a canto, ed 
alcuni AmorÌDÌ che colle frecce cora« 
battono insiesie. 

PISANO ( GiDiiTA ). Di questo 
rinomatissimp artista » di più anni 
anteriore a Ctrosbue , conservansi 
Memorie dèi 1210 al 123tì. Frate 
Elia compagno di S* Fraacesco e 
sao immediato successore nel ge- 
neralato dell* ordine, diiamoUo nel 
1250 a dipingere in Assisi la chiesa 
degti Angeli. Gola fece Pisano le 
fjfU lodate opere; e colà vedesi an^^ 
core la più conservata. È questa 
un Cristo dìnÌDlo sopra una croce 
di legno, uelie di cui estremità dai 
lati ed al di sopra vedoosi la Ma« 
donna e due altre messe figure , e 
uella infieriore V epigrafe , ora in 
parte perduta: /aula Pi$anus Ìim- 
Siiti mefecii* lo queste figure di 
poco minori ^el vero , sebbene , 
come portavano le coudizioni del 
tempo, si osservino disegno secco , 
poca fusione di colori, estremità so« 
verchiamente lunghe, e qualch'altro 
difetto, vi sì ammirano io studio 
. del nudo , qualche espressione ed 
aflkétio nelle teste , panneggiamenti 
non spregevoli, mediocre intelligensa 
di cfaiaroibcttro , ed altre qualità 



N 155 

che lo mostfano di loaga nano su" 
nerìore ai pittori bixzantini e non 
lootaoo dal. fare di Cimabue , che 
per altro è soperioi^ al Giunta spe- 
cialmente ndle pittiire della chiesa 
sapesSore d' Assisi , che a ragiona 
lo fÌBcero risguardare come il rin- 
novatore dell' arte. Pisa conserva 
altresì un Crocifisso di più debolo 
maniera e forse fiitlo neUa prima ' 
giovenche NeUa saperiore chien di 
Ascisi fece molte pittare a fresco ^ 
ajulato da alcnni pittori bizxantini^ 
ma non rimangono adesso dkmyo* 
ehi resti, ohe più che a tùtt' «Uro 
servono a dar risalto col loro con* 
fironto alle migliori opere colà fatte 
da Cimabue .e da Giotto molti anni 
più tardi* 
^«- ( NlCCDLA y Vedi Nieeola. 
PlSARRi ( Carlo > bolognese , 
fioriva arca il 1775, ed inlagUò m 
bulino Agar con lamade, dal Fran^ 
ecachioi; il r limito della regina 
dlogbll terra Maria Clcmenlina So» 
bieschi , ed una raccolta di staailbe 
traile dai dipinti dei tre* pittori G»» 
racei, iu 25 fogli. 
Scipione Afafièi. 
' Cristo che spira sulla Croce. 
La Rcltgìoue , che calpe&ta 1' E* 
resia. • • 

S. Pietro liberato di prigione ^n\^ 
FAngelo* dello Spaguoietto. 

Il Martirio di S. Bartotomnieo , 
dal medesimo, 

S. CaMrina da Siena , da Gio. 
Battista Tiepolo. 
li Calzolajo. 
L' Arotioo. 

PISBICOLA (Giacomo), da 
Giorgio Vasari ricordato con lode 
uella vita di Jacopo del Sansoviao,* 
«pera va in Venezia nel buon se« 
colo, e si fece nome di valente "pii» 
tore con un Ascensione di Gesù 
Cristo, fatta a S* Maria Maggiore « 
PiSigRATB, celebre sutuarìo 
greco, scotpi per testimonianza dt 
Plinio , un Marte ed un Mercurio 
nel tempio della Concordia in 
Roma. 



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156 H 

PI80NB C AL AUREO « tcolara 
d* Am6oii« , ci)be norn^ , secondo 
Pauianiii^ Ira gli aotichi scoliori. 

PISTOIA ( Gtoho da ) fu al- 
lievo di Pietro Perugioo e suo di- 
ligente imitatore, e perciò di lui 
più freddo e stentato. Dipinse per 
le monache di S. Pier Maggiore , 
in Pistoja » una tavola che fu poi 
acquistata per la reale gallerìa di 
Firenae; e molto operò nella città 
di S. Sepolcro, ed in Roma come 
ajuto del Pinturiochio suo condi- 
scepolo» Gbiamaadolo alquanto fred- 
do e stentato, non intendo che sia 
detto in senso assoluto, ma soltanto 

Kt rispetto aUe ultime opere di 
etro, ed a quelle de' più illustri 
tuoi condiscepoli. 

«— ( GiovAVin da), scolaro di 
Pietro Cavallini, che avea appreso 
a dij^ingere da Giotto, ajutò il mae- 
stro in Koma, dovo credesi avere 
eziandio lasciate opere di sua in- 
venzione, confuse poi con quelle 
degli altrì giotteschi toscani , che 
lavorarono a' suoi tempi in quella 
capitale.. 

— « (LeoiTabdo da), scolaro del 
Fattore , fioriva circa il 1550 , è 
chiamato da alcuni Malatesta , da 
altrì Guelfo* Di questo valente ar- 
tista Gooservansi, in una cappella 
de' Canonici di Lucca , una Nun- 
ftiata, a Casal Guidi, terra del Pi- 
stojese^ una tavola di S» Pietro con 
altrì ire santi che fanno ^rona al 
trono di Kostra Donna, come pure 
moli' altre in Napoli per private 

auadrerie , pochissime per chiese. 
\ pistoja , affezionatissimo al suo 
maestro, mai non lo aveva abban- 
donato. ( y. Peoni Gio. France- 
sco), da che, essendo suo al- 
lieva), comiùciò a lavorare tra gli 
ajuti di Raffaello in Roma. Lo segui 
a Mantova e di là a- Napoli, dove 
rimase dopo la morte di lui, tenu-. 
tovi in grandissima stima per la sua 
virtii, e perchè continuò a tener 
aperta, con grandissimo profitto dei 
gtovani artisti , la scuola eretta del 



PI 
Fattore. Neil' anaunsiaita taiF«b ili 
Lucca si sottoscrisse : Leomardm 
Qratìa Pistorittuit. Non è notar le» 
poca della sua morte. 

-— • (F. Paolo da) scolaro ed 
erede degli studj di F. Bartolom- 
meo della Porta, era nato circa il 
1480. Coi disegni del. maestro con- 
dusse in Pistoja alcuue buone la- 
Tole, la più lodata delle anali ve» 
desi nella chiesa parròcuiiale di 
S. Paolo. Dopo la morte di lui £ 
disegni di F. Bartolommeo passa* 
rono a Firenze, e vivente anoonr 
il Vasari trovava usi in gran parte 
presso Suor Plautilla Netti a Santa 
Caterìna. 

PITAN, o PITHEAN (Niccola) 
nacque, secondo il Milizia, in Pa- 
i^i nel 1633» da Giacomo Pitao 
intagliatore d'Anversa, e stabilitosi 
in Parigi, che lo ammaestrò nel- 
r arte; m Andò sul fare^di Poilly, 
•• ma con tagli piii forti. È un capo 
•* d' opera la sua fiimiglia di Baf- 
■» faello.M» Ed invero il caratlem 
di questo sommo pittore non si 
vide mai tanto bene mantenuto in 
veruna stampa come in questa ; o 
secondo Watelet^ c/ai la, prtftrìsse 
aìia celebre sacra famiglia a Bde^ 
linck , potrebbe coti buomt ragioni 
ghtsiificame la scelia / Mori in Pa« 
rìgì nel 1676. 

Sue Stampe di ritratti e soggeUi 
diversi^ ^ 

Alessandro VII sopra un Piede- 
stallo, da Mignard. 

Lui^i XIV colla sua armatura 
fino ai ginocchi, da le Fevre. 

Niccola Colbert vescovo di Le»- 
son, dal medesimo. ,^ 

Luigi Alessandro di Borbone , 
conte di Tolosa ammiraglio di Fran- 
cia, da Gobert. 

La Sacra famiglia di Raffaello, 
in cui il divin Bambino > seduto 
sulle ginocchia della Madre, beoe* 
dice il piccolo S. Giovanni, ingi* 
nocchiato davanti a lui. S. Lisa- 
beltà stassi ancor essa io|kiocchiàèa 



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PI 

^bù k mmÀ gioote. S. Giossppe 
•Dira dalla porta. 

L' ADDunziatioae ^ da Fil. d« 
Champagne. 

La Maddaleaa peoHeota nel de* 
sertOf dal medesimo. 

S. Solpizio, ovvero l'Assemblea 
dei Vcacovi per un oopcilio» dal 



Busto delia Yergioe, daleBruo. 

Gesù Cristo Delle nubi i^oo S.Gio* 
vamii Battista, e la B. Yergine che 
intercede per S. Brunone e suoi 
compagni certosim prostesi , da 
Champagne^ 

S. Famiglia , dove uà Angislo 
presenta al divìn Bambino un ce* 
stello di fiori, da Tillequia ec. 

PITEA di BURA , nell' Acaja , 
dipinse 1' ele£inte dir Pergamo ^ e 
la dei primi cbe dipingessero le 
pareti* 

PITEO eSATIRO architetti greci 
che fiorivano 360 anni avanti l'era 
Tolgare, fecero i dipegni ed eressero^ 
per commissione di Artemisia re** 
gisa di Caria, gvel celebre moni^ 
aieolo a] re sao consorte Mausolo ^ 
ebe àiedt poi il nome a tutti i gmn* 
dìosi edifitj di tal genere. Non di- 
partendosi auesti due artisti dalla 
pratica invalsa io Grecia. descrìs<* 
sero e stabilirono le regole per tal 
sorta di moau menti « Non dispiacerà 
ai legatori, né per avventore ria- 
sdrà mutile a^li artisti, una circo- 
atanùat\ descrizione di questo edi« 
fiaio. « Avendo il re Mausolo os- 
•• servato io Alicarnasso. così Fran- 
«• eesco Milizia . un sito sul mare 
»• IO forma di Teatro, naturalmente 
» Ibrtificito ed opportuno per il 
« commercio, penso di ergervi un 
n palazzo di sua residenza* Era 
f* questo di mattoni, con intonacbi 
9» lisci come speccb) e gli esteriori 
» ornamenti di marmo Proconcs- 
» tao. Vicino alla porta era la 
*• gran piazza . cbe dt^ una parte 
*• aveva il palazzo reale, dall allra 
*• la rocca col tempio di Marte, io 
'•. coi era usa statua colo»^e> opcrt 



FI 157 

- dell' ceoeHetiJe Telocari e di Ti* 
«• meteo ; da un' altra parte era il 
•« tempio di Venere e di Mercurio» 
•• colla fonte di Salmacide . la di 
N cui acqua, secondo la favola, fin 
•• cava innamorare chi la bevea. 
» In mezzo a cosi nobile piazza fia 
9» posto il Mausoleo, il circuito' del 
•» quale era di 412 piedi. I lati da 
M mezzodì a settentrione tiravano 
M ciascuno 63 piedi . gli altri due 
«• erano pih lunghi. A queste ia<^ 
•• date servivano d'ornamento 36 
«■ colonne con bassi«rilievi e mei» 
M tissime statue d' un lavoro soi^ 
M prendente. Fu affidata 1' esec«« 
» sione degli ornati d' Oriente a 
N Scopa, quelli di mezzodì a Ti* 
•• moteo , a Leocare quelli d' occi» 
f dente, ed a Briassi quelli di set* 
M teutrione. io questi lavori tutti 
M gli artisti accrebbero la loro lama, 
«•ila ciò che diede maggior risalto 
•t a questa mole fu la piramide 
•» collocatavi sopra dall' architetto 
M Piteo. Era questa composta da 
•• 24 scalini, e la sua cima veniva 
H coronata da un carro tirato, da 
» Quattro cavalli -di fioote» Tutta 
H r altezza di questo edifizio , co* 
•• strutto del più bel marma greco, 
•t era di 140 piedi. Ne abbiamo la 
» descrizione ed il disegno nell'o- 
N pera dì Fischer .** : Saggio d*ar» 
chkutlura Siorìoa, 

Oltre questa grand' operp Piteo 
disegnò ed eresse il. tempio di Mi* 
nerva iu Prieoe, d'ordine jonieo. 
la di cui base jonica scopertasi da 
poco tempo combina perfettamente 
colla descrizione della base Jonica 
di Vitro vio. 

PITI ( N. ) nato in Salamanca , 
fa allievo di Luca Giordano in 
Madrid, e quando il maestro si re- 
stituì a Napoli, Piti'toruò nella Veo* 
chia Castiglia, deve fece alcuni mia* 
dri per la cattedrale Valladolid. 
Altri ne fece pure a Salamanca per 
il marchuse di Cerai vo, die ram- 
ftientano lo stile del maesìro. 

PiTiA, non jgpobileseultorgre» 



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co/fiot*Wa Qe]rOltf«pi«l« M5« ma 
^obra elle le aue opere uon fos* 
sero abbiistaiwa noie agli scriilori 
delie cose <ieU' étXe , perocché ap- 
petta Sk trovabo accennale, 

PITOCCHI { Matteo dai ) fio- 
rtblioo^ comiBciò a dipingere ciiTa 
il 1650, ueiio sialo veneto, dove è 
ah credersi recato in età giovanile. 
Poche tavole dipinse per chiese » 
alcune delle cattai i- vedevansi in 

riUa de' Servi » b«ó Uli però da 
e una troppo vantaggiosa idea 
dea euo lueriio^ Ma egli si dietioeo 
i^ oo eolo genere di pittura rap* 
presentante nittdcchi d' ogni sesso^ 
e persone della ptii abietta condi-» 
lìuue , onde - gli «enne il sopran» 
some di PUoeckL Molti suoi qua* 
dri e svariati assai vedonsi nelle 
ladrerie di Venezia, di Vicenza , 
di Padova , di Verona , ricchi di 
biuarri accessori e ride voli fioaùe, 
che quasi £uino per poco' dinien- 
ikate i' 'ignobili là del roggetto rap» 
peesentatio.Morì in Padova nel 1700, 
PiTTEAl ( GiovAimi Mabco ) ,- 
itoarae, secondo la conuine opinione 
in Veoesia nel K)0&, ed Mte a 
primo maestro di disegno e d' inta- 
glio GilMeppe Baroni , meno che- 
mediocre artista* Conoscendo di non 
potere approfitlare nella sua scuola, 
lìi accosto a Gr. A. Faldooi, e riuscl- 
valenle professore neli' arte stia. 
M Intagliò, dicono Watelet e Mi* 
m lizia , in una maniera sua pro« 
*t pria da non imitarsi t non in* 
«* crociò i tagU in sensi diversi , 
*>' come ordinariamente si pratica^ 
w Uon osò il modo di Meliau dir 
«• un solo ordino Hi tagli secondo 
*• gli andamenti degli oggeui. Co- 
w priva i suoi Tamt di tagli leggeri 
*• perpiendkolarmeote , o diagooail- 
M mente , li profondava qua e là , 
«* come pitiiti allnngali'per dAre più 
m o meno l'orzisi^ secondo richiedeva 
A il contorno ed il t^hiaro scuro : 
^ e mi^rado i^oesui bizzarria le 
yt sue slampe hanno qua(ehe veriift 
M e del cokire ».^fu occupalo por 



PI 

Lì incisione del Museo Fioreolioo^ 
e per la Raccolta dei più celebri 
quadri della galleria di Dresda. 
Mori ili Venezia nel 1767. 

Soggiungo un breve indice di aU 
cune slampe. 

Busto, di Glo. Marco Pitlerì, in- 
tagLialore Veneziano, da G. B, Piaz- 
zetta. 

QìOL Battista Piazzclta, pittore 
Veoeziano. 

Carlo Goldoni, poeta comico Ve^ 
oeziano. 

PlTTONl ( GioYAim Battista) 
nato in Venezia nel 1687 fu aU- 
lievo e nipote di Francesco Piltooi, 
pintore di pratica, che altro merito 
non ebbe, tranne quella d' avere 
dato aUa pittura un'artista che- onora 
il ^eolo deci mollavo. GlambatlisfA 
non tardò ad accorgerai che |x»oo 
poteva apprendere sotto cosi debole. 
maeslTo, o soltanto appretidere mia 
viziosa manìeria; e fccesi a studiare 
lo più insigni ni^uee de'grandi ar- 
tisti della scuola patria e delle sica-* 
niere. €on tale pratica fiarmosai nno 
siile quasi originale per certa ^puale 
arditezza di colore , e per cotale 
vezzi ed amenità opportunamente 
sparse ne' suoi quadri. Amò le fi* 
gure alquanto minori del vero; noa 
solamente ne' quadri da cavailcUo, 
ma ancora in quelli da chiesa* 14 
più rinomato di qaesl' ultimi è 
quello del MaMlriodi S. Bartolora* 
mco , che vedesi a Padova nella 
chiesa di 5. Ànionio. Mori nel 
1767. 

PITTORI ( LOKEifZO ) nacque in 
Macerata in sul declinare del quin- 
dicesimo secolo y e fii uno *di co* 
laro, che sebbene lungamente ipì»* 
suli nel buon secolo , rilenoe in 
gran parte V antico stile% Ebbe in 
ciò molli compagni, ma per diversi 
motivi; alcuni «perchè troppo attac« 
cali alla maniera de' loro maestri « 
e non sapftudo essere imitatori, non 
potevano tosto ^abbandonare lecon- 
suele pratiche ; altri percliè oslina - 
tacisi a credere, che i moderni ios* 



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w 

(ero passaci all' «ppqsto estremo di 
qoelM crudezza di cootomi, e troppa 
scrupolosa euritmia che formano il 
carattere de'ivaestri quattrocentisti; 
non pochi Boalmente perchè Je di* 
vote persone ed alle superstiziose 
praticne inclinate, avevano maggi<Ar 
ndacia nelle imagioi dì Dio e dei 
Santi fatte secondo lantico gusto ^ 
che non nelle moderne. Mohe delle 
prime erano in grandissima vene- 
razione teoate per numerosi mira- 
coli operati: ed una imaigine della 
tergine attribuita a S. Luca , un 
volto Santo ^ un S. Antonio , un 
6. Francesco ec. eseguiti nel tradì* 
oesimo secolo o nei susseguente , 
erano per il volgo dei devoti assai 
piii cari oggetti che una Vergine 
di Raflàello , di Tiziano o di Cor- 
l'agio. I9è di ciò dobbiamo dar 
colpa solamente ai , moderni. IVo- 
«Ramo in Pauaniia, ed in altri scrit* 
tori greci e Uliul^ die fino ai tempi 
di Fidia» di Scopa, di Appelle, di 
Lisippo preferì valisi dal volgo le 
ioformì statue e figure degli idoli 
dell'eli dì Dedalo ai capi lavoro 
dei pìh eccelieuti scultori e pittori. 
Ha tornando a Lorenzo Pittori, con- 
servossi fino alla fine del dieoorso 
secolo un' imagine della Madonna 
nella chiesa delle Vcrgipi di Ma- 
cerata» fama nei 1534 , the sareh» 
beai creduta dell' età dì Giotto» 

PlTTORl(PAOLO),nato nella terra 
di Masaccio, nella prima metà /lei 
sedicesimo secolo , arricchì ia aua 
|>striz e le vicine contrade di pre- 
g«rotf opere, il di cui siile non per- 
«nelte di formare probabile con- 
ghìettura intorno al merito Hi Ini. 
Moti nel 1590. 

PIZZAKRO ( Ahtonio). allievo 
del Greco , fiorì in 1 oledo nella 
prima mela del diciasfrctiesimo se» 
colo. Tra le molto e pregevoli opere 
Csitte in quella cillà , celebri sono ì 

3ttadri rappresentanti la Fondazione 
ei Trinitari^ e la IK^iiviià di Ma- 
rm Tergine dipinta per la 'chiesa 
di Sé Maria di Ca5arubbi<)s. Pi£- 



PI 159 

«arra associò al dotto e castigato 
«disegno , non comune Ira i pittori 
spagnuoli, ti vivace colorire del 
maestro. Ignorasi V epoca della 
morte. 

PIZZI ( N. ) milancBe nato cir* 
ca il 1760, fu uno dei primi t»U 
lievi della nuova accademia di bel- 
le arti di Brera , e sotto la di« 
regione dì Gi aseppe Franchi rìusd 
valente scultore. Non contava anw 
Cora trent' apni quando fece alcuni 
dei bassi rilievi di storia mitologica 
che ornano il paiano in origine 
Belgio}oso , ora conosciuto sotto il 
nome di Villa reale. In appresso 
scolpì una delle statse poste sull» 
nuova facciata del duomo di Mi* 
lano» ed in onesta e ne' precedenti 
lavori mostro d'essere in su la via 
del buon giKlo.. f9el 1804 era no* 
minato professore di scuhiira pressa 
r accademia di belle arti di Car« 
rara , e cdà si tratteime fino al 
1807 j nella quale epoca passava 
nella stessa qualità a Veuézia, dove 
mancò all' arte da pochi anni. Di* 
segnava e modellava correttamente^ 
ma , secondo osservarono alcuni-, 
alquanto timidamente, forse perchè, 
conoscendo le difficoltà dell* arte , 
boti si attentava di abbandonarsi 
alle ispimzioui del genio , ed era 
eaiatodio itléiuto dall' essersi poco 
esercitato nelle pratiche del lavoro 
in marmo , onde alcune opere mo- 
dellate in Carrara per il principe 
£ncetiie, fece eseguire da alcuni 
scultori ài quel paese che fino dalla 
fanciuHezsa apprendono a trattare 
fi marmo, con somma famigliari là^ 

PIZZICA (GiovANitt d'awjta n,^ 
fi;) fioriva in Roma in sul decli* 
ttave del sedicesimo secolo , e fa 
r indi visibile compagno di Terqui* 
nio da Viterbo in opere a fresco 
di qaadratyre e di fì^tire , che fe- 
cero in diverse chiese e Palazzi di 
Roma, supplendo còlla prestezza e 
colla medipcrità del prezzo 111' cc^ 
vellenza dei grandi frescanti loro 
contemporanei. 



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160 PI 

PIZZOLI (GiovAcmNO).Dao<pie 
io Bologna nd 1651 * e fu scolaro 
di Angelo Michele Golonna«il qaale, 
tornato io Italia dopo la morte del 
Mitelli è deirAlboresi, si valse per 
le quadrature del Pizzoli finché 
▼isse. Ma questi ooo operò soJa* 
meote di quadrature « che fece an* 
Cora paesaggi bastantemente lode^ 
voli , de' quali conservausene non 
pochi nelle quadrerie di Bologna e 
deile vicine cittÀ. 

PIZZOLO (Niccolò) padovano^ 
fu, dopo il Mantegna, uno de'buoni 
allievi dello Squarcione> tra più di 
«eoto settaota> che uscirono da quella 
celebre scuola e si dispersero io 
tutta r Italia. Io una cappella agli 
Eremitani di Padova dipinse un'As- 
sunzione di Nostra Signora nella 
tavola deir altare , ed altre figure 
sulla parete, che sarebbero da tutti 
t conoscitori dichiarate opere del 
Mantegoa , se non vi si leggesse : 
«pus NiccoUui, Tale ancora è un 
suo fresco che conservasi sulla fac* 
cìata di una casa della stessa cìiìk, 
sebbene abbia alquauto sofferti i 
^pinni del t«n»po. Mori io patria 
pochi anni prima del suo condisce- 
polo Andrea* 

PLAN£S ( Luici Antonio ) ii 
Giovane, nacque in Valenza nel 
176S, ed apprese il disegno da D. 
Luigi suo padre , il quale soprav- 
visse al figlio^ ed era nel 1800 di- 
rettore deU' accademia di S. Carlo, 
Da Valenza fu dal padre mandato 
a Madrid sotto Fraoceseo Bayen , 
il quale esercitandolo nel copiare i 
grandi esemplari, lo rese in pochi 
anni cosi buon pittore, che tornato 
in patria fece no bellissimo ritratto 
del consigliere Don Antonio Por* 
senal , e fu ricevuto membro del- 
l' accademia di S. Carlo. In ap- 
presso dipiu^va una Concezione 
per la chiesa d'Albalat.c diversi 
per privati , che tutti fanno prova 
de' rapidi avanzamenti che anda- 
va facendo nell' acte. Ma là sua 
gracile complessione lungamente 0911 



PI 
sostenne gli ostinati studj e la fa* 
tica di continui lavorile morì quan« 
d' appena contava 27 anni. 

PLANO ( Francesco ), nato in 
Daroca circa il I6SO , andò a sta« 
bilirsi in Saragozza in sul decli- 
nare del 17.^ secolo, dove fu mol- 
to adoperato in fare ritratti ed iu 
lavori d' architettura e di ornati. 
Ci assicura il Palomini che non ^ 
iu inferiore al Colonna ed al Mt« 
telli. Certa cosa è che fu adope* 
rato io opere di molta importan- 
za , tra le quali ricorderemo i fre» 
schi eseguiti nel santuario di No- 
stra Signora del PortUlo di Sa* 
ragozza. Non è nota V epoca delia 
sua morte. 

PLAS ( Francesco ) nacque in 
Dinsdal, nella contrada di Durban^ 
circa il 1650. Avendo sortite dalla 
natura. le pia buone disposizioni per 
le arti, mostrò fino dalla fanciuU 
lezaa che avrebbe^ occupato un di- 
stinto grado tra i professori delle 
belle arti; ma destinato dal padre 
agli studj della giui*isprudenza> con- 
sumò alcuni anni senza potersi oc- 
cupare che segretamente del dise- 
gna* Mancatogli per un impensato 
avvenimento il procuratore cui era 
dal padre stato raccomandato, riti- 
rossi a York, scoperse un' argilla , 
che suppdfce atta a far porcellane. 
Morto il padre vanne agli speri- 
menti della terra scoperta, ma dopo 
aver consumato molto danaroi do- 
vette rinunciare ad ogni ulteriore 
tentativo , e si rivolse ai prediletti 
studj del disegno della pittura t 
dell' intaglio. Era molto strano » e 
passava continuamente d'una in al- • 
tra professione^ onde lasciò poche 
cose in tutte le tre arti, ma pre- 
gevoli assai , Specialmente in fatto 
d' intaglio. Mori a York nel 1728* 

Breve «Icnco di stampe alia mankr^ ì 
ntrop 

Ritratti di Bi<scardo Thompson , 
da Zousta 



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Slcme Arcivèsoorvo di York, 
KtcW. vetoevo .ec« 
Seguito di differenti uccelli^ soUo 
il titolo : Muitae ti divtntu avium' 

Segnilo di pdes«iggì e di uccelli. 

Yeiuta della cattedrale di York. 

Praspeltiva di Laeda, ec. 

PLACEDJAMO , pittore triviale^ 
di coi parla Orano nella satira set* . 
tima dal Libro secondo ; pare che - 
pia cbe a tutt'altro si appUcasse a 
Tapprae cu tarc battaglie cou' terra 
rossa e caibooe. 

Ani PlaeUiejam cotdetité pcptiiù 

miror 
Praeiia , rubritm pietà aut 6cr« 

bome , vtiut si 
Re per» pwgmini > ftmni^ vite- 

éfue movemUs 
Arma viri • . • 

* Era doBOQe'buon dise^atore , e 
possedeva due delle più importanti 
qualilA-di valente pittore^ ferità ed 
espressione , comunque o per set- 
▼ire alla parsinooia dagli ordina- 
tori , o per altra qualsiasi cagione 
peccasse nel colorito. 

PLAS ( PtETBO vANKqi V pittore 
olandesar fioriva circa il 1^00* Fu 
autore di molti preg«9oU quadri • • 
cbe gli diedero nome tra i valenti ' 
artisti dal dtciottasimo secolo» Brits*. 
seUcs dbke conserva la maggior parte . 
delkt opere di lui» fu il luogo delta 
sua pih lunga dioMta e della sua , 
morte. 

— ^ (Daviue Vanber)j prob»Ti 
hiUamttB figlio o nipole 4'\ Pietro , . 
nacque a i^nsselles nel 1747, ed è 
eanuiDe ofiiniooe che venisse, alsai' 
giovane in Italia^ e più che altrove' 
si trattenesse in Venezia studiando 
le opere di Ttxiano. Di .ritomo in 
patria » non tardò ad aver pome 
di valoBta ritraltista^ onde dipìnse 
i prìneipati personaggi de'Paesi ÌBassi 
e deirOlaoda , tra i quali T ammi- 
ragUo Trompii Bicordo questo solo 
ritratto, perchè rt4gttai:dalo.comf).il. 

As. degli Arck. tee, t. in. 



PL 161 

suo eapo kivomper JfecasOenuidet 
disegno, per la perfetta rasBomi<». 
glianza, per l' aitoionia ' de' colori , 
e per la bellesza t degli acoBSSori. In 
generale Davide Plas . dipingava oc* • 
cdleotemeDte.Je .teste, e lOiCstre* 
roilà'^ sapeva iar buon . uso desìi 
effetti del chiaroscuro, e dava. alia 
carni moii>ideata -e verità. Mori- 
assai rroco dei. guadagni dell' aria, 
nel 1704. - . .< 

PLATE MONTAGNE DB.<Nic*i 
GOtiò) piUor di .marine, olandese ,.^ 
ftt alcun tempo in Italia , dove fii« < 
ctimeole le. sue marine si confon«^ 
dono con quelle- dd. Tempera .Ot 
di Binaldo de la Montagna » soosr 
paesani^ Sit»sde morto nel- ^665^; 
lo non so che simUi conf<isioni ac- 
cadano neli' on(|inado Avo paese ,<: 
dove« quando e».. ^cceUiù H Tét»^. 
peata, hanno, sicuiissisii/ esemplari» 
che possono servire di coofirontoii 

ndal« i . riapeilivi quadri a chit 
ÌBces jns. ( se l' abbiado in fff^'> 
i nostri giudici. piltorisi ) tra .l'info' 
flnilo nttmero di paesaggi, mai^ins» i 
taveràa^ Qapanne » dipsnia da i^* 
cono miglisja di buoni pìHori oUo* 
desi e fiamminghi, non si po^SoifO' 
conoscere che quelli di cinquanta 
o sesa a n 4 a.iautbri> ..• -i • w '«^ 

PLATINA ( Giovar SIaaia) . ec- 
ceUeole .lavorstore.di larsiii, probsr I 
bilmeote i^a«^tovaQo,.openikVs m Cm^ ' 
nodnif dopo il 1482 , nel qUaleapno 
fu cbiaaifttQ. da Manto ta a fiire di 
tarsia gli stalli . della .oattedrii^ie ,di 
quella citlài squiMtOiJaToro iotctfmo-. 
al quale .ope^ ollO «appi* Si., cre^ 
donb paté appertoooiM;» a <|uesto va* ! 
lente n^aeslro gli armadi a tarsìa ora 
esjsteiat 4ieU«>iSagfestM<4w^..Ab})ai»r 
dio. di Cremoot^' .» • • t 

PI^UTIUkA (5x1011 ).abbad««s*' 
nel convento di Santa Cater^M ^^i 
Siano, in FironaLc, do piineipiQ pqn 
faceva che copiare in «nioiatiira leu 
pitture, de' migliori imaestri ; roa io , 
appresso ardì, dipin^re in vasto 
t^le immagini di Senti e SloAe Sacre, 
per alcune chieio. di . Firenze e per 
• • 21 



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prtfAto Itmiglie. Fiori ^icliedìoo- 
stmo Mcolo. 

PLINIO il GioptOii, Dtpoto 6 G- 
gliudo «doltìvo di Plinio Secondo, 
ta»to bcoentrilo della oloria delle 
Belle Arti, uonia arcfaiteno, nèscrìt* 
tore^'arcbitettnra; me fu cosi appas- 
sionato diietuote deU'arte* e fece co* 
strùire ta«li edifif j, e ne parlò con 
taota ÌDtelHgeoia,GheDÌUDeserittora 
architetto del suo tempo seppe par» 
lame raejjlìo dì kii. Le sue lettere 
ci pertttadoDO della cogofttone afe* 
quietata in quest'arte. Eeseodo pre- 
tore in* Bitìoia ebbe somnaaeara di 
qttegK edifici obè sermone alla net^' 
taHa e oomodìtà mabblìca. Per i 
Prasf/ nella diMè m Nicomedia lece 
hf V Bmi, rìfaMbncò molli pub* < 
blM e (>nvafi ediittj iti diverse ptfih 
dMl'AsiiMiooretbnneggiati dagl'in» • 
cend). A Nieea fcee esegaire oo , 
naffaifico teatro , ed aprire na ca-^ 
naie di oowMniieaclioae ti% il lago 
di Nicea ed il mare. Fatto foi con-' 
sole, mostrò Muta inleiligenza e sa- 
per nelle fabbriche , che l' ottWno 
iiUperatofÉ Trajauo gli affidò V m^ ' 
teedenza generale degli acqoidott», 
e^kglì altri impieghi esercitali prima 
da Pftlntino^ Tutti i ricchi dovreb* 
ben> imitarlo oel buo'n uso delle ' 
riccbet^e. Oltre le sue case di de- 
lìzia ; il LaunrtOno v presso Lau- 
rento sul mar Tirreno e la casa di 
^^escana viciòa a Borgo S. SepoU 
ero ,' disegnale dallo Scamozzi , la> 
villa sul Lario ed altri edifìzj eretti 
iu^ Milano ed in altri luoghi, co- 
stful in Como, eoa patria, unii bi- 
blioteca; assegnandole considerabili ' 
rendite per mantenervi un profe^< 
8ot« ed 1 scolavi |Soveri« Modesta- 
mente ricco, e spendendo poco per 
»è^ trovò méMO di'utere grandi be- 
neficente. 

PLISTEWBTO, ateniese e rioo- 
matisisimo piliore , era fratello di 
Fidia. PaHtf di cosini Plutarco nel 
sOo libr<^ intitolato: Se più /hsiero 
gH Ahnttsi valenti ntlh cùit delta 
guerra, e della patte, ' t 



PCT 
PO (Pietro sbl) , nato in ft« 
cilia nel 1610 « &cilmeDte allievo, 
e certo imitatore del Domenichino, 
lavorò anche in Roma , ove gli fa 
onore un S. Leone alla MaoooBa 
di Costa nlioopoli , e k>rse piii che 
questo diversi piccoli quadri di sto* 
rie dipinti per gallerie con tanta 
diligenza ciie 'pajono fatti di mi* 
niatora. Di questi conservaqsene due 

Kesso i signori della Missione di 
aoenza, rappresentanti un S. Gio« 
vanni Decollato , ed una Crocifis* 
sione drs. Pietro. Dopo avere molto 
operato in Roma andò a stabilirsi 
io Napoli eoo sno fìglioolo, ève 
mori nel 1692. 

Ma Pietro del Po h piii oeMre 
come intagliatore in rame che in 
qualità di pittore r òad# daremo un 
breve elenco della aoepih riputate 
stampe. 

S. Giovanni Battisti nel deserto, 
che addita il Salvatore , da Ann»* 
baie Garacci. 
• La Cananea , dal medesimo. 

L'AiMuinziazione della B. Ver* 
gfne , da Poussin. 

La Fuga in Egitto, dal medesimo. 

Nettuno sul suo carro , so^tlo 
da sfonde , da Gin Ho Romano. 

— *- ( GtAOOiK) ) , fìffliuole di 
Pietro, nacque nel 1656, etudiò 
la pittura sotto il padre e sotto • 
Nicola' Poussin; indi col padre o 
colla sorella Teresa, eccellente mi* 
niatrice, passò ad abitare in Ne* 

{)oli , ove fu molto adoperato in 
avori a fresco nelle principali case*' 
Lo studio che ietto aveva delle lei* 
tene, e particolarmente della poesia 
italiana e latina , gli lìi di gran» . 
dtsstmo grevi mento nelle copioso 
composizioni , che colla varietà e 
Mllezza delle figure e colla magia 
del colorito allettavano e sorpren* 
devano lo spettatore. Seppe inoltre 
trovare bei partiti negK accidenti 
della luce, ne'riverberr e negli sbat* 
timenti;'e se si fosse meno sco- 
stalo dalla sempKdtil del Donieni- 
rbino, maestre' del padre i per cai - 



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PO 
cadde nel Biaoìerato^ dovrebbe porsi 
mi i più greadi fretcatftì del XYU 
secolo. B noiiie e Napo>li tianoo 
«Icone sne tavole d' altare ^ «sa le 
^ii ideile 9ae o^e tooe^ io Na- 
poli» la Galleria dal marchese di 
GeoBiBQ, nna eaawca del duca di 
iMatdibDa, e selle del doca d* A- 
vellioo. ìlorl in NapoU nel 1726» 
dieci anni dopo la minore sorella 
Teresa* 

PO ( Tebesa del ) , figlia di 
-Pietro e sorella cfi Giacomo » ap- 
prese dal padre la pittara , e nel 
1678 la ammessa ali aocademia di 
B* Luca» Lavorò exiandio di mima- 
tura e di pestèllo , e sai gusto del 
«ladre intagliò diverse Stampe ai- 
Tacque fòrte , tra le quali Susanna 
sorpresa dai vecchi. Morì in Roma 
nel 1716. 

POCCETTl (BEtiràia)iKO Baa- 
BATELU DETTO )» nacque in Fi* 
ionie nel 1S42, e fu allievo di Mi« 
chele Ghirlandaio* Appena uscito 
•da questa scuola , dipinse in F^ 
xenie alcune £icdate di grottesche 
m simili bissarne, onde gli fu dato 
ài SMynmnome di Bernardino tUUt 
fiucitue. Afa in appresso, recatosi 
non so per quel motivo a Roma • 
ai pose cosi passienatamente a sto* 
disane le cose di RaAaello» che tor- 
nato in patria» non solo si fece co- 
neseere vago e grasioso fi|parista » 
ma vinco e grande compositore di 
's» che ornava di bei paesi» di 
e di akre vaghease. Poche 
cosa fece ad olio , continuamente 
occopato trovandosi in lavori a 
•fi'esoo g de' quali riempi tutta Fi- 
renio. Ma dalle rare sne opere non 
ffitraaso io studioso Poocetti la me- 
rìfata lode » di che maravigliossi 
Piciro da Cortona: ed AnionioMeugs» 
qanftnnqua volta reoossi a Firenze» 
non lasciava di ammirarue e stu- 
dinraa le opere» facendo ricerca 
anche de'- pio obliati freschi. Due 
naie opere di due diverse città ri<- 
corderò di quesl' insigne artefice : 
il Micaeolo- dell' annegato risorlo a 



PO 163 

vita nel chiostro della Munaiela di 
Firenxe,..ed in Pistoja le luaetle 
del chiostro dei SerYi. Mori io pà« 
Aria nonagenario. 

POCH ( Paolo) » di Cestansa » 
in gioventù fàmofo ricamatcte; a- 
^eva imparato a disegnens franca* 
mente» onde» quando volle easere 
pittore » non ebbe che a sf udians 
i' arie del xolorìre. Fattosi gesuita» 
(dipinse mollo di quadreAum» pmi> 
ipettive ed ornamenti » parliec^Iar- 
>mente io luoghi aacri. ÌFioriva nella 
prima metÀ del 17.° sscoio. Era suo 
fratello 

w«— ( TeaiA V che più che alle 
cose di ^uadmlura attese a dipio- 
jgafìe..ad olio fatti storioi. Fu dili- 
gentissimo nel fio ire Je più piccole 
parti » non 4istinguend9si quqsi *i 
tocchi del pennello » sicché le sue 
pitture pajono piuttosto .miniature 
che altso; ma nonché fondamonto 
di disegoD» e non seppe 'dece armo- 
nia aUe composÌBioni »>aè nobiltà 
alle figure. 

PODESTÀ (GlO« ANDWBa) naia- 
qne io Genova circa il 1628 , :e 
nel 1640 pasaaiM a Roma» dopo 
avere appresi gli «lemeoli della pit- 
tura in patria da Andrea Ferrari. 
In Roma fu impiegato a disegnare 
i bassierilievie le statue della gal- 
leria Giustiniani» che fa pubblicala 
sotto il titolo di Gttlkria Giuaiinia- 
Iti» del marehut Kinctmo GUuti' 
ukmL II Podestà intagliò molli de' 
•suoi d»egni aH' acqua forte » e le 
sue figaro sono di una ben intesa» 
o spiritosa csecutioiie. Le più ce- 
lebri sue stampe sono t 

. Vari Aloori che coltivano le Arti» 
e la Fenice che si bmoia » allego- 
ria dedicata a Guido Reni* 

Baccanale. 

Sileno ebbro » portato dai Satiri 
e dalle Baccanti » attribuito a Ti* 
giano. 

Bacco che sta per scendeva dal 
suo carro tirato dille Tigri , dallo 
stesso. 

Bacco ed Arianna* 



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164 PO 

^ Dv« itàtnpe reMiv« «Ha vita di 
8. Diego, da Aonibalé €aracok i 
Sauto che cangia i 6oi^ in patte* 
Santo che impone le inaoi sopra 
an -baikil^ioo; 

* POEIieMBI7IIG(CoRivcxiiO)paio 
in €irecht elei 1S86, apprese i pria- 
•cipt della pittctra sotto Bloemacrt , 
•ìnciiv bacato a Roma, fatesi a ctu* 
.dt«M le opere* di Raffaello; ma peni, 
sano alctfdri biografi che pooa cuta 
•si 'preudesse deila più importante 
partevil diségno. Dipingeva lu Roma 
«alcuni iquadri per distinti p«nBODag|^« 
che gli diedero nome tra i buoni pit- 
tóri. Passava poscia nella Toseana, 
e luogameotetulrffftenatof alla corte 
•del gran duca. All'ultimo rivedeva 
la patria pertiOD più abbandonarla. 
1 quadri -di piccole dim«asiooi non 
tardarono a procacciargli 'niolto ere- 
ditò, onde Rubens, desiderando di 
•òinosoer]o> reoossi a)la caia di lui 
in Uteeebt, edaccfoislò alcuni qua* 
diretti per onsameato .del saio stu» 
dio. Ecco il migliore elogio di Poe* 
•iambbrg; il quaJ^ chiam'afo da Car- 
lo l'in Inghilterra; avrebbe potuto, 
«come van»Dyeh, rimanervi in alto 
^afto, se aoo avesse agii onori od 
alle riccheue preferita la tranquil- 
lità della t>atria, ove morì nel 1660. 
Se> come imitò le altre pani, avesse 
saputo imitare' ancora u disegno e 
la nobiltà raSaeliesca, Poelembur^ 
sederebbe a lato dei doepiuarandi 

5itt(Ari fiamminghi. La più famosa 
ella stie opere grandi è il Prese- 
pio, che oottservasi nella Gallerta 
-del sig. Grenier a Middeibourg. 
Là Galleria reale di Parigi posse- 
deva sette de''Suoi piccoli quadri , 
che 'sono i più stimati , eia reale 
Pinacoteca di Milano ne tiene uno 
dipinto sol rame. Le quadrerìe 
dCTl'OlaUda e 4le)la Germania pos- 
sono ittostrame molti, perchè ^^ 
chi pittori lavorarono quanto Poe- 
lèmlEmrg. 

POERSON (Cahiq>, pittore nato 
in Lorena dopo il 1600 , si crede 
scolaro di Simone Vovet^ del quale 



PO 
fu al certo 'lungo tempo 19^^ ^ 
laiitatore. Mori od ftò?. Suo uàf , 
Bor ftati^ o piuttosto iigliiioio 
. ««*•( Carlo Fraivgbsoo )» al- 
lievo in Parigi 41 Coypcl, fu no- 
«toato professore delta reale Ao- 
cademla , indi pittore ordioario del 
ré, che per dimosttai^Ii la sua stidii 
lo creò cavaliere. Fu pel mandato 
a Roma^ ova in principio del 18.« 
secolo era direttore deirAccademia 
francese. 

POGGIì o POGGINI (DovEtfi- 
GO ), fiorentino, nato drca la oarà 
del sedicesimo secolo , apprese, se- 
condo il Vasari, ad intagliar pietre 
dare e coniare medaglie da GàoH' 
^anoi dalle Corniole; quando peri 
non debba ammettersi la probabile 
opinione essere questi non diverse 
da Domenico di Polo, siccome ^glio 
di Paolo Poggi o Poggio! , di cui 
si'parìeci nel seguente articolo. Fn 
costui uno de* più celebri fdlsìfiaa- 
tori del sedicesimo secolo $ cooì» 
tore del duca Cosimo I , ed io ap" 
presso coniatore di papa Sisto V • 
di commissione del quale lece It 
medaglia di Cammilla Perfetti sua 
sorella , avente la (atxiata di S. Lu- 
cia nel rovescio e Tanno 1590. Fu 
eciaodio non ignobile scnJlore , 
avendo fatto in plastica la statiia 
della Poesia per il catafalco di Mi- 
chelangelo Bonarroti. « Fu Doaie- 
*■ nico , scrive Vasari nella irita del 
M Bf>narroti , uomo non solo nella 
n scoltura e nel fare impronte di 
M monete e medaglie bellissinie, ma 
M ancora nel fare di bronso e nella 
•« poesia parimenti molto esercita- 
to »«. E nella vita di Valerio da Vi- 
cenza soggiugoe. « Domenioo Pog* 
** gini ha tatto e fa cooj per la secca 
M con le cnedaglie del duca Cosimo, 
» e lavora di marmo statue, imitan- 
M do in quello che può i più rari ed 
M'eccellenti uomini cneaboiano mai 
M fette cose rare in <^s\» posses^ 
-^ siciaL» Viveva negli ultinn aoni 
del sedicesimo secolo. 

•-«*>-* ( Paolo ) , fiorentioo , era 



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PO 
vlt ^ì^ rtoomuto assai tra i iconia- 
tori dì toedagtie nel 1559, nel qtt»Ì 
auno coniò due medaglie per Fi* 
lìppo li re di Spagna, per la pce 
tra la Spagna e la Francia, aventi 
da ini fato il ritfatto di quésto prin- 
cipe e dall'alti^o quello di Clemeo<* 
te VII tratto dal conio eseguito da 
B«(<ivenalo Celitni dq|^o il sacco di 
Boma del 1527. Dopo tale epoca 
pare che Paolo rimanesse costante* 
mente alla corte di Filippo. Fece 
Paolo te effigie in medaglie dei reali 
tit Spagna , suoi padroni , degli 
Estensi Alfonso II e Lucrezia de* 
Medici e delle fanciulle Lucrezia e 
Sleooora , di Bona Sforxa d'Arra- 
gi^a , delle principesse della casa 
Gonzaga e d Orbino , di Margarita 
d'Augia, e per dirlo in una pa-* 
roia / delle più belle e gentili danM 
de' suoi tempi. Ebbe a suo emulo 
in Spagna il celebre Pompeo figiio 
deli* aretino Leone Leoni , e («cero 
a gara in materia d'intagli in pie« 
tre dure, e di coniiin acciajojepiii 
naravìglfose opere che abbia la 
Spagna. È probabile che mancasse 
aAa gloria dell'arte circa il 1580. 
POGGINO ( Zanobi di ) , nato 
in Firense dopo il 1600 , studiò 
V arte sotto il Soglia ni, e fu forse 
r unico de* snoi allievi , che non 
abbandonasse il suo : stile per se- 

Sire quello di migliore maestro. 
Yorò molto io Firenze , ma le 
sue pitture sono adesso af&tto di* 
menticate. 

POILLY { Frawceico de ), nac- 
que in Abbeville nel 1662, edap« 
prese il disegno dal padre mediocre 
artista. Passava quindi a Parigi per 
apprendere K intaglio sotto P. De- 
ret, allievo di Bloemaert. Poco dopo^ 
fu dal maestro consigliato di recar* 
sì a Boma per migliorare il disegno, 
e colà prese per sno modello Bloe> 
maert , di coi ne imitò perfetla* 
mente la maniera alquanto fredda, 
na gustosa e difficilissima. Disegnò 
hene , dice il Bf tlizia ; ma inlatiUò 
con jredd&tza. La purezza del sno 



PO 165 

disegno risponde a quella- dell' in- 
cisione , e fa sì che le sue opere si 
mauterraono sempre in prezzo. Dopo 
avere soggiornalo sette anni in Bo- 
ma , andò a fissarsi in Parigi, dove 
uscirono dalla sua scuola molti va- 
lenti allievi. Mori in <fuel la capita- 
le, dopo avere eseguiti circa quat« 
trocenio rami, nel 1695. 

Soggiungo un breve catalogo. 

Mrattl 

Francesco ^di Poilly, intagliatore 
del re 

Luigi XIV nelk sua gioventù. 

Girolamo Bignob , ■ consigliere di 
Stato. 

Cardinale Mazzarino. 

Enrico Arnauid,. vescovo d'Anger. 

Abramo Fabert » nuireSciallo di 
Francia. . 

Soggetti Storici 

La Yisione di Ezecbiello, da Raf# 
faello. 

La Sacra Famiglia in bel pae# 
saggio » <IaJ'o stesso. 

L'Adorazione dei Pastori , -. da 
Guido. 

La Fo^a io Egitto ., dallo stesso* 

Una Pietà, da Lodovico Caracci* 

11 Bagno delle' Ninfe in bel pae* 
saggio , da Giulio Boma no. 

Lo Sposalizio di S« Caterina^ da 
P. Migtiard. 

La visitazione, da Carlo le Bruu. 

La Parabola del Convito» da FU. 
Champagne. 

S. Carlo Borromeo che conaunica 
gli appestati in Milano^ da Alexan- 
dre. La migliore stampa di questo 
artista, 

— — ( Niccolò de ) , fratel mi- 
nore del precedente , e suo allievo, 
nacque in Abbeville nel 1626, fa 
valente intagliatore, ma non, uguale 
al fratello. Intagliò soggetti storici 
e ritratti , e le sue stampe furono 
risguardate come effUlo di im bello 
e buono eperart in tutti L princìpii. 
Ebbe tre figli , uno de* quali. &i .di* 
stinse assai nell'arte paterna^ come 



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166 PO 

vedremo^ Mori Niccolò iit Parigi 
Del 1696. 

Indice di alcune stampe. 

Due ritratti di Luigi XIV. 
. Maria Teresa , regina di Francia. 
. Marta Anna Vittoria di Baviera, 
delfina di Francia. 

S. Agostino che tiene uu Croci- 
fisso, da Campagne. 

Presentazione di Gesù al Tem- 
pio , da le fìrun. 

La Foga in Egitto, da Chapron. 

La Sacra Famiglia , ov& Maria 
Vergine tiene sulle ginocchia il 
Bambino che dorme , da le Brun. 

Cristo in croce fra i due ladro- 
ni , da PousBÌn. 

POILLY (Gio. Battista de), fi- 
glio di Niccolò nacque in Parigi nel 
1669 . apprese i priocipj del dise^ 
guo dal padre, indi recossi a Roma 
per migliorare in questo e nell'in- 
taglio. Di ri tomo a Parigi fu rice- 
vuto nella reale accademia di pit« 
tara e di scultura. Il suo gusto di 
incidere è diverso da quello del pa- 
dre e dello 2Ìo Francesco. Incise 
air acqua forte e cercò di oombÌ4 
nane i punti co' buoi tagli e le sue 
incrociature. Cou tal mezzo ottenne 
un effetto veramente pittoresco tanto 
, ne' soggetti storici i;ne nei ritratti. 
Si fece specialmente onore nell'in- 
cisione della galleria di Saint-Cloud 
dipinta da Mignard. Mori in patria 
nei 1728. 

Indice di alcune sue stampe. 

Francesco di Troy pittore , di- 
|Mnto da lui medesimo. 

Clemente papa XI , sul proprio 
disegno. 

Natività di Gesii Cristo, da Gau- 
denzio Ferrari. 

Giove in pioggia d'oro e Danae, 
da Giulio Romauo. 

Il Martirio di S. Cecilia, dal 
l>omeǹhinu. 

il GiudÌ2Ìo di Salomone, da An- 
tonio Coypel , ecc. 

«— •• \ PO!LLY FRANCESCO DE ) » 



PO 

secondo figlio di Niccolò, e suo al* 
lieyo , andò a Roma di già ammae- 
strato nelFarte col maggior frateIlo> 
e colà intagliò dal ^ Domenichina 
S. Cecilia iu atto di distribuir» i 
• tuoi beni ai poveri. Tornato 1 Pa- 
rigi non intagliò che soggetti di 
poca importanza. Mori nel 1723* 

--^ (POIU.Y (N. B.) DB) , fìffllO 
di Giovan Battista , lasciò pocois* 
sime cose d' intaglio , forse occu- 
pato in altre professioni. 

POINDRE ( Giacomo ), oosoeto 
ed allievo di Marco Willems . nac* 
que in Malines circa il 1527. Si 
dice che avrebbe potuto riuscire 
buon pittore di storia, ma egli pre- 
ferì di essere uno de' migliori ri- 
trattisti. Andò in Danimarca, ove. 
dopo aver molto guadagnato^ morì 
•ei 1570. 

PQINSàNT ( L) fiori in lE*raQ« 
eia in principio del diciottesimo se* 
colo » ed ebl>e nome di cagione vola 
intagliatore in rame. Fra Te più ri« 
nomate sue stampe trovansi V £n» 
Irata di Carlo Vii in Rheims, ac* 
compagna to dalla Puicella d' Or* 
leans , la pianta e 1' aliata della 
magnifica piazza che doveva co- 
struirsi in Parigi col nome di Piaz* 
za dii Francia, e molte vedute di 
città e castelli. 

POINTE (N. La.) fioriva in Pa- 
rigi nel 1 666 , nel quale anno pub- 
blicava , ioaieme ad Israel Silve* 
stre f i con tomi di Parigi in nove 
fogli , e tre vedute del castello di 
Versailles. Fra gì' intagliatori di 
carte geografiche La Poinle acqui* 
stossi ouon nome per le accennate 
stampe e per altre di altri paesi * 
che la preseote ecoelienza delle car» 
te di tal genere esclusero dei coni« 
marcio. 

POLA ( BARTOU>]fMEO da)» fio- 
r-iva probabilmente circa il l50Ck 
e la uno de' piìi rinomati lavora- 
tori di tarsia , dopo F. Damiano* 
Una sua grandiosa opera può ve- 
dersi in un coro della Gerlosa.di 
Pavia « nella quale vi fono busli 



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PO 
di A|K)8toIi e di altri saoti dbe* 
gtnii in fai fòre della scuola dì 
\ Lionardo. 

POLANCOS ( I FRATÈLLI ), Sto* 
diarooo io Srtiglia sotto lo Zuba* 
rao, e noo riusciroDO da meno del 
maestro. Questi aveva fatto, per la 
chiesa di S. Stefano di Siviglia , 
S. Pietro e S. Stefano, ed i fratelli 
Pofaocos dipinsero per la stessa 
chiesa no Presepio , il Martirio di 
' S. Stefano, ec. Nìuno^ per cruanto 
sia coDoscitore delle opere dtiito Za- 
barao, saprà distinguerle da quelle 
degli allievi. Altre rinomate opere 
fecero por diverse chiese della stessa 
citfi, ove lavoravano dal 1646 al 
1650. 

POLA19ZANI , o POLANSAN! 
(Fravcesco) , nacque in Noale nel 
territorio veneto , circo il 1700. 
Apprese il disegno e T infaglio in 
Veneiia , iodi passò a Roma, dove- 
sappiamo che operava nel 1 750.Eb1)e 
{>arte il Polaniani nella Serie dei 
ritratti di celebri pittori dipinti di 
proprin mano , e pubblicati in Fi- 
renze dal 1664 al 1766; come pure 
nelìe due raccolte di pitture delle 
reali Vìlìe toscane di Petraja, Pog- 
gio a Cajano ecc. Pubblicò pure al- 
tre stampe tratte da diversi autori, 
tra le quali quelle attinenti alla vita 
di Maria Vérgine, eseguile, secondo 
alcuuijSoi disegni di Niccolò Pous- 
sin , sccofldo altri di Giacomo Stel- 
la francese. 

POLAZZfO ( Frawcbsco ) , ve- 
fieziano, nato nel 1685 , fu prima 
seohro del Piazzetta; ma in ap- 
presso, piacendogli lo stile più dolce 
e pastoso del Ricci , cercò di for* 
marsene imo di mezzo, il che non 
gli ri ose} infelicemente. Viene lo- 
dato « più che per le opere di sua 
invenzione , fonie esperto ristanra' 
tore di antichi quadri. Mori nel 
1753. 

POLEMOHE , pittore d'Alessan- 
dria d'Egitto, viene da Plinio nel 
L. XXXy, cap. 11, annoverato tra- 
i ragionevoli pittori ; ed è pure ri» 



PO 16^ 

cordato da Paolo Lorna szo nel Trot- 
tato della Pittura* 

POLETNICH ( N. ) intagliatore 
francese, che operava in Parigi dopo* 
la mtÙL del secolo deciraottavo, pub- 
blicò diverse staiOpe tratte da Van- 
Dyck , Bouciier , La Grenée ecc. 

POLI ( I DUE FRATELU ) iìorf. 
vano in Pisa loro patria nel 17.^ 
secolo. Dipinsero paesi con motto 
spirito e varietà, onde i k>ro qua- 
dri sono tenuti in pregio nelle quiv 
drerie di Firenze e di Pisa. 

POLICARMO celebre statuario , 
greco , trovasi da Plinio ricordato 
uel Lib. XXXI , e. , 5 per avere 
scolpiti uno Venere fn atto di ia« 
varai , ed un Dedalo. Trovasi que- 
st'artista nell'Abbecedario dalrOr- 
landi sotto il corrotto nome di Po^ 
licjarpo, 

POLIGLE. Cinque artisti di tal 
nome trovaosi rammentati dagli an- 
tichi scrittori. I primi quattro da 
Vitrovio nel proemio al lib. Ili, 
cioè Policle pittore Atsamitano; Po* 
Itele statuario che fiorì nella Olim- 
piade centesima seconda ; Policle 
scolaro di Stadieo, che operava ne^ 
l'Olimpiade 155 ; Policle autore di 
un Ermafrodito che vìvea nell'O- 
limpiade 145 ; finalmente Policle 
scultore, fratello di Dionisio e figlio 
di «Timarchide, che lavorò io Roma 
nel tempio di Giunone sotto i por- 
tici di Ottavia , rammenUto da 
Plinio Lib. XXXVI . cap. 5. 

POLlCLETE architetto e scultore 
fioriva in Siciune sua patria quat- 
trocento vent'anni avanti l'era vol- 
gare. Tra le opere architettoniche 
ebbero somma celebrità una Roton« 
da tutta di bianco marmo ed un 
teatro eretti in Epidaoro. Pausanie 
scriveva essere la prima meritevole 
della curiosità de' Romaui , ed il 
secondo di una singolare bellezza : 
perocché, sebbene i teatri romani 
sorpassino tutti gli altri in magni- 
ficenza , in ornamenti, in grandez- 
za ; per conto dell'eleganza, e della 
simmetria sono vinti da quello di 



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168 



PO 



PoKcIete. Rispetto alle sue opere di 
scultura sono spe^almeote celebri 
le Atnazzooe eseguita a competenza 
di Fidia nel tempio di Diana Efe- 
sia , le statue che vedevansi nell'a- 
trio deir imperatore Tito , un Er- 
cole ed un Anteo , ossia groppo di 
questi due eroi , che poi furono 
trasportali a Roma , ii simulacro 
di Giunone in avorio ed oro , Er- 
cole che uccide Tldra, un Beate in 
bronzo. Apollo, Latonae Diana di 
alabastro, eseguiti per la città d'Ar- 
go. Dicesi che taessuoo seppe meglio 
di lui seolpire il petto deUe figure. 
Parlano di costui Plinio, Cicerone, 
Quintiliano , Plutarco ecc.- Ebbe 
fiorita scuola , dalia quale uscirono 
eccellenti scultori. Secondo Gìvnio 
fioriva nell'Olimpiade 87. 

Alcuni pensano che abbiano esi- 
stito duePolideti di gran nome, uno 
di Sciooe l'altro di Argo , ma al*, 
tri pensano , che sebbene nato ia 
Sicione , avendo molto dimorato ed* 
operato in Argo , fosse poi detto 
di Argo quello di Sicione. Conven- 
gono però tutti gli scrittori esservi 
stalo un altro. 

POLICLETE nativo di Tarso, 
assai valente plastico. 

POLICRAIB viene da Plinio , 
Lib. XXXVI , e. 5 , annoveralo 
fra ^o' statuari che scolpirono lo t- 
taton , soldati , sacerdoti » caccia- 
tori e simili. 

POLIDK , POLLIO , trovasi 
da Yilruvio raitimentato, nel proe- 
mio al lib. VII , quale ingegnoso 
n]accbitiista,.ed ingegnere della Tes- 
saglia , ed a lui attribuisce la ma- 
niera di eseguire con facilità gli 
arieti militari. Soggiugue che fu 
maestro di Diade e di Cerea inge- 
gneri di Alessandro Magno . e che 
scrisse un libro intorno alle Mac- 
chine. Paolo Lomazzo poi, non sa- 
prei su Quale fondamento, dice che 
fu ezianaio pittore e scultore. 

POLIDETE vedi Ermolao. 

POLIDORO di Venezia, nato 
nel 1515, fu scolaro di Tiziano^ o 



PO 
di qualche suo allievo, e ne imitò 
debolmente lo stile , perciò ado* 
pereto d' ordinario per opere e 
per luoghi di poca importcrtiza. Per 
altro io una sua tavola ai Servi , 
non lavorata di pratica come le al* 
tre, mostrò che avrebbe saputo far 
meglio di molti artefici die ave- 
vano maggior nome. Morì nel 1566. 

•-— - ( Ercole ) , nato in Cre- 
mona circa il 1400, fu allievo \a 
gitria dell' architetto Oldovioo. 
ianca Maria Visconti figlia del 
duca Filippo e moglie di Franco- • 
SCO Sforza , che fu poi duca di 
Milano, si valse di quest'artista per 
r«rezioue di dueotonastericon chie- 
sa in Cremona. Uno fu quello del 
Corpus Domini. , 1' altro quello di 
s. Monica assai bene distribuito , 
con chiesa grande atre navate, in- 
terna ed esterna , di ordine gotico» 
ma di quel gotico che cominciava 
ad ammettere qualche ornato di 
bucrn stile. 

P0L1ETTE , scultore rammen- 
tato da Plutarco per avere scolpita 
la statua dell'oratore Demostene. 

POLIGNOTQ 1 asìo , uno de' 
più illustri pittori della Grecia che 
precedettero ì sommi maestri, fio- 
riva avanti T Olimpiade XC; e se- 
condo Plinio fu il primo a dipin- 
gere le donne con lucente veste, ed . 
a cuoprir loro il capo con cuffie di 
varj colori. Molto, soggi ugne, deve 
l'arte a quest' uomo , perocché fa 
il primo ad aprire la bocca ed a 
mostrare i denti , ed a formare piii 
molli e veri i volti. Egli dipiuse 
molte cose ed alcune furono tra- 
sportate a Roma , tra le quali una , 
tavola che vedevasi sotto il portioo 
di Pompeo. Dipinse il tempio ia 
Delfo , il portico del Peci le in A teoe 
a concorrenza di M icone; e perchè 
Polignoto nop volle, come l'emulo, 
riceverne la mercede , n' ebbe gran- 
dissimo onore , e fu dagli Anfizio- 
ni ordipato, che in qualunque città 
della Grecia si ^trovasse , avrebbe 
gratuito ospizio. 



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PO 

t^OUSTBATO. statario d'Àitt- 
brachìa » scolpi il tirasao Falnrids^ 
in atto di mangiare' un fimeiutto 
strappato in allora dalla mate^a 
pc»ppa. E dieesi avare in così eapres* 
8ÌYa maniera scolpita nel volto dr- 
itti la ferocia propria di un ant^o^ 
pofago, che ihcoteva' teniora^ agii 
spettatori. Dt questo artista iecé-m^ 
moria Tannaci DeJroraoone, oootro- 
i Greci* 

POLLAJUC^O (te:mo),tnato 
in fiveoaa nel 44H , esercitò si* 
multaneamente la pittura e «la soni» 
tara t ed ava^a imperata, la prima 
sotto Andrea del Césta^BOi U«b 
soa tavola, e prababilmeoAfe '.fatth 
colfaluto del minore- (iratellO', im 
da S« Miniato fuor di: Firaain lra<(> 
sportata nella reale Géllerfati'ed In* 
questa si vedono gli- austeri • volt» 
ed il sugoso colorin «d ^olio del 



«-^— ( Airroivid); Mtéllo ed^«l* 
ìknp di Pietro, era nato in.- FiA 
fenae «nel 1 41 8 , e nellaopitfenra 'suf 
però di laoga mano il* precettore* 
jj Martirio dì S. . SebaSlisEio» die 
cooservssi nella cappdUB' PiiCcl.ai 
Servi di Firence^ è upa delle mi* 
glieri >sne opere>.e'iorAeup%. delle 
più fceUo' tavole .dei. XV sepolov 
9)en< è 'veramlBn tei troppo "prege viole 
per-oontodel enloirito>^ ma'lareotn* 
petizione è superiora ad o^ir altra 
de' suoi tempi ^ «do i 1! ■• nudo i ai è 
trattato da maestro. In fatti • >An« 
temo fu il piìmo dm, fadaddo la 
Dotomin de*>cadavtèri;' appraodesse 
per principj lo statò de'mps^olii, 
e i'aztooe di ogni lo^ movimento« 
I doe.fratelli esano'statt.ehiamati a 
Bom*, e colà monrono ndlò stesso 
anno ,. il primo di 87 » 1' altro ^i 
80 anni. 

U Cdlini nel Trtittato dell' Od- 
ficeria cosi scrive di Antonio. Fa* 
remo memitme di AfUànifi del Poi" 
htjuùlò , U quale fu orefice cccel* 
UniiMsimo, t cotanio vnlse nelParU 
dea. disegno g che non pure gii altri 
orefici ù savirom) delie eue inven* 

Diz. degli Jrch, ecc. T. in. 



PO 1» 

; ma moki seuOùri e jsdatm: 
di quù' tempi » metSanée^mteUe ; a» 
feuro onore. Per copto uella incif» 
sione egli portò i^uest' actéte quet* 
grado che si awicinn aUsiirpeifer* 
anone; avendo dato aliefigavb.^ta 
moto e proporzione, mosi«W)d0*' 
forse il ' primo , lai maninrft .et>n 'la 
^le potevansi. trattar còl l^iilìiie^ 
i fatti storici. U feoo <li5l^ilo<iiioii% 
soprawancavu e Maso Finjgòmvtf e 
tuMi eolbro ehe» jcqn. qviesto lii^ewr 
tore^ delle, stampi^ itnovanbi-rattimen* 
tati 9 gli apriva ubtortoao cumino. ecl 
iittraprendera ^qualaisia iiavoro. In» 
tendeva pnr ecceUenk» |l<nudqo,Kr e 
dipinse, od ifttagDòfin» all4rnm«teM 
die Ho radi aU^arte del. /1693^/Il 
oumnM> delle aut stampe iè> prafllN^ 
tmpente assai limitalo^ mHiliiMfmvt 
imporAanaa. H Bavtm4t'9ftJn't>^l<^ 
tre sole, e quattro trovaosene nìair 
M0i9H¥elm ) fili / 

'Ercoieche; snfioca Aìiliia^ ili ^omkk 
il coarto di oen>» jk9Ho4A Dtfa . p«-te^ 
da- mano sinistra. . < . c^ .r.' >:q mi 

. Ercole' dte f^rta ittw. coI^kk»^' di 
ordine. coHdutle. ■«.-.: .♦ ..«^ .; 

Il combattimento di ^eci. «uoa^ini 
nudi a .colpi diispadav;i( fo4idist ra^^ 
pmaifK4 Do«;jfcire^iaf.A<6ÌM4trali a 
eilszz.a. alterna ideUa .«^mpti» pepdr 
da UD albero una tavoletta, coti'. j^ 
fi^wn^vOpusfAntmH faiiiifoH 

^(men<mÌN>> . 1 .ril>n : ' ^\,.'^ \h 

. . Una/Sacra» jEuiMglii^i d^e siy:ed0 
Maria Vergine seduta QOlclivils B^jfg^ 
bjqo : troy|ksi;n siai^rÀ S. Xiìsa^tta 
«on S. firio^anoioo, |i)>e jpri^enqi^ 
bamhmo Gesù . un .herìmfsefmti.ih 
dicittat S . :Xjriuseppe.] uppoggisltp lad 
yn, k^as^oe;^ :-... •> '.' . - .- -r.] 
Ercole 'il^e. cos^^a^tf ^n;i (&if 
ganti. A l)assp<«^elt|neJM^ siott^ t|«« 
da'cemb^ititeotrgigax^ti girato e UeriQ^, 
Ifggesi:; Quom^dq *Hereuits^ .fMlf 
«MfsiY . et éviqit • duo4ecfoi . gigflni* 
te^ ■ . • . '...,. I 

. POLL^ilD .(Bp«^ò),flalon4l 
1748, fioriva in Londra nel 17^. 
Pipiijt^e ed - ìntagKò (aèk'>aqqHa&rte 
.^ siir«^acqup Unta , :e> pìiv;che.vt 



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t70 PO 

tati' «Uro ^lenere» mòsirossi valente 
•elle marioe. Le stampe di que« 
si''«rtìsta sodo assai ricercale lanto 
quelle di sue inveozioai che ie «8e« 
gaiti su He altrui. 

' PtofeKÌa delk carestia > di. sua 
ioTensiolte, 1780. 

' L' Eremitaggio ' di Warkworth 
stampe ohe si aoàompagDaaQ , ese« 
gtfile nel 1785 e 1787. 

-' fifaufregio del Ooswfior sulle co* 
sttt ddi* Affrica , vascello delle Ia- 
di» orlMtJilK La maggier parie dei- 
Ftqaipaggio d dei passeggeri sal- 
Tedsi a -icnra / ma ad eeeesiooe di 
oove, tutti perìrooo avanti di gi«f* 
guere ai óapo di buona Sperania; 

*• Veduta Min grande Assemblea 
dì*'Loadra, p àéi 'Pm'i oeJla sala di 
Wtttmiiisler in Londra - a tempo' 
deir tmaroi^torio di Waetxm-Ha- 

veduta di Gibilterra iu f<^po 
èM^e lé^a«*délK assedio, ec; 

Edwid «4 Ai!iMitia.ÌD fondo di 
un paesaggio, 1785.- 

I Bagni delle NinlV, da Whea:ly. 

II luogo tenente Moody che h^ 
htPà un ' prigioniero fello dagli 
A^iericaot , a grantlo. 

*• li pericolo Mh navv il Ceniaui 
roi asséHito da fiera bnMasea-» tiv 
«. ^Dèdd. • . . ' . . f 

^ Vàdùia defla iiav«i|b fpterntthè 
Mtdiator ai momento che aitaoc^ 
impettiosamenie ^toqu« «avi fran* 
etti ne» 1Ì782. 

- FOLLlNCf f Cesare ) , dt Pi* 
Irtdfhi Boti nel td."* secolo. Av«va 
iinpaWitO il disegno sotto Miche- 
labgelo ^ e Sdtlo qualche suo sco- 
laro ^t onde dis^nava fieramente « 
eoe beltà franchecza gK Muodi e 
gH' scorti pi«t difficili. Aatosi alla 
mfniatuHB, laVor^ molte cose tp carta 
"p^eora per alcuni papi a per altri 
craadi personaggi , e vane opofe 
lasciò in patria, ove sono mostrate. 
Cóme beta lAetitano , tra le pìii rare 
oose. 

• POlLiOMfi Vilrovio, nato a 
Formili « oggi Mola di Gaeta > m* 



PO 
gli ultimi aaot della repubbliea ro« 
mana , fiori neir età di. Augusto , 
cui dedicò H suo celebre libro del* 
r Architettura » onde u' ebbe una 
vitalizia pensione^ A iattiè noto il 
merito > sommo di guest' operar 
ir Piena di erudizione, scrìve I* ran» 
m' Cesco Milizia > dà le regole della 
n grecBL architettura rimontando ai 
M verì prindpii , e tessendone la 
» storia, ci dà notizie utili di molti 
n architetti antichi e dello opere 
*• loro, t Ignoriamo quali ed?fic| 
siansi eretti sui disegni di lui,. e 
sotto la sua direzione. Alcuni gli 
attribuirono il teatro di Marcello, 
che il Milizia oeaenra essere io con* 
tradieione co' saoi principj. Lo stes- 
so Yitrnvio lasciò scritto di avere 
edificata la Basilica , ossia Palasio 
di Giustizia in Fano » della qanlp 
il curioso lettore può leggerne la 
descrizione nelle Memorie dif^ ofv 
Mt^ti del Milizia alla voca Poi* 
Hone.u Ykruvio , chiuderò, que* 
M sto brève artécolo òoUe parole del 
M preallegato autore . non era meu 
>* ciotto neir architettura civile die 
Monelle mililarq , che allora ridu-* 
n cevasi a poca cosa. Sopra&lCo 
* dalla brigne <legli altri arcm^t** 
M ti , paro . . -• che si fosse dato più 
«• a- meditare» 'die ad agire* Biao* 
>• gna cbe «gii fosse di grati buonk 
M- knosaie • . • perocché ne' suoi li- 
M bri vadesi dovunque l'uomo, dab« 
H bene, m 

POLO (Bemiardo), fiori io S^-^ 
ragotaa in sul tleelinare del XVU 
secolo, dove si fece ammirare co' 
suoi quadri dt fiorì e di frutta che 
copiava dai naturale, ma che aa» 
po'^ disporre ed aggruppare in mo« 
do che 1 colori degli uni armaoìs* 



'zassero con qu^ii degli altrì. Sa- 
ragozza e Madnd pwsedoao non 
poche sue opere. . 

— ^ IL MAGGIORB ( Giaco- 
mo ) , nato in Burgos nel 1560, fa 
scolaro in Madrid di Patrìzio Co- 
xes. Incaricato di fare i ritratti , 
per il palakzo , di tutti i ce goti > 



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si acquino fOftritanfeQle U hàet di 
valente coloritore. Deve pure la sua 
celebrità ad tta altro «i^uadro rap- 
presentàale S. Girolamo castigato 
«lagiì Aogeli per avere ietto eoa 
flovercliio piacere ie opere di Ci^ 
cerone. Morì iu Madrid oeir anuo 
1600. 

POLO IL GIOVANE ( Guco- 
mo), oacque ia Borgos nel 1620, 
• studiò l'arte io Madiid sotto Ai»- 
tooio Laoeharesj ma il suo pi» 
utile 8t«idio fu quello che iece al« 
r Bscarìale copiando ie opere di 
Tixìaiio* Appena ultimati taiì Btudj 
dipinse pei reale palasao di Ma- 
drid t ritratti dei re Casimiro li 
.ed Ordagoo II ; poi una Nuoziata 
per la cupola di S. Maria , ed U 
Jlattesimo di Cristo pei Ctrmeii- 
taol Sctlsi; i qwali uitiipi gli me- 
ritarono r approvazione del grande 
Velaaqttea: ma questo raro giovane, 
che tanto prometteva, mori nella 
fresca età di 55 anni. 

POMA9ANC& (DAiXE). r. Cir- 
cignaoi. /^ fioaealli* 

POMAREDfi ( SlLVISTAO ), non 
igoobiU intagliatore in rame , ope- 
mia dal 1748 circa al 1770. Ap- 
parMogono al primo anno molte ta- 
vole incise e pubbliciHe in Roma 
per oraameoto del libro del Fioo- 
roni, intitolato, Lt Maschere sc^ 
mieke, e figure comehe de((li imUchi 
RomanL Dal 1752 al 1762 intagliò 
diveni ritratti dei pittori della gal- 
leria di Firenze per V edizione ^- 
goiU in aoella città in quattro gran 
tomi m viglio, tra i quali appar« 
tengono a Pomarede quelli di Bac- 
cio Bandioelli , Giacomo ' Ligazzi , 
Giacomo da Empoli» Poggi , Clau- 
dio Ridolfi , Grò Ferri eoe. Aveva 
precedeotenaente pubblicati in Roma 
diverse stampe tratte dai dipinti di 
Bonifazio , rappresentante Quattro 
trionfi dal Petrarca. 

POMEDELLO (GiovAif Maria), 
copiatóre di medaglie veronese, ilo- 
riva tra il finire del quindicesimo 
Moalo ed il principiare del sedice- 



lo 171 

limo. Le BÌU. celebri $ue mtdaglie 
sono quelle di Federico II marc- 
ie di Mantova, di Giovanni Emo 
e Tommaso Moro , prefetti di \^ 
roua. Osservarono gì intelligenti che 
nel rovescio della medaglia del Moi^ 
fece una fenice morieujte sul rogo^ 
io^ui maravigliosamente espresse la 
contrazione ed il languore della 
morteb Sono pure oltre modo pre- 
giate le medaglie di Lodovico Ctk" 
uossa vescovo di Bajenz,. della geo- 
tildonoa veneziana Isabella Sessà 
Michiel , di Stefano Magno , che 
porta la data del I5l9 ec 
. POMPADO UR ( GiovAUWA Ak- 
TONiKTTA)> nata in Parigi da pa- 
dre finanziere , chiamato Poistoos 
jiel 1720, spfsò certo d'EtoiI , e 
fu in allora la prima fiivoriu di 
Luigi Xy, presso al ouale ebbe 
somma influenaa , senz essere più 
fehce di nudama di Mainteuou. Fa^ 
voreggiò le belle arti , che aveva 
studiate fioo dall' infanzia, ed in- 
tagliò all'acqua forte alcune stam- 
pe. Fra gli artisti amò Carlo Vaii^ 
lao, che in tempo dell' ultima ma- 
la uia della Pompadour fece un bel 
quadro allegorico quando una mo- 
menta pea convalescenza faceva spe- 
rare r intera guarigione. Beneficò 
pili volto Cocbm, Boucber, Eisen, 
ec« Morì di 44 anni nel 1764. 

POMPEI ( CONTE AwBSSAKDao V 
nato in Verona nel 1705, fino dalla 
fanciullezza mostrò straordinaria iu- 
cliuazione al disegno. Studiò belle 
lettere nel collegio de' nobili a Par- 
ma , dove aoUo ia direzipne di Cle- 
mente Ruta allievo del Cigoani ap- 
prese a disegnare ed a maneggiare 
il pennello. rJel 1731 in occasione 
di voler costruire dai fondamenti un 
suo palazzo nella villa d' lliaghi , 
non trovandosi allora io Yei'ona al- 
cun architetto di baon senso, volse 
i pensieri airerchitettura, e Verona 
ebbe ben presto in lui un valente 
teorico e pratico architetto, che nel 
1735 dava alla luce il libro intito- 
lato: i cinque ordini deirarchitetlu- 



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192 PO 

f tt «hrik di Miehde SaDmiclieìi. 
Molti Mwo i pubblici e prirati edi« 
fic] eretti sui aise^oi di lui , e solfo 
la sua direziooe in Yeroaa ed al- 
trove. Questa città lo scelse per pre- 
'aideule deiraccademia di pittura di 
ireseo eretta , ed egli la diresse , 
finché visse , saviamente e con pro- 
curarle ogni maggior Tantageio. Fu 
insigne letterato , ed amico di tutti 
i grand' uomini deli' età sua. 

PONCE (fiocco), allievo in 
Madrid di Giovanni della Corte , 
fiori nella prima metà dei 17.^ se- 
colo. I SUOI paesi assai variati, nei 
quali cercava d' introdurre oppor- 
tunamente accidenti di lumi e di 
ombre , sono tenuti in molta stima 
anche al presente, nA molti furono 
danneggiati da Castrejon che volle 
porvi alcune figure. 

PONDT (Abturo), uacoue in In- 
ghilterra nel 1730^ e pubblicò in 
compagnia di Knapton il volume 
degli uomini illustri^ incisi da Hou- 
bracken , Vertue ed altri. Pubbli- 
carono in appresso una assai pre- 
gevole serie di stampe eseguite sui 
disegni di celebri artisti, delle quali 
Pondt ne intagliò 68 , e 27 Koap- 
ton. Diede pure alla luce un se- 
guito di caricature tratte da diversi 
maestri; e per ultimo incise all'ac- 
qua forte alcuni ritratti nel gusto 
di Rembrandt. 

Soggiungo Ufi breve vuUct dtLU sue 
stampe. 

( Arturo Pondt. 
Bitratti ( Alessandro Pope. 
(-Lord Bolingbroke. 

Ofi*erta dei Ma^i , dal Garofalo. 

Fanciulli che si trastullano, da 
Raffaello. 

Musio Scevola , da Polidoro. 

Sacra famiglia, dal Parmigianioo. 

Scifola d'Alene , da Raffaello. 

Religiosi alla Sacra Mensa , da 
Annibale Carocci. 

Adorazione dei Pastori, da Pous« 
sin. 



PO 

Il Letto ééhi morie, dt 
brandt. 

Cna battaglia, dal Borgogoonew 

Due Filosmi, dai Caraoci. 

Testa di profilo cogli occhiali uà 
na^o, dal Maratta. 

Il Cal«olajo, dal Gnercìno. 

Diverse caricature , da C. Gha- 
ti ecc. 

PONGIONB ( Ahmu)ok> )^ prò* 
-babilmente lombardo , fu uno dei 
molti arohiteui conmltati l'anno 
i58S intorno ai disegni e modelK 
fiitti pel duomo di sfilano, e circa 
alcuni errori scoperti nel cooiìncia- 
mento dell' edifizio. 

PONS ( Antonio ) , tinto nella 
diocesi di Segorbia nel 1725. Poi 
ch'ebbe eppresi i principi dell'arte 
in Valenza , passò all' Accademia 
di S. Fernando in Madrid, e dopo 
alcuni anni a Roma. Gola prese 
gusto allo studio delPantioo, onde 
nei 1759 recossi ad Ercolano, «he 
in allora cominciava a scoprirsi. 
Costretto suo malgcado a tornare 
in Ispagna , fu dalla corte mandate 
air £scuriale per fare i ritratti óà 
più celebri letterati spagouolt , ehe 
esegui in cinque anni con univsr^ 
sale applauso. Dopo onesto lon^ 
'lavoro propose, al re Ckrio III il 
suo progetto del viaggio gooecale 
della Snagna, per V esecniiooe del 
quale gli fu assegnata una conve- 
niente provvigione. Nel 17% fu 
nominato segretario dell' Accadeaiia 
di S. Fernando, impiego che non 
gr impediva la oontinuaziooe della 
sua grande impresa del viaggio. 
Mei susseguente anno pubMi<^ il 
presioso MS. di Filippo di Guo- 
vara: ComttUarios de la Pintura* 
Nominato consigliere dell' Accade- 
mia , copri questo impiego con 
grandissimo vantaggio de' profes- 
sori e^dé^li allievi fino al 1702, 
io cui mori. Sebbene facesse po- 
chi quadri di stona, Pons fn te* 
nuto in grandissima Mima in Ispa- 
gna ed all' estero , onde le Acca- 
demie di Madrid e di Granata , 



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PO 
mdlk dc^li Araldi • di 8. Luca 
di Roma , e delle Aolichilà di Lon- 
dra oaocarooo eoo soleooi esequra 
la tua memoria. 

PONSIO. oPOUTlDS^PitOLo), 
Daoqne in AiiTersa circa il 1590^ 
ad appffc» a disegnare ed iacidere 
a bulbo da Loca VosCermao. Fu 
liniioo di RobeDs , Mito gli ocoht 
e dietro i eoongli delqaaie termi- 
nò ie più belle ÌDCiai<&ii cb' egli 
fecesse* Egli seppe riaoire a me- 
raviglia alla precisione del disegno» 
del ^araltere , ed espressione della 
figurs, no belAp stile , faoeodo tra- 
sparire nelle .soe opere il chiaro- 
scttfo e' r arosonia cbe regna nei 
^pttdri.H Prediletto da Rubens, dice 
» il Milizia « s'iminortalò nella To* 
M miri e nei ritratti del oiarchese 
M Legarps , del roarcbese di Santa 
M Crus, di D. Carlo G>louna , di 
w SUenvik e di Rubens^ Operaia 
ancora nel 1652. 

Riferirò akunt delle prinapali 
stampe» cUre U suddette, 

CristoTal mardbese di Gastel«Ro« 
drigp. 

Gaspsre Eosmao, duca di Oli- 



li Combattimento dello Spirito 
centro la Carne , stampa allegorica 

Uaria Vergine cbe dà il latte a 
Gesii Bambino. 

Due tesi filosofiche. 

PONTE ( Fraivgesgo da ), nato 
in Vicensa dopo la metà del 15»* 
secolo, poi cn' ebbe imparatole 
lettere e la filosofìa, studiò la pit- 
tara sotto i Bellini , e fu da prìn- 
opio fedele imitatore di quella 
scuoia. In appresso vedendo.il nuo- 
vo stile dei giovani allievi della 
slessa ^coola dei Bellini • Tiziano e 
Giorgì^He, cercò ancor egli di so- 
slituflii^yila secca diligensa, ed alla 
del quattrocento, la mor- 
se' contorni e delle tinte , 
e ptòr studiata composisione. Della 
prima maniera è il, suo S« Berto- 
lommeo nel duomo di Bassano, 
e 9Ì avvicina alla seconda il quadro 



PO 173 

della chiesa di S. Giovanni^ ns» 
in quello della Pentecoste fatto pel 
villaggio d' Oliero vedesi studiata 
eomposisione, colorito varie e bene 
armonizzato , nobile eft>ressione > e 
per dirlo in - una parola , le prìn« 
oipati parti del moderno stile* Forse 
lavorò ancora in Milano , leggen« 
4^1 in Paolo LomasKo cbe im f ran* 
ciBseo da Yioenaa dipinse alle Graaie 
con buon dM<^oo, sebbene tao poca 
intelligenza di lumi e di ombre. 
Ma la principale sua gloria è quella 
di avere istruito' nella pittura il 
eapo della illustre scuela ' bassane^ 
sca, suo figliuolo 

—fa— ( Jacopo da), detto il Bae^ 
sano. Nacque auest' illustre artefice 
in Bassaoo nel 1510; e, quando 
ebbe imparati i principj dell'arte 
dal padre, fu mandato a Venezia 
e raccomandato a Bonifazio Bembi. 
cbe di quei tempi cominciava ad 
aver nome tra i principali pittori. 
Ma perchè questi era geloso dell'ar* 
te, non permetteva al suo allievo di 
vederlo colorire , onde si andava 
esercitando nel disegnare i quadri 
del maestro e di Tiziano, del quale 
è probabile che fosse pure scolaro. 
La morte del padre lo richiamò 
in patria , terra in allora abbonde- 
vole di greggi e di armenti, ed io 
cui tenevansi frequenti mercati e 
fiere. Prima di tale epoca aveva il 
Bassano dipinte aloune cose che ri- 
cordano affatto lo stile paterno » 
altre che tutto sentono il sapore 
tizianesco; ma dopo il ritorno da 
Yenezia segui un terzo stile sem- 
plice, naturale, e tutto grazia « e 
che preluse in Italia al gusto della 
nazione fiamminga. Da queste cir- 
stanze fu condotto Jacopo a quella 
umiltà d' idee , che a torto da ta- 
luno fu creduta effetto del suo in- 
gegno « perciocché da principio a- 
spirò a grandiosità di stile , cbme 
può vedersi in alcune pitture gio« 
vanii i , e particolarmente io quel 
Sansone della facciata di casa Mi- 
chieli» che sente la fierezza di Mi- 



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174 PO 

cbelaogeio. Vero è pero cfa« in ap- 
presso si mostrò io modo trascurato 
neiJa scelta , che oon escluse uè 
nneno dalie opere di serio e sublime 
«rgomentOj le imagi oi più basse 4 
talvolta iodeceoti. Tale ò il bellis- 
simo quadro del duomo di Beiiuoo 
rappreseutaote il Martirio di San 
Lorenzo, i di cui bellìsaimi edifiz| 
qIm ne chiudono il fondo , sono 
deturpati da camiscieeda altri paom 
esposti su di una pertica al sole. 
Viene ancora non a torto accagio- 
nato nel gusto de' panneggiamenti: 
na niun maestro lo ha soperato 
rispetto alla • verità. Fermo e pa* 
stoso è il suo pennello , bene in« 
tesi i colori locali , verissime le 
carnagioni , somigliantissimi i ri- 
tratti. Dipinse molti soggetti not- 
turni « ed amò il lume serrato , e 
fu sovrano maestro nel valersene ; 
* perciocché colle rare luci, colle 
. frequenti mezze tinte , colla priva- 
zione dei neri, accorda maraviglio- 
samente i piti opposti colori. Si 
dice che provava estrema fatica nel 
dipingere le estremiti, e perciò cer- 
casse di nascondere con buon garbo 
le mani ed i piedi delle sue figure. 
Fu inoltre povero di invenzione , 
onde si vedono spesso replicati con 
pochissima varietà non solo le storie 
e le composizioni, ma ^li stessi 
volti, che prendeva volentieri dalia 
propria numerosa famiglia. Per al* 
tro, quando voile, seppe assai bene 
dipingere V estremità , variare le 
composizioni , e dare nobiltà e va« 
ghezza ai volti, ma ciò non fece fre- 

Suentemente. Malgrado gii accennati 
ifetti piacque universalmente in 
Italia e fuori , e se gli mancarono 
le lodi del Yasan, eobe quelle dei 
sommi pittori Tiziano, Tiotoretto , 
Annibale Caraccio e sopra tutto di 
Paolo, il quale gli raccomandò suo 
' figliuolo Carletto, affinchè lo istruisse 
in qudla giusta dUpensoAÌont di lu* 
mi doli* una all' altra cosa, e in 
qutUe felici contrapposizioni , per 
cui gli oggelU oifÀnli vengono 



PO 
realAenie a rilucete» Morì iu Bas- 
sauo sua patria, da lui rendita fa- 
mosa a tutta r Europa , nel 1592, 
lasciando quattro figliuoli eredi delle 
sue virtù e propagatori felici della 
sua scuoia. 

PONTE (F&àNGfSCO D4), nato nel 
1548, andò giovane a Venezia, ove 
per la fama del padre '^ii fu dal 
Senato eommesso di dipingere di- 
verse storie dei gloriosi fatti delfa 
repubblica nel palazzo ducale. Si 
dice che il padre lo ajatasse mollo 
eoi consigli e coli' opera sua , es- 
sendosi a tale oggetto recato in 
quella capitale; onde le sue opere 
non iscapitarooo in confrontò Mie 
bellissime del Tintoretto, di Paolo 
e di Orazio Yeoellio. Fece pure 
diverse uvole di alure, na di tinte 
ineoo vigorose che non sono qoeiln 
del padre. Le più presiate sono il 
Paradiso nel Gesti di Roma, ed il 
S. Apollonio in S. Afra di Brescia* 
In età di poco più di trant' anni 
cominciò Francesco a soffrire ae- 
eessi di malinconia che lo dicevano 
incapace di qualunque lavoro, eche 
rendendosi coli' età più frequenti lo 
rapirono alla gloria dell'arte ed al lane^ 
ro padre, che gli sopravvisse un anno. 

•— — (Leard&o ), suo fratello, era 
nato nel 1558; e sebbene più gio- 
vane di Giovan Battista, fu dal 
padre destinato a terminare le opere 
che Francesco lasciava morendo 
imperfette nel palazzo ducale. Nella 
scuola paterna erasi Leandro più 
che in tott'allra cosa esercitato nei 
ritratti, onde i suoi volti hanno 
più originalità e varietà che non si 
vede in quelli di tutta la sua fa- 
miglia , non escluso Jacopo , e nei 
maneggio dei pennello più vicino 
al primo che al terzo ÈidÈm di Ja- 
copo, Viene per altro secnséto di 
avvicinarsi al manierismo special- 
mente per conto del colorito , edi 
non aver saputo attenersi ali» pa- 
terna semplicità. Ad ogni modo 
Leandro vuol essere annoverato fra 
i buoni pittori de' suoi tsmpi , o si 



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PO 
rifMÉfdioo i suoi auadri' da 
n«'^aU emulò felicemente il pa- 
dre » ritraeodo dal oalurale animali 
e stoviglie « e Ira&taodo pastorali e 
cotttadinesehiargomeati , a si eoo* 
siderìno le sue tavole d'aliare^ nelle 
quali graodeggiò olire i( far bas« 
saocsoo » l^tf ane può vedersi nei san 
Fraaoesoo a fiassano nella Risur* 
lexioDe di Lasserò alla Carità iti 
Veoesia, e nella Natività della Ver- 
nile a S. Sofia della stessa città* 
Ma più che tott'aitro lo resero ce- 
IdMre io Italia e fuori i moltisaimi 
xìtratti latti per grandi personaggi 
• per privati» Ricercato dall' impe- 
nloie Rodolfo li , il più ìHustre 
mecenate delle belle arti che abbia 
prodotto la casa d'Austria, ricusò 
di abbaedonare Veneaia , dove si- 
gnorilmente vivea, onorato dal doge 
Grimant del titolo di cavaliere. I9on 
dobbiamo laoere aver egli portato 
ali* acceaso il lesso e ìb magnifi* 
cerna in modo da renderlo in fac- 
cia al pubblico piuttosto oggetto di 
scherno ohe di rispetto. Ma questi 
fareoo privali difetti di un valente 
erttsia « e quindi debbono dilegnar- 
si in £iccia al raro merito delle sue 
opere. Mori di tó anni nel 1623. 

PONTE (GlAMBAT. )» nato cinque 
anni prima di Leandro, pochissimo 
attese nUa pittura* È conosciuto no 
soo quadro che conservasi in Gal- 
lio, e che alcuni biografi tentarono 
ék rapirglielo per darlo a Leandro. 
Ciò ad ogni modo dimostrerebbe , 
che lai qnadro è degno di Lean- 
dro , o che credevasi nell' età sua 
MMi essere Giambattista molto da 
meno del fratello. Morì nel 1613. 

--— » (GlBOLAMO) , r ultimo dei 
figli di Giacomo , naoqne in Bea- 
sanò nel 1560, e si rese celebre con 
n^itoe tavole eseguite per Bassano 
e per Yenesia , nelle quali tenne 
imo stile che per rispetto all' ìd- 
sìeme è quello della nmiglia , ma 
nelle Darti s'accosta al &rdiLean- 
dtom óltre di che ha certe graaiose 
mrì9 di volti, ed un cosi gentile co- 



PO 179 

lorito che in gratia loro gli si con-, 
donano la soverchia semplicità deUa 
coroposisiooe e la debolezza dell'e- 
spressione. Mori di 62 anni , nel 
1622. 

PONTI' (N. DU) , nato in Brost 
selles circa il 1660 , dipinse pro- 
spettive ed architetture con mollo 
garbo, ma gli mancò la perfetta 
dottrina della prospettiva. 11 pittore 
Bant popolò alcuni suoi quadri di 
gentili figurine, che ne accrebbero 
il merito. 

POiNTORMO ( Jacopo Cardoc- 
CI DA ) , nato nel .territorio fioren- 
tino l'anno 1493, approfittò del ri- 
torno del Vinci in Firenze , per 
apprendere da cosi grand' uomo t 
primi elementi della pittura. Par- 
tilo Leonardo frequentò la scuola 
di Piero di Cosimo ; poi si accostò 
ad Andrea del Santo, che sebbene 
lo avanzasse di pochi anni, avea già 
nome di valente pittore. Era Jaco- 
po di sottile ingegno dotato, e tal- 
mente affezionato all'arte, che mai 
non stancavasi di lavorare; onde 
non ò maraviglia che facesse rapi- 
dissimi progressi. Perchè ,^ dicesi , 
che Andrea , aombrato di lui , lo 
ridusse co' suoi duri e scortesi modi 
ad abbandonare la scuola. Ma que- 
ste sono troppo ronauni invenzioni 
perchè meritino oi essere seriamen- 
te confutate. Basterà il fiir osser- 
vare , che nelle prime opere esegui- 
te dal Pontormo ai Servi ed a S. 
Michelino , mostrasi al tutto se- 
guace di Andrea , e talmente pos- 
sessore del suo stile , che non vi si 
scorge la fatica dell', imitazione. In 
appresso , sdegnando le lodi di fe- 
dele imitatore , che ^li erano uni- 
versalmente date, si forosò uno 
stile suo proprio , di cui si valse 
alcuu tempo specialmente ne' qua- 
dri da stanza. Ma non tardò a dls- / 
gustarsi ancora di questa seconda 
maniera ; e passando ad una terza 
non seppe accontentarsene,^ onde 
fecesi a cercare nuovi modi di com- 
posizioni e di pratiche, e semprq 



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176 PO 

co» fMDò felice rìoscita> ptrocchè, 
costretto per varia re« a scostarsi dal«- 
rìmitazione dell'ottimo, noo è ma* 
raviglia che andasse peggiorando. 
Questa mala prova di cosi grande 
ingegno possa servire di ammae- 
stramento ai giovani artisti. Le pri« 
me opere di Jacopo hanno corre* 
lione di disegno e forza (di colo- 
rito in sut iare di quelle di Aa« 
drea ; buon disegno le seconde, ma 
kngoide tinto ; quelle della tersa 
maniera possono piuttosto risguar- 
darsi quali servili imita«toDÌ d'Al- 
berto Dorerò, che non invenzioni 
di Jacopo , e sono veramente al 
tntto indegne di così riputato uomo. 
Spettano ali' ultima maniera il Di-r 
Invio ed il Giudizio universale di- 
pinti a S. Lorenzo negli uUirai dieci 
anni di sua vita , nei quali volle 
far mostra della dottrina anatomica 
di Michelangelo. A quest' ultime' 
opere, per onore dell'artista e del- 
l'arte fu dato di bianco sessant'anni 
air incirca dopo la morte di lui, 
accadala nel 1558. 

FONTORS (PAOto) di Valenza 
operava circa il 1650; epoca in cui 
arricchì di ragionevoli pitture il con- 
vento della Mercede , e la chiesa 
di S. Maria de Morella , io Va- 
lenza. Viene accasato di scorrezione 
di diseifoo/ difetto in parte eom?f 
pensato dalla morbidezza delcolorHo. 

PONZ (Mosfe ) , nato a Vaila / 
nella diocesi di Tarragona, dopa 
ìiL metà del diciassettesimo secolo ; 
apprese a dipìngere nella scuola dei 
celebri Juncosa. Sappiamo, che nel 
1722 lavorava nella certosa di Scala 
Dei , e che nel susseguente anno 
dipinse a fresco una parte dell'ere- 
mitaggio di Nostra pignora della 
Misericordia presso Beus, dove con- 
servasi anche pKsentemeote una bel'« 
la pietà all' olio. Coi disegui prò- 
prj e di altri maestri. Condusse al- 
tre opere moltissime, tutte non piii 
che mediocremente disegnate , ma 
lodevolmente colorite. Ignorasi Te* 
poca della morte. 



PO 

-«-* (MAVOARrTA) T. Hetnerf. 
PONZIO (Pt AV9ninoLoHBAUX>)tf 
Quest'insigne architetto, forse meno 
conosciuto che non lo merita» mort 
in età di' 45 anni sotto il pooteft» 
calo di Paolo V. In Roma edifica 
in Santa Maria Maniere la c»p» 
palla Paolina per casa Borghete » 
oostrosse la scala giaade doppia al 
palazzo Quirinale , e fece la fac- 
ciata del palazzo di S'ciarra Golena 
na , che è forse il suo capo lavoro. 
PONZONI ( Matteo CAV AL. > , 
nacoue in Dalmazia' in atti deciiiM- 
re ael sedicesimo secolo» di dove 
passato io Italia , fu allievo, poscis 
ajuto di Santo Peranda nelle opere 
eseguite alla Mirandela. Aado tn 
appresso scostandosi a paco a poca 
dallo etile del maestro <, fioche ot<» 
tenne di possederne ano fona meno 
elegante, ma più morbido^ dt <|aello 
del Peranda. 6 se il Ponzoni , in- 
vece di copiane la natura' qQaU gli- 
si offriva, avesse oércato di far hm»- 
na scelta delle parti più belle,' oc- 
cuperebbe per avventura ao diUinlo 
luogo tra i suoi contcmporamei. 
Ignorasi 1' epoca della sna mafie* 
i««— » (GlOVANin BEf ) mìlabeae ^ 
che lavorava circa le metà dal qnia*' 
dioesimo secolo , dipinse ia mia 
chiesa soburbaoa ,, chiamata delhi 
Samaritana , un S. Cristofiuio, eh» 
sebbene tolto di antico stile , mo- 
stra qualche lampo -di bravura aa* 
pertore alla condiaione dei tempi. 
POOL (Rachele Rvisch vaw), 
nacque in Amsterdam , nel 1664,- 
dal celebre anatomico Rnischio, -eà 
essendo ancora fanciulla coanocièt 
a disegnare , come meglio poteva » 
tulle le stampe chele venivaoetra 
le ibaos. Questa naturale inelÌDa« 
aìene persuase al padre a proos* 
racle un maestre , e la pose 9tìtì» 
ÌBL direzione di Guglielmo van A« 
elet, celeberrimo pittore di genera» 
che non tardò a vedecai io pochi 
anni emulato dalla giovioelta ai* 
Ueva. Ben tosto i suoi quadri la fe- 
cero eoBoscere ia patria e fal»ri, « 



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ìt pTOeacciaroDO i 
da quasi tutte 2e 



PO 

utili oommissioni 
quasi tutte le corti d' Europa. 
Io età di 44 auDÌ fu da Giovanni 
Gsgliebiio elettore palatino nomi- 
nata pillrice di corte, e ricolma di 
cnorinceDse e di doni d' ogni ma- 
niera.. Dopo ia morte di questo gè* 
neroBO mecenate la Fiandra e PO- 
landa si arricchirono de' suoi qua- 
dri di frutta e fiori , che continuò 
a fare collo stesso vigore e freschezza 
fino ali' età di 86 anni. Fu Rachele 
venunente una delle più celebri pit- 
trici de' Paesi Bassi. I suoi auadri 
aono dottamente composti, finiii con 
«more e diligenza , e colorili con 
vigore e verità. I fiori, Je frutta, Je 
piante , gì' insetti sono cosi perfet- 
Umenle oppiati dal naturale, da 
ingannare 1 occhio più esperto. In 
Aeosterdam, in poc' altre città del- 
l' Olanda » ma più che altrove , a 
Dusseldorf possono vedersi preziosi 
quadri di questa illustre pittrice , 
che sopcavvisse cinque atmi ai con- 
aorte. 

POOL ( N ), che nato in Am- 
tflerdam nel 1666» riuscì non .igno- 
bih ritrattista. Fino al 1716 eser- 
eaeràiò con lode e con profitto ia 
pittura j ma venuto in taie anno a 
morte il suo generoso mecenate Vem 
lettore Palatino, che aveva più volte 
ritratto» e |>ei quale nudrìva la più 
tenera gratitudine , più non volle 
toccar pennello fino al 1745* in cui 
mori dopo einquant' anni di felice 
matrimonio. 

' ( Matteo ) nacque in Am- 
sterdam nei 1670. o come pretende il 
Basan nel 1697. Recatosi in età fan- 
ciullesca a Parigi , apprese colà il 
disej^no e l'incisione,* e tomaio io 
patria dopo parecchi anni , incise 
diversi rami tratti da vari maestri. 
Spesava poi una figlia ai l^àent 
Graat , ed intagliò molte opere del 
suo suocero. Olire i diciotto logli 
rappresentanti il fiume di Buyten 
Amstei * di poi Amsterdam fino al 
villaggio diOnderkerk, abbiamo di 
Iffalteo le 4pnkpe di 
X>ia. iUgli Jrcà, ecc. T. in. 



PO 177 

Giove fancùiilo allattalo dalia ca- 
pra Amallea, da Grani. 

Amore preso al lascinolo da Tem- 
po , dal' Guercino. 

Un Baccanale, dal Poustin 

Seguito di dodici soggetti , da 
Rembrandt. 

Tre grandi rappresentazioni bur- 
lesche deUe Geremonie praticate in 
Roma dai pittori Olandesi, allorché 
sono ricevuti nella Società chiamala 
SchUtUrbretti, 

Seguito di cento stampe sotto il 
titolo di Cabimt dt VArt de' la 
Scuipture de van Bossuet , incise 
dai disegdi di Grant da Matteo Pool. 

POOSTER , nato circa il 1636, 
e vantaggiosamente conosciuto tra 
i migliori allievi di Rembraindt, 
specialmente per un quadro rappre- 
sentante la regina Saba nella reg- 
gia di Salomone. Di questo, artista, 
sebbene distinto, non si hanno più 
circostanziate notizie. 

POPLES ( Giovanni ) nato a 
Tournay circa il 1630 si esercitò 
nella pittura e specialmente nell'in- 
taglio all'acqua forte. Intagliò al* 
cune stampe per il gabinetto dell'Ar- 
ciduca in Brussellese tratte da Ru- 
bens ; tra le quali una, ora di- 
ventata rarissima, rappresentante il 
Trionfo di fiacco. Da altri pittori 
intagliò 

Agar ed Ismaele , da Tiziano. 

S. Giorgio e S. Stefano, da Giam- 
belltni. 

S. Giovtfimi Battista e S, Rocco, 
da Palma il vecchio. 

Maria Vergine seduta che dà il 
latte al Bambino , da Palma il gio' 
vane. 

Cristo morto sostenuto da Giu- 
seppe d' Arimatea e da un Ange- 
lo, dallo Schiavone, 

POPOLI ( cAviL. Giacinto de ) 
nato in Orla,, nel re^no di Napoli, 
ne'primi anni del diciassettesimo se- 
colo, apprese a dipingere dai cavai. 
Stauzioni , indi si stanili nella ca-- 
pitale del r^no, dov'ebbe occasioni 
di lavoro per chiese e per primate 
23 



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m PO 

quadrerie. Ebbe facilità somma d'in* 
"veDuoDe, e le sue coroposìsìoni sono 
bea ordioate e copiose; ma fu scor- 
retto disegnatore, ed il suo colorire 
manca dÌTarielàe di vaghezza. Moti 
nel 1662* 

POPPI (da;) Y.Moratt<iUiii Fran** 
Cesco. 

POR ( DAinEUUO DE ). comune* 
OMOle chiamato Daniello da Parma, 
aiutando in certi iavori di non molta 
importanza il Correggio ed il Par- 
«ligtaafno, che, conoscendolo uomo 
eemnlice e leale , non avevano se* 
greti per lui ; morti costoro , pru- 
vossi a di)pingere da sé alcune cose 
H fresco; le quali piacquero, se non 
per altro , perche ricordavano la 
maniera di que'sommi maestri, epe* 
«iakuente nei colorito. Chiamato a 
Roma per alcune commissioni di 
Bon molta ieoportanza, prese per 
euo garzoncello Taddeo Zuccarì , 
che abbandonato da un suo zio in 
età di 14 anor, e non avendo di 
che vivere accompagnò Daniello 
nel regno di Napoli , ove lo aiutò 
ael dipingere certi fi^eschi a Vito 
presso Sera. 

POBBUS ( Pietro ) nato a Guoda 
in Olanda circa il 1510, si rese ce- 
lebre colla pianta e prospetto dei 
contorni .di Bruges dipinti a guazzo 
in vasta tela. Fece pure diversi 
quadri all'olio, il migliore de'quali 
^vlen creduto quello di 8. Uberto, 
che conservasi nella principale chiesa 
della sue patria* Ebbe Ancora nome 
dì buon mt rattrista , onde fu chia* 
mato in Anversa a ritrarre il duca 
.d' AleucoB , che fece in modo de- 
gno della sua fama e dell' illastre 
soggetto. Mori in patria nel 1583. 
^Fu «uo figlio ed «ÌÌMevo 

— — ( FRAjiCEiCo)nato in Bru- 
ges del 1540. ebbe da lui i primi 
dementi della pittura. Vedendolo 
però allargarsi assai dalla sua ma- 
uiera , e disegnare con istraordioa- 
Sì9 franchezza e correzione piii che 
nau comportava l'età sua ^ racco- 
manda vaio air amico Frane-Flore, 



PO 

il'auale poiché Io ebbe alcuni gìoroi 
nella sua scoola, disse al padre: Co* 
stai sarà in breve vostro t mio mas- 
stro* Uscito dalla scuola di Flore, 
cemindò dal far ritratti, ma in ap- 
presso compose quadri d^* altare e 
da cavalletto assai belK. I princi- 
pali sono il Battesimo dì Cristo 
fatto per il prestdeote Vigili us , fl 
Martirio di S. Giorgio per una con- 
fraternita di Dunqueroue ed un Pa- 
radiso terrestre. Mori iti Anversa 
nella fresca et& di 40 anni, lasdaDde 
un figliuolo, chiamato 

-i— ( Frakcesoo n. Giovane ), 
che contando diciassett'anni, si cre- 
dette bastantemente iniziato nell'arte 
per non aver bisogno d'altro mae- 
stro. Perduto il padre, e ben toste 
abbandonato dalla madre, passala 
a secónde nozze , recossi a Parigi, 
dov'ebbe importanti commissioni 
che lo fecero vantaggiosamente co* 
noscere. Fra le più riputate opere 
eontansi due ritratti di BnrìcolV ed 
UDO bellissimo della regina Maria 
da' Medici. Dopo questi gli furono 
dalla Città di Pangi ordinali dee 
quadri .storici di Lodovico ^III in 
età minore e maggiore. Nel prima 
lo rappresentò ancora fanciullo se- 
duto in trono , innanzi al «oale ai 
prastrano il Prevosto de' Mercanti 
£ tutti gliScabioi ritratti dal vero. 
Mei secondo in atto di ricevere le 
principali autoriilif del regno. A Pa« 
rigi , a Saint Leu , a Toumai té 
altrove vedoosi belle opere di Fran- 
cesco Porbus il giovane, che morì 
in Pariei nel 1622. E di itti e di 
suo padre conservansi diversi pre- 
gevoli «fuadri nella rtàìe galleria 
di Parigi. )n quella di Firenze esi«* 
sta il ritratto di Francesco il pmdrt 
fiitta da lui medesimo. 

P«)RCELLO ( GiovAim ), veto 
in Messina nel 1682, fu allieva in 
Napoli del Solimene. Di ritorna in 
patria vedendovi T arte in estremo 
deperimento ridotta , aprì un' acca- 
demia di pittura nella propria casa, 
provvedendola di anlishe moderne 



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PO 
4UtiM e bassi rilievi, di dimoi di 
grandi nueatri e di aiconi Duoni 
qaadrì, code richiamare i profee* 
MMTi ed i giovani allievi a miglior ma* 
oiera di dipingere. Fu e^h fedele / 
• forse troppo fedele imitatore dei 
maestro* «i il gusto del celebre 
dtpintora napoletano si rese in Mes- 
sina universale. Mori Giovanni in 
patria nel 1734» -e la sua memoria 
ni onorata lunpmente dalla grati- 
tudine de' SUOI concittadini. 

PORDENOI4E Y. Licinio, 

PORFIBIO ( Beinabdino ), ce- 
lebre mnsaicista di Firenxa. fece 
«oì disegni di Giorgio Yasarj un 
tavolino di pietre fine per Franca- 
«eo I re di Francia, comnusso tutto 
meli' aiabasira orientale , ^he iu' 
petti granteU è di diaspri ed illtro^ 
pie » comioie , tapis ed agate , con 
altre pktrt e ^jt di pretto » che 
vei^iomo vemtimila scudi. Il Vasari 
ne parla nel 1568 come di persona 
«neon vivente. . 

POBIDEO ( Gbegouo ), creduto 
allievo di Tìmoo, fu cosi debole 
dipintore, che qualora non si fosse 
trovaro in Veoezia il quadretto rap* 
presentante Maria Vergine colla leg- 
genda: Gregorius Porìdcusx non sa* 
vebbe pure ricordato. 

POfflNO fu uno degli architetti 
impiegati da Pigastrilo nella fab- 
brica del tempio di Giove Olimpico 
in Atene, in compagnia di Anli- 
state , Col lesero , ed Antimachidi. 

PORPORA (Paolo ), fu in gio- 
Tentù pittore di battaglie, poscia di 
qtiadrapcdi , pesci , conchiglie ec , 
die eeppe fare somigliantissimi. 
Volle pure provarsi a dipingere 

S ladri di genere , ma ri usa meno 
icetneote che non negli altri. Del 
, 1656 trovasi registralo nel catalogo 
' degli accademici di S. Luca; e mori 
circa il 1680. 

PORPORATI ( N ), nato in To- 
rìno nel 1740, poiché ebbe appreso 
a dipingere ed intagliare, recossi a 
Parigi onde perfezionarsi nel r in- 
taglio sotto il celebre Beauvaert. 



PO 179 

Tali furono i progressi di lui, che nel 
1773 fu ricevuto membro dell* Ac- 
cademia, dietro la stampa della Su- 
sanna nel bagno presentato per sag- 
|po dell'arte. Dietro questa pubblicò 
in Parigi altre belle stampe; indi 
ripatriò, e fu dal suo Sovrano ono- 
rato di gratuita pensione. Dietro 
<;[uesto edaltrì incoraggiamenti con* 
tinoò ad acquistar nome con pre* 
gevolissime stampe, tra le quali ri* 
corderò le seguenti: 

Susanna al Bagno , da San terre. 

Agar rimandaU, dal piccolo vaa 
Dyck. 

Il Dovere naturale delle Madrid 
dal Cignani. 

Tancredi che combatte con Ciò* 
rioda » da Vanloo. 

Erminia che cerca ricovero priesso 
un Pastore , dallo stesso. 

La morte di Abele , da Vender 
Vcrff. 

Paris ed Oenone^ dal medesimo « 
ec* 

PORRATA ( Giacomo ) , scul* 
tore che operava in sul declinare 
del secolo decimoterzo, sarebbe to- 
talmente dimenticato senza^' iscri- 
sioóe tutt' ora esistente suli' archi- 
trave del principale ingresso della 
cattedifale di Como: MCCLXxmi 5^- 
gister Jacobus Porrata de Cumisjc 
cit hane portam. Né solamente fece 
i bassi rilievi dell' architrave , ma 
ancora i profeti laterali alla detta 
porta. Alcuni lavori di scultura da' 
tempi del Porrata vedonsi in Cre- 
mona» che ricordano perfettamente ' 
lo stile di quelli eseguiti in Como* 
Ciò bastò perchè gli scrittori cre- 
monesi abbiano preteso che questo 
scultore appartenga alla loro città e 
non a Como; quasicchè uno scul- 
tore comasco non possa essere stato 
chiamato a. lavorare in Cremona. 
Ma eelì provvide alla gloria del 
proprio paese, dichiaraffdosi Me Cu* 
nùs : e quale autorità troveremo , 
dopo cinque secoli che possa pre- 
porsi alla sua ? 

PORRETANO ( Pier Maria ). 



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180 -PO 

UDO de' meno cèltbri allievi della 
scuola caraccesca, lasciò in Bologna 
sua patria alcune lodevoli tavole che 
ricordano lo stile de'roaestri, e ba« 
stano ad assicurare all' allievo un 
distinto grado tra gli artisti di se- 
cond' ordine. 

PORRO ( GlBOLAVO ), nato in 
Padova circa il 1520 , si stabilì in 
Venezia , dov' ebbe nome di var- 
iente intagliatore ali' acqua forte , 
a bulino ed in legno. Nel 1548 in- 
tagliava le stampe che fregiano Te- 
disione del Furioso dell' Ariosto , 
stampalo in Venezia in aueli'anno; 
indi incise un cenlinajo di belle vi<* 

g nette per le imprese degli Uomini 
lustri di Cornilo Camilii. Celebre 
è il suo Cristo rappresentante tutta 
la Passione , di cui conservasene 
un esemplare in Parma. Per ultimò 
pubblicò le stampe dei libro delle 
Pompe funebri di qualunque popolo, 
dì Tommaso Porcacchi stampato in 
Venezia nei 1591, Tutte le sue 
stampe sono in legno , e tutte ben 
condotte.xEra quest'uomo brutto e 
contra&tto; ma i suoi fisici difetti 
erano largamente compensati dalle 
sue virtii. Industre meccanico, fu il 
primo ad immaginare una macehioa 
a^oisa di carro, a mezzo dei quale 
egli aveva fatto il progetto di far 
viaggiare per i' aria una trentina 
di persone. Leggasi su di ciò la cu* 
riosa prefazione all'opera: Funerali 
degli AnUchu 

— ( Ma80 ) di Cortona fu 
uno tra i buoni pittori sul vetro, 
che fiorirono circa il 1550. 

PORTA ( GlACOPIWO DELLA ), fu 
uno ed' valenti architetti milanesi, 
che^ governando quella chiesa l'ar- 
civescovo Federico ^Borromeo, pre- 
sentò io concorrenza di molti altri 
un nuovo progetto per la facciata 
del Dnomo. 

— • ( Giuseppe ) , detto dal 
nome del maestro il Salviatì, nacque 
in Castelnuovo di Gafagnana circa 
il 1520 , e fu in Roma scolaro di 
Cecchino Salviati. Chiamato questi 



PO 

a Venezia dal patnarca Grimani 
per dipingere il suo palazzo , 9eoo 
condusse il Porla, il quale vendutosi 
caro a Tiziano , fu dal pitlór Ca« 
dorino scelto con Paolo Callierì e 
con altri valenti artisti per dipin» 
gere la libreria di S. Marco. L' o* 
nore che gli fecero le pittare delia 
galleria e quelle eseguite insieme al 
maestro net palazzo Grimani , gK 
procurarono utilissime incombenze, 
onde più non abbandonò Venezia, 
nelle di cui chiese possono vedersi 
varie belle tavole di stile della scuola 
fioreutina , ma colorite secondo il 
gusto della veneta. La pia celebre 
è una deposizione di Croce fatta per 
Murano , d' invenzione verameofe 
originale , piena di espressione , e 
di grandiosa maniera. Una replica 
di cfuesta veramente sublime com» 
posizione, conserva vasi ndJa galle* 
ria di Modena , di dove passo eoa 
altri capi lavoro di sommi artisti a 
quella ai Dresda. Morì il Porta circa 
il 1570. Intagliò molte stampe in 
legno , e lotte sommamente prege- 
voli per purità di stile per arie di 
volto, ec. 

PORTA (GiovAir Giacomo del* 
LA ), milanese, fu uno degli scul- 
tori che in sul declinare del quin- 
dicesimo secolo lavorarono le statue 
ed ornamenti che arrichiscono la {àc 
ciata della Certosa di Pavia. Aveva 
pure cominciato a lavorare a questa 
Certosa. 

— » ( Guglielmo della )» oi« 
potè di Giovan Giacomo, il miglior 
scultore per avventura che di que' 
tempi aboia avuto Milano, che doo 
può gloriarsi di avere alcuna pub- 
blica opera di cosi valente artista; 
perocché f\i nel 1531 chiamato a 
Genova dallo zio per ajutarlo a scol- 
pire fi ricco sepolcro di S. Gio- 
vanni Battista. Colà Guglielmo con-, 
trasse amicizia con Parino del Va- 
go, imitando il quale, soostossi al- 
quanto dallo stile torse un po'troppo 
minuto de' Lombardi per accostarsi 
al rafTaeitesco. Colà terminò con 



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PO 
somma lode l'opera cominciata dallo 
sto , indi Goodiisse altre opere, che 
gli procacciarooo gran nome in 
quella dttÀ ed in tutta l' Italia, 
Passato a Roma , e viste ]e opere 
di Michelangelo, a formosi ano stile» 
« dice il Cicogoara , che parteci- 
« paodo della grazia di Pierino del 
«* Vaga» e della robustezta del Bo- 
«« oaroiri potè essere considerato fira 
M i primi artisti del secolo in cui 
M visse. «• Avendo fatto in S. Pie» 
tre il deposito di Paolo IH, ottenne 
in premio V ufficio del piombo , 
ehe avendolo arricchito più che non 
bisognava « lo rése meno attivo nel 
lavoro, onde non fece altre opere di 
molta importanza ; tanto piii che 
quel solo monumento bastava ad as- 
sicurargli la gloria di eccellente scul- 
tore. È guest' opera troppo cono- 
teiuta perchè importi di fisime la 
descrmoue o marcarne i principali 
pregi ed alcuni difetti di gii avver- 
titi da altri scrittori. Basterà il sog- 
gingnere che la figura del papa sem- 
plioemeote atteggiata in atto di mae- 
stosa bontà è uno de' più bei getti 
ài brouto , che si vedano di quel 
tempo. Fu alcun tempo a Loreto, e 
ouef Santuario può vantare tra le 
oibille che ornano il circondario di 
quel ricco edifizio alcuni lavori di 
Guglielmo. Mancò all' arte in età 
di circa settant'auni. Appartengono 
alla sua famiglia due altri scultori. 

PORTA ( Tommaso e GiovANifi 
Battista ) i quali uon produssero 
opere che s'accostino ali eccellenza 
di quelle di Goglielmo, ma per al- 
tro soperiorì alla medioerità. 

*— - ( Orazio ), da Monte San 
Savino , trovasi ricordato dal Va* 
•ari tra i pittori viventi nel 1568. 
Lasciò qualche opera in patria ab- 
bastanza lodevole. 

•*— ( F. Bartolommeo della ). 
Yedi Baccio. 

— — » ( Andrea ), nacque io Mi- 
lano nel 1689, apprese a dipingere 
nella scuola di Cesare Fiori , ma 
fu imitatore del Legnanioo. Ebbe 



PO 181^ 

io patria buon nome e fu adoperalo 
assai; ma il suo maggior nome gli 
venne dall' avere ammaestrato nel- 
r arte il figliuolo, 

— f Ferdinando ), che nac** 
que nel 1689, e fa uoo de'buoni. 
pittori , secondo lo perraetteano i 
tempi, della prima meta del diciot- 
tesimo secolo. Egli più che ie opere 
paterne cercò d' imitare quelle del 
Correggio, e con ciò aggiunse qual-. 
che grazia e migliore andamento di 
contorni alle figure « ma non potè 
interamente preservarsi dal domi- 
nante gusto. Fu uomo alquanto biz- 
zarro e faceto. Conservasi una sua 
medaglia in una sala della casa ora 
spettante, a D. Camillo Fumagalli 

Eresse alla Chiesa di S. Giuseppe* 
licest che il Senatore, che ordinò 
il dipinto gli chiedesse di far cosa 
nuova. EgU lo promise, a condi- 
sione di non scuopriria che dopo 
levati i' ponti : e vi si trovò rap- 
presentata la Giustisia, che a cre- 
dere del pittore quel magistrato mai 
non conobbe. Morì iu patria circa 
il 1767. 

PORTELLI ( Carlo ) , nato a 
Loro, villaggio del tenitorio fioren« 
tino circa il 1500» fu scolaro di Ri- 
dolfo dei Ghirlandaio , che imitò a 
molla distanza. Ad ogni modo fu in 
Firenze adoperato assai per pubblici 
e privati lavori. È celebre il suo 
quadro rappresentante il Martirio di 
S. Romolo. 

' PORTES ( Alessandro de ) , 
nato in Sciampagna , uon è noto 
in quale epoca, recossi a Parigi 
di già ammaestrato ne' principi della 
pittura. Fu adoperato nei palazzo 
del Louvre per dipingere ^ animali^ 
fiori e rabeschi di più maniere. Pas- 
sava poscia in Inghilterra, dove la- 
sciò ai verse opere di genere. Noa 
ò conosciuta alcuna particolarità 
della privata sua vita. 

POSADES(FHAMicm:LE), nac- 
que nel regno d'Arragona circa il 
.1711 e poi ch'ebbe appresi gli eie* 
menti della pittura^ fecesi frate do« 



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182 PO 

ntenicaDO nel eoa vento di iSegorbia. 
Dopo alcant mesi» m'aodato al eoa- 
vento di S. Domenico di Valenza 
per farvi il noviziato > dipinse per 
ornamento di quella chiesa aoa Ma* 
donna della Consolazione , che fu 
onera assai lodata. Tornato a Segor* 
bia, fece per la cattedrale di S. Gio- 
"Vanni Nepomnceno i Santi Giuseppe* 
e Biagio, ed avrebbe fatte altre ni« 
gionevoli cose se immatura morte 
non Io rapiva all' arte nel 1553. 

FOSFORO ( Cajo Giulo ), fu 
uno degli architetti di Augusto come 
ne fa testimonianza un iscrizione 
tra le Grnterìane Mxav, 4. 

POSI ( Paolo ), nato in Siena 
nel 1708 e morto nel 1776, acqui* 
sto nome di valoroso architetto per 
molti edifiz) inventati e diretti da 
luì. Ricorderò solunto i seguenti. 
Mausoleo del card. Inigo Garacctoli 
in A versa , simile del card. Impe« 
rialt a S. A^stino in Roma, altro 
per la principessa Chigi alta Ma<« 
donna del Popolo ec Fece il dise* 
eòo della casa e chiesa de' Gesuiti 
in Sìnigaglia . del palazzo dell' ab* 
bate Farsetti gentiluomo veneziano 
nella villa di Sala, e di altri lavori 
per lo stesso Farsetti in Venezia. 
Rimodernò io Roma il palazzo Co- 
lonna, e fece la chiesa nazionale di 
S. Caterina di Siena a strada Gin* 
ìia ec. Fu dichiaralo architetto di 
S. Pietro e cavaliere dello Speron 
a* oro. 

POS1DONIO » stat«ario ed inta- 
gliatore di £feso, scolpì in argento 
con somma nobiltà oggetti anche 
scientifici , ed in particolare noa 
sfera di cui parla Cicerone nel li* 
bro secondo dt Natura Deorum . 
chiamando quest' artista famiiiaris 
hoster. Fioriva dunque in Roma nel- 
r età di Pompeo e di Cicerone, e 
Plinio ne fece onorata menzione nei 
lib, xxxiii cap. 12 delle sue storie 
nel lib. XXXV. cap. 8. 

POSIO , Posile fu un valente 
plastico che vivea io Roma uell'elà 
di Marco Yarroue, il quale Io co« 



PO 
nobbe perdonalmeote e celebrò per 
aver fatte uve e pesci > che difficil- 
mente distinguevansi dai veri. Lo 
ricorda Plinio nel L. XXXY, G. 11. 

POSSENTI ( Benedetto ), bo- 
logoese, fu scolaro di Lodovico Ca« 
racci. Sebbene dipìngesse aicone cose 
di Storia , si applicò quasi esclusi- 
vamente al paesaggio, nel qual ge« 
nere di pittura acquistò fama di va* 
lente artista ; perocché seppe dare 
ai paesi molta verità, ed arricchirli 
di belle e spiritose figure opportu- 
oamente collocate. Non sono infre* 
quenti nelle quadrerie di Bologna 
porti di mare . imbarchi , mercali« 
feste e simili cose di questo autore^ 
di cui ignoriamo l'epoca della morte. 

POST ( Francesco ), figlìuoio 
ed allievo di oscuro pittore sul ve* 
tro, nacque in Amsterdam circa U 
1625 ,r e fa nel 1647 oeodolto alle 
Indio dal principe Maurizio. Appro- 
Ottava del lungo soggiorno fatto io 
quelle contrade per copiare dal vero 
le più belle vedute, le (^ad'i ridusse, 
dopo il ritorno in patria , in «jua* 
dn di non piccole dimensioni; e 
Servirono .ad omero le case di Rj« 
adorp presse Wasseoaer. Mori assai 
ricco e stimato iu Arlero nel 1680. 
Intagliò molti de' suoi quadri, e le 
sue Slampe sono meravigliose per 
felici situazioni, per bella distriba* 
zione di alberi e colline e prati e 
valli , e varietà di cose d'ogni ma* 
niera. 

Ricorderò le seguenti stampe. 

Seguito di Vedute del Brasila* 
incise air acquaforte. 

Veduta del Golfo di Ogni Santi. 

VeduU del Capo Sant'Agosti- 
no, ec. 

POSTUMIO ( Cajo ) , liberto . 
fu impiegalo da Agrippa in diverse 
opere intorno a Napoli e special- 
mente a traforare , insieme al suo 
allievo Lucio Coccejo Aneto, in vi* 
ciuaiiza di quella città la montagna, 
ora chiamata Grotta di Pozzuoio. 
Esiste tuttavia in Pozzuolo un au* 
lieo tempio in marifto biaoco d'or« 



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PO 
dine corìntio che si suppone ar« 
cbi teliate da questi maestri. 

POT ( ENRICO ), oacqae io Haf 
lem circa il 1600 , è fu uno dei 
boemi pitlori di storia di quelle città; 
come ne fa testiraonianza il quadro 
Fappresentante Giuditta ne 11' atto di 
Oloferoe , creduto il suo capo la- 
voro. \j* allettamento di più facile 
guadagno lo persuase in appresso ad 
accettare commissioni per ritratti , 
Del qual genere di pittura nou fu 
superato da molti. Oltre quelli ri- 
pntatìssimi del re e della regina 
d'Iugbitterra, lasciò nella sua patria 
una vasta tela rappresentante il 
Carro trionfale del principe d' O- 
range. Fu osservalo che i ritratti di 
Poi oon hanno solamente il pregio 
delta rassomiglianza , ma sono cop- 
l'Ctta mente disegnati, ed hanno una 
cert'aria di vita, e quella verità che 
ammiriamo soltanto ne' ritratti de** 
sommi maestri. Ignoriamo ogni pri- 
vata circostanza della vita di que- 
sto artista. 

POTEO, celebre statuario, che 
insieme ad Antifito ed a Megéde fece 
ti celebre tesoro de' Cartaginesi, di 
coi parla Pausaoia; nel Lio. vx. 

POTMA ( Giacomo ), nato in 
Woscknm nella Trisia circa il 1610^ 
apprese a dipingere da Wybrant de 
Gneest, non più di mediocre artista» 
ch'egli di lunga mano superò. Ben- 
datosi celebre eoo diverse opere di < 
Blorìa e con molti ritratti, lu cbia- 
malo alla corte di non so quale elet- 
tore dell' impero in qualità o col 
titolo di cameriere. Mori io vici- 
nante diyienoa r anno 1648. 

POTTER ( Pietro ) . nato In 
Cokhnisen circa il 1600, andò nel 
1651 a stabilirsi in Amsterdam, e 
ne ottenne ia cittadinanza. Fu meno 
che mediocre pittore e non avrebbe 
luogo in qnesto dizionario senza il 
merito d* aver generato ed educato 
ne' principi della pittura 

' ( rAOLO ). Nacque questi 
in Enkhuisen nel 1625 . e di sei 
onni pasafikva coi genitori in Am< 



PO 



185 



sterdam. Ignorasi qnale altro mae- 
stro abbia avuto oltre il padre , 
tranne alcani quadri di granai mae- 
stri, che si dice avere più volte co- 
piati ed imitati. Non contava più di 
quindici anni quando pubblicò al- 
cuni piccoli quadri di paesagei con 
animali , che risvegliarono 1' uni- 
versale maraviglia. Pare che qualche 
dissapore domestico lo consigliasse 
ad abbandonare i parenti, perocché 
circa il 1644 trovavasi all'Aja presso 
r architetto Balkenende, che bento- 
sto conoscendone il raro merito ac- 
cordavagli sua figlia in isposa. Il 
sommo credito , di cui godeva il 
Suocero nella qualità di architetto» 
giovò assaìssimo a Paolo per avere 
utilissime commissioni. Ali' eccel- 
lenza dell' arte aggiunse amabili e 
gentili maniere, onde il suo studio 
era frequentato dai più illustri per- 
sonaggi e dallo stesso Maurizio prin- 
cipe di Sassonia che diletlavasi 
assai nel vederlo lavorare. Il qua- 
dro rappresentante la Vacca che pL 
icìa fatto per la contessa di Zobnjr, 
e rifiutato a cagione della ignobilifà 
del soggetto, accrebbe a dismisura 
la celebrità di Potter, che mai noa 
abbandouò somiglianti argomenti. 
Convengo, che la bassezza dell'ar- 
gomento non distrugge il merito 
della perfetta esecuzione; e che Pot- 
ter fu un fedele imitatore della na- 
tura , quale gli si presentava nelle 
campagne olandesi non d'altro ric- 
che che di campi , di pascoli e di 
armenti; ma ognuno mi accorderà 
che dipingendo pascoli , animali e 
pastori , avrebbe potuto 'scegliere 
campestri argomenti tra la natura 
più bella , o se non altro meno 
schifosa. Chiamato ad Amsterdana 
dal Borgomastro , fece per il me- 
desimo molti quadri di varia gran- 
dezza fino al 1554 , in cui mancò 
alla gloria dell'arte i^la fresca età 
di 29 anni. La fama di Po^er sji 
era sparsa in tutta 1' Europa; e là 
Francia e la Germania possedono di- 
vei'se sue opere, contandosene dieci 



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i84 



PO 



nella sola reale galleria di Pàrì^* 
La Vacca che piscia fu lungo tempo 
posseduta dal prìncipe d'Assia* che 
tenera pure altri quadretui rappre- 
sentante argomenti tratti dalle fa* 
▼ole d' Esopo. Dioesi , che la sud- 
delta troppo celebre Vacca cassò 
poi nella scelta quadrerìa dell im- 
peratrice Giuseppina, e che attual- 
mente trovasi presso Tiroperiale corte 
di Pietroburgo. Incise alcune acque- 
forti tra le quali : 

Seguilo di 5 pezzi rappresenti 
cavalli. 

Paesaggio montagnoso ec. 

POULLEAU ( N ) , intagliatore 
alla punta ed a bulino, nasceva in 
Parigi nel 1 749 , e si fece vantag- 
giosamente conoscere tra gì' inta- 
gliatori con alcuno stampe di archi- 
tetture rovinate. 

POUNCEIJ , intagliava in Lon- 
dra nel 1777 due bei paesaggi, da 
Zuccarelli e da Swaneveldt. 

POUNCIJ ( B. I. ), intagliatore 
inglese fioriva circa il 18(X). Ap? 
prese V arte da Yollet , e lo imitò 
da vicino. Sono conosciute alcune 
stampe di paesaggi intagliale insieme 
a Birne. 

POUSSIN ( Niccolò ). nato ad 
Andeli nella Normandia nel 1598, 
apprese in Parigi i principj della 
pittura sotto mediocre maestro. Sem- 
brandogli poi che potrebbe, tenendo 
altra via*, avanzare nell' arte assai 
piii del maestro , prese a studiare 
alcune stampe delle opere di Raf- 
faello e di Giulid Romano, che lo 
misero ben tosto in su la buona 
strada, onde non solamente migliorò 
lo stile ed il disegno, ma può dirsi 
averli interamente cambiali. Questi 
studj lo invogliarono talmente di 
veder in Roma le opere dell' Urbi- 
nate e le antiche fonti da cui aveva 
tratto il bello stile che gli fece tanto 
onore , che. |jpsti da un canto tutti 
i quadri che slava Scendo, recossi 
in età di 26 anni a Roma. Colà co- 
nobbe e studiò il bello nelle statue 
greche, e formò sul Meleagro« o 



PO 

Mercurio che sia, le regole per 
le proporzioni dell' uomo « come 
pure esaminò le colonne , gli anti- 
chi archi, le urne ec, che gli som- 
ministrarono quegli eruditi accessorj 
che ornano i suoi quadri. Prescelse 
per la composizione Tantica pittura 
delle nozze aldobrandine e diversi 
bassi rilievi, valendosi pei' le teorìe 
dei precetti intorno alla pittura di 
Leonardo da Vinci. Trovavansi allora 
in Roma nella Yilla Lodovisi i fa- 
mosi Baccanali di Tiziano, e da que- 
sti apprese , non solamente il mi- 
glior metodo dal colorire tizianesco» 
ma le forme di que' vezzosi bam- 
bini , che tanto onorano il sommo 
pittor cadorino. Pretendono alcuni, 
e non senza ragione , che coli' an- 
dare del tempo sacrificasse il pastofo 
e morbido colorire tizianesco alla 
parte filosofica della pittura , cai 
sentivasi gagliardamente inchinato ; 
onde i piìi uni conoscitori preferi- 
scono per tale rispetto , ai poste- 
riori primi quadri da Niccolo fatti 
in Roma. Sembrava che per conto 
della filosofia si proponesse da prin- 
cipio d'imitare le piii insigni opere 
di Raffaello; ma in progresso tentò 
di superarlo , incrodoceodo nelle 
proprie opere quel patetico che tanto 
piace alle anime sensibili, come nel 
quadro intitolalo: Memoria delta 
morie , nel quale rappresentò gio- 
vani pastori ed una pastorella presso 
un monumento sepolcrale su cai 
leggesi fai Arcade ancoilo. Alla fi- 
losoficaiche è la parte, piii nobile 
della pittura , aggiunse 1' esercizio 
del modellare , e mai non trascurò 
d' intervenire alla accademia del 
Domeoichino e del Sacchi per co- 
piare il nudo ed esercitarsi nella 
scienza anatomica. Rispetto al di- 
pingere i paesi, nella quale arte fu 
sovrano maestro , si andò aromae* 
slrando col copiare dal vero le piii 
scelte vedute de' contomi di Roma 
e colla imitazione di quelli di Ti- 
ziano e de' pili illustri caracoeschi. 
Inchinato f|lle piccole figure , po- 



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PO 

tekìsaìiiie ne dipinse di ^ndena 
natonile , facendole al pia di tre 
piedi « di due ed aDchj a uno e 
meszo. Di maggiore grandezza sono 
quelle d^i quadro dei Contagio in 
casa Colonna. Oltre i sussidi tratti 
dallo studio dell,' antico, il Poussin 
Ta debitore al cavai. Marino del gu- 
sto ispiratogli per la lettura de'poeti, 
«lai quali ricavò le piii belle compo* 
sizioni piene di nobiltà e di gre* 
siose immagini. Sarò tacciato di te- 
merità • ma non perciò voglio dis- 
simulare il mio sentimento , cbe il 
cfesiderio d' ostentare in ogni qua* 
dro il gusto per V antico ed una 
trqppo severa caslieatezza di disegno» 
reco danno al bello ideale del co* 
lorito, assottigliò soverchiamente il 
piegare de' panni, scemò la varietà 
delle teste , e talvolta rese lo stile 
alquanto secco». Nominato suo mal- 
grado pittore di corte , dovette la- 
sciar noma per passare a Parigi. 
Fortunatamente ottenne dopo due 
anAi di tornare alla sua^ prediletta 
Aoma senza oétóese la carica e lo 
stipendio. Colà visse felicemente gli 
ultimi 25 aooi fino al 1665, epoca 
delia sua morte. In sul declinare 
del p. p. secolo gli fu posta una 
Japide ed il busto in marmo nel 
Panteon a cantor alle ceneri di Baf- 
iaello. 11 martirio di S. Erasmo in 
YaticanOi ìm morte di Germanico 
neV palazzo Barberini, il Trionfo di 
Flora in Campidoglio , Gesii che 
accarezza S. Giovanni in presenza 
della madre e di S. Giuseppe, il Di- 
luTÌo universale , il Bapiroento del 
laociuilo Pirro» oltre i sovraccitati» 
Bot30 i suoi più celebri quadri in 
Roma ed in Parigi. 

POUSSIN ( GRUFARE ), V. Du- 
^uet Gaspare. 

POZZI ( Pietro ), nato in Lo- 
ceoa circa il 1700, apprese gli ele- 
menti della pittura in Siviglia sotto 
il Caucino, indi passò a Boma; di 
dove tornato dopo alcuni anni in 
patria , fu dal re nominato primo 
direttore dell'accademia di Siviglia. 
2>is« degli Arch. ecc. T. ili. 



PO 185 

Ma non era Pozfei tale artista da so» 
steneme' degnamente le incombenze, 
onde al suo vivo desiderio di ren- 
dersi utile ai giovani allievi non 
corrispose 1' effetto. Ebbe un figlio 
miglior pittore di lui, il quale avendo 
in gioventù abbandonata la patria 
per fare un viaggio intoruo al moa* 
do , più non rivide 1' Europa. 

— — ( GiovAif Battista ), nato 
in Milano dopo il 1560, recossi gio- 
vinetto a Boma, dove fu scolaro di 
Baffàellino da Begsio , e coma il 
maestro, fu rapito alla pittura in età 
di 28 anni , quando cominciava a 
dare fondate speranze, che sarebbe 
riuscito uno de' più nobili maestri 
del suo tempo. Nella chiesa del Gesù 
in Boma, aveva, poco prima di mo- 
rire> dipiota una gloria di angeli, i 
quali mostravano lo studio che an- 
dava facendo intorno al bello ideale* 

— -» ( GiQVANia Battista ), an- 
cor esso milanese , fioriva circa il 
1700 nel Piemonte, dova condusse 
moltissime opere a fresco , che io 
mostrano buon pratico. La sua più 
lodata pittura era quella fatta in 
S. Cristoforo di Yercellì. 
« — ( Giuseppe ), nato a Borea 
circa il 1 750 , ne' primi anni del 
diciottesimo secolo studiò la pit- 
tura sotto il Masucci e sotto il suo 
maggior fratello 

— — ( Stefano > , che sebbene 
nato molti anni prima di lui » gli 
sopravvisse alcun tempo; supplì colla 
lunga sua vita al poco fatto da Giu- 
seppe morto nel 1766. Si pretende 
che Stefano superasse di lunga mano 
il Masucci suo maestro nella gran- 
diosità del disegno e nella verità del 
colorito. Il più convincente confronto 
può eseguirsi nella chiesa del San- 
tissimo Nome di Maria, dove presso 
"alla S. Anua, una delle più belle 
opere del Masucci , il Pozzi dipìnse 
il transito di S. Giuseppe. Mori que- 
sti nel 1768. 
— ( Mattia ) padovano, vien 

creduto scolaro dello Squarciooe , 

ma non resta vcrun' opera certa » 
' 24 



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186 P^ 

né circoBtensiatii memoria che pos- 
sano dare un 'adequala idea del suo 
inerito. 

POZZI ( Dabio ) veronese, nato 
circa il 1572, lasciò in patria poche 
ma pregevoli opere^ che lo dimo- 
strano degno maestro del suo con- 
cittadino Claudio Ridoìfi , più che 
per cose di pittura , celebre per il 
suo utilissimo libro : le Maraviglie 
delia Piitura ^enesìofui, contenente 
le Vite de'migliorì pittori di aoella 
provincia. Morì Dario nel 1632. 

*-— ( Isabella ) , altro non 
sappiamo di questa valente pittrice 
se nou che nel 1666 dipinse per la 
chiesa di S. Francesco di Torino un 
quadro rappresentaute la Vergine 
circondata oa varj Santi; opera as- 
sai bella, e superiore a quasi tutte 
le opere di pittura fatte di que' 
tempi in Torino. 

— — ( Francesco ), intagliatore 
air acqua forte ed a bulino, nacque 
in Roma circa il 1750, ed operava 
in quella città nel 1 780. In compa- 
gnia di Perini e di Coppa intagliò 
molte statue del museo Pio demen- 
tino, e fra le stampe isolate l'Au- 
,rora di Guido. 

-i-^ ( Padre Andrea ), nac^e 
in Trento nel 1642; apprese i pnn- 
cipj della pittura e deir architet- 
tura in patria sotto mediocri mae- 
stri , indi si fece a studiare da se 
queste arti con tanto impegno , che 
in breve, poiché fu ammesso nella 
società de' Gesuiti , e liberato dsk 
ogni pensiero di famiglia , ebbe 
Dome di valente maestro. Copiando 
le migliori opere delle scuole veneta 
e lombarda imparò a colorire vaga- 
mente; indi, mandato a Roma, ebbe 
modo di migliorare il disegno , se 
non suir antico , eh' egli sgrariata- 
meote trascurò, sui dipinti di Raf- 
faello e di Polidoro. Passava poi a 
€ienova , a 1 orino ed in altre città 
. di quegli slati, lasciando dovunque 
preéevoli opere a fresco, nelle quali 
sembra che si proponesse d*imitare 
lo stile di Rubens, Fra le non molte 



PO 

cose ooodotte all' olio pochitsiae 
ne terminò ; non si sapendo a(^o« 
modare al lento operare di questo 
genere di pitfura. Pure raccontasi 
aver fatti ritratti grandi al .vero in 
poche ore: ma uè queste opere ai* 
r olio , né le fìg^re a fresco gli 
avrebbero procacciato quel distinto 
luogo tra i buoni maestri dell' età 
sua , che ottenne dalle pitture di 
prospettiva e d' ornato, sebbene di- 
fettose per conto dello stile. La volta 
della CDiesa ^i S. Ignazio in Roma 
è un' opera per molti rispetti ma- 
ravigliosa, e tale da meritare le loJi 
di Ciro Ferri e del Maratta. Altri 
lavori dello stesso genere esegoUa 
Arezzo, in Modena, in TorìnS, ia 
Vienna ed altrove, che non sarebbe 
prezzo dell* opera 1' andarle tutte 
enumerando. Non contento di essersi 
fatto conoscere valebte* esecutore , 
volle rendersi utile ai pittoK qua* 
dralurìsti colla sua celebre opera io- 
titolata la Prospettiva, che pubblicò 
in Roma nel 1695 e 1702 in Sue 
volumi in foglia cdh ricco corredo 
di stampe. Versato in tal genere^di 
pittura, non è maraviglia che il 
P. Pozzi siasi fatto strada ad impresa 
d'architettura, tenendo egli per as- 
sioma , che il buon pittore è hooa 
architetto; ma dai suoi disegni d'ar- 
chitetture appare che il creduto as- 
sioma è im paralosismo. Di sua in- 
venzione è Taltare di S. Ignazio nella 
chiesa del Gesh in Roma, m È que- 
M sto, scrive il Milizia, il piii ncco 
w di Roma e forse di tutta V Eu- 
w ropa; n^ è più strano che ricco. ** 
Lo stesso dicasi dell' altare di Sdtn 
Luigi Gonzaga a S. Ignazio. Ma be- 
sta aprire i due grandi suoi volumi 
in cui tratta della Prospettiva dei 
pittori e degli architetti, per essere 
convinti del suo pessimo gusto e 
de' suoi delirj architettonici. Chiu- 
derò quest'articolo col seguente aned- 
doto. Aveva il Pozzi dipinta una cu- 
pola sostenuta da colonne posanti 
sopra mensole , onde gli architetti 
altamente disapprovarono tanta sire- 



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PO 
BCXU.^Uo sdo amico prese calda* 
mente n dìfenderJo con uoa iusipida 
cslia: se gueUe mensoU coderanno 
« rutilerà la cupola , io mi obbligo 
4g rifiuia. Duoqde, uno gli rispose, 
Sion si doyrà oasenrare il veffosimile^ 
quando T apparente solidità non è 
«sseonalt? Anche i latti rappresentati 
saUe scene non sono vere azioni, e 
soD {pertanto richiedono il ibnda« 
mento del verosimile. Mori nel 1709. 

Pt)Z20B0FIELLl ( Giouano ), 
fiori in Milano , sua patria , nella 
prima metà del diciasettesimo se- 
colo. .Le sue opere lo mostrano soo-^ 
laro, ^ B^^ ^^ meno imitatore, del 
Cerano I^om" solamente nelle parti 
IddeviUi, mt eziandio nelle difettose; 
e nelle prime è assai lontano tlal 
distinto merito del maestro. 

POZZOSEBBATO , O POZZO 
( Lodovico), venne dalle Fiatfdre, 
ia^ cui nacque .a domiciliarsi in 
Treviso negli miìini anni del sedi* 
oesimo secola Era costui valente 
pacsbta, ma di una maniera afiàtto 
diversa da qoeiia del suo compa- 
trioMo BrilJ , che di que' tempi la- 
vorava in Venezia. Questi non rap- 
presentava oe'^uoi quadri che og« 
getti vicini, e per lo contrario Lo- 
dovico trion£iva nelle vedute di 
lontainissirai orizzontL Fu per av- 
ventura meno finito del primo, ma 
seppe mostrarsi piii vario, pih ama- 
no , e più dodo assai nei cogliere 
^t sfuggevoli accidenti della luce. 
Omavatio V uno e T altro i loro 
paesi di belle figurine; e Lodovico 
condusse ancora quadri di grandi 
figure; come ne fanno fede alcune 
tavole d'altare eseguite per diverse 
chiese di Treviso, dove presso molte 
lamtfflie conservansi non pochi qua* 
dri da stanza. 

POZZUOLI ( GiovAirin ), nato 
in Carpi dopo il 1650 , fu allievo 
dei Gnffoni , ed ajuto e compagno 
del suo compatriotto D. Giovanni 
Massa nelle stupende opere di sca- 
gtif^ola eseguite in Boma, in patria 
ed altrove. Mori nel 1734 , alcuni 



PB 187 

anni prima del suo illustre collega; 
onde non è nota alcuna opera di 
sua. invenzione. 

PBADO ( Biagio del ), nacque 
in Toledo avanti il 1550, ed è prò- 
Imbile che apprendesse a dipingere 
nella scuola di Francesco éoroon- 
tes. Era ancora giovane quando Fi- 
lippo II lo mandò all' imperatore 
di Marocco , che gli aveVa chiesto 
un pittore per ornare i soni palazzi. 
Oltre le pitture ornamentali, gli fu- 
rono da sua maestà marocchina or* 
dinati i ritratti delie principali sue 
favorite e di alcune principesse del 
sangue » che tutti fece somiglian- 
tissimi; onde fu magnificamente re- 
galato e rimandato in Spagna ric- 
chissimo. Dopo il ritorno ristaurò 
in Toledo il quadro dell' Assunta, 
principale omnmento della sala ca- 
pitolare d'inverno. Nel 1591 dipinse 
in compagnia di Luigi Carbajal al- 
cuni quadri per T aitar maggiore 
dei Minimi di Toledo. Fu assai lo- 
data una sua Sacra Famiglia fatta 
per il monastero della Guadaluppa, 
ed una Deposisione di Croce per uea 
chiesa di Madrid. Fu Biagio dise- 
gnatore castigato , semplice nelle 
composizioni, grandioso nelle forme. 
Dipingeva pure con molta vashetta 
e verità festoni di fiori e di frutta, 
onde avea costume di ornare i qua- 
dri di storia. Mori in principio del 
diciassettesimo secolo, lascianao ricca 
la patria di buoni allievi. 

PBASSIA, statuario Ateniese tro- 
vasi ricordato con lode da Pausania 
nel L. X. 

PRASSITELC , celebre intaglia- 
tore in metalli , di cui parla Cice- 
rone nel lib. I Dt Divinoiione «« Ro- 
te scio ancora bambino fu condotto 
M a Selonio, campagna del contado 
M di Lanuvio, e posto la notte in 
H culla col lume vicino* svegliatasi 
w la nutrice, vide un serpente at- 
M toVcigtiato intorno al dormiente 
u fanciullo. Perchè spaventata, chia- 
M ma va soccorso. Accorso il padre, 
«• interpellò gli aruspici, i quali ri- 



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188 PR 

M sposerò che nulla sarebbevi dì 
M più illiulre di questo fanciullo. 
HsE questo fatto intagliò Prassitele 
H in argento , e cantò in Tersi il 
u nostro Archia ••. Secondo Plinio 
M l'intagliatore Pressitele fioriva nel- 
M r et& di Pompeo. 

PRASSITELE celeberrimo scul- 
tore greco. Vairone lo dice per conto 
dell'arte a veruno inferiore nelle uma- 
ne figure, y i?ea nella centesima quar* 
ta olimpiade. Quintiliano osservò cbe 
Lisippo e Prassitele si accostarono più 
d' oeni altro al vero ; e secondo 
Diodoro di Sicilia , non fu meno 
di Fidia, di Apelle, di Parrasio; pe- 
rocché seppe ne' lavori di marmo 
esprimere eccellentemente gli affetti 
deli' animo. Plinio dice che Prassi- 
tele tra gli statuari in marmo su- 
però sé stesso. H0t naiur. Uh. 
XXX IVt Le sue principali opere 
erano in Alene nel Cepamico. Perdu- 
tamente invaghitosi della cortigiana 
Frine. la rappresentò nella statua 
della Venere di Guido, per vedere 
la quale molfi navigano/ino a Gnido. 
Due Veneri, cosi lo slesso Plinio, 
aveva scolpite Prassitele; le quali 
vendeva insieme. La prima perchè 
ere decentemente vestita, preferirono 
quelli di Coo: l'altra , che poi ebbe 
assai maggiore celebrità , acquista- 
rono i Gnidioti, che per tale statua 
salirono in grande onore. Vitruvio 
annovera Prassitele tra gli scultori 
dal 'Mausoleo, e Timeo ci assicura, 
che l'altare di Diana Efesta fu tutta 
riempita di opere di Prassitele. E 
per non andare ogni cosa circostan- 
ziatamente descrivendo , soggiugne- 
remo aver egli fatti un Dio Pane 
che alza*un otre, ed una Danae, 
alle quali statue si riferisce V an- 
tico epigramma delHA otologia L.IV, 
e, 4, cosi tradotto da Grozio: 

PraxUeles tibi dai Danaen , lum 
Ugmina Nymphit. 

^ygàina , tum Panem qutpttra 
Peniheiiae, Scolpi un guerriero a 
cavallo per un sepolcro posto in vi- 
(tioanza d'Atene» dodia immagini 



PR 
degli Dei , un Satiro*in piedi i«« 
naozi a Bacco in marmo pano,^i«w 
tona. Mercurio che porla fiacco «a* 
Cora feociullo , un Dio Bacco per 

J;li Elei, pei cittadini di Maotiuea 
e statue ai Latona e de'^suoi figlia 
e Giunone sedente in Trono. Scolpi 
per i Tebani alcune delle fatiche d'Er- 
cole, per quelli di Delfo una Frine 
dorata, per Anticira una Diasa ec.» 

PRàTA ( Banuzio ), cfeduto co* 
inuneniente milanese, operaviT nei 
1635 in Pavia, dove vedevaosi an- 
cora nel p. p. secolo alcune sue 
ragiouevoli pitture. ^ 

^>— ( Francesco >« d| Caravag- 
gio non è conosciuto Mrn^^ vllenli 
pittori che per una toniti 4iippfe- 
sen tante lo Sposalizio della Vergi oe, 
che conservasi nella chiesa di Sa a 
Franoesco di Brescia colla leggenda: 
FrtinciuA de Prato Garavajensis opus 
1547. Fuori di cip non si hanno di 
questo valente pitTo're dei buon *se* 
colo che incerte memorie, siccome, 
poco più poco meno , può dirsi di 
quasi tutti i pittori milanesi ohe ope- 
rarono soltanto in patria. 

PBATO ( Francesco del ), fio- 
rentino, eccellente hivoratofe di tar- 
sie in metallo , era ormai giunto a 
matura virilità, quando, per appren- 
dere a dipingere , fecesi scolaro di 
Cecchino Salviati suo compatriotto 
ed amico. E perchè aveva di già 
buon fondamento di disegno , potè 
iu breve tempo lodevolmente dipìn- 
gere quadri da stanza , e tali che 
Vasari , nelle lodi e nel biasimo 
sempre estremo ,. dice bellissimi. 
Mori nel 1562. 

— * ( Pietro ) architetto cre- 
monese, fioriva nel 1534, nei quale 
anno ridusse dallo stile gotico al 
moderno la chiesa di S. Angelo , e 
fu riedificato sui disegni di lui l'ati. 
nesso convento de'M inori Osservanti 
in Cremona. Ancora la chiesa di 
S. Luca della stessa città fu per 
cura dell' architetto Prato abbellita 
in modo da non serbare rimeiu- 
branza dèli* antico stile. 



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PR 
PBEISSLER ( Daniello ), oato 
n Praga» capUale della Boemia, nel 
i627 , poi eh' ebbe appresi 4 prin- 
cip] d^la pittura in patria, andò | 
«lofiiidiìarsi io Norìmberga , dove 
laYorò rooito per chiese e per pri- 
vati fino al 16^5 , epoca della sua 
ìfnnMlura morte. 

PR£ISLER ( GiOYAiTNi Giusti- 
no ) , pittóre ed intagliatore airac* 
gnaforte , nacque in Norimberga 
nei 1698^ Suo padre , pittore e di- 
segnatore in Dresda , poi direttore 
dell' Accademia d'Augusta, io am- 
maestrò negli elementi dell' arte ; 
indi io mandava io Italia, dove sog« 
giorno otto anni. Di ritomo in pa- 
tria . si fece conoscere per quel va- 
lent' noma cli'egli era con un qua- 
dro d' altare rappresentante Cristo 
morto. Dipinse in appresso l'Apo- 
teosi d'Enea per il conte de Wied, 
ed aìtre opere di minore importanza 
che gli aprirono la via ad occupare 
il posto di direttore, rimasto libero 
per la morte del padre. Tale carica 
oon gi' impedi di pubblicare molte 
beile stampe ali' acquaforte , e di 
aver parte nella raccolta de' disegni 
ciei marmi della galleria di Polonia, 
pubblicati io Dresda nei 1753. In- 
tagliò poro una Raccolta di antiche 
statue «li disegni di Bouchardon, ec. 
Mori in Norimberga nel 1771. Oltre 
le ricordate stampe , sono vantag- 
giosamente conosciute le seguenti : 

l Quattro Elementi, da Bouchar- 
don. 

La Quatti^o parti del mondo, da]lo 
«tesso. 

Una parte dei soggetti delia volta 
delia chiesa dei Gesuiti d'Anversa, 
iliptnta da Rubens , in 20 pezzi , 
compresi i ritratti di Rubens e di 
Van Dyclc. 

— ( GioBGio Martino ), fra- 
tello minore del precen dente, nacque 
in Norimberga nel 1700, e fu, come 
il fratello, ammaestrato nel disegno 
dal padre. Ebbe pure in patria un 
maestro d' incisione ; onde venne 
io Italia di già baslaotemeute ver- 



PR 189 

sato nella pittura e oeirintaglio; e 
potè farsi nome con alcuni bellis- 
simi ritratti e qualche quadro sto« 
rico. Si dice che ebbe parte negli 
intagli del Museo Fiorentino; ed è 
cosa certa che intagliò alcune delle 
statue della galleria di Dresda con 
soKTima lode. Mori in patria nella 
fresca età di 54 anni. 

Soggiungo un breve indice 
delle sue stampe» 

Seguito di 21 stampe rappresen- 
tanti le pili beile statue antiche e 
moderne che si vedono in Roma ed 
in Firenze. 

Ritratti di Gio. Domenico Cam- 
piglia e di.. Anna Caterina Scheid- 
iin. ec. 

— ( GioYANtfi Martino ) , 
terzo figlio di Giovanni Daniele, 
nasceva in Norimberga nei 1715 , 
ad apprendeva il disegno e i' inta- 
glio da Giorgio Martino suo fratello. 
La prima stampa eh' egli pubblicò 
rappresentante Daviddeed Abigaille, 
da Guido Reni, diede le più lunsin- 
ghiere speranze di felice, riuscita. 
Recatosi a Parigi nel 1 739 , con- 
trasse domestichezza con Wiile e 
con Schmid, ed in breve fu nomi- 
nato intagliatore del re e professore 
neir accademia di pittura. Intagliò 
molte cose da varj maestri italiani 
e francesi ; ma la stampa cl.f gli 
fece maggior onore fu quella di Fe- 
derico Y a cavallo, tratta dalla sta- 
tua in bronzo di Sully. Dopo un 
lunghissimo soggiorno in Parjgi, ri- 
vide la patria, dove mori nel 1794, 
lasciando ammaestrato nell' arte il 
figlio 

— ( Giovanni Giorgio ). Que- 
sti passò molti anni in Parigi, e si 
perfezionò nell'incisione sotto Gio- 
van Giorgio Willc. Fu ricevuto 
membro dell'accademia parigina per 
la stampa dell' Icaro. Con Giovan 
Giorgio termina la benemerita fa- 
miglia Preisier. Ora daremo un 
breve indice delle migliori stampe 
di Giovauiii Mittiuo. 



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Federico Y re di DaDÌmarca e di 
Norvegia. 

Federico Gabriello Pese vi tz. 

Ottone conte di Thott. 

Carlotta Amalia van Plessen fi- 
gura intera in un giardino, 

PREISLER ( Valentino Daniel- 
lo)* aio di Gio. Giorgio ed ultimo 
de* fi^li di Giovanni Daniello , era 
nato iQ Norimberga nel 1717. Era 
stato dal padre destinato alle lettere; 
ma r esempio fraterno, o piuttosto 
la forza della sua inclinazione , lo 
rapirono agli stod} letterarj per darlo 
al disegno ed all' intaglio alla ma- 
niera nera. Le prime sue stampe 
pubblicale sotto il nome di Walch 
rappresentano molti dei Borsoma* 
stri di Zurigo » tratti dai disegni 
di J. C. Fuesslin. Pubblicò poi 
diverse stampe tratte dai quadri 
del gabinetto del re di Danimarca, 
e le seguenti: 

Ritratto del maggior fratello Gio. 

Giustino. 

Cristiano WollT. 

Gotifredo Tommasio. 

Daniele di Seperville di Rotter- 
dam. 

Busto di vecchio con testa calva. 

Barbara Eleoa sua sorella, ec. 

PRENNER ( Antonio Giuseppe ), 
nacque a Vienna nel 1698 » e fu 
uno de' buoni intagliatori a punta 
ed B bulino di quella città, che mai 
non abbandonò. Dopo la morte di 
Manuel Prenner , che merita pure 
di essere per la sua virtù registrato 
ÌD questo articolo , risolse d' inci- 
dere di nuovo tutta la galleria im- 
periale; per la quale impresa si as- 
sociò Andrea Altamoute. Francesco 
Staropart, Giovanni Adamo Scbmut- 
zer e qualcun altro. Queste stampe 
si distribuivano di. mano in mano che 
uscivano, qualunque fosse la classe 
cui appartenevano; ma in appresso 
furono ordinate e riunite in volumi, 
il primo dei quali fu pubblicato in 
Vienna nel 1728 ed il quarto ed 
ultimo nel 1753 , sotto il titolo di 
Thtalrum Aris picloriat («ic ), quo 



PR 
tahulat depictae, tfuat ni Caesarea 
Vindohontnn Pinacoteca sttvantur 
Itviori badatura exibtniar ab AnUn 
nio Joseph de Prender, l quattro vo- 
lumi contengono 160 stampe non» 
prive di merito; e quelle, eseguite 
da Prenner a granitjO, non mancano 
di correzione e di una cotal grazia, 
che molto le hiccomandaoo. L'anno 
1 735 Prenner e Stampart pubblica- 
rono un viaggio con trenta stampe 
compresi i due ritratti <legli artisti. 
Lo stesso Anton Giuseppe Prenner 
incise ancora diversi ritratti , tra i 
quali quelli di Giovanni Goltfrìady 
pittore di Carlo Vi , e dei conte 
d'Odt governatore di Vienna. Mori 
in patria dòpo la metà del diciot- 
tesimo secolo, lasciando ammaestrati 
neir arte due figliuoli , cioè 

-«— > ( Gaspare ), che dopo aver 
appreso dal padre il disegno, venne 
in Italia e lungamente dimorò in 
Roma , dove lasciò nella chiesa di 
S. Dorotea un quadro storico. 

— »- ( Giovanni Giuseppe ), che 
dopo aver ajutato il padre neìl' in- 
cisione della galleria di Vienna , 
venne pure in Italia, lavorò intorno 
al Museo Fiorentino , poscia inta- 
gliò in 45 rami tutte lepìtture delhi 
Villa di Gaprarola di Taddeo Zoe- 
cari, rappresentanti i piii memora- 
bili fatti della famiglia Farnese. 

PRESTEL ( Gio. Teofiio )» nac- 

2 uè a Grunnebach , nello stato di 
.emptem V anno 1739, apprese gli 
elementi del disegno e le pratiche 
del dipingere da due pittori frescanti 
del Tirolo , Giacomo e Francesco 
Zeilei% ed in età di vent'aoni passò 
a Venezia, dov' ebbe la fortuna di 
contrarre domestichezza con Giu- 
seppe Wanger e Giuseppe Nogari* 
Quest'ultimo, vedutolo in una chiesa 
mentre copiava un quadro d'altare» 
talmente gli si affezionò, che fecesi 
a dirigerlo nell' arte, ed, a condi- 
zione di domiciliarsi in Venezia, gli 
prometteva in isposa una fanciulla 
educata da lui come fosse sua figlia, 
dichiarandola sua erede. Ma IPre- 



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PR 
s\«l TÌfiu&o COSÌ Tantaggìoso partilo, 
e partì da yeoesia alla volta di 
Roma non senza essere tacciato d'in- 
gratitndioe verso il Mogarì che lo 
aveva colmato di benefìc]. Conobbe 
io Roma Pompeo Battoui ed Ago- 
stino Rosa; e nel 1766 recossi a Fi* 
reoze, indi a Bologna, e di nuovo 
a Venezia , che presto abbandonò 
per passare in Au^sta , e di là in 
f9orìroberga« jlovc stabili di fermarsi. 
Fattosi conoscere valente pittore al- 
l' olio ed a pastello « non tardò ad 
avere scolari nel disegno e nella 
pittura y tra i quali Maria Caterina 
bo^, di cui invaghitosi , la chiese 
ai parenti in isposa , e V ottenne. 
Ma non andò molto, che vinto dal 
soo incostante carattere, abbandonò 
qaesta* buona e valente consorte , 
che pazientemente soffriva le stia* 
vagante del suo carattere e 1' aju- 
tava ne'ìavori dell'arte, per andare 
nella Svizzera. Giunto a Zurìgo , 
si trattenne sei mesi presso il ce- 
iebre Laviiter, che gli fece guada- 
si^re assai nei fare rìtratti. Ma in 
breve sì sìiàncò dt^questo genere di 
piflora, e tornò a Norimberga, dove 
troppo tardi si penti di non aver 
continualo ii| un^ genere di pittura 
in cui riusciva molto bene. 81 diede 
quindi alt' incisione a bulino. La 
soa prima maniera fu quella di dare 
i semplici contorni senza ombre ; 
ia quale non piacendo ai dilettanti , 
adottò «D altro genere. Egualmente 
intraprendente che industrioso, e 
grande disegnatore , si fece ad inta- 
gliare all' acqua forte , e vi riunì 
U maniera d'incidere a lapis. Com- 
binò fotte le differenti maniere 
d' incidere a lapi^. ed all' ultimo 
in quella all' acquerello esegui le 
belle stampe che rendono perfetta- 
mente i disegni finiti, sorpassando 
tutte le altre che in tal genere si ansi 
fatte in Francia o in Inghilterra. 
Erasi finalmente riunito alla virtuosa 
soa moglie , che assaissimo contri- 
bui alla fielice rìuscita di questo ge- 
nere d'intaglio, come 0e fanno prova 



PR 191 

Je quattro stampe rappreseolanti il 
Ponte di Dietrich, il Mattino di H* 
Roos, il Tempio del Sole a Pal« 
mira di Moretti e la Foresta di 
Schiitz. 

Cosi felice riuscita non bastò per 
altro a fissarlo in Norimberga ; ed 
andò a stabilirsi a Fraocfort sul 
Meno , dove visse fiualmente al- 
quanto più quieto e sotto più favo- 
revoli auspicj. Mancò all' arte circa 
il 1815. Oltre le quattrt> prealle- 
ptè stampe sono tenute in pregio 
le seguenti : 

Giovanni Teofilo Prestel seduto a 
dipingere nel suo cavaletlo, dipinto 
da lui medesimo ed inciso all'acqua- 
forte a granito. 

Una Sacra Famiglia, da Alberto 
Duro. 

Quattro vedute del Castello d'Hei- 
berg, incise alla maniera colorata 
dai due sposi. 

La Donna adultera, da Pietro da 
Cortona. 

Paesaggio con una Rocca , da 
Wagraroo. 

Veduta del Reno presso Basilea , 
da Fr. Scbutz. 

Opere intere. 

Disegni dei migliori pittori dita- 
lia , Germania e Paesi Bassi della 
gallerìa di Paolo Breaun a Norim- 
berga , 1780, fogli 48. 

Altra simile collezione della gal- 
leria dì Gerardo Gioachino Schmid! 
in Amburgo, pubblicata nel 1779, 
fogli 30. 

Altra simile da diverse gallerìe, 
contenente un ragguardevole numero 
di stampe iti foglio, terminata nel 
1782. 

PRETI (N)di Castelfranco, ar- 
chitetto che operava'in su| declinare 
del diciass^esimo secolo, ed in prtn« 
cipio del susseguente, ebbe vivente 
grande opinione di valente maestro 
a cagione del depravamento del buon 
gusto, ed ebbe commissioni per im- 
portanti edificj, che altro mento 



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192 PR 

noo ii»DDO che quello di una non 

iacomoda distribuzione ioteru«. 

PRETI ( Gayal, Mattia ), V. 
' Calabrese. 

PREVITALI ( Andmia ) , Ber- 
eamasco , nacque circa il 1 470 , e 
fu UDO de 'buoni discepoli di Giam- 
beltini. Vero è che mal conobbe 
1' arte di dar amina alle figure , e 
che trattò T estremità meno corret- 
tamente del maestro, ma seppe emu- 
larlo nel colorito e per avventura 
superarlo nella prospettiva. SDno 
beile ollremodole sue Madonne, ai 
volti delle quali ?eppe dare la gra- 
zia del Vinci, e la oellezza rafiàel- 
Jesca. Diccsi perciò che Tiziano 

?ualunque volta passava per Ceneda 
e vi passava frequentemente per- 
chè posta in su la via che da Ve- 
nezia conduce al Cadore ) soleva 
riveder con piacere una Nunziata 
dipinta in quella città dal Preti suo 
più provetto condiscepolo. Nelle 
prime opere del piti or bergamasco, 
eseguite circa il 1500, vedati nella 
composizione, nella massa delle fi- 
gure e ne'panneegiamenti conservato 
io gran parte i antico gusto, che 
poi sì andò di mano in mano ren- 
dendo meno sensibile nelle poste- 
riori. 

PREVÒSTO, non ignobile scul- 
tore milanese , che fioriva in sul 
declinare del diciassettesimo secolo, 
lasciò memoria della sua abilità 
come scultore nelle gigantesche sta- 
tue in fórma di termini sulle basi 
dei pilastroni della facciata che so- 
stengono la fabbrica , eh' egli con- 
dusse in compagnia del Lasagna. 

PREVOST ( Nicolò ) apprese a 
disegnare ed a dipingere sotto Clau- 
dio Vignon , ma conoscendosi lon- 
tano dal merito di molti suoi com- 
fatriotti nella pittura , si diede al- 
intaglio in rame, e fisce all'acqua 
forte non poche stampe di piccole 
dimensioni. 

— — altro iutfigliatore francese 
rhe fioriva ciica il 1750, incise 
n:ulte vignette assai gentili e di 



PR 

baoD gusto, e si fece noitae etiàs^ 
dio col frontespizio della £nciclope» 
dia di Cochin,- dì coi seppe perfet- 
tamente imitarne il gusto e la ma* 
niera. 

PREZIEDO (D. Francesco), nac- 
que in Siviglia nel 1715, e fu mao^ 
dato a Ruma nella qualità di direte 
tore dell' accademia spagouola di 
pittura da pbco tempo eretta in 
quella città. Forse le occupasioat 
annesse a tale incombènza ifoo gli 
permettevano dTaccordar lungo tem- 
po air esercizio dell' arte sua ; e 
Roma non possedè di questo valente 
maestro che una Sacrtf Famiglia ai 
Santi Quaranta, condotta con grande 
Studio e non comune diligenza. È 
celebre una sua lunga interessaotts 
lettera intomo ai pittori spagouoJI» 
probabilmente nou conoscine dal 
signor Quilliet; il quale nel Dizio- 
nario, de' pittori spagnuoli non fece 
cenno del dotto «e valeutePreziedo, 
morto in Roma nel 1789. 

PRETO DE LORETTE ( Donna 
Maria ) nacque a Madrid 17§3. 
Raccontasi che appena uscita di fan- 
ciullezza disegnava con molto garbo a 
castigatezza , e che di sedici anni 
presentò all' accademia di S. Fer- 
nando alcuni rari lavpri che le me* 
ritarono il grado di accademica ono- 
raria. Due anni dopo erasi data al- 
l' intaglio io rame, ma quando &• 
ceva concepire le più lusinghiera 
speranze, che la Spagna avrebbe in 
lei una valente intagliatrice, fu ra- 
pita air arte avanti che giugnessa 
ai veot' anni. 

PRIMATICCIO ( Abbate Fran- 
cesco ), nato a Bologna l'anno 1490, 
fu prima scolaro a Innocenzo da 
Imola, poi del Bagnacavallo. l'uno 
e l'altro allievi di Raffaello? Morto 
questo sommo maestro , e venuto 
Giulio Romano a Mantova come pit- 
tore ed architetto di quel Duca; il 
Primaticcio fu uno dei non pochi 
valenti artisti che furono da Giulio 
chiamati ad ajularlo ne' grandi la- 
vori intra presi per le ducal corta. 



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BriL il Prìniattccio di già baon ptU 
tore ed insigne plastico oude non 
tardò ad essere adoperalo oelle' più 
iraportaoti opere dì pittare, di stuc- 
chi e di altr^ maniere d^oroaiseoti 
trovati perfezionati da BafTaello 
per abbelHinento di signorili camere. 
Erano già sei anni passati da che 
il Prinaticcio erasi stabilito in Man- 
tova , quando , chiamato Giulio in 
Francia dal re Francesco Ij mandò 
in svLÈt vece il Primatiocio, siccome 
quello che credeva piix capace d'ogni 
gran còte. Né s' ioganDO« perocché 
condusse laii roaravigliose cose di 
pitture a fresco e di stucchi a Fon- 
tainebleau ed in altri rcgj palazzi , 
che Io stesso Giulio non avrebbe 
potuto forse far più ne meglio : e 
tanti giovani artisti italiani e fran- 
cesi esercitò in qualità d'allievi ed 
aiuti, che a ragione venne risguar* 
dato come capo della scuola francese. 
Pochi artisti ebbero al pari del Pri- 
ntaticcio onorato premio delle loro 
fatiche , perocché ottenne da quello 
splendido monarca ricchi e frequenti 
doni ; ed hìV oitimo , secondo pra- 
ticavasi in allora e dai principi e 
dai papi , gli fu accordata V abba- 
zia di S. Martino, che rendeva au- 
nnalaaente ottomila scudi d'oro. Ol- 
tre le opere eseguite ne' reali palazzi, 
•altre ne fece il Primaticcio per al- 
cuni de'principali signori, per amici 
e per chiese. Alcuni suoi stucchi 
conservansi tuttavia in Mantova nei 
palazzo del T, , e pochi quadri da 
stanza vedevansi in Bologna , il più 
singolare 'de' quali era quello della 
galleria Zambeccari, rappresentante 
un concerto di musica esegui tp da 
tre figure femminili. Morì in Fran- 
cia io età di ottant'anni. compianto 
per le sue virtù pittoriche e morali 
e per le sue gentili maniere da 
quanti ebbero la fortuna di avvici- 
narlo. -• 

PRIMI ( GiovAN Battista ) , 
romano fu dal Tassi condotto a Ge- 
nova come suo ajuto; e perchè erasi 
procarato in quella deviziosa città 

Z>Ì5, degli Arch, tee. T. in. 



PR 195 

molti amicf, vi si trattenne dopo la 
partenza del Tassi , lavorando di 
paesi e di piccoli <|uadri da camera» 
di ritratti e di stona, che oonduceva 
con molta bravura. CoU mori in 
sul declinare del sedicesimo secolo. 

PRINA ( Pier Francesco ), nato 
in Novara ne primi anni dei diciot* 
tesimo secolo; alla metà del secolo 
lavorava in Milano a fresco di pro- 
spettive e di arehitetture , ed era 
nsguardalo come uno de'migliori ar- 
tisti in tal genere per fecondità d*in- 
venzione e per facile esecuzione. 

— - ( GfovAN Francesco ), co- 
niasco , fu scolaro in Bologna del 
Franceschini, onde i suoi dipinti ri- 
cordano la grazia ed il sapore della 
scuola , sebbene lontani dai merito 
di quelli del maestro e de'migliori 
allievi. Si esercitò ancora nella pde- 
sia , ma fu meno felice poelu che 
pittore, onde lasciò poche mediocri 
opere di pittura, e nessuna tollera- 
bile di poesia. 

PRINCE ( Giovanni Battista 
LE ) nacque in Pufi^i nel 1753, do- 
v' ebbe a maestri in pittura Bou- 
cher e Vien. Vedendo che in Pa- 
rigi aveva scarse commissioni di la- 
voro, passò in Russia, ed alcun tempo 
si trattenne in Pietroburgo; indi re- 
cavasi a Mosca, e dopo alcun tem- 
po, avendo guadagnato assai: si fece 
a percorrer diverse provincie di 

3uel vastissimo impero, disegnando 
ovunque dal vero le più pitloresche 
situazioni, le più caratteristiche fi- 
sionomie, ed i più singolari costumi 
di quelle settentrionali popolazioni. 
In tal guisa gli riusci di tbrmare una 
doviziosa raccolta di disegni e di 
studj , che portò a Parigi, dove in 
grazia di sette anui di studj fatti in 
straniero paese, per offrire all' arte 
nuovi oggetti, fu ricevuto membro 
deiraccaderoia di pittura. Egli aveva 
appreso a dipingere con felice riu- 
scita in og^i genere, e disegnava ed 
intagliava con molto spirilo tanto 
alla punta, quanto alla imitazione dei 
diségni air acquerello tà ih^bistro , 
'Ì5 



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194 l^R 

e lattò dalle proprio ooropognioBi e 
specialmente dagk atadj fatti in Ras- 
Ma. OaserrarODo i ContÌDuatorì <lel 
Manuel des AmaUurs esaere egli 
stalo il primo che coodasse la ma» 
niera d iocidere all' acooerello al 
più alto grado di perwaiooe. Le 
stampe di lui intagliate in tal guisa 
luinno una forza ed una precisione 
che i conoscitori non si saziano di 
ammirare. La Baecolta delle sue 
stampe io tal genere contiene più 
di centocinqoanta stampe. Ignorasi 
Tepoea della sua morte. Soggiungo 
un breve indice di alchue parziali 
collezioni. 

Dieci pezzi di diverse figure col 
seguente titolo: Diversi ixcconciamenti 
russi dedicaU alsig, Bouchtr pittore 
del re* 

Otto pezzi rappresentanti i di£&* 
renti gradi dei corpo degli Herlifs, 
antica milizia rossa distrutta da Pie* 
tro il grande. 

Dieci fogli di varj abiti dei paesi 
delia Russia avanti che si divides- 
sero dalia Chiesa ctattolica. 

Due raccolte di grida dei mercanti 
in Pietroburgo ed in altre città, con 
lontananze pittoriche e beliessimi 
paesaggi. 

Due paesaggi dei contorni di Pie- 
troburgo. 

Sci diverse vedute della Livonia. 

Diversi acconciamenti delie donne 
di Mcscovla in sei fogli in dodici. 

PRISTINARO ( Gerolamo ) uno 
de'vaienti scultori milanesi, che nella 
Seconda metà del sedicesimo secolo 
arricchirono internamente ed este- 
riormente di pregevoli statue in mar- 
mo la cattedrale di Milano. 

PROBST ( Gio. Baldassare ) 
iotaglialore di Augusta , incise al- 
cune delie lunette del chiostro della 
Nuziata iu Firenze dipinte dal ca- 
valiere Ventura Salinibeni, da i^fat- 
teo RosselJi, e da Bernardino Poc- 
cetli. 

PF.OCACCINI ( Ercole Seoto- 
RE ), nato in Bologna nel 1520, Ai 
capo di un'illiislre famiglia pitto- 



PR 

rica , la quale avendo j secoodo ti 
Malvasia , abbandonata la patris 
perchè troppo debole a sostenere k 
concorrenza dei Cesi, dei PassaroU 
ti , dei Fontana, dei i^aracoi, andè 
a stabilirsi in Milano. Ma avanti ch« 
ciò accadesse, avea Ercole molto 
operato in Bologna ed in Parma ; 
e quando venne a Milano, o perchè 
non glielo consentisse Tavaoiata e\k 
e la non ben ferma salate , niiran 
pubblicata o privata pittura di molln 
importanza vi es^ul. Pensano alco- 
ni, che ne fosse sconsigliato daltn 
più gracndiosa maniera adottata dai 
np;liuoli Camillo e Giulio Cesare, 
dietro gli studj fatti per i suoi con- 
forti sulle opere del Correggio , di 
Rafl^ello, di Michelangelo. In fiittì, 
sebbene venga a ragione. lodato d« 
Paolo Lomazzò quttìe feUeissimo imi'' 
tatort del colorire del gran Corrtg^ 
gio e della sua vagheeta e <eggta« 
dria, non può negarsi che non tm | 
nel disegno alquanto meschino, e de* | 
bolo nel colorito. Merita ad ogni 
modo grandissima lede per essersi I 
in calamitosi tempi preservato dal 
manierismo , da cui non seppero 
guardarsi alcuni de' suoi principali 
emuli bolognesi; ma prioeipalmeole 
per aver dati all' arte molti buoni 
allievi, tra i quali i tre suoi figli 
Camillo, Giulio Cesare, eCarFAn- 
tonio , che tanto contribuirono al 
decoro della scuola milanese ; la 
quale, dopo la morte de'gnmdi al* 
lievi ed imitatori di Lionardo, aveva 
alquanto perduto del suo primo 
splendore. Morì Ercole in Mimoo , 
dono il i591, quando il maggiore I 
de suoi figliuoli 

^-— ( Camillo ) era da gran 
tempo risguardato nell'adoltrva pe. 
tria e fuori siccome uno de' grandi 
pittori dell' alta Italia. Era costui 
nato in Bologna, circa il 1545 ; e 
poi ch'ebbe appresi gli elementi della 
pittura nella scnola paterna , fre- 
quentò diverse delle pih rinomate 
scuole ; e secondo alcnni , lunga- 
mente si trattenne in Roma. Semhn 



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PR 
ad ogpi modo che atteotamente ab- 
l>ia stadìate le opere dei Parmigia- 
nino* scorgendosi in molti euoi qua- 
dri dìfersi aperti iodiz| di felice 
imiUzioDtt» A troppo lunghe inda-' 
gini ci oondarrebbe 1' aonoverare 
tfoltanlo le lodate opere di grandi 
diBMukmi: ma non dimenticheremo 
il Giudizio dipioto a fresco in 
S* Procolo di Reggio , oè il qua- 
dro di S. Rocco tra gli appesUli , 
cmendo.Hl primo annoverato tra i 
migliori freschi di Lombardia» l'al- 
tro come queir opera che sgoroen- 
taYa lo slesso Lodovico Garicci in* 
oaricato di eseguire un quadro d'ac- 
compagoamento. A competenza di 
Lodovico lavora Gamiilo nel Duomo 
di Piacenza di commissione del duca 
Farnese, ma comunque si mostrasse 
ouel valent'uomo che era veramente, 
dobbiam confessare che mal sostenne 
il confronto del suo grand' emulo. 
Delle infimite opere fatte in Milano 
ed in altri luoghi della provin- 
epa non ricorderò che le vastissime 
teledegli ottani della metropolitana, 
intorno alia quali non venne meno al 
pmragooe con diversi illustri arti- 
Mi; la disputa di S. Ambrogio con 
S* Agostino fatta in S. Marco a com- 
petenza del Geraooche rappresentò 
la cremonia del battesimo dell' ul- 
timo; tre quadri dell'aitar maggiore 
di S. Angelo, e per ultimo 1 ado- 
razione de' Magi della Madonna 
presso Varese , ultimo lavoro di 

nto laborioso artista • chiamato 
. 'asari o lo Zuccari delia Lom» 
tardim, a'^piè del quale quadro non 
perfettamente ultimato leggesi: Hic 
Camilli Procaccini manus incliUu 
tteiderc Mori in età di circa ottan- 
t'anni» e le mortali spoglie ebbero 
ripMOSo ip 5. Angelo, dove non aspet- 
tarono luogo tempo quelle del fra- 
tello 

PROCAGGINI ( Giiruo Gesak£ ), 
nato in Bologna nel 1548; poiché si 
fu alcun tempo esercitato con lode 
nella scultura, continuando la quale 
avrebbe ottenuto un distinto posto 



PR 195 

in qwst' ftrle; percorrendo le prin- 
cipali città d' Italia talmente s' in- 
vaghì della pittore , che per sem- 
pre deposto lo scalpello, non tardò, 
siccome colai che sapea eccellente- 
mente dismare, a farsi nome nella 
nuova professione. Si racconta, che, 
frequentando 1' accademia dei (la* 
racà , si tenne - oEeso da im pon- 

Seote motto di Annibale, e si ven- 
icò colle proprie mani ; onde gli 
convenne abbandonare Bologna. Ri- 
paratosi a Parma, si pose di propo* 
sito a studiare le opere del Correg- 
gio, che non cercò, come alcuni as- 
serirono, d' imitare in ogni parte i 
che anzi ritenuti come fondamento 
dell'arte il castigato disegno della 
paterna scuòla e la grandiosità ca- 
raccesca, tentò soltanto, se ^Vy t\v^ 
scisse, d'innestarvi le grazie, il nboi<^ 
bido colorire e la forza del cbiiH^ 
scuro di quel divino maestro. Tat^ 
volU per altro, e segnaUmente nO' 
quadri di piccole dimensioui» prese 
a coìitrafFare lo stile deirAllegri, e 
cosi felicemente vi riuscì che focero 
inganno a persone dell'arte. Tra Je 
opere pubbliche , le piti rinomate 
per correggesca maniera sono il qua»- 
dro rappresentante Nostra Signora 
col Bamoino ed alcuni Santi , in 
S. Afra di Brescia , e quello ddla 
Nunziata a S. Antonio io Milano , 
nelle quali stupende opere viene ac- 
cusato di avere ecceduti i confini 
del decoro e della santità ddl'argo- 
mento per servire alla grazia. Oltre 
i molti quadri d'altare, condusse al- 
tre copiose storie, tre lo quali bel- 
lissima è quella rappresentante il 
Passaggio del Mar Rosso in S. Vit- 
to r grande di Milano, una vaghissima 
Assunta del suo più grandioso stile 
coi due Santi Fraucesco d'Assisi e 
Carlo Borromeo, ora posseduto dal 
Signor Vincenzo Ferrano, ed altre 
egualmente pregevoli fatte in Ge- 
nova, lu COSI gran numero di sacre 
e profane opere , mostrossi co- 
stantemente castigato disegnatore ; 
vario e copioso oeu'inTenzione, stu- 



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I 

j 



196 PR 

dialo nel aodoene'pAiMieKÌ<mentt, 
vivace oel colorito , e nJa insieme 
di una tal quale grandiosità che ri- 
corda la scuola dei Carracci. Rag* 
£*uDse il padre ed i fratelli a Mi* 
no , Ti apri fìoritissifna scuola , e 
visse splendidamente , stimalo dai 
grandi personaggi^ onorato dagli ar* 
tbti , amato da tutti, fino al 1626, 
ìMk cui terminò la sua jjloriosa car» 
riera in età di 7& anni. 

PROCACCINI ( Carlo AwTOino ) 
il minore de'fratelii di età e di merito, 
vedendosi da loro preoccupato nelle 
opere di storia, si volse a dipingert 
paesi, fiori, fratta ed altre gentilezze, 
che ottennero ii comune aggradi- 
mento , onde non gli mancarono 
Utili commissioni , non solamente 
|>er parte delle doviziose famiglie 
milanesi» ma ancora per ordine di 
sovrane corti , e segnatamente da 
«[nella di Spagna. Ebbe sepoltura in 
•&0 Angelo nella gentilizia tomba 
«della iaroiglùi Procacciqi. Era suo 
figlio 

-«-^ ( Ercole giunion ^ nato a 
Milano nel 1596, il quale, poi 
ch'ebbe appresi gli elementi della 
pittura dal padre, accostossi- allo 
zio Giulio Cesare , che lo mise in 
0tt la via da lui segnata. Ai meriti 
pittorici aggiunse Ercole quelli di 
eccellente suonatore di liuto , di 
gentile e costumato parlatore e di 
crede della gloria domestica, onde 
ottenne fama forse superiore alle 
virtù pittoriche. Non pochi suoi 
quadri scontransi nelle quadrerie di 
Milano, che d»ordinario si attribui- 
scono a Giulio Cesare. La pili lo- 
data delle sue opere pubbliche , ò 
l'Assunta a S. Maria Maggiore di 
Bergamo, nella quale mostrossi de* 
gno allievo dello zio Giulio* Chia- 
mato alla corte di Torino, meritò la 
distinzioDc cKella collana d* oro 
con medaglia, non accordata che ai 
distinti personaggi ; dovunque ot- 
tenne la stima de' grandi e degli 
artisti. In Milano, sua patria, seppe 
rendersi in particolar mpdo bene- 



PR 
merito MI' arte , tenendo aperte a 
proprie spese ed a pubblico bene- 
nsio r accademia del nudo e fiorita 
scuola, provveduta di doviaiosa sup- 
pellettile di antichi e moderni esen- 
Slari, e feconda di valorosi artisti, 
lori in età di ottant'anni nel 1676. 
— — ( Akdrba ) , non apparta* 
Dente alla precedente famiglia, nae- 

Sue in Roma nei 1671« e fu scolaro 
i Carlo Maratta, poi uno de'pittori 
che, per ordine di Clemente Xi di- 
pinsero a S. Giovanni Laterano uno 
de'dodeci profeti. Ad Andrea toccò 
in sorte il profeta Daniello, che con- 
dusse con tanta bravura da meritargli 
l'ouore di regio pittore della corte di 
S|yigna, dove recatosi nel 1720, ese- 
gui diverse opere d' importanza , e 
pagò il comune tributo alla natura 
1' anno 1 734. 

-«—Camillo Giulio ed Andrea 
Procaccini incisero alcune delle pro- 
prie invenzioni , tra le quali una 
Sacra Simiglia io bel paese , una 
Madonna vestita all'egizia ed un al- 
tro riposo in Egitto, 8. Francesco in 
atto di ricevere le stimmate con la 
data del 1592, e la TrasfìgurazioDe 
del Redentore. 

Giulio Cesare intagliò pure alcune 
stampe all' acqua forte, tra le quali 
una R. Vergine col divin Figliudlo. 
• Andrea pubblicò le segueati stam- 
pe all'acqua forte. 

I discepoli in Emaus a tavola, da 
RalTaello. 

L'Ascenxione del Salvatore dal 
medesimo. 

Gruppo di molte figure , tra le 
quali un figliò portante il padre sui 
dorso , dallo stesso. 

La Natività di Bacco , da Cario 
Maratta. 

Diana alla caccia, dal medesimo. 

Clelia e le sue compagne che pas- 
sano il Tevere. 

PRpFONDA VALLE (Valerio). 
nato in Lovanio net 1535 , venne 
giovane a domiciliarsi iu Milano , 
dove si fece vantaggiosamente co^ 
noscere non solamente come pitto* 



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PR 
r« «ol vetro, ma come bnoD pra- 
tico unto a fresco che all' olio ; 
onde ftt da Paolo Lorna z«o rìcor* 
dato tra i buoni artisti suoi con« 
temporanei , senza peraltro averci 
additata verou' opera certa. Mori 
Del 1600. 

PBONCR (Claudio), intagliato- 
re olandese , operava nel p.® p,« 
secolo. Sotso vantaggiosamente co- 
nosciute diverse vedute trattate eoo 
buon 'effetto di prospettiva. 

PRONTI (Cesare), religioso Ago- 
slioiano, chiamato il Padre Cesare 
da Ravenna, nacque a Cattolica nel 
1626 da padre appartenente al hi 
famiglia Baciocchi^ ma gli piacque. 
Don so per quale motivo , intìto» 
larsi dai casato materno. Fu detto 
che trova udosi in eia fanciullesca 
iti Sinigaglia manifestasse una pre- 
potente inclinazione per la pittura 
nel vedere entro una bottega rac- 
colti diversi bei ouadri. Fermatosi 
a contemplarli, più non si ricordò 
dt raggiugnere i genitori che lo an- 
davano cercando per la città ; ed 
all'ultimo riovenotolo, a stento ot- 
tennero di allontanarlo da cosi cari 
oggetti, senza per altro aver potuto 
in verun modo fiirgli rinunziare al 
desiderio di diventar pittore. Do- 
vettero perciò accontentarsi di man- 
darlo a Bologna, dove -frequentò la 
scuoia del Guerci no, finché si fece 
frate. Più lungo tempo che altrove 
dimorò in Ravenna, che arricchì di 
pregevoli opere «Il'olio ed a fresco. 
Molto dipinse ancora in Pesaro, ed 
è sommamente iodato il S. Giovan- 
ni da Viltanuova dipinto nella chie- 
sa del suo ordine con una bellissima 
architettura e di uno stile, che seb- 
bene alquanto senta del guerciue» 
sco, può per molti rispetti risguar- 
darsi come originale. 

PROSPERO da Brescia fioriva 
durante il pontefice to di Gregorio 
XNl, e fu piuttosto valente plasti- 
co che scultore, sebbene egualmente 
abbia molto operalo nell'nn'arte e 
neir altra, specialmente in Rom9 » 



ra 197 

dove quasi continuamente dimorò. 
Incaricato di fare il deposito di papa 
Gregorio , non soddisfece al com- 
mittente, che io fece levare, sosti- 
tuendogliene uno in marmo di Ca- 
millo Rusconi peggiore di quello di 
Prospero; se non che il primo era 
di stucco, l'altro di più nobile ma- 
teria. Infelicissima riuseì pure la 
statua di Mosè che Prospero scol- 
pi per la fontana della piazza di 
Termini, e tale che fece dimenti- 
care le precedenti meno Cattive o- 
pere. 

PROSPETTIVE. V. Agostino 
dalle. 

PROVENZALE (Mabcello), na- 
to-in Cento nel 1575, fu scolaro dt 
Paolo Rossetti, suo coropatriotto, e 
nelle opere di masaico riusci non 
da meno del maestro^ Oltre diverse 
opere pubbliche eseguite ai tempi 
di Paolo V, fece pure di musaico 
il ritratto di queste papa ed alcuni 

auadri da stanza. Sebbene neireti 
el Provenzale non si fossero an- 
cora tentate quelle grandiose opere 
di musaico, che si eseguirono non 
molto dopo in Vaticano, egli ebbe 
la gloria di avere ammaestrato nel- 
1' arte sua il primo che si accinse 
a farne , il Calandra di Vercelli. 
Mori Marcello Provenzale nel 1659. 

— (Stefano) nacque in Cento 
ciixa il 1640, e fu uno degli ulti- 
mi allievi in tempo del Guercino; 
ma ristrettosi ad un solo genere di 
rappresentazioni, a quello delle bat- 
taglie, riosci in queste lodevolmente. 

PROTOGENE, nato in Cauno , 
cittÀ della Caria dipendente da Ro- 
di , fioriva neir Olimpiade 112 e 
fu contemporaneo di Àpelle. .Cre- # 
dettero alcuni che da principio^ 
fosse coloritore di navi-, pcroccnè, 
dicono , dipingendo 1' antiporto di 
Minerva in Atene vi rappresentò 
alcune piccole navi lunghe , onde 
si vedesse da che bassi prìncipj era 
salito a tanta rinomanza. Da prin- 
cipio operava con tanta diligenza, 
che pochi lavori poteva fare, onde 



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198 PR 

disse di lui A pelle, che mai DOa aa« 
peva levar le maoi d^'suoi quadri. 
Tra Je più belle pitture di Proto- 
gene otteoDe la palma il Gialiso di 
Bodj , il quale poi fu dedicato a 
Boma Del tempio della Pace« e da 
tutti ammiiato come un* estremo 
sforzo dcir arte. Si racconta che 
quattro voUe colori questa tavola 
onde assicurarla dalle ingiurie del 
tempo , perchè mancando il colore 
di sopra succedesse il dissotto. £4 
è questa la pittura che fece stupire 
lo stesso Apelle , sebbene non vi 
trovasse grazia eguale alla diligen- 
za ed alla fatica. È comune opinio- 
ne che in questa tavola fosse effi- 
giato un vaghissimo giovane rap- 
presentante 1 eroe Gialiso fondatore, 
di una delle tre città di Rodi^ da 
esso denominata » o pure il genio 
tutelare e l'ideale sembianza della 
medesima. Eravi un cane fatto a 
maraviglia , rispetto al quale rac- 
conta- Plinio il fatto della spugna , 
che gettata per dispetto perchè non 
sapeva esprimere la scniuma che 
imbratta la bocca dell' alUtìcato 
animale , facesse il caso ciò che il 
pittore non aveva saputo fare. Ma 
ciò si racconta d'altro pittore^ e le 
sono cose puerili. È comune opinio- 
ne, che Demetrio espugnatore si aste- 
nesse dairincendiare la città di Rodi, 
per non abbruciare la tavola del 
Gialiso posta dalla banda delle mu- 
ra ove doveva attaccarsi l'incen* 
dio , e perciò perdesse V occasio- 
ne della vittoria. Ma di così fatti 
racconti, chi avesse vaghezza, po- 
trà leggerli distesamente narrati nel- 
ropem di Francesco Giunio dt Pio» 
tura VcUrum nell'indice alla parola 
Protogene e nella vita di questo 
pittore di Carlo Dati. Ebbe pur fil- 
ma la tavola rappresentante un Sa*» 
tiro, come 1' ebbero il suo ritratto 
di Alessandro il Macedone, il Dio 
Pane ec. Chiuderò quest' articolo 
coU'aneddoto di Apelle. Era questi 
sbarcato a Rodi per veder 1' opere 
di così valente pittore, che in quella 



PR 
città dimorava , e gìaoto alla sua 
bottega^ non vi trovò che una vec* 
chia , che stava a guardia di una 
tavola messa su per dipingervi. In« 
terrogato Apelle dalla vecchia dn 
ibsse, onde dire a Protogene chi era 
venuto a cercarlo, Apelle, senz'al- 
tro rispondere, preso un pennello, 
tirò di colore sopra la tavola uaa 
sottilissima linea. Raccontò la vec* 
chia il tutto al padrone , il quale 
considerata la sottigliezza della li- 
nea, conghietturò essere stato Apel- 
le ; indi tirò con diverso colore uà 
altra linea ancor più sottile paral- 
lela alla prima, ordinando alla Tee- 
chia che fosse mostrata al forestiere 
se ancora capitasse. Non sostenne 
qeesii di essere superato, e con uà 
terzo colore divise io due le linee. 
Protogene si affrettò di trovarlo ai 
porto e furono subito amici, sic- 
come quelli che avevano grandis- 
sima slima l'uno dall'altro. Sendo 
Protogene in Rodi assai meno sti- 
mato che no» meritava , Apelle lo 
fece salire in grandissimo credito 
coll'avere comperato un suo quadro 
ad altissimo prezzo. Si dice che 
Protesene gettasse ancora delle fi- 
gure m bronzo , essendo eccellente 
statuario e formatore. Secondo S vi- 
de scrisse due libri della Pittura 
perduti insieme ad altri moltissimi 
libri d'arte de 'greci maestri. 

PROU ( Giacomo ) nacque ia 
Parigi nel 1659 , ed apprese il di^ 
segno e la pittura da Bourdod. Die- 
tro i consigli del maestro risolse di 
darsi interamente al paesaggio, nel 
quel genere potè farsi distmguera 
dai m^iocri pittori. Intagliò all'ac- 
auaibrte alcuni de'suoi quadri, altri 
del maestro e di altri pittori» tra i 
quali : 

Dodici paesaggi di sua composi* 
ztone. 

Sei grftndi paesaggi con aspre 
selve, da Bourdon. 

Una Fuga in Egitto, da Anni- 
bale Caracci, ec. 

PROYIDONI (Fkantgesco) fiori. 



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PR 
va né 16S1« nei anale anno pub- 
l>licò mia stampa all'acquaforte rap- 
preseutanle. un Loth mollato in fao 
eia a sedere in mezzo alle figliuole, 
una delle ^uali gli mesce da un'nr- 
netta d'antica forma del vino entro 
Qoa tazza. In lontananza vedonsi 
ardere le città colpite dalla dfvina 
vendetta. 

PRUCHERT (Niccolò) uomo 
sioeolarìssìmo che 6 ori in Monaco 
nella prima metà del diciassettesimo 
secolo. Pare che costui impiegasse 
i migliori anni della gioventù neU 
l'ammaestrare pappagalli e stomi • 
ed in & re artificj di nuova inven- 
ziooc. finché risvegliatosi finalmente 
nel suo petto l'amore che fanciullo 
concepito aveva per la pittura, pre- 
se a dipingere piccoli quadri all'o- 
lio ed a gomma con tanta bravura', 
che quali cose rarissime furono rac« 
colli e conservaosi tuttavia nella 
reale galleria di Monaco. 

PRUWATO (Sawto), nato a Ve- 
rona nel 1666^ fb scolaro in patria 
de' pittori Andrea Voltolino e di 
Piaggio Falcieri, poscia in Venezia 
ed in Bologna di altri maestri. Col 
sussidio di queste doe scuole si for- 
mò un pih corretto e naturale di- 
segno che non era quello della 
maggior parte de' pittori delP età 
sua e vi aggiunse un vero e pastoso 
colorito. Fu molto adoperato in Ve- 
rona ed altrove ancora in opere 
grandi, ed è dovuto a lui quel nuovo 
vigore che rianimò la scuola vero- 
nese in sul declinare del diciassette- 
simo secolo. Mori nel 171 6, lascian- 
do ammaestrato nell'arte il figliuolo. 

— - (HlCHELAirGELO) che nato 
nel 1690, seguì a qualche distanza 
le paterne pedate; e se non altro 
si tenne alquanto in guardia con- 
tro i' allagamento del manierismo. 
Vedonsi nella cattedrale di Verona 
pitture del padre e del Sdio; ma 
il bello S. Francesco di dales del 
primo è troppo supcriore alle me> 
diocri opere di Michelaogelo che 
mori circa il 1750. 



PU 199 

POCCETTI (Gio. BAtTisTA) 
nato in Roma dopo la metà del di- 
ciassettesimo secolo ^ fu allievo di 
Giuseppe Pàsseri. Lavorò io patria 
assai per luoghi pubblici e privati, 
come può vedersi io casgi Massimi, 
a S. Maria in Monticelli ed altrove. 
Operava ancora nel 1718. 

PUCCI (Gio. Antonio) giovane 
fiorentino di svegliato ingegno, poi 
ch'ebbe appresi in patria i principi 
della pittura e belle lettere, recossi 
a Roma, dove si trattenne pih anni 
studiando gli antichi monumenti , 
che in gran parte esattamente mi- 
surò e copiò. Agli studj pittorici 
aggiugneva quelli della poesia, onde 
dava . grandissime speranze di riu- 
scire uomo di merito distinto : ma 
pare, che partendo da Roma, dopo 
il 1716, per rimpatriare, mancasse 
alla gloria delle belle arti in fresca 
gioventù. 

PUCCINI (Biagio) fioriva in Ro- 
ma sotto il papato dì Clemente XI 
e dì Benedetto XIII> ed aveva fama 
di buon frescante , onde vedonsi 
tuttora in diverse chiese di quella 
capitale varie sue pitture, secon- 
do la condizione de tempi , abba- 
stanza lodevoli. 

PUCHE (N.), scolaro in Madrid 
di D. Antonio Paloncioo , trovasi 
annoverato nel 1716 come valente 
pittore di storia: ed una bella Con- 
cezione portante il nome dell'auto- 
re, che conservasi nella celebre gal- 
leria di D. Niccola de Vargas, oa- 
sla a ciustificare le lodi de' suoi 
biogran. Pare ad ogni modo , che 
in appresso si applicasse più chea 
lutt'altro ai quadri di genere, pe- 
rocché non sono rari in Madrid i 
suoi quadri di fruttii e di fiori, forse 
mancanti di freschezza, ma perfet- 
tamente tratti dal vero. 

PUGA (Antonio) frequentò in 
Madrid la scuola di Velasquez de 
Silva, e ne fu fedele imitatore, ma 
semplice imitatore; onde i suoi qua- 
dri, sebbene agli occhi dei piii ab- 
biano grandissimo merito, risguar- 



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200 PtJ 

daosi dalie persone dell'arte e dai 
dilelUDti di gusto per servili copie 
o imiUizioDi delle opere del mae-. 
Siro. Fioriva alla metà del diciasset- 
tesimo secolo. 

PUGET (Pietro) celcbratissirao 
scultore francese, che fiori neir età 
della regina Maria de'Medici, s'eser- 
citò da principio eziandio neirarchi* 
tetlura e nella pittura, onde fu dai 
suoi compatriptti, troppo facilmen- 
te, assomigliato a Micnelan^elo Bo- 
n^^rrolti. Fu lungo tempo m Italia 
e specialmente in Firenze ed in Ro- 
ma, dove terminò i suoi studj. Egli 
sialiezionò, più che a tutt'altro» allo 
stile di Pietro da Cortona che tante 
seducenti attrattive doveva avere per 
un artista francese e che in quei 
tempi piaceva pure universalmente 
in Italia. Chiamato a Genova, v'eb- 
be importanti e numerose commis- 
sioni. Tra Queste non ricorderò che 
le gigantesciie statue de'sanii Seba- 
stiano ed Alessandro Sauli scolpite 
in marmo per il nobilissimo tem- 
pio della Madonna di Carignano e 
a grandiosa Assunta dell'aitar mag- 
giore nella chiesa dell'Ospitale, chia- 
malo TAlbergo. Di ritorno in pa- 
tria fece la statua del Mi Ione, che 
ebbe straordiuaria celebrità, delle 
lodi estreme e delle estreme ipvetti- 
\e contro il pessimo esempio che 
questa statua offriva agli Scultori*. 
M Quella facilità di pennello, scrive 
«« lo Storico della Scultura, che fu 
M causa di molta decadenza nell'arte 
w della pitturi!, resa poi comuue 
M alle opere in marmo , produsse 
f* in alcuni un'audacia, a torlo ri- 
H sguardata come un merito, lodan- 
M dosi ciò che più giustamente ascri- 
n ver dovevasi a difetto. Ses opera* 
M tions n'ttoUnt souvent dìrigés 
n ou par une mtrguettt , ou petit 
M modéle. Il trouvoit au boni de 
»f soi^ autil les aplombs, les compas, 
>t les eguerres. Questa negligenza di 
>i studio è troppo visibile in tutte 
>» le sue opere; e sebbene alcune 
*y parti delle medesime siano tal- 



l 



PU 
n volta anche espresse con geaio « 
n sovente mancano di relazione tra 
n loro, e sempre peccano * di aian- 
M causa di nobiltà. *• 

PUGLIA (Giuseppe) pittore ro- 
mano, detto per soprannome il Ba- 
stariiog durante il ponteficato di Ur* 
bano. Vili dipinse in Boma molte 
chiese ed altri pubblici edificj a buoa 
fresco , come può vedersi alla Mi« 
nerva, in S. Maria Maggiore ed in 
S. Girolamo degli Schiavooi. Fatta 
astrazione dalla maniera universal- 
mente dominante nell'età sua, non 
sii si può negare la lode di valente 
frescante ; ed avrebbe per avventu- 
ra fatto anche meglio, se non fosse 
mancato ali' arte nei vigore della 
gioventù. 

PUGLIESCHLI (Antonio) nato ia 
Firenze avanti il 1650 , apprese a 
dipingere nella scuola dei Oandinip 
uscendo dalla quale si acconciò ia 
qualità di suo ^nto con Ciro Fer- 
ri , che in allora era risguardato 
come uno de' migliori artisti che 
avesse l'Italia. Ma il Puglieschi noa 
si diparti però mai dallo stile dan- 
d inesco, come lo mostrano diversa 
opere eseguile in patria, dopo aver 
lasciato Ciro Ferri. Sebbene noa si 
sollevasse oltre la mediocrità, gli fa 
dato luogo nella Serie degli uomini 
pia illustri in pittura: tanto può la 
cieca fortuna anche nella distriba- 
zione della fama tra i scienziati a 
gli artisti l 

PUJOS (Andrea) nacque in To- 
losa nel 1730, e fu uno de'più ri- 
nomati ritrattisti che conti la Fr^iD- 
eia nel diciottesimo secolo. Trovan- 
dosi bastantemente ricco per non 
aver bisogno de'guadagni dell'arte* 
concepì il patriottico disegno che 
onora egualmente l'artista, le lettere 
e la Francia, quello cioè di ritrarre 
i più illustri letterali e personaggi 
francesi dell'età sua, e gli riuscì di 
formare una ricca galleria; e la più 
«Celta e chiosa in tal genere che 
posseduto abbia verun privato fran« 
ccse. Lo stesso disegno aveva da* 



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PU 
genio anni prima con diversi metti 
eseguito io Italia il celebre sierico 
Paolo GioTio^ il quale nel suo Sa* 
ero Musco aveva raccolte molle 
centinaia di effigie dei tanti illustri 
]ettera:i, artisti, principi^ guerrieri 
e matrone per virtù o per bellezza' 
insigni, che onoravano r Italia ne- 
gli ultimi anni del quindicesimo se- 
colo e nella prima metà del susse- 
guente. Mori l'illustre pittore Toto- 
sano nel 1788. 

PDLIGO (DoMEmco) , nato nel 
1478 nel territorio fiorentino, aveva 
di già nome di buon coloritore 
quando Andrea del Sarto , che io 
breve doveva essere il- più illustre 
maestro della scuola fioreutina , lo 

I»rese per suo ajuto. Mancava ai Pu- 
igo buon fondamento di disegno , 
nk di ciò prendevasi egli pensiero; 
perocché sapendo di piacere ai più 
eoi colorir dolce, unito e sfumato, 
nascondeva i contorni , onde non 
essere forzato a perder tempo, di- 
ceva eglij intorno a ciò che pochi 
osservano» 'Andrea seppe approfit- 
tare delle buone qualità di questo 
artista iosoilèrente di lungo studio. 
Egli faceva i disegni di sacre fa- 
miglie e di altri santi per quadri 
da stanza, ed il Puligo egregiamen- 
te li coloriva, se non colla debita 
diligenza, con molta bravura; e con 
eiò guadagnavano assai, MoH il Pu- 
ligo di 49 anni. 

PULSONE (ScTPidNE) detto Sci^ 
pione da Gaeta , nacque circa il 
1550, e fu scolaro di Jacopioo del 
Conte; sotto al quale si formò uno 
stile che partecipa del raffaellesco 
e di quello di Andrea del Sarto. 
Pochissime cose dipinse di storia , 
tra le quali sono in Roma il Cro- 
cifisso alla Yallicella e l'Assunta in 
8. Silvestro a Monte Cavallo, che 
per bellezza di disegno, por leggia- 
dre tinte , per finissimo gusto sono 
delle più graziose pitture che pos- 
sano vedersi. 1 ritratti rapirono 
questo valente maestro al più nobil 
genere dell'arte, la storia, Grandis- 
Piz, degli Atch, tcCn T. IH. 



PU • 201 

Simo nome gli acquistarono ouelfi 
di alcuni pontefici e grandi' signo- 
ri, trattati cosi finitamente e con 
tanto brio e verità , che da alcuni 
moderni Tenne poi chiamato il Van 
Dyck della scuola romana. Anzi fu 
osservato, che Scipione prevenne i 
Seybolt rispetto allo sfilare i capelli 
ed al rappresentare entro la pupilla 
degli occhi le finestre ed altri og- 
getti cosi minutamente come si ve- 
dono in natura. Della qual cosa 
ben può darsegli merito per contò 
della diligenza, ma non per eccel- 
lenza pittorica. Un quadro della sua 
Più finita maniera è l'Orazione aU 
Orto che conservasi nella reale gal^ 
leria di Firenze. Giunto ai tretitot^ 
t'anni, annoverato tra i migliori ar» 
tisti dell'età di Sisto V, ricco, fe- 
lice perehè da lutti amato e rispet- 
tato per le sue tirtù di spirito e d( 
cuore ,. mancò repentkiamehte alla 
gloria d'Italia e della pittura. 

PUNDT (Giovanni) pittore ed 
intagliatorp alla punta ed a bulino, 
nacque in Amsterdam nel 1711, ed 
apprese l'intaglio da Tan de Laan.' 
Era giunto ai cinquantacinque anni, 
quando volle diventare pittore. Co- 
nosceva io soperior grado il disegno, 
onde non è meraviglia, se in breve 
ottenne di aver nome tra* i pittori 
del suo tempo. Dipinse alcune volte 
e sfondi , oltre diversi quadri , nei' 
quali si dice avere imitata la ma*- 
niera dì Tervesten. Ignorasi l'epoca 
della sua morte. Fra le sue stampe ^ 
ebbero fama le seguenti: ' 

Ritratto di Giacomo de Roun, 
pittore d'Anversa. 

Le trentasette prime favole di La 
Fontaine, dai disegni di Oudry. 

L' Ascensione del Salvatore , da 
Sebastiano Ricci. 

Ritratto di Anna Koerten Bloch, 
in un medaglione, ec. 

PUPINI (Biagio) diiamalo Ma- 
stro Biagio bolognese o dalle Lame, 
era nato avanti il 1500. Poi ch'ebbe 
appresi i princip della pittura nella 
scuola del Francia/ passò a Rom^ 
2tì 



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202 PU 

quitodo Bafiaelio vi era da poco 
giunto^ e dopo pochi anni fattosi 
Goao9cere a lui • dicesi aver lavo- 
rato insieme al Bagooca vallo nella 
loggia del Valicano. Tornava eoo 

Jfuest'artiico in pattiate stretta con 
ai società di lavori e d' interessi , 
^li fu compafioo in molte opere di 
importan», fincbè« tratto da sover- 
chio annor di guadagno» passava in 
qualità di ajulo presso Girolamo da 
Trevigi, che tosto abbandonava per 
unirsi ad altri maestri , perchè in 
tal modo guadagnava assai piii che 
lavorando da sé e di propria in- 
venzione. Viene però accagionato di 
avere talvolta fatto torto al compa- 
gno colla soverchia prestesza; lo che 
probabilmente non avrebbe fatto 
quando tutta l'opera fosse a suo ca- 
licò. Ebbe la sfortuna d'inimicarsi 
Giorgio Vasari per alcune rivalità 
nell'arte . on^e coloro che accusa- 
rono il biografo fiorentino ài par- 
»alità« Io resero sospetto per conto 
del Pupini suo nemico : perocché» 
dicono essi, sebbene in alcune cose 
possa avere mostrala trascuratezza 
d' esecuzione, non lasciò per altro 
di operare generalmente colla de- 
bita diligenza. U suo stile, che ri- 
corda quello del Francia, vedesi 
ingrandito , di buon rilievo e con 
tutti i caratteri proprj delle opere 
de' grandi maestri. Il Presepio che 
conaervasi nell' Istituto di Bologna 
£i desiderare che il Pupini avesse 
per onor dell' arte fatte più opere 
da sé che non fece. Sappiamo che 
operava in Bologna nel 1530; ma 
ignorasi l'epoca della morte. 

PURCELL (Riccardo) , nacque 
in Inghilterra circa il 1 756, e Boriva 
in Londra nel 1760 o in quel tor- 
no. Intagliò pili cose alla maniera 
nera e specialmente ritratti » tra i 
quali i seguenti : 

Giovanni Manner , marchese di 
Grauby, da Reynolds. 

Lady Fenoulbet, contessa di Ber- 
ehley, dallo stesso. 

Carlo principe di Galles, Gia- 



PY 
corno duca di York, e la pcinciposa 
Maria infanta di Carlo \, da Van 
Dyck. 

PYCKLER ( ÀNTomo ) tirolese 
non ignobile ^disegnatore e pittore, 
ebbe nome tra i buoni artisti che 
onorarono la sua patria nel pros* 
Simo passato secolo; ma piii che 
tult' altro contribuì alla sua rino- 
manza l'essere stato padre e roae* 
stro di suo figlio 

— - (Giovanni), nato a Botzaa 
nel Tirolo l'anno 1766« fu mandato 
in età giovanile a Vienna» per con« 
tinuare i suoi studj di disegno e 
d' intaglio in queli' accademia di 
belle arti. La sua inclinazione lo 
portò ad incidere alla maniera ne* 
ra e pubblicò diverse slampe, tra 
le quali le seguenti; 

Ritratto di Francesco II , ora I^ 
imperatore, 1792. 

Alessandro Leopoldo arciduca 
d'Austria Palatino* , 

Leopoldo II imperatore. 

Principe di Kaunitz. 

Un'altro Giovanni Pydiler bi rese 
celebre in Roma in altro genere d'in* 
taglio, quello iim pietre dure, ^d a 
questo consacrò gran parte de' suoi 
studj, poiché recossi a Roma» dove 
stabilmente si domiciliò. Certa cosa è 
ch'ali fu in quest'arte uno de 'pri- 
mi neir età sua , dovendosi a lui 
come ai Cerbara, agli Amastioi , ai 
Cades^ ai Pizzaglia, ai Merchant^ ec. 
quella singolare eccellenza, che non 
ci consente d'invidiare i tempi dei 
Pirgoteli e dei Dioscoridi ; e che 
mantiensi anche presentemente in 
sublime grado dai loro allievi* Di 
questo Pyckler scrìsse accurata- 
mente una breve vita il celebre 
Gherardo de Rossi, nella quale mo- 
strasi, più che amico, impaniale giù* 
dice. 

PYE (Giovanni) intagliatore alla 
punta ed a bulino , ma priocii>aU 
mente a granito, nacque in Inghil- 
terra circa il 1746. Incise marine e 
paesaggi da diversi autori con molta 
proprielÀ e grazia, Operava aucoia 



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PY 
«ìCgìì nlllmi ftnnt del secolo decimo 
ottavo. Soggiungo un breve indice 
deUe stampo di Jui. 

Due Marine» una rappresentante 
no naufragio, l'altra varj pescatori, 
da Vernet. 

Due paesaggi rappresentanti , il 
primo OD Turbine, Taltro una Cal- 
ma, da Dietrich. 

Una Sacra Famiglia, da Poelem- 
iworg. 

Tobia coir Angelo, da Du«Jardin. 

Persone che passano ì' acqua a 
giudo, da Claudio Lorenese. 

Saffo, mezza fi^ra , in atto 'di 
scrivere, da Angelica Kaufimaon. 

PYGAL o PIGAL (GioVAN Rat- 
nSTA) rinomatissimo scultore fran- 
cese , nacque io principio del di- 
cionesìmo secolo, apprese l'arte in 
Roma, mercè i più ostinati studj e 
tornato io Francia, ebbe in Lione 
diverse commissioni d'importanza, 
tra \e quali il Mercurio, per il quale 
fa ricevuto nell'accademia parigina. 
Dioesi cbe un eccesso di elo^ esaltò 
sovercbiameole Ja fantasia di Pygal, 
bastantemente persuaso del proprio 
merito fio da quando abbandonò 
rjtalia. Mirando di giu^ere ad al- 
tissimo grado nell'arte, si abbandonò 
alle direzioni del proprio bizzarro 
ingegno, e si allontanò dalla bella na- 
tura. Di ciò ne fa fede la statua di 
Voltaire, che avendo ottenuto di farla 
ignuda, esegui, dice lo storico della 
Scoltora. la più infelice opera che 
abbia l'arte ne'presenti ene'passati 
tempi, avendo copiato senza genio 
un modello vivo, il più brutto, il 
più scarnato, il più spiacevole che 
si potesse trovare. Invano i suoi ami- 
ci gli rappresentarono la necessità di 
panneggiare la figura con pieghe di- 
stribntle con dotto artifizio , onde 
celare quella mostruosità, lasciando 
ch« lo sguardo si fermi soltanto su 
oadia testa tante volte coronata 
dalle Muse ; ma fu sordo ai saggi 
coosigli dell'amicizia. Un'altro sene- 
Ictro scolpì Pygal nel 1769 pel mo- 
frameoto del conte d'Harcour Borico 



PY m 

Claudio, maresciallo di Francia. Ri- 
dondante di stranezze è pure il mo« 
aumento del Maresciallo Maurizio 
di Sassonia elaboratamente scolpito 
per il tempio di S. Tommaso di 
Strasburgo nel 1776. Le migliori 
opere di Pygal, tra le quali il Mer- 
curio fatto io Lione, ed una Venere 
che serve di accompagnamento, fu- 
rooo dal re di Francia donate al re 
di Prussia. 

PYLES, o PILES {RuGGEEO de) 
nacque a Clemeci nel 1635, e quan- 
d'ebbe compiuto il corso degli stu- 
dj letterari, improvvisamente li ab- 
bandonò per darsi alla pittura, che 
ben tosto lasciò per educare il fi- 
glio deirillustre presidente Amelot. 
Più versato nelle teorie che nelle 

f pratiche della pittura, pubblicava 
'anno 1667 un Compendio é^ ana* 
tamia per uso de^ pittori e de' écuU 
tori. Dieci anni dopo scriveva le 
Conifcrsazioni suU'inlelligenza delia 
pittura, alle quali tenevan dietro nel 
1681 le Dissertazioni intomo alte 
opere dei pia celebri pittori, nel 1684 
i Primi elementi della pittura pratica 
e la Traduzioi^. del bel poemetto 
sulla pittura di Du Fresnoy con 
note, nel 1705 il Compendio delie 
vite de'pittori e per ultimo nel 1708 
il Corpo di pittura per principj, la 
tutte queste opere con sufficiente 
eleganza scritte e con ordine , si 
manifesta V entusiasmo dell' autore 
per Pietro Paolo Rubens, ctie spin- 
se air eccesso, disapprovato clagli 
stessi pittori fìammiughi, di procla- 
marlo il primo pittore del mondo. 
Le pitture di De Piles riducoosi ad 
a tenni ritratti, tra i quali quelli di 
Despreaux e di madama Dacier. 
Mori iu Parigi nel 1709. 

PYNAKER (Adamo), nato nel 
borgo di Pynaker presso t)el&t nel 
1621, passò giovinetto a Roma, di 
dove ripatriò dopo di avere copiati 
i migliori quadri de grandi maestri. 
Adamo riusciva più che in tult'al- 
tro nel disegnare paesi, cui sapeva 
dare un lontanissimo orizzonte. Co- 



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304 PT 

stornava»! a'sooì tempi Deiri)iaDda 
di cuoprire le pareti delle camere 
con graodisBimi quadri; oode il pit« 
tor^ di cui scriviamo ebbe largo 
campo di rappresentare in easi va- 
stissimi paesi, che sapeva opportu- 
uameote popolare di figure d uomini 
e. di animali. Couservaosi in Olan- 
da molti quadri di questo insigne 
maestro^ e due bellissimi possono 
vedersi nella reale galleria di Pa* 

rigi- 

PYPER (Fbancesco), nacque in 
Inghilterra circa il 1670, ed acqui- 
alò celebrità dipingendo architetture 
e prospettive. Mancò all'arte in Al- 
dcrmanbury Tanno 1740 



. QUADRA (Do» Niccola Anto- 
MO) probabilmeote allievo di Coel« 
Io, di cui ne imitò lo stile, fioriva 
in Madrid negli ultimi anni del di* 
ciassetlesimo secolo, avendo fattone! 
1695 il ritratto di un vescovo car- 
melitano scalzo, che conservasi nel 
convento di quest'ordine in Madrid: 
pregevole lavoro non solamente per 
conto della rassomiglianza in ogni 
parte della persona, ma per bellis- 
simi accessori di architettura dotta- 
mente introdotti. 

QUADRI (GiovAwwi Lodovico), 
nacaue in Bologna circa il 1700 e 
poicn' ebbe appreso il disegno da 
non so quale maestro , studiò la 
prospettiva sotto Francesco Bibbie- 
na. Intagliò i rami che ornano le 
Regole dt cinque ordini del Vigno" 
la, nel 1756, e auelli delia Pro- 
spettiva pratica dello stesso autore 
nel 1744, per le edizioni bolognesi 
di Lelio della VoIf)e. Intagliò pure 
]e tavole gnomoniche perdeliueare 
gli orologi a sole , la facciata del 

È alazzo deiristituto delJe Scienze di 
Bologna, lo spaccato in veduta del 
rortìJe e della specula ee. Operava 
ancora dopo il 1750. 

— — (HroiNA CATSAifTA) nacque 
a Francfort sul Meno circa il 1762 



QU 
da Scbvenecker , ed apprese il di« 
segno e l'intaglio airacquerello da 
Prestel. Non si conoscono di questa 
celebre donna che stampe all'acque- 
rello, tutte trattate con ottimo gusto 
e con grandissimo effetto , Ira le 
quali sono celebri; 
. La Fuga in Egitto, da Berghem. 

I comodi di una casa contadine* 
sca nella Svizzera, da Fran. Schuiz. 

Grande paesaggio con ponte e iì<* 
gure d'uoromi e di l>estiami, da Die- 
trich. 

Veduta di una Città d\01anda , 
ccm torre circondata da alberi, ed 
un ponte in lontananza. 

QUAGLIA (Giuuo),naro in Co- 
mo circa il 1660, andò giovane nel 
Friuli, di già ammaestrato nella pit« 
tura da Gio. Battista Recchi; e pre- 
valse a tutti i pittori friulani del- 
l'età sua. Fu perciò adoperalo as- 
sai, specialmente in pittare a fresco, 
avendo coli 'arte sua abbellite molle 
aignorili case e chiese di Udine. Fra. 
le cose di sacro argomento vengono 
in particolare lodate le Storie della 
Passione eseguile nella cappella del 
Monto di Pietà, nelle quali ammi- 
ransi possesso di peooello, fecondità 
d'idee, e colorir leggiadro , da so* 
stenere con vantaggio il paragoett 
de'migliori comaschi e milanesi che 
fiorivano in sul finire del diciasset- 
tesimo secolo. INon è nota V epoca 
della sua morte. 

QUAGLIATA (Giovanni), nato 
a Messina nel '1605 fu allievo di 
Pietro da Cortona , ed in alcune 
opere suo ajuto. Dicesi che, tornato 
in patria, lavorasse a competenza di 
Antonio Ricci d.^ il Barbaltmga , 
suo concittadino. Tutti ad ogni modo 
convengono , che confrontando le 
pitture fatte in Roma dal Quagliata 
e dal Ricci, quelle dell'ultimo pre^ 
valgono di lunga mano. Ripatriatosi, 
fu alcuni anni tenuto a freno da 
questo suo maggior emtilo ; dopo la 
morte del quale diede liliero slogo 
alla intemperante sua immaginazio- 
ne ÌQ molte opere a fresco» introdu- 



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re&dotì caricate espressioDÌ, aUìtu>- 
diDÌ ardite oltre ogni misura e su- 
perfluità d' orDamenti U'togiii ma- 
niera. Era suo fratello 

QUAGLIATA (Andrea). rhe seb- 
beoe vai non uscisse cJall'isola per 
esercitarsi sotto i più valenti maestri 
che in allora operavano in Italia, 
DOD perciò ottenne in patria noinor 
Dome del fratello. Morirono T uno 
e J* altro circa il 1673. 

QUAIM (Luigi), nato in Bolo- 
gna nel 1643 fu prima scolaro del 
Guercino> poi del Cignaui che lo 
adoperò io roolti lavori d'importan- 
za come suo ajuto. Si dice che fa* 
ceodosi con temporaneamente ajiitare 
dai Franceschioi e dal Quaini, .affi- 
dava al primo Je carnagioni, perchè 
sapeva dar loro morbidezza e rilievo 
e commetteva al secondo certe liete* 
fisonomie e certo compimento di 
partì , per le quali cose aveva il 
Quaini una singolare abililè. In ap- 
presso, diventato parente del Fran- 
ceschioi, strinse società di lavori 
COD lui, Jasciaodo al cognato il pen- 
siero delle invenzioni, ed a sé riser- 
vando il colorile le ligure con mi- 
nor forza di chiaroscuro del mae- 
stro, ma con certa quale seducente 
facilità e vaghezza, che fu tutta sua 
propria. Oltre di che, sapeva aggio- 
goere ai quadri , secondo compor- 
Javano la qualità dell'argomento ed 
il luogo cui erano destinati, paesag- 
gi, prospettive ed ornati d'ogni ma- 
niera , che ne accresceva uo il me- 
rito. In tal modo questo pajo d'a- 
mici dipinsero in società non po- 
che opere d'importanza in Bologna, 
Mantova, Piacenza, Genova e Ro- 
ma ; nella quale ultima cìtià fecero 
per una delie cupole di S. Pietro i 
cartoni, che poi furono eseguili in 
musaico. Diverse opere di propria 
invenzione fece ancora il Quaini per 
private case , ma non è nota altra 
opera pubblica di sua invenzione . 
tranne la tavola di S. Niccolò vi- 
.silalo in carcere da Maria Vergine, 
f«tta per la chiesa titolare di Bo- 



QU 205 

logna. Mori io j^trià uel 1717. Suo 
padre 

••— *- (Francesco), eh' era stato 
uno de'bttooi scolari, del Mitelli, ed 
aveva- insegnalo a Luigi la prospet- 
tiva e la parte ornamentale dell'av- 
chtlettura, era morto assai vecchio 
in Bologna nel 1680. 

«— «- \LuiGi) figliuolo di Andrea» 
nato nel 1627 nella teci-a di Lod« 
gardore spettante di Contado Cre- 
monese, non deve a Itri metti! • con- 
fondersi coi due precedenti artisti 
bolognesi. Il biografo Cremonese 
S. Grasselli , fiHnto all' autorità , 
dell'arciprete di Pieve d'Olmi, lo 
chiama, per i tempi in cui visse, 
discreto pittore, per una Storia a 
fresco, fino al principio del presente 
secolo esistente in Pieve d Olmi , 
rappresentante un miracolo dis. Giu- 
liano , sotto alla quale leggevasi : 
AlfY, Quainus fiL And,fac. 1690. 

QUARENGHl (Caval. Giacomo) 
nacque in Bergamo l'anno 1744. II 
padre pittore, e figlio d'altro piitof e» 
desiderava che all'arte sua si appli- 
casse Giacomo, che fino dalla più 
tenera fanciullezza dava prove non 
dubbie di grande ìngegoo..Nè tardò 
a mostrar inclinazione grandissima 
per le belle arti e per le lettere » 
da coloro , che dirigevano la sua 
educazione, credute a ragione uti- 
lissime a coloro che vogliono pro- 
fessare le arti} onde si consacrò eoa 
tanto entUsiasfno all'amena lettera- 
tura ed alla filosofia, che avanti di 
giugnere ai diciolt'anui eleganti pro- 
se e versi scrìveva, ed era inoltrato 
assai , e forse più che non compor- 
tava Tetà nelle scienze esatte. Pioa 
perciò trascurava ii disegno, da prin- 
cipio studiando presso al padre , 
indi nelle scuole d/;l Booomini e del ' 
Raggi, che avevano in patria noro^ 
di valenti pittori. Ma conoscendo 
che poco approfittar potrebbe nelle 
scuole patrie, parti alla volta di 
Roma, dove la copia di tan^i ciipi* 
lavoro antichi e moderni io sorprese 
in guisa, che seni! lo spirito solle- 



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206 QU 

varsi d grandi coacepìmcDti e ca« 
pace di ogni sforzo per giugnere a'più 
subiimi gradi deirarte. E la fortuna 
parve secondare questo suo gene- 
roso divisamentOp col dargli accesso 
nella scuola di Raffaello Mengs, che 
concepì in breve vantaggiosa opi- 
nione del nuovo alunno. Ma questi 
lo ebbe pochi mesi a maestro; peroc- 
ché» chiamato Mengs alla real corte 
di Spagna^ fu il Quarenghi costretto 
a frequentare altre scuole, ed alcuni 
anni fu presso il suo compatriotto 
Stefano Pozzi. Allora cominciò a 
risvesliarsi in lui gagliarda passione 
per 1 architettura, che preso aveva 
a studiare come accessoria della pit- 
tura, ed in breve a questa sola tutto 
si abbaodò. Vedendo che poco pro- 
fitto ritraeva soUo tre maestri, che 
Tnn dopo T altro per alcuni mesi* 
frequentò, si appigliò al saggio con- 
siglio di autorevoli persone, e più 
non volle avere a maestro che il 
libro deir architettura di Andrea 
I^illadio; ed il dare, egli scriveva, 
M cafcio ai principi S'^ appresi , e 
l'abbruciare quaù tutti i disegni da 
mt fatti, fu un punto solo, Mou tardò 
il, nostro Quarenghi ad aver nome 
tra i più valenti architetti , e Ca- 
terina 11 imperatrice delie Russie io 
chiamava con onorate condizioni 
alla «orte di Pietroburgo. Partiva 
da Roma colla consorte Maria Maz- 
zoleri di Bergamo; e con essa giù- 
gueva alia nuova capitale di quel 
gi'ande impero, dove lo aspettavano 
la stima del popolo, l'amore dei dotti, 
il favore dei monarchi. Non mi per- 
mettono i confini di un breve articolo 
il dare notizia di tutti i disegni di 
palazzi, chiese, ponti , torri , teatri, 
sale ed edìficj d ogni maniera, onde 
il cav. Quarenghi ornò la Russia; e 
mi limiterò ad adittare i più cospicui, 
quali sono il teatro dell'Eremitag- 
gio sulla forma degli antichi, il pa- 
lazzo del principe Bisbarobko. la 
scala dell'imperiale palazzo di Mo- 
sca « il padiglione nel giardino in- 
^ gitfse di Petcrofl, la sala di musica 



Qtr 

a CzarcQselo, la cappella dell'ordìnf 
di Malta, il bagno a Czarcoseload 
imitazione delle antiche Naumachie, 
la banca pubblica e la borsa de'mer- 
canti; la cavallerizza delle guardie 
imperiali ec. A questi ediiicj aggin- 
eneremo quelli eretti sui disegni di 
lui fuori del territorio russo, quali 
sono; la sala mangiare eseguita ia 
Vienna per Maria Beatrice d' Este 
arciduchessa d'Austria, la cavalle- 
rizza reale in Monaco, ec. Di molti 
edifìzj eretti sopra i suoi disegni , 
pubblicò egli stesso la descrizione 
m idioma francese e ne intagliò le 
piante, le alzale e gli spaccati eoa 
una precisione degna d essere imi- 
tata da quanti professano cosi no- 
bil'arte, e molti disegni popolò di 
bellissime figurine. Ebbe il conforto 
di rivedere due volte l' Italia , e 
r ultima volta ebbe il piacere di 
conoscere e di ammirare nel mar^ 
chese Luigi Gagnola un illustre 
professore dell'arte sua. Tornato a 
Pietroburgo da qoest' ultimo viag- 
gio, continuò a godere il favore del* 
l'imperatore Alessandro e ad abbel- 
lire di altri edifizj i suoi vasti do- 
minj fino al 1817, ultimo delia glo- 
riosa sua carriera. Le sue descrizioni 
e disegni delle fabbriche, furono ia 
volgar lingua tradotte e nuovamente 
intagliati in Milano per cura del 
cavai. Giulio suo 6gIio e pubblicati 
presso Paolo Antonio Tosi in un 
volume in foglio Tanno 1821. 

QUEST (PiETKO), compalriottoe 
contemporaneo di Nolpe , nacque 
nel 1602 e fu uno de' non sprege- 
voli intagliatori in legno, e sarebbe 
tenuto eziandio in maggior pregio 
se avesse maneggiata la punta con 
minore precipizio, onde non abbi- 
sognare poi del sussidio del bulino 
che sapeva trattare con molta de- 
strezza. Ma più d'ogni altra cosa fa 
torto alle sue stampe la poca cor- 
rezione del disegno. La maggior 
parte delle sue incisioni rappreseoo 
tano gruppi di contadini, botteghe 
di barjiieri e simili^ e sono quasi 



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QD 

tults ài sua conposizione. Igoorasi 
l'epoca delia sua morte. Sodo cono- 
sciale tra le non molte sue stampe 

1 cÌQ<(ue seotimeDli in 6 fogli 
pubblicati nel 1638. 

Le quattro stagioDi con figure 
grottesche. 

Un segoito io 26 pezzi di Ca» 
pricci con figure di pitocchi, eoo- 
l^dioi, vecchi, ec. 

Altri doe simili seguiti di 12 e 
^ S fogli. 

Seguito di mode sul gusto della 
nobiltà di Gallot eoo belle lonta- 
^aoxe io fog. 12. 

QUEBOORA (CftESPiiiOTAif den) 
Dato l'aoDO 1603; ebbe stabile do« 
micilio airA)a. Disegnatore ed in* 
tagliatore alla punta ed a bulino, 
pubblicò uu ragguardevole numero 
di ritratti, che per la varietà della 
loro esecuzione sono tenuti in molta 
slima. Ebbe pure non piccola parte 
nell'Opera di Thibault, intitolata : 
^cadcnùa dilla Spada, pubblicata 
in Anversa nel 1628. Ignorasi ogni 
altra cirooslaoza della sua vita. Non 
ai conoscono di stampe storiche che 
le cegueoti; 

Natività di Gesii Cristo, da En- 
rico van Balen. 

Ritratti di Federico Enrico, prin- 
cipe d'Orange, conte di Nas8au,1630. 

Leonardo Sodioeo. 1651. 

Ammiraglio M, H. Tromp « da 
Vlicger. 

Guglielmo principe d*Orange, da 
Visciier. 

Giuliana principessa di Hesse, ec. 

QUELLINUS (Erasmo) nato in 
Anversa nel 1607 e morto nel 1678. 
applioossì da principio alle belle let- 
tere ; iodi tratto da invincibile in* 
clioazione,. si volse allo studio della 
pittara nella scuola di Rubens. 
Dopo pochi anni diede non dubbie 
prove dei suo grande insegno con 
diversi quadri grandi e piccoli, ma* 
ravigliosi per bellezza di fondi e per 
vigorosa esecuzione. 11 colorila ci 
addila la scuola coi attinse, ed il 
disegno di gusto iiammingo è di 



QU 207 

lodevole correzione. Anversa pos* 
sede i più rinomati quadri di que- 
sto raro artista. Pubblicò pure molte 
stampe all' acqua forte di propria 
invenzione o tratte da Rubens; e tra 
queste 

11 proprio ritratto. 

Un Paesaggio con danza di ra* 
gazzetti e di satiretti , stampa ora 
rarissima. 

Sansone che uccide il leone, da 
Rubens, ec. 

— (GiovANRi Erasmo) figlino- 
lo del precedente e suo allievo, re- 
cossi dopo la morte del padre io 
Italiane dipinse con lode in Firen- 
ze, Roma, Napoli, Venezia. Di ri- 
torno in Anversa, nel 1710, non so- 
pravvisse che pochi anni, ne'quali 
condusse alcune opere che lo fecero 
riguardare per uno de* più valenti 
artisti, e gli procurarono importanti 
commissioni. Sebbene ritenesse in 
parte la maniera del padre, ch*era 
quella di Rubens , pure condusse 
alcuni quadri che s'avvicinano al fare 
di Paolo Veronese. Le sue più Ci- 
mose opere sono il quadro rappre- 
sentante Gesù Cristo nell* atto che 
viene riconosciuto dai pellegriai di 
Emanus, nella chiesa di S. WaU' 
burgo in Anversa, la Cena dell'ai- 
tar maggiore di Nostra Signora di 
Malines e l'Assunta che già appar- 
tenne alla chiesa dei Gesuiti in 
Bruges. 

— - (Uberto) forse fratello di 
Erasmo, ma certo appartenente alla 
stessa famiglia, nacque in Anversa 
nel 1^08 e venne giovanetto in Ita- 
lia, dove si perfezionò nel disegno 
e neirintaglio, Nel 1655 incideva sui 
disegni di Giovanni Bennokel tutte 
le opere di scultura di suo fratello 
A ri US, che formano un grosso vo- 
lume in foglio. Avanzava i suoi ra- 
mi all'acquaforte e gli terminava a 
bulino con molta forza e con rara 
proprietà. Fra le slampe citerò le 
seguenti: 

Ritrattò di Artos suo fratello sta- 
tuario di Au versa. 



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2o8 QU 

Filippo iV re di Spagna, sedalo 
io irono. 

Il Giudizio di Sftiomonc, ec. 

QUELLINGS ( Artos ) celebre 
scultore fiaminiago, nato alcuui ansi 
prima di Uberto, apprese l'arte sua 
in Roma sotto il celebre Francesco de 
QuesDO^ , Dominalo il Fiammiogo, 
ed era ancora in Borente gioreatù 
quando fu chiamato iu Amsterdam 
per oi'nare colle sue opere il Palasto 
della Città di fresco terminato; ed 
io pochi anni il valente scultore 
eseguì uno de* più nobili modu* 
menti delia scultura del diciassette* 
simo secolo. 

QUEBiClA ( Jacopo dax^là) di 
maestro Piero, nacque nei viiiag- 
gio delia Quercia , nel contado di 
§iena, e fu uno de' grandi scultori 
che u«*prirai anni dei quindicesimo 
secolo contribuirono all'incremento • 
dell'arte. Sappiamo dal Vasari, che 
stracco dalle fatiche e dalcoutinao 
lavorai^, si morì d'anni sessantaquat* 
tro ed ebbe in Siena onorata sepol* 
tura , ma non dice in quale anno 
nacque o morì. Vero è che T edi- 
tore delle vite del Vasari stampate 
in Roma lo dice morto nei 1418 e 
ne fa autore lo stesso Vasari. Ma 
ciò YÌeoe smentito dall' iscrizione 
posta nella lapide della sepoltura di 
Federigo di maestro del Veglia, in 
cui sotto al suo ritratto al naturale 
leggesì : Hos opui fedi Jacopus ma» 
gistri Pttri'de'Senis^Ai2. Veniamo 
alle sue opere^ Di diciannove anni 
fece di legname e cemento la statua 
equestre di Giovanni di Auo Ubai- 
dini capitano de'Senesi in occasione 
delle splendide esequie decretate a 
questo illustre capitano, lu appresso 
fece due tavole in legno di tiglio , 
nelle quali mostrò grande maestria 
Dell' intagliare al vivo ie figure, ie 
barbe ed i capelli. Poscia condusse 
di m'armo ulcuni profeti che vedoo- 
si nella facciata del Duomo. Cac- 
ciato da Siena Orlando Malevoiti , 
suo protettore, recossi Jacopo a Luc- 
ca, dov'ebbe la com nissioue di lÀre 



il sepolcro per la modie dì Paola 
Gttinigi, nella chiesa di S. Martino^ 
la quale fu opera assai lodevole , 
non solamente per l' effigie della 
valorosa gentildonna, ma per alcuni 
putii bellissimi e per altri oroa- 
meiili. 

Venutogli a notizia che a Fio- 
renza volevasi fare di bronzo una 
delle porte di S. Giovanni, reoossi 
a quella città, e non solo diede, se- 
condo richiede vasi , il modello' di 
una storia , ma la diede del tuUo 
bella e fatta» Se non che fu pur 
superato da Donatello, Brunelleschi 
e Gbiberti, al quale ultimo fu al- 
logata. Passava quindi a Boiogoa , 
dove protetto da Giovanni ^nti- 
voglio, gli fu dato a fare in marmo 
la principale porta della chiesa di 
S. Petronio, che tutta oroó di bei* 
lissimi bassi rilievi rappresentanti 
storie dell' Antico Testamento; oU 
tre una Nostra Donna toì putto in 
collo molto bella , i^. Petronio ed 
un altro Santo. Terminato questo 
lavoro, fu chiamato nuovamente a 
Lucca per fare ia S. Friaoo vna 
tavola iu marmo con entro Maria 
Vergine col figliuolo in braccio. 
S. Sebastiano, S. Lu«a, S. Gerola- 
mo e S. Gismondo : la quale ta- 
vola riuscì assai pregevole' per buo- 
na maniera , grazia e disegno. Re- 
cavasi in appresso a Firenze, dove 
d»glt operai di S. Maria del Fiore 
gli fu dato a fafe di marmo il fron- 
tespizio , che è sopra la porta dì 
quella chiesa, la tjuale mette alla 
ISuiiztata, e scolpì la una mandorla 
la Madonna portata al cielo da un 
coro di Angeli, che lo stesso Acri/* 
tort della Storia della Scultura ri- 
sguarda come uno de' più preziosi 
bassi rilievi che ornano qnella cat- 
tedrale. Dopo ciò tornava finalmen- 
te Jacopo a rivedere la patria, e gli 
fu subito allogata pel prezzo di due- 
roiladugento scudi d'oro Una ricca 
fonte iu marmo. Colse con sommo 
piacere questa rara occasione di la- 
sciare di sé in patria onorata mo- 



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QV 
B^orlm^e ùMo un modello» e fiiUi «i« 
bito venire i marmi, vi mise mano^ 
• la terminò con tanta soddisfazione 
de'euoì coociitadini , che non più 
Jacopo dalla Quercia, ma Jacopo 
della Fonte lo chiamarono. Con* 
4u5se io patria altre belle opere che 
gli meritarono da quella Signoria il 
titolo di cavaliere e l'uftcio di ope- 
rajo del Duomo : ai quali onori uoa 
sopravvisse che tre' anni. Ebbe di- 
versi scolari , tra i quali si distio- 
sero Matteo Civitali eccellentissimo 
scultore lucchese e Ni ecolò da Bo- 
logna. 

QUCSNAU (N.) è conosciuto tra 
gì' intagliatori in rame de' Paesi 
Bassi per una deposizione di Geo* 
ce, tratta da Rubens. 

QUESNOY (Francesco di) nac- 
que l'anno 1594 in Bruaselles da Ge- 
rolamo, venuto ad abitare iu questa 
città dalla natalizza terra di Ques- 
noy nel paese de'Yalloni. Apprese 
dal padre eli elementi della scultura 
e comincio a modellare e lavorare 
in Brusselles in avorio ed in mar- 
mo tenero. Avendo colà eseguite 
uutt Giusii%ÌM per il palazzo della 
caoceiJeria, due Angioli per la fac- 
data del Gesù, ed altre due Statue, 
fu dall'arciduca Alberto incaricato 
di eseguire un S. Giovanni, ed iu 
premio gli accordò buona pensione 
mu^'cootinuare gli studj dell'arte in 
HjUa. Era in allora gijiolo ai 2$ an* 
ni, e le prime cose che condusse in 
Roma furono una Venere a sedere 
tutta ignuda grande al naturale, in 
atto di porgere il latte ad Amore. 
Mancatagli la pensione per la morte 
dell'arciduca Albierto, fu costretto a 
riprendere i lavori in avorio, e fece, 
tra r altre cose un Crocifisso alto 
tre palmi, che D. Filippo Colonna 
donò ad Urbano YUI. Intanto con- 
trasse domestichezza con Niccolò 
Poussin, ed abitando con lui, ebbe 
opportunità^ di sollevarsi alle piìi 
belle forme antiche , modellando 
dietro i suoi eccitamenti il Lao- 
cooDte iu piccole dimensione il 
Diz, degli Arch, tee, T. ili. 



QU 2W , 

torso di Belvedere ed altre antiche 
statue* Sorpriiiso dalla bellezza dei 
putti dipinti da Tiziano nel quadro 
jdel Trionfo degli Amori che in al- 
lora trovavasi nel giardino Lodovi- 
si, li tradusse in var^ gruppi 'di 
mezzo rilievo, seco iasieme model- 
landoli Poussin sulla creta. Di qui 
prése Francesco il bellorStile de' fan* 
ciuUi, che gli fece tanto onore nella 
scultura e ch'egli esegui meglio di 
ogni altro con lo scalpello , finché 
surse un grande artista ad emularlo, 
se non a vincerlo, il quale oeiretà 
presente tanto onora l'arte nella ca- 
pitale della Lombardia. L'Amor di* 
vino che combatta coli' Amor pro- 
fano, un Baccanale, un Sileno eb- 
bro, con ninfe, satiri e putti che gli 
legano coi tralci le braccia ed ì 
piedi. Ma dopo queste ed altre poche 
cose di tal genere, diede mano a pih 
importanti lavori, onde non dar so- 
spetto di non essere eccellente, che 
ne' putti ; e condusse la bellissima 
statua di S. Susanna per la chiesa 
della Madonna di Loreto a Colonna 
Trajana. In appresso ebbe una delle 

auattro colossali statue de'pilastroni 
ella tribuna vaticana, e fu il S. An* 
drea. Ma troppo lunga opera sa- 
rebbe il venire annoverando tutte 
le opere di questo, istancabile arti- 
SU. AH'uliimo fu nel 1642 nomi- 
nato scultore del re di Francia , 
colla stessa pensione di milfe scudi 
accordata al pittor regio Niccolò 
Poussin. Apparecchiossi al viaggio 
in Francia, sebbene ancora risen- 
tisse gravi incomodi per la caduta 
dalla Scala, mentre accomodava il' 
ramo della palma alla slatua di 
S. Susanna. Dietro i consigli dei 
medici aflVettò la partita , spe- 
rando la guarigione nel nativo aere 
d^le Fiandre; ma giuntola Livor- 
no , i suoi mali aggravarono a se- 
gno« che il 12 luglio del 1643. niorì. 
Si sospettò che un suo fratello,' di 
cui Francesco chiamossi, a cagione 
de'suoi pessimi costumi» assai fco%- 
tcnio , avesse cospirato p«r abbr«» ^ 



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210 QU V 

viargli la Tit« col vdcno, s«oza che 

tale sospetto siasi fwi avveralo, 

QUEVEEUOO (Fbancesgo Maua 
Isidoro) nato oella Brettagoa nel 
1740« poi eh ebbe appreso a dise- 
gnare ed incidere ali acquaforte in 
Ktria, andò a stabilirsi a Parigi, 
ve intagliò molte stampe alla 
pnnta^ di sua e di altrni composi- 
ftione. Sono crebri, fra le altre la 

Storie di Esrioo IV, di sua com- 
^posisiooe. 

Qaattro soggetti di diversi Bam- 
bini clm ardono di Amore. 

Paesaggio con una famiglia di 
contadini presso una capanna, ec. 

QDILLART (Pierno Antorio), 
nato in Parigi nel 1711 e morto in 
Lisbona nel 1733> frequentava an- 
cora la scuola di Vatteau, quando 
la chiamato in Portogallo e nomi- 
nato pittore di quella corte e dise- 
gnatore delPaccademia« Dipinse una 
volta dell' anticamera della resina 
ediversi quadri nel palaszo del anca 
di Cadaval : pubblicò all'acmiaforte 
la pompa funebre per Dora òlivarés 
Pereira di sua inveuxione, e stava 
eseguendo importanti commissioni 
^aodo la morte lo sorprese con 
«oiversale dolore di quella capitale, 
-eiie sperava di vedersi abbellita da 
un artista che nell'età di veotidue 
anni aveva di già acquistata fama 
di valente pittore. 

QUINTANA fioriva tn Barra, 
ragguardevole terre del regno di 
Granata, io sol declinare del secolo 
diciassettesimo. Sono sue lodate ope- 
re i ouadri che adornano il chio- 
stro di S. Francesco della sua pa- 
tria, ai oualt non può altro rimpro- 
verarsi eoe qualche scorrerione di 
disegno e poca nobiltà di espres- 
aione. 

QtlRlCO (Paolo) o Sanqufrl- 
00, parmigiano, recatosi in età gio- 
vanile a Roma, apprese dallo scuN 
tore Camillo Mariani l'arte di mo« 
dellare; e non tardò ad aver nome 
-^ buon ritrattista in busti Hi cera 
ootoriti «I Ttrotf E perchè era nomo 



faceto^ sapeva contrafiare ogoi \m* 
guaggto e rallegrare la conversazio- 
ne, trovò aperta la via della corte 
ppale e fa fatto canonico e busso- 
lante di piii pontefici. Fece ezian- 
dio alcuni lavori in bronzo; ap- 
prese l'architettura e dilettossi s^ 
cialmente nel disegnare fortificazio- 
ni. Mori in età di 65 anni durante 
il pooteficato d'Urbano Vili. 

*^— (GlOVAiiNi) tortonese, ope- 
imva nel 1505, nel quale anno di- 
pinse per lo Spedale di Vigevano 
una tavola con fondo d'.oro, tutta 
di antica maniera, senza che vi si 
scorga alcun lume del far moderno, 
come nelle opere del Giova ononc 
e di altri contemporauei della scuo- 
la milanese. 

QDIROS (Lorenzo), nato a San- 
tos neirEstremadura. circa ili 71 7, 
studiò i principj. della pittura a Si- 
viglia sotto Germano Lorente: indi 
recossi a Madrid, per continuare gli 
studj dell'arte, nella nuova accade- 
mia di S. Fernando. Ma colà , in- 
soflRirente d' ogni scrvitii, venne a 
contesa con Rafiàello Mengs, che 
aveva desiderato di averlo in qua- 
lità di aiuto nelle pitture di corte, 
e tornò a Siviglia , preferendo la 
libertà aj^li onori ed alla fortuna 
che acquistar non poteva, senza as- 
soggettarsi agli alteri dispotici modi 
del niUor Sassone. Occupato fi iM- 
viglm nel copiare le opere di Mn- 
rilio , poco curavàsi di acquistar 
nome tra gli artisti, sebbene potesse 
sostenere il paragone de' principali 
che allora fiorivano nella Spagna , 
come ne fanno prova le opere di 
sua invenzione eseguite in Madrid, 
Granata , Siviglia , *ec. Morì nel 
1789. 

QUISTELLI (LiTCREZiA) nata alla 
Mirandola, apprese a dipingere da 
Alessandro Allori, il quale la con- 
sigliò ad occuparsi esclusi vameote 
de^ ritraili , che sapeva fare sonni- 

Sliantissimi. E seguendo i consigli 
el maestro, consegui quella cele- 
brità^ che ottenuta non avrebbe se 



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9% Cosse «vveotarata nella pericolosa 
impcesa di fai* quadri di storia. 

HA 

RABBIA ( Raffaello ) non per 

l^tro conosciuto tra gli artisti che 

per «rere eseguito oet 1610 il ri tra t- 

lo deli' illustre poeta il cavai. Ma« 

Tini. 

BABBIELLA (Paolo) operava 
in Saragoxsa neVprimi anui del di* 
Giotlesiaio secolo, dove aveva fama 
ói valente pittore di battaglie, seb« 
bene non avesse buon fondamento 
di disegno. Ma egli seppe rappre* 
Mutare fatti d' armi con molto ca« 
lore dando gagliarde mosse agli 
nomini ed ai cavalli; e dare al fondo 
del paese» in cui accadeva la zuffa^ 
un atmosfera calda e quasi pregna 
della polvere che* il moviraeolo dei 
comball^nri sollevava dal suolo. 
Credo n si suo lavoro i grandi qua* 
dri di baltagtie che si conservano 
presso ai Trioiur} di Teruel. Ma il 
ano capo^lavoro è il quadro della 
cappella di S. Giacomo nella cat- 
tedrale della Sea a Saragozza, rap* 
presentante la battaglia di Clavijo. 

BABEL (GiOYANNi) pittore nato 
in Parigi nel 1550, non è presen* 
temente conosciuto che per alcune 
incisioni di mediocre bontà, tra le 
quali le dodici Sibille. Mori nel 
1603 lasciando un figUo s^mmae- 
strato nel disegno , nell' intaglio e 
nelU pittura, chiamalo 

•— ~ (Daniello). Costui lavorò 
molto di pittura e d'intaglio e speciaU 
floenle io argomenti campestri. 

BABIRIO, celebre architetto ro- 
mano, fiori uell'età dell'imperatore 
Domiziano , per ordine del quale, 
eresse un palazzo, di cui veggonsi 
tuttavia gli avanzi sul monte Pala- 
tino. Biusci questo edificio meravi- 
glioso, e se andò soggetto a qualche 
censura, ne fu data colpa al caprìc* 
ciò dell' Imperatore e non dell' ar- 
chitetto. 11 Bianchini, nella sua opera 
intitolata Palazzo de Cesari, ne diede 



BA 2t1 

i disegni. A Babirio si aUribuisoono 
alcuni templi, archi trionfali ed al* 
tre importanti opere. Credesi Babi- 
rio architetto degli argini eretti peP 
contenere il Volturno; della via 
lunga 40 niglia, chiamata Domitia; 
del ponte con arco trioofide sul Yol-' 
turno , ec« Dicesi che Domiziano 
usò violenze e micidiali meszi per 
estorcere il danaro necessario alla 
costruzione distanti edifizj: onde ap« 
péna morto, il popolo romano rove- 
sciò il palazzo^ gli archi triou&li ed 
ogni monumento inutile, rispetlando 
le opere di pubblica utilità. 

BACCHETTI (Bernardo), mila^ 
nese, nacque l'anno 1639 ed ap- 
prese a dipingere di prospettive e 
di ornato da un suo zio, mediocre 
pittore, chiamato Griovanni Geolfi, 
eh' egli di lunga mano soperò. I 
suoi quadri di prospettive, che non 
cedono a quelli di Clemente Spe- 
ra, sarebbero per avventura più sti- 
mati, se fossero più rari.^Ad o^ni 
modo formano uno de' non ultimi 
ornamenti di tal genere in diverse 

Silerie milanesi "" e di altre città, 
ori in patria nel 1703. 
BACCONIGI ( Valentino Lo- 
MELLINO da) operava avanti il 1561 
alla Consolata iti Torino, ma pre- 
sentemente non è noto in detta 
chiesa, né altrove alcun suo dipinto. 
BADEMAKEB (Gherardo) nato 
in Amsterdam nel 1672, apprese a di- 
pingere da Van Gnor, valente ritrat- 
tista che firequentava la casa di suo 
padre, non ignobile architetto. Do- 
tato Gherardo di straordinario inge- 
gno e capace di sostenere molte ore 
di continuo studio, nqn è meravigliai 
che potesse in breve pubblicare 
alcuni quadri che gli procacciarono 
la stima di ragguardevoli personag- 
gi ; tra i quali non ricorderò che 
il vescovo di Sebasto, che per com- 
pensarlo di alcuni servigi renduti- 
gli presso gii Stati generali, gli diede 
in isposa in propria nipote Caterina 
Bloeinaert^ cui Valentino aveva in- 
segnato a disegnare. Dopo tale fur- 



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312 



BA 



hmtLÌtt -epoca « dod esegottasi in 
Oianda venio 'opera dì straordìoaria 
imporianui, che noo venisae offerta 
a Hademaker e ch'egli non eeeeuiase 
eoQ tanta facilità, onde nella breve 
Tita di 43 anni potè dipingere cosi 
grande quantità di sale e palòhi , 
che non avrebbero potuto condurre 
a termine più pittor^^in più lunga 
età. Di tante pittore non accennerò 
che r Allegoria iutorno alla Beg- 
ffenza di Amsterdam fatta nel pub« 
Elìco palazzo di città , risguardata 
quale opera di straordinario merito 
e per conto dell' invenzione e per 
merito di esecuzione. 

RADEMAKER (Àbramo) nacque 
ancor esso in Amsterdam^ non saprei 
dire se delia stessa fami^ia di Ghe- 
rardo, l'anno 1675; efuuoodique' 
rari ingegni, che senza il sussidio del 
maestro, riescono eccellenti in quei- 
l'arte cui sono naturalmente iocli'- 
nati. Alcuni quadri di paesaggi , 
ornati dirottami d'architetture, di 
svariate prospettive, e popolati da 
spiritose figurine d'uomini e d'ani- 
mali , furono il primo frutto degli 
ostinati suoi studj. Nel 1730 fu ri- 
cevuto nella società de'pittori d'Am- 
sterdam. Fu osservato da'suoi bio- 
grafi, che i primi quadri di piccole 
dimensioni erano con estrema dili- 

Sedza condotti, ma lasciavano desi- 
erare maggior vigore di tinte; che 
in breve iucaricato di eseguire gran- 
di quadri, si adoperò in modo che 
il vigore delle tinte e la rotondità 
de' contorni non lasciavano che io 
spettatore si accorgesse della fatica 
del soverchio finito. Talmente si 
avvezzò Abramo alle grandi opere, 
che con difficoltà riducevasi a trat- 
tare le piccole col mètodo praticato 
in (lioventii. Mori nell' età di 60 
itnni. Intagliò molte cose alla punta 
ed air acquerello ; e le sue stampe 
aono rarissime. Le pi il interessautì 
sono quelle dei mouumeuti antichi 
sparsi nelle Provincie unite, foorfnaii- 
ti una Raccolta di 500 stampa pub- 
blicate iu Arlemsoel 1 751. Cinque 



anui prima della tua morte 
Amsterdam e si stabili in Arlem^ 
dove mori nel 1735. 

RADI (Bervakdino) cortonese , 
che vivea in Roma ne' primi anni 
dei diciassettesimo secolo, inlagtiò« 
tra Tal tre oose, un libro di disegoi|{|| 
di' cartelle e di depositi, che si pub* 
blicò nella suddetta città nel 16l5. 

RADIGUES (ANTOmo) intaglia» 
tore a bulino, nacque a Rheiros nel 
1719. Se crediamo al Basan, viag* 

?;iò alcun tempo neirOlaoda e tiel« 
'Inghilterra: ma indubitata cosa h 
che nel 1765 recossi in Rùssia, • 
colà intagliò diversi soggetti e spe- 
cialmente ritratti. Soggiungo un bre- 
ve elenco delle sue più rinomala 
stampe: 

Angelica e Medoro, tratta dal qua- 
dro di Alessandro Tiarioi per la 
Raccolta della galleria di Dresda. 

Daria principessa di Galitxio, da 
un dipinto di Roslin. 

Due altri ritratti di Michele e di 
Alessandro principi di Galitsin. 

RAFFAELLl (Frahcesco) è co- 
Doscìuto tra grintagliatori per l'in- 
cisione delle due seguenti stampe. 

S. Antonio da Padova che risu^ 
scita un morto per salvare lu vita 
al padre, da un quadro esistente nei 
Cappuccini di Rpma. 

S. Bernardo che conduce ai piedi 
d'Innocenzo li T antipapa Vittore, 
da un, quadro di Carlo Maratta. 

RAFFI ( Antonio ), cremonese, 
poi ch'ebbe appresi gli elementi della 
pittura sotto Giacomo Guerrini , 
passò a Bologna, dove frequentò la 
scuola dei celebre Ercole Lelli. Tor- 
nato in patria, dipinse per la chie- 
sa, ora rjistrutta, di S. Giorgio un 
quadro rappresentante Gesù Cristo 
nel Giordano battezzalo da S. Gio- 
vanni Ballista. In appresso, recatosi 
a Casaimaggìore, sorpreso da umor 
malinconico , si gettò iu un pozzo 
e miseramente peri. 

RAGGI (Pietro Paolo) genove- 
se, nacque circa il 1646. Noo è 
noto quale scuola frequentasse, ma 



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èa\ «aite» de'taoi dipìnti . dtrebbesi 
allievo di qualche scolaro de'Carae- 
ci. li tao inqarelo carattere lo fece 
IreqiieiitenMD le cambiar dimora. La- 
sciata la patria in eioyanile età, re- 
cossi a Torino e di li a Savona ; 
poi dì nuovo a Genova, iodi a La - 
Tagod, in appresso in diverse terre 
della Lombardia ed all'ultimo in Ber* 
game, dove terminò i suoi giorni net 
1724. In tutti gr indicati luoghi 
ed altrove lasciò pregevoli pitture; 
Irm le quaN sono preferiti il S. Bo« 
naventura del Guastato, alcuni Bac- 
canali che si conservano in varie 
quadrerie di Genova e la Madda* 
Jena portata dagli angeli in cielo 
nella chiesn di S. Maria di Bergamo. 

RAGOT (Fravcesco) nacque a 
Bagnolet nel 1641 e si fece nome 
tra i valenti intagliatori francesi. In- 
tagliò quaranta stampe . che sono 
beile copie di quelle di BolsWert , 
Ponlius e Vorstern) a US • tratte da 
Rubens. Ed osservano gli Autori 
del Manuel, che coovien essere fi- 
nissimi conoscitori per distinguere 
le copie dalle stampe originali. È 
pure celebre una stampa di Ragot 
rappresenlaute Maria Vergine col 
Bambino e S. "Caterina , traila da 
un bellissimo quadro di Yan-Dyck. 

RALMOND (GIOVANWI), intaglia- 
tore a bulino, nacque in Parigi nel 
1700 o in quel torno, e di venticin- 
cfue anni era conosciuto in patria 
per valente intagliatore. Sono cele- 
bri le seguenti stampe fatte per U 
Raccolta di Crozat a bulino puro. 

La B. Vergine seduta a'pìè d'una 
palma, che sorregge sulle ginocchia 
il Bambino, nel! atto che S. Giu- 
seppe gli presenta alcuni fiori , da 
un quadro di Raffaello. 

Gesù Cristo posto nel sepolcro 
da un Angelo , accompagnato da 
quattro altri angeli che hanno de- 
gli stendardi, da Taddeo Zuccari. 

L' interno di un sepolcro , dove 
'vedesi un cadavere roso dai vermi 
ed un soldato in atto di ritirarsi 
dallo stesso sepolcro , dov' era en- 



RA 2IS 

trato, credendo di trovarvi un te- 
soro^ da un quadro di S Honasse. 

RAIMONDI \ Marc' Antonio ] 
nacque in Bologna nel 1487 o nel 
susseguente anno. Era ancora- fan- 
ciullo quando i suoi genitori lo ao* 
conciarono con un maestro d'orefi- 
ceria perchè apprendesse l'arte, indi 
etitrava nella scuola di Francesco 
Francia, che gl'insegoò il disegno, 
l'intaglio e le finezze dell'oreficeria: 
perche grato alPamore che gli nio« 
strava il nuovo maestro, vollie chia* 
roarsi Marc* Antonio del Francia. 
Seppe che in Venezia eranvi alcuni 
valenti intagliatori, tra i quali Pei- 
*]egrino di Chies, e colà recossì per 
meglio conoscere l'arte. Trovandosi 
Marc' Antonio in quella città, ca-' 
pilo un giorno ad un banco , ofe 
si vendevano le stampe di Alberto 
Durerò, incise in legno, e» rimase tal- 
mente sorpreso dalla loro bellezza^ 
che fittone acquisto, si fece a fe-i 
, delmente* copiarle , apponendovi la 
dffra del maestro tedesco. Di ciò 
avutone questi avviso a Norimber* 
ga , portossi a Venezia , ma alno 
risarcimento non ottenne dal Sena- 
to, che un ordine che vietava a Mar^ 
e' Antonio di apporre alle copie il 
nome dell'autore degli originali. Non 
entrerò nella troppo nota controver- 
sia, se oltre le stampe della passio- 
ne contraffacesse Marc' Antonio an- 
cora le 17 stampe della Vita della 
Vergine. Dopo alcun tempo reca- 
vasi il Raimondi a Roma, dove ben 
tosto contrasse domestichezza con 
Raffaello , che per fare sperimento 
della sua abilità, gli fece sotto la 
propria direzione intagliare alcuni 
rami. Sebbene di meno elevato ge- 
nio e meno spiritoso lo trovasse , 
che non conveniva alle sue viste , 
conoscendolo esattissimo, lo incaricò 
d'incidere i suoi disegni, m Le sue 
M stampe, dice il Miltzi«, sono co- 
tv pie esattissime, fredde però e ti- 
» mide, rigide, magre, senza gra- 
*f zia e senza varietà di caratteri, 
» proprj secondo i diversi 0{gellU 



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214 BA 

n Ma li primo taglio «peciaimeote 
*• oelU carili , è nel soo seoso il 
•• più conveiievote ed i iratli sou 
M puri, come se £bUì a penna. Ta* 
M lora il primo tratto è corretto dai 
9* secondo , forse ad imitazione di 
n Raffaello. *• il pcimo rame ch'e- 
gli incise fu quello di Lucrezia. cPra 
nrissimo. A questo tennero dietro 
il Giudizio di Paride ed altri rami 
di luuga mano piìi perfetti della La* 
crezia, ed il suo credilo fu assicu- 
rato. Bafiaelio chiamossi soddisfat- 
tissimo delle sue incisioni^ e la sua 
fama, divulgatasi in Italia e fuori , 
diiainò presso di lui molti allievi, 
tra i quali Marco da Ravenna, Ago-* 
stiuo Veneziano, Giulio Buonasone^ 
Enea Vico , Niccolò Beatricelto , 
Bftì tliel fìebam, Jacopo Bibok, Gior- 
gio Penz, ec. 

Giulio EVomano, per un doveroso 
riguardo verso il maestro, non fece, 
fiucbè visse Raffaello . incidere da 
Marc'Anlonio i proprj disegni, ma 

Suaodo mancò quel primo lume 
ella pittura, gii fece intagliare al- 
enne oscene invenzioni^ che Pietro 
Aretino cprredò di oscenissimi so- 
nétti. Clemente VII fece tradnrre 
Rjfarc'Autooio in prigione, e ^li si^- 
rel^be succeduto di peggio, se il car* 
dicale de'Medici, ad istanza di Bac- 
cio Baodinelli, non intercedeva per 
lui. Perchè volendo, tosto che ebbe 
ricuperata la libertà, mostrarsi grato 
a* suoi benefattori, incise il gran di- 
segno di Baccio rappresentante il 
Martirio di S. Lorenzo, che fu una 
delle pili belle soe stampe; la quale 
tanto piacque a Clemente, che si 
dichiarò protettore di Marc' Anto- 
nio. A turbare la fortuna del no- 
stro intagliatore soprag^iunse in bre- 
ve la guerra^ la di cui più terribile 
conseguenza fu il sacco dato dagli 
imperiali a Roma. Marc' Antonio^ 
dopo aver perduto quanto possede- 
va« fu costretto di tornare a Bo- 
logna , onde ricercarvi un sicuro 
asilo e soccorsi alla propria indi- 
genza. Visse colà fino al 1559, u%i 



«A 

quale aoup intagliò la hattagUa dei 
Lapìti. Dopo tale epoca non si hanno 
ulteriori notizie della* sua vita e la- 
vori. Credono alcuni che fosse as- 
sassinato da un gentiluomo rooMuo, 
ed il Baldinucci scrive che sposasse 
una donna, la quale si pose aoch'ella 
ad incidere. 

Prima di dare l'elenco /Ielle stam- 
pe di cosi rinomato artista, rifiu'irò 
il sentimento del barone d'Heinecke 
intorno ai luoghi in coi 'Irovtnst 
raccolte le migliori, m Le migliòri 
M ch'io vidi, egli scrive, trovansia 
••Dresda nel gabinetto del re ; a 
N Lipsia presso il negozianle Rich- 
*• tere Winakler, a Vienna^ nella bi« 
» blìoteca imperiale, unitamente a 
M molle stampe d' antichi incisori 
» italiani suoi allievi o coulempo- 
M ranci. Vidi iu Olanda presso il 
*• sig. Vàn Leiden de Vardingeu un 
M comiociamedtoalireltantopiii bel- 
*t lo in quanto che non con tiene 
M che perfette prove; a Parigi la 
M pili completa collezione è quella 
n del sig. Manette; ma merita pure 
*• r attenzione de' dilettanti quella 
M del gabinetto del re. »« Ora ci fa- 
remo a ricordare le stampe più ra* 
re, oltre le già roeozioaate, comin- 
ciando dai i;tti*atti: 

Ritratto di Pietro Aretino veduto 
di faccia con lunga iscrizione la- 
tina. 

Ritratto di un uomo seduto che 
stassi inviluppato nei suo manto: a 
diritta una piccola tavola, ed a si- 
nistra una tavolozza con colori. Il 
Malvasia crede che questa figura sia 
Raffaello meditaute la composizione 
di un quadro. 

Ritratto di Carlo V da giovane^ 
in medaglione. 

Soggetti Sacri, 

Adamo ed Eva che mangiano il 
frutto vietato. 

La Beuedizione di A bramo. 

Davidde, figura in piedi, un po- 
co vestita, che colle sue mani alza 
la testa di G olia. 



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t«a strage dt^llnnocenti. 

lift medesima stampa, in cui rin* 
tagliatore aggiunse una punta d'ai* 
foero a somiglianza di una felce , 
onde questa scampa ebbe iJ nome 
di Feùttia» Si crede che Mare'An- 
tooìo fosse assassinato mentre la 
stava ìntagKando. 

Diverse sacre famiglie, tutte trat- 
te da Rafiaello, tra le quali alcune 
rarissime. 

Maria Yeipoc sedata sulle navole 
col bambino sulle ginocchia. 

La Vita della Yerffiue, diciasset- 
te stampe copiate dal Durerò. 

La Passione di Gesù Cristo 36 
stampe. 

S. Paolo che predica in Atene. 

Soggètti storici" 

^ Alessandro che h riporre i libri 
di Omero nella cassa di Dario. 

Enea che approdato io A finca 
riconosce Venere che gli apparisce 
sotto le forme di cacciatrice. 

SoggtUi favolosL 

I tre Angioli del palazzo Chigi. 
Marte e Venere seduti in nu pae- 
»fl^io, con un Amorino. 

veoere^^e siede solle calcagna 
dietro ad^lp piedestallo, sul quale 
Capido posa il destro piede. ' 

Bacco seduto su di un tino, en- 
tro al quale un vecchio versa una 
eorba di uva. Una donna in piedi 
e due fanciulli portano in capo pa- 
nieri d'uva e frutta. 

Piraroo e Tisbe , da' suoi di- 
segni. 

Le due Sibille, da Bafiàello. 

Uo Satiro procace che tenta di 
scoprire una donna. 

GK Amori degli Dei e delle Dee» 
o siansi le Positure. 

Danza di nove Fanciulli, da Raf- 
fiiello. 

Cleopatra, statua sdrapta nel cor- 
tile di Belvedere, ed addormentata 
in OD letto, da un diiegno di Baf- 

Gruppo di tre donne che portano 



HA 215 

nna specie di .urna, che i fr^cest 
dicono la CassoUttc, da un disegno 
di Raffaello. 

Le tre Grazie in piedi. Bassori- 
lievo, con la iscrizione: Sic Romae 
niveo de marmare sculps, ec. 

RAIMONDO, napolitano trovasi 
annoverato tra i pittori del quindi* 
cesimo secolo per un dipinto ese- 
guito iu S. Francesco di Chieri 
circa il 1470. È una tavola divisa 
in varj spartimenti, come si costu* 
mava di que' tempi , ed è prega- 
vole per vivacità di colori conserva* 
tissimi, e per belle arie di volto su« 
periori a quanto trovasi nelle opere 
de*buoni artisti di quel secolo. 

RAINALDI (DoMEtncO) romano, 
venne ricordato dal Titi per alcune 
buone pitture eseguite in Roma dopo 
il pooteficato di Alessandro VIIL 
&ra costui nipote del celebre archi* 
teUo cavai. Rinaldi e fu adoperato 
da lui in oggetti della sua profea* 
aione. 

--— » ( Girolamo ) romano, la 
quest'articolo faremo compendiosa- 
mente memoria di molti architetti 
spettanti alla famiglia dei Raioaldt* 
Adriano pittore ed architetto ebbe 
tre figli che furono, non meno del 
padre, pittori ed architetti. Uno di 
questi chiamato Tolomeo* che for- 
se studiò sotto qualche allievo di 
Michelangelo Bonarroti, fu valente 
architetto civile e militare e si sta- 
bili io Milano, dov'ebbe TufElcio di 
architetto della regia camera e delle 
fortificazioni. Tolomeo era eziandio 
profondamente versato nelle cose 
della filosofia e della giurispruden- 
za, ed ebbe due figliuoli, cne pro- 
fessarono l'arte sua, succedettero alle 
cariche occupate da lui , fecero di- 
versi edificj e fortezze in Milano, 
nello stato e nella Valtellina; e dal 
nome del padre furono chiamati i 
Tolomei. Un altro figlio di Adriano 
fu Giovan Battista, architetto ancor 
egli, il quale ebbe parte nelle iot» 
tifioazioni di Ferrara , nelle opere 
del Ponte Felios al Borghetts , ed 



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216 



BA 



'a qu^ìh della fontana e pobbitci 
condotti di Vefetri. Diresse pure 
varie fabbyjTÌch^ i" Boma^ dove ac- 
casatosi, ebbe un figlio , chiamato 
Domenico, pittor ed architetto. Ma 
Teniamo al terzo figlio di Adriano, 
per nome Girolamo, cui appartiene 
il presente artirolo. Nac^e costui 
io Boma nel 1570, e fu discepolo 
di. Domenico Fontana. Avendo que« 
sti avuto ordine da Sisto Y. di di- 
segnare una chiesa per Monta Ito 
sua patria, ne lasciò la cura a Gi- 
rolamo, il Fontana ne portò il di- 
segno al Papa ; e vedendo eh' era 
molto lodato : Padre santo, disse , 
non l'ho fatto io, ma un giovinetto 
romano che è tutto spinto e voglio 
farlo conoscere alla Santità vostra, 
11 papa aggradi questo tratto, e tro- 
^vato il giovane pronto e vivace» gli 
ordinò d'eseguire il proprio disegno. 
Di qui ebbe comincia mento la for- 
tooa del Baiuaidi ; ma pochi mae* 
atri imiteranno quest'esempio di be- 
neficenza del Fontana verso i loro 
«llievi. Terminata la Chiesa di Moa- 
tallo, Girolamo compi il Campido- 
glio , costrusse sotto Paolo V il 
porto di Fano, edificò in Boma la 
casa professa de' Gesuiti ed il loro 
collegio in Bologna. Fu alcun tem- 
po al servizio del duca ITarnese per 
1 palazzi di Parma e di Piacenza. 
£ per non andare troppo diflusa- 
mente annoverando ogni sua opera, 
«tirò seoz' ordine di tempi, che co- 
strusse il casino di Villa Taverna, 
per casa Borghese a Frascati. Tal- 
tare della <fappella Paolina in S. Ma- 
ria Maggiore, il ponte di Terni so- 
pra^ fa Nera , il palazzo Pamfìli a 
Piazza E9avoua. Gli fu pure affidata 
la cura della chiesa di S. Agnese 
attigua a questo palazzo, ma perchè 
defeù pili agli ordini di D. Camil- 
lo Pamfifi^ che a quelli del papa' suo 
zio, questi gli tolse queirimpiego e 
lo diede al Borromioi, che non lo 
terminò. E pure sua opera la chiesa 
de'padrì Scalzi a Caprarola, risg^a^• 
data come um delie piii belle che 



BA 
si lecessero di.que'tem^; fece i di- 
segni per gli ornamenti interni ed 
esterni di S. Pietro io occasione della 
canonizzazione di S. Carlo Borromeo 
nel 1610; fu due volte alle Chiane 
per le differenze di quelle acque 
tra il Gran duca di Toscana e la 
Corte pontificia, ec« Mori in Boma 
pieno d'anni e di meriti nel 1655, 
Si conoscono di quest'insigne archi- 
tetto diverse stampe intagliale eoa 
molto spirito , fra le quali ebbero 
fama quelle dei catafalchi per il car« 
dioale Alessandro Farnese e per pa- 
pa Sisto V. 

BAINALDI (CAiiLO)figliuolo e di- 
scepolo di Girolaipo, nacque in Bo- 
ma nel 1611 e condusse nel breve 
corso della sua vita tante e cosi im- 
portanti opere, che quasi uguagliano 
il numero di quelle del padre che 
visse 85 anni: In Boma condusse la 
bella chiesa di S. Agnese fino ai 
cornicione, fece varj disegni di cam- 
panili per il tempio di S. Pietro^ 
quattro disegni e modelli per la 
piazza avanti lo stesso tempio , il 
deposito del cardiuale Bonelli nella 
parte architettonica, il ri slauro e ri- 
modernamento della chiesa de':>ao- 
ti Apostoli I la faccij^ di Gesù 
Maria al Corso, la chi^| di S. Ma- 
ria in Campitelli, queaa di S. An- 
drea della Yalle ec. Sono suoi 
disegni il Duomo di Bonciglioue, 
la chiesa di monte Porzio, la mag- 
gior parte de' giardini di Mondra- 
gone, della Villa Pinciana ec. Per 
aver fatti molti disegni per il Duca 
di Savoja, oltre varj doni di graa 
valore, ebbe la Croce de 'santi Mau- 
rizio e Lazzaro; come ricevè da Lui- 
gi XIV re di Francia il suo ri- 
tratto^ contornato di gemme per 
un disegno che aveva fatto per 
il Louvre. Andato cou monsignor 
Carpegna alle Chiane per le ver- 
tenze insolite tra il gran duca ed 
il papa, tornò a Boma eoa livelli, 
piante e diafgoi che riuscirono dì 
sommo sodcftsfaci mento del papa. 

Era il Bioaldi di bella presenza. 



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RA 
gioviale , unante del fasto e socie- 
irole. Fa amorevole verso gli arti* 
sti e verso gli amici, libero e sio- 
cero oei parlare, ed amante delia. 
musica. Disegoava da pitlore, rio* 
•et va beoe nell' ìnveosione delle 
piante, era fecondo d'idee, ma d'idee 
grandi, eseguirà prontamente ed or- 
nava con sodezza. Ma sgraziatamen- 
te, non si preservò dalia corruttela 
dà. tempi: e fu involto in tutti que- 
gli abusi e difetti» ne' quali neces- 
sariamente si smarrisce chi non co- 
nosce 1' antico , e si allontanò per 
amore di novità dai veri prìncipi 
delfarchitettura. 

RAINERI (Francesco) chiamato 
lo ScAivinoffiia, fu scolaro di Gio- 
vanni Conti , che superò nel dise- 
gno, ma non raggiunse nei colori- 
to. 1 suoi pih favoriti soggetti fu- 
rono batta|;lie, accampamenti, mar- 
eie e simili cose, i di cui fondi 
furono costantemente bellissimi pae- 
si. Mori assai vecchio, in Mantova 
sua patria, nel 1758. 

RAMA (Camillo) di Brescia fu 
scolaro del giovane Palma. Opera- 
va in patria circa il 1622 e le sue 
pittore ai Carmelitani , ai Serviti , 
in S. Giuseppe , in S. Alessandro 
ed altrove, sono meritamente tenute 
in molta stima. Mancava ali' arte 
circa il 1650. 

RAMAZZANI ( Ebcole ) nato 
nella Marca di Ancona in sul fini- 
re del quindicesimo secolo , fu co- 
mune opinione che apprendesse gli 
clementi della pittura sotto Pietro 
Perugino e sotto Raffaello; ma 4]^e- 
#t'opinione viene contraddetta da ai- 
enne opere che si conservano in 
Meteltca , nelle quali non scorsesi 
iJ piti leggiere indizio d' aver ir»- 

3uentata cosi illustre scuola. Altron- 
e rendesi incerta eziandio l'epoca 
io cui operò, perocché io una sua 
favola a Cnstelpianio leggesici?. Ra» 
mitztani 1588. 

RAMAZZOTTI ( AwTOi^io) an- 
noverato tra i pittori hologiiesi per 
aver dipinto U sol&tio dei primo 
Diz, itegli Jreh, tee. T. UX. 



HA 217 

altare, nella diiesa di S. Sigismondo. 

RAMBALDI ( Carl' Antonio ) 
nato in Bologna nel 1679, apprese 
a dipìngere da Domenico Biani, e 
ne imito felicemente il robusto co- 
lorire: ma sarebbesi desiderata nelle 
sue figure e particolarmente nelle 
arie dei volti maggior grafia e dol* 
cezaa di forme. In Bologna dipinse 
nella chiesa di S. Lucia uu S. Fran- 
cesco Saverio io atto del suo tran- 
sito, ed altre minori opere condusse 
assai lodate, che lo fecero vantag- 
giosamente conoscere in altre parli 
a Italia. Fu perciò chiamato alla 
corte di Torino, dove dipinse varie 
opere all'olio ed a fresco nella reale 
Villa della Veneria* Tomacido in 
patria nel 17)7, affocò nel fiume 
Taro, in so gli occhi della consorte , 
e troncò le belle sperante che ave- 
vano latto concepire le sue virth. 

BAMELLI (D. Felice), canonico 
iateraneose, era nato in Asti da gen- 
tile famiglia nel 1666, ed apprese 
a miuiare dal P. Daniele Rho suo 
confratello, che con piacere si vide 
superato in quest'arte. Ed in vero 
le miniature di D. Felice tanto in 
pietra che in pergamena furono som« 
mamente stimate per conto di ca- 
stigato disegno e di vaghezza di co* 
lorito. 

RAMENGHI ( Bartolohmeo )« 
detto il Baenacavallo , nacque in 
Bologna n^l 149':5, o, com'tiltri vo- 
gliono, nella terra di Bagna cavallo 
1' anno 1484. Poi eh' ebbe appresi 
in Bologna i principj della pittorn. 
recavasi a Roma, dove si acconciò 
con Rafiiielio d'Urbino, non è ben 
noto se in qualità di scolaro o di 
ajuto; ma certa cosa è. essere stato 
uno di coloro che rajutarpno ne'la« 
vori della Loggia. Dopo la morte 
del sommo maestro rivedeva Bologna» 
e fu uno dei primi a propagarvi lo 
• Stile di lui cou suo grandissimo lu- 
cro ed onore : imperocché, sebbene 
nei fondamento nel disegno fosse 
lontano assai dalla-c<^ellonza dts'mi- 
gUori aUicvi del Sawio, li psrs||i& 
28 



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21S RA 

nel gusto del colorire , e nella «■• 
ghezxe de* volti forse li superò. A 
chi osserva le opere del Éagnaca- 
vallo balza subito agli occhi rimi- 
tasìooe rafiaellesca ; che anzi qua- 
lunque volta gli accadde di colo- 
rire soggetti trattati dal maestro, si 
ridusse ad essere copista , o pooo 
ptìi, dicendo essere pazza presun- 
Eiooe il volere far meglio : ma in 
questo lascio altrui il giudicare se 
|iiù debba lodarsi il rispetto verso 
il maestro, o condannarsi la ninna 
cura del proprio onore. Ed in latti 
fa per ciò risguardato dal Vasari 
piuttosto come buon pratico che 
qnale buon maestro; ma il biografo 
aretino avrebbe dato assai diverso 
giudizio se avesse veduti o meglio 
esaminati i quadri del Bagnacaval* 
lo a S. Michele in Bosco, a S. Mar- 
tino e a S. Maria Maggiore , che 
tanto furono, non solamente ammi- 
rati, ma con sommo studio copiali 
«lai Garacci, dal Guido, dall'Albano. 
Morì il Ramenghi, secondo Id più 
comune opinione, nel 1551 , lascian- 
do ammaestrato nell'arte il figlio 

RAMENGHI(GioYAifmBATn8TA) 
che fu ajuto di Giorgio Vasari nelle 
opere della Cancelleria in Roma, e 
del Primatitcio a Footainebleau ed In 
altre opere eseguite per il re di Fran- 
cia e per altri grandi personaggi. 
Prima di abbandonare Bologna ave- 
va eseguite alcune pitture di sua in- 
venzione, che lo mostrano lontano 
assai dall' eccellenza paterna. Morì 
nel 1604. 

^-— (Bartolommeo il giovine 
eSopiohe), cugino il primo, l'altro 
figliuolo di Giovao Battista; ne'primi 
anni del diciassettesimo secolo ope- 
ravano con lode di ornati e di areni- 
tettare. Probabilmente figliuolo del 
giovane Bartolommeo fu un secondo 

— { GiovAK Battista ), del 
quale si trovano memorie ne'mano- 
scritti deirOretli, che lo dimostrano 
non ispregevole pittore, senza peral- 
tro che si possa al presente adit- 
ttAi venula 8«a opera certa. 



RA 

RAMIREZ (CaurrovORo) opera* 
va in Siviglia nei 1660, contempo- 
raneo e prolMibiI mente fratello o eoa- 
giunto di Girolamo, Filippo e Pie- 
tro tutti pittori, di coi si darà noti* 
zia ne' relativi articoli. Era Cristo* 
foro dotto inventore e castigato di- 
segnatore, per non parlare del co- 
lorito, la parte comunemente meglio 
trattata dagli artisti spagoooli. È 
perciò meritamente in gran pregio 
tenuto il suo quadro dell'Assunta « 
che conservasi nel convento degli 
Angeli in Siviglia, e molti disegni 
che lasciò morendo a quella acca- 
demia. 

— — (Girolamo) allievo di Roe- 
las , dipinse per lo Spedale della 
Sangra , fuori delle mura di Sivi- 
slia, un vasto quadro rappresentante 
n papa circondato da diveni cardi- 
nali e da altri persona^ ; quadro 
stimato assai per vivacità di colo- 
rito e per un certo nobile ardire, 
che tiene luogo di grandioso. Ve- 
desi pure largamente disegnalo, ma 
non af&tto correttamente , e senza 
stento composto. 

•«— (Filippo) acquistossi gran 
nome co' suoi quadri di cacciagio- 
ni, di uccelli, di bambocciate. Ebbe 
un disegnar largo e castigato; e co- 
lori con singolare franchezza. Vien 
{>ore a ragione lodalo per la per- 
etta cognizione che aveva del nudo, 
nella quale importantissima parte 
dell' arie erano d' ordinario poco 
versati i pittori spago noli suoi con- 
temporanei. Le quadrerìe di Ma- 
drid e di Siviglia possedono diveràb 
sue opere, tenute in gran pregio. 

^— (Pietro) ultimo de'fratelH 
o cugini, non appartiene alU storia 
pittorica che per avere nel 1610 
contribuito all' erezione dell' acca- 
demia di Siviglia. 

^— ( Giovanni ), pih antico <K 
nu secolo dei precedenti, operava 
nel 1536 e 1557 nella cattedrale di 
Siviglia, onde trovasi ne'registri di 
quella chiesa, che gli furono pagati 
1 8,000 maravedis una volta, ed o» 



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RA 

ttltoa 20,000 dóeali d oro. Di qae« 
sle grandi opere « nel condurne le 
quali ebbe molti ajuti^ più non re- 
«Udo Tesligì di veruna sorte. Fu 
eocelleoie ritrattista e oell' arciv^ 
soorado di Siviglia si conservano 
ancora noa pochi ritratti per molti 
rispetti pregevolissimi. 

BAMIREZ (DOTT. Don Giuseppe) 
salo io Valenza nel 1624, fu allievo 
di Girolamo d'Espìnosa e suo così 
iirfioe inaitatore, cne a aleolo si di* 
stinga<Hio le opere sue da quelle 
del maestro. Yedesi nell'oratorio* di 
S. Filippo Neri di Valenza un suo 
bel quadro rappresentante la Ver- 
gine eoi bambino. Altre ^e prege* 
voli opere sì conservano sparse nelle 
cbiese e private quadrerie della stes* 
sa città. Mori in patria nel 1692. 

BENAVIDES ( Giovan- 

m) dopo avere appresi gli eie- 
menir della pittura io Saragozza , 
sua patria , passò a continuare oli 
sUid) nell'accademia di Madrid, che 
nei 1755 lo nominò sodo sopran- 
Bomera no. In questa capitale lo rese 
sommamente eelebre un quadro 
portalo dà Saragozza , rappresen« 
lanle l'elezione del re Pelagio : ma 
postosi a lavor<ir« sotto Corrado 
Giaquinto , invece di migliorare » 
«ndò peggiorando ogni giorno, per* 
die forse si occupava più della mu- 
sica che delle cose della pittura. 
Tornato ia patria, mori nell' anno 
1782. 

BANG (GiOTANKi) nato a Mont- 
pellier nel 1674, fu scolaro di Ri- 
gaud , sotto al quale si fece eccel- 
leofe ritrattista. Nel 1724 fu no- 
minato primo pittore del re di Spa- 
goa, onde recatosi a Madrid, vi si 
tffftteone fino al 1735, epoca della 
sua morte. Si dice che il celebre la 
ìfotfae prendesse da un' avventura 
aecadata a questo pittore T argo- 
OMDto di una sua favola. Aveva 
egli fatto un ritratto, che ^li amici 
s«oi trovarono poco somigliante al- 
l' originale. .G^' invita per il susso- 
l^oenle giorno a vederlo migliorato; 



RA 219 

e fatto uno sforo nella tela dipinta, 
posta al di dentro d* una vetriata 
del suo studio, fa in modo che la 
persona ritratta vi collochi la testa: 
Ancora non è ptrftUimtnte somi- 
glianie, dissero appena entrati nello 
studio i severi censori, che rimasero 
confusi udendo rispondere da quella 
testa: v'ingannaie, signori, sono io 
stesso, 

RANDA (AffTOHto) nacque in 
Bologfta circa il 1570, e fu prima 
scolaro di Guido, poi del Molina- 
ri; e più s'accostò d'assai allo stile 
di questo, che non alla maniera del 
primo maestro. Reodutosi in patria 
colpevole d'omicidio, trovò i» gra- 
zia della sua abilità asilo e prote- 
zione presso il duca di Modena ^ 
che nel 1614 lo dichiarava pittore 
di corte. Molte e belle opere fece 
in diversi luoghi dello stato Esten- 
se e nel Polesine di Rovigo , oVe 
nella quadreria Redetti conservasi 
il Martirio di S. Cecilia, che forse 
è la migliore opera dei Randa. 
Giunto al limitare della vécchiaja, 
fecesi frate , ma ignorasi in qual 
anno morisse. 

RANDON ( Claudio ) nato a 
Pontoise nel 1644, poiché ebbe ap- 
presi in Francia gli elementi oel 
disegno e dell' intaglio , venne in 
Italia, e fermò la sua dimora in Ro- 
ma. Colà disegnò alcune statue an- 
tiche e moderne « formanti la rac- 
còlta in foglio pubblicata dal Rossi 
nel 1704. Oltreje dette stampe, in- 
tagliò 

Un seguito di tredici navi » da 
Passebon. 

Molti ritratti di uomini illustri. 
Il Trionfo d'Amore, assiso sopra 
di un cocchio tirato da duecolomoe, 
tratto da un quadro del Domeui- 
chino. 

S. Gaetano, da Francesco Ro- 
manelli. 

R ANSONETTE (Girolamo) nac- 
que a Parigi nel 1753 ed esercitò 
con sufficiente incontro la piltoiA e 
r intaglio e specialmente 1' ultimo. 



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220 RA 

Nd 1782 tatagliò diversi soggetti 
di favola sai disegai di G. di Saint 
Aubin, inoltre 

11 Palazso della Giostìsia. 

Veduta del nuovo palauo reale. 

li Rivale seduttore , di sua in- 
venzione. 

L' Amante vendicata , come so* 
pra. 

Amore e Psiche, da Rafiaello* 

i Passatempi italiani, da Watteau. 

BAOUX ( Giovanni ), biffo in 
MoDlpellier nd 1677, passò dalla 
scuola dei celebre Boullongne in 
Italia» dove si fece valente maestro. 
Di ritorno in Francia , troviò uno 
splendido mecenate nel Gran priore 
Vandòme, che gli assegnò alloggio 
nei palazzo del tempio e ragguarde- 
vole stipendio. Se Raoux avesse 
avuto. cosi buon disegno, com'ebl>e 
vago colorito , sarebbe annoverato 
tra i migliori artisti francesi suoi 
contemporanei. Lasciò alcuni pre- 
gevoli ritratti, ed alcuni quadri di 
storie che lo accusano di manieri- 
smo. Fu membro dell'accademia di 
Parigi e mori iu questa capitale in 
età di 57 anni. 

RASPE (Cablo Gottlob), neto 
in Dresda nei 1752. apprese i prin- 
cipi ^^^ disegno e dell' intaglio da 
Andrea Zucchi veneziano, che fino 
dal 1 750 era stato chiamato a Dresda 
per incidere alcuni quadri di quella 
galleria, in appresso , conoscendo 
che non otterrebbe fama di valente 
intagliatore finche si limitasse all'i- 
mitazione del maestro, fecesi a stu- 
diare da sé i grandi esemplari, ed 
in sul declinare del p. p. secolo 
aveva pubblicati diversi pregevoli 
ritratti, tra i quali i seguenti: 

Consigliere Gesner , da Antonio 
Graff. 

PrÌDCÌpe di Sacken, da Schmid. 

I^a Contessa de Marcolini , dal 
medesimo. 

E per essere uniti al terzo volume 
della galleria di Dresda. 

Una Giovinetta coti Piccioni, da 
Pesne. 



RA 

Oliviero Cromwet, il Protettarv,' 
da Antonio Van Dyck. 

RATTI ( Giovanni Agostino ) 
nato a Savona nel 1699, frequentò^ 
io Roma la scuola del Lu#; e rÌH^ 
sci , non meno valente pittore di 
quadri di sacro argomento che dt 
quadri faceti, che dallo stesso Luti 
venivano creduti, d'ugual merito di 
quelli celebratissimi di Pier Leone 
òhezzi. Non può vedersi più lepida 
cosa delle sue mesci jre accerraoa, 
rappresentate in rissa , in danza o 
in "altre attitudini, quali s'iotrodu« 
cevano dagl'istrioni nelle cooamedie* 
Fra i quadri storici vengono pria* 
cipalmentf iodati un S. GiovanDJ 
decollato e diverse storie attineoti 
allo stesso santo fatte per la chiesa 
del suo nome in Savona. Fu pura 
buon pittore a fresco, come ne £iouo 
prova le figure aggiunte da lui alle 
architetture eseguite dal Natati nel 
coro de'Conveutuali a Casalmon£ei^ 
rato; e fecesi ammirare io pìii luo- 
ghi cx>roe raro pittore di scene tea- 
trali. Mori in Genova nel 1775, la- 
sciando ammaestrato Deli' arte eoa 
il figlio 

.*«— (Caval. Carlo Giuseppe) 
dall'editore delle •scritture di Meog» 
tanto e cosi a torto vituperato. Nato 
nel 1 745, o iu quel tomo , fu dal 
genitore, che lo destinava alia pit- 
tura, affidato a dotta persona fMor- 
chè in pari tempo lo ammaestrasse 
nelle volgari e latine lettere. Lo 
mandava poi a Roma, dov'ebbe la 
sorte di essere conosciuto ed amato 
dai due più illustri pittori che al- 
lora fiorivano in quella capitale, 
Rafiaello Mengs e Pompeo Battoui, 
il primo dei quali lo proponeva per 
direttore della nuova accademia dì 
Milano: l'altro lo raccomandava 
per le storie che si dovevano dipin- 
gere nel pubblico palazzo di Ge- 
nova, ch'egli esegui eoo universale 
soddisfacimento, sebbene da taluno 
incolpato di essersi appropriate una 
o due invenzioni altrui. Prima dì 
recarsi a Genova aveva iu Roma 



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RA 
«Mì|;ai{« alcutift Iodato pìtlur« sui 
disej^nì di Mengs, che io appreziava 
assai per ]a bella copia eoe aveva 
fatta ÌD Parma del S. Girolamo dei 
Correggio, e per la quale aveva of- 
ferta una non modica somma. Pio 
VI io nomioò cavaliere, ed in Ge- 
nova fa nominato direttore perpe* 
tao dell'accademia ligustica. Scrìsse 
io quest'ultima città le Notizie sto* 
riche sincere intorno te Vite dei pit» 
tori, scultori ed architetti genovesi; 
la Vita e le opere del Correggio; la 
Vita del cavai. RafTaello Mengs, ec; 
per la quale ultima e per le no* 
fine intorno al Correggio fu cos) 
a t€>rto malmenato dallo Spagouolo 
editore delle scritture del pittore 
tedesco. Furono pubblicate le sue 
dilese, com« sono pubbliche le av« 
versane imputazioni ; e le persone 
che non si lasciano affascinare dalle 
ajfparenxe e d^lle gratuite asserzioni 
di persona per tutt'altrì rispetti be- 
nemerita delle 'lettere e delie arti, 
conoscono in qual concetto tenersi 
devono /e appassionate invettive di 
un uomo che non dubitò di prefe* 
rire /e pitture di Raffaello Mengs a 
quelle di Raffaello Sanzio. I veri 
. conoscitori dell'arte, condonando al- 
''^g>*^o pittor Sassone i troppo se- 
veri giudizj portati sa gl'i I lustri pit- 
tori italiani suoi contemporanei, lo 
hanno collocato in elevato seggio . 
ma a non breve distanza dal grande 
Urbinate. Mori il cavai. Ratti nel 
1795. 

RAVARA(PlETRO).Di questo pit- 
tore, nato presso Genova uella valle 
di Pofsevera^ fu detto che dipinse 
quadri storici copiosi di figure, or- 
nali di bei paesi e di fiori e di frutta 
freschissime^ senza indicare i luo- 
ghi io cui presentemente si conser- 
vano. Si soggiugne che morì in età 
decrepita, ma nou l'anno, nemmeno 
approssimativamente : le quali cir- 
costanze rendono probabile hi con- 
ghiettura di alcuni, che lo suppon- 
gono meno che mediocre pittore. 
RA VENBT (Simone Frangesco) 



RA 221 

nacque a Parigi nel 1706 , e por 
eh' ebbe appreso a diiegnare e ad" 
incidere alla punta ed a bulino in 
patria, si trasferì in Inghilterra. Fa 
osservato dagli storici deirarte che 
Ravenet e Vivarés furono quelli che 
assai cootribuirono* a spargere il 
buon gusto dell'inctsione in Inghil» 
terra. •« Rnvenuet, scrive Giuseppe 
» Strutt, viene a ragione tenuto per 
n un eccellente ortista. £gli seppe 
*• dare alle proprie stampe coloree 
» lucentezza, e seppe finirle con pre» 
» cisione. Castigato è il swi disegno, 
M ma alquanto manierato lo stile. 
» Troppo forti sono talvolta i eoo- 
n torni , e con scapito deli' armo» 
M nia. M Soggiungo un breve indice 
delle sue stampe più celebri: 

L'Emblema delia vita umana per 
conto delle diverse età, da Tiziauoi» 

Venere ed Adone^ da Paolo Ve* 
rotiese. 

Adorazione de'Pastori^ dal Feti» 

La Pittura ed il Disegno, da Gnv» 
do Reni. 

I '^astorì d'Arcadia « da Niccolò 
Poussin. 

II Figliuol prodigo, da Salvator 
Rosa. 

Giovane cingherò che porta un 
fanciullo sulle spalle, da MuriHo. 

li Ritorno dei Figliuol prodigo , 
dal Guercino, ec. 

— — (Simone), figlio di Simone 
Francesco, nacque iu Londra circa 
il 1755, e rìmase orfano iu età di 
dieci in dodici anni con una sorella 
minore di lui. Questa si maritò al- 
Tiotagliatore Picei, e Simone passò 
in Francia , dove continuò a stn« 
dia re il disegno sotto Boucher. Io 
appresso recossi a Parma e colà fe« 
cesi nei 1779 ad intagliare e pub* 
hlicare le opere del Coreggio esi« 
stenti in quella città. Tale impresa, 
risguardata come alquanto temerà* 
ria, fu termiufta nel 1785* Contiene 
il ritratto del duca Ferdinando; 
quello del Correggio, preso da Lat- 
tanzio Gambara ; la cupola delia 
cattedrale in 12 fogli; la copele di 



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222 



RA 



S. GiovauDÌ» la Uadoona della Sco* 
della, la Madonna della Scala« l'An- 
nuniiata, la Madoooa incoronala, il 
Portar della Croce, S. Girolanoo, 
i SS, Placido e Costanzo. 

Intagliò pure» Giove ed Antiope, 
da un quadro di Rubens posseduto 
dal marchese Felino. 

Teseo, che informato dalla madre 
del segreto de'suoi natali, di prove 
^eì suo valore, da Poussin. 

RAVENNA (Marco da) nacque 
ÌB Ravenna nel 1496, fu condisce* 
polo di Agostino Veneziano nella 
scuola di Marcantonio Raimondi, e 
rivale nell'arte dell' intaglio in riime 
del suo compagno. Grandi dispute 
divisero i conoscitori intorno al ri* 
•petlivo merito dei due allievi; ma 
convengono i piìi nell' accordare 
maggior forza ad Agostino, Fioche 
visse Raffaello, che fu il vero capo 
della scuola di Ma re' Anton io, i due 
emuli non osarono abbandonarla; 
IMI dopo il 1520, cominciarono ad 
operare separatamente , ed a mar- 
care i proprj lavori con diversa 
Ciffra. Quella di Marco consistente 
nelle intrecciate lettere R. S. cioè: 
Ravignanus scufpsU, diedero origine 
a due errori , di attribuire alcune 
slampe cosi segnate a Raffaello San- 
«io, ed a dare esistenza ad un nuovo 
artefice, cui di edesi il nome di SU» 
vostro Roifignauo, Chi bramasse ve- 
dere ara piamente trattata questa ma- 
teria , legga r art. Ravenna Marco 
del continuatore di Gori Gaudelli* 
ni, tom. 13, pag. 253 e seg. Non 
tardò Marco a ritirarsi da Roma in 
patria dopo la morte di Raf&ello ; 
e coli condusse la maggior parte 
delle molte sue stampe fino al 1550, 
Bel quale anno credasi comunemente 
morto. Soggiungo un breve indice 
delle più rinomate sue opere. 

Seguilo del fregio della Sluria 
della S. Bìblia, dipinto da Raffaello 
io Vaticano, in 12 pezzi. 

Strage degrinnocenti, da Baccio 
Fiorentino. 
' Trasligurauoue, da RafEiello. 



RA 

Conferenza di Scipione ed Anni* 
baie iu presenza delle loroarmate, 
da Giulio Romano. 

Vittoria riportata da Scipione so* 
pra Annibale, dallo slesso. 

Trioafo di Galatea, da RafTaelIo; 
slampa diversa da quella di Mar- 
c' Antonio. 

Combattimento di Entello e Da^ 
rete, da Rafiaelio. 

Baccanale di Fanciulli, ove si vede 
un giovinetto colla lira, da Giulio 
Romano. 

Sacrifizio antico. 

Una donna, che conduce un loo- 
ne verso una specie di macello. 

Statua di Laocoonte, stampa ra- 
rissima e notabilissima, perchè rap- 
f>resentante questo monumento nel- 
o slato che era quando fu sco- 
perto e che ci fa conoscere le parti 
che vi sono state posteriormente ag- 
giunte. 

RAVeSTEIN (Giovanni) nacque 
airHaja circa il 1680, e fa uno dei 
più illustri pittori dell'Olanda, senza 
che sappiasi da chi apprendesse 
quello siile vigoroso e pieno di fuo- 
co, che non permette di confondere 
le sue opere con quelle de'mìgliorì 
artisti suoi contemporanei. 1 suoi 
capi lavoro sono tre quadri storict 
che ornano la gran sala del giardino 
dell'Archibugio all'llaja, ne' <{uaU 
vedousi ritratti al vero i principali 
personaggi civili e militari di quella 
città. Sappiamo che nel 1655 fu capo 
di 48, parte pitlori e parte^ scultori, a 
nome dei quali chiese ed otteqne di 
essere separali dai quadrato risti e da- 
gl'ignobili frescanti di pratica. Nul- 
1 altro è noto della privata sua vita; 
ma le sue opere ci dicono eh' egli, 
possedeva tutte le parti che formano 
l'eccellente artista. Le sue compo- 
sizioni sono calde e giudiziose; le 
figure hanno attitudini svariate e 
graziose; tutto ne'suoi quadri ha vita 
e movimento. Conobbe la prospet- 
tiva aerea e seppe dare armonia ai 
colori , opportunamente spargendo 
le ombre ed i lumi^ onde produrre 



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RA 
il mìgiiore efielto. Mori in palrm 
assai vecchio, lasciando ammaestrato 
nell'arte ii (ìgliuolo 

RAVESTEIN (Arnaldo VAif).Er8 
costui nato oeÌ 1615 e comunque non 
siasi avvicinato airecceilenza paterna 
fece ad ogni modo molti lodevoli 
ritratti, e più avrebbe fatto , se le 
molte ricchezze ereditate dal padre 
non gli avessero fatto preferire alle 
fatiche dell'arte una molle ed agiata 
▼ita. Osserva però il biografo de 
Champe , che le poche conservate 
sue opere lo dimostrano il piii vi- 
cino imitatore dello stile del padre» 
sebbene moltissimi abbiano cercato 
d'imitarlo. Troviamo che nel» 1661 
e 1662 era capo dei pittori artisti 
dell' Ha)a. Dopo tale epoca non si 
hanno ulteriori notizie di lui. 

^— (Enrico) nato in Bommel 
circa il 1640, dava grandi speranze 
di riuscire valente pittore, quando 
mori nella più fresca gioventù, la- 
sciando neir io&nzia un figlio , la 
di cui gloria doveva dare al padre 
quella immortalità , che precoce 
morte non gli aveva acconsentito di 
acquistare con i proprj lavori. Fu 
guest! • 

^—(FflCGOLA), che nato nel 1661 
ed ammaestrato nelle cose della 
pittura da Giovanni de Haen, ap- 

firese da lui coi buoni princlpj quel- 
'affetto per l'arte che solo è capa- 
ce di formare i grandi maestri. I 
primi ritratti eseguiti in Bommet 
sorpresero i più esperti conoscitori, 
ed in breve gli procacciarono da 
ogni parte copiose commissioni. Nei 
1694 fu chiamato alla corte di Kni- 
leoberg per ritrarre V estinta prin- 
cipessa di Waldectt , della quale , 
fio che visse, nessun pittore aveva 
sapQlo fare somigliante ritratto. A 
Ntccofa riusci di farlo oltre ogni 
credere somigliantissimo; per lo che 
dopo tal epoca non vi fu principe 
o gran signore delle Fiandre o della 
Germania» che non volesse il prò- 

C ritratto di sua mano. Maseb« 
, facendo ritratti^ guadagnasse 



RA 223 

assai, valle eziandio dipingere ooo 
pochi quadri di storia , ne' quali., 
più che ne' ritratti aveva a ra^ 
gione riposta la speraiizi dell' im« 
mortalità. Era giunto agli ottant'an- 
ni quando ritrasse in un solo qua- 
dro, suo genero Bruistens e la sua 
sposa e figli, senza lasciar scorgere 
in cosi copiosa opera verno indìzio 
di vecchia ja. Visse ancora nove an- 
ni in prospera salute. 

— -— (Uberto) altro pittore dello 
stesso casato, nacque nel 1647, ed 
a differenza di tutti gli altri suoi 
agnati, si diede totalmente al genere 
fiammingo , dipìngendo paesaggi , 
mercati e fiere da villaggio, batto- 
le , convegni artigianeschi , bestia- 
mi, ec; nel qual genere di oggetti 
seppe farsi nome di buon maestro. 

HAYIGLIONE , pittore del di- 
ciassettesimo secolo, dipinse in Ca- 
sal Monferrato, sua patria, un Ce- 
nacolo per il convento di S. Filip- 
po Nen, e fece un' altra pregiatisi 
sima tavola per la chiesa di 8. Croce. 
Non sappiamo comprendere come di 
un artista autore di cosi belle opere 
non siano noti il nome, la scuola. 
Tela, né alcun altro lavoro. 

RACST (Francesco Lodovico) 
nato in Lucerna nel 1652, operò 
con molta lode in patria , poi in 
Olanda in pitture dì genere. Man- 
cò all'arte nel 1750. 

RAXLS (Pietro) fioriva a Gra- 
nata in sul declinare del sedicesimo 
secolo. È comune opinione che ap- 
prendesse a dipiogere in Italia, dove 
si accostumò a quel delicato stile dei 
grotteschi onde ornava le sue sto- 
no. È volgare tradizione nel resno 
d i Granata , che Raxis avesse due 
fratelli , V uno e V altro valenti- 

Bit lori, ma non tali da egaagliarlo. 
diverse sue belle opere si conservano 
in molle chiese di Granata , dove 
tornato dall'Italia avanti di giugnere 
ai quarapt'anni, vi dimorò cosIhd- 
temente finché visse. 

RAZZALI (Sebastiano), bolo- 
gnese, frequentò la scuola dei Ca- 



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224 RÀ 

noci e ne usci Taiente |»llore on- 
cPebbe l'onore di lasciare a S. Mi- 
diele io Bosco, celebre per le opere 
de' grandi maestri bolognesi , una 
«toria rappresentante S« Benedetto 
tra le spine. 

RAZZI (CAVAL. GUNKAin-OHÌO) 

detto il Sodoma , nacque in Ver- 
celli circa il 1479: e non in Ver- 
gelle, piccola terra del territorio di 
Siena , come credettero alcuni. È 
probabile che apprendesse in pa- 
tria i principi della pittura dal Gio- 
venone , o da alcun altro maestro 
delia scuola miiaDese;come ne danno 
aperto indizio il caldo delle carna- 
gioni , il gusto del chiaro scuro e 
certe altre particolarità della scuola 
milanese , che si osservano nelle 
opere giovanili del Sodoma. Tali 
sono quelle che condusse nel 1502 
a Monte Oliveto ed altre fatte in Ro- 
ma sotto il pontificato di Giulio II. 
Quelle però che aveva eseguite 
io Vaticano ebbero la sventura di 
con piacere al papa , onde furono 
distrutte per dar luogo ad alcune 
storie di Raffaello, che peraltro ri- 
spettò le grottesche del Sodoma. 
Aveva questi ad un dipresso nella 
stessa epoca colorite nel palazzo 
della Farnesina alcune Storie d'A- 
lessandro il Grande, che mostrano 
lo stile lombardo anteriore alla ri- 
forma operata in quella scuola dal 
Vinci. Ma condotto a Siena da al- 
cuni agenti della famiglia Spannoc- 
chi, dopo parecchi anni di dimora 
in Roma, si diportò meglio che al- 
trove. L' Epifania a S. Agostino , 
il Cristo flagellato del chiostro di 
S. Francesco ed il S. Sebastiano , 
ora trasportato nella R. Gallerìa di 
Firenze, sono opere superiori ad 
ogni lode. A tutte non pertanto so- 
vrasta la S. Caterina in isvenimento, 
dipiota a fresco in una cappella di 
S. Domenico , della quale ebbe a 
dire Baldassarre Peruzsi , che non 
aveva veduta pittura , che meglio 
esprimesse ^li effetti dello sveni- 
mento. Si dice ehf talvolta e fMur» 



RA 

ticolarmente quand' era «veedùo ; 
lavorasse di pratica in Pisa, in VoU 
terra , in Luca , mostrandosi noa 
pertanto valent' uomo anche in al« 
lora. Ebbe il Razzi la disgrazia di 
spiacere al Vasari, il quale ne scris- 
se meno vantaggiosamente cbe non 
meritava. Ma gli fu renduta giusti- 
zia da altri ed in particolare da 
Paolo Giovio, scrivendo, essere per 
comune opinione, uno di coloro che 
professarono la «pittura con poco 
minor lode di Raffaello. Lo stesso 
Annibale Caraoci ebbe a dire, che 
il Sodoma fu grandissimo maestro 
e che poche pitture si vedevano che 
poteseero sostenere il confronto delle 
sue migliori. Forse i suoi costumi 
meritarono la censura del biografo 
aretino; ma gli errori del privalo cit- 
tadino non devono portar pregiu* 
dizio al suo merito piUorico. Mori 
nel 1554, lasciando molti valenti 
allievi. 

REABUGCO (Raffaello) nac- 
que in Cremona circa il 1350. ed 
avendo da natura sortile felici di- 
sposizioni per Tarchitettura, a que- 
sta applicossi fino dalla gioventù , 
ed esercitò con universale applauso. 
Grande era la fama di lui nei 1370, 
quando Cremona era governata da 
Rarnabò Visconti ; onde lo volle 
questi a' suoi servigj, e sempre lo 
ebbe in grande stima, e splendida* 
mente lo ricompensò. Per órdine 
suo edificava la fortezza di Cremo- 
na, chiamata Santa Croce, e quella 
di Pizzieheltoue, e riparò o aggiunse 
nuove difese ad altre rocche e città 
del suo signore. Non è perciò a 
credersi che ftllri lavori d' impor- 
tanza non abbia eseguiti per signo- 
rili famiglie, o pei: .religiosi stabili- 
menti: ma i cambiamenti accadati 
nel lungo periodo di oltre quattro 
secoli , hanno colla distruzione dì 
tanti edifìcj distrutte altresì o rese 
incerte le memorie delle sue opere. 

READ (Riccardo) nacque in In- 
ghilterra del 1760, e nel 17^ aveva 
di già nome di valente iataglialort 



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M 
mila moieni nera ed al lapis. Tvà 
le ttao^ che gli allrìbiiìsee Basaa 
trovasi quella rappresentante Pale- 
mone e Lavinia, tratta da un dise- 
gno di Big§^, ed intagliata nel 1782. 
Sodo pare in pregio tenute le se- 
guenti : 

La Dama Olandese , ossia busto 
di ooa giovane con velo, da Bem- 
brandt. 

Lm giovane villanella, da Boydell. 

La regina Maria di Scozia , che 
segna l'atto della sua abdicazióne 
«Ila corona a favore di suo figlio, 
da Hamilton , ec. 

READING ( Beniamino) nacque 
itt Ji^hilierr» nel 1750, enei 1780 
operava in Londra con Riccardo 
Lead. È noto che nel 1784 pub- 
blicala diversi soggetti trattati a 
graniti, tra i quali, i seguenti tre : 

Mistriss Corbyn. 

Carlotta alla tomba di Verter, a 
graniti) rosso* 

Lavinia e sua madre con quattro 
▼ersi di Thompson. 

— — * (Sara), probabilmente so* 
ralla di Beniamino , intagliò ancor 
essa a granito le due seguenti stampe 
esmite sai disegni di Beoiaurìno. 

Olivo 

Sofia 

REALFONSO (Tommaso), na- 
poiitano, nato dopo Wmctà del di- 
ciassettesimo secolo , ki scolaro iu 
patria di Andrea Belvedere celebre 
dipintore di animali domestici e sei* 
vatici, di fiori e di frutta. Forse 
Realfonso non raggiunse il maestro 
rappresentando i generi suddetti » 
na io vinse nella varietà, perocché 
vi aggiunse ogni maniera ai confet- 
ture e di commestibili. Ignoran l'e- 
poca dcUa sua morte. 

REATINO, intagliatore in rame, 
iolomo al quale troviamo in Ba- 
san lo seguenti notisie. Abbiamo di 
lui una serie di cinque storie re- 
lative ai martirio di S. Giustina , 
intagliate all'acquaforte iu sul fare 
deir Aquila. 

RBBÒLLOSO (Antonio) fioriva 
Diz, degli Arch. ecc. T. III. 



RE 225 

ia-iiareia ^lel diciotfeesiiBo sècolo , 
avendo fatto nel 1741 diveisi qua«« 
dri per il secóndo chiostro del con* 
vento della Mercede di Lorca, rap» 
presentanti i fatti più notabili dell* 
vita jdi S. Raimondo ; tfe' quali si 
fece vantaggiosamente conoscere per 
conto del disegno» ma debole colo^ 
ritore. 

REBOUL (MAtaA Teresa) nat» 
a Parigi nel 1720. ed ammessa * 
queir accj^iemia Tanno 1767» em 
sposa del pittore Vien. Dipinse beU 
iissimi quadri di fiori, ed intaglia 
una raccolta di 15 vasi di forma an^ 
tica , e diversi pesci e conchiglie. 

BECCHI (GiovANSl Paou) b 
Giovanni Battista), dipintori cO' 
maschi, furono allievi del Horae- 
zoae, e lodevolmente si comporta^ 
rono ne' lavori a fresco , come n^ 
fanno testimonianza le opere loro, 
in S. Giovanni ed in altre chiese 
di Como, e quelle eseguite iu duo 
cappelle di Varese. Giovan Battista 
dipinse pure nella chiesa di S. Carlo- 
a Torino, dove a concorrenza delio- 
stesso maestro , si distinse per ro* 
bttsteaza e sodezza di stile, e per 
grande intelJigéuza del sotto in su« 
Coirajuto di certo Giovan Antonio* 
suo nipote dipinse altresì alcune ca- 
mere della real villa della Yeneria, 
indi passato a Bergamo, vi fece un» 
S. Grata che saie al cielo, ^on h 
nota r epoca della loro morte. 

REGGO (CAVAL. Giuseppe), na- 
polilanD, uaAo nel 1634, fu allievo 
del Porpora^ È forse costui il mi- 
gliore di quanti in Italia dipìuseio 
cacciagioni » ueceliami , oesci e so- 
nsigl ialiti cose. Aveva effli studiato 
alcun tempo in Lombardia ; ed aveva 
da quella scuola appreso quel vago 
e roDusto colorito che accresce pre* 
gio a' suoi quadri. Chiamato, per In 
sua eccellenza, in tal genere ai pit- 
tare , alla corte di Madrid , n si 
trattenne lungamente, mentre Luca 
Giordano suo compatriotto vi so- 
steneva la gloria della pittura ita- 
liana , dipingendovi tali e tante 0to« 
29 



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226 



Iffi 



rie, dM non temevaoo il ptrigone 
di «fuanlo yì lasclarooo i pittori spi- 

SDoH e fiamniiogbi. Tornato io Ito* 
, nuiDcò Recoo all' arte in età 
di 61 toni. 

REGLÀM (Federigo) oaoque in 
ìlagdebii^o nel 1734. Dal padre . 
di jprofessiooe gioielliere fu mandeto 
a Berlino per apprendere la pittura 
da Pesne. Di dietotto anni ^na^a 
da Berlino a Parigi presso il gio- 
ielliere Lempereur appainionato di* 
lettonle delle belle arti, che lo am- 
mise nella sua ' sceltisstifta galleria 
di quadri, e gli fece coooeooK i più 
dìstìoti artisti di Parici. Frequentò 
alcuoi mesi la teoola di Pierre; indi 
passava a Roma nel 1765, dove sta- 
dio rtintico e le cose di RaSiello. 
Visitò io appresso le altre princi- 
pali città dMialia ; e nel 1762 tor- 
nare a Berlino ricco di preziosi di- 
segni e di rare cognizioni acquistale 
io Francia ed in Italia. In Ikrlioo 
dipinse diversi ritraiti e paesaggi , 
per il ^uale genere dì pittura aeo-> 
tivasi più chea tult'ahro inoUfialo. 
Aveva pure ad incidere alla pnnta 
diverse delle sue invenzioni quando 
kk sorpreso dalla morte nel fiore del* 
r«tA. Soggiungo l'indice delle più 
notabili tra le sue stampe. 

Raccolta di otto paesaggi monta- 
«Dosi, rappresentanti veduted'Ito- 
ha, códuie di acque e fabbriche di 
ogni maniera. 

Altri due paesani con vedute d*l- 
talia» intitolati il Mattimo e la Sera* 
■ Due paesaggi dei contorni di Pa- 
rigi. 

Veduta di una «amerà nelle vici- 
nanze di Roma con cascate d' acqua. 

— » (Francesco) pittore tedesco 
del prossimo passato secolo, di coi 
parla il Basan, ma che il continua- 
tore del GandelinI suppone non esi^ 
sere diverso dal precedente. 

RECO, architetto e plastico, figlio 
et Fileo, nacque in Sanso, ed è ris- 
guardato come ono dei primi in- 
ventori della piattica per la Visione 
de' metalli. Bcoo di Filoo e Tco- 



EB 

doro 6g|io di Ttkclio di SamaJU» 
reno i primi che fusero il nume e 
ne formunmo ftoftif. Cosi Pauaaoio 
nel lib. Vili e IX. E lo stesso Pan* 
sanie scrive nel X libro, che nel 
tempio di Diana Efissia vedevaaì 
un'immagine femminile» dagli Efiasii 
chiamato la Netto, opera di Reco* 
Troviamo poi in Erodoto lib. Ili, 
cap. 60. eoe tra i principali tre edi- 
fici di Samo contasi un tompio To- 
stissimo» il di cui primo architetto 
ni Reco. 

REDE {GVGUEUÈO), era vescovo 
di Chichester in loghillerra» e fob- 
brioò sui propri disegni ed a pro- 
prie spese la libreria nel collegio di 
Mertoo» ed il castello di Amfaorief. 
Dicesi eh' egli era il miglior mate- 
OMlioo de' suoi tempi; né certo po- 
teva essere architetto sefl 
scere le matematiche. 

REDER ( Gusti ANO ), 
mente chiainato Monsieur Leandro, 
venne dalla Sassonia, soafatrìa» a 
Roma l'anno 1686; • preso argo* 
mento dalle novità del tempo, co- 
minciò a far quadri di batUglie tra 
cristiani ed ottomani ; tutto le quali 
opere si sarebbero io pio grande 
stima conservate, se non le aveaeo 
oltre ogni credere rooltiolicato » abu- 
sando della faciliti^ del pennello o 
dell' ostinati^ assiduità al lavoro, 
che non gli permettevano di pett« 
sere maturamente a nuove inveo- 
ziooL Vedendo scarseggiare le com- 
missioni per battaglie, ù volse a di* 
pinfjere paesi, che ornava di ftcete 
storie, aiutato in tali lavori da Hen- 
dardo Wanblomeu. Mori a Basiloo 
nel 1729. ' 

REDI (ToMMiAO), fioroitino, no- 
to del 1665, fu prima aoalaro dol 
Gabbiani , poi di CaWo Maratta e 
del Balestra, atudiando sotto ai quoli 
si formò uno stile pih nobile , cho 
non adoperavasi di qoe' tempi io 
Toscana, avendo» dietro i Icnto ceo« 
sigli, studio to r antico e fatte copie 
de migliori quadri de' grandi oMm- 
stri, ie qoali, oottamento ai dipinti 



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RE 

^ Ma hivg tiM O De , j;«lo6aiiieote » 
«OBiervaao dti suoi dueetidenti.Tra 
coloro che non esereiCiroDo V arte 
<K yro ft Bi woDe, fb il Redi uno dei 
piit Takoti maestri. Mori in patria 
bel 1726. 

RSOONDtLLO (InDoao) nacque 
ui Madrid avanti la metà del di* 
ciasseltaaimo secolo, studiò Ja pittura 
ia patria, e fu da Chrio IL oomioato 
8«e pittore. Pure presentemente le 
ooere di questo pittore dei re. non 
dislÌBg«onst dalle mediocri di tanti 
mtisti*«iioi eonlemponinei. 

RKDONBTA (Tommaso)» scolto* 
09, fiorivo in Roma nel 1670, ed 
ora ascritto al catalojp degli acca- 
demici. Poche cosasi conoscono di 
qttesl' artistn, dalle onali si scoile 
appotteoere alla scuola beminesca. 

nfiGlBUS ( Sebastiaivo a ) di 
Ghiotta ▼enne annoverato tra gl'i» 
talianì intagliatori in rame per due 
ranssime stampe, una delle quali 
rappresenta l'Eterno Padre quando 
fermò Eva dalla costola di Adamo, 
da Raflaeflo ; 1' altra è la Natività 
dì S. Giovanni Battista, da un qua* 
dro dì Giulio Romano. 

REGNA RSIO, o RAGNARD 
(Valekiaho) operava^ in Roma in 
principio del secolo deCimottavo. Il 
baodeltini ci lasciò di quest'inta- 
cliatere, che il Basan dice assai me- 
aìmcn, un copioso indice di stampe. 
Fra queste ricorderemo le seguenti : 

La visitatiooe di M«rta a S. Eli* 
«obettk, da Federico Barrocci. 

Diversi paesaggi , dal Tempesta. 

REGNAOLT (Nicolò Frahce. 
aco) nacque a Parigi nel 1746, dove 
apprese la pittura e V inta^^lio, fre- 
■qoeotando diverse scuole, mdista- 
dimsKlo da sé le migliori opere dei 
grandi maestri. Viene accusato, e 
non a 'tofto di manierismo , e di 
non avere avuto stabile metodo di 
operare. Tra le sue stampe rioor- 
dcrò le seguenti intagliate a grani* 
to , o a lapis rosso. 

La Fedeltà e la Teneressa , da 
Lógranee. 



RB 2» 

La Fontana d'Amore, da Fre» 
gonard. 

Il Toto della Natura, ossia una 
Madre che allatta il propria figiioo^ 
io , di sua iorentione. 

REGNESTON (Nkcola), nato io 
Rheims nel 1625, fa cognato del ce* 
lebre intagliatore Naatoviik, dd 
quale credasi aver appreso i prin« 
cipj del disegno. Certo è che lertoro 
opere si assomigliano, ma è comune 
opinione che lo scolaro abbia in al- 
cune parti superato il maestro. Fece 
molti ritratti assai belli, e trattò al- 
tri soggetti di sua eomposisione, e 
tratti da allri eMestri, e specialmente 
da YovctV Campagne» te Bmn ec. 
Mori io Parigi nel 1776. Fra le non 
molte sue stampe ebbero celebriti 
le seguenti : 

Antonio Premio segretario della 
Regina madre, eseguito nelV età di 
19 anni, di sua inventione. 

Il card. Giulio Mattaripo, fiitto 
nel 1656, di sua inventione. 

Lo sposaliaio spirìtnale di S. Ca- 
terina. 

La saera ismiglia, da Coyoel. 

La Tergine col divin Figlio , e 
S. Giovannino, da Fran. Bousdon. 

RBGORiNI (Gio. Battista) nac- 
que avanti il 1550 da Gabriele Re- 
gorini di Cremona, abitaote in vi- 
cinania di S. Agata, ed esercitò con 
loderarchiletlora; essendo noto che 
oel 1584 edificò la facciata della 
chiesa -parrocchiale di S. Biagio dì 
Codogno, ed esegui altre opere in 
quella divitiosa borgata. 

REHBERG ( Fedehico ) nacque 
io Hannover circa il 1755, apprese 
sii elementi del disegno in patria, 
mdi passò a studiare nell'accade- 
mia di Lipsia* sotto la diretione di 
Oeser. Non tardò a sentire il biso- 
gno di migliorare il gusto, e se- 
guendo i coosigli di akoni artisti, 
passò in Italia, e tisi trattenne al- 
cun tempo con molto profitto. Di 
ritomo ad Annover, dipiose il ri- 
tratto del duca d'York e di suo 
fratello il principe Guglielmo En- 



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228 RB 

lieo. In appresso rectvasi a Dessaa; 
chìftfDttovi Del 1784 in qualità di 
diaegnalore e pittore dell' istituto di 
Edocasiotie. Ma dopo pochi anni 
ripassò a Roma oòom peosiooario 
«lei re dì Prossia, e lungamente yì 
si tratteaoe, lata^liò alcuae stampe 
di propria iovenziooe, tra le quali 
quella colla leggenda : Date ohiilum 
Belisario: bella, e celebre opera di- 
lìsentemeote eseguita. Inoltre sei fo« 

ffi di figure italiane campestri^ pub* 
iicate nel 1793. 
REUN (I. E.) intagliatore svei^ 
tese, fa allievo ai le Bar» indi suo 
snato per molti anni. Intagliò al<- 
I acqoft forte una Gadiia del Ci« 
gnale» tratta da Hondius« la quale 
stampa porta il suo nome. 

REICHEL (L) intagliatore ba- 
varo conosciuto per alcune stampe 
tratte da Mattia Kager. 

REINER ( Yercislao Lobenzo ) 
nato in Praga nel 1686, apprese il 
disegno dal padre , meno cne me- 
diocre pittore ; e studiò la pittura 
presso un suo zio, venditore di qua* 
dri» che gli faceva copiare le roi- 

Sliori opere che aveva nel suo fon- 
aco. Continuando in tale eserci- 
zio , si rese in pochi anni pittore ; 
ma non potendo» per lo statuto di 
quella città , professare la pittura 
senza aver frequentato la scuola di 
un maestro deir arte» gli fu giuoco 
forza accomodarsi a questa discipli- 
na» Alcune opere ali olio ed a fre- 
sco lo fecero ben tosto annoverare tra 
1 migliori artisti che iu allora di- 
pingessero in Praga battaglie, pae- 
saggi e storia. Ebbe perciò impor- 
tanti commissioni do Augusto re di 
Polonia e da privali signori ; e grandi 
tele dipinse per la certosa di Gae- 
ming e per una chiesa di Bresla* 
via. Mori in patria nel 1743. 

REINHARD (Carlo)» nacque in 
HoC nella Franconia» circa il 1 760, 
e recossi ancor giovinetto» ma di già 
ammaestrato rie'principj del disegno, 
a Lipsia» per lavorare sotto la dire- 
»ions di Oeser. Passò poscia a Dre- 



sda dove sj^fitlò éttL'Mcàdmim 
e della galleria. Inclinato al pao» 
saggio, più che a tutt' altro gonere 
di pittura» a questo esclusivamente 
si consacrò» prendendo a solo ino» 
dello la vera natura. Lavorò laa« 
-ga mente per il duca di Saze-Heiniii* 
gen, che lo colmò di beneficenze « 
e gH somministrò larghi mezzi pm 
passare In Italia. Giunto a Rom»« 
si associò con due altri artisti tede« 
schi ». in Compagnia dei quali pub* 
blicò in più volte sessanta paesi pil- 
toreschi d' Italia- l. paesaggi iuta* 
gliati air acqua ibrte da minhard 
sono i seguenti : Interiore del se* 
poterò delia famiglia dei Nasoni sul!» 
strada di Terni. 

Sepolcro antico in via Nomeolt» 
na » presso al ponte Nomeutaoo* 

Sepolcro antico in viii Bmti^ 
della Torre de' Schiavi* 

Avanzo di un sepolcro in vìa Ne» 
via » fuori di Porta Pia. 

Antico Sepolcro di via Nomentaoa. 

Antico sepolcro vicino a Tivoli* 

Il Colosseo. 

Villa di Mecenate a Tivoli. 

Castel Gandolfo. 

Palazzola. 

Ruine a Villa Borghese e presto 
a Subiaco » in due fogli. 

REJON de SILVA {0. Giacomo) 
QUO de' buoni dilettanti spagnuoli 
del diciottesimo secolo» non è sol- 
tanto conosciuto per alcune copie 
tratte dai dipinti di Raffaello Meogs, 
ma eziandio per avere arricchita ia 
Spagna di un'elegante tradaziooedei 
Trattati della pittura di Leon Batti- 
sta Alberti «di Leonardo da Vioci. 

BEISPERGGR (G. C.) pittore ed 
intagliatore tedesco » «che operava 
dopo il 1750» è conosciuto m Ita- 
lia per le seguenti tre stampe^ due 
delle quali di sua composiiiooa. 

Ritratto dell' imperatore Giuscp- 
p.U. 

Altro simile di Pietro Leopoldo, 
gran duca di Toscana. 

11 suonatore di liuto» da un qua* 
dro del Prete Genovese. 



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n 

ìtBllftRAMfì7 (Van Ryn, 
del Rxiro) nacque h' anno, 1596 da 
padre di protessiona mligoajo io 
no villaggio flttnato aopra quel rama 
del Reno che va verse Leyden. li 
padre, vedendolo tapinato alla pit* 
tura, acconsenll cbe frequenlasM la 
«aaa di od mediocre artiata, che gli 
insegnò i princìpi del disegno , e 
fliosso dai progressi che faceva gran- 
dissimi e dai coosigli di autorevole 
persona, lo mandava ad Amsterdan, 
^ponendolo ìKitto la direzione di Pick 
troLaslman. Trovandosi nella scuola 
di questo maestro, fece un quadretto, 
che on generoso ed inteUigeote di^ 
lelCanCe acquistò per cento fiorini > 
e tanto bastò a rendere il giova* 
netto artista celebre in tutta V O» 
landa. L'allettamento del guadagno 
lo rende piìi che mai assiduo al la* 
voro ; eseguisce alcuni ritraiti, che 
procurandogli copiose commissioni, 
1' obbligano a fermare stabilmente 
in Amsterdam il suo domicilio. 
Scrisse de Piles ohe oel 1^5 Rem* 
brandi era io Venezia, ma sebbene 
fosse ioìiio di minacciare gli Olan* 
desi ài voler paasare ora in Ioghi!* 
ferra ora in qaalche contrada del 
Nord, è cosa indubitala, che dopo il 
1630 più non si allbotanò da Am* 
sterdam. Piles fu tratto in questo 
errore da uoa stampa di Rembrandt 
rappresentante un armeno con lunga 
baroa e turbante in capo ornato di 
pelli , e con «bbigh'amento ali' o* 
rìenule. Ma è cosa perfettamente 
avverata essere questa una finzione 
dell' aitiata per far credere ai di* 
Iettanti di stampe di essere stato a 
Venezia, onde accrescer prezzo alla 
Mampa. Pochissimi artisti cenèbbero 
al par di Rembrandt gli effetti dei 
diversi colori poati in contrasto, ed 
il suo modo di operare aveva qnal* 
che cosa di straordinario. Egli non 
ai curò di dare nobiltà alle sue com- 
posizióni » ma pochi seppero Ra- 
derle espressive al par di lui. Te* 
ntodo di cattere in qualche, errore 
ài prospetti«a» della quaie^ eoo im* 



a» 



^vidn coM»ifllio« rìcttsò oslìm 
mónte di studMroe i prindij , 
slumò di dare ai quadri un fondo 
0scueo« Trascurò egualmente- di siu* 
diare T antico , onde non è mare* 
viglia , che sia accusato di essere 
scorretto nel dis^o: ma seppe dare 
•Ile carni tale freschezza e verilà , 
che ci ia chiudere gli occhi so gli 
altri difetti. 1 suoi quadri veduti da 
vicino SODO come urtali ed at>boi* 
Bati« ma a giusta distanza predo* 
cono meraviglioso effetto. Possedeva 
egli nel piti allo grado la dottrina 
del chiaroscoroj amava i gagliardi 
contrapposti delie ombre e dei lu* 
mi, e sapeva armonizzare i colori» 
onde le sue figure si direbbero di 
vero rilievo ; e le teste de' vecchi 
segnatamente sono di maraviglioae 
effetto. A coloro che avrebbero v<^ ' 
lu^ i proprj ritraili pih finitamenle 
oobdoUi, soleva dire che i suoi quA* 
dri non erano filiti per essere odo* 
rati , e che V odor de' colori noft 
era salubre : volendo con ciò av» 
vertirii che dovevano essere veduti 
non troppo da vicino, ma a coove* 
niente distanza. Fece assai pih ri* 
traili che ^^dri di storia, e negli 
uni e negli altri cercava di nascono , 
dare le mani che eobosoeva di non 
sapere ben disegnare , o forse per« 
che non amava di consumare so» 
vecchio tempo in farle , senza che 
perciò gliene venisse maggior goa* 
degno, fu pure osservato che non 
fece mai più che mediocremente le 
parti nude de' quadri storici , rite- 
nendo che bestasse l'eccellenza delie 
teste per conto dell'effetto.. ÀUo 
studio della pittura aggiunse quello 
.deir intaglio, e pubblico molte slam* 
pe , tenute sempre in molta stima 
ed acquistate a gran prezzo* E que* 
S4e ancora , come Je pitture , sono 
falle a colpi staccati ed appareote- 
meule irregolari a chi le osserva 
da vicino , ma dL meraviglioso eC* 
fello vedute a giusta distanza. Aveva 
Aeasbrandt utui fisonomia insigni* 
lìcante . e grossoian» » quale si con* 



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ISO iie; 

yam?é «Ila buuaati de* ottili od 
•Ma 9||»vigKiite IbroM degli abiti. 
Non aosava che la oompagoia di 
penooe idiote, e le soe maniere 
eraao aspre e villane. Bstnema fu 
la Mia avaritia/fiGeodo uso di tutte 
le pi il Yili pratiche per Tendere ie 
opere sue a maggior presso. Ho in* 
dicalo il carattere penonale di que- 
sto grande artista, non per creai*gli 
odio, ma per rendere ragione della 
ignobilità dei soggetti e dell' espres- 
mne, che cosi gagliardamente con- 
trasta colle altre eccellenti parti 
delle, sue opera. Moii in Amsteidam 
di 68 anni, non lasciando altri al- 
lievi che Tito suo figlio, oscnrissi- 
ino pittore, e troppo ricco per eser- 
citare un' arte che richiede conti- 
ano studio. Tutte le pubbliche gal- 
lerie e specialmente le oltremontaoe 
possedono quadri e stampe di q>sI . 
raro artista. La sola galleria di Pa- 
rigi contava in principio di questo 
fecolo più di trenta quadri ; ed una 
compiuta raccolta delle sue stampe 
Conservasi in quella reale biblioteca. 

M Quesi' uomo singolare, dice uno 
M scrittore dell' arte , non ebbe aU 
«« tro vero maestro che la natura , 
«e dalla quale ebbe a larga mano le 
M pih felici dfspositiotii per diveo- 
«t tare grande arlisU. E chi poteva 
m se non la natura insegnargli qvel 
« fiero colorito» col quale sorpassa 
• lutti t coloristi de' Paesi Bassi? 
M Egli studiava un Olandese grot- 
te tesoo, o una fantesca di taverna, 
« come a Roma si studia l'antico, 
M 1' Apollo , la Venere ; ed i suoi 
M capricci furono per Rembrendt 
•i r ideale deli' arte m, 

M Non conobbe 1' aulico che di 
«• nome, dke il Milisia, e se ne bup- 
« lo, e le sue opere sono senza no* 
M bilia e pajono mascherate ; ma 
« non pertanto fu pittore insigne pel 
•« colorito, pel ebiaroscare, pel m*- 
« neggio del pennello e perrespres- 
« sione non nobile, ma vere e viva >•. 

Lo stesso dicasi dell' intaglio, in 
•Otti sempre trovasi il tocco facile ed 



iniellig^tt dileUtto- 
scure. Il discH'dine pittoresco, di* 
egli spende nelle sue opere , h tf 
primo effetto di quel colore e di 
quella seducente maniera che regna 
nelle sue stampe. Per questa s«m 
arte, riesci a dare, il verocaretlere 
alle diverse teste di diverse età. ni 
drappi, agli accessori , ai metalli i 
cerne riesci a distribuire felicemente 
i lumi. La poca destressa in agu«- 
aare la punta ed a asaneggiarla gli 
fu felice per i tuoni pittoreschi. Di 
rado- usò il bulino, né ^ curò di 
renderlo netto, ma sempre pittore 
eoo. Fece esiatidio delle acque forti 
grossolane, ma vivaci. Continuameo» 
te occupato tn lavori di gundagnn» 
egli lasciò alia moglie la cura del 
suo interesse, eh' ella perfettaoMote 
intendeva. 

Ora tornando alle stampe , che 
ammontano al N. di 375 . furono 
tutta eseguite dal 1628 al IdSg. Ne 
fiirono pubblicati diversi cataloghi, 
il pth compiuto ed esatto dei o«aU 
appartiene al sig. Rartsch di Vien- 
na, dal quale estraggo il breve in- 
dice di un ristretin' n untare d*ogai 
genere. 

fiitratU 

6y di sé medesimo fiitti dal 1630 
al 16S4. 

Giovanni Antonides v ender Lio- 
den. 

lanus Silvios aainistre di A«»- 
sterdam. 

Manasse Ren Israel , ebreo. 

Raineri Aosloo , ministro Ann» 
battista. 

il vecchio Hartng. 

Giovanni Asselin, pittore d' Ata« 



il grande CoppenoU celebre msm* 
stro di scrivere olandese. ^ 

Il borgomsstro Siz, eseguito nnl 
1647. L esemplare posseduto dailn 
bibUoteoa imperiele fa pagalo ciò* 
quecento fiorini.* 

Due ritratti di veCcbie che for* 
nano acoMipagnameiito 



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Y«eciiMi in alto di onedBlftre so- 



P^ 



Botto di veockia , inciso a tagli 



Yaccbia con gli occhiali veduta 
m ineixo eorpo un poco di profilo. 

TesU di fantasia. 

Figora orientale con gran barba» 
eon turbante in tetta ornato di pel* 
il Veoexia^ 1635. 

Domo a meno corpo veduto qnati 
di jprofilo , che tenuNra tednto. 

Giovane io batto^ creduto il ri* 
tratto di Tito figlio di Rembraodt. 

Scarabocchi* 

Scnraliòccliio con cinque teste dì 
«emini divertamenes aggioslati. 

Soggetti sacri» 

Adamo ed Eva nudi nel Para* 
dito terrtitre. 

L' annnnùo ai Fattori ttampa 
«imguila nel 16S4. 

Foca io Egitto^ in coi vedasi Ma- 
rio Yeqpne a cavallo soir asino. 

Getii in piedi presso ad nn posto 
cbe porla alli Samaritana» 1&4. 

Gesù Gritto che risana gì' infér- 
mi , oonosciota per U stampa di 
cento fiorini. 

Il Samaritano Invitato airosteria, 
che raccomanda 1' nomo ferito al- 
l' oMe. 1633. 

S. Gifolamo seduto in un greppo 
o paè di un albero, col tuo leone 
«loraoti. 16S4. 

8. Ftancesco ingmocchioni che 
ala pregando il Signore, fané la 
pih rara opera di Rembraodt. 1657. 

Soletti alltgorici. 

Sioogogo degli Ebrei nel davanti 
dbllo quale vedonti due vecchi dot- 
lari delia legge. 164^. 

P go n o che taglia le ugne, senza 

Il maestro di teoola. Un vocehio 
circondato da dtoqne fanciulli. 1641 . 

Uii^ttrologo. vecchio ohe dorme 
pwtedoMMitt tedoto ad una tSTohi. 



BE 231 

Ufi Peiienla in piedi eeoeieoD » 

veduto di profilo eoe dirige i pasti 

verso diritta. 

Latterò Klap ostia il muto eoo lo 

tue nacctre vmuIo di pn^o» 1631. 

I Meodimnti che ttaono ella porto 
di una cata e ricevono l'elemotina do 
un vecchione con gran barba. 164^ 

Pastorella seduta a pi^ di uno 
tODglto inlestendo una corona dì 
fion ed il Furbet|o vestito da pa- 
storello che tuona il flauto. 1642. 
Questa tUmpa è chiatsata il Fur* 
botto. 

Diverte ttompo di paesaggi, tra 
le quali 

II Cacciatore , il Pont dt «Sror , i> 
tre Alberi, il Mulino, l'Obelisco oc» 

BEMOSGHI (Omobì^no), cremo- 
nese , viveva circa il 1680. Fu di» 
scapolo in patria éi Agostino Bo* 
nisoli, poi di Ul>erto la Longtt Lo 
grandi speranze che dava, estendo 
ancora fanciullo, di riuscire valente 
pittore , persoatero i tuoi parenti a 
mandarlo a Roma sotto Carlo Ma» 
ratta, che non tardò a risguordaolo 
come uno ttraordinario ingegno* 
che, per valermi delle tne espres- 
sioni , Hmbra»a voler d ive mt a re^ il 
terrore de'pittori. Ma convien diro 
che le forze fisiche non fossero prò- 
poraooate a qnelle deli' anima , o 
dicesi essere morto avanti d: gitti> 
gnere ai vent' anni* 

REMPS CDoMEHico) ricordato dal* 
r Orlandi come Fiammingo, viene 
lodato per la grazia con cui ditpo- 
nev» topica finte tavole paesi, vedo- 
te, stampe, libri, vasi, disegni, ani* 
mali, ec. Convien dire che sia tc« 
caduta tentibile variaaione nelle lei» 
toro del cognome » perocché non 
trovo memoria di quest'artista fiam* 
minffo né in Deche mpt , oè in aU 
tro biografe olandese o fiommiogo ; 
quando non si voglia ctedere che 
costui, recateti in Italia per appreiK 
dere la pittura , vi tia rtmasto co- 
stantemente fino alla morte i tento 
che veruna tua opera tia patsato 
sotto il nome di lui nelie Fiandre. 



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MMSHAflT (Gakuo)» itttanlta. 
Iure in raNM» nacque in Colonm 
nel 1796, e si fece nome tra gl'in- 
tagKatorì di ornati e di Tedntaper 
diversa staoipe rappresentanti pa« 
kzti e decorazioni dei prìncipi di 
Germania , eseguita sai disegni- di 
Matteo Dinel. 

RENARD de S. ANDRÉ (Simo- 
he)» nacque a Parigi nel 1614^ ed 
apprese gli elementi della pittura 
sotto la direzioDe del Bobrun. Pare 
ehe sulle tracce del maestro si ri^ 
stringesse ai ritraiti , nel qual ge^ 
nere /se dobbiamo . prestar fede al 
sig. Huber» non fu da meno del 
maestro. Fu perciò ricévuto mefn- 
bro dell'accademia di pittura e scuU 
tura dì Parigi. Trattò pure l' inta- 
glia a M'acqua forte, e con non in*' 
felite riuscita. Mori in Parigi nel 
1677. Le più note 'sue stampe sono 
le Seguenti : 

Gesù bambino che guarda la croce, 
cbe tiene sulle gìnocefoia. 
- Le pitture e le sculture della gal- 
leria di Apollo al Louvre, da Carlo 
Lebnin, di cui fa parte la seguente. 

Luigi XIV condotto dalla Fama 
nel carro della Vittoria, ed accom- 
pagnato dall' Abbondanza. 

Gesti Crocifisso , colla Maddale- 
na, S. Giovanni e Maria Vergine, 
da Le Brun» 

Minerva, allegoria sulla Francia, 
da) medesimo. 

L'immagine della Pace , dal me- 
desimo. 

•^— (Mauo). Trovasi che que- 
st' artista intagliava a Parigi , nel 
1720, parte delle stampe. che or- 
nano il libro di Monicart^ che tratta 
dei quadri , delle statue , dei vasi , 
delle vedute dei castello e del parco 
di Versailles. 

RENGHIERO (REiforauii) scul- 
tore bolognese, operava in princi- 
pio del dodicesimo secolo. Segui 
nella prima Crociata Tancredi e 
Boemondo, e oon costoro fu alcuni 
anni in Antiochia probabilmente oc- 
copato in latori della sua profta» 



UE 
sione« Nei 1119 gli fu eomasessailk 
Balduino , altro dei celebri eroi di 
quella spedizione , d' intagliare al- 
cune lettere sopra l' altare dei SanU» 
Sepolcro. 

RENI (GviDO), nato in Bologna 
nel 1575 , frequentò la scuola dei 
Caracct ; e secondo alcuni fu il più 
grande arista che ne usci ; e quello 
che io Lodovico- ed Annibale ( pa» 
rocche Agostino era troppo filosofi» 
per sentire cosi bassa passiona) ri- 
svegliò tanta gelosia , che il prtoio 
non seppe dissimularla, e di scolaro 
lo rese rivale., Nacque pure tra Gnv» 
do e Francesco Albani suo condi- 
scepolo ed amico cosi calda emu- 
lazione, che quasi degenerò in ni- 
mistà, ma air ukimo tornò utile ad 
ambìdue per vantaggiarsi nell'arte 
( Vedi r Art. Albani Francesco ). 
Gnido non aveva ancora rrent'anni 
quando l'Albani^ pìit eiovane di iiw« 
lo condusse a Roma, dove Annibale 
Carocci dipingeva la galleria Fer» 
nese, e n' ebbe dispiacere, che non 
voleva avere il confronto di coak 
valenti allievi. Ma Guido erasi di 
già allargato assai della maniera ca- 
raccesca , e scopertamente mirava 
a formarsi uno stile nuovo e gran- 
dioso, prendendo le migliori parli 
di tutti 1 grandi capirscuola. Rac- 
contasi che un giorno venne detto 
ad Annibale potersi alia maniera 
del Caravaggio contrappome un'al- 
tra totalmente contraria, ed in cam- 
bio di quel lume serrato e caden- 
te, tenerne un altro aperto e vivace; 
opporre al suo fiero il tenero > m 
suoi abbujatt contorni sostìtnire i 
decìsi , mutare le sue vili e vol- 

gari forme nelle più scelte e ptii 
elle. Guido fa scòsso de tali os- 
servazioni , ed in breve si diede e 
tentare l'indicato stile, fiicendo ope- 
re di una maniera fluida e grasioift, 
in cui le carnagioni sembrano avere 
il sangue cireolante. A torto si è 
da taluno creduto, e Jo disse lo.atesio 
Albani, .suo ad un tempo emolo ed 
amìco> che la bcileua date da Qoi- 



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RE 
dò ipsemlneÉite allt tesU giovaaili, 
foMe hd doBo della natura, quando 
•tiro non ara che il prodotto dello 
studio sol bello naturale, sulle ope- 
ro di Balfiiello, sulle antiche statue 
e bassi rilievi; ond'egli stesso so- 
leva dire, che la Venere Medicea e 
la Niobs orano i suoi prediletti esei»i 
pian. 19è di ciò contento profittò 
di GMrreggto, del Pariorgiaoino, di 
TSiìaoo, di Paolo; non già da tutti 
fleryilmente copiando volli e mei»* 
bra, ma prendendo il migliore si 
iwniò aoa generale ed aalcatta idea 
della belleaaa. Recatosi giovane a 
. BoBSa » e trovandoci ia somma n* 
putaiìone il Caravaggio» si diede ad 
imitere il risentito e gagliardo stile 
di lui : DM non tardò a rawederèi 
esobito lo raddolcì adottandone uno 
del tutto opposto, secondo, il sog^ 
gerìoaeiito d AnnrBale. Io vecchiaja 
fer ttlttofto, stretto dai bisogno, si 
abbaodonò ad una tersa maoiera.di 
pratìfa strappaezaia, cbefcce vera- 
flMote torto alla gloria di così grande 
artista che perdutosi dietro al giuoco 
ed agli altri traviamenti, chod'oiv 
dinario ne sono la cousegnenaa, coo- 
dtisse trafagliati ed infelicissimi gfi 
oftimi anni delia vita. Egli operò 
molto in Roma, in Bologna ed al- 
trove. Risgoardaosi come le migliori 
sue opere di Roma, la Ftetuna in 
Campidoglio , TAurora di Casa Ro- 
spi^lioei, l'Eleoa degli Spada, l'£- 
rodiade dei Corsini, ì^ Maddalena 
de' Barberini , ed il S. Michele ai 
Gappoecioi , ohe molti risgoardano 
come il suo capo lavoro. ISrauo in 
Bologna le più riputate sue pittu- 
re, il quadro dei SS. Pietro e Paolo 
in caaa Sampieri, ora posseduto dalla 
pioaeoleca di Milano, il S. Giobbe, 
la Strage degC Innocenti , ecc. alle 
goali maravigliose pitture debbonsi 
aggiugnere l'Assunta di Genova che 
per mohi rispetti può collocarsi tra 
1 più pr^voli dipiuti che T Italia 
pòsaeda , la Porificaeione latta per 
Blodeoa, ec» ec. Qualora si volesse 
'""^re confirotlli fraisi tre sommi 
Dit, degli Arck, ecc. T. ni. 



RE 23S 

allievi della acuoia «araccesea, Guido 
Reni, Francesco Albani e Domenico 
Zampieri, tutti tre bolognesi, come 
gì istitutori di così celebre scuola . 
si troverebbe ohe ogmino di loro 
ebbe in alcune parti deli' arte il 
vantaggio sui compagni: ma se* di 
<|ueste parti giudicando , si dovrò 
dare maggior merito a quello che 
in piti eccellente grado trattò le più 
importanti , parmi che il primato 
spetti a Guido. Guido fu ancora 
vivente appressato come beo meri- 
lava , e guadagnò tesori , ohe tatti 
furono assorbiti dal giuoco ; grande 
difetto in così graud'oomo, che reo» 
dendolb bisognoso , lo costrinse a 
dipingere trascuratamente. Tenne 
scuola in Roma ed io Bologna, ed 
in un luo^ e nell'altro efaòe ill4l^ 
stri allievi. Mori di 67 anni in oa^ 
tria nel 1642. 

RENIERI (NioeaLÒ Mabdik)); 
pittore che operava nel diciassette* 
Simo secolev aveva studiati gli eie- 
mekitr «dell' arte sotto, un osMSti» 
^aoMBÌngo; ma reealosl.à Roma, e 
oolò&eqneolando la scuola del Man- 
fredi, ohe sebbene caravaggesco noa 
traacuaava la bella scelu ed il de* 
core, fbrmossi il Reaieri una ma^ 
niora che partecipa della . scuola 
fiamminga e dello stile del Manfre- 
di. Chiamato a Venezia a dipingere 
nel pakzso Giustiniani, si fece van« 
taggioeamente conoscere per ricchei* 
za d' inveosione e per vigorose tin- 
te. Fu padre di quatti» fàciulle. 

— — ( AnGEUCì, AWfA, CLORltoA 

oLucRBZiA, sorelle) erano tutto figlie 
ed allieve di. Niccolò Renieri. Oi^ 
serva 1' Orlandi che a motivo del 
loro Merito in qualità di pittrici, 
furono oggetto dell' invidia de mi*, 
gliori pittori veneti. Clorinda fu mo- 
glie di Pietro della Vecchia e Lu- 
eresia di Daniele van Dyck. 

RENOD (LinsA) , intagliatrice, 
parigma» nata cirea il 1754, in tagliò 
diversi soggetti , tra i quali 

La nrialattia d'Alessandro Magno, 
da Colin di Verraoin; A quella uni- 
30 



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234 RE 

fMw> atira due damigeiie parigine 
sue eoo temporanee ed intugUatrici, 
doè: Bbtoe roadami^ila, pari^oa 
ancor essa ed ìoUgliatrice. > pab« 
biioò diverse stampe in piccole di« 
Bensìonif e Ira queste diverse vi- 
gneHe tratte da Macillier. Aggtngnc» 
«eaao a queste due una tersa Totao 
gliatrice traucese chianoata Rbt fili« 
sabetta , alJìeva di Daui, la quale 
nei 1761 intagliò diversi Amorini 
tratti da Baueoer , ed altre cose di 
non* molta ìmportaDia* 

REFfZI (Cbsabc), nato a S. G** 
nesio nella provincia del Piceno^ ap« 
prese a dipuigere da Guido Rem , 
ed io patna e nelle vioine città fece 
diverse opere che lo mostrane de* 
gno allievo di questo sóimmo mae« 
stro. Tra Je migliori - opere di Ce* 
sane si dà il primo luogo al 3. Tom» 
maso dipinto nella sua chiesa ti- 
tolare in S. Genesio. Fiorista circa 
il 165a 

RESANi ( AftCAffGELo), uato a Ro« 
ana nel 1670 , fn scolaro del Boia- 
cuore » che gì' insegnò a dipingere 
animali con fsqnisito gualo^ aeoom* 
fMignandoli d' ordinario con belle 
figure o mezze figure d' nomini e 
di donne. Basta a far testimonianza 
della sua virtù il ritratto eh' egli 
fece di sé medesime per la reale 
galleria di Fireoze» al qu4le» per ali- 
di tare 'là sua profeseioue , aggiunse 
•Icani animali morti delia piii gran- 
de verità.; Operava Rocora nel 17iB« 

R£SGHI ^PAifDO&FO). nacque in 
Dahzica ciroe il 1645 » ed era an- 
cora giovinetto quando» sesso in Ita- 
lia, e stabilitosi in Roma, non tardò 
a farsi vantaggiesameote conoscere 
eoa alcuni quadri' di battaglie ese- 
guiti in sul fare^ del Mehus e di 
Salvator Rosa. In appresso aeoo- 
stolsi al Borgognone , che appre«» 
zando l' ingegno del giovane pitlo- 
^re, lo ammise nelle sua scuola. Dopo 
aver nìolto opewto in Roma, passò 
a Fireoee, dove e comune opinione 
che dipingesse molte cose nel pa* 
lasso Pitti ; sotto la direzione (kl- 



IIB 

V arohtteUo di corte Ginmnio Mm^ 

mi. Mori in Firense nel 1699. 

RfiSNENA (ViifCCNZo) dimorave 
in Valenza nel 1590. e nel mona- 
stero di S. Michele fuori della città 
condusse diverse opere all'olio ed a 
fresco, che lo £Kero vaotaggiosantea* 
teconoseem : ond' ebbe non poche 
oommi^simM*. Ebbero grande cnle^ 
bri tè due quadri di S« Michele e 
di S. Lorenan dipinti pel oonvnnlo 
di S* DomenieOé 

RfiSTOUT (GiovAm)» nat» n 
Rovea eirea il 1650 , ebbe in pnp 
tria opinione di bnon pittore , mn 
ormai non sarebbe forte piii rioor» 
dato se non era padre e maesuo di 

— «« (GJOYAiriTl)» il ^fùNKone» obi 
ebbe da una sorella del celebre Ioa« 
venet Panno 1692. In età di venti* 
dne anni costui aveva di già oUt^- 
onta fama di valente artista col «jian- 
dro rappresentante Alfeo» che si rir 
para tra le braccia di Diana. Non 
molto dopo dipinse il Trionfo di 
Beoco. ohe fu a gran presso aoqni- 
stete dal re di Prussia. Tra le opnee 
eseguite in più matura età ebbe 
gnindn celebrità il qoadro della Di* 
•truzione del palazso d' Armida. 
Kon parlereme di altri lavori, cba 
tutti poeo più poco meno corrispo- 
sero alle primizie della gioventù. 
Mori nel 1768. 

RETI* (Leorabdo), scultore ion»* 
bardo , lavorava in Roma «otto il 
pontificato di Clemente X e del eoo 
successore. Più che in opere di mar« 
me si distinse in ornamenti di stucco 
e di plastica., che condusse in di- 
verse chiese e palazzi di Roma. Tra 
le poche cose in marmo, è celei>re 
il basso rilievo eseguito per il de- 
posito di Clemente X in Vaticauo. 

RBV£LLO (Giov àifiii Battuta) 
chiamato il Mustacchi, nacque nella 
Riviera dt Genova l'anno 1672, e 
fn scolaro di certo Antonio Uaffuec 
-Lavorò molto di architettura e di 
ornati tanto in Genova che ne' vi- 
cini pami : ma si rimase a grande 
distanze dal^' eccellensa in qiMMo 



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Bft 
s;e»eM dì pìllttca cM Miteni , cfegli 
AMrovMMliiii ,. ec. Mori in patria 
nel 1752. 

BEVERDINO ( Gaspaae ) iuta- 
^Katore in rame , che operava nel 
iS54. pubblicò diverse «lampe con 
figura Dode ed in poco modeste at« 
tiiudiai: iooltre trattò un soggetto 
dì chimica , e fece una pregevole 
stampa rappresentante il Rovere ar* 
deole. 

R£V£SI BRUTI (Ottavio) geo. 
tilttomo veneziano g assai beneme- 
rito deir architeilura per avere in- 
violato i'ArchisestOt che è una spe- 
cie di codiìpasso di proporzione, ser- 
vibiie DOD solo per le cose dell'Ar* 
efaiieltara, ma eaiaodio per la Geo- 
metria, l'Aritmetica, la Musica ec, 
lulomo a tale sua invenzione pub* 
blicò un libro intitolato: Arcìùst» 
sto per formare con facilità i cin- 
qmt ordtni di architettura, ec. Fere 
coetraìrc sui proprj disegni alcuni 
edifici» ^ vedoosi tuttavia in Bren- 
dola alcune fabbriche di sua in- 
▼•oaione , possedute dalla sua fa- 
miglia* 

R£UV£N (Pietro) nato neh 650, 
/a ammaestrato nella pittura da 
Joardaeos. Non lardò Pietro ad aver 
nome Ira i buoni pittori di storia, 
e molto fu adoperato in Olanda , 
d«>ve si ammirano anche al presente 
diversi sfondi e quadri della rtale 
Ctaa dì Loo. Fu facile e vivace co* 
lorìtore, abbondante e vario nelle 
taveosiooi > ma soltanto mediocre 
eolorilore. Mori di GSanni nel 171B. 

REY ( Antonio del ) allievo di 
Giiiaeppe Herrera, era nato circa la 
mele del secolo decimosesto , e fa 
ttoo de' migliori architetti che fio- 
rissero tn Spagna io sul finire di 
quel aeoelo tanto amico alle belle 
arti. Fa perciò incaricato della co* 
atrotiooe del collegio di Valenza 
da ^oéì* arcivescovo Giovanni de 
Rivera patriarca di Antiochia ; onde 
fo cbittmalo del Patriarca* Ha una 
bcfia e grandiofla chiesa, con aitar 
maggiora anmli» di tei colonna uh 



RB 23& 

riotie di- diaspro e malli statue e 
quadri pregevoli. Magnifico è il cor^ 
tìle del collegio , a due ordini do* 
ric^ e ionico, ed una fonte nel meno 
con un'antica statua di Cerere. 

REYN (GIOVAHIH DE), nacque a 
Dunquerque. nel 1610, e fu uno dei 
piii a frazione ti scolari che abbia 
avuto van Dyck ; ood^ lo condusse 
i» Inghilterra , dove fu suo ajati» 
fino alia morte. Reyo, di oarattara 
naturalmeate timido , non osava r 
dopo la p^r-diia del maestro , fare 
alcuna cosa di propria invenzioue. 
Ma il maresciallo di Grammont ohe 
io aveva udito lodare da van Oyck« 
seco lo condusse a Parigi, dove gli 
faceva dipingere oo quadro da pre^ 
sen tarsi alla corte. Avuto di ciò sea* 
tore il timido artista, e temendo la 
pubblicità e la maldicenza degl'in- 
vidiosi pittori, foggi da Parigi senta 
aver termìoato il quadro , e ripa- 
rossi io patria* Cola non gli manca- 
rono occasioni, e dipinse molti qua* 
dri per chiese , e fece tali ritratti ,. 
che dopo la morte di lui, vennero 
attribuiti a van Dyck, di cui. fu il 
più vicino imitatore : perocché soor* 
gonsi ne' dipioti di Reyn la stesser 
fastone di colori , lo stesso tocco / 
la stessa eccellenza nel disegno, spe* 
cialmente per conto delle mani« cW 
si ammirano ne* quadri del maestro, 
Nobili sono le sue composizioni, se 
non che talvolta alquanto affollate s 
larghe e ben panneggiate le vesti « 
ed in ogni parte scorgesi grandissima 
intelligenza del chiaroscuro. Mori 
in patria in età di 68 anoi. 

REYN A (Francesco), uno dei 
migliori allievi del vecchio Herrera 
di Siviglia, fioriva eirca la metà del 
dicSassetlesimo seeolo. I suoi pili ce« 
lebri quadri sono quello del Pur- 

S storio per la chiesa d' Ogni Santi 
i Siviglia, e diversi altri parte ter« 
lunati e parte solamente abbozzati, 
che slava dipingendo per il Colle* 
gio di Monte Sioa, quando fii sor* 
preso dalla morta , avanti che gin* 
gnesse ai 55 aani^ Del 1.6Si&k 



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236 



RB 



REYMOLD ( Giosuè y nato a 
Plknptoa nel 1723 , venne dal pa- 
dre destinato allo stato ecclesiasticoi 
ma sadoUo dalla naturale sua in- 
clinacione per la pittura, trascurava 
totalmente gli stndj teologici per 
applicarsi al disegno. AH* ultimo ol- 
tenne di passare io Italia , dove 
•vendo acquistati alcuni originali 
disegni del Bonarroti, e studiate le 
sue opere , dichiarossi suo parziale 
seguace. Ritornando in Inghilterra 
miglior pittore d'assai che non ne 
era partito, fa tosto annoverato tra 
i migliori ritrattisti. Erettasi in Lon- 
dra quella nuova accademia di Pit* 
tura, cui il nostro conte Algarotti, 
conoscitore finissimo dell' arte , di- 
resse quel suo dotto elegante Sag^ 
gìo suda Pittura , che tutti cono- 
scono , Reynold n* ebbe la presi- 
denza; «d in occasione deir annuale 
apertura della medesima « compose 
i quattordici discorsi , che furono 
tutti tradotti in lingua francese, ed 
• i primi sette nel nostro idioma, che 
poi furono argomento di una faceta 
critica pubblicata sotto il nome del 
bidello dell' accademia di Venezia, 
che prese a difendere la scuola ve« 
neziana non sempre imparzialmente 
trattata dallo scrittore inglese. Ma 
venendo alle opere d'arte, tutti coa- 
vengono che Beynold seppe dare 
anima ai suoi ritratti, che faceva so- 
migliantissimi ; oltre che era solito 
di arricchire il fondo dei quadri 
con bei paesaggi ed architetture. Il 
suo capolavoro b un quadro di fa- 
miglia che conservasi a Blenheira. 
Morì carico di onori e di ricchezze 
nei 1792. 

REZZI ( Maìitiito ) da Lugano , 
recossi iu fresca adolescenza a Ge- 
nova, do\e continuò gli studj della 
scultura » di cui ne aveva appresi 
gli elementi in patria. Condusse in 
quella città diverse statue in mifr- 
ino ed in plastica, che lo fecero an- 
noverare tra i buoni maestri del- 
l' età soH. Accasatosi in Genova , 
ebbe tra gli altri figli - 



MI 

BEZZI <Si]ioMv).dia ammaettraA^ 
neir arte paterna dava grandi spe- 
ranze di riuscire migliore di Marti- 
no, quando fu sorpreso da sobilla 
morte iu età di circa vent'anni, di 
che il padre si affisse tanto che in 
breve lo raggiunse nel sepolcro. 

RHAUDE (Giovàv Pietbo iie). 
Cosi troviamo chiamato ne'rc^tci 
della cattedrale di Cremona V iosì- 
gne architetto volgarmente detto Ro. 
Era questo fino dagli ultimi sodi 
del quindicesimo secolo didiiaralo 
ispettore e commissario generale del- 
le fabbriche ecclesiastiche della città 
e diocesi di Cremona^ onde volen- 
dosi^ nel 1501, dai soprastanti ella 
fabbrica del Duomo elevare meg* 
eiormente ed ornare pih nobilaneote 
la fronte di quel ragguardevole lem- 
pio, ne affidarono la cara all'ispet- 
tore architetto de Rhande, il quale, 
senza discostarsi dal gotico sistemn, 
la condusse fino ad una oerla eU 
tazza, facendo di là sorgere un at- 
tico di gusto greco-romano, senta 
che l'innesto dei due stili prodoea 
spiacevole disaccordo; perocché ado- 
però in guisa che la parte gotica 
serva di subbasamento all'altra. Ter- 
minato tale lavoro, pel quale gli fa* 
reno pagate lire 400 imperiali, ebbe 
commissione di collocare nelle nic* 
chic aperte sotto il fastisìo quat- 
tro statue rappresentauii gli apostoli 
Pietro e* Paolo ed i santi Mar- 
cellino e Pietro. Aloaoi ainoi più 
tardi , cioè nel 1508 eresse sali a* 
pice del frontespizio della stesse cat- 
tedrale una leggiadra torretta ; in- 
tomo alla quale portarono favore- 
vole giudizio qaattro de' pi il esperti 
scultori o architetti che io allrnm 
fiorissero. Ignorasi ogni altra àree- 
HUnza relativa alla vita di questo 
artista. 

RHONTENAMER ( Giovama ) 
nato in Monaco nel 1564, venne gio- 
vinetto in lulia , e fu scolara del 
Tintoretto. Sì formò quindi uno 
stile che è un misto dalin maniera 
fiamminga e della feneiùana. Dìeda 



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RI 
•)l« figurt gnizìost arìt di ieslu. vi>- 
tace colorilo ; ed ogni cosa accura- 
tameute.coodusse, ma non ebbe seno- 
|ire corretto disegno. Al lorcbè doveva 
ornare ie soe storie con fondi di 
tesaggio, non si fidando di ih me- 
desimo, soleva mandarli a Breugbei 
di Velours, o a Paolo Brill. Tra i 
non pochi suoi migliori quadri, fa- 
moso è quello latto per l' impera- 
tore Rodolfo II , rappresentante il 
Banchetto degli Dei ; ì\h pregiasi 
meno l'altro della Danza delie Ninfe 
ordinatogli dal duca di Mantova. Di- 
versi bei quadri di quest'artista con* 
servansi in Augusta, tra i quali uno 
bellissimo d' Ognisanti. Ignoriamo 
J' epoca della morte di Ini. 

RIBALTA (TriNCESCO) nacque a 
Castellon della Plana circa il 1551> 
e stodiò gli elementi della pittura 
io Valenza. Innamoratosi deUa figlia 
del ranestro, gli fu dal padre negata, 
ma ottenne dalla fanciulla la pro- 
messa di aspettarlo quattr' anni, fin- 
ché tornasse d'Italia cosi valente 
maestro, che il genitore non avesse 
ragionevole pretesto di opporsi alla 
loro unione* £ tale diventò nel pe- 
riodo suddetto , che al suo ritorno 
ottenne la sposa quale premio della 
sua virtù. La prima opera eh' egli 
esegui io patria fu la Cena ordina- 
tagli dal vescovo Giovanni de Ri- 
bera per il collegio del Corpus Chri' 
iti, nella quale ritrasse nell'apostolo 
S. Andrea il venerando Pietro Mu- 
gnoz, ed in Giuda il calzolajo suo 
Ticino , che gli era continuamente 
molesto. La fama che di cosi stu- 
penda opera si sparse in ogni parte 
della Spagna , eli proeuro impor- 
tanti commissioni per le chiese di 
Andilla, Porta Coeli \ Morelfa , 
S. IdelfoDSo, Madrid, Toledo, Va- 
lenza, ec. , che tuttavia conservano 
le belle opere di così raro ingégno 
rapilo alle arti nel 1628. Fu Fran- 
cesco Ribalta castigato e largo di- 
segnatore, conobbe prefettamente il 
nudo , e la forza del ^hifroscuro. 
Sno ftglio ad allievo 



RI 257 

RIBALTA (GiOT Affili)» nato net. 
1597. /esegui di 1 8 anni il fismoso Cai*. 
vario, che fu poi trasportato a S. Mi« 
chele de los Reyes a Valenza. Seb« 
bene in molte parti fosse perfètto 
imitatore del padre, in altre se ne 
allontanò, e tutti convengono cfas 
il suo colorito è piii morbido, più 
regolari i contorni, il tocco piii leg« 
gero. Don Giovanni . de Yich gli 
aveva commesso di fare i Ritratti 
de' più illustri personaggi di Va* 
lenza • e già ne aveva terminati 31 
quando fu da immatura morte sor- 
preso che non ancora toccava i 37 
anni. Poche quadrarie di Spagna 
sono prive di qualche quadro di 
questo laboriosissimo artista , che , 
ove fosse giunto a più matura «tà, sa- 
rebbe statolo Zuccari della Spagna. 
RIBEBA ( Giuseppe ) , detto lo 
Spaftnoletto , nacque a Xativa, ora, 
S. Filippo, presso Valenza, nel 1 588, 
(non già in vicinanza di Lecce, fome 
pretesero alcuni scrittori del i*egno), 
e fu in Valenta scolaro di Franca* 
SCO Ribalta^ Comunque conoscesse 
il non comune merito del maestro, 
quando si vide abbastanza inoltrato 
nelt' arte , recoesi in Italia, dove fc* 
cesi a studiare V antico, e le più ri- 
nomate opere de' sommi artisti. Eb- 
be però la sventura di scontrarsi 
io alcune cose del Caravaggio , a 
di prenderle per esemplare: ma le 
abbandonò tosto che vide in Roma 
le opere di Raflaello e di Annibale 
Caracci ed in Parma ed in Modena 
quelle del Correggio. Postosi in su 
la buona via, non tardò a pubbli 
care alcuui quadri che avevano il 
Sapore e le grazie di quei sommi ar- 
tisti ; ma in Kapoli , dov' erasi re- 
calo , prevalendo in que' tempi il 
gusto caravaggesco, non ebbero trop- 
pa fortuna. Si vide perciò forzato 
ad appigliarsi alla maniera meno ca- 
stigata, ma tutta forza ed effetto del 
Caravaggio, e le prime opere di que- 
sto stile gli meritarono V onore di 
pittor di corte. Si racconta , che 
«faaudo il giovane Ribera» lafiMilo4t 



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258 RI 

Parma in Roma ^ f«oe alcuoi quadri 
poeo daJ pabblico apprazsaii, perchè 
di ODO stile più soave che dod era 
qncjio del Caravaggio , il Domeni* 
di ino si adombrasse di questo gio* 
vane artista, che poi fu sempre suo 
rivale; e gli facesse dai suoi amici 
insinuare, che miglior riuscita avreb- 
be fatto atteDeodost a piti gagliardo 
stile. Cosi fece lo Spagnoletto. ma 
perchè aveva studiati gli eccellenti 
maestri, scelse, inventò e disegnò 
sempre meglio del Caravaggio, co* 
me ne diede prova nel deposto d« 
Croce fatto pei Certosini di Napo- 
li, che il Giordano risguardava come 
una deile migliori opere di quella 
capitale. Tutto -tizianesco e sopi-a 
modo bello è il Martirio di S. G«n- 
naru « dipinto nella reale cappella^ 
t gii sta al pari il S. Girolamo alla 
Triniti. Era questo Santo uno dei 
suoi prediletti argomenti, come ao* 
Cora gli Apostoli, che gli offrivano 
il destro di far campeggiare quel ri- 
sentimento di ossa e di muscoli e 
qua* gravi sembianti che d' ordina- 
rio copiava dal vero. Lo stesso di- 
casi de' suoi qruadri di profano ar- 
gomento, quali sono l'Eraclito ed 
il Democrito di casa Dura zzo di 
Genova, ed altri non rari in altre 

rdrerìe. Moltissime sono le opere 
Ribera io Italia ed in Spagna , 
specialmente ne' reali palazzi ; ma 
quasi tutti i suoi quadri storici e 
mitologici rappresentano oggetti ter- 
ribili, carneficine, supplici, atrocità 
d'opini maniera. Eboe diversi al-> 
Kevi che gli si avvicinarono nello 
stile e nella qualità d^lì argomenti, 
oede gran parte de' quadri attribuiti 
a lui, devono rendersi agli scolari. 
Morì io Napoli ricco , onorato , e 
-««perì ore a tutti i suoi rivali, Tan- 
no 1659. Intagliò all'acquaforte al- 
cune sue composizioui ed una di 
Carlo Saraceni , tutte dai conosci- 
tori apprezzate assai. 

RIBERA (GiovAN Vwcewzo) ope- 
rava in Madrid ne' primi anni del 
éieiatlesiiuo' secolo. Dipinse alenile 



parti della cupola di S. Filippo ie 
^oyal , fece varj quadri della vita 
di S. Francesco di Paola per la 
chiesa della Vittoria ed il Martirio 
di S. Giusto per la tesureria d'Ai* 
cala d' Henarcs. I sooi quadri da 
stanza, non rari nelle quadrerie di 
Madrid , hanno maggior pregio dì 
quelli d' altare. 

RIBERA (Lodovico Aivromo da) 
non ha altro merito che quello di 
aver contribuito allo stabiliménto ed 
alle Spese (JeU* Accademia di Sivi* 
glia dal 1666 al 1670. 

RICCA o RICCO' (BBWfARDWo) 
nato in Cremona circa il 1450, di- 
pingeva nel 1510 tutta la volta della 
navata maggiore e del traverso nella 
chiesa di S. Agata di Cremona : 
opera a fresco capricdosa a guisa 
di un cielo con ramosi intrecci di 
piante , popolate di putti atteggiali 
in diverse maniere, e tra questi qua 
e là sparsi medaglioni eoo effif^e di 
Santi e stemmi gentilii) di antichi 
prelati che governarono quella chie* 
sa. Nel 1512 ornò di rabeschi il 
Duomo della stessa città, che pre- 
sto perirono perchè eseguiti a secco. 
Conservausi però altre sue opere» 
t tra queste una Pietà a S. Pietro 
del Po, che sebbene latta del 1521» 
ritiene tutto lo stile de' quattrocen- 
tisti. Vi si legge l'epigrafe—- 1521. 
Bernardinu% richus feck opuM, 

RICCARDI (Datide). Di questo 
artista rammentato da Sandrart come 
celebre dipintore di animali e di 
piccolissime figure umane, non ah« 
Diamo veruna ulteriore notizia, pc* 
rocche il tedesco biografo non ai 
compiacque indicarci tamnoco la 
patria e V epoca io cui fion. 

RICCHI (PiEtRo), chiamato cn* 
munemente il Lucchese dal noma 
della patria, era nato nel 1606 » t 
studiò la pittura in Bologna sotto 
il Passignano , e stando al Baldi- 
nucci anche sotto Gnido Reni. Dopo 
aver fatte dcone pregevoli opere in 
patria, pare che si Pacasse a Vene- 
zia, dove studiane le opere di quei 



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n 

«Mestrì^ e pwticoiarweiite del Tìn* 
t|ir«tlo • introdave nel suo pnmo 
«aie, eh' era oa di mesto traqudlo 
«l«l Paasignano e di Guido, non poco 
della ma^ìerd veneta. Dicasi che «r- 
recaiee grave danno all'arte &cendo 
UBO di cattive mestiche» ed nngendo 
le tele d' olio per lavorare più spe- 
dtUmeute, onde le sue otfere ese* 

Slite in Venezia, Padova, Vicenza, 
dine, Brescia ed altrove» sono in 
gran parte perite; come ne venne 
fditaon a quelle di altri artisli che 
ai attennero all' esempio di lui. Ve- 
doost per altro ancora iu essere 
un' Epi&oia nella chiesa patriarcale 
di Yesesìa, ed alcune altre opere 
aJtfove, perchè latte di bnon iaspa- 
$t9, le quali oiFrono le belle forme 
di Guido. Lavorò ancora nel terri- 
Iorio milanese j in Francia ed aU 
trova : ma perchè , volendo soddi- 
sfare a molte commissioni , per lo 
più operava di pratica , fece poche 
. cose che meritino idi essere ricor- 
date. Morì iu Udine nel 1675. 

RICCHINO (FRAtfCESCo) di Bre- 
scia fiori dopo la metà del sedice- 
simo secolo, e fu probabilmente sco- 
laro, o se non altro uno def booni 
iioitaloni del Moretto tanto nel co- 
lorito quanto nel disegno. Alcune 
pregevoli pitture di Francesco si 
conservano io patria a S. Pietro in 
Olivato , poco lontane dai oMrito 
del maestro. 

RICCI (Aktovio), detto il Bar- 
baiunga, nacque in Messina nell60O, 
e recossi giovinetto a Roma, ove, 
poi eh' ebbe terminati gli studi pit- 
torici sotto il Domenichino, lasciò 
alcune |>itture avute in molto pre- 

r. Rivide in appresso la patria, e 
molto adoperato per pubbliche e 
private opere. Apriva scuola di pit- 
tura , che fu frequentata asssi , e 
diede all'isola non pochi valenti ar- 
tisti. Tra le migliori pitture ese- 
guite dal Barbaluoga io patria sono 
oalebri il 9. Gregorio die scrive, 
nella chiesa folto il sno nome; l'A- 
aceosione a S* Michele» e due Pietà 



• \ 

Rt 7» 

d' inveoaioop totalmente diversa , 
ttoa latta per lo Spedate , 1' altra 
par la chiesa di S. Niccolò. Mori 
a Measioa , compianto da tutti gli 
«nici dell' arte , nell* ancor fcsafa 
età d'anni 48. 

RICCI (GiovAimi BiTTistA) nato 
in Novara nel l545 , è probabile 
cho apprendesse l' arte sotto qual- 
che allievo di Gaudenzio Ferrari , 
e forse sotto il. Lanini , da cut ap- 
preso aveva oualehe ioolaDO sapone 
di quello stile rai&elleaco, che il 
Gaiideoaio aveva portato i» patria. 
Recatosi a Roma durante il poniì- 
ficaio di Sisto y, non tardò ad ao* 
quistarsi colla sua speditezza la gra- 
zia di mi papa, che voleva in breve 
tempo «seguiti tutti i suoi vasti di- 
segui , e IU creato sovrastante alla 
pittare del Quirinale. Morto Ststo« 
non gli venne meno il favore di 
Clemente Vili, per ordine del quale 

ainse in S« Giovanni la Storia 
la consacrazione di quella basi« 
lica, la quale pittura si pretende 
essere la miglior cosa- condotta da 
lui in Roma. Morì nel 1()20. 

•— — (CamiìXO) di Ferrara uac^ 
qua nel 1580 # e fu scolaro delio 
Searsellino, poi suo ajoto, onde an- 
cora le opera di sua invenzione male 
si potrebbero dÌ8cernet*eda quelle del 
maestro se piegasse pih largamente» 
ed avesse più sicuro tocco di peo- 
nello. Le migliori sue opere sono 
gli 84 comparti del palco della chiesa 
di S. Niccolò di Ferrara , rappre- 
sentanti diverse storie di quei Senio 
con maravigliosa feracità d' inveo- 
tione eseguite ; ma sopra modo bella 
è la S.' Margarita fatta per la cat- 
tedrale. Mori in patria nella fresca 
età di 38 anni. 

-•— ( PiETio ) milanese , vie«e 
ricordato da Paolo Loroazzo tra ^|i 
allievi del Vinci» seo^a peraltro io- 
dieara alcuna sua opera* 

—— • ( Natale ed Uberto ) di 
Fermo ferivano in patria circa il 
1750, dove condussero piilure di 
stile tottimeute roarattesco. 



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240 Bl 

RlGCl (^BBMTUiro); nato « Bél- 
ioDO Dei 1660, fu prima scolaro in 
Venezia del Cervelli, il quale avea- 
dolo condotto a Milano , ebbe io 
«mesta città U fortuna d' incontrare 
domestichezza col Lisandrino, che 
gli diede utili avvisi intomo alle 
pratiche della pittura. Tornò poi a 
Venezia-, e di là a Bologna; e dai 
Gignani, che lo conobbe capace dì 
«ondnrre lodevoli opere a fresco ed 
«ir olio, ftt mandato al duca di Par- 
ma, che dopo averlo fatto lavorare 
intorno a cose di non molta impor- 
tanza nel castello di Piacenza, lo 
•mandò a sue spese a Roma onde 
-meglio fondarsi nel disegno. Colà 
si trattenne studiando ed operando 
finché visse il suo generoso mece- 
nate i venne poi a Milano, e di là 
si restituì a Venezia , indi passava 
in Germania, Fiandra, Francia, In- 
ghilterra , e per ultimo rivide Ye- 
oezia, ove terminò la lunga gloriosa 
eoa carriera nel 1734. Pochi pit- 
tori lavorarono quanto il Ricci, po- 
chissimi seppero al par di lui va- 
riare a posta sua lo stile e contraf- 
fare quello de' grandi maestri? e le 
gallerie d' Italia e quelle d' oltr». 
SBOnti e d* oltremare hanno di sua 
mano quadri creduti del Bacano , 
di Paolo, di Correggio, ecc. Cono* 
scitore di tutte le scuole, ed avendo 
vedute ne' suoi viaggi opere di tutti 
i maestri , quando doveva rappre- 
sentare qualsivoglia soggetto, la sua- 
felice memoria offri vagli ben tosto 
lo stesso argomento da altri tratta- 
to, ed egli ne approfittava libera- 
mente, ma seuza servile imitazione. 
Si dice però che l'Adorazione de- 
gli Apostoli all' aitare del Sacra- 
mento in S. Giustina di Padova ha 
molte cose prese dalla cupola di 
S. Giovanni dì Parma ; che il 
S. Gregorio a S« Alessandro di Ber- 
gamo rammenta «quello del Guer- 
rino in Bologna , ec. Bellnoo sua 
patria possedè belle opere pubbliche 
e private, fra le quali degna d'am- 
mirazìont ò fa gran sala della villa 



RI 

d^ vescovo, -dt cui poche cote poc* 
sono vedersi più riccamente e me- 
elio condotte. Le forme delle sue 
figure hanno bellezza, nobiltà e gra- 
zia ; pronte e variatissima sono le 
attitudini, copiose le composiciooi , 
fiicile il pennello, il colorito viva- 
ce ; ed a tutte le sue cose seppe 
dare una tal quale novità che aU 
letta, e fa scordare qualche traccia 
di manierismo. Pochi pittori venoU 
possono pareggiarsi a Sebastiano per 
correzione di disegno e per oettezBa 
di contorni. Era suo nipote fraterno 
RICCI (Marco), il quale alle setta 
Storie evangeliche , tatte dallo sto 
per il cousole inglese Smith , ag- 
giunse architetture e paesaggi bel- 
lissimi , e tanto al soggetto appro- 
priati, che quelle pitture sono ^fse 
le più vaghe e pregevoli uscite di 
mano a Sebastiano. Era Mai-co nato 
in Belluno nel 1679, e fio da fan- 
ciullo fu collo zio io Venezia , in 
Francia , in Inghilterra , dove coih 
dussero insieme molte opere con non 
minore utile che fama. Marco poi 
abbandonò, quand' era ancora gio- 
vane, io studio della figura, e die- 
desi al paesaggio, nel quale rtueci 
eccellentissimo , e tale che per al- 
cuni rispetti viene preferito allo 
stesso Zuccarelli. Egli non era sol- 
tanto buon pratico, ma profondamen- 
te ooaosoava le teorie dell' arte, ed 
era bastantemente versato nelle belle 
lettere. Imitatore fedele di Tiziano, 
ritrasse le più belle vedute della 
sua patria con tanta verità, che non 
fu per questo rispetto da veruno sn* 
peralo. Parlo di paesi fatti per par- 
ticolari, e non di quelli che dest^i- 
nava al commercio. Forse i migliori 
sono in Inghilterra, e molti furono 
da lui intagliati all' acquaforte e de- 
dicati al conte Francesco Algarottì* 
che faceva grandissimo conto del 
suo MarchtUOé In alcune delle prin- 
cipali famiglie di Belluno trovauat 
diversi suoi paesi di uno squisito 
gusto y e con tanta verità rappre- 
sentanti il soggetto/ che osservando 



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BI 

lì tuo lu verno ci pare di lenlir 
freddo » o di essere nel cuore del- 
l'estftte e sotto ardente clima quando 
ti vedono le arie soflGocale caldissi- 
me dei quadri rappresentanti que- 
sta stagione. Alla bellezza e verità 
del paesaggio corrispondono le figure 
d'uomini e di animali, eseguite con 
BMlto spirito, e quali doveva farle 
che fa prima pittore di figure che 
paesista. Mori cinque anni prima 
dello zio . nel 1729. 

RICCIANTI (ANTOino) fiorenti^ 
no , fioriva dopo il 1650, ma pare 
che non uscisse giammai dalla me- 
diocrilÀ ; altro non dicendosi di lui 
nella Serie degli uomini iUusiri in 
pittura , se non che fu allievo di 
Vincenzo Dandini. 

RICCIARDELLI ( Gabriello )^ 
napolitano, fu scolaro di van Bloe- 
meo , uno de' pittori iidoperati dal 
re Carlo di Borbone per ornare la 
corte. Il Ifócciardelli non era sola- 
mente quadraturista^ ma sapeva far 
paesi che molto si avvicinavano a 
qoelli dei maestro. Fioriva avanti 
il 1750. 

RICCIARELLI (Daniele) nato in 
Volterra' circa il 1 500, poi ch'ebbe ap« 
preso a disegnare sotto il Sodoma, pas< 
so nella scuola dì Baldassare Peruzzi» 
poscia fu aliievoedaiuto di Pierino dei 
Vaga; dopo la di cui morte terminò, 
per ordioe di Paolo III, le opere che 
questi lasciava non terminate nella 
saU dei re. Stando Daniele in Roma 
prese ad imitare il Bonarroti, che, 
compiacendosi df cosi valente se- 
guace, io sjutò in ogni modo ecolla 
sua protezione, e coli* accomodarlo 
dei proprj disegni. £ non è da du« 
Intarsi che non vada in parte debi- 
tore a Michelangelo del nome gran- 
dissimo che gli acquistò quella ma- 
ravi^liosa Deposizione di Croce che 
Ddnieie fece per la chiesa della Tri- 
nila dei Monti, che viene universal- 
mente riguardata per uno dei tre 
migliori quadri di Roma, colia Tras- 
figurazione dì Rafìaeild e la Comu- 
nione del Domenichino. Altre pre- 
Diz. degli Arch. ecc. T. Ul. 



RI 241 

gevolissime pitture fece il Hicci»- 
relli, il quale fu poi incaricato di 
modellare per essere gettata in bron- 
zo la atatua equestre di Enrico 11 
re di Francia : e gii tutto avea con- 
dotto a buon termine quando fa 
in Roma^da subita malattia rapito 
alle arti m età di 57 anni. Fu que- 
st'uomo fiero disegnatore in sul fare 
di Michelangelo; ma perchè aveva 
appresa la pittura piuttosto colla fa- 
tica, che per naturale disposizione, 
scorsesi nelle sue opere qualche sten- 
to di pennello, e talvolta mancanza 
di espressione. Se non avesse fatta 
che la soia Deposizione, dovrebbe 
risguardarsi per uno dei pih eccel- 
lenti pittori che abbia avuto l'Italia. 

RICCIO (Bartoloicmeo* NERorrt 
DETTO IL ) fu scolaro e genero del 
Razzi , dopo la morte dei quale e 
degli altri tre luminari della scuola 
senese, ne sostenne ^gli per più anni 
la gloria. Oltre le belle opere di 
stona , quali sono il Deposito di 
Croce alle Derelitte ed il Crocifìsso 
delia chiesa desìi Osservanti, oltre 
poc' altre pubbiiclie e private ope- 
re, che conservansi in Siena, lavorò 
ancora di pA>spettive e di scene da 
teatro; e pih avrebbe fatto in pit« 
tura se meno fosse stato adoperato 
come architetto in patria ed in Luc- 
ca , nelle quali eittà, furono eretti 
sui disegni di luì e sotto ia sua di- 
rezione importanti edificj. Fioriva 
dopo il 1550. 

— — (DoMEifico) , detto il Bru" 
sasorci, nacque in Verona nel 1494 ; 
appressi principi della pittura in 
patria* sotto il Giolfino^ poi re- 
cossi a Venezia per studiare le 
opere di Giorgioue e • di Tiziano , 
cne imitò assai da vicino , come 
si vede nelle prime sue cose, le 
quali se avessero tinte alquanto 
più calde male si dbtinguerebbero 
da quelle del sommo esemplare. 
Tali sono in Verona il 8. Rocco che 
conservasi nella chiesa già degli 
Agostiniani e varj quadri da stanza 
di pirofano argomento. In appressa 



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Gbogle 



242 RI 

si alTezìotiò al ParmigiaDino , e >3i 
questo secondo stile è la Favola di 
Fetonte dipinta nel palazzo ducale 
di Maotova, opera copiosissima eoa 
bei scorci e piena di vivacità. Ma 
più che nelle cose ali' olio mostrossi 
ai Brusasorei grande maestro nelle 
pitture A fresco, la più maravigliosa 
delle quali è la Cavalcata di Carlo V 
e di Clemente Vii in Bologna, rap* 

Sresentata in una sala del palazzo 
iidolfì, di cui non può vedersi cosa 
più vari^, più dignitosa e splendida. 
Mori nel 1567, lasciando appena 
istrutto ne* principi deir arte due 
figli ed una figlia, che sostennero 
la gloria paterna , particolarmente 
Riccio (Feuce) chiamato Bru' 
sasorci iè giovane, il quale, dopo la 
morte del padre, andava ^ Firenze 
per continuarvi gli sludi pittorici 
sotto il Lìgozzi ; è da questo ap- 
prese una maniera diversa e più de- 
licata e gentile di quella del pa« 
dre, oii^e vengono molto apprezzata 
le sue Madonne con fanciulli ed an- 
gioli vaghissimi. Per le chiese di 
Verona condusse molte opere, ma 
le più stimate soi^o i piccoli quadri 
da stanza; molti dei «quali dipin- 
se- in pietra di * paragone , facendo 
che il marmo fàccia T ufKcio degli 
scuri. Fu pure assai valente ritrai- 
tìsta^in ciò paraltr<%feliccroente emu- 
lato dalla sorella 

•—— ^ (Cegiua) che aveva appresi 
ì principi ^^''' ^^'^^ ^^' padre. Era 
costei nata alcuni anni prima di 
Felice, che moìrà in patria di 65 
anni, nel 1605. Ultimo def fratelli 
era 

— ( Giovanni Battista ) il 
quale dalla scnohi del padre passò 
a quella di Paolo Calliari. Dopo 
avere operato molto in patria , fu 
chiamalo in Garq^nia al servizio 
deli' imperatore Bodolfb II, né più 
rivide l' Italia. 

— (Mariano) da l^essina, nato 
Del15tO, poiché ebbe appresi i prin- 
cipi della pittura dal Franco , fre- 
quentò la scuola del Pplidoro, che. 



BI 
dopo il Sacco di Roma ^recatoti a 
Messina , vi diffondeva il gusto di 
Raffaello. Mariano desiderava di ap- 
prendere lo stile del nuovo maestro, 
e cosi felicemente vi riuscì, che ven* 
ne risguacdato per il miglior seguace 
di Polidoro. Arricchiva di pregevoli 
quadri le chiese della sua patria , 
ed uno fu creduto degpo di 8os^e« 
nere il confronto della Tamo^ Piet^« 
che Polidoro aveva poruta da Roma 
e po^ta nella chiesa deile Ree peQ - 
lite. Morendo , non è bea noto in 
ouaie anno, lasciava Mariano erede 
aelle sue virtù il figliuolo 

RICCIO (Antonello). Fioriva 
costui nel 1576 insieme ai non po« 
chi allievi che la scuola di Polidoro 
aveva dati alla Sicilia; e contribuì 
a diffondervi in tal modo il gusto 
delKarte, che per più di un secolo 
somministrò valorosi pittori al regno 
ed a Roma. 

RICCIOLINI ( Michelangelo ) 
detto di Todi, nacque in Roma nel 
1654, e fu ragionevole pittore, co- 
munque non si guardasse dal ma* 
nierismo , cbe nell* età sua signo- 
reggiava, poco più, poco meno, tutte 
le scuole d' Italia. Ornò diversa 
chiese di Roipa di spiritose, se noa 
di belle pitture a fresco ed all'olio, 
lavorando più di pratica che d'altro 
fino all'anno 1715, ultimo della 
sua vita. 

— ^ (Niccolò), nato nella stessa 
città circa il 1637, superò per copto 
del disegno il suo parente Miche- 
langelo, ed osò porsi a concorrenza 
del cavai. Franceschini ne' cartoni 
per alcuni musaici del Valicano. £ 
due Ricciolini furono ammessi al- 
l' onorevole distinzione di dare Li 
proprio ritratto alla reale galleria 
di Firenze. 

RICHARD (Martino), nato in 
Anversa nel 1591 con un solo brac- 
cio, fu non pertanto uno de' buoni 
paesisti de' suoi tempi ; e tale da 
essete da van Dyck tenuto in grande 
stima. Blori in eia di 45 anni nel 
1636t Suo fratello miuore 



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BICHARO (Dattde) camminò 
snlie tracce di lai , ma gli rimase a 
grande disianza. 

BICHARDSON (Gionata) nac- 
que^ìd Londra nel 1665. ed apprese la 
pittura da Rìlei, celebre pittore di 
ritratti. Desiderava di migliorare 
nell'arte collo studio dei grandi mae- 
stri, ma ritenuto dalla famiglia in 
patria /procurossi dall' Italia e da 
%ììrì paesi , quadri e disegni origi* 
oarj e bassi-rilievi, còme poò fiire 
soltanto dovizioso artista. Ma appena 
conobbe il suo maggior figlio ca- 
pace di gustare e di conoscere \ì 
inerito delle produzioni delle belle 
arti, lo spediva in Italia, dove esa« 
minò le opere de'piii insigni mae« 
stri, e raccolse notizie d' ogni ma- 
niera; e soltanto non avendo vedute 
Napoli e Venezia, rimase imperfetta 
la sua raccolta. Mori Gionata in 
Londra sua patria in età di 80 anni. 
Diedero prova delle Ipro cognizioni 
pittoriche il padre ed W figlio nel 
Trattato di Pittura e Scultura pub- 
blicalo a comoQ nome nd 1715. Ma 
quest'opera incontrò severe critiche, 
tanto per rispetto di alcune troppo 
esagerate opinioni . qnahto per la 
frequente falsità delle citazioni. I 
suoi critici li fanno comparire piut- 
tosto accorti trafficanti che giudiziosi 
estimatori dell' arte. Gionata inta- 
gliò afcone stampe all'acquaforte, 
che sono dai dilettanti tenute in 
pref^io, tra le quHli 

Il proprio ritratto 

Quello di Alessandro Pope, una 
▼•Ita di faccia e 1* altra di profilo. 

Quello di Giovanni Milton, ec. 

WCHARTE (Don Antonio), pit- 
tore di storia all' olio e frescante , 
nacque in Yecla nel 1690. Desti- 
nato dal padre agli studj letterari, 
lì trascurò , per apprendere la pit- 
tura sotto Senen- Villa, debole mae- 
stro ; morto il quale, frequentò la 
scuola di uno dei Menendez. Operò 
molto in Valenza, dove domicilia- 
tosi appena uscito dalla scuòla di 
Menendez, vi acquistò gran nome e 



RI 245 

rfechezze. Vedonsi ragguardevoli di- 
pinti di lui non solamente in Ya-* 
lenza, ma ancora a Cheste, Reuse 
Godella. Morì nel 1764. 

RICHER (AntoNTO). nato in Na- 
poli nel 1600, fu discepolo del Lan* 
franco e suo fedele imitatore. Trattò 
con molta intelligenza là pittura , 
ma e probabile che parecchi anni 
sia rimasto presso al maestvo ia 
qualità di suo ajuto nelle grandi 
opere condotte io Napoli, Roma ed 
altrove, onde poco ha potuto darò 
di propria invenzione, volle perpe- 
tuare peraltro alcune delle migliori 
cose del maestro ed infagliò all'ae- 
ouaforte alcuni r^mi tratti da' suoi 
fresche e quadri all' olio. 

— (P.) trovasi quest'uomo an- 
noverato tra gì' intagliatori io rame 
per avere incise insieme a France- 
sco Cheveao le tavole filosofiche del 
libro di Luigi Lesclarbes. 

RICHIEDEO (Marco). Sebbene 
di questo pittore non resti in Bre- 
scia sua patria che la memoria sto- 
rica del bel quadro rappresentante 
S.Tommaso, eseguito per fa chiesa 
dello stesso Sauto, gli si deve ono- 
rato luogo fra tanti valenti artisti 
suoi concittadini. 

RICUIERI (ANTOfiTO), nato in 
Ferrara circa il 1600, fu allievo del 
Latifrartco, poscia suo ajuto in Na- 
poli ed io Roma; nella quale ulti* 
ma città dipinse) ai Teatini sui di- 
ségni del maestro. Pare che dopo 
tale opera si applicasse airintaglio» 
non sapendosi , che abbia eseguita 
verun' altra opera di pittura : ma 
tutti convengono essere slato miglior 
pittore che mtagliatore. 

RICHO (Andrea) di Candia, è 
uno de' pochi, moderni pittori greci 
conosciuti in Italia. Una sua im- 
magine di Maria Vergine, non pre- 
gevole che per conto del colorito , 
ed avente la leggenda latina : An» 
dreat Richo de Candia pinxit, con- 
servasi nella reale galleria di Firenze. 

RICKE (Bernardino de), nato a 
Courtrai circa il 1520, andò in età 



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244 BI 

fioVanile a dipiogere io AoTena ; 
colà fu nel l561 ricevuto mem- 
bro di quella fiorente Accademia. 
Egli tenne due diverse maniere di 
dipingere. Appartiene alla prima ma- 
niera il quadro rappresentante Gesù 
che porta la Croce, eseguito perla 
chiesa di S. Martino di Courtrai; 
alla seconda pressoché tutte le al- 
tre opere fatte in Anversa ed altrove* 
Mori assai vecchio in Anversa. 

RICKMAN (Niccolò), intaglia- 
tore che operava in Anversa circa 
il 1650 , incise un' 

Adorazione dei Magi, da Rubens. 

1 dodici Apostoli con Gesù Cri- 
sto , dallo stesso. 

Maria Vergine col Bambino che 
amorosamente V abbraccia in pre- 
senza di S.Giuseppe, dallo stesso, ec. 

RITINGER (Giovanni Eua) nac- 
que in Ulma nel 1695. Apprese i 
principi del diseguo da suo padre, 
e gli elementi della pittura da Cri- 
stoforo Resch, mediocre artista. Chia- 
mato da naturale incliuazione a di- 
ingere quadri di animali , e sta- 
lilitosi la Augusta , cominciò a di- 
pingere quadri di tal genere, ma in 
piccola quantità, perchè più facile e 
p:ù utile riuscendogli io smercio, 
delle stampe, che non quello dei 
quadri, a quest' ultim' arte quasi 
totalmente si consacrò^ dopo, i qua- 
ranta anni. Le sue composizioni sono 
piene di anima , e 1 invenzione e 
sempre felice. Da attente considera- 
zioni sulla natura traeva i caratteri 
degli animali, e soprattutto delle be- 
81 le selvagge, e le rendeva in disegno 
cgi] inarrivabile esattezza ; onde le 
sue stampe possono tener luogo di 
ùua storia naturale degli animali. 
M Egli conduce l'occhio, dicono gli 
** autori del Manuel, Voi. 2. p« 53, 
« dei riguardanti a spaziare in mez- 
«< zo alle foreste sugli Orsi e sulle 
« Tigri, descrivendo le forme loro, 
M le \caverne, le abitudini, come fa- 
M reboe un esperto naturalista. Sep- 
M pe tanto bene distribuire il chia- 
M roscuro, che anche -alla vista le 



t 



BI 
« sue stampe bnoo o» marayìglioto 
M effetto. Vero è però che in tutte 
M le sue opere si rende troppo ma- 
M nifesto lo stadio, e che le figure 
M umane non sono rappresentate con 
M molto gusto ». Questo dotto ar« 
tisla mori io Augusta nel 1767, la- 
sciando un gran numero di stampe, 
tra le quali sono celebri le seguenti : 

Il Paradiso terrestre, che rappre- 
senta la creazione di tutti gli aoi* 
mali, ed Adamo ed Eva : in 12 fogli. 

Raccolta di sedici favole. 

Raccolta di teste di Lupi e dì 
Volpi bellissime. 

Seguito di quattro gran fogli, due 
dei quali rappi esentanti degli Orsi 
che dilacerano un cervo, ea alcuni 
cignali che riposano in una foresta, 
sono ffisguardati come i capi lavoro 
di questo artista. 

Sedici fogli di caccia del gnode 
e piccolo selv^ggiume: stampe iii" 
ttftssantUsimt, 

Diciotto fogfi di Equitazioni, che 
rappresentano tutti gli eseixizj dei 
maneggio, ec. 

— — - (Martino Eua) , figlio di 
Giovanni Elia, intagliò ancor esso a 
bulino , ma .più di questi si accostò 
all'eccellenza paterna il suo fratello 

— (Giovanni Giacomo). Er^ 
questi nato del 1719, ed intagliò uà 
gran numero di rami alla maniera 
nera, la maggior parte de'quali Sono 
belle copie delle migliori stampe 
che siano comparse in Francia ed 
in Inghilterra dal 1740 al 1770. 

RIDOLFI (cat. Carlo), nato in 
Vicenza nel 1594, passò in etàfan- 
ciullesca a Venezia per apprendere 
la pittura sotto TAlieuse, e fu uno 
de'suoi migliori allievi. Sembra noo. 
pertanto che molto si allargasse dalla 
maniera del maestro, dopo gli sludj 
delle più pregiate pitture di Vicenza 
e di Verona. Tra le migliori opere 
eh' egli condusse, ebbe celebrità la 
Visitazione eseguita per la chiesa 
d' Ognisanti in Venezia; nella quale 
vedesi la cura eh' egli si prendeva 
per non cadere nel maaiensaio, che 



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Bl 
ttveftt in qa«]P età intasa la scoola 
▼eii€sana« Ma il Bidolii acquistò, 
più che dalle pregevoli opere dt 
piuura , fama graDdisfiima dal Li« 
Lro ÌDtitolato : Le Moravi giie dtlia 
Pittura Ktntziana , conteoeDte le 
Vite accuratamente acritle de' luae- 
slri di quella illustre scuola, senza 
imbrallarle con ^accwiti. da veglia ; 
Je quaii^ seTautore dod avesse inlem- 
peraoteiDéiile osteutala poetica ci udi» 
Tìone^ e fotte avesse più accurate io* 
dagiui croiiologiciie> polreLbeio ser* 
vir d' esemplare a chiunque iutra« 
preode ad illustrare ie vile degli 
arti sti ; perocché vi si scorge esaU 
tessa di teorie , chiaro e nitido lo 
siile, evidenza nella descrizioire delle 
grandi composizioni . schieltezaa di 
uarrasione. Alcuni hanuo peraltro 
creduto di scorgervi alcune imsaU 
tesze grammaticali , che fortuuata- 
mente nou vengono avvertite che dai 
pedanti. Pare che iJ Ridoili , seb« 
bene avuto in conto di huon arti- 
sta , ed onoralo col titolo di cava* 
li ere, npn fosse troppo, con tento del 
suo stato, perciocché, dando in Bue 
dei secondo volume della sua opeia 
Je memorie della propiia vita , si 
duole dell' invidia degli emuli e del- 
l' ignoranza dei grandi signori. Mori* 
io Venezia nel 1658. 

BIDOLFI ( Claulio ) nacque a 
Verona dì nobile ma povera fami* 
glia» nel 1574. Credesi che studiasse 
la pittura sotto Dai io Pozzi , poi 
sotto Paolo CalJiari; e più che da 
questi maestri trasse profitto dallo 
studio £itto sulle opere dello slesso 
PaoÌo«di TizianOi e di Andrea Man- 
tegna. Esercitò alcun tempo 1' arte 
in patria, in allora troppo ricca di 
rio orna tissimi pittori» perchè potes- 
sero avervi frequenti occasioni di 
lavoro i giovani artisti: onde passò 
a l\oma ; e di là ad U chino,, dove 
ebbe ospitalità in casa di Federico 
Barocci. Ammogliatosi in Ur|/ino , 
andò ad abitare nella vicina terra 
di Coriualdo. e fu molto adoperalo 
dc'vìcìdì luoghi» Fossombrone, Cau- 



RI 245 

tiano, Fabieoo, Monleoaldo, ec. pos- 
sedooo pregevoli opere * di questo 
pitlor' veronese : altre possono ve« 
dersi in Urbino ed in Rimini, nella 
prima delle quali città conservansi 
la Kativilà di g. Giovanni Battista 
e la Presentazione della Yergiue, e 
nella seconda un bellissimo Deposto 
di Clioce. Lavorò ali* ultimo ezian- 
dio per Padova , Venezia e Vero- 
* na, doverle sue. pitture sono in gran • 

I>regio tenute; perocché, conservando 
e tinte della scuoia patria, hanno 
la castigatezza di disegno, la so- 
brietà di composizione, la doitrioa ^ 
di costume e finitezza ,. acquistate 
da Claudio allioV«, e che non sem- 
pre si trovano in Paolo, e ne' suoi 
seguaci. Moiì nel 1644. 

RlDOLFl (Bartolomeo) , archi- 
tetto, stuccatore, fior iva circa il 1650* 
Fra ecli nato in Vei-ona, doveap-» 
prese l'arie sua, e dove esegui al- 
cuni lavori the lo fecero couosoere 
valente maestro. Ebbe quindi molte 
commissioni in diverse parti d'Ita- 
lia ; ed all' ultimo, chiamato in Po* 
Ionia, vi fu adoperato assai e come 
pla&tico e come airhitetto. 

RIEDEL (Giovanni Antowo) , 
nato a Praga nel 17Z>2, cuopriva nel 
1797 la carica d'ispettore della gal- 
leria di Dresda. Dopo la morte di 
suo padre, seguita nel 1755, applì* 
cossi con buou successo ad incidere 
all'acqua forte, iu sul fere di Rem- 
brand t, alcuni disegni tratti dai qua- 
dri della suddetta galleria, e ne fece 
quaranta all' incirca. Le più cono* 
soiute stampe sono 

La Beata Vergine seduta in un 
paesaggio, che dà da bavere al Bam- 
bino , dal Barocci. 

1 sette Sacramenti, da Giuseppe 
Maria Crespi. 

Ritratto di Rembrandt, da un di- 
pinto del medesimo Rembrandt. 

Ritratto di una giovane che sta 
infilando delle perle , da Rem- 
brandt ec. 

— (Antonio Elia)» figlio ed 
allievo di Giovanni, nacque m Dre^ 



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246 . Rt 

oda ael 1363| e si fece nome tra gli 
ìat«g|}a^o''i tedeschi con molti rami 
di piccole diinensioni', la maggior 
parie de' quali spettauli alia galle- 
ria di Dresda ; tra i quali 

Una vecchia presso uo chirurgo, 
che medica una piaga ad altra veo*^ 
chia vicina , da Brouwer. 

Piccola testa di Cristo, da Anni- 
baie Capacci , ec. 

RIETER (Enrico), nacque a Wìb« 
terhorur oel 1751. Perdette il pa* 
dre quando appena usciva dalla fan- 
ciallezza, e da coloro che avevano 
cura della sua educazione fn consi-t 

Stiato a tirarsi avanti nello stadio 
elle belle arti. Passava poscia a 
Norimberga , dove cominciò a di» 
pingere ritratti , ma poco dopo re« 
cavasi a Dresda presso il suo oom- 
pafriotlo Antonio GrafT, che amo- 
rosamente lo accolse. Vedendo i 
ritratti di Antonio ed i qoadri scel- 
tissimi di quella galleria , couobbe 
che assai longo camini no resta vagli 
a percorrere per giugnere all' eccel- 
leva dell' artStf Fecesi donqae a 
studiata le opere di Hubens . van 
Dyck, RembrRodt ; indi tentò qual- 
che copia di Claudio Lorenese^ Ber- 
ghera , Both ec. ; e sentendosi più 
che a tult' altro inclinato al paesag- 
gio, a questo totalmente si consa- 
crò. Dopo cinque anni rivide la 
Svizzera e si stabilì in Dresda , e 
trovò in Aberti un vero aonco, che 
morendo gli lasciò il ricco suo traf- 
fico di stampe. Diseguò , dipinse , 
intagliò , ed acquistò nome di va- 
lente artista. Le principali stampe 
sono di sua invenzione, tranne il se- 
guente seguito che è preso da na- 
tura da Àberli. . 

Cinque piccole vedute scelte per 
quelli che cominciano a disegnare, 
prese da natura da I. L. A berli ed 
incise da Rieter. 

Veduta del castello di Spietzsul 
lago di Theun. 

Ultima cascata del Beichenbach 
nella valle di Oberhasli ee. 

BIETSCHOOT (Gtovaiwi) nato 



RI 
io Hoom net 1652 , fa allievo di 
Alberto Everdingen, ed uno dei m1« 

gliori pittori olandesi di maribe. 
Erano le sue opere assai ricercate, 
e perchè soleva egli lodar molto le 
altrui, fa caro a latti gli arft^t, e 
condusse tranquilla e felice vita. Fu 
egli stesso il maestro di soo figlio. 

RIETSCHOOF (EffRico). il quale 
gli era nato nel 167S , e fu il suo 
migliore ali «evo. Enrico uòù sopra v« 
visse elle pochi anni al genitore « 
morto nel 1719. 

RIGAUD (Gtactitto), nacque in 
Perpignano nel 1653, e riuscì cosi 
valente ritrattista, ebe fu ehiamato 
il wan-Dyck della Frfincra. Ilei 
lungo periodo della sua vita dipinse 
tutti i re suoi eontempofanet e tutti 
i principi dellar real casa di Fran* 
eia. I pih illustri letterati ed érti* 
sii furono pure ritratti da Rigand , 
e lo stesso vecchio Le Brun volle 
avere il propri. Volendo i suoi 
concitiadim ricompensare 1* onore 
che faceva alla patria eolla stia virtti» 
lo aggregarono alla patrizia nobiltà» 
e Luigi XV lo creò cavaliere di 
S. Michele, e lo pensionò. Fece an- 
cora pochi quadri storici, tufti de- 
gni della Sua fama, ma non pertanto 
lontani dal merito de' rifraffi , sor- 
prendenti per la rassomiglianza, per 
vivacità di mosse e di colori, e per 
il prezioso finito di tutte le parti» 
Ad ogni modo gK si dà carico dr noa 
essersi totalmenfe preservato dal ma- 
nierismo, di avef profusa soverchia 
ricchezza negli abiti con pregiudi- 
zio' dell' oggetto principale e di non 
aver data nobiltà, nò abbelliti gli 
originali entro ai limiti permessi 
dalla raisotniglianza : per il quale 
ultinto difetto, se pere può chia* 
marsì difetto , non era frequente- 
mente ricercato dalle sigtaore, né egli 
si curava di rìtrarle, sapendo èssere 
di troppo difficile contentatura. Era 
direttore della reale accademia di 
pittura di Parieì qnando morì in 
questa capitale i* anno 1745. 

— (Giovanni), nacque in Pa- 



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RI 
rìgi circa il 1700, ed è prolmbiU 
niCDie nipote del pittore Giaciuto 
Rigf ud. Pubblicò più di cento stam- 
pe di paesaggi, mariue ed altre ve- 
dute 9 iotagliate con ijod comuoe 
inleUigeDUi e con punta assai spi* 
ritosa. Sono geo eralni ente ben di- 
segnate le figure onde le popolò; 
e Je diverse vedute di Londra for- 
mano una non numerosa rea pre* 
geroie serie di belle stampe* Morf 
IO patria , dopo una lunga di- 
mora in Londra, 1' anoo 1754, la- 
sciando ammaestralo nell' arte il 
figlio 

aiGAUD ( Giovambattista ), il 
ovale, sebbene iuferiore nelle cose 
dell'arte al padre, contintò le stam- 
pe incominciate da lui . essendogli 
lunga meo te sopravvissuto* Soggiun- 
go uo indice delle stampe dell' uno 
e dell' altro. 

Veduta del palazzo Bombon, di- 
aegoato dal padre ed inciso dal 
figlio. 

La Camminata del giardino delle 
Tuillerìe. 

Sei Vedute del castello di Marly* 

Veduta del corso di Marsiglia. 

Veduta di Greemvicb. 

Veduta del castello di Ilaptou 
Court, 

Veduta del Parco di S* lames. 

Serie di sei Paesaggi, popolati di 
molte figure. 

Serie di sei Marine , ove si ve- 
dono diverse galere. 

Dieci Cogli di diversi soggetti per 
le commedie di Molière , ec. 

RILEY (Giovanni), nato iu Lon- 
dra nel 1646, poi ch'ebbe da me« 
diocri pittori appresi i princip] del* 
l' arte, si fece ad imitare la natura ; 
e tanto profondamente la studiò nel* 
r uouio , che iu hn^ve riuscì uno 
de' migliori ritrattisti ; perocché non 
solo sapeva perfettamente fare i 
volti somigliantissimi, ma farne tra* 
aparirc i costumi e le principali pas- 
siooi deir animo. Nominato primo 
pittore del re« dipinse il re Giaco- 
mo e la regina sua sposa, poscia il 



W 247 

re Guglielmo colla reale consorte 
Maria. Moriva in Londra ricco ed 
onorato nel 1691. 

RlMACHl UUALPA YNCA, an^ 
tico architetto ed ingegneri: ameri- 
^cano costruì a Cusco , capitale del 
Chili e del Perù, la famosa furteasa 
eseguita per ordipe dei re peruvia- 
ni , ofpoti di Manco Capac Forse 
le uotiiue che si hauoo delle mara* 
viglfose opere di americana air«hì« 
tettura sono in parte favolose» o per 
lo meno tutte esagerale. Ciò pre- 
messo, soggiungo una breve descri* 
ziooe di Cusco' e della sua fortezza. 
È questa città situata io amena pia» 
nura alle falde di un monte & la 
figura era quadrata tra due fiumi , 
nel mezzo aveva una gran piasaa , 
dalla quale si partivano quattro am»* 
pie strade, ancora sussisteotiv Quivi 
era il tempio del Sole, di cui non 
senza maraviglia si ammirano tut- 
tavia gli avanzi ; poiché le mura 
erano formate di pietre di 15 in 1d 
piedi di diametro. A settentrióne 
della città ergevasi sulla schiena del 
monte la famosa fortezza cosi r ut la 
dair architetto Uualpa coirajuto di 
altri tre ingegneri Yoca Maricanchi^ 
Acahuana Ynca e Calla Cnnchuy, 
Consisteva questa fortezza in tre 
fortezze , una entro T altra , ed in 
quella di mezzo era il palazzo de^ 
gì' Incas. L' oro vi si vedeva entro 
e fpori sparso a piene mani, ed ef- 
figiati »i erano al naturale animali 
ed alberi, hi questa fortezza si veg* 
gooo ancora pietre , ciascuna delie 
quali ha più di 40 piedi di lun- 
ghezza {. e tra queste, una di cosi 
enorme grandezza, che sorpasM l'im- 
roagioazione, ed è chiamata la pie» 
tra stracca per la grande fatica die 
costò net trasporto. GÌ' interni la- 
vori del forte, consistenti in scultu* 
re« scale artificiosissime, camere di 
ogni grandezza, portici, ec. sono ora 
tutti distrutti ; mentre la maggior 
parte delle mura esteriori pare che 
non abbiano a distruggersi che col 
mondo. 



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248 RI 

Rl;\f ERIC! (GIOVANSII), fiori poco 
dopo i tempi di Giotto, in Riraini; 
ed è per avveotura il più aulico pit- 
tore di quella città , dove , eh io 
sappia, non conservasi alcuna soa 
opera certa. Operava ancora nel 1 386. 

RlMINALDl (Orazio), nato in 
Pisa nel 1598 , fu in patria ed in 
Roma allievo dei due Lomi. 6gra« 
ftiatameote lasciosst in Roma fliffa« 
sctoare dalla maniera del Garavag* 
gio; -ma presto rinvenuto, prese a 
sua guida le opere del Domenichi* 
DO ; e fu per avventura il suo più 
degno emulo. Il Riminaldi vuol es- 
sere riguardato come uno de' mi- 
gliori artisti toscani: m Grande in 
M sai far caraccesoo nei contorni e 
w nei panui, vago e grazioso nelle 
M carnaggioni, facile e delicato d«I 
« maneggio del pennello, non dvria 
«/■mendo per cosi dire, se non ser< 
M vivasi di cattive mestiche, che pre* 
M giudicarono assai le sue opere »>. 
Le principali e più conservate ador- 
nano la cattedrale della sua patria. 
Le due Storie Scritturali del coro, 
r Assunta dipinta all' olio nelfa 
cupola, sono forse i più bei lavori 
di pittura che a que' tempi si ese- 
guissero in Toscana : ma quello det- 
l'A ssanta fu J' ultimo lavoro del 
Riminaldi, rapilo alla patria da so- 
verchia fatica , o , come alcuni vo- 
gliono, da contagio, nella freschissima 
età di 52 anni. Altre chiese di Pi- 
sa, ed alcune private quadrerìe pos- 
Bedono qualche sua opera ; e nel 
palazzo Pitti conservasi il Martirio di 
S. Cecilia. Terminò l'opera dell'^As* 
tunta, nfa debolmente, suo fratello 
■ ■ (Girolamo), il quale poco 
lavorò io patria : ma ed in patria 
e fuorì ebbe pur nome di valente 
pittore. Fu chiamato a Napoli a di - 
pinj^re la cappella di S. Gennaro • 
mdi passò a Parigi alla corte della 
regina Maria. Per T opera dell' As- 
sunta , condotta molto avanti da 
Grazio, e terminata da fui, non ot- 
tenne che il modesto premio di 
5,000 scudi. 



RI 
RIMINO (GiovAftfn da), celebra 
pittore del quindicesimo secolo» ope« 
rava dopo il 1450, come ne fanno te- 
stimonianza due quadri-, neiqaali al 
proprio nome aggiunse il 1459 ed 
il 1461 ; e si hanno memorie di 
lui tino al 1470. Uà' altra tavola 
di questo pittore scmca data di «oqo 
conservavasi a Bologna nella qua- 
dreria Grcolani. 

— (BAHTOLoareo da). V. Code 
Benedetto. 

— (Lattawxio da). V. Marca 
della.. 

RINALDI ( Sahti ) , fiorentino , 
chiamato il Tromba, fu scolaro dei 
Furiot ; ma perchè meno di m^ 
diocre pittore, è pochissimo cono- 
sco f e nella stessa sua patria. 

RINCON ( AtrrONio ) , nacque « 
Guarlalnxara nel 1446, e fu ii prt* 
mo de' pintori spagnuoh* ad alioatm- 
narsi dalia maniera gotica , a dare 
rotondità e rilievo ai contorni» ca* 
rattere e belle proporzioni alle figu- 
re. Sebbene seguisse piuttosto la 
natura che altri esemplari, scorgesi 
nelle sue opere qualche lontana imi- 
tazione di Andrea del Castap^ao e 
dei Ghirlandaio. I re cattolici Fer« 
dióando ed Isabella lo crearoeo pri* 
mo pittore di corte, e gii accorda- 
rooo il titolo di cavaliere in ricom- 
pensa de' loro ritratti abbastanta so- 
miglianti, e risguardati a que' tempi 
nella Spagna quali lavori d' ano 
straordinario merito. Fra molt'altre 
pitture, in gran parte perite, ebbero 
celebrità i diciassette grandi qaadti 
eseguiti per la parrocchia di Rob* 
bedo di Chavela • rappresentanti i 
più importanti fatti della vita di 
Maria Vergine. Mori in StvigKa 
nel 1500, colà trovandosi in qualità 
di cortigiano presso a' suoi sovrani» 
cui erasi reoduto carissimo per le 
sue gentili maniere • per grandi 
talenti e per morali virtù. Suo 
figliuolo 

-— (FERDfifANDO) dopo la morte 
del padre andò a dimorare stabil- 
mente in Toledo, dote nel 1503 



è% 



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RI - . i 

di{dogeva gli omaù dell'aUar tùÈl^ 
^oredi queiUa cattedrale. Fece inol« 
tre diverse cose a inaoo, delle quali 
iK>n M GObservavano, ne' primi aoni 
dd presente secolo , che porhi ve- 
oeraDdi avanzi. Ignorasi V epoca 
delia sua morte. 

R^fGLl ( Gottardo ), nato nel 
4575 « Tiene annoverato dai 6an« 
drart tra gì' ingegnosi piMoH fre^ 
ecanli* 

AIO BERUCrfS jIBartòlomeo). 
nato circa il 1540, probabilmente 
ìu Toledo , fa scolaro di 6a*spare 
Beoerra, e nel 1568, aveva di già 
nome4K vaiente piltorèi Nel 1607 
il dai ^i^itolo di Toledo nominata 
suo pittare . nel onale impiego sì 
mantenne fino ali anno 1627 , ita 
eiri morì. Le sue Hpère si acooitano 
napello "al disegno ed al colorilo e 
qoelle del maestro , ma sono aàsai 
meno calda. 

RIP ANOÀ (Giacomo), bolognese, 
operava in Roma circa il 1480, €d 
1 volgare tradizione che fosse il pri- 
mo a disegnare i bassi rilievi della 
coioona Trajana. 

RI5UENN0 (Giuseppe), nacqn^ 
in Granala <iixa il 1640* e fu uuo 
degli «dtimi allievi di AlfònSo Ca* 
no. Quando Antonio F^alomino andò 
a Granata nel 1712 , lo chiese peé 
eoo ajuto nelle opere della Certo* 
•a ; ed in queste, per testimoDÌanta 
dello stesso Palomiuo. Risaenno ei 
mostrò il miglior disegnatore deU 
TAndalttsia^ All' esercizio delta piU 
tura aggìouse quello della scultura, 
e fecesi in quest' arte vantaggiosa- 
mente oeooscere in Granata ed in 
.altre città con importanti lavori in 
marmo, «. con belle opere di pia* 
stica, nelle qnaii non seppe tenersi 
però lontano dallo stile nerninesco 
che si era dilatato ancora nella Spa* 
gna. I suoi quadri hanno la rtsolo- 
tec^ ed il colorito di quelli del Ca; 
no. Uorì Risoenoo in patria nel- 
V età di 81 anni. 

BUA (Michele), pittore inglese 
che fioriva nel 1648, fu lungamente 
Biz, (UgU Arch. ecc. T. ili. 



RI 249 

in Roma, dova dlcesi avere condotte 
lodevoli opere, per le quali fu ag- 
gregato a quella. accademia di pit- 
tura ; ma uè in Roma né in alt^a 
parte d' Italia è noto veraoa sua 
indubitata pittura, oè si hanno ni* 
teriori nolisie biografiche. * 

RIVAIZ (Auromo), nacque in 
Tolosa nel 1667. ed apprese il di^ 
segno ed i principi ^^'^^ pittura sotto 
il proprio padre, ragionevole pittoi'e 
e migliore architetto. Ebbe a 'Btio 
condu»»pok> il celebre la Fage, col 
quale contrasse grande dimestichee- 
aa. Mandato dal padre a Róma per 
continuarvi gli studj dell'arte, dopo 
avere dimofttto aleno tempo in Pa- 
rigi , concorse per il premio del- 
l'Accademia di 5. Luca, cs t'ottenfiti 
dal aommo mecenate delle Arti il 
cardinale Albani (poscia aortlmo poo^ 
tefice sotto il home di Clemente XI) 
che lo cotonò coHe proprie raeni^ 
Richiamato in patria dal padre che 
poco tempo sopravvisse Al suo ri- 
torno, occnpossi in og<d genere dcN 
r arte sua. Ebbe eorreaiene di di^ 
segno, fona di colorito , eemposi- 
zione ingegnosa, grazia di sentimene 
lo. Intagliò pure alcune delle pso>> 
prie eomposizioni, e qtiattro slampe 
allegoriche per ornamento del Trat- 
tato della pitturi! di Dapuf de 
Orez. Mori in patria nel 17S5. 

«^'«k ( BAHTOI.OKEO ) , engifto di 
Antonio e nato ancor esso in Tolo* 
sa, intagliò diverse stdmpe dai qtfa* 
dri e disegni del medesimo, ed ài* 
cune éti Benedetto Leti. Operava 
dopo il 17S0. Le principali sue 
stampe sono ; 

La Caduta degli Angioli Ribelli, 
da Antonio Rivait. 

Storia d'Arno e Peto. • 

La Morte di S. Maria Maddale^ 
na*, dal Luti ec» . 

««i-^ (Pietro cavai*.) figlie ed 
allievo di Antonio, camminando die- 
tro le orme paterne , acquietò non 
minore celebrità di quella del ge- 
nitore > onde in premio della sna 
virtit fu creato, cavaliere. FiorHne 



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250 Bl 

alla mela del didoltesimo secolo. 

BIVELLO (GaIiEazzo), stniort, 
aotico piltore cremoDese , di cui 
parlano i biografi patrj Ziist e Za« 
DÌ, e che ahri asseriecouo oon avere 
esistito che nella mente loro. Mag- 
giori probabilità si h<iano della esi- 
genza di 

*i^«-« ( Giuseppe) , che Antonio 
Campi dice essere stato non medio* 
ere pittore, che lasciò opere in di- 
verse chiese e luoghi di Cremona 
ed altrove, sunza che presentemente 
se ne conosca alcuna, quando non 
ai vogKa ammettere per sua una 
tavola rappresentante una mezaa 
figura di donna che sembrava un'A- 
inaizone, /a/fi con buon disegno e 
hen colorita, colU carnagioni pasto» 
9€t benché 4i ima maniera alquanto 
dura nrìU pieghe» Co&i lo Ziaist , 
scrittore di sospetta fede. 

««— (Galeazzo) , juniore , cre- 
duto figlio di Giuseppa, e per so* 
prannome chiamalo Galeazzo della 
bt^rha' Di questo pittore si assicura 
che in sul declinare del diciottesimo 
secolo conservavasi iacasaMartioeu- 
goa Brescia > un quadro rappresen- 
tante £>.. Stefana io mezzo ai Santi 
Autonio Abate e Francesco d'Assisi, 
colla leggenda : Qaltaeius de Rivel' 
lis dictus de barba pingebat 1524* 
Un altro quadro rappresentante la 
Iponceziooe di Maria era in addietro 
a Busseto; e due conservaosi an* 
corapreseotemente in Cremona, uno 
presso gli eredi del Catìon, Massi- 
sniliano Sacchi , 1* altro prasso il 
ponte Carlo Visconti, riippreseo tante 
ia Vergine che sta adorando il bam- 
bino Gesi*> steso sopra uo cuscino, 
sul lembo del quale leggesi : Qa^ 
ieaz de ia Barba. 

HIVERDITI (Marc* Antonio), 
celebre ritrattista del dicioltesifno 
secolo^ nacque in Alessandria della 
Paglia circa il 1700» e fu uno dei 
podii pittori che siansi preservati 
dal manieriamo domiuante in Italia 
polla prima metà del diciottesimo 
|ei«lo. Dalla (ua belU Copcezione 



RI 
dif|kita per la chiesa de' Camaldo- 
lesi in Alessandria , apfiare lo stu- 
dio eh' egli aveva fatto grandissimo 
sopra le migliori opere di Guido 
Reni. Altre pregevoli pitlore lasciò 
in patria e ne' vicini paesi ; ma 
continuamente occupato nel far ri- 
tratti « oon ebbe tempo di es^uire 
molte importanti opere di storia; 
Mancava all'arte nel 1774. 

RIVIERE (Stefano he), vieaa 
annoverato da^Gandellioi come ìq« 
tagliatore in^legn», senza darci ye« 
runa notizia intorno alla vita • 
stampe di lui. 

«— * (Francesco), nato ì» Fran- 
cia in sul declinare del dl(^iasscttf(^ 
Simo secolo, stabilì la so4 dimora 
in Livorno, dov' era molto stimato 
per certi suoi quadri \la stanza rap- 
presentanti danze turchesche e eoo* 
versazioni, lavorati con molto spi- 
rito e verità. Ebbe diversi scolari* 
tra i quali taluno migliore di lai» 
Morì io Livorop nel 1750. 

Ri VOLA ( Giuseppe ) , nato ia 
MiWuo dopo il \GSO, apprese a di- 
pingere nella scuola dell Abbiati . 
e fu uno de' suoi migliori allievi. 
Poco peraltro lavorò io pub )lico» e 
perchè» pensando diversamente «dai 
maestro , non s' impegnava voleo^ 
tieri in opere di grao macch.ic>a, e 
perchè, dipingendo pih finitamento 
di lui, aveva frequenti commissioia 
per ritratti e per quadri di piccole 
dimensioni, tenuti tuttavia in qoal* 
che pregio. Mori circa il 1740. 

RlZZIl (Francesco), nacque ia 
Madrid nei 1CK)8 da Antonio, meno 
che mediocre pittore, il quale cono» 
scendo di non poterlo ammaestrare 
conhuoqi principi, né coli 'esempio 
suo neir arte , lo raccomandava a 
Vincenzo Cardocho. Ma il giovanetto 
non tardò ad allargarsi dai precetti 
del maestro ed a voler operare da 
sé, siccome colui, che dotato di gran- 
de ingegno, ma privo d' esperienza, 
troppo iidava nella propria capaci* 
tà, ed ogMÌ cosa trovava facile ; onde 
UQU conoscendo che superiicii^lmen^ 



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le difficoltà dell'arte, tutto esegoWà 
eoo ìstraordiDana prestezza. Tanta 
facililii fu rìsguardalH come cosa 
miracolosa , e procacciò al giovane 
pittore infinite commissioni, che ]<r 
fecero io breve tempo ricchissimo. 
Nel 1653 fu nominato pittore del 
capitolo di Toledo , ^ dipinse in 
qnella cattedrale insieme al Carenno 

, una cappella a ff^co , pel cdnve* 

I noto prezzo di 6,500 ducati d' oro. 

' Fu poi due anni dopo chiamato a 
Madrid per terminare nell' antica 
residenza della corte la favola^ di 
Pandora incominciata da Carenno: 

I E perchè, oltre la stona suddetta , 

' dipiose negli angoli della gran sala 
quattro storie mitologiche sopra fon- 
do d'oro, volendo il re premiarlo, co- ' 
me sembravagli che meritasse, io no- 
minò nel 1655 suo pittore. Nel 1670 
cse^ivaper il capìtolo di Toledo al* 
cane altre pittore insieme al Car- 
renuo per il prezzo di altri 4,600 
ducati. Dopo queste ed altre opere 
eseguite a fresco in varj luoghi della 
Spagna, pose mano agli ornati del 
teatro del Retiro , facendosi ajutare 
da diversi pittori , che lavoravano 
sotto ia sua direzione. Ma quest'o- 
pera capricciosa e ridondante di ri- 
dicoli ornati fece grandissimo torto 

! ajr architettura nazionale , che per 
servire alfa moda, per adulazione e 
per ignoranza adottò questo esem- 
plare di pessimo gusto. D'allora in 
poi il manierismo non ebbe più 
freno , e la pittura e l' architettura 
spagnuola giunsero sotto la dittatura 
di costai M più allo grado di'cor- 
mzione. Quest' uomo che con tanto 
ingegno fece tanto danno all' arte , 
mori pieno d'anni, lasciando grandi 
ricchezze ai suoi eredi. 

1 AIZZI (FikA Giovanni), maggior 

fratello di Francesco , apprese gli 
elementi della pittura da Fra May- 
no, maestro di disegno del reale in- 
fante, che fu poi te sotto il nome di 
Filippo IV. Le sue prime pitture si 
videro nella sagrestia di Nostra Si- 
gnora dei Soccorso, e nel convento 



. ttt 251 

deMa Mercede di Madrid ; terminati 
le quali , si fece frate, e per alcun 
tempo-abbandono l'arte. Corse fama 
che venendogli per T ingresso iu 
convento chiesta una somma che 
egli non possedeva , domandasse 
tempo tre giorni , duranti i quali 
fece un Cristo cosi bello, che ven- 
dutolo n' ebbe assai maggior prez- 
zo, che non era la somma dovuta 
al convento. Molte furono ^oì le 
opere fatte ne' conventi della sua re* 
Itgione in Madrid ed in altri luo- 
ghi, finche invogliatosi di vedere le 
eccellenti opere de* sommi maestri 
in ItaHki, ottenne, per effettuare que* 
sto suo desiderio, di essere ricevuto 
nella Congregazione di Monte Cas^ 
sino in Roma , dove^ Condusse di* 
versi quadri , che lo fecero cono- 
scere per quel valent' uomo ch'egli 
era. Lo stesso papa desiderò di co- 
noscerlo, ed in vista delle sue virtù 
lo nominò ad un vescovado, di cui, 
prevenuto dalla morte , non prese 
possesso. Era egli nato nel 1595, e 
visse 80 anni. >^ 

RIZZI (Stefano), sebbene me- 
diocre pittore , si rese benemerito 
dell' arte per aver dati i primi pre^ 
celti delta pittura al Romaoino, uno 
de' più illustri pittori di Brescia. 

RIZZO ( Marco Luqano ) , fii 
uno di que' valenti mosaicisti, che 
sui disegni di Tizi.ino e di altri pit- 
tori veneti, lavorerotio in S. Marco 
di Venezia. Fioriva del 1560. 

ROBATTO ^Giovanni Stefano), 
nato in Savona nel 1649, frequentò 
in Roma più anni la scuola del Ma- 
ratta, poscia volle conoscere le ma- 
niere di altre celebri scuole italiane 
e straniere, onde non rivide la pa- 
tria che giunto a matura virilità. 
Grande era T opinione delia sua 
virtù ; e le prime opere ch'egli co- 
lorì giustificarono Taspettazione uni- 
versale. Genova, sebbehe ricca di . 
tanti eccellenti pitture, ammirò quel* 
le del Robaito. e rallegrossi di avere 
in questo artista chi rinnovava la 
memoria dei grandi suoi pittori del 



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252 BO 

sedicesimo secolo. Ma il nuovo pìt- 
torei adescato dagli al letta meÉH del 
, giuoco, sì ridusse io cosi fMvero 
stato , che per provvedere al pro- 

J^rio 805leotai|iento e per alimentare 
a cresceute passione, faceva quadri 
a (Tatto indegni del suo nome. Mori 
di 84 ai)ui io Genova già da tutti 
dimenticato* 

ROBBIA (Luca dalla), figliuclo 
di Simone di Marco, nacque in Fi- 
renze l'anno 1388 ; e poi ch'ebbe 
appresi gli elementi delle lettere , 
fu dal padre messo ad imparare 
r erte dell' orefice con Leonardo di 
«er Giovanni, presso al gualcai fece 
valente nel disegno e nel modellare 
di cera. Era ancora giovinetto quan- 
do condusse alcune cose io bronao 
ed in marmo, che fecero concepite 
di lui craodi speranze : onde • la- 
sciato il mestiere dell' ore^ceria» si 
diede interameole alla scultura, e 
con tanto calore che consumava 
tutto il giorno nello scarpellare e 
gran parte della notte nel disegna* 
re. Hanno creduto alcuni che stu« 
diasse alcun teiSpo presso Lorenzo 
Ghibcrti ; ma non facendone cenno 
il Vasari , ed altronde diverso es- 
sendo lo stile di Luca , non oserei 
"PP<^g*sre qnest' asserzione. Non 
contava cbe quindici anni, quando 
Insieme ad altri giovani scnltori fu 
condotto a Rimini, dove fece per il 
moiTtiinento della- moglie di Sigi- 
smondo Malatesta alcuni bassi rilievi 
lodati assai. Richiamato a Firenze 
dagli Operai di S. Maria del fior^, 
fi.'ce per il campanile della modesi» 
ma cinque piccole storie in marmo, 
che [)er pulitezza, grazia e disegno 
superarono le due &tte dal Giotto* 
Aveva dicia^sett* anni quando gli 
stessi Operai gli comrpìàero 1' or- 
namento di marmo di uno dei due 
organi delia slessa chiesa, nel quale 
lavoro, comunque si portasse benis- 
simo, ebbe a sostenere con qualche 
svantaggio la coucorrensa di Dona* 
tello, cui furòn'^dati a fare gli or* 
uameoti dell' altro organo. Ad ogni 



no 

modo piacque tanto l'opra éàh^ 
ca, che gli fu data a Fare Ja porla 
di bronzo della sagrestia sotto alio 
stesso organo , nella qoale fiice 
.dieci storie del nuovo testa'nento , 
e diverfe teste bellissime ed altri 
oroamenti. Terminati tali lavori, e 
vedendo Ukm , che quanto avev« 
avansato era troppo piccola ricom- 
penta del lungo Htfnpo e fatiche im* 
piegate, risolse dilasciare il inarmo 
ed il bronzo ; al tutto disposto , 

2uando gli riuscisse bene noa sua 
mtasia* di lavorare soltanto di ter- 
ra. Consisteva questa nel trovare o« 
modo medianle il quale le opere di 
terra si potessero lungamente con» 
servare ; e dopo molle esperienze gli 
' riusci (li dar loro ima coperta d'ut» 
vttriato addosso , fallo con stagno, 
antimonio ed altri imncmli e mi" 
siuH cotte ai fuoco fi* uma/omacc 
a posta , che faceva hemssimo quf 
$io ef/etio e faceva l'oftendiUrra 
quasi eterne. Le prime opere di que- 
st' invenzione le condusse eoli in 
S. Maria del Fiore, tanto neirarco 
sopra la porta cb' eeli aveva fatta di 
bronzo cbe sopra 1 arco dell'altra 
sagrestia, dove Donatello aveva fatti 
gli ornamenti deli' altro organo. Ma 
non bastando a Luca questa coA 
vaga ed utile invenzione, alle prinie 
opere di terra che faeeva semplice- 
mente bianche, aggiunse il modo di 
dar loro il colore, cosa che a tolti 
rìusck gratissima. Piero di Coùnio 
de' Medici fn il primo a farlo lavo- 
rare di terra colorita ; al qnale con- 
dusse opere di tanta perfeatcMie e 
cosi vagne , che la fama di questa ■ 
sua invenzione non solo si sparse 
per tutta i' Italia , ma in diverse 
parti d' Europa , onde per soddis- 
tare alle ricerche di quelli che ne 
volevano, i mercauii borentiui eoo- 
tinoamente gliene commettevano per 
mandarne in ogni parte. Dopo cìì> 
Luna si volse a cercare il modo di 
dipingere le figure e le storie in 
sul piano di terra colta , e felice- 
mente vi riusci, come, olire mollt 



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<•■ . 



BO 
ftUr* com» ne fa fede il moniioMDto 
dd fesco vo di Fiesole Bodouo Fe- 
derigli Della chiesa di S. Pancraaio. 
Ed 9Ddava Luca tuttavia rintrac- 
ciando altri n^odi di migliorar Tarte 
quando fu sorpreso da immatura 
tnorte avanti di giugnere ai 50 an- 
ni. Erano suoi fratelli 

ROBBIA (Ottavuho ed Agosti- 
KO DALL4), i quali furono dn Luca 
levali dallo scarpello per lavorare di 
plastica con lui, nella quale, egli io- 
tieme eoa loro guadagnavano mol- 
to. Una delle roigliorì opere di tal 
genere (e questa sola rammenterò* 
mo, conservandosene tuttavia in ogni 
|Mrl« della Toscana, ed altrove) è 
neiia chiesa di S. Miniato a Monte 
ìm volta della cappella di S. Jacopo 
dov' e sepolto il cardinale di Por- 
togallo, dove Ottaviano ed Agostino 
feoero io qu9ttP0 tondi ne' cantoni 
ì Quattro Evangelisti, e nel mezzo 
della volta in un tondo lo Spinto 
Santo : e soosiglianta lavoro , ma 
pili in graijde, eseguirono ne^ pan- 
tiooi e cupola della Madonna delle 
Carceri io Prato, i loro discendenti 

— — (ASPREA dalla) nipote di 
L«ca e Àglio di suo fratello Mar- 
co, lavorò assai bene di marmo^ ^ 
di ' terra cotta a S. Maria delle Gra- 
aie. fuori d'Arezzo, ed m S. Fran- 
cesco, ed a I». Maria in Grado. -La- 
vorò pure Della' chiesa del Sasso 
nell'Alveriita, in Firenze nella Jog* 
già dello Spedale di S. Paolo , ed 
io molti altri luoghi, essendo egli 
luogameote vissuto. Lasciava questi 
due figliuoli frati io S. Marco, stati 
vestiti dal celebre fra Girolamo 
Savonafola , che lo. rttrsssero so* 
migUantissiroo nelle medaglie : ed 
.oltre i frati, ebbe tre altri figliuoli 
e due figlie. Uso dei tìgli fu 

-«— (Giovanni dalla), c^e at- 
tese air arte, ed ebbe tre figliuoli. 
M»rco Lucantooìo e Simone , che 
morirono di peste nel 1527. Gli 
altri due figli di Andrea chiamavansi 

— (Luca e Girolamo dalla) 
che attesero alla scultura, e fecero 



RO 253 

bellissiiDe e diligenti opere d'inve- 
triati, tra le quali ricorderò i pavi« 
meliti delle logge papali eseguili da 
Luca per ordine di Leon X sotto 
la direzione di RalTaello d'Urbino, 
Girolamo fu condotto in Francia , 
dove fece molle opere per France- 
sco I a Merli, in Orleans ed altro- 
ve. Colà fattosi ricchissimo , chia- 
mava il fratello Luca, ohe mori pò* 
chi mesi dopo averlo raggiunto. Nei 
1553 Girolamo voUe rivedere la pa- 
tria, sperando di passarvi tranqoil* 
lamenta i giorni e di lasciarvi qual- 
che memoria della sua vìrtii ; ma 
vedendosi trascurato dal duca Co* 
Simo, occupato nella guerra di Sie« 
na, se ne tornò a morire in Fran« 
eia, lasciando la famiglia della Rob- 
bia, se non al tutto spenta, priva 
di chi conoscesse il vero modo di 
lavorare ^' invetriali; onde si andò, 
se non al tutto perdendo , deterio« 
rendo i'arte inventata dal vecchio 
Luca. 

ROBEiVr (Niccolò), nacque io 
Langres nella Sciampagna nel 1610, 
e ppi eh' ebbe appresi gli eleménti 
del disegno, recossi a Parigi per 
continuare gli stutJj del disegno e 
della pittura. Seguendo la propria 
inclinazione, si consacrò quasi esc&n- 
sivamente alia miniatura ed alla 
rappresentazione di animali, inset* 
ti, piante e fìori. Ebbe commissio- 
ne da Gastone d'Orleans di dipin- 
gere in miniatura quella preziosa 
serie di piante e di uccelli, che ora 
conservasi nella reale biblioteca di 
Parigi, jB che' dopo ht morte di Ro« 
bert fu continuala da loubert, Au- 
briet e Maddalena Baaseport. Pare 
eh' egli- in pari tempo intagliasse le 
proprie miniature ed altri suoi di- 
segni di genere ; come inta^li^ in 
compagnia di Àudrao sei volti, tratti 
da Giorgio Charmeotoo pittore «d 
architetto lionese, eome pure ov se- 
guito di sei- vasi sui disegni dello 
stesso Charmeotoo. Mori noiiert a 
Parigi nel 1684. 
, .....A (Paolo«Ponzio Antonio) 



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254 RO 

de Sery mio a Parigr circa il i690, 
fu alliefo in patria di P. Giacomo 
Cazfs ; iodi passò a Roma per ve- 
dere ed appreodere il vero bello dei* 
r arto , e vi si trattemie molti an- 
Dt , stadiaodo e disegnando le mi- 
gliori cose antiche e moderne , ed 
io pari tempo esercitandosi nelle 
pratiche della pittura. Appena tor- 
calo a Parigi dipinse per la chiesa 
dei CappQCCioi in via Sant'Onorato 
il Martirio di S. Fedele di Sima- 
riDga che fu per comune opinione 
]« miglior opera di pittura eh' egli 
fiicesse. 11 cardinale di Robau lo no- 
minò suo pittore pensionato, onde 
il Gandellini lo chiama il pittore 
elei cardinale di Hohan, Il sig. Cro- 
zat, dopo la pubblicazione del suo 
Gabinetto io incaricò della direzio- 
ne di questa sua grande Gollezio- 
ne, che Robert accrebbe ^^i alcune 
nuove stampe; ma venuto a morte 
poco prima di Crozat , 1' opera ri- 
mase nello stato cui Robert l'aveva 
condotta. Oltre molti suoi disegni 
a chiaroscuro intagliati poi da N. 
le Sueur, egli intagliò da Raffaello 
k Storia di Gesù Cristo che dà le 
chiavi a S. Pietro, e lo studio dello 
Btesso- Raffaello per il quadro della 
8eoola d' Atene. Inoltre 

Timoteo giustificato da Alessan- 
dro, dal disegno di Pierino del Vaga. 

S. Paolo con due altri Santi, da 
un disegao del Baeuacavallo. 

11 Sacrifizio d' ^io, disegnato da 
Maturino <!c. ec. 

ROBERT ( Principe Palatino 
DEL REifo), n«cque circa il 1620, 
e passò giovine in Inghilterra per di- 
fendere Cark I ; e dopo la disgra- 
zia di questo re, andò in Francia, 
e di là ìu Germania, dove apprese 
da Lieuteoanl ad incidere alla ma- 
niera nera. Salito sul trono d' In- 
ghilterra Garlo II, Robert fu chia- 
mato a quella corte , ed allora fu 
càe insegnò ad alcuni artisti di Lon- 
dra il segreto d' incidere alla ma- 
inerà cera. I pcimi a distinguersi 
in tal genere furono Giorgia Yhitt 



RO 
e Gioraimi Smith , iodi quest* in- 
venzione fa da altri Inglesi miglio- 
rala in modo, eh' ebbe il nome di 
maniera inglesa. Il principe Robert, 
tanto benemerito delle scienze e 
delle arti, mpri in Londra nel 1682. 
Si conoscono le tre seguenti sue 
stampe . 

Il Principe slesso in abito mili" 
tare che tiene un' arme. 

La Maddalena io con templasioae, 
da Merìan. 

Un esecutore , che tiene da una 
maiM> una guaina , dall' altra una 
lesta tagliata , mezza figura , dallo 
Spagnolelto. 

ROBERT ( I. ) intagliatore frao- 
cese, è conosciuto per le tavole io ra me 
che ornano il libro del medico Se- 
nac, intitolato: Tratinto della sinO' 
tara del cuore, 

•— >^> (A) io tagliatore francese al- 
lievo di Le Blond, incise pib cose 
a colori con grande esattezza. 

«i— ( Uberto ) , nacque io Pa- 
rigi nel 1741 , e poi eh' ebbe ap- 
presi i principi della pittura in pa- 
tria , recossi a Roma , dove lunga- 
mente si trattenne , continua odo i 
suoi studi. Nel 1767 fu ricevuto 
membro della reale accademia di 
Parigi per il quadro rappresentante 
il porto di Roma eon la veduta 
della Rotonda di prospettiva, parte 
del Campidoglio, e diverse belle ro- 
vine antiche. Sebbene ai - restrin- 
gesse alla pittura dì paesaggio, seppe 
popolarlo di cosi belle figurine, eoe 
attestano il suo vabre iti qualità 
lifc pittore di figura. Intagliò pore 
con somma leggerezza, spirito e fa- 
ciliti diversi piccoli soggetti di sua 
invenzione, ira i quali una serie di 
dieci stampe col titolo: Le Serate 
di Roma, oellissimi paesani ornati 
di antichi monumenti. 

ROBÉRTELLI (Aurelio), |>ittore 
del quindicesimo secolo, di cui con- 
servasi tuttora in Savona un'imma- 
gine di Maria yef)i;ìine..Egli l'aveva 
dipinta sopra una colonna del Duo- 
mo .vecchio nel 1499, e fa traspor- 



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RO 
lata Del duovo, oode non privare i 
di voli di uu oggetto teouto iu gran* 
de veaerazioDe. 

BQB&TT.^ (!!.)> nacque, secondo 
la più probaBild opioiooe , in Fi- 
renze Circa il 1 460 , e fu uno dei 
più vecchi artist», che appartene- 
vano aiJa Compagnia del rolla) no- 
lo, che ragunaì|isi nelle sue stanze 
della Sapienza. Probabilnaenle pro- 
fessò V arte dell' oreficeria, e ^vea 
\n Firenze a'- tempi di Francesco 
Bosiici. Quando qò fosse vero» le 
stampe \u rame intagliate da costui 
potrebbero appartenere agli ultimi 
anni del quiudicesiino secolo ed ai 
primi ^1 susseguente. Infatti ci av- 
visa il P. della Valle, nelk vita del 
Bastici^ esservi antiche carte inta- 
gtial« in rame avanti il 1500 , di 
una maniera secca e dura,- ma in^ 
gegnosa , le quali portano il nome 
di Bobetta ; e furono da Huber nel 
suo Afonue/ giudicate anteriori alle 
stampe di Andrea Mantegua. 

Ma lasciando da canto tutte le 
crpnghietlare che si divulgarono io- 
torno a questf antico intagliatore , 
soggiugnerò un indice delle sue più 
riputate stampa. 

La Creazione di Adamo , wcsom 
iMMOe di autore. ^ 

Adamo ed £va cacciati dal ter» 
resUe paradiso, a basso della quale 
laggcsi KBTA. . 

Altre tre stampe rappresentanti i 
posili primi progenitori* 

Adorazione dei Magi ; sotto ! Ko* 
ÌMUu 

Un gioviootto legato ad un albero 
colla sottoscrizione abbreviata rl4a* 

Apollo e Marsia. 

Ercole ed A ateo. 

Muzio Scevola. 

La Vecchia e le due Coppie di 
Amanti ecc. 

ROBUSTI (GlACOHO) dalla pro- 
fessione paterna chiamato il Tinio-i 
retto, nacque io Venezia nel 1512, 
Piceai che ammesso nella scuola di 
Tiziano^ questi, adombrato de' suoi 
Ujenti» lo cooged(». Uà tali dicerie 



RO 255 

troppo facilmente ammessftdai bio* 
graii pittorici , fanno maggior torto 
allo scrittore che le divulga, che al 
maestro cui si attribuiscono. LI Robu- 
sti suppose, forse troppo fa e il meo le, 
di conoscere abbastanza le pratiche 
del colorire , e che per conto del 
disegno gli bastassero gli studj delle 
cose del Bonarroti e di alcuno au« 
tiche statue esistènti in Venezia. 
Egli aspirava alla gloria di pittore 
originale, e voleva formarsi uno stilei 
sno proprio tanto per conto del* 
l'invenzione che. del disegno e del 
colorito : onde lo vediamo acco« 
starsi nel disegno più che a tutt al- 
tri a Michelaugelo , e nel colorito 
rimaoftre lontano da quello dei gra«p 
di maestri della scqpla veneta. Tro- 
viamo nella vita di lui diffusa menta 
scritta dal Ridolfì , che ridottosi ier 
appartata camera, che tutta riempì 
di gessi modellati sopra bassi rilie« 
vi, e sopra statue antiche e di Miv 
chelangelo , su queste consumasse 
gran parte della notle .in ostinati 
studj, disegnando, ve:»tendo e collo* 
cando in diversi lumi ed aspelli 
i modelli, onde cavarne regole p^r 
un gagliardo chiaroscuro, per nuo- 
ve riseutite attitudini ,. per diversi 
punti di vedute, e simili cose* Ag- 
gi unse^ a queste pratiche lo studio 
dell' anatomia necessario a chi vuol 
conoscere la struttura del corpo 
umano tanto interna che esterna, ad 
intendere V attaccamento e movi- 
mento delle ossa e dei muscoli con 
scientifico fondamento. Con tali sus- 
sidj apprestati a rarissimo ingegno, 
il Tintorelto fece opere superiori al- 
l' aspettazione ed alla critica , che 
io grazia di tanti singolari pregi , 
non osò morder^ alcuni leggeri di* 
fetti. Tale fu , per tacere di tanti 
altrì^, il Miracolo dello Schiavo , 
eseguito in età di 36 anni per la 
scuola di S. Marco , che lo stessei 
Pietro da Cortona , quando fu in 
Venezia, noo rifiniva di ammirare 
e lodare con altre pitture esegoile 
avanti che giugnesae al limitare della 



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256 RO 

▼•ccbìaìa^ Il Tìntoretto» direatando 
ogiii di più ch^ mai avido dt lavori 
e 4< guadagno , ed a ciò stimolato 
contili uameute dall' avitra consone^ 
comiociò a far pih presto che non 
coBveaiva> e perciò meo bene; onde 
Annibale Caracct ebbe a dire: che 
in moite pitture il TiniortUo si ri* 
troica minore del Tintoretto, Gol* 
r assiduo lavoro , nella Jaoga vita 
ch'egli percorse, taoto operò^ ohe 
non solo Venezia, ma le principali 
cittlt d' Italia e totte le straniere 
gallerie hanno lavori di questo raro 
artista, onde sarebbe opera perduta 
il volerne formare un elenco che 
riuscirebbe imperfetto; e non neces* 
'^io. Ebbe il Tintoretto graade fic- 
ozza d' invenzione ,, rara intelli- 
genza di chiaro scuro, buon gMto 
ìài colorire le carnagioni, attitudini 
nuove , bei partiti di panneggiare 
espressione riseftiila ma talvolta igno^ 
bile. Fu perciò accagionato d'aver 
data soverchia TÌoleuza ed efieito 
agli atteggiamenti delle sue figure 
e troppo fracasso alle composizioni, 
invece di quei riposo e di quella » 
dirò cosi, senatoria gravità che tanto 
'soddisfa in quelle di Tiziano. Bis** 
petto allo strapazzo del mestiere fa 
già detto che avesse tre peonetK , 
d* oro, é* argento e di ferrod e che 
adoperasse piuttosto l' uno che l'ai' 
tro in ragione del prezzo che gli 
▼coiva oiierto. Ma di ciò non dofo« 
biamo darne tutta la colpa a Ja- 
copo , eh' era naturalmente buono 
ed incapace di filare tanto sottil- 
mente, ma bensì all' avarizia della 
consorte che non permettevagli di 
usare. la debita diligenza. Il povero 
uomo dopo di avere M^oralo quanto 
è lungo il eioroo / sotto ia sor ve- 
eliauza dell indiscreta moglie, era 
r uomo il piti felice di Venezia 
<|uando poteva disporre di poche 
lire per ricrearsi insieme agli ami- 
ci. Mori di 82 anni, lasciaudo eredi 
delle sue sostanze e della sua virtù 
. i figliuoli 

ROB-USTI (Domenico), nato a 



RO 
Venezia nel 1563 , segui , come lo 
permettevano i talenti da nstur» ri- 
cevuli , le orme del padre. Questi 
era fatto per superar% tutte le dif- 
ficoltà dell' arte , aprendosi trnn 
strada , se non intatta » lontana 
almeno dalle più frequentale. Per- 
ciò ne' suoi quadri si trovano i 
volti, il colorito, llfcrierdo , e «ai- 
volta ancora qualcne lampo della 
paterna andacta , ma non animato 
dal suo trascendente ingegno. Do- 
menico si mantenne padrone della 
propria fantasia ; tutto nelle sue 
opere è considerato , le figure vi 
sono poste con sobrietà, colorite con 
metodo, pazientemente iioUé. Sem- 
bra che il padre cercasse a bella 
posta di urtare nelle diflicolA per 
avere la gloria di superàrle> mentre 
il figlio cautamente precede onde 
non esporsi ai pericoli. Fu D^hae» 
nioo, oomerii padre;, eecellente rt- 
traltbta , e molti. pregevoli quadri 
di storia condusse per luòghi poi»» 
blici e private famiglie; ma la fama 
del padre gli toglie tutti qoelli che 
non portano il nome di Domenico. 
Negli ultimi periodi dèlia vita questi 
non seppe sempre salvarsi dal ma- 
nierismo che invase la scuola \ 
ta, avanti il t635, epoca della i 
dì Domenico. Sua sorella. 

ROBUSTI (MiLlitA), nata doeanat 
prima di lui, forfie emola del padre 
e superiore del fratello ne' ritratti» 
fa cercata dall'imperatore Maesimi- 
Hano e da Filippo il re di Spagna ; 
ma Jacopo che teneramente 1 amava 
non seppo risolversi a lasciarla par- 
tire. Pure V infelice veecfaio non 
potè salvarla dalla morie, che la rapi 
in età di trent^ anni nel 1590. 

ROCCA. (ANTorao) fiorì io Pie- 
monte nella prima metà del dicias- 
settesimo secolo. Dal 1611 al1627 
fu pittore della ducal corte, ed operò 
assai nel castello di Rivoli ; ma le 
sue pitture e di altri artefici della 
stessa età vennero distrutte • dopo 
un secolo j per dar luogo a quelle 
di Giovau Battista e Carlo Vanito* 



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Ito 

BOCCA (Giacomo), romaao, fu 
mìlievo di Daniele da Volterra, dal 
^afe eredi lÀ motti disegoi suoi e di 
Michelangelo. Va laTasi perciò di que- 
sti liberamente nette podie opere 
die gli venitano ordinate; ma non 
«Tvndo molto ingegno , non seppe 
trarre grande proAllo da così utili 
ftusìdf • Più onore gif fecero alcune 
piUure condotte aaf disegni di Mi** 
«iieiaoeelo iosieine ol cavaL d' Ar- 
pioo, elle appunto dopo queste co* 
naincìò a farsi buon nome. Mori 
Giacomo in matura vecchia j a du« 
note il pontificato di Clemente Vili. 

«— » (MlGHkiLE) detto il Par' 
migitunna , operava ne' primi anni 
dal diciottamio secolo» e fo^^nou 
ignobile pittore di storia , lontano 
per altro di merito e di etÀ dal Maz» 
sola, conosciute sotto lo stesso so* 
piraniiome , onde non può essere 
eoofiso con lui. 

— ^^ DI KAMB ( AlfGIOLTLLO ) , 
scolaro dello l^ingaro , Horiva aU 
la metà dei qaiodicesimo secolo. 
Bra nota noe sua tavola apparta* 
neote alfa chiesa di S. Brigida in* 
flipoJi , nella quale aveva rappre- 
so tata questa Santa in atto di con- 
lemplMre in visione la natività di 
Gesù Cristo. 

ROCCATAGLIATA (Niccolò) , 
scultore genovese del sedicesimo se- 
colo , apprese i prìncipi dell' arte 
da Cesare Groppi , ed era di già 
valeoie lavoratore di setto ed in 
marmo, quando parti alla volta di 
Veoesia, onde meglio perfezionarsi 
neir ai% sua. Colà, a cagione del- 
l' indefesso studio, perdette un oc- 
chio , seoaa che perciò rallentasse 
1' eserciaio dell' arte sua. Condusse 
ÌD quella capitale diverse opere in 
■larmo ed in bronzo per private fa- 
miglie, e servi di rilievi in plastica 
diversi artisti, e specialmente il Tiu- 
foretto, che faceva grandissimo con- 
to della sua virtù. 

RODE ( CRISTUtfO BEBIf ARDO ) 
nacque a Berlino nel i 725^ e dopo 
avere studiato gli elementi della pit- 
JHz» degli ^rch, tee. T. HI. 



Re m 

tura sotto Pettie , pass«*va a Parigi» 
dove approfittò degli avvisi' di Carm' 
Vanloo e di Giovanni Restout. 
Scekideva poscia in Italia , e ben* 
tòsto rivedeva la tfua patria , dove 
si fece a dipin^pere ritratti e quadri- 
storici. Sono celebri i tre quadri' 
dipinti per ordiflK del re H; Priks- 
sia nella chiesa della guarnii «ne di' 
Berlino , rappresentanti con lii^tira 
allegori^he i' generali dchwei'iu ; 
Winterfeld e Kleist, periti sul cambo 
di battaglia, doratile la ^erra dei 
sette anni. Dipinse io appresso a' 
fresco ed all' olio in molti palaiiì, 
e le volte della galleria e del salone, 
del reale palazzo di Sans^SoucU 
Rode non seppe distinguersi per in- 
venriooe poetica, né per nobiltà ed' 
espressione di teste ; ma ì gruppi 
delle sue invenzioni sono ben ordi- 
nati non meno per la situazione che 
per r effetto del chiaroscuro. Inta- 
gliò un gran numero di - sue in- 
venzioni , fino al numero di 150, 
tra le quali daremo luogo alle se- 
guenti : 

Il Tempo che si riposa sopra un ' 
monumento , con tre fanciulli che 
gli stanno intorno. 

Giuseppe Ebreo che si fa rico- 
noscere dai suoi fratelli. 

I Discepoli in Emmaus , che re- 
stano attoniti air apparire di Gesù 
Cristo. 

S. Paolo che predica agli Ateniesi. 

II re Sesostri in carro trionfiile » 
tirato da quattro re. 

Quinto Cincinnato in atto , che 
lavorando nel campo , riceve 1' av- 
viso di essere creato dittatore. 

La Speranza alla tomba di un 
cristiano guarda una farfalla che se 
ne vola ec. ec. 

RODE (GiovAim Enrico) nato 
a Berlino nel 1727. fu dai parenti 
posto al mestiere delP orìnceria ; 
ma tratto dalla sua inclinazione non 
tardò a consacrarsi totalmente al- 
r incisione in rame. Poi ch'ebbe' 
condotte varie opere io patria , re- 
cavasi a Parigi, do^e fit quattr'anni- 
33 



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m 



RO 



4iiGi|vlo i peoiionarìo di Gtotan 
Giorgio WiUk Dì rìtoroo a Badi- 
Uff « pubblicò alcima atanipa tratta 
dai diaegoi dei fralalio Criattano 
Bernardo, alle quali dod aopraTviaae 
cbe breva tempo, colpilo da iamiaF 
tura mortei oel 1759. 

Le piii celebri aM(B «Umpe ao9ia 
le seguenti: 

Gio. Giorgio Wille. sul disegno 
di Schmid , stampa as|ai rara« 

La Testa di Epicuro, da Preyaler. 

Bitratto di Federico II re di 
Prussia sotto la figura di Perseo. 

Giacobbe che lotta coll'Angeio, ec. 

KODERIGO (Alonzo). fratello di 
Luigi, era nato nel 1578 , ed aveva 
appresa l'arte della pittura in Ve^ 
Ilenia* Perciò veniva proverbiato da 
Luigi di essere schuipo della mUiun^ 
Ma Alonzo» cbe era in su la buona 
-via, recatosi io Sicilia, lavorò molto e 
bene, e di lunga mano mostroasi s«« 
periore al fratello, sebbene avesse al- 
avi tempo studiato TaDtico in Roma. 
Le sue principali opere eseguite in 
Messina sono la Probatica in S.Gosmo 
dki Medici p ed i due Fondatori di 
Messina nel palauo senatorio. Mori 
nel 1648. 

«— - (GiAHBKavARnnro), suo ni- 
pote, detto il piUor StMio era stato 
ammaestrato nella pittura da Lui- 
gi , del quale ne imitò lo stile. E 
perchè si avvicinava alquanto a 
quello dell' Arpinate, fu dai Certo- 
ami incaricato di lermioare nella ' 
loro chiesa le pitture lasciate quasi 
imperfette da questo maestro. Morì 
nel 1667. 

-— « (Lui&l), nacque in sul de* 
. dittare del sedicesimo secolo , e 
fb prima scolaro di Belisario Lo- 
renzio, il ouale, invidiando ueisuo 
allievo r aMità ed i morigerati co- 
stumi, cercò di ferlo monre di le» 
leno ; onde Luigi passò nella scuola 
del cavaliere d' Arpino , che in al* 
lora era tenuto de' migliori pittori 
di Roma. Di ritorno in Napoli, vi 
mori giovane , dopo aver lasciate 
nelle chiese di quella cltti^ alcune 



BD 

piegevoU opere, sebbene nlqueiiln 
manierate. 

RODERMONT ( M. ) ini€i|u« in 
Olanda circa il 16Q0 , a nel 164A 
aveva nome in patria di buoo pi|<< 
tore ed intagliatore in rame. Imi- 
tatore di Bembrandt, pubblicò molti 
ritratti inUg^iati con stile libero e 
spiritoso; ma le sue pih celebri 
stampe sono le quattro aegveoii : 

Esaù cbe vende a Giaeohbe la 
sua primM[enitura« 

11 Supplicante. 

Giovanni Secondo celebre poel» 
latino, ooUa ieoenda: JoawusSectmi^ 
dui SagitmfUPotlia* BùdtrmotuUfee. 

Busto di un Uomo eoo ^rno bar* 
ba , veduto per tre qnnrU « affiioK 
slato sul gusto ordinario di Beas- 
hrandt. sensa nome d'anlorew 

RODIANI (Flatto). Abbiamo di 
quasi' artista onorevole menM»ria del 
P. Arìsi air anno 1400. •« Non ai 
M pnò, egli scrive» trascurare senza 
M negligenza il riportare il nome di 
M questo insigne pittore « le di cui 
M opere hanno incontrata la^ aorte 
M di tanti suoi oontemperanet «• 

— — (OifOEATA ) di Castelleeee 
fioriva nel 1422 , nel anale anno 
dipinse nel palazzo di Cebriao Fon- 
dillo , in allora signore A\ qnella. 
borgata. Raccontasi che violentata 
da un cortigiano di Cabrino, l'ue* 
cise ; e che abbandonata la patria 
per timore d' essere imprigionala « 
si ascrisse alla milizia setto abita 
maschile : che dopo alcuni anni mi- 
lilaudo tuttavia sconosciuta imi 1452 
sotto le bandiere di Francesco Slòr* 
za, aodò in soccorso di Casldleone 
assediata dai Yeueaiani , e cadde 
mortalmente ferita. Portala entro la 
terra per curarla , fu riconosciuta , 
ma cmsò di vivere nel giorno 20 di 
agosto dello stesso anno. 

RODRIGUEZ BLANEZ (Behb- 
DETTO), nato in GrauaU dop^oiilléSO, 
feoesi ad imitare lo stile di Alfonso 
Geno. Operò moine per chiese e 
per privati ; e l'arcivescovo di Gra- 
nata aveva largamente premialo il 



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R0 

dì Ini ooiratccordargii alcuni 
Beoefict , che non gì' impedivano 
r esercftio della piltun». Il palazzo 
-vesoorile e diverse chiese di Gra>> 
nata poaiedono alcune belle o|>ere 
di questo distìnto artista , morta 
nel 1737. 

RODRIGUeZ DE ESPINOSA 
( GiBOLAlfO ), nacque in Yalladolid 
nel 1562« di dove, dopo avere impa*' 
rati i principi della pittura. Andò a 
dÌRHirare a Cocentayiia. Gola si am- 
mogliò nel 1596, ed il primo frutto 
del suo matrimonio fu il famoso 
pittore Giacinto Girolamo De Espi- 
tiosa. Circa il 1620 reeossl (iolla h" 
miglia a Yalenca, e vi fu molto ado« 
pereto. Prima di tale epoca aveva 
dipinti i quadri dell' aitar maggiora 
della cappella di S. Giovanni di 
Muro. Morì in Talenta nel 1630. 

.— ^ DE MIRANDA (Francesco 
1, fhcGOiLL ) , nacquero in Madrtd 
circa il 170D. 11 primo fu nominato 
pittore del re, e ttel 1746 feee i do- 
dici grandi quadri della Vita di 
S. Pietro d' Alcantara . cb' erano 
nel convento di S. Egidio di Ma- 
drid . e morì in quella capitale di 
einqnanton'anni nel 1750. Era mor- 
to alcuni anni prima suo fratello 
Ntccola, che fu non meno di Fran- 
cesco uno de* buoni pittori del suo 
tempo. 

DE MlRArmA (Pietro). 

nato ancor e^so in Madrid circa 
il 1700 fecesi iraolaggiosanlente co- 
noscere alla real Corte con una 
Goncesione, che il P. Alfer con- 
fessore Hleir infante D. Filippo , 
avera^i commessa per quésto prio» 
cipe. Diverse altre opere di storie 
sacre ed alcuni assai pregevoli ri- 
fratti vedonsi nelle ehiese ed in 
alcune private famiglie di Ma- 
drid , '«a non corrispondenti alla 
frma dì coi ha goduto in vita 6 
dopo onesto diMinto artista. Egli 
ne andò debitore non a nòbili com- 
poaiixioni di sacre o profane istorie, 
ma ai paesaggi ed alle bambocciate 
«ile seppe fare eoo molto gusto e con 



RO 2^9 

grande veritA. Molti qaadrì di tal 

f;enere si conéerraoo ne' reali pa» 
azsi di Roadiiki e Villa vicioso. ed 
in non poche quadrerie di MadHd* 
Gonfte intiere di coite dipinse ^r) 
soggetti mitologici , per omamanto 
dellb reali eartozae. QiMSte piìt 
non esistono , ma bonservansi eoa 
nna specie d' entosfasnlo le nvt* 
ture di Pietro, che mori in Maotid 
nel 176^. 

*^*^ DE RIBERA (Isidoro), em 
pittore dei re di Spagna ne' primi 
anni del diciottesimo secolo, ma non 
pare che operasse molto per 1» corte 
per jirivati, dicendosi solamente, 
che fu uno dei dodici maestri no- 
minati nel 1725 dal consiglio di 
Gastiglia per tassare le pitture. 

RODULF (Corrado), nacque co» 
stui da uno scultore doezinale tede- 
sco , e non si accontentando degli 
insegoaroeuti paterni , abbandonò i 
parenti e recossi a Parigi , indi a 
Roma in tràccia di migliori maestri. 
Poich' ebbe studiato alcun tempo 
sotto il Bernini , |>assò in Spagna, 
ed in Yalenza fu incaricato di eri- 
gere la facciata della cattedrale, ohe 
fece con riprovevole divisamento a 
tre ordini; ed è probabile che scol- 
pisse altresì parte delle statue e de- 
gli ornati che rarricchiscono. Ter* 
minato questo lavoro, fu dall'arci* 
duca Carlo impiegalo in Barcellona 
intorno a diversi lavori. 

ROELAS (il cOTTORB GioTAimr 
Dfc LAS), comunemente chiamato il 
ckiericft Rotlas , nacque a Sivigli» 
nel 1560, e venne giovane in Ita^ 
lia di già ammaestrato ne* principi 
della pittura , onde migliorare lo 
stile sui ffrandi esemplari de' sommi 
maestri. Il nome di Titiano era di 
que' tem^i nella Spagna , per )b 
molte opere mandate a qaella cor* 
te, il pili venerato; per lo che Ro6- 
las preferì ad ogni altra scuola dl« 
falia quella di alcuno dei buoni allie- 
vi del Yeccellio. Tra le prime opera 
eseguite dopo il rìforao in patria ^ 
celebri sono i quattro quadri della 



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260 RO 

YergÌDe, donali da certo T«QU»r 
aJU chiesa coUe^^ata d' Olivarez. 
Chiamato Roeias alla corte , vi si 
trattenne poco tempo, preferendo a 
tolti gli onori il soggiorno della 
città natale. Colà visse poi cooti^» 
Duameate fino al 1624 , nel quale 
anno essendo stalo norainato cano- 
nico ad Olìvacez, reoossi in quella 
città,^ dove morì nel 1625. Pu il 
Boelas uno dei più grandi pittori 
delle Andalu6ie« e quello tra tutti gli 
Spago noli che meglio conobbe il 
vero colorire tizianesco. Per cono- 
«cerne adequa temente il merito con» 
vien vedere i suoi capi lavori in 
Siviglia, che senza prevenzioni gin- 

.dicati, non sono da meno dei mU 
fflìori del Tintoretto e del giovane 
Palma. Il suo martirio di S. An- 
drea nella cappella dei Fiamminghi 
a S. Tommaso, il S. Giacomo della 
cattedrale, e la morte di S. ]:>idoro 
nella chiesa parrocchiale di tal no- 
mei SODO opere che sorpreodooo, e 
che ben meriterebbero per onore 
della pittura spagnuoia, e per am- 
maestrameoto della gioventii, dì es« 
Mre da valente bulino intagliate. 

BOEPEL (KoEifftiET), nato al» 
l'Haja nel 1678, lo allievo io pa« 
4ria di Costantino Netscher, che lo 
destinava ad essere pittare di ritrat- 
ti : ma costretto Roepel dalia mal 
ferma sua salute a soggiornare ip 
campagna, cominciò colà per sem- 
plice intrattenimento a coltivare pian- 
te e fiori ; e rapito dalla bellezza e 

•Varietà loro , a disegnarli e dipin- 
gerli dal vero. Le Iodi che gii fu- 
rono prodigate per le prime pitture 
di tal genere , lo determinarono a 
Consacra rvisi }ntera,meote , e non 
tardò ad avere grandÌKsima Celebri- 
ci. Nominato nel 1716 pittore del- 
r Elettor Palatino , rimase, finché 

.4|uesli visse, alla corte di lui : e 
dopo niorto, tornava airHdja, dove 
non gli mancarooo utilissima com- 
missioni fino al 1748 » io t:ui teir- 
Boinò la sua tranquilla, ma.gloriosa 
^carriera, lo Olanda,. a Dussfl^rf, 



AO 

oooHTvaiisi molti suoi prtsiosi ^ma^ 
dri , pochissimi altrove. 

BOER (Giacomo tandi»), nato 
cir^» il 1648 , fu allievo di Gio- 
vanni de Beau, dalla di cui scuoia 
uscì pili che noiediocremente artista* 
Lusingossi di potersi vantaggpiosa* 
mente stabilire in Londra , ma la 
fama che vi godeva grandissinta 
Godofredo Koellèr, avendogli tolta 
ogni speranza di miglior fortuna, si 
ridusse a lavorare sotto questo ava- 
rissimo maestro, che appena gli dava 
di che vivere. 

BOESIBAETEN (N.), scolaro di 
Francesco Hals , era nato circa il 
1627. Udendo farsi le maraviglio 
deir immensa fortuna fatta io In- 
ghilterra dal suo amico Faes, detto 
Kely, pensò dì recarsi presso di lui* 
Lo accolse questi con piacere , ma 
temendo io appresso di avedo suo 
rivale, gli disse un giorno ingenua- 
mente. *< Voi sapete che i soli ri* 
w tratti iQiOf> le pitture che fora»ano 
•w la mia gloria e la mìa fortuna, 
M mentre voi siete ugualmente ad- 
t« destrato in ogni altra maniera di 
M pittura. Dipingete adunque tutto 
w ciò che volete , ed a me lasciate 
M i soli ritraiti. Le opere vostre sa« 
M ranno da me lodate come bea 
M meritano , e vi farò guadagnare 
M assai >*. Così rimasero d' accordo, 
e gii elogi di Leiy procurarono tante 
commissioni a Boestraeten , che in 
breve arricchì. Mori in Londra 
nel 1698. 

BOETTIEBS (Fraivcesco) , nae- 
que a Parigi da una famiglia cele- 
bre per aver dato molti intagliato- 
ri., moneta) e medaglisti, sebbene 
non de' ptii valenti in tali profeta 
sioni. Fu egli buon modeliatoroy 
ma di non purgatisaimo stile, onde 
fi diede all' intaglio in rame, ed io- 
fise in aul gusto di Largì lliere di* 
veise stam|>e , trarla quali 
, Gesù Cristo che porta la^ Croce e 

Gesù Cristo aul Calvario confitto 
io Croce. 

BOG^B ( Maurizio ) , ua^o io 



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RO 

Fraarìa «rea il 1600, eatrcilaya ra 
Bùmm r arie deirintaglio nel 1647, 
e pubblicò gì' iolagli di Giovan Ba* 
lilè- «sogniti Dalla porta cbe corri*» 
apODdeal logeiato che inette oeli'ap^ 
partaniento dipinto da Raf&etJo* Un 
•aitro 

ROGGER (Teod(hu>) isieise uà 
^adfo rappreeeotaole la YergÌB« 
con altre ngure. • 

— ^ detto da Bruf^ , nacque 
circa il 1366, a fu allievo 'dei van 
Eyck. Scrive vender Maroder, che 
molte cbieee di Bruges possedevano 
diversi suoi quadri di abbaslansa 
corretto disegno e grazìosaineole 
condoltiv Ignorasi l'epoca della sua 
norie» 

AOGMAN (BOELANDO), salo in 
Anstardatn nel 1597 , dipinse il 
paesaggio con grande varietà , ma 
alquanto crudamente. Durante la 
luo^ sua esisteo2a» ritrasse presso 
rbe tulle le fortezze dell' Olanda ; 
ed i suoi disegni sono dagli artisti 
tentiti in grande stima. Hori di 38 
anni e più. 

ROGMAN (G£LTRUD£\ apparte- 
nente alia stessa famiglia di Bogman 
Rolando , intagliò molli soggetti 
parte tratti dai dipinti di Rolando 
• parte di propria invenzione, tra i 
quali quattro atampa rappresentanti 
diverse occupazioni muliebri » ed 
il castello di Zoilen , colle lettere 
IL RQchman dtL, drir. Rochman se. 

Lo stesso Rolando aveva pure io* 
cisi tre serie di paesaggi contenenti 
ia tutto tredici stampe. 

ROLAN (Facoeabs) lavorava in 
Siviglia nel 1653 , avendo io tale 
anno dipinta una così detta Ma« 
Honna del Giubileo^ ed un 3* Fran- 
resco per ornamento- di una nave 
battezzata, eoo tal nome» Ecco tutto 
quanto è nolo di questo pittore* 

BOLI (AVTOSiio)^ bolognese, nato 
■ci 1643, fu scolaro del Colonna» 
celebre- qoadra turista. PiU d^ogoi 
altra sua opera sono lodate le qua- 
drature ed ornamenti arcbi tettonici 
4ìpÌAll aaUa «anota di fìiik * «love 



RO m: 

non da meno ddl maestro^ 
Mori nel 1696. . r 

B0MAI9 (Bartoix)ii£o) nacque 
in Madrid nel 1596» e fu per av* 
ventura il miglior scolaro cbe ab« 
bia avuto Vincenzo Card ucbo. Nooi 
dobbiamo ad ogni modo fa/cera, cbe 
Roman acquistò, dopo essere uscito 
dalla scuola del Caducbo, migliot 
colorito, dolcezza di chiaroscuro, # 
piii lodevole panneggiamento sotto 
Giacomo Yelasquea. Ma Roman, eoe 
nmxnque fosse assai valente pittore» 
mai non ebbe fortuna eguale al rae« 
rito , percbè non cura vasi di aver 
molte commissioni. Tra le migliori 
sue opere , sono lodati un quadro 
eseguito per la chiesa dell' Incarna* 
zinne a Madrid , ed uno ìatto per , 
Alcala d'Heoares. Non è nota l'è* 
poca delia sua morte. 

BOMANELU (Gio. Frawcesco), 
nato a Viterbo nel 1617> fu alcuu 
tempo scolaro del Domenicbino, poi 
di Fieiro da Cortona, il. quale do- 
vendo recarsi in Lombardia, lasciava 
al Romanelli ed aJ Bottatla il ca- 
rico di dipingere in sua vece il pa« 
lazzo Barberini* Ma mentre il mae- 
stro era lontano > i giovani pittori 
cercarono di avere dal comm^tcute 
direttamente quel lavoro, onde fu- 
rono da Pietro congedati. Allora il 
Romanelli , assistito dai Bernini » 
cambiava maniera , formaodosi un 
carattere meno grandioso e meno 
dotto, di quello del Cortonese , mft 
più gentile e piìi seducente. Di que^ 
sto nuovo stile .è la Deposizione di 
Croce a S, Ambrogio di Roma, la 
quale udendo il maestro esaltarsi 
come cosa maravìgliosa , vi mise ^ 
fronte quel 3. Stilano, che lo stesso 
Bernini dovette confessare assav mi* 
gliore del ouadro dello scolare. Tro- 
vandoli ritugiato in FraB;CÌa il car* 
dinaie Barberini, suo protettore, il 
RomaDelli recoesi due volte presati 
di lui* ed operò molta cose per ii 
cardinale Maztarini e. per il re coli 
suo grande pio6tlo«' Di ritorno ia 
llalin , .la setouda valla* lavorò in 



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252 RO 

dfveiM eittir , e yttrileaiMrnmta io 
Roma. Sorpreso in Vìtorbo sua pa- 
tria da grave ìofermita, meotre re- 
catasi per la terza volta io Fraa- 
eia, terinidò i suoi giorni nella fre* 
sea età di 46 a Dui. Suo (igtiaolo 

ROMANELLI (Urbano) non an- 
cora perfettamente am:aae5trato nel- 
l' arte paterna , fu ammesso nella 
tèuola di Giro Ferri. Lavorò con 
Me nelle cattedrali di Viterbo e 
di Yelietrì, e prometteva di riuscire 
Dòn meno valente pittore del padn. 
ma mori troppo giovane. per avve- 
rare le concepite speranze. 

ROMANET (Antonio), nato a 
Pangi nel 1748, o come alcuni pre- 
tendono^ 1758, apprese il disegno « 
r intaglio in rame da J. G. Wille: 
indi, recatosi a Basilea, lavorò qual- 
che tempo sotto la diresione di Cri- 
stiano de Mechel. Tra le non po- 
che cose eh' egli pubblicò , ebbero 
celebrità le seguenti stampe : 

Carlo Teodoro elettore di Bavie- 
ra . da Pompeo Battoni. 

Laigì Francesco di Bourbon, prin- 
cipe di Conti da le Tellier. 

L' amico di Rembrandt , da un 
quadro del medesimo. 

La morte dì Adone, da Kupetzhy. 

Il Cantone di fiera , da Seekatz. 

ROMANI (11) da R^o, fiorì 
nel diciassettesimo secolo, e credesi 
che studiasse la pittura in Venezia 
sotto alcuni allievi di Paolo e del 
Tintoretto , per averne imitato io 
stile nel quadro dei Misteri del Ro- 
sario, che dipinse in patria. 

— - (Gian Francesco) .* pittore 
cremonese, fioriva dal 1590, al 1610, 
come resta dimostrato da alcune sot- 
toscrizioni di lui «— Jo» Franctscus 
de Romanis pingebai, 

ROMANINO iGniOL4ifO).oRo- 
mano, fioriva in Brescia, unitamente 
al Moretto suo concittadino ed emu- 
lo, circa il 1540. E perchè il Mo- 
retto erasi alquanto allargato dalla 
scuola rettela per imitare le cose 
di Raffaello, il Romanino prese a 
«ttatenere c»léamsiite la scuola pa- 



RO 
Ina ; la quale gloriosa gara tom^ 
utile all'uno ed all' altro, perocdiè 
cercando di superarsi, si arvictna- 
rooo alla eccellenza dell' arte. Sen:» 
formare giudizio del rispettivo me* 
rito, certa cosa è che il RoaMnino 
fu grande maestro m ogni genere 
di storie così sacre che prèlane , 
come può vedersi non solameuCe 
nelle chiese e quadrerie della som 
patria, ma aocora in altre città. TalCr 
convengono che il suo capo-lavoro 
è il S. Apollonio a S. Maria in 
Calcara di Brescia : quadro sorprtn* 
dente per copta di figure, per ric- 
chezza di arredi, per varietà di volti 
e di abiti , e mille pittoriche bel- 
lezze. Morì assai vecchio l'anno 1556^ 

ROMANO { Francesco ) nato a 
Gand nel 1646 , poi eh' ebbe ap- 
presi i principi ^^ disegno e dd* 
r architettura , si fece frate dome* 
nicano , e disegnò e diresse alcune 
fabbriche spettanti al sno ordine; 
onde acquistò nome di valente ar- 
chitetto. Per ordine de^li Stati di 
Olanda operò nel 1684 intoroo alla 
febbrìca nel ponte di Mastricht; in 
appresso fu chiamato a Parigi per 
terminare il ponte Reale , che gii 
architetti parigini credevano non 
potersi condurre a buon fine. Ia 
premio di quest' opera felicementu 
terminata, fu il buon frate nominato 
ispettore de' ponti e degli argini ed 
architetto delle fabbriche del renella 
Generalità di Parirì. Mori in Pa- 
rigi di 89 anni nel 1735. 

— ( Domenico ) , toscano , Ul 
scolaro del Sai via ti , e sappiamo 
che vivea nel 1568, perchè dai Va- 
sari in tale anno ricordato tra i 
pittori viventi. 

•— • (GnTLTO). Y. Pippi. 

— «- (L0CIO). T. Lnzzo. 

•— - (Virgilio) di Roma, fa sco- 
laro di Baldassare Pemaci , ed è 
noto per alcuni freschi lodati da 
Giorgio Vasari, senza che peraltro 
conoscasi nella presente et& aleuna 
sua opera certa. 

ROMBOTCS (TtOMM), i 



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RO 

U di Ubsnds fioo at veni' anni • 
nuoto alla quale ala parti alla Tolta 
d'Italia. Dodici quadri rappresea- 
tanti storie di sacro argomento « io 
feeero in Roma eoooscere valeote 
pittore, e gli orooorarooo eepioBe 
'- 'ni. Goìamato alla corte 



del Gnu Duca di Toscana » yì fu 
tvstloauto lungo tempo. Tornava poi 
in patria ', dove trovò eoo estremo 
diipiacera che Rubens aveva preoc» 
Gtt^tt tntti gli animi, code non ri- 
finiva di sparlare di cosi grande ar« 
tista, col quale aspirava a dividere 
la gloria di primo pittore. Fu in 
tale occasione , che sentendosi ani* 
■Mto contro il suo troroo grande 
emulo » condusse i più bei quadri 
che usciti siano dalle sue mani. Pe- 
rocché il S. Francesco che riceve 
le stimmate, il Sacrificio di Àbra- 
mo, e la Temi circondata dai suoi 
attributi . che conservasi nella sala 
d« Gìnstiiia di Gand sono tutti roa- 
ravigliosi quadri : e V ultimo per 
aleuoi rispetti è forse mieliore àilìe 
pili studiale opere di Rubens. Non 
contento di avvieinarsegli , e forse 
di ugnaglisrio per conto del merito 
pittorico , volle ancora tentare , se 
possibìl fosse, di superarlo nella ma- 
guifioenaa : ma i suoi guadagni » 
sebbene ragguardevoli, non essendo 
alle spese proporsiooati , si trovò 
bentosto in necessità di ridursi en- 
tro pili moderati confini ; e sì sog- 
giugno, che oe fu talmente afflitto, da 
perdere in breve la sanità e la vita 
nella firesca età di 43 anni. Ne la 
su» emulazione con Rubens gli riu- 
sci soltanto pregiudicevole per ris- 
petto air interesse ed alla salute « 
ma csiaodio aita gloria ; perocché , 
vedendo di non poterlo superare nei 
soggetti |nivi , erasi dato a dapin- 
|ere triviali argomenti di bevitori» 
di ciarlatani , di suonatori , ecc. 

ROMEO (D. GtOSE^BE) nacque 
in Gervera di Arragona nel 1701 , 
ed apprese in patria gli elementi del 
disegno. Recavasi poi a Roma^ dove 



IO Ì0 

. fréqnenlò ia scuola del Mafucci. Di 
riterno io patra dipìnse per il con- 
vento della Mercede di Barcellona 
un' Ap^risione della Vergine a 
S. Pietro Nolasco ; quadro assai sti- 
mato, che fu cagione di farlo chia- 
mare alla corte per ristaorare di- 
versi quadri del palasse del Retiro. 
e fu nominato pittore del re. Morì 
io Madrid , dove cooservaosi quasi 
' tutte le sue opere , nel 1 772. 
ROMEBO <6lJfOitE) , pittore Si^ 
vigliano, ed amico di Murillo, fioca 
circa il 166Q. risguardatb quale ec- 
cellente ritrattista. 

RONCALLI (GAVAL. CRISTOFOftO) 
detto delU Pomnrance, villaggio po« 
co diseosto da Volterra , e patria 
ancora del Circignani suo maestro* 
nacque net 1532. Condotto in età 
giovauile a Roma dal maestro, che 
lo ritenne poi lungamente in qua^ 
Utà di suo a|uto, fu col Tempesti « 
con RalTaellino da Reggio, col gio- 
vane Palma e con altri molti, de* 
stinato a continuare la loggia di 
RafTaello sotto la direzione del ce« 
lebre Igoasio Danti. Terminato que« 
sto lavoro, dipinse nella stessa Roma 
alla Certosa, la Morte di Anania e 
Saffira ; opera insigne, trovata de« 
gna di essere copiata in musaico a 
S, Pietro. Faceva in appresso il 
Battesimo di Costantino nella basi* 
lica Lateranense. Ma la piii grande 
e magnifica opera del Roncalli fu 
quella della cupola di Loreto, nella 
quale, per la protezione di un por* 
ponto , fu preferifQ a Guido Reni 
ed al Caravaggio : onde offesi am« 
bidue, ne fecero vendetta secondo il 
carattere loro ; il primo mostrando 
con alcune eceeHenti opere , che 
avrebbe dovuto essere preferito al 
Pomarance ; 1' altro £icendo|;li da. 
un suo sicario vilmente sfrs^are il 
viso. Terminata la cupola di Lore« 
to, venne in diversi luoghi del Pi- 
ceno adoperato assai in opere pub^ 
bliche e private . , variando egli lo 
stile in modo, che ora partecipa del 
fiorentino e del romano, ad ora si 



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%d4 lUl 

•ca^te'a quttb delki seaoU «me* 
ziaoa. Pw i^ ordioario è più* vtfo 
e brillante ne'fresdif che uei* qiia« 
4ri air olio ; e ||;li ani e gii altri y 
quando 1' argoonento le permette , 
sono ornati di rìdenti paesi, ch'egli 
ftapeva fare in modo ehe giovassero 
e dar risalto al pliaeipale oggetto.- 
La sua patria possedè itoa nr^evole 
opera di questo iltastre nglio. Fu 
luugameote in Genofa e V arriechi 
di belle opere» che non temono il 
paragone delle tante che possiede di 
mano dei più illustri artisti italiani 
e stranieri. Mori di 74 anni. 

RONCELLO {t>. Giuseppe), nato 
hi Bergamo nel 1677, riusci singo- 
lare nel rappresentare incendi not* 
Uiruì , e piccoli paesi d* ordinario 
rìschiarsti dalle fiamme. Il cavai. 
Celesti li trovò talmente di suo gu« 
sto, che a motti aggiunse leggiadre 
figurine , rendendoli con ciò assai 
più pregevoli. Mancò Don Giuseppe 
all'arte nel 1729. 

RONCflO (MiCRELi: de), mila, 
nese , dipingeva dal 1375 al 1577 
nel duomo di Bergamo in compa* 
goia di Pecino e di Pietro de No- 
ra ; e da poche reliquie che riman- 
gono dei loro lavori, pare che pos- 
sano annoverarsi tra que' pittori ita« 
liani , che allontanandosi dal goffo 
stile de' pittori bizantini, si accosta- 
yano alla maniera giottesca. 

RONDAlNI ( FRA.NGESGO Maria ) 
nato in sul declinare del quindice- 
simo secolo, fu scolaro poscia ajuto 
del Correggio, che cercò d' imitare 
assai da vicino^ e direi quasi servil- 
mente ancora nelle opere di propria 
invenzione; di modo che le cose sue si 
scarni liérebbero facilmente con quel* 
le del maestro, se, come nelle altre 
parti dì minor conto lo avesse sa- 
puto imitare nella magia del chia- 
roscuro e nella grandiosilÀ. Ma egli 
fu per lo contrario minutissimo ne- 
gli accessori eziandio con grave sca- 
pito delle parti principali. Le sue 
roigliorì opere sono una Madonna 
fuofi della chiesa della Maddaleoa 



fÌX3 
in Parm» ed i SS^Agmif» e Gu 
rolaeaa agH Eremitam dalia tlmm 
città. Nella faadrcria Scarani . io 
Bologna, eooserrasi on quadre della 
Vergine eoi Banabino che tiene io 
nuiao noe rondine allnsiea a4 none 
del pittore. Mori nel 1548. 

RONDINELLO (Niccolò) da Ra- 
venne , uno de' valenti allievi di 
Giovan Belitnt, e suo ajnto in nelle 
opere d' importania , fioriva circa 
il 1500. Siccome ne' diversi san» 
quadri, ond' è ricca la patna di hn» 
trovasi la .diligenza dei aaatstro neU 
1' ornare gli abiti , il ano disegne 
ed il florido colorito , aaa minore 
scelteasa di volti, ed ii oontoroare 
alquanto secco, dnbiiano alcuni ciw. 
il Rond inolio noe abbia vedute le 
ultime pitture del maestro , odia 
quali , forse dietro T esempio dm 
suoi grandi allievi Tiaiaao e Gtort* 
gione, andò accostandosi al modemn 
stile. Si vuole che la miglioc tavola 
del Rondioellt sia quella di S. Do» 
meoioo. Mori di^ éo «noi » circa 
il 1500. 

RONDINOSI (Zaccaria; pisano, 
nato dopo :1 1500 , aveva più eiw 
in tutt' altro acquistato nome di 
buon pittore di ornato , quando 
dai suoi concittadini fu incaricato 
di ristaurare le pitture dei Campo 
Santo; colla quale lunga e difficile 
opera si rese beoemeriio della sua 
patria in modo , eh' ebbe 1' onnre 
della sepoltura con lapide nello 
stesso Campo Santo. Mori circa 
il I5d0. 

RONZGLLI (Pietro), bergama* 
seo , operava io patria del 1588 al 
1616 , ed era tenuto per uno dei 
buoni ritrattisti che fossero in Ber* 
game dopo la morte del Maroni. 
Era probabilmente suo figlinolo 

— .— (Fario), che fiori nel 1629 ^ 
pittore di non scelto stile, ma lon- 
tano dal manierismo ed abbastaosa 
copioso. Una delle piU lodate sue 
pitture è il matrimonio di S. Alas* 
Sandro nella chiesa di S. Grata • 

ROODTSCOS (GiOTAimi) ont* 



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BO 
orca il iflOO , fu allievo di Pietro 
^ Poche cose fece di storia, 
mdUMifoi ritratti , ne' quali te 
uguagliò vander Heist, ch'egli 
SI era proposto per suo modello , 
gli A avricÌDÒ assaissimo. Mori di 
quanof anni^ lasciando un figliuolo 
chiamato 

ROODTSEUS (Giacomo) il quale 
rimasto orfeoo in fanciullesca età, fu 
ammaestrato nella pittura da Gio- 
vanni Haem. Operò molto in di- 
verse citte dell'Olanda, imitando 
felìoeraente lo stile del maestro , e 
guadagnò assai. Ignorasi ogni par- 
ticolar circostanza della sua vita. 

ROOKER (Eduardo) nacque in 
Londra 1' anno 1712« e fu uno dei 
buoni disegnatori ed intagliatori 
specialmente di cose d'architettura* 
Mori in patria nel 1 774. Tra le sue 
più rinomale stampe contansi le 
seguenti : 

Spaccalo di S. Paolo di Londra, 
da un disegno di Wale. 

Monumento romano che trovasi 
•d Igei nei ducato di Luxembourg. 

Sei vedute di varie parti di Lon- 
dra, sui. disegni di Saodby e suoi 
fM-opq. 

Quattro vednted'Italia^da Wilson. 

Dodici Vedute d' Inghilterra, da 
Paolo Saodbv , ec. 

ROOR ( uiACOMO ) , nacque in 
Anversa nel 1686 , ed essendo an- 
cor fanciullo apprese i principi del- 
l' arte sotto mediocri maestri , ma 
si pcrfeùonò nella scuola di van 
Opstal , che Io andava esercitando 
Del copiare i quadri de' migliori 
naestri. Con tale esercizio, prima 
di 'lasciare la scuola di Opstal , si 
era renduto cosi famigliare lo siile 
di Rubens, che fti trovato deano di 
fare una copia del suo S. Cnstofo- 
ro, richiesto al maestro dalla corte 
di Francia. Allora non era ancora 
giunto ai diciannove anni; e prima 
dei venti erasi fatto conoscere con 
•leoni gentili quadretti in sull' an- 
dare di quelli di Tenièrs. Di ven- 
ticiaque anni , fatta società con 
DÌ9. degli Jnkm uc» T. m^ 



HO ^ 

Opstal, dipinse mollissini quadri 
per diverse corti della Germania « 
ed uno sfondo modissimo per il 
palazzo della citta di Lovanio. Dopo 
la morte di Opstal passò all' Haja^ 
poi a Leida , dove m una sala di* 
pinse i pih bei soggetti del Pastor 
Fido, e nell' altra i ftitti di Achil« 
le, e nel palco la sua apoteosi. A 
queste grandi opere tennero dietro 
Brenno che assedia il Campidoglio» 
Pandora che si presenta al concilio 
degli Dei , ed altre storie fatte ia 
diverse città dell' Olanda, sena 
peraltro omettere il lavoro di molti 
graziosi quadri da cavalletto « che; 
vendeva a carissimo prezzo , onde 
mori ricchissimo nel 1747. 

ROOS (GioVAN EifBico) nato ad 
Otterberg nel Basso Palatinato l'an- 
no 1631, fu ammaestrato nella pit« 
tura da Adriano de Bie. Sebbene 
abbia fatto ancora non pochi ritrat- 
ti, Roos va debitore della ma«;io9 
sua gloria ai paesaggi sparsi di ca- 
valli, di buoi, di pecore^ di capre, 
con tanta verità dipinti , che in tal 
genere viene riputato uno dei più 
grandi naturalisti. Lavorò molto ia 
Francfort, in Francia, in Inghilter- 
ra, in Italia, di dove tornava ricco 
a Francfort , città scelta per suo 
stabile domicilio. Nel 1685, la swa 
casa fu da casuale incendio consu- 
mata con quanti effetti conteneva; 
per salvare i quali, essendosi Rooa 
imprudentemente avventurato in 
mezzo alle fiamme, cadde privo di 
sentimenti , soffocato dal fumo, I 
suoi amici lo trassero fuori dalle 
fiamme, ed ottennero di richiamarlo 
alla vita; ma nel susseguente giorno . 
morì di 64 anni. 'Era suo (rateilo 

— — (Teodoro), nato a We- 
zel nel 1638. fu ancor esso scolaro 
di Adriano de Bie ; ma non erano 
ancora due anni passati, da che Irò* 
vavasi presso di lui , che udendo 
lodarsi il fratello , tornò alla casa 
paterna, e fu suo scolaro ed ajuto 
molti anni. Un vasto quadro , io 
cai aveva ritratti tutti gli affidili 
34 . 



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366 RO 

di tre reg|ìmeoti delle nrilixìc di 
Monaco, i>iac<}ue talmente all' elei- 
tore P^atiuo, che dopo averlo ma- 
gnificameDte regalato, gli commise 
altre importanti opere. Lo stesso fe- 
cero in appresso le corti di Badeu, 
di Hanao e di Nassau. Il duca di 
Wirternherga^glì ordinò òtto gran 
quadri di argomento storico , e lo 
ricompensò col tìtolo e collo sti- 

gmdio di primo pittore di corte, 
opo tal' epoca altro non è noto, 
se non che trovatasi in Strasburgo 
quando quella citici fu occupata dai 
Francesi, e morì nella stessa città 
ricchissimo, 

ROOS (FlUPPO) figliuolo ed al- 
lievo di Giovao Enrico , nacque a 
Fraocfort nel 1655^ Il Landgravio 
d' Assia Cassel, lo dichiarò suo pit- 
tore mentre ancora apprendeva gli 
elementi della pittura nella patèrna 
scuola, e lo mandò a Roma proy- 
feduto di largo stipendio, a condi- 
zione che tornasse alla sua corte ; 
ma Roos scordò con brutta ingra- 
titudine il beneficio ed il benefàt* 
tore. Conobbe in Roma Giacinto 
Brandi, e j^ier ìsposare la sua figlia 
si fece cattolico. Ma non tardo a 
disgustarsi col suocero, e la virtuosa 
sposa fu r infelice vittima delk^ stra- 
vagante suo carattere. Roos dimo- 
rava in Tivoli, più occupata della 
caccia che delia pittura ; ma non 
pertanto la faciliti del peooeilo ave- 
va riempite in Roma le botteghe dei 
mercanti dì quadri , co' suoi pae- 
saggi. Ma egli non dipingeva che per 
vivere, e mori miserabile. Suo fra- 
tello 

-"— (N.) nato in Francfort nel 
1659, fu pure pittore di paesaggi e 
di animali, ma iofisrioffe a Filippo. 
Peraltro correttamente disegnava, e 
dottamente armonizzava i colori* 

ROSA (Salvatore), napolit^nou 
«ato nel 1615, fu allievo in patrBst 
delio Spagnoletto, o come altri vo« 

Sliono di Andrea Falcone. Nulla 
irò dello strano carattere e dei 
poetici talenti di quest' nomo singo- 



lare, che nei decorai teippi ebbe in 

poesia, ed ha tuttavia maggior fama 
che forse non meriterebbe. Ma forse 
contribuì iu parte ad accrescergli 
nome tra i seguaci delle muse U 
merito pittorico veramente granda, 
e più grande aucora a caj^ione delle 
sue singolari inclinazioni. AH' ona* 
bre^giar fortissimo dello Spaguoletto 
aggiunse il tetro del Caravaggio , 
spoglio però de' suoi difetti di di- 
segno, e ritrasse ne' suoi paesaggi , 
non la natura senza scella « come 
taluno disse , ma la natura , aspra , 
terribile che più dell* amena e geu- 
tile si confaceva al suo carattere 
melanconico ed irascibile. Quindi le * 
aspre selve, le inaccessibili rupi, le 
orride caverne, le deserte campagne, 
gli alberi cadenti per vecchiaja^ o 
schiantati dai turbini, il cielo mi- 
naccioso, il mare agitato da furiose 
burrasca, furono sempre i suoi pre- 
diletti argomenti. Perciò compiace- 
vasi del soggiorno di Volterra ; e 
colà trovandosi invidiava coloro che 
potevano deliziarsi tra le scoscese 
montagne della Gafragoana. Ked. It 
sue UtUrt, nella Raccolta deiU Pit* 
ioriche. Ad ogni modo, per gl'infiniti 
meriti che vi si scorgono , il suo 
stile fu universalmente j;radito, co- 
me talvolta ai vini delicati si pre* 
feriscono gli austeri. Ma più di tutte 
lo resero accetto le figurine egre- 
giamente mosse di past4Nri, di ma» 
rinai» di soldati, onde pc^lò i suoi 
|^S9ggi« ^^ *S^ sì limitò alle 
figure di piccole dimensioni , che 
condusse ancora belle tavole d' al- 
tare di grandissimo effetto , quali 
sono il Martirio di alcuni Santi a 
S. Giovanni de' Fiorentini a Ronisk» 
il quadro eh' era in Milano in 
S. Giovanni alle Case Rotte, ed uà 
altro già posseduto dal consigliere 
Mainoni, rappreseateate S. Fi'aooer 
SCO nel deserto illuminalo dall' io* 
certo raggio di nascente luna. Ne 
limitossì a far vasti quadri soltaato 
di sacro argoraen|o« perocché sono 
celebri molti di storia profium, tea 



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no 

r i]iiaH non ' ricorderò che auello 
detta Congiura di Catilina^ che in 
Addietro possederà la famiglia Mar- 
IìdcIU di Firenze. Condusse pure 
quadri di battaglie di grandissime 
oìmeDatoni, che, secondo egli seri- 
te, terminava in trenta o quaranta 
giorni , e sorprendevano Boma , e 
ffti venivano pagati» ognuno, cento 
doppie. Era venuto ad abitare in 
Roma in giovanile età , e tranne 
<{oalche accidentale lontananza, per 
villeggiare, o per dipingere in di- 
verse parti , vi rimase fino alla 
morte che lo rapì all'arte nel 1673. 
Le mortali sue spoglie furono ono- 
rale di solenni pompe funebri , ed 
ebbero riposo nella cniesa degli An- 
geli, dove le addicano un' iscrizione 
ed il ritratto in marmo. Ciò che 
tenderà sempre pregevoli le sue pit« 
ture sono un tocco di pennello spi- 
ritoso , la forza dei chiaroscnro , 
i fogliami trattati con inquisito gu- 
Slo, r abbondanza dell' invenzione, 
te facilità di nuovi partiti', e 'tanti 
altri pregi, che quasi non permet- 
tono allo spettatore di accorgersi dì 
qualche leggiere scorrezione di di- 
sdegno. Intagliò con sommo gusto al- 
l' acqua forte diverse stampe tratte 
dai proprj quadri, che hanno tutta 
V originalità dei dipinti, onde sono 
dagl' inteliigeuti tenute in molto 
pregio. 

ROSA ( Francesco ì, detto P/i- 
eieco o Pacecco , napolitano , nato 
circa ii 1580, fu allievo di Massimo 
dtanzioui, che lo esercitava nel co- 
piare le proprie pitture. Ma ridot- 
tosi a lavorare da sé, ebbe oppor- 
tunità ó'x migliorare lo stile collo 
studio de' migliori esemplari dei 
grandi maestri, e sui modelli di tre 
sue bellissime nipoti. Tra le diverse 
tavole d' altare fieitte per Napoli , 
sono principalmente lodate quella 
di S. Tommaso d'Aquino alla Tri- 
nità e r altra rappresentante il Bat- 
tesimo di S. Candida a San Pietro 
d' Aram. Ma ii Rosa assai più che 
per chiese, lavorò per private qua- 



RO MI 

drerie, nelle quali i suoi dipinti si 
fanno distinguere per rara correzio- 
ne di disegno, per bellezza di estre- 
mità, per nobiltà di volti, per dol- 
cezza di colorito. Visse lungo tem- 
po ed abbastanza felicemente , se 
I* estrema sua vecchiaia non fosse 
stata amareggiata dalla perdita di 

— -« (AltÌELLA o Anella), quella 
delle sue tre nipoti che nella scuola 
di Massimo e sua, erasi fatta va- 
lente pittrice , e che in età di 36 
anni cadde innocente vittima di 
Beltrano o Beltramo suo condisce* 
polo, marito e collaboratore. Vedi 
Beltramo Agostino. 

— — (Sigismondo) allievo di Giu- 
seppe Chiari, mediocre scolaro del 
Maratta, fu ancora più debole del 
maestro, onde basterà l'averlo no- 
minato. 

— — (Cristoforo e Stefano 
FRATELLI ) bresciani , nati circa ii 
1500, furono valenti quadraturìsti, 
e molte lodate opere lasciarono nella 
loro patria ed in Venezia, in alcune 
delle quali lo stesso Tiziano non 
isdegnò di dipingere le figure. Fi- 
gliuolo di Cristoforo fu 

*— (Pietro), il quale trovan- 
dosi col padre in Venezia, fu rice* 
vuto in casa ed amorosamente an^- 
maestrato nella pittura da Tiziano, 
amicissimo e compare di Cristo- 
foro. Tornato a Brescia, dipinse alla 
Madonna delle Grazie il Marti- 
rio di S. Barbara ; fece io S. Fran- 
cesco S. -Michele che scaccia Luci-^ 
fero, e nella chiesa dei Poveri della 
Misericòrdia Giacobbe cogli Angeli 
ed U.U Presepio. Ma quando si spe- 
ravano le più perfette op^re della vi- 
rilità, cadde vittimi della pestilenza 
del 1576, che fu fatale eziandio al 
sommo SUO maestro. 

«— da Tivoli, figlia Hi Giaciuto 
Brandi e moslie di Filippo Roos , 
fu allieva del padre e valorosa pit- 
trice ; ma infelice vittima elei bru- 
tale carattere dell' ingrato consorte. 
— (Francesco), genovese, fu 
scolaro, ma uou imitatore di Pietro 



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2M RO 

da Gonoii». Fece le prime tae ope- 
re in Roma, a S. Carlo ai Corpo, 
ed ai Sanli VÌDoeoxo ed Anastasio, 
nelle quali si aecosta allo stile de- 

Éi scolari tenebrosi del Caravaggio, 
a il suo Miracolo di S. Antonio 
dipinto io vasta tela per la chiesa 
di S. Maria dei Fran di 'Venezia, 
per intelUgeoza di nudo e di chia- 
roscuro e per grandiosità di forme, 
crederebbesi di un allievo dei Ca- 
raeci ; ma sgraziatamente tali pregi 
fono smeotiti dalla caravaggesca 
Ignobiltà delle teste. 

R0SALlBA(AiiT0NEi,LO)di Mes- 
sina, Boriva ne' primi anni del se* 
dicesimo secolo; ma di quanto ope- 
rò in patria non rimane adesso che 
una Nostra Donna coi Bambino, nel 
villaggio di Postunina: prezioso qua- 
dro che rende più vivo il desiderio 
delle perdute opere di questo grazio- 
so pittore. 

ROSÉLLI (Niccolò), ferrarese, 
operava io patria nel 1568. Alcune 
pitture danno fondamento di cre- 
derlo allievo dei Dossi; ma in aN 
tre. e segnatamente nelle dodici ta- 
vole fatte per la Certosa, tenne un 
afibtto diverso stile, che accostasi a 
quello di Benvenuto, o del Bagna* 
cavallo. Sebbene abbia alcune lode- 
voli parti, e si mostri assai diligen- 
te, tiene una maniera cosi ricercata 
e minuta , che ci fa sentire , dirò 
così , lo studio e la fatica di ogni 
colpo di pennello. 

ROSI (Zanobio), fiorentino e sco- 
liro di Cristofeno Allori , fioriva 
dopò il 1621 , nel quale anno, es- 
sendo morto il maestro , terminò 
egli le pitture che questi aveva la- 
sciate imperfette : ma non è noto 
che facesse veruna lodevole cosa di 
propria invenzione. 

^ (Giovanni), contemporaneo 

di Zanobio , ed imitatore diligente 
del Falgani, fece molti lodati paesi 
in grandi e piccole tele, di cui ab- 
thondano le gallerie toscane. Sgra- 
ziatamenle però molti quadri di 
paasagg» di Giovanni e dì altri pit- 



RO 
tori toscani deH* età fua ioao pre» 

sentemente anneriti in modo ne'ver* 
di, che possono risgnardarsi coni* 
perduti. Sia questo un avviso ai pit* 
lori , perchè nOn si affidino ceen* 
mente ai venditori di colori, e non 
trascurino lo studio necessario a co* 
noscere la natura de' minerali, ve- 
getabili, ol) e gomme, e delle prò» 
, parazioni loro. 

ROSIGNOLI ( lAGoro J nato m 
Livorno nooo prima del 1550, seppe 
cosi fedelmente imitare nei grotte- 
schi Ferino del Vaga , che se le 
epoche della loro vita lo censentia* 
sero verrebbe creduto suo allieve. 
Poco o nulla operò io patria , ei- 
seodo stato chiamato giovane a To- 
rino in quella duca! corte, che pili 
non abbandonò. Colà morì di eira 
sessant' anni , nel 1604 , ed Mi9 
onorata sepoltura con epitaffio, che 
io dichiara eccellente nei grotleachi 
e negli stucchi. 

ROSINO , pittore Cremonese, di 
cui parlano gli scrittori patrj ZeisC 
ed Aslio; h V autore delia beila co- 
pia cu un quadro di Yinoeoio Caie- 
pi rappresentante i Santi Cosma e 
Damiano seduti a mensa, io atto di 
ragionare tra di loro. Vedcsi dietre 
a *S. Cosma la figura di persona ie» 
disposta intenta ai ragionamento di 
detti Santi. Occupai U superior parte 
del quadro una gloria con Marie 
Vergme, avente il Bambino tre ie 
Braccia. Appartenne questo (joadre 
alla distrutta chiesa de' Santi Vite 
e Modesto, ed pra conservasi nelle 
chiesa parrocchiale delle Torri dea 
Piceoardi. 

ROSITI (GiovAN Battista) de 
Forlì, dipingeva nei 1500 in Vel- 
ietri, a S. Maria dell'Orto, dove 
fino agli ultimi anni del diciottesimo 
secolo , e forse presentemente , si 
conservò una sua tavola di lodevole 
disegno e colorito , rappresentante 
Maria Vergine col Baml^oo in col* 
io, con quattro Angioli riccamente 
vestiti. 
ROSMAELSBR(GiovAii«i4iiee« 



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»0 

E») nàetfa* « Liptia nel 17Sk« i^« 
^^96 il otsegnoe rioUglioWl'ac- 
Cftdemìa della sua patria « sotto la 
direzìooe d' Oeser ; e dopo qualche 
t«aipo applicossi ali* architettura , 
nella quale ebbe a maestro Laoge 
ercbilelto deiruoiversilii. Non tardò 
per altro a tornare alla professione 
d'intagliatore; e pubblicò due stam- 
pe sotto il titolo di Promenades 
mut^ur de Ltipsig, che lo resero som- 
nameole celebre. Contrasse dome* 
stichesxa col famoso incisore Cbo* 
dowìeck , che T istruì io tutta la 
pratica degl'acquaforte. Io sei anni 
pubblicava poi più di 300 vigoette. 
Nel 1781 recavasi a Berlioo per ab- 
bracciare l'amico Chodowieck; di 
le si rendeva a Dresda^ dove si trat- 
tenne tre mesi per osservare e stu* 
diare tanti capi lavori di quella in- 
•igue galleria. Tornato in patria io 
sui declinare del 1782, sopravvisse 
pochi mesi, colpito da mortale ma* 
Jattia. Sono pur celebri , olire le 
gìÀ indicate, le seguenti stampe. 

^ Testa di Gcllert , cavata da una 
pietra intagliata da Kancksdorf. 

Ritratto dti dottor Dodd. 

Veduta del bosco di Rosenthal. 

Veduta della corte d' Aoerbach. 

Quattro fogli di cuffie e di abbi* 
gUamenti di Dresda; ec. 

ROSSEàU (Giacomo) nacque a 
Parigi nel 1630, e fu uoo de' mi* 
gliori pittori di prospettive che di 
quo' tempi abbia avuto la Francia. 
Lodovico XIY gli commise di di- 
pingere il teatro di Saint'Gtrmain^ 
tn-'ìdiie , nel quale eseguivansi le 
opere del celebre Lulli ;0Ìndi fu 
adoperato per le case reali, che ar« 
jÌGCoi di belle prospettive e di pae* 
••ggì- lo ultimo fu condotto da mi- 
lord Montaigu a Londra, dove morì 
nel 1693. 

ROSS£L (Don Giuseppe) mem- 
bro deli' Accademia di S. Barbara 
dì Valeosa» seppe rendersi beneme* 
rito dell' arte mercè le utili cure 
ch'egli prese per la prosperità di 
quell insigne scuola , 4ove tuttora 



BO Mf 

toMenrui wi tuo lodevole qoadro, 
rappresentante S. Luca, tatto l'an» 
no 1754, 

ROSSELLI (Hattbo), nato a FU 
rena» nel 1578 , fa d% principio 
scolaro del Pagani, poscia delPas^ 
signano, ma fiormò il suo slile« sta* 
diando in patria ed in Roma l'an- 
tico. Chiamato a Modena da quel 
duca con onorate esibixioot, preferi 
di servire a Cosimo II, sno naturale 
sig^nore, e Firense gli andò debitrice 
dei migliori artisti che illustrarono 
la**prima mel4 del diciassettesimo 
secolo. Matteo fu veramente no 
egregio pittore, corretto nel disegno^ 
lontano dal maoierisme, e di uno 
stile cosi prossimo ai grandioso, che 
alcune pitture sì scambiano facil* 
mente colle caraccesche. Le princi» 
pali But opere all' olio seno il Pre» 
sepio a S. Gaetano e la Crocifis* 
siooe di S. Andrea ad Ognisanti. 
Pili belli di lunga mano sono t fre- 
schi, tra i quali sono famosi quelli 
del chiostro della Nunsiata, rappro» 
sententi la Storia di Papa Alessan* 
dro lY che approva T ordine dei 
Servi ; e nella villa di Poggio im« 
perialesono alcune belle storie al* 
lusive alia famiglia dei Medici, di« 
piote nella volu di una sala. Ad 
o^i modo, pih che daUe opere di 
pittura, nelle quali ebbe molti eguali 
ed alcuni superiori, ritrasse lode e 
non ebbe chi *Io pareggiasse nelU 
difficile arte d' insegnare , avendo 
possedute in eminente grado tutte 
le parti che costituiscono 1' ottimo 
precettore : facile comunicativa, ao* 
cortesia nel conoscere gì' infuni e 
saperli porre in su la loro via, ani- 
mo temperato e paaiente , da ogni 
invidia alieno , e quel paterno af^ 
fetto che sopra ogni altra virtii Quin- 
tiliano desiderava ne' maestri. La* 
sciò in tutti i buoni, e specialmente 
negli amici dell' arte , vivo deside* 
rio di sé 1' anno 1650. 

ROSSETTI (Domenico) nato in 
Venezia circa il 1650, tu eccellente 
disegnatore, intagliatore in rame ed 



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27a 



10 



ia legtoo e Gooifttore di moiièltt. 
Aveva di gii nome di valente ar- 
tifia nel 1o99 , nel qoale anno fu 
deeoralo del titolo di cavaliere della 
«rilttia aurata, e condotto a Verona 
da monsignor Bartiarigo, vescovo di 
qnella città, dove fu per molti anni 
maestro de' oonj di quella zecea. Fu 
pure dodici anni ai servigi dell' e* 
lettore Palatino ; ed io Verona ed 
a Dusseldorf ed in Venezia pubblicò 
diverse pregevoli stampe, tra le 
quali : 

Papa Alessandro lil riconosciuto 
dal doge di Venezia, da Paolo Ve* 
rooese. 

Grande vittoria riportata dai Ve* 
neziant sopra gl'Imperiali, del Tin- 
toretto. 

Gli ambasciatori veneziani in- 
viati dal Senato a Federico Barba- 
rossa , da Gabriele Calliari. 

Simile ambasciata, da un quadro 
del Tinforetto. 

11 papa che dà la benedizione al 
doge Ziani, da Francesco da Ponte. 

L' imperatore Federigo prostrato 
innanzi al papa, da Federigo Zuc- 
cheri ec. 

ROSSETTI (Paolo) nato in Cen- 
to circa la metà del sedicesimo se- 
colo, lavorò di musaico nella cap- 
pella Gregoriana, sotto la direzione 
del Munziani, e fece altre opere al- 
trove, che furono mo(to lodate. Mori 
nel 1621. 

-^— (Cesare), romano; ed uno 
dei più diligenti ajuti dei cavalier 
d' Arpino, condusse eziandio alcune 
pitture sui proprj diseeoi, che non 
si distinguono da quelle del mae- 
stro , che per essere meno calde e 
spiritose. Mori durante il pontifi- 
cato di Urbano Vili* 

— ( GiovAN Paolo ) di Voi- 
terra , nipote , allievo ed ajato di 
Daniello « dopo la morte dello zio 
riparossi in patria , e 1' arricchì di 
belle opere, tra le quali è dal Va- 
sari assai lodata una Deposizio- 
be a S. Dalmazio. Vivea ancora 
nel 1568. 



ROSSI (PftOPEBUA db), illttSM 
scultrice'' bolo|oese, nata in sul finire 
del quindicesimo secolo, dev' esser» 
risgoardata come una delle piii il* 
lustri donne che trattarono le bello 
arti : perocché non contenta di oc* 
cupare uno de* più eminenti gradi 
tra gli scultori del miglior secolo, 
fecesi ammirare come suonatrioe , 
cantante ed intagliatrice. Pure così 
rara donna perì vittima in freso» 
età di violenta mal corrisposta pas* 
sioue. Intagliò quest' illustre doniM 
gli ornamenti di una porta di S^Pe» 
tronio. scolpì ritratti, statue e basai 
rilievi ; e si ridusse con maraviglioaa 
diligenza ad iutaffliare nelle noc^ 
ciuole di pesca , figurine cosi ben 
mosse, che nessuno seppe mai &re 
né più, né meglio. Undici di que* 
ste, acquistate poi dal marchese dti 
Grassi di Bologpa, rappresentavano 
da una parte ^i apostoli e dall'aU 
tra diverse Vergini. Dicesi, die tro- 
vandosi in Bologna Clemente VII 
dopo r incoronazione di Carlo V 
desiderò di conoscere cosi rara don* 
na, ma ebbe lo sconforto di udire, 
che pochi dì prima era stata sepolta 
nello Spedale della Morte. 

— ( GiovAifW Arrowio de ) 
nacque in Roma nel 1616 da cerio 
Lazzaro de'Rossi della terra diBretn* 
bate nel territorio bergamasco,- stu« 
dio i princìpi deirarcnitettora sotto 
un oscuro maestro ; e perchè non s^»' 
peva ben disegnare , diventò bnoit 
architetto vedendo e rivedendo t 
migliori edifizj di Ronlla. Concepiva 
egli nobilmente e con grande faci* 
lità , . ras non sapendo esprimere i' 
propr) pensieri, era costretto a va* 
lersi dell'opera altrui. Fece in Roma 
al Corso qqel pezzo del palazzo Rì- 
nuccini, la di cui facciata rìsguar* 
dasi qual capo-lavoro dell'arte. A»* 
Cora più magnifico è il palazzo 
ideato da lui per il prìncipe Al* 
tieri al Gesù , che è uno de' più 
superbi palazzi di Roma, non d* •!• 
tro difetto accagionato, che di non 
formare una compita unità. ApfMr* 



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m 

pure all'arcliitello de Rossi 
i patezi Aalalii e Mtt(ì> l'Ospedale 
dcJic Donne a S. GiovaDiii Latera- 
no , la chiesa di JS. PanUleo , la 
cappella dei Mouie di pietà, ia cfaie* 
•• della Maddalena ec. Lasciò mo« 
reodo più di 90,000 scudi, guada* 
guati coli' esercizio dell' arte* sua , 
parte alio spedale della Cousolazio- 
ne. parte per dotare xitelle e parte 
a StìMcta Sameiarum. Mori oel 1695, 
nello stesso anno in cui cessò di 
f ivere il suo cognato e forse parente 

ROSSI (Mattu D£), romano an- 
cor ceso » il quale dopo gli studj 
deik geometria e belle lettere , fu 
ammesso nella scuola del Beruini « 
che J' ebbe sempre assai caro, aven- 
dolo condotto in Francia ed ado- 
pereto in tutte le opere di graode 
UDportanza. Ebbe Mattia la dire- 
tioue dèi palazzo cbe Clemente IX 
fece costruire a Lamporecchio ; e 
per ordine del papa scrisse la bella 
relaaione iuloroo ai malfondati ti- 
OMri intorno alla sicurezza della 
cupola di S. Pietro* Succedette al 
Baruini oéìà carica di arehitelto di 
S« Pietro ; e chiamato in Francia 
per porre in esecuzione a leoni di- 
sunì del Bernini, teppe acquistarsi 
la grazia di quadre, che lo rimandò 
a Roma carico di ricchezze e di 
onori. Ehfao da laoocenzo XII la 
Croce fielP ordine di Cristo. Fece 
ii depoiito di Clemente X , U fac- ' 
eiau di S. Gallo , la Dogana di 
Ripa Grande ec. Mandato da Inno- 
cenzo XII alle Chiane per ricono- 
acer» i danni arrecati dalle acque» 
tornò a Roma piuttoeto indisposto 
ciie ammalato , ma ben tosto fu 
sorpreso da una mortale ritenzione 
d* orina, che io rapi all'arte in età 
ài sa apoi nei 1695. 

(Pasqoauno) nacque a Vi- 
cenza nei 1641 , ed apprese a di- 
pingere, può quasi dirsi , senza la 
dimiooe di alcun maestro, eopìan* 
do prima le miÉbri opere de' pit- 
tori vcMti poi ^lle della scuola 
roouHM» Luogamente si trattenne in 



RO 271 

Roma, dove si fece nome eoU'oai* 
zione di Nostro Signore all' Orto^ 
dipinta in S. Carlo al Corso, e eoi 
Battesimo del Nostro Signore alla 
Madonna del Popolo. Molte opere 
condusse pure nel Piceno» e fu a^ 
sai iodato il S. Gregorio fatto pel 
duomo di Metelica. Ma pih che di 
quadri per chiese, compiacevasi di 
rappresentare faceti argomenti in 
piccole tele • nei quei genere di 
poco cede ai migliori fianmiinghi. 
li reale palazzo di Torino possedè 
molte soTrapporte , ed ancora qua- 
dri di mediocri dimensioni rappre- 
sentanti sacri e profani argomenti , 
trattati con tanto sapore , che dosi 
possono vedersi più lielle cose in 
pari genere. Mori circa U 1718. 

•— -* (AiiTOmo) del Cadore, fiori 
nel quindicesimo secolo» ed ebbe un 
colorire cosi vago» che Tiziano noa 
toma?a mai in patria che non vo- 
lesse ogni volta vedere le pittore di 
quest' uomo» che forse avevano do*- 
stato nel fanciullesco suo «nimo il 
primo affetto per l'arte. La mi- 
gliora e pih copiosa opera di An- 
tonio è la tavola deir aitar nsa^- 
giore di Selva in cui è scritto il 
suo nome e patria senza indicazione 
di anno. È probabile che operasse 
circa il 1450. 

.^-* O DE ROSSI ( AiiGELO > 
nato in Firenze circa ii 1670 , k 
probabile che apprendesse la qua- 
dratura e r ornato in Boloena. La* 
vorò molto in Venezia nella prima 
metà del diciottesimo secolo , se- 
guendo uno stile sodo ed af&tto 
scevro dal manierismo de*suoi tempi. 

•^— (GnoLAMO) da Brescia, prò* 
babilmente scolaro dei Rama» ope» 
rava nella prima metà del dicias- 
settesimo secolo. Tra le sue ori* 
gliori cose è tenuta in pregio la 
tavola a S^ Alessandro di Brescia, 
rappresentante la Vergine in mezzo 
a diversi Santi. 

— *- (LOBElfZO) fioKutino fa sk!d- 
laro di Pietro Daodini, ma (^ che 
le cose dei mMstro fecftsl «d imi* 



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211 hO 

tare qadk di Livio HduM, Sodo 
prìacipalmente lodati i suoi quadri 
da Cavalletto , coodotti con moHa 
grasia e facilità. Mori T anno 1702. 
ROSSI (Muzio), detto aoche Ma- 
rio nacque in Napoli ne' primi anni 
del diciassettttsimo secolo ; apprese 
i princip) della pittura in patria 
dallo Stanziooi^ iodi recossi a Bo- 
logna, ove frequentò la scuola di 
Guido Reni. Questo raro ingegno 
fu trovato capace di dipingere, nel- 
r età di diciotto anni, alla Certosa 
di Bologna, in concorrenza di pro- 
vetti artefici consumati nell'arte. 
Ma questa sua primaticcia opera 
è adesso la sola che conservisi io 
pubblico, perocché tornato poco do- 
po in patria, dovette soddisfare a 
molte private commissioni ; e la 
tribuna di S. Pietro in Maiella 
che dipinse poco prima di morire, 

K'h non esiste quale fu colorita da 
i. Di 25 anni, che tanti ne con- 
lava quando fu sorpreso dall 'ultima 
infermità, era di già riputatissimo 
maestro. 

— — (AltDREA), nacque in Roma 
drca il 1730, ed apprese in patria 
i principi del disegno e delta pit- 
tura. Sembra peraltro che non tar- 
dasse a darsi all' intaglio in rame, 
perocché non giugoeva forse ai qua- 
rant' anni allorché pubblicò l' in- 
terno della chiesa di Araceli addob- 
bata per la cauonttsazione di S. Mar* 
gherita da Cortona. Le altre piti 
conosciute sue stampe sono 

Il Busto di Maria Vergine pian- 
gente, da Carlo Dolce. 

S. Margarita da Cortona inginoe* 
ehioni davanti no Crocifisso , ' da 
Pietro da Cortona. 

Benedetto XIY , da un suo di» 
segno. 

L' Imperatore Giuseppe II ed il 

SUI duca Pietro Leopoldo che si 
uno la mano, da Pompeo Batto- 
ai. Stampa assai ricercata. 1775. 

— — ( EitEA ) , bolognese e sco- 
laro de'Caracci, fece per luoghi pub- 
Mici • per privale case alcune bnoBe 



pittare, ma non tali dio potc w eic 
farlo distinguere tra 1^ lolla dei 
Caraocesrhi. 

-— « (Gabbiele), quadraturìsta 
bolognese, che fiori circa la nscti 
del diciassettesimo secolo , oranud 
non vien pih ricordato : che in qua* 
tità di maestro di Fraooesco Ferrari* 

««— » (GlROLAKO), bolognese an- 
cor esso, operava circa il 1650. Era 
stato scolaro di Flamminio Torre , 
e dava speranza di riuscire non da 
meno del maestro , ma datosi al- 
l' intaglio, poco pih operò col pen- 
nello. Le sue stampe sono adesso 
alquanto rare , e non pertanto te- 
nute in poco conto. 

•— ( Carl' AifTomo ) nato a 
Milano ce! 1&81 circa , fu salerò 
dei Procaccini. Il siio S. Siro coi 
due Santi laterali dipioti nel duo- 
mo di Pavia sono le roigUorì cote 
che si conoscano di questo valente 
pittore. Mori in patria nel 1648. 

-— « (Francesco). Y. Sai vieti. 

— (Giovanni Battista), v». 
ronese , detto il Gabbino operava 
circa il 1650 ; ma le migliori sue 
pitture sono quelle condotte poco 
dopo uscito dalla scuola deli' Or- 
betto ; perocché volendo forse ta 
appresso formarsi «ino stile che fosso 
suo, andò invece sempre peggiorando; 

— ( Giovanni Battista ) dì 
Rovigo, fu scolaro del Padovanino. 
Era nato circa il 1627; e stabilitosi 
in Yenexia, vi condusse poche, «sa 
belle pitture pubbliche , e direni 

?uadri per private quadrerie. A 
adova , in S. Clemente vedovasi 
una sua pregevole opersT. Yivea ao» 
Cora nel 1680. 

^"^ (Don Angelo), allievo dì 
Domenico Parodi, fu graxiosiasiioo 
pittore di faceti argomenti e di po- 
che opere serie, nelle quali ultime 
mostrossi buon ttarattesco. Moti ia 
Genova di 61 anni nel 1755. 

««— - (Aniellq), napolitano, nolo 
nel 1660 circa, ^«do dei più cari 
aHievi ed aiuti ra Giordano. Fa 
col maestro lungamente a '' 



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di àtm tomo in patria ^rovvaduto 
«b* buona pcntiona vtlaliua , oode 
vùfe poi qtiaf i dal lotto osioao fino al 
1*719» che fii roltimo della sua vila. 
bno concitladioo e eoodisoepolo ara 

ROSSI (Niccolò), il qaala mori 
di 50 anni nel 1700 , dopo avere 
abbaOitn la patria eoo pregevoli 
pittne, dbe lo mostrano copioso in- 
-venterò e oolorilore in sul £u dei 
■acrtfo , sebbene piiìghi alquanto 
più al rossigoo. Si disse che in al* 
cune e{»ere di grande, importanza , 
come nel palco della (cappella rea- 
le* il Giordano lo accomodasse dei 
«noi d i s egni* Fece ancora molti qua- 
dri dì animali, onde sono ricche le 
quadrerie di Napoli, tenuti migliori 
di quelli del Becco. 

— (Antokio)^ bolognsse, nac- 
q^ nel 1700^ e fu scolaro del Fran- 
ceschini^ il quale» conoscendolo di- 
iif^ente piii d' ogni altro suo allie- 
ITO, lo adoperava di preferenza oelle 
opere eh' egli non poteva da solo 
condurre* Itisguardasi come suo ca- 
po-lavoro U^ le tavole d' alure , 
il Martirio di S. Andrea, fatto per 
U dnoB di S. Domenico. Lavorò 
molto per i pittori di paesi e di 
architetture» aggiogneodo alle loro 
opere bellissime macchiette, che le 
rendevano assai più gradite ai di* 
Iettanti. Mori in patria di 53 anni. 

ROTA (Maetivo), nato a Sebe- 
nico di Dalmazia circa il 1532, ap- 
prese il disegno e l' intaglio in Ve- 
■ava ; indi renassi a Roma , dove 
nel 1569 pubblicò il rame del Giu> 
disio nniversale dipinto dal Bonar« 
roti. QnesU stampa è stata più 
volte copiata , o servi di norma a 
coloro cne fecero nuovi disegni di 
così ismosa pittura» onde forma si- 
cara testimonianza del singoiar me- 
rito di Martino e come disegnatore 
• come intagliatorei Né egli fu sol- 
tanto valente disegnatore: che mo- 
ntromi ancora dotto e copioso ese- 
cutore , come mostreremo nel se- 
guente indice di alcune stampe di 
mw invenzione. Sembra che il Bota 
Di*, dcgii Arch, eec, T. ili. 



BO 29S 

non foMe pienamente soddis&tln 
dell' ordine generale della compo' 
sisione di Michelangelo; e nel 1573 

Subblicò il suo Giudizio universale; 
iverso neir ordine dal precedente : 
e questa bella stampa dedicò all'im* 
paratore Rodolfo U. Lasciava iool« 
tre imperfette morendo , un' altro 
Giudizio universale, che fu poi ter- 
minato da Anselmo Boot. E questa 
stampa e tutte le buone prove delie 
stampe di questo maestro sono ra* 
rissime. Ignoriamo 1' epoca della 
sua morte, ma è noto cne opera vn 
nel 1592. 

Ritratto di Massimiliano U im« 
paratore. 1575. 

Busto di Rodolfo U. 1592. 

Ritratto di .Enrìcp. lY re di 
Francia. 

La Risurrezione <ti sua invenzio- 
ne. 1577, 

Lo stesso soggetto trattato io di- 
versa maniera. 

Strage degl'Innocenti, di siia io- 
veuzione. 

Battaglia di Lepanto, di sua in- 
venzione , stampa eseguita dopo 
il 1572. »- -^ ^ 

11 Tributo di Cesare, da Tiziano* 

11 Martirio di S. Pietro., dallo 
stèsso. 

La Maddalena penitente, dallq 



Prometeo lacerato dall'avvoltoio^ 
dallo stesso. 

Marsia scorticato da Apollo, ec. ee. 

RODBILLAC (N.) nato in Ba- 
jonna nel 1 7?9, intagliò molti rami 
alla maniera a lapis, rappresentanti 
diversi paesaegi ed una raccolta dei 
principi di disegno. 

ROUK (GuGUEUio) intagliatore 
inglese a granito, aveva studiata 
l'arte sotto il celebre Burke, • 
pubblicò alcune stampe non prive 
di merito.. 

BOVIRA ( N. ) intagliatore spa- 
gnuolo operava in YaJeosa ne*pnmi 
anni del diciottesimo secolo • ed è 
celebre il frontespìzio eh' egli in« 
tagliò per il libro ii4it* Museo pit* 
35 



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Ì74 »0 

^Ot4(^, «he fh nel 1715 pttlMcato a 
tfadrid da Luca Aotooio da Bedmar. 
ROULLET (GiovAUW Lonovico) 
flato in Atìti nel 1645> tiaprtst gli 
clementi del disegno e dell'tntéglio 
da Giotanni Lanfant, indi frequentò 
la scaola di Francesco Poilly. In- 
vaghitosi di veder Boraa, venne iti 
Italia e longamente vi si trattenne^ 
pubblicandovi diverse stampe , le 
quali fanno testimonianza del mi- 
gliot^mento fatto nell' arte. Con- 
trasse stretta amicizia con Carlo 
fiaratta e Ciro Ferri , che gli fu- 
rono utili per molti rispetti. Mori 
iti Parigi nel 1699. 

Soggiungo un breve indice delle 
sue stampe. 

Ritratto di Francesco Poilli suo 
maestro. 

Edoardo Colbeft, sonraintendente 
ed ordinatore delle fabbriche e dei 
giardini ; bella incisione eseguita in 
Arles nel 1698. 

Loigi %rf io abito militare, da 
Largì II iere. 

S. Chiara , quadrò storico , da 
Agostino €arvcci. 

Le tre Marie al sepolcro di G^sh 
Cfe'isto, da Annibale Canicci, staaci- 
pa Capitale. 

TiaiUzione di S. Elisabetta , dt 
P. Mifpiard. 

David che presenta a Sanile la 
lesta del Gigante GollM , da Giu- 
seppe Parrocel. 

hOOSSEAU ( Giovjàd F&AITGE- 
§Ùò), nato in Parigi circa il 1750, 
fu Ubo dei molti intagliatori di Vi* 
gnette a bulino per ornamento di 
libri.' Intagliò pure alcune stampe 
di maggiore dimensione, tra le quali 
ricorderò le tfef^eienti : 

Rappresentazione della Vita di 
Gabriella d'Etrees. da Eisen. 
S. Girolamo, dal Mola. 
La Beata Yergin^ col Bambino , 
da Wander Werf. 

BOUSSEL (GiBOLiHO) nactfue 
in Parigi T anno 1665, fu intaglia- 
tore di medaglie, ed incise diverse 
stampe all'acqui Corta assai gtìiziose. 



RIO 

*^^ (1. F. ) 6glio di mo» Pi. 
nanziere, fu uno dei più iUuiiiiimii 
dilettanti del p. p. secolo^ ed iota- 
gliò diversi paesaggi tratti da Saint 
Quentin , tra i quali 

One Vedute del Cnstello delle 
Stélle vicino a Parigi. 

ROUSSELET (Egidio) tfaem a 
Parigi «el 1614, e fu «DO de^ pia 
valenti intagliatorì francesi del di- 
ciassettesimo secolo. La sua ttaoiern 
d' iuiaglìere a' accosta per aloutà 
rispetli a quella di Bloemaert » «la 
i suoi mmt sono incisi io assai piti 
larga maniera, pie variai«i di mag- 
gior forza e calore. Alcune sue stan- 
pe'lo dimostrano valente colerista, 
perocché sapeva rendere benissimo 
le stoffe , ed i diversi oggetti che 
possono essere ne' quadri dipinti» 
Belle stamf^ abbiamo di ina in- 
venzione del pili soave eScAto, cke 
le mostrano qualmente grande mtie- 
stro nella storia e ne' ritratti. M^ri 
in Parigi nel 1686. 

Delle 354 Stampe dke gli ai M« 
tribuiscoDo ricorderemo le seguenti : 

Ritratti di 

Carlo le Fevre. abate di S« G«- 
oeviefa , di suo disegno. 

Carlo di Yalois^ duea di Attgoo. 
lem , come sopra* 

Pietro Segoier.taocelliere diPtan* 
eia , da Carlo Le Bnia. 

SoggeUi irata da varj autoru 

Sacra Famiglia eoa Elisabettn €k§ 
sorregge sulle ginocchia il piccola 
S. Giovanni, die presenta al b«fli» 
bino Gesh un tioeello , da BaffMl- 
lo . 1650. 

S. Giuseppe che ofiire de'fiori «I 
divin Figliuolo che éim sulle gìooe- 
chia di Maria Vergine , dallo atais- 
so . 1656. 

Altra Sacra Famiglia, s«no il 
nome della FtrgimtU FontaimMau, 
ossia la Mia Oiardimera , datilo 
stesso. 

S. Francesco in MedttaBÌ#M, d^ 
Guido Beni. 



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m 

Le Pane d' Eneo)» , ì|i ^uallro 
pasaì , dalla Bm$iK 

Davidde cbe ftton» l'Arpa « dai 
1>oni«DÌeiiÌQO. 

Moaè sottratto alle acque del Nilo 
dalla figlia di Faraone, da Nicoolò 
t^tuaio* 

Gasù Crìalo portato al Sepokro» 
da Tiaìaoo. È questa la «tampa «a* 
pelale da Boosselet- 

ROUSS£LET ( Mahanma ). Fu 
CMlei moglie di Pietro Francesco 
Tardìov, e intagliò diversi sc^gettii 
tf!» i quali 

S. Giovauoi nel deserto» da Carlo 
Vaoleo , aoggatto iociao aucora da 
Waogtr in Veoeaia. 

Djfaive Blaaape per la Storia oa* 
ttiraie di Buflbo. 

— — (Maddalena Tebesa) viene 
aoaoverata tra le tnlagliairiei per 
avere inciso oei 1 784 uo'Àasenaiooe 
del Redentore. 

««— ( Cablo ) intagliò alcune 

Suro aUeyjonehe d* inveoxione di 
rio le Brun. 

ROBBNS (Pramo Paolo) nacque 
nel 1577 19 Colonia, dov' erasi ri* 
parate U famiglia di lui a cagione 
iMle accanite guerre che agitavano 
le Fiandre, ed avevano posta in '{x>- 
tare degli Olandesi Anversa sua pe- 
tria. Tornata qneala sotto il domi* 
nìe del re di Spagna, ano padre ri- 
peirìò , e Pietro Paolo , die diaae^ 
modo in Colonia non aveva sls^ 
diate che le lettere latine • ottenne 
della madre, ebe teneraoMnte lo 
emava , di apprendere la pittura. 
Frequentò da priacìpio la scuola 
di veo Oori, indi passava a quelle 
di Otiovenius, che non solaoieinlf 
gli fa maestro oeir arte, ma lo rese 
col proprio esempio il più gentile 
e costumato artefice de' Paesi Bossi» 
Di 25 anni venne in Italia, e fu riee» 
voto alia corte dei dura di Mantova. 
Approfittava della dimera in quella 
ektò per studiare le opere di Giù- 
lio Romeoo, essgnendo io pari tem- 
po alcooi quadri per il generoso 
peineipe cÉw le aveva aeoelto piotto- 



sto oome f«pUluonra« ch# itnava* 
lit^ di artuta* {Uc^vasi poi ^ Vep 
n^iia, chiainaU>vi da vivo desiderio 
dì studiare i capi^iayori di Tiziano, 
del Tiu torello, di Paolo; ed eque* 
sto studio andò Bub^os debitore 
del suo ouovo stile; perocché aveva 
fipo allora seguito quello di Otto- 
VBoius, per molli rispelli somi'gUax) te 
a quello del Carav^aggio* Sollaoto, 
dopo tal' epoea fece opere degnfs 
del più grande tra i pittori de' Pa^i 
Bassi, quale venne dicbiar^lo Bu* 
heos dalla in^)arziale posterità. Vide 
in appresso Bouia ; ma non mostrossi 
sensibile alle antichità che 1' ador- 
nano più che alle cose de' moder- 
ni ; e le sue figure d' uomini e di 
donne d' ogoi classe fanoo testimo- 
nianza che l tipi della sua belleaza 
apparteofi^oo alia sua patria. Pas- 
sava da Roma a Geuova , di dove 
la notizia dell' iofiermità dell' amo- 
rosa sua madre, lu richiamò subito 
ì^ patria. Fu aHora che M<ar!a dei 
Medici regina di Francia gli cara- 
qsise i vasti quadri del palazzo M 
Lussemburgo, eh' e^li esegni in An- 
versa, e recò a Parigi n^l 1625. Ma 
la vita piUorica di Rubens comin- 
cia da quest'epoca ad essere ipsepa- 
rabile dalla vita politica e incaricato 
di Craquenii ambsficerie, dovette di^ 
videro il tempo trja la pittura ed i 
maneggi di SUio. Egli fu piU volte 
e diverse corti d* Europa, ed ovim- 
qee seppe merJta^rsi la stiropi e IV 
more de' Sovrani e de' principali 
ministri ; ed in ogni luogo Ijsscii^ 
immortali testimeuianze delle suic 
pittoriche virtù. Pocbi pittori lavp^ 
rarooo quanto Rubens, e pftsso ch# 
tutte le principali città 4' Europo 
posaeclono pregevoli ^pcre di eoa) 
grand' uomo , onde aarebhe opere 
perdete il tesserne il catalogo* A 
tutti è noto che i 24 quadri fistti 
per il palazzo del Lussemburgo» ed 
altre . opere , parte termioate ed 
altre no, innalzarono la sue gloria 
al più elevato grado. Bisguardasi 
miiverpalmenle per il suo capo la- 



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276 RU 

Torò la CrocifiuiODe del IWdentort 
che coDsenrasi in AoTena, come la 
Tra86gurazìone è teouta la miglior 
opera all' olio di Raffaello. Io tutti 
i quadri di Robens osservasi mara* 
Tigliosa fecondità d' idee, buona in* 
teiiigeoza di chiaroscuro , un pen* 
nello mòrbido ed uno squisito e 
nobile gusto di paooegjpare. Gli 
si dà colpa di qualche inesattetza 
nel collocamento delle figure , di 
un gusto di disegno pesante, di la- 
sciare troppo scoperto T artificio 
delle sue composizioni, di essersi so- 
verchiamente abbandonato alle rap- 
presentazioni allegoriche, non sem« 
pre intelligibili , di non aver fatto 
scelta del bello. La magia del co- 
lorito , la forza dell' espressione di 
ogni affetto , sebbene non sempre 
nobile ; le immaginose sue idee , e 
la facilità dell' esecuzione bastano 
a fiir scordare alcuni difetti insepa- 
rabili dalla umana condizione. Eser- 
cilossi talvolta nelle acqueforti, e !• 
sue stampesono degne del più grande 
tra i pittori fiamminghi. Dalla sua 
scuola uscirono eccelkoti maestri, a 
tutti i quali sovrasta il prediletto 
allievo Antonio van Dyck. Ricco , 
lorioso , felice , mori in Anversa 

anno 1640. 

RCBIALE ( Pietro de ) nacque 
neir Estremadura in principio del 
sedicesimo secolo ; e recatosi a Ro- 
ma di già ammaestrato nelle prati- 
che della pittura, si accostò a Fran- 
cesco Salviati , e lo ajutò in diverse 
opere d' importanza. Perciò dipin- 

f;endo egli a S. Francesco a Ripa 
a Conversione di S. Paolo , tanto 
* imitò da Ticino lo stile del Salviati, 
che alcuni la credevano opera di 
costui. Il Rubi ale aveva profonda- 
mente studiata la notomia del corpo 
umano, onde per questo rispetto era 
risguardato il migliore disegnatore 
dopo Michelangelo, e tenuto in gran* 
de stima. Ajulò con Gaspare Be- 
\ cerra il Vasari in diverse opere ; 

ed in Roma, deve dimorò parecchi 
anni, e nella sua patria, dove ri- 



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tnmò dopo il 15S5 , fei , _ 
lissime «pere ; molte delle quali , 
per r aooennata ragione , vennero 
con scapitò del suo nome» attribuilt 
al Salviati e ad altri. Ignorasi l'e- 
poca della sua morte. 

RUBBIANl ( Feuce ) nao^ in 
Modena nel 1677, ed apprese i prìn- 
cipj della pittura dal Biettioa che ac- 
compagnò ne' suoi viaipgi; ed io Mo- 
dena A altrove» ajolo in piti ope- 
r^ , rendendosi per la -sua virtù o 
per le gentili maniere caro ai orìnci- 
pali signori e cortigiani del duca 
estense ; onde poiché si diviee dal 
maestro, mai non gli ouuicanmo 
importanti commissioni, specialmen» 
. te per quadri di genere; che per 
alcuni rispetti faceva meglio dtd 
Bettìni. 

RUBIGINI (N.) piemoeteM» U- 
vorava in Treviso circa il IfóO . 
nella chiesa di S. Tito» cone rica- 
vasi da una descrizione manoscritta 
delle pitture di quella città. 

RUBIO ( ANT